giovedì 31 dicembre 2020

Buon anno a tutti!


Anno bisesto, anno funesto, mai come questa volta il famoso proverbio popolare ha avuto ragione, per descrivere questo maledetto anno. Quest’annata, rimarrà scolpita nella nostra mente e passerà alla storia, per gli eventi che tutti noi conosciamo.

Il virus ha portato via tante persone, ci ha cambiato la nostra esistenza, negandoci abbracci, baci, libertà e la voglia di stare tutti insieme.

In questi mesi, oltre agli aspetti negativi, forse la pandemia, ci ha fatto capire che non siamo onnipotenti su questo pianeta, basta veramente poco per essere inermi.

Comunque la lezione al genere umano, non è servita per nulla, troppa cattiveria in giro e gli egoismi sono aumentati, eravamo cattivi allievi e siamo rimasti tali.

Non si può pretendere un cambiamento, senza quella volontà di attuarlo in prima persona.

In queste ore, tutti auspicano un 2021 che ci faccia tornare alla normalità, ma il problema è proprio questo.

Questo società è cinica e senza amore, vive sui beni materiali e su un finto benessere, schiava di politiche capitalistiche senza scrupoli.

Non voglio dilungarmi troppo, ma se non invertiamo la rotta intrapresa da secoli, sicuramente non ci sarà futuro.

Buon anno a tutti voi che seguite il mio blog e che il 2021 vi porti tanta serenità.






Proverbio del giorno


Chiara notte di Capodanno, dà slancio a un buon anno.


martedì 29 dicembre 2020

Ci sono uomini...



"Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi; ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi. Però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili."

Bertolt Brecht



Invictus di William Ernest Henley


Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa della circostanza
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d'ira e lacrime
Incombe il solo orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino;
Io sono il capitano della mia anima.

 William Ernest Henley

Forte scossa di terremoto in Croazia, ci sono vittime e feriti

2020-12-29 Petrinja, Croatia M6.4 earthquake shakemap (USGS)


Articolo da Vivere Italia

Una scossa di terremoto è stata avvertita nettamente in tutte le regioni adriatiche intorno alle 12.20 di martedì 29 dicembre. La terra ha tremato per diversi secondi. 

L'istituto nazionale di sismologia ha rilevato la scossa di magnitudo 6.4 con epicentro vicino Zagabria, capitale della Croazia, con un movimento ondulatorio e profondità a 10km. Si segnalano edifici crollati. Nella stessa mattinata, alle 6, un altro terremoto era stato registrato in Grecia, nel mar Egeo, con una magnitudo di 5.0.

Croazia, quindi, colpita per la seconda volta in poche ore, dopo la scossa di magnitudo 5.2 registrata lunedì 28 dicembre nella stessa zona.

Il sindaco della cittadina croata di Petrinja, Darinko Dumbović, ha confermato che un bambino è morto a seguito del sisma. Il centro della cittadina di 25mila abitanti è andato distrutto e tra i crolli risulterebbero anche l'ospedale - in cui è morto il bambino - e un asilo.

Il sisma che si è verificato lunedì presso la località di Petrinija è di circa 30 volte più potente di quello avvenuto la scorsa primavera a Zagabria. A dirlo il sismologo croato Kresimir Kuk, secondo quanto riporta l'emittente "N1". L'epicentro, ha detto Kuk, è situato fra Petrinja e Sisak.

Intanto, la centrale nucleare slovena di Krsk, non lontana dal confine con la Croazia, è stata chiusa in via precauzionale. Stando a quanto riferito all'agenzia di stampa "Sta" dalla società che gestisce la centrale nucleare di Krsko, la chiusura temporanea è una procedura standard da seguire in caso di forte sisma. Il sindaco della località croata di Petrinja, Darinko Dumbovic, ha intanto dichiarato che metà della cittadina è distrutta dopo le scosse di terremoto che l'hanno colpita.

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Fonte: Vivere Italia


Autore: 
Niccolò Staccioli

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported


Articolo tratto interamente da Vivere Italia 

Photo credit United States Geological Survey, Public domain, via Wikimedia Commons


Citazione del giorno

 

"Chi non cambia mai la propria opinione ha il dovere di essere sicuro di aver giudicato bene sin da principio." 

Jane Austen


lunedì 28 dicembre 2020

Ricordiamo l'eccidio dei 7 fratelli Cervi

La famiglia Cervi


I sette fratelli Cervi, ossia Gelindo (nato il 7 agosto 1901); Antenore (1906); Aldo (15 febbraio 1909); Ferdinando (1911); Agostino (11 gennaio 1916); Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921), erano i figli di Alcide Cervi (1875-1970) e di Genoeffa Cocconi (1876-1944) e appartenevano a una famiglia di contadini con radicati sentimenti antifascisti. Dotati di forti convincimenti democratici e cattolici (il padre era iscritto ai giovani dell'ACI), presero attivamente parte alla Resistenza e presi prigionieri, furono torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia. La loro storia è stata raccontata, fra gli altri, dal padre Alcide Cervi. 

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Photo credit Alcide Cervi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


domenica 27 dicembre 2020

Covid-19: l'impatto psicologico della pandemia sulle persone



Articolo da Valigia Blu

Uno degli effetti di questo lungo periodo di emergenza è l’entrata nel lessico quotidiano di termini che hanno a che fare con la salute psicologica, l’espressione delle emozioni, i disturbi mentali. La preoccupazione per l’impatto psicologico della pandemia e delle emergenze da essa scaturite (sanitaria, economica, educativa, sociale) ha portato nella prima ondata a dare vita a iniziative talvolta estemporanee di comunicazione, di ricerca o di intervento che non si sono ripetute con la stessa assiduità nella seconda ondata.

Leggi anche >> Coronavirus: gli aspetti psicologici dell’epidemia e cosa fare

Non è neppure mancato il linguaggio consueto fatto di allarmi e stigma che, se da un lato strumentalizzava il disagio psicologico allo scopo di raccogliere attenzioni pubbliche o politiche, dall’altro continuava a contrastarne la legittimità, rendendo sempre più invisibile chi già da prima della pandemia affronta condizioni neuropsicologiche o psichiatriche. Questo meccanismo ha messo anche nell’ombra il lavoro eccezionale dei – troppo pochi - servizi di psicologia del nostro sistema sanitario nazionale che hanno saputo adattarsi ai nuovi bisogni di cura.

Leggi anche >> “Dementi”, “pazzi”, “ritardato”, “lobotomizzato”. Le parole dello stigma che si dovrebbero evitare

«Sia nella prima che nella seconda ondata abbiamo attivato percorsi orientati ai pazienti COVID-19, ai familiari e agli operatori», ha raccontato a Valigia Blu Elena Vegni, Professore Ordinario di Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano e direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano.

«Compito essenziale degli psicologi in ospedale è anche curare chi cura», ha aggiunto Giulia Lamiani, ricercatrice in Psicologia Clinica del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano e consulente dell’Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano. Entrambe le strutture dell’ASST sono diventate ospedali COVID-19.

Vegni e Lamiani hanno anche partecipato al gruppo di lavoro multidisciplinare che ha definito le indicazioni e le checklist per assicurare una modalità strutturata di comunicazione tra operatori sanitari e familiari dei pazienti in isolamento, seguendo il principio “che il tempo dedicato alla comunicazione deve essere inteso come un momento di cura”.

Con loro abbiamo ripercorso l’esperienza clinica e di ricerca per fare anche il punto sull’impatto psicologico della pandemia di SARS-CoV-2 sulle persone che si sono ammalate di COVID-19, sui loro familiari, sugli operatori sanitari e sulla popolazione generale.

«Nella prima ondata, la scelta degli interventi da attuare, ad esempio l’introduzione dei dispositivi digitali nei reparti, era derivata da una percezione clinica e aveva coinvolto i pazienti in ospedale, i loro familiari e gli operatori sanitari (medici, infermieri, OSS). Tra le due ondate sono stati condotti i controlli medici e psicologici per i pazienti dimessi e sono state aperte le altre attività ambulatoriali che erano sospese da marzo. La seconda ondata è stata più intensa perché sono stati riattivati i percorsi per i pazienti COVID-19, per i familiari e per gli operatori oltre al mantenimento delle attività per i pazienti con altre condizioni. Questa seconda ondata è stata più complessa in termini logistici, basti pensare ai cambi di vestizione per recarsi dai pazienti COVID-19 a quelli non COVID-19 (cardiologici, oncologici, ecc.)», riassume la professoressa Vegni . «Ma gli interventi ora si basano sull’esperienza di lavoro».

I pazienti COVID-19 e le sequele psicologiche

In una recente revisione delle manifestazioni psichiatriche e neuropsichiatriche associate alle gravi infezioni da coronavirus che ha preso in considerazione la SARS esordita nel 2002, la MERS del 2012 e l’attuale COVID-19, Jonathan Rogers e collaboratori concludono che “se l'infezione da SARS-CoV-2 segue un decorso simile a quello da SARS-CoV o da MERS-CoV, la maggior parte dei pazienti dovrebbe guarire senza soffrire di malattie mentali. SARS-CoV-2 causa delirium in una percentuale significativa di pazienti nella fase acuta”. Secondo gli autori, tuttavia, i medici devono essere consapevoli del rischio che a lungo termine le persone che si sono ammalate di COVID-19 possano manifestare depressione, ansia, affaticamento, disturbo post-traumatico da stress e sindromi neuropsichiatriche più rare.

In una lettera alla rivista Psychological Medicine, il gruppo di lavoro sulla neurologia e la neuropsichiatria della COVID-19 che aggiorna, attraverso il blog dedicato, tutte le nuove pubblicazioni sul tema, chiarisce che, al momento, è difficile accertare una relazione causale tra la gravità della COVID-19 e lo sviluppo del disturbo post-traumatico. In questa fase è necessario identificare i potenziali fattori di rischio, per individuare i pazienti più vulnerabili e intervenire tempestivamente. Secondo James Badenoch e gli altri autori della lettera, finora, sono stati ipotizzati diversi meccanismi per spiegare come insorga il disturbo post-traumatico nei pazienti con COVID-19: “I fattori biologici e ambientali possono svolgere un ruolo, anche nei casi di COVID-19 lieve o moderata”. Inoltre, diversi studi stanno dimostrando “che il disturbo post-traumatico da stress può essere una complicazione del delirium” che ha un’alta prevalenza nei pazienti COVID-19, non solo in quelli ricoverati in terapia intensiva. Sarà, quindi, da studiare se “il delirium è associato a una maggiore probabilità di trauma psicologico a lungo termine nel contesto specifico della COVID-19”.

La professoressa Vegni conferma che «i pazienti che escono dall’esperienza medica Covid continuano i controlli psicologici, e talvolta anche in seguito ad un ricovero non complicato, non solo dopo aver affrontato le condizioni più gravi, presentano una sintomatologia di tipo post-traumatico». Nella prima ondata le modalità stesse del ricovero e il distacco dai familiari «sono stati avvertiti come irrealtà», che ha riguardato anche «l’elaborazione di lutti complicati: persone ricoverate alle quali moriva un congiunto ammalato».

«Noi c’eravamo» ricorda Vegni, con le persone che guarivano e con le tante che non ce l’hanno fatta: «Le persone non sono morte da sole, potevano contare sullo sguardo di un soggetto vicariante». Nella seconda ondata, continua, «c’è stata una sorta di normalizzazione: come se fosse dato per scontato che chi muore di COVID-19 muore drammaticamente senza i propri familiari. Si incontra di più la rabbia, la rassegnazione anticipatoria».

Sia nella prima che nella seconda ondata è apparso chiaro quanto l’attività in presenza, nelle camere di degenza, diventasse «mandatoria o addirittura psicologicamente irrinunciabile perché il paziente si confronta con la paura di morire e il totale isolamento. C’è bisogno di una presenza, anche se questa modalità di interazione è complicata e faticosa perché si è bardati. Il paziente altrimenti rimane da solo per tutto il giorno e per tanti giorni, in alcuni casi con il casco in testa, e questo è destruente». Anche il passaggio di documenti all’interno della stanza di degenza per autorizzare una procedura medica avviene con tutte le cautele e le distanze, a rendere ancora più incombente la sensazione di pericolo.


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Fonte: Valigia Blu

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Articolo tratto interamente da Valigia Blu


Sono molto sorpreso che la gentilezza...


"Sono molto sorpreso che la gentilezza non sia considerata un’azione. Provengo da un paese che in questo momento soffre molto. Abbiamo davvero bisogno che emerga più gentilezza e che ci tenga uniti attraverso azioni benevole, compassione e anche un po’ di coraggio. Al giorno d’oggi sembra che essere gentili significhi essere estremisti."

Gael García Bernal


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Cracovia

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Albe a Hong Kong

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Principali eventi del 2020 secondo Wikipedia (parte 2)

Damages after 2020 Beirut explosions 1

 

Giugno

Luglio

Agosto

Settembre

Ottobre

Novembre

Nb: foto evento


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Principali eventi del 2020 secondo Wikipedia (parte 1)

SARS-CoV-2 without background

 

Gennaio

Febbraio

  • 5 febbraio: il presidente statunitense Donald Trump viene assolto dal Senato dall’impeachment a suo carico.
  • 27 febbraio: il Dow Jones precipita di 1 190,95 punti, pari a una perdita del 4,4% registrando il suo più grande tracollo in un solo giorno nella storia. Ciò segue diversi giorni di crisi segnando la peggior settimana per l'indice dalla crisi del 2008. Tutto ciò è innescato dal timore dei mercati nei confronti dell'epidemia di COVID-19.
  • 29 febbraio: viene firmata una storica tregua tra truppe americane, truppe afghane e talebani.

Marzo

Aprile

Maggio

Nb: foto evento

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Photo credit Alissa Eckert, MS; Dan Higgins, MAM, Public domain, attraverso Wikimedia Commons

sabato 26 dicembre 2020

Gli auguri di fine anno di MikiMoz



Non poteva mancare MikiMoz, con i suoi auguri.


Gli auguri di fine anno di MikiMoz


Che il 2021 sia un anno con meno distanze e meno barriere fisiche-immaginarie-mentali.

Che sia un nuovo inizio, ma soprattutto un'occasione per tornare a una vita più slow, premendo l'acceleratore solo sul divertimento!

Buone Feste e Buon Anno a tutti!

MikiMoz


Il tuo auspicio è comune a molti di noi. Grazie per l'adesione a questa iniziativa.


Se vuoi aderire all'iniziativa Il tuo augurio di fine anno, basta contattarmi via mail, cliccando sul banner "Contatti".


La cultura dimenticata

L’Italia è un Paese con una grande tradizione culturale. Mentre nei mesi scorsi molti settori sono ripartiti, la cultura sembra dimenticata.

I lavoratori di questo settore, sono spesso precari, tutti d'accordo che siamo in emergenza sanitaria, ma una domanda sorge spontanea: come mai l'industria dei profitti è ripartita, mentre la cultura è rimasta ferma?

Per maggiori informazioni, vi invito a visitare questo sito:

https://www.miriconosci.it/

Video credit Mi Riconosci? caricato su YouTube


Nuova straordinaria scoperta a Pompei, ritrovato un Termopolio intatto



Articolo da Grande Napoli

Proprio nel giorno di Santo Stefano si fa largo la notizia di una nuova incredibile scoperta agli Scavi  di Pompei. È stato rinvenuto il termopolio della Regio V, una delle antiche tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo, già parzialmente scavato nel 2019, riaffiora per intero con altre ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione.

 L’impianto commerciale era stato indagato solo in parte nel 2019, durante gli interventi del  Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e consolidamento dei fronti di scavo storici.

 Considerate l’eccezionalità delle decorazioni e al fine restituire la completa configurazione del locale, ubicato  nello slargo all’ incrocio tra il vicolo delle Nozze d’argento e il vicolo dei Balconi, si è deciso estendere il progetto e di  portare a termine lo scavo dell’intero ambiente.

Di fronte al termopolio, nella piazzetta antistante, erano già emerse una cisterna, una fontana, e una torre piezometrica ( per la distribuzione dell’acqua), dislocate a poca distanza  dalla bottega già nota per l’affresco dei gladiatori in combattimento.

Le decorazioni del bancone – le prime emerse dallo scavo – presentano sul fronte, l’immagine  di una  Nereide a cavallo in ambiente marino, e sul lato  più corto l’illustrazione, probabilmente, della bottega stessa alla stregua di un’insegna commerciale. Il ritrovamento, al momento dello scavo, di anfore poste davanti al bancone rifletteva non a caso l’immagine dipinta.

 In questa nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone portato alla luce sono emerse altre pregevoli scene di nature morte, con rappresentazioni di animali, probabilmente macellati e venduti nel locale. Frammenti ossei, pertinenti gli stessi animali, sono stati inoltre rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone contenenti cibi destinati alla vendita. Come le due anatre germane esposte a testa in giù,  pronte ad essere preparate e consumate, un gallo  e  un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem.

 Una sbeffeggiante iscrizione graffitaNicia cineade cacator” si legge sulla cornice che racchiude il dipinto del cane: Nicia ( probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) Cacatore, invertito! Forse lasciata da un buontempone che aveva voluto prendere in giro il proprietario o da qualcuno che lavorava nel termopolio.

 “Con un lavoro di squadra, che ha richiesto norme legislative e qualità delle persone, oggi Pompei è indicata nel mondo come un esempio di tutela e gestione, tornando a essere uno dei luoghi più visitati in Italia in cui si fa ricerca, si continua a scavare e si fanno scoperte straordinarie come questa”. Cosìil Ministro per i beni e per le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha commentato le nuove scoperte della Regio V negli scavi di Pompei.

 “Oltre a trattarsi di una ulteriore testimonianza della vita quotidiana a Pompei, le possibilità di analisi di questo termopolio sono eccezionali, perché per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono. – dichiara Massimo Osanna,  Direttore Generale ad interim del Parco archeologico di Pompei – I materiali rinvenuti  sono stati, infatti,  scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da: antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in  laboratorio e  in particolari i resti rinvenuti nei dolia (contenitori in terracotta) del bancone, rappresenteranno dei  dati eccezionali per capire cosa veniva venduto e quale era la dieta alimentare”.

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Fonte: Grande Napoli

Autore: redazione 
Grande Napoli


Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da GrandeNapoli.it



Citazione del giorno

 

"Il volto è tutto, sulla faccia della gente c'è la storia che stiamo vivendo, l'affanno dei giorni. La portiamo incisa più dei fatti che ci accadono in presa diretta o che avvengono lontano: noi siamo la vera pellicola della realtà; e io la dipingo."

Renato Guttuso



La danza della neve di Ada Negri


La danza della neve

Sui campi e sulle strade
silenziosa e lieva
volteggiando, la neve
cade.
Danza la falda bianca
nell'ampio ciel scherzosa,
Poi sul terren si posa
stanca.
In mille immote forme
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini
dorme.
Tutto d'intorno è pace;
chiuso in oblio profondo,
indifferente il mondo
tace.

Ada Negri


26 dicembre 2004 – Uno tsunami sconvolge una vastissima area dell'Asia, con ripercussioni in Africa e Australia, causando almeno 230.000 vittime

Tsunami Phuket


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Il maremoto dell'Oceano Indiano e della placca indo-asiatica del 26 dicembre 2004 è stato uno dei più catastrofici disastri naturali dell'epoca moderna e ha causato centinaia di migliaia di morti. Ha avuto la sua origine e il suo sviluppo nell'arco di poche ore in una vasta area della Terra: ha riguardato l'intero sud-est dell'Asia, giungendo a lambire le coste dell'Africa orientale, destando per questo, insieme all'ingente numero di vittime, notevole impressione tra i mezzi di comunicazione e in generale nell'opinione pubblica nel mondo.

L'evento ha avuto inizio alle ore 07:58:53 UTC+7 (le 00:58:53 UTC) del 26 dicembre 2004 quando un violentissimo terremoto, con una magnitudo di 9,1, ha colpito l'Oceano Indiano al largo della costa nord-occidentale di Sumatra in Indonesia. Il sisma è durato 8 minuti. Tale terremoto è risultato il terzo più violento degli ultimi sessant'anni, dopo il sisma che colpì Valdivia, in Cile, il 22 maggio del 1960 e quello dell'Alaska del 1964, rispettivamente con magnitudo 9,5 e 9,2.

Esso ha provocato centinaia di migliaia di vittime, sia direttamente sia attraverso il conseguente maremoto manifestatosi attraverso una serie di onde alte fino a quindici metri, che hanno colpito sotto forma di giganteschi tsunami vaste zone costiere dell'area asiatica tra i quindici minuti e le dieci ore successive al sisma. Gli tsunami hanno colpito e devastato parti delle regioni costiere dell'Indonesia, dello Sri Lanka, dell'India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh e delle Maldive, giungendo a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall'epicentro del sisma). Si stima che 230.000 persone siano morte per questi eventi, di cui circa il 25% bambini. 

La scossa principale, lunga 8 minuti, è stata avvertita da buona parte dei sismografi in attività su tutta la Terra. In un primo momento le era stata assegnata una magnitudo di 6,8, presto corretta a 8,1. Successivamente analisi più approfondite hanno aumentato questa misura in un primo momento ad 8,5, poi ad 8,9, ed infine a 9,0 (un'energia equivalente a circa 52 miliardi di tonnellate di dinamite, 52.000 megatoni). Più tardi venne pubblicata una nuova stima della magnitudo momento del sisma, che venne stimata in un valore compreso tra 9,1 e 9,3. Nel 2012 la magnitudo è stata ulteriormente ridefinita dall'USGS in 9,1. Per un raffronto, le due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel corso della seconda guerra mondiale avevano insieme una potenza complessiva di 0,038 megatoni: quindi l'energia sprigionata da questo terremoto è stata un milione e mezzo di volte superiore.

Come ulteriore raffronto, il più violento terremoto mai registrato mediante sismografi è stato il Grande Terremoto Cileno del 1960, al quale fu assegnata una magnitudo pari a 9,5.

L'ipocentro del terremoto è stato localizzato a 3,298°N, 95,779°E, a circa 160 km ad ovest di Sumatra, ad una profondità di 30 km sotto il livello del mare, all'interno della cosiddetta cintura di fuoco del Pacifico, una regione geografica di cui è risaputa l'elevata sismicità. Il terremoto è stato talmente violento da poter essere avvertito (a prescindere dalle onde anomale), oltre che in Indonesia, anche in Bangladesh, India, Malaysia, Birmania, Singapore, Thailandia ed addirittura nelle Maldive.

Dal punto di vista tettonico, l'area di innesco del sisma sottomarino è caratterizzata dalla placca indiana, che fa parte della più vasta placca indo-australiana, comprendente l'Oceano Indiano ed il golfo del Bengala, che si sposta verso nord-est ad una velocità media di 6 cm annui (5 metri ogni secolo) verso la placca birmana. La placca birmana, di cui fanno parte sia le isole Nicobare sia le isole Andamane e la parte settentrionale di Sumatra, è a sua volta spinta verso ovest dalla placca della Sonda (della quale fa parte la zona meridionale di Sumatra). Sia la placca birmana sia la placca della Sonda fanno parte della placca euroasiatica e le attività tettoniche che risultano dalle loro interazioni e delle relative faglie hanno portato alla creazione della fossa della Sonda e dell'arco della Sonda, la cui orogenesi è ancora attiva.

L'area investita direttamente dal terremoto è stata insolitamente ampia: si è stimato che, su circa 1.200 km di faglia, la placca indo-asiatica si sia incuneata sotto quella birmana, provocando l'innalzamento verticale del fondo oceanico dalla parte della placca birmana di circa 10 m e creando così le condizioni ideali per generare delle grandi onde anomale che, viaggiando a circa 800 km/h, hanno raggiunto in poco tempo le coste di buona parte dell'Oceano Indiano trasformandosi in enormi tsunami. 

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Photo credit FlyAkwa, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


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