Il ragno e la mosca
"È il salotto più grazioso che tu abbia mai visto.
Per entrare nel mio salotto si sale una scala a chiocciola,
e ho molte belle cose da mostrarti quando sei lì."
"Oh no, no!" disse la piccola mosca, "chiedermi è inutile,
perché chi sale la tua scala a chiocciola non può più scendere."
"Sono sicura che sarai stanca, a volare così in alto.
Vuoi riposare sul mio lettino?" disse il ragno alla mosca.
"Ci sono delle belle tende tirate tutt'intorno, le lenzuola sono fini e sottili;
e se vuoi riposare un po', ti metterò dentro comodamente."
"Oh no, no!" disse la piccola mosca, "perché ho sentito spesso dire:
non si svegliano mai, mai più, quelli che dormono sul tuo letto!"
Disse l'astuto ragno alla mosca: "Caro amico, cosa devo fare
per dimostrarti il caldo affetto che ho sempre provato per te?
Ho, nella mia dispensa, una buona scorta di tutto ciò che è buono;
sono sicuro che sarai il benvenuto: potresti per favore prenderne una fetta?"
"Oh no, no!" disse la piccola mosca, "gentile signore, non può essere,
ho sentito cosa c'è nella tua dispensa e non desidero vedere."
"Dolce creatura!" disse il ragno, "sei spiritoso e saggio.
Quanto sono belle le tue ali di velo, quanto sono brillanti i tuoi occhi!
Ho un piccolo specchio sulla mensola del mio salotto,
se entri un attimo, caro, potrai guardarti da solo."
"Vi ringrazio, gentile signore", disse, "per ciò che vi è piaciuto dire,
e augurandovi il buongiorno ora, passerò a trovarvi un altro giorno."
Il ragno si voltò e andò nella sua tana,
perché sapeva bene che la sciocca mosca sarebbe presto tornata:
così tesse una sottile ragnatela in un piccolo angolo, furtivamente,
e apparecchiò la tavola per cenare con la mosca.
Poi uscì di nuovo verso la porta e cantò allegramente:
"Vieni qui, qui, bella mosca,con l'ala di perle e argento;
Le tue vesti sono verdi e viola - c'è una cresta sulla tua testa;
I tuoi occhi sono come diamanti brillanti, ma i miei sono opachi come il piombo."
Ahimè, ahimè! quanto presto questa sciocca piccola mosca,
Sentendo le sue astute e adulatrici parole, svolazzò lentamente;
con ali ronzanti si sollevò, poi si avvicinò sempre di più,
pensando solo ai suoi occhi brillanti e alla sua tinta verde e viola; –
pensando solo alla sua testa crestata – povera sciocca! – Alla fine
l'astuto ragno saltò su e la tenne stretta con forza.
La trascinò su per la sua scala a chiocciola, nella sua lugubre tana,
nel suo piccolo salotto – ma lei non ne uscì mai più!
– E ora, cari bambini, a cui potete leggere questa storia,
vi prego di non prestare mai attenzione a parole vane, sciocche e adulatrici:
a un malvagio consigliere, chiudete cuore, orecchio e occhio,
e traete una lezione da questa storia, del ragno e della mosca.







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