giovedì 31 ottobre 2019

I fantasmi siamo noi


"I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili."

Eduardo De Filippo


Tratto dalla commedia teatrale Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo


Horror Show

Horror Show from Roy G Visuals on Vimeo.

Photo e video credit Roy G Visuals caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


Happy Halloween

Happy Halloween. BREAKDOWN from Andrey Lebrov on Vimeo.

Photo e video credit Andrey Lebrov caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

mercoledì 30 ottobre 2019

Nella nebbia di Giovanni Pascoli



Nella nebbia 

E guardai nella valle: era sparito
tutto! sommerso! Era un gran mare piano,
grigio, senz'onde, senza lidi, unito.

E c'era appena, qua e là, lo strano
vocìo di gridi piccoli e selvaggi:
uccelli spersi per quel mondo vano.

E alto, in cielo, scheletri di faggi,
come sospesi, e sogni di rovine
e di silenzïosi eremitaggi.

Ed un cane uggiolava senza fine,
né seppi donde, forse a certe péste
che sentii, né lontane né vicine;

eco di péste né tarde né preste,
alterne, eterne. E io laggiù guardai:
nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste.

Chiesero i sogni di rovine: - Mai
non giungerà? - Gli scheletri di piante
chiesero: - E tu chi sei, che sempre vai? -

Io, forse, un'ombra vidi, un'ombra errante
con sopra il capo un largo fascio. Vidi,
e più non vidi, nello stesso istante.

Sentii soltanto gl'inquïeti gridi
d'uccelli spersi, l'uggiolar del cane,
e, per il mar senz'onde e senza lidi,

le péste né vicine né lontane.

Giovanni Pascoli



Comunicazione di servizio


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Citazione del giorno


"Ci sono persone pagate per dare notizie, altre per tenerle nascoste, altre per falsarle. Io non sono pagato per far niente di tutto questo."

Rino Gaetano


martedì 29 ottobre 2019

Internet compie 50 anni



Articolo da Fanpage.it

Il 2019 è l'anno degli anniversari e delle ricorrenze. Uno dei più importanti, soprattutto per quello che ne è conseguito, è senza dubbio il compleanno di Internet, che nel 2019 compie 50 anni. Era esattamente il 29 ottobre del 1969, alle 22.30 ora locale, quando tra il laboratorio di Leonard Kleinrock a Los Angeles (Ucla) e lo Stanford Research Institute si instaurò la prima trasmissione dati tra due computer, due macchine a 350 miglia (circa 560 km) di distanza l’una dall’altra. Fu in quel momento che nacque ARPAnet, ossia l'acronimo di "Advanced Research Projects Agency NETwork", "Rete dell'Agenzia per i progetti di ricerca avanzati". Era un esperimento nato per scopi militari, ma in realtà da quel giorno prese vita uno dei più grandi progetti civili che la storia abbia mai conosciuto, con l'obiettivo creare una rete globale in grado di connettere chiunque nel mondo. Un progetto, quello di ARPAnet, che diede vita poi al World Wide Web di Tim Berners-Lee a 20 anni di distanza.

Nel 2019 si ricordano tanti eventi che comunque hanno a che fare con l'Innovazione, a cominciare dallo sbarco sulla Luna del 20 luglio del 1969. Ma in questo anno si celebrano anche i 500 anni della morte di Leonardo Da Vinci, grande scienziato, artista e innovatore. Ed è l'anno in cui si celebra la caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, un evento che per certi versi ha segnato un cambiamento radicale in Europa, e non solo.

Tra tutte queste celebrazioni spicca senza dubbio la data del 29 ottobre del 1969, la data in cui si può ben affermare nacque Internet. Fu proprio quella sera, erano le 22.30 locali, che la storia rendeva l'uomo testimone di uno degli eventi più rivoluzionari mai conosciuti. Da lì, da quel breve scambio di bit, non andato per il meglio, prese vita la rivoluzione di Internet. E, forse, i protagonisti, come in ogni grande storia che si rispetti, non ne erano nemmeno del tutto consapevoli.


Quel progetto di chiamava ARPAnet, un progetto nato per scopi militari che aveva come obiettivo quello di provare a collegare via rete due computer a distanza di circa 56o km. La storia di quei momenti racconta del primo grande crash della storia, ma poco importa perché quella sera segnò una data comunque indelebile.

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Fonte: Fanpage.it


Autore: 
Francesco Russo


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Articolo tratto interamente da Fanpage.it 




Islanda

Iceland from 205mdp on Vimeo.

Photo e video credit 205mdp caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


Dolomiti

Dolomites Photo Tour from Howard Steen on Vimeo.

Photo e video credit Howard Steen caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


La parabola dell'autunno di Guido Gozzano


La parabola dell'autunno
Come fui per tornare ai colli lieti
ch'io lasciai pochi dì, tanto ridenti
di pomi e pere; per grappoli opulenti
onusti i tralci curvi dei vigneti,
Sperava ritrovar per questi quieti
clivi i dolci frutti succulenti
e i grappoli dal tralcio ancor pendenti
onde di lor la Musa mia s'allieti.
Ma morto ischeletrito ecco il pometto;
pendono a terri privi di sostegno
i tralci nudi e rotti del vigneto.
Io non m'attristo. Ormai io vedo il segno
della mia Vita. Coglierò tra poco
i piucheumani frutti del mio ingegno.
I piuchemai frutti del mio ingegno
io sento a poco a poco maturare
dentro di me, ben che non biondeggiare
si veda ancora, nè del rosso il segno.
In van d'in tono sghignazzare amare
io odo d'incoscenti. Io non li degno
d'un solo sguardo: non fo che disprezzare
chè per gl'incolti il Verbo non insegno.
Matura il frutto magnifico ed eletto
quale non mai fu visto in niun pometto:
è lo splendido don dell'intelleto.
Supin su l'erba raccogliere io voglio,
quando cadrà maturo, il frutto lieto
nato e nutrito del mio grande orgoglio.
Guido Gozzano


Proverbio del giorno


Tutti commettono errori. E’ per questo che c’è una gomma per ogni matita.

Proverbio giapponese


domenica 27 ottobre 2019

La vita di Sylvia Plath


Articolo da Enciclopedia delle donne

Dalla cenere io rinvengo, e con le mie rosse chiome, divoro uomini come aria di vento.

Una casa sull’oceano, un padre professore di cui è la preferita, una madre devota al proprio ruolo, un fratello che ha poco spazio nel suo triangolo edipico, questo il teatro dell’auto-mitologia della poetessa e scrittrice americana.

«Il paesaggio della mia infanzia non fu la terra, bensì la fine della terra, le fredde, salate, fluenti colline dell’Atlantico. A volte, penso che la mia immagine del mare sia la cosa più chiara che possiedo… E in un flusso di ricordi, i colori si fanno più profondi e brillanti, il mondo di allora respira».

È la madre che fa scoprire ai due bambini la gioia selvaggia della poesia, ma sarà solo il padre, morto precocemente quando Sylvia ha otto anni, l’unico destinatario delle poesie. Alla madre Sylvia scriverà per tutta la vita lettere minuziose che raccontano la vita brillante, l’eccellenza negli studi, i riconoscimenti al precoce talento letterario, i numerosi corteggiatori. Ma il lato solare della giovane donna perfetta, incarnazione del sogno americano, vaga nell’ombra della depressione che oscura tutte le pagine del diario, anche quelle della grande felicità trovata nella relazione con Ted Hughes, futuro poeta laureato d’Inghilterra, il colosso che riporterà in vita il padre morto e che perseguiterà la poetessa sino all’esito finale di un suicidio che è ingiusto scegliere come chiave di lettura dell’intera opera poetica.

Un crollo nervoso seguito dal primo tentativo di suicidio, a vent’anni, non le impedirà di concludere gli studi allo Smith College e di vincere una borsa di studio per Cambridge. Sylvia e Ted si conoscono a una festa, si piacciono, si saggiano con un bacio feroce che diventa un morso sulla guancia di lui. A una donna ossessionata dall’eccellenza poteva piacere solo un genio e lui, per lei, lo era. Sylvia non ebbe mai dubbi sulla loro vita insieme: avrebbero scritto, si sarebbero sostenuti, avrebbero creato la famiglia perfetta, lei sarebbe stata una grande poetessa e scrittrice, lui il più grande poeta di lingua inglese del mondo.

La vita quotidiana si gioca sempre sul filo della competizione e dell’invidia. Tanto Hughes attinge a piene mani dai sogni per scrivere, tanto per lei la scrittura sarà una lotta con un demone contrario, che sempre le sibila all’orecchio l’inadeguatezza delle sue parole. Ma Sylvia studia con accanimento, si esercita, legge e confronta i propri versi con quelli dei poeti che più ama. Durante un soggiorno annuale a Boston, mentre cerca di far scoprire agli americani la poesia del marito, frequenta i corsi di scrittura creativa del poeta confessional Lowell e conosce l’altra grande poetessa Anne Sexton. Più che amiche furono rivali, condividevano bevute di martini e racconti dei tentati suicidi ogni settimana dopo le lezioni. Solo nel diario la Plath si lasciava andare a commenti acidi e all’invidia nei confronti dell’altra che, al contrario di lei, scriveva con estrema facilità. Alla morte della Plath, Anne scrisse nel suo diario che anche in quell’occasione Sylvia l’aveva preceduta.

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Fonte: Enciclopedia delle donne

Autore: 
Elena Petrassi



Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da Enciclopedia delle donne 



sabato 26 ottobre 2019

Cile, oltre un milione in piazza



Articolo da Popoffquotidiano

“Chile despertó. No estamos en guerra” (Il Cile si è svegliato. Non siamo in guerra). Lo slogan si legge su un’immensa bandiera cilena tenuta da migliaia di persone riunite nella Plaza Italia di Santiago con lo slogan #LaMarchaMásGrande. La massiccia mobilitazione di Unidad Social – che riunisce più di 70 organizzazioni sociali e sindacali – corona l’ottava giornata di proteste contro il presidente Sebastián Piñera e il modello economico cileno in tutto il paese, nonostante la rinnovata minaccia di coprifuoco.

Venerdì ha segnato l’ottavo giorno consecutivo di proteste a livello nazionale con la più grande marcia nella storia del Cile. Il movimento non ha leader, chiede una vita dignitosa e attraversa l’intero tessuto sociale. Reclama un cambiamento strutturale: che gli studenti non vengano stigmatizzati o criminalizzati, che gli universitari non entrino nel mondo del lavoro con debiti che devono pagare in venti o trent’anni. Che gli stipendi degli adulti permettano loro di vivere e non sopravvivere. Che i nonni non debbano lavorare perché le pensioni si esauriscono con l’acquisto mensile di medicinali.


«In altre parole, è stato il risveglio di tutti», scrive l’inviato di Pagina 12, il quotidiano argentino di sinistra.

“Non sono 30 pesos, sono 30 anni” è uno slogan ripetuto su social network e sui cartelli dei manifestanti. I “30 pesos” sono il costo esorbitante dell’aumento del biglietto della metropolitana di Santiago che ha fatto esplodere la “pentola a pressione”. I 30 anni si riferiscono ai decenni trascorsi dalla fine del regime militare senza tuttavia mettere in discussione il modello economico imposto dalla dittatura, il Cile è il luogo dove iniziò col golpe fascista la sperimentazione delle politiche ultraliberiste dei Chicago Boys. Concertación por la Democracia, i partiti “normali”, ha scelto di non apportare cambiamenti fondamentali. Il paese continua ad essere governato dalla Costituzione di Pinochet del 1980 le cui copie sono state bruciate dai manifestanti perché è questo l’obiettivo politico del movimento.

La mobilitazione convocata alle 17:00, ora locale, 22.30 italiane, ha cominciato a traboccare dalla piazza centrale di Santiago prima del tempo stabilito e l’hashtag #LaMarchaMásGrande ha iniziato a viralizzare centinaia di immagini e video di cileni che chiedono “Renuncia Piñera”, “No estamos en guerra”, “Chile despertó”, “Salud digna”, “Asamblea constituyente”, “No AFP (Administradoras de Fondos de Pensión)”. Durante la mattinata, i camionisti hanno bloccato le autostrade della capitale chiedendo l’eliminazione del tag, la tariffa chilometrica delle autostrade in concessione. Le stesse categorie che nel 1972 destabilizzarono il governo di Salvador Allende sembrano avere scelto un’altra direzione. Prima di mezzogiorno c’erano già delle barricate incendiate intorno a La Moneda, il palazzo del governo, con lanci di molotov e sparatorie della polizia. Quella stessa zona più tardi è stata assediata da quanti si sono fronteggiati con gli schieramenti dei carabinieri gridando per la libertà.

Alle 21:25 c’erano ancora spari e urla nel centro di Santiago con le forze dell'”ordine” che erano sorvegliate a vista dagli osservatori per i diritti umani e, per questo, si limitavano a difendersi senza attaccare. Nel suo account Twitter, il presidente Piñera ha scritto: “La folta, gioiosa e pacifica marcia di oggi, dove i cileni chiedono un Cile più giusto e solidale, apre grandi strade verso il futuro e la speranza. Abbiamo tutti sentito il messaggio. Siamo tutti cambiati. Con l’unità e l’aiuto di Dio, percorreremo la strada verso un Cile migliore per tutti”. La foto sul suo profilo lo mostra elegante e sorridente. Il suo governo rimane immobile, e le soluzioni che ha finora fornito perpetuano quella struttura che il paese ha lasciato questo storico venerdì ha voluto bruciare.

Assediato dalle ripetute marce, in attesa della missione ONU che indagherà sulle violazioni dei diritti umani commesse contro i 528 feriti, i 2840 detenuti e i 19 uccisi in una settimana di continua repressione, Piñera si è presentato ieri mattina con un gruppo di pensionati al Palacio de la Moneda per annunciare miglioramenti nel sistema pensionistico privato, che è stato rapidamente respinto dall’opposizione.


Il colpo d’occhio era di bandiere nazionali e quelle di Colo-Colo, Universidad de Chile e Universidad Católica, le più grandi squadre di calcio che condividono lo spazio sin agarrarse a trompadas, senza “stringere le zampe”. C’erano bandiere della nazione Mapuche, dell’orgoglio LGBTIQ, di partiti politici di sinistra, di sindacati come la Central Unitaria de Trabajadores, del Colegio de Profesores. C’erano donne con le loro sciarpe verdi e viola, e una folla che spaziava facilmente dai tre agli ottant’anni. E’ stato un carnevale gioioso e potente che, tuttavia, non ha dimenticato i 19 morti dall’inizio della rivolta.

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Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da Popoffquotidiano


Video credit globaltvproject caricato su YouTube - licenza: Creative Commons



Stanotte torna l'ora solare






Stanotte si lascerà l’ora legale per tornare all'ora solare. Le lancette si dovranno spostare dalle 3 alle 2 e con il risultato che si dormirà un'ora in più.

Vi ricordo che questi cambiamenti d'orari non sono indolori, questo cambio d'orario si ripercuote a livello di salute, portando in dote: stress, stanchezza, spossatezza, inappetenza, problemi d'umore e difficoltà di concentrazione.

L'ora legale tornerà nell'ultima domenica di marzo.


Pollice su e giù della settimana


Pellicce: anche la Slovacchia vieta gli allevamenti. È il 13simo paese in Europa. E l’Italia? tratto da GreenMe





Camion con 39 migranti trovato in Inghilterra, le famiglie vietnamite cercano altre informazioni sulle identità delle vittime tratto da Open







giovedì 24 ottobre 2019

Ci sono cose da non fare mai...




Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari


mercoledì 23 ottobre 2019

L'Angolo del Rockpoeta®: "Chile Herido"




Daniele nei suoi versi, esprime la solidarietà al popolo cileno, in preda ad un ritorno al passato, non tanto bello.


Angolo curato e gestito da Daniele Verzetti il Rockpoeta®

Vergognoso, inaccettabile e fascista il coprifuoco stabilito in Cile a seguito delle sacrosante proteste dei cileni sugli aumenti previsti ed ora tolti dal loro Presidente in carica. Questi aumenti sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso in un Paese che ha ancora profonde diseguaglianze e disparità economiche e quindi di riflesso sociali. Il titolo della poesia vuol dire "Cile ferito" ed ho scelto lo spagnolo apposta per ricordare il titolo di un famoso brano degli Inti - illimani.

CHILE HERIDO

Cile ferito
Mia Terra
Non versare più
Lacrime di diseguaglianza
Non accettare più
Lacrime di ingiustizia

Voci di libertà
Non possono permettere il coprifuoco
Coprifuoco di fatto e di pensiero.

Cile martoriato
Dove certe perdite ancora non hanno nome e sepoltura
Dove certe morti ancora non hanno un corpo
Ora rinasci 
Non permettere il ritorno di recrudescenze passate
Prendi la vita nelle tue mani
Prendi il tuo futuro e fanne raggi di sole 
Afferra il tuo destino
Non permettere che i tuoi sogni non abbiano nome
Non lasciare che le tue speranze non abbiano futuro e identità.

Cile ferito
Da disparità sociali mai smussate
Mai cancellate,
Torna a sorridere libero

Cile ferito
Sanguino con te
Lotto con te
E reclamo le tue istanze 
Sognando di rivederti di nuovo
Presto 
Luminoso,vivo e libero. 

DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®
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 "...Sono pronto a resistere con ogni mezzo, anche a costo della vita, in modo che ciò possa costituire una lezione nella storia ignominiosa di coloro che hanno la forza ma non la ragione"
Salvador Allende 11 settembre 1973

L'articolo originale è pubblicato su L'Agorà

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.

Etna e Stromboli

Etna-Stromboli Eruptions / Ausbrüche October 2019 from FotoDive on Vimeo.

Photo e video credit FotoDive caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


Viaggio in Puglia

Glance at Puglia - Italia from Caitir Vision on Vimeo.

Photo e video credit Caitir Vision caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


martedì 22 ottobre 2019

Citazione del giorno



"Se uno non ha niente dentro non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé."


Tiziano Terzani 


La Bologna degli anni 80 in mostra all'Esprit Nouveau


Articolo da Zero

Visti da lontano, gli anni 80 sembrano ancora il più grosso errore della modernità, culla di alcune delle cose peggiori che l’industria culturale e del consumo è stata in grado di concepire. Un periodo che pesa ancora molto sull’involuzione della specie, ma che – al contrario – per chi l’ha attraversato consapevolmente rimane un meraviglioso punto di non ritorno. Se c’è una città in Italia che è stata in grado di cavare il meglio dall’epoca dei paninari è stata Bologna, che in quegli anni diventò un modello per le sottoculture giovanili, fucina di nuove forme di espressione grafiche, musicali e artistiche che hanno poi influenzato intere generazioni. Merito di alcuni “dilettanti geniali” le cui storie e intuizioni riemergono oggi grazie a questa mostra curata da Lorenza Pignatti, con l’art direction di Alessandro Jumbo Manfredini, all’interno del Padiglione Esprit Nouveau; materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto raccolti con spirito “hauntologico”, come fonte di interesse e indagine per i più giovani.

Impossibile, ad esempio, non rendere omaggio al lavoro pioneristico della critica e docente al DAMS di Bologna Francesca Alinovi, determinante per la fondazione e lo sviluppo della galleria Neon, punto di riferimento per la giovane arte italiana, ospitando nel corso dei trent’anni successivi mostre di Maurizio Cattelan, Eva Marisaldi, Alessandro Pessoli, Tommaso Tozzi e Francesco Bernardi. L’Alinovi, già curatrice nel ’77 della prima Settimana internazionale della performance insieme a Daolio e Barilli, fu anche la prima che portò in un museo italiano una mostra sui graffiti (Arte di frontiera. New York Graffiti, inaugurata nel 1984 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna), frutto dei suoi frequenti contatti con la scena newyorkese di Keith Haring, Rammellzee e Kenny Scharf. Proprio di quella mostra potremo rivedere in un video girato all’epoca.

Altrettanto visionari, i Giovanotti Mondani Meccanici furono tra i primi a creare performance multimediali e un fumetto realizzato a computer, pubblicato poi sulla rivista “Frigidaire” nel 1984. Impresa che metteva in scena le intuizioni cibernetiche del futuro, questioni indagate da Lorenzo Miglioli con “Minimali”, primo esperimento di cyber-teatro presentato al Festival di Polverigi, sempre nel 1984, e dalla rivista milanese “Decoder”, pubblicazione internazionale underground, che fin dai primi numeri si è dedicata all’osservazione dell’utilizzo sociale delle nuove tecnologie.
Giovanni Lindo Ferretti aveva invece frequentato il DAMS di Bologna e la Traumfabrik — la Fabbrica dei Sogni, appartamento occupato nella centralissima via Clavature — prima di fondare a Berlino nel 1982, con Massimo Zamboni, i CCCP Fedeli alla linea. Di Luigi Ghirri le loro foto esposte accanto ai vinili e alle fanzine di Attack Punk Records, locandine del Tuwat e il libro Babilonia. Nostalgia di muri di Andrea Chiesi.


Dal DAMS passò anche Pier Vittorio Tondelli, tra i primi a contaminare il racconto autobiografico con la forma saggistica e del reportage giornalistico, a unire il mondo del clubbing con l’analisi sociologica, nella migliore tradizione anglosassone dei Cultural Studies. Dello scrittore saranno presentate pagine dattiloscritte di Altri libertini e di Un weekend postmoderno, e diversi articoli sulla scena artistica di quegli anni.

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Fonte: Zero

Autore: Salvatore Papa

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Articolo tratto interamente da Zero.eu



L'allarme di Save The Children: in Italia oltre 1 milione e 200mila minori, vivono in povertà assoluta


Articolo da VolontariatOggi.info

ROMA. Negli ultimi dieci anni il numero dei minori che vivono in povertà assoluta, senza i beni indispensabili per condurre una vita accettabile, è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018. Oggi sono oltre 1,2 milioni. Un record negativo che ha visto un netto peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, in cui il tasso di minori in condizioni di povertà è passato dal 5 al 10%, trasformando un fenomeno circoscritto in una vera e propria emergenza. Solo nel 2018, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno dovuto beneficiare di pacchi alimentari. La povertà dei minori si riflette anche sulle difficili condizioni abitative in cui molti di loro sono costretti: in un paese in cui circa 2 milioni di appartamenti rimangono sfitti e inutilizzati, negli anni della crisi il 14% dei minori ha patito condizioni di grave disagio abitativo.

L’Italia continua a non avere un Piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza, investe risorse insufficienti in spesa sociale, alimentando gli squilibri esistenti nell’accesso ai servizi e alle prestazioni, condannando proprio i bambini e le famiglie più in difficoltà ad affrontare da sole, o quasi, gli effetti della crisi.

La povertà economica è spesso correlata alla povertà educativa, due fenomeni che si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Nel nostro paese 1 giovane su 7 ha abbandonato precocemente gli studi, quasi la metà dei bambini e adolescenti non ha letto un libro extrascolastico in un anno, circa 1 su 5 non fa sport.


Per contro, anche la scuola è stata in questi anni colpita pesantemente dai tagli alle risorse, spesso “lineari”, che hanno penalizzato le aree già in difficoltà. Sebbene nell’ultimo decennio si siano fatti grandi passi in avanti sul tema della dispersione scolastica, abbattendo di -5,1% la media nazionale dei cosiddetti “Early school leavers”, le differenze tra regioni sono drammatiche. Il dato complessivo del Paese nel 2018, che si attesta al 14,5%, fa registrare per il secondo anno consecutivo un pericoloso trend di ripresa del fenomeno della dispersione scolastica. In un paese fragile dal punto di vista sismico e idrogeologico, quasi il 79% delle scuole censite nelle aree a medio-alta pericolosità sismica non hanno una progettazione antisismica e il 53,9% delle scuole italiane (tra quelle che hanno compilato il dato) non ha il certificato di agibilità e quasi un terzo non ha un collaudo statico.

Questi alcuni tra i dati messi in luce dal X Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, La pubblicazione a cura di Giulio Cederna e dal titolo evocativo “Il tempo dei bambini”, fa il bilancio della condizione dei bambini e adolescenti in Italia negli ultimi dieci anni e viene presentata quest’anno contemporaneamente in dieci città italiane (Roma, Milano, Torino, Udine, Ancona, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania e Sassari) in occasione della nuova edizione della campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa. “Nell’ultimo decennio insieme alle diseguaglianze intergenerazionali, si sono acuite le diseguaglianze geografiche, sociali, economiche, tra bambini del Sud, del Centro e del Nord, tra bambini delle aree centrali e delle periferie, tra italiani e stranieri, tra figli delle scuole bene e delle classi ghetto. Si sono divaricate le possibilità di accesso al futuro” – spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. “Un paese “vietato ai minori”, che negli ultimi dieci anni ha perso di vista il suo patrimonio più importante: i bambini. Impoveriti, fuori dall’interesse delle politiche pubbliche, costretti a studiare in scuole non sicure e lontani dalle possibilità degli altri coetanei europei. Ma che non si arrendono, che hanno trovato il coraggio di chiedere a gran voce che vengano rispettati i loro diritti, che gli adulti lascino loro un pianeta pulito e un ambiente di vita dove poter crescere ed esprimersi”. “Chiediamo un forte segnale di inversione di rotta, per affrontare quella che è una vera e propria emergenza. Ci auguriamo – prosegue Valerio Neri – che il Presidente del Consiglio che nel suo discorso di insediamento ha voluto raccogliere l’appello lanciato da Save the Children per garantire ai bambini e alle bambine l’accesso all’asilo nido, nella prossima legge di bilancio sappia dare seguito concreto a quanto annunciato, a partire dalle aree del paese dove maggiormente si concentra la povertà minorile”.


L’organizzazione rilancia oggi la campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa, ormai giunta al suo sesto anno, chiedendo – attraverso una petizione disponibile su http://www.illuminiamoilfuturo.it – il recupero di tanti spazi pubblici oggi abbandonati in stato di degrado da destinare ad attività extrascolastiche gratuite per i bambini e scuole sicure per tutti. La mobilitazione, accompagnata sui social dall’hashtag #italiavietatAiminori, è associata a 16 luoghi simbolici vietati ai minori in Italia, individuati con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui tanti spazi pubblici, da nord a sud, inaccessibili ai minori nel nostro Paese. Una campagna che riprende la richiesta già lanciata lo scorso anno e che ha portato all’inizio di un percorso di recupero di alcuni dei 10 luoghi segnalati nella precedente edizione, a cui quest’anno se ne aggiungono altri sei.

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Fonte: VolontariatOggi.info

Autore: redazione VolontariatOggi

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Articolo tratto interamente da VolontariatOggi.info 



lunedì 21 ottobre 2019

Quello che mi ha sorpreso...



"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente, è che perdono la salute per fare i soldi, e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro, che dimenticano di vivere il presente, in tal maniera che non riescono a vivere nè il presente, nè il fututo. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."

 Dalai Lama


Immagine del giorno

la casetta nel bosco ...

Una casa nel bosco

Photo credit Roberto Defilippi caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons


Cile: un ritorno ai tempi di Pinochet

Gran cantidad de gente en manifestaciones pacificas en Plaza de Ñuñoa

Articolo da GlobalProject

Il fuoco della rivolta che ha colpito Santiago del Cile in questi giorni si è propagato in tutto il Paese nella giornata di sabato. Come recitava infatti uno dei tanti cartelli dei manifestanti, non è soltanto l’aumento del biglietto della metropolitana il problema, ma il sistema neoliberista che costringe a vivere con poco milioni di cileni e che ha messo in crisi anche i ceti medi. Così, se il costo mensile della metro si attesta intorno al 10% del totale dello stipendio medio, anche l’aumento di altri costi (come quello del l’elettricità che ha portato al sanzionamento del palazzo dell’Enel incendiato nei giorni scorsi), stanno portando al collasso la già ridotta capacità di acquisto delle famiglie.

Quella cilena è una situazione molto simile a quella vista e documentata in Ecuador, terminata nella sua fase più acuta appena una settimana fa, quando l’eliminazione del sussidio sui carburanti e il conseguente rialzo del prezzo avevano fatto scattare la protesta che nel giro di poche ore si era trasformata da una vertenza specifica a una vera e propria insurrezione generalizzata in tutto il paese contro le politiche economiche neoliberiste ispirate dal Fondo Monetario Internazionale, da parte del governo di Lenín Moreno. Allo stesso modo questa settimana il rialzo del prezzo della metropolitana di Santiago ha dato il via alla protesta degli studenti cileni che per primi subiscono il rincaro; una protesta che si è trasformata rapidamente in una nuova insurrezione dapprima nella capitale Santiago e poi, a macchia d’olio nelle altre città del paese: Arica, Iquique, Antofagasta, La Serena, Valparaiso, Chillán, Concepción e Valdivia, tra le altre, sono state teatro di mobilitazioni radicali durate fino a notte inoltrata nella giornata di sabato.

Proseguendo con le similitudini, anche le reazioni dei governi sono grosso modo le stesse: se da una parte parlano di pochi violenti, di vandali, di conciliazione, di mani tese ai manifestanti e di dialogo, dall’altra la realtà è una sola: repressione. Dura, durissima, come ci avevano abituato nel secolo scorso le dittature. Il copione è lo stesso: a grandi proteste che si trasformano in rivolte vere e proprie, i presidenti reagiscono demandando alle forze di polizia e all’esercito il compito di riportare l’ordine. È avvenuto così anche in Cile, dove il presidente Piñera già venerdì aveva proclamato lo stato d’emergenza nella città di Santiago. Il colpo d’occhio della capitale militarizzata, coi blindati a percorrere l’Avenida di fronte al Palacio de la Moneda ha colpito l’opinione pubblica e riportato alla memoria un passato non ancora dimenticato. Ma al di là del colpo d’occhio sicuramente inquietante, l’impiego delle forze armate è stato terribile per chi in queste ore è sceso in piazza per lottare per i propri diritti. Nella giornata di sabato, 3 persone hanno perso la vita in un incendio di un supermercato della catena Walmart alla periferia della capitale, centinaia i feriti e almeno 300 le persone arrestate. Sono documentate inoltre ferite da proiettili di gomma, minacce e aggressioni ingiustificate a manifestanti indifesi e utilizzo di gas lacrimogeni anche dentro alle stazioni della metropolitana per disperdere i manifestanti. Come in Ecuador dunque, il governo neoliberista “dialoga” con la popolazione con l’unico modo in cui un governo di destra può dialogare: con la repressione. A fianco di questa battaglia c’è poi la battaglia della comunicazione, con i media mainstream impegnati a nascondere la durissima repressione e le continue violazioni dei diritti umani da una parte e dall’altra a gridare allo scandalo per i saccheggi dei centri commerciali o per qualche vetrina infranta o ancora per i danni causati alle stazioni della metro, divenute in questi giorni campi di battaglia. Proprio per questo non stupisce l’incendio subito dalla sede del quotidiano più vecchio del paese, El Mercurio, a Valparaiso, che già durante l’era di Pinochet aveva avuto un ruolo determinante nella propaganda a favore della dittatura. Da parte sua il governo sostiene questa linea, aggredendo l’opinione pubblica con le accuse contro i violenti, omettendo i massacri nelle strade e allo stesso tempo promuovendo il dialogo per farsi vedere vicino alla gente.

Segue questa strategia il passo indietro di Piñera di sabato sera che in diretta televisiva ha dichiarato il ritiro dell’aumento sul prezzo del biglietto della metro, promettendo di voler dialogare appunto coi manifestanti. Ma mentre dichiarava questo, nelle strade la repressione si faceva più feroce in tutto il paese. Con lo stato d’emergenza il compito della sicurezza e dell’ordine pubblico è passato in mano ai militari, in particolare, è stato incaricato di dirigere lo stato d’emergenza il generale Javier Iturriaga Del Campo [1], conosciuto come un “hombre duro”, nonché figlio di Dante Iturriaga Marchese, accusato di aver consegnato prigionieri ai centri di tortura durante la dittatura e nipote di Pablo Iturriaga Marchese, responsabile della sparizione forzata del sacerdote italo-cileno Omar Venturelli e co-responsabile della repressione politica nell'area di Temuco.

E proprio il generale Iturriaga, sabato sera ha decretato il coprifuoco nella capitale dalle 10 di notte alle 7 del mattino, e in seguito, con l’estensione dello stato d’emergenza in gran parte del paese, il coprifuoco è stato proclamato anche nelle altre città dove la rivolta al governo si è fatta più radicale. In totale sono sei le città in stato d’emergenza e tre di queste sono sotto il coprifuoco totale. Come detto, con l’emanazione dello stato d’emergenza lo Stato pone le Forze Armate come garanti dell’ordine pubblico, impone ai cittadini di richiedere salvacondotti per uscire e limita gravemente i diritti civili, oltre a determinare abusi e violazioni dei diritti umani nel momento in cui per difendere l’ordine pubblico, vengono repressi i manifestanti.

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Fonte: GlobalProject


Autore: Christian Peverieri

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da GlobalProject   


Photo credit soyniqolas [CC BY-SA 4.0], via Wikimedia Commons



domenica 20 ottobre 2019

Cambiamento



"Quando diciamo cose tipo "Le persone non cambiano", facciamo impazzire gli scienziati. Perché il cambiamento è letteralmente l'unica costante di tutta la scienza. L'energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono, muoiono. È il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre. Il cambiamento è costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi. Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un'altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo nascere ancora una volta."


Tratto dalla serie TV Grey’s Anatomy