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giovedì 25 giugno 2026

Rutte accusa: 500 scali dagli aeroporti italiani verso l’Iran



Articolo da Il Manifesto

Il segretario della Nato Mark Rutte intervistato da Fox Tv: «Un numero enorme». Il governo italiano si difende: «Solo assistenza logistica». Dalle basi di Sigonella e Aviano fornito supporto fondamentale per l’apparato bellico statunitense

Il Segretario generale della Nato Mark Rutte ha scatenato una tempesta mediatica dichiarando che «500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione Epic Fury» contro l’Iran. Il discorso, che partiva dalla «delusione» di Donald Trump per il mancato appoggio dei Paesi europei alla guerra in Medioriente, ha chiamato in causa direttamente il governo di Roma, sottolineando anche che si tratta di «un numero enorme» di voli, dato che «se consideriamo l’intera Europa, si parla di una cifra compresa tra 4.000 e 5.000».

IMMEDIATA la risposta, piccata a dir poco, del ministro della Difesa Guido Crosetto: «Abbiamo operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti». Le opposizioni sono subito esplose in un coro di condanna e richiesta di spiegazioni sull’operato del governo.

NEL POMERIGGIO la portavoce della Nato, Allison Hart, ha chiarito che Rutte «ha sottolineato come gli Alleati, tra cui l’Italia, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di stazionamento delle forze e sorvoli. Il tipo di sostegno cui ha fatto riferimento riguarda il supporto logistico o tecnico». Parole che sembrano suggerite da Roma per placare le polemiche, ma che al momento non sono bastate.

DEL RESTO la questione è molto più spinosa di come il nostro governo vuole farla apparire. Il trattato bilaterale Usa-Italia risale al 1954 e da allora è sempre rimasto segreto. Nessun governo si è azzardato a spiegare cosa prevede questo accordo e dunque il biasimo non può ricadere solo su Guido Crosetto. Ma la giustificazione «gli aerei partiti dalle basi italiane non vanno a bombardare» è quantomai equivoca, se non apertamente fuorviante. «Abbiamo innumerevoli documenti» ci spiega Antonio Mazzeo, corrispondente di Pagine Esteri ed esperto di Difesa, «che provano che dalle basi di Aviano e Sigonella sono transitati aerei-cisterna per il rifornimento dei bombardieri partiti, ad esempio, dalla Gran Bretagna per bombardare l’Iran. Abbiamo il tracciato di grandi velivoli dell’US Airforce che hanno fatto scalo nelle stesse basi italiane per poi portare rifornimento alle truppe nel Golfo».

Inoltre, a Sigonella sono di stanza i droni Triton (velivolo ultra-tecnologico usato per lo spionaggio e il monitoraggio al suolo) e i pattugliatori P8 Poseidon della marina, specializzati nell’individuazione dei sottomarini e probabilmente usati sullo stretto di Hormuz. «Dopo che con la Rete italiana pace e disarmo abbiamo denunciato questi movimenti, abbiamo notato che a metà marzo due droni Triton sono stati trasferiti nelle basi Usa in Arabia Saudita e in Giordania e uno di questi è anche stato abbattuto dagli iraniani mentre l’altro alla fine è rientrato in Sicilia dov’è tuttora attivo» spiega ancora Mazzeo. Il fatto che la guerra voluta da Trump stesse già diventando molto impopolare rende plausibile l’ipotesi che il governo Meloni volesse sganciarsi in qualche modo.

ANCHE SE la versione della Difesa è plausibile sul piano teorico, alla prova dei fatti i distinguo non reggono. Innanzitutto la definizione di «attività di natura tecnica e logistica, non cinetiche» adottata dal ministero come garanzia del suo operato è poco chiara.

«Interpellate qualsiasi esperto di forze armate e vi dirà la stessa cosa: sono tutte soste cinetiche, ovvero operazioni in movimento: l’atterraggio, il decollo, il rifornimento è un’espressione inventata per sganciarsi dalle operazioni Usa» prosegue Mazzeo. Fonti della Difesa a conoscenza del dossier confermano la difficoltà di circoscrivere in modo stringente la natura «tecnica» di un passaggio aereo: questo può riguardare la manutenzione, il rifornimento o altri tipi di operazioni sia di velivoli che partono da basi europee sia di quelli di ritorno da altri scenari. Senza considerare la possibilità di uno scalo: aggiungendo una tappa intermedia tra l’Italia e il Golfo, come fu la Turchia nel 2003 quando gli Usa portavano la guerra in Iraq. Se gli aerei-cisterna vanno a rifornire i bombardieri su Teheran o i droni sorvolano le basi dei pasdaran per individuare le coordinate da trasmettere all’aviazione per i raid, o ancora si spiano i movimenti delle alte cariche dello stato nemico, in questi casi possiamo considerare che gli aerei che decollano dall’Italia stanno partecipando attivamente alla guerra?

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Fonte: Il Manifesto

Autore: 
Michele Gambirasi, Sabato Angieri

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Articolo tratto interamente da Il Manifesto


Il giorno più nero per gli animali: il Senato ha approvato il Ddl Caccia



Articolo da Lipu 

Il commento di Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia dopo l'approvazione in Senato del Ddl. Ecco i nominativi dei senatori che hanno votato a favore

Il voto di oggi al Senato è una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici e contrario alla volontà della stragrande maggioranza degli italiani, alle evidenze della scienza e alla sicurezza delle persone. 

L’affollatissimo sit-in di oggi al Pantheon organizzato da Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu Bird Life Italia e WWF Italia ha espresso un chiaro NO al disegno di legge sparatutto voluta dal governo Meloni e dalla sua maggioranza. Un provvedimento che rappresenta un regalo ad una minoranza di cacciatori. Il conto lo pagheranno gli animali selvatici e le persone, che vengono espropriate del diritto di vivere la natura in libertà. Con questa controriforma, i boschi somiglieranno sempre di più a poligoni di tiro, senza regole. 

Ora la battaglia si sposta alla Camera. E il governo non può continuare a ignorare una protesta sempre più forte che, partita dalle associazioni ambientaliste e animaliste, ha ormai coinvolto il mondo della scienza e milioni di cittadini italiani. Una mobilitazione che oggi non deve fermarsi, ma anzi intensificarsi. A iniziare dalla politica dove all’impegno profuso finora dai senatori di opposizione, che le associazioni ringraziano, si deve ora aggiungere lo sforzo dei tanti deputati che vogliono combattere per una natura di tutti prigioniera dei capricci dei pochi cacciatori.

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Fonte: Lipu

Autore:
Lipu 

Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International

Articolo tratto interamente da Lipu


Al futuro o al passato...



"Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli... a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto. Dall'età del livellamento, dall'età della solitudine, dall'età del Grande Fratello, dall'età del bispensiero... tanti saluti!"

George Orwell

 Tratto dal libro "1984" di George Orwell


mercoledì 24 giugno 2026

Chi tace davanti all’odio, lo alimenta


In Italia sta passando un’idea pericolosa: che l’odio sia normale. Che insultare, aggredire o umiliare chi è considerato “diverso” sia quasi un gesto di coraggio patriottico. Ma questo clima non nasce dal nulla. Viene alimentato ogni giorno da politici e influencer di destra che parlano di “invasione”, “remigrazione”, “criminali stranieri”, costruendo un nemico perfetto su cui scaricare paure e frustrazioni.

La cosa più grave è che una parte del Paese ci crede davvero. Bombardato da video e clip montate ad arte, l’italiano medio spesso non verifica nulla: condivide e basta. Così le fake news diventano verità di massa, e un titolo urlato sui social pesa più di un’inchiesta o di un dato ufficiale.

La cronaca recente mostra chiaramente dove stiamo andando. A Roma, pochi giorni fa, un ambulante senegalese ha denunciato di essere stato insultato con frasi come “sei africano, torna a casa tua” e colpito con spray al peperoncino da un noto influencer di destra, durante un vero e proprio blitz razzista. L’indagine è in corso, ma il messaggio è già arrivato: trasformare un lavoratore nero in un bersaglio pubblico, colpevole solo di essere lì.

A Genova, associazioni e osservatori locali parlano di un aumento di aggressioni e discriminazioni contro persone LGBTQIA+ e giovani di origine straniera. Ragazzi seguiti nei negozi solo per il colore della pelle, insulti omolesbobitransfobici, sospetti automatici verso chiunque non rientri nell’immagine del “vero italiano”. È un clima in cui l’odio si sente autorizzato a uscire allo scoperto.

E non sono casi isolati. I dati dell’OSCAD dicono che nel 2022 ci sono stati 1.384 crimini d’odio, più della metà per motivi etnici o razziali. L’Ufficio antidiscriminazioni segnala centinaia di episodi in pochi mesi. Dietro ogni numero c’è una persona: qualcuno picchiato, umiliato, discriminato, una famiglia che non si sente più al sicuro.

In questo contesto, far finta di niente significa essere complici. Condividere video che umiliano migranti, rom, persone nere o LGBTQIA+ “per scherzo” significa fare il gioco di chi usa l’odio per ottenere like o voti. Non basta dire “io non sono razzista”: bisogna dimostrarlo.

Non è un tema “da anime belle”. È il punto in cui si vede davvero da che parte stiamo. Perché in un Paese dove l’odio viene normalizzato, la neutralità non esiste: o difendi chi viene colpito, oppure anche senza volerlo, lasci spazio a chi colpisce.

E allora serve una scelta chiara. Stare accanto a chi subisce razzismo, violenza, discriminazione. Rifiutare la narrazione tossica che trasforma persone reali in bersagli. Spezzare la catena dell’odio ogni volta che ci passa davanti, anche quando è scomodo, anche quando siamo gli unici a farlo.

La democrazia non si difende da sola. La difendiamo noi, ogni giorno, decidendo di non voltare lo sguardo. E oggi questa è la linea del fronte: o stiamo con chi viene preso di mira, oppure lasciamo campo libero a chi mira.

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Volevo che i giovani sapessero...


"Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. I giovani devono conoscere la società in cui vivono. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza la libertà non si vive, si vegeta."

Nuto Revelli


La mappa del razzismo in Italia tra denunce e dati sommersi



Articolo da Cronache di ordinario razzismo

La raccolta di dati ufficiali (amministrativi o statistici) sulle discriminazioni e i reati razzisti è uno dei problemi con i quali si confrontano da tempo le agenzie internazionali che tentano di monitorarli in modo sistematico. Una delle principali difficoltà è costituita dalla natura stessa del fenomeno che deve essere monitorato. Gran parte degli atti, dei comportamenti e delle violenze razzisti restano nell’ombra perché non sono denunciati da parte delle persone che ne sono colpite o di chi ne è stato testimone. 

La carenza di dati ufficiali che continuiamo a registrare in Italia anche in relazione ai casi di discriminazione e di razzismo noti, perché denunciati alle autorità preposte, va ben oltre questi limiti. Oltre alla persistente mancanza di un sistema coordinato di raccolta dei dati relativi alle diverse tipologie degli atti discriminatori e dei reati razzisti, il problema è la trasparenza: i dati amministrativi ufficiali disponibili non sono sufficientemente divulgati; d’altra parte le indagini statistiche nazionali sul fenomeno risalgono a molti anni fa. Nel momento in cui scriviamo, è in corso una nuova indagine nazionale condotta dall’Istat, volta ad indagare le opinioni della popolazione rispetto alla diffusione nella società delle discriminazioni nelle diverse forme (in base a genere, salute, religione, orientamento sessuale, identità di genere ecc.) e gli episodi di discriminazione eventualmente subìti, ma i risultati non sono ancora stati pubblicati.

I dati disponibili sui reati commessi con un movente razzista

Le carenze informative che riguardano il nostro paese sono particolarmente rilevanti in relazione ai reati razzisti. Le banche dati on line disponibili presso il sito del Ministero della Giustizia e le statistiche pubblicate dall’ISTAT in materia di giustizia penale non permettono infatti di rilevare i dati su questa tipologia di reato né sono facilmente accessibili i dati sulle denunce pervenute alle forze dell’ordine. 1

L’ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights operante presso l’OSCE), pubblica ogni anno nel mese di novembre un rapporto internazionale sui cosiddetti crimini di odio, ovvero sui reati commessi sulla base di un movente discriminatorio. Si tratta di dati amministrativi che sono comunicati a ODIHR, per quanto riguarda l’Italia, dalle Forze dell’Ordine e da OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli atti discriminatori2). Insieme a questi dati ufficiali, ODIHR raccoglie anche informazioni qualitative sui casi documentati dalle organizzazioni della società civile. 

Il grafico sottostante illustra in serie storica i dati sui reati discriminatori e su quelli specificamente razzisti comunicati dalle autorità italiane a ODIHR /OSCE a partire dal 2013.  

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Fonte: Cronache di ordinario razzismo

Autore:
redazione Cronache di ordinario razzismo

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da Cronache di ordinario razzismo  


Noi con i fascisti...

 

"Noi con i fascisti abbiamo finito di parlare il 25 aprile 1945!"

Gian Carlo Pajetta


martedì 23 giugno 2026

23 giugno 1888: la prima voce dell’Internazionale

Il 23 giugno 1888 fu eseguita per la prima volta l’Internazionale, l’inno che sarebbe diventato simbolo globale della solidarietà operaia. Composto da Eugène Pottier nel 1871 e adottato come inno ufficiale dall’Internazionale dei Lavoratori (anch’essa nata a metà dell’Ottocento), il brano si è diffuso in molte lingue, portando con sé un messaggio di unità tra lavoratori di diverse nazionalità.


Video credit Verduct caricato su YouTube


Il solito copione in Colombia: la destra proclama la vittoria sotto l'ombra delle interferenze esterne



Articolo da World Politics Blog

Il conteggio preliminare del ballottaggio colombiano assegna ad Abelardo de la Espriella un vantaggio minimo su Iván Cepeda, ma il Pacto Histórico impugna decine di migliaia di sezioni elettorali. Tra accuse di irregolarità, pressioni esterne e appoggi statunitensi, la Colombia entra in una fase pericolosa.

La Colombia esce dal secondo turno delle elezioni presidenziali con un risultato formalmente ancora sospeso sul piano politico, anche se il conteggio preliminare ha già spinto la destra a proclamarsi vincitrice: Abelardo de la Espriella, candidato dell’estrema destra filotrumpiana, è stato indicato dai risultati preliminari come primo davanti a Iván Cepeda, rappresentante del Pacto Histórico e della continuità progressista con il governo di Gustavo Petro. Ma la rapidità con cui De la Espriella si è autoproclamato presidente, senza attendere il completamento dello scrutinio ufficiale e delle verifiche sulle irregolarità denunciate, dice molto del clima in cui si è consumato questo passaggio. Non siamo infatti davanti a una semplice alternanza elettorale, bensì a uno scontro di potere che mette in gioco la sovranità democratica della Colombia, la possibilità di proseguire il progetto progressista avviato da Petro e il ruolo stesso del Paese nell’America Latina attraversata dalla nuova offensiva imperialista di Donald Trump.

Secondo i dati finora disponibili, il margine tra De la Espriella e Cepeda è inferiore a un punto percentuale, in una votazione nella quale nessuno dei due candidati supera il 50% dei voti validi. Una differenza così ridotta impone prudenza, trasparenza e pieno rispetto delle procedure. Per questo Iván Cepeda ha scelto di non riconoscere il conteggio preliminare come risultato definitivo e ha annunciato l’impugnazione di 33.000 sezioni elettorali in tutto il Paese. Il Pacto Histórico ha trasferito la definizione dell’elezione allo scrutinio ufficiale, chiedendo ai propri testimoni di seguire ogni atto, ogni verbale, ogni dato. È una posizione democratica, non eversiva: Cepeda ha chiarito che, una volta concluse le verifiche e lo scrutinio, la sua coalizione rispetterà il risultato finale.

Gustavo Petro ha dato voce a questa preoccupazione con la gravità che compete a un presidente uscente di fronte a un risultato quasi pareggiato. Petro ha ricordato che è lo scrutinio ufficiale a determinare chi sia il presidente, non il conteggio preliminare elaborato da un sistema tecnico oggetto di contestazioni. Ha inoltre chiesto di impugnare le sezioni elettorali con moduli E14 senza firme e ha insistito sulla necessità di attendere il lavoro dei giudici. In questo modo, il presidente smonta in anticipo la narrativa della destra, che tenta di presentare ogni richiesta di verifica come un attacco alla democrazia. È vero il contrario: in una democrazia, soprattutto quando il margine è minimo, il controllo degli atti, la verifica dei verbali e la possibilità di reclamo sono strumenti essenziali per proteggere la volontà popolare. Se una parte del sistema elettorale mostra anomalie, la fretta di chiudere la partita diventa essa stessa un problema politico.

La proclamazione anticipata di De la Espriella appare dunque come un atto di forza simbolico. Dal palco di Barranquilla, il candidato della destra ha parlato come se il Paese avesse già emesso un verdetto definitivo, rivendicando il potere prima che lo scrutinio ufficiale chiudesse il processo. Questo atteggiamento ricorda da vicino lo scenario peruviano evocato nelle ultime settimane: una destra che viene presentata come vincitrice in base a risultati preliminari, mentre emergono dubbi, contestazioni e sospetti di interferenze esterne. Naturalmente ogni Paese ha le proprie specificità e ogni denuncia deve essere verificata con rigore. Ma il modello politico è riconoscibile: concentrare rapidamente l’attenzione pubblica sulla “vittoria” della destra, trasformare il conteggio preliminare in fatto compiuto, delegittimare chi chiede trasparenza e costruire un clima internazionale in cui gli alleati di Washington riconoscono il candidato gradito prima ancora che tutte le verifiche siano concluse.

Non è un caso che De la Espriella abbia ricevuto immediatamente il sostegno di Donald Trump, di Marco Rubio e dell’asse delle destre regionali. La sua vittoria preliminare è stata accolta con entusiasmo da chi vede nella Colombia un tassello decisivo per ricomporre il vecchio dispositivo di subordinazione emisferica. Dopo la stagione di Petro, che aveva cercato di riaprire il dialogo con il Venezuela, difendere una politica estera più autonoma e sottrarre Bogotá al ruolo di piattaforma automatica degli interessi statunitensi, il ritorno della destra al potere avrebbe un significato geopolitico enorme. La Colombia tornerebbe a essere un alleato disciplinato di Washington nel cuore dell’America Latina, in una fase in cui l’amministrazione Trump intensifica la pressione contro il Venezuela, criminalizza i governi progressisti e tenta di rimettere in piedi una Dottrina Monroe del XXI secolo.

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Licenza: Copyleft 

Articolo tratto interamente da World Politics Blog


Keir Starmer si dimette da primo ministro



Articolo da Diario Socialista

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Diario Socialista

Andy Burnham si sta posizionando come il chiaro favorito per succedergli, dopo aver chiesto un aumento degli arresti di migranti, il "ripristino dell'ordine" con più deportazioni e aver espresso pubblicamente il proprio accordo con il fascista Nigel Farage.

Lunedì, il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni dal governo del Regno Unito, dalla scalinata della sua residenza ufficiale a Downing Street. La decisione è stata dettata da mesi di intense pressioni interne al Partito Laburista. Le dimissioni arrivano a soli due anni dalla schiacciante vittoria elettorale di Starmer, ma le conseguenze politiche sono diventate insostenibili in seguito al crollo del partito alle elezioni locali in Inghilterra, Scozia e Galles del 7 maggio. Da allora, il Primo Ministro ha dovuto affrontare una crescente ribellione interna che ha infine incrinato il sostegno di ministri chiave e rappresentanti sindacali, i quali domenica hanno fatto trapelare a diversi media britannici la minaccia imminente di dimissioni di massa se il Primo Ministro non si fosse dimesso prima della riunione di gabinetto prevista per martedì. Starmer ha chiarito che le sue dimissioni non saranno immediate, ma che rimarrà in carica fino alla conclusione delle primarie del suo partito, affermando che "il nuovo Primo Ministro assumerà presumibilmente l'incarico all'inizio del prossimo settembre".

L'annuncio pone immediatamente l'ex sindaco della Greater Manchester, Andy Burnham, come favorito del Partito Laburista per la carica di Primo Ministro. Burnham ha consolidato la sua posizione giovedì 18 giugno, sconfiggendo il partito di estrema destra Reform UK, guidato da Nigel Farage, nelle elezioni suppletive di Makerfield, assicurandosi un seggio in Parlamento che lo qualifica legalmente per la corsa alla carica di Primo Ministro. Se la sua nomina verrà confermata, il Regno Unito avrà il suo settimo Primo Ministro in un decennio, in coincidenza quasi esatta con il decimo anniversario del referendum sulla Brexit che ha gettato il Paese in un lungo periodo di instabilità politica e sociale.

Adottare una retorica razzista per “vincere”

L'ascesa di Burnham si inserisce in un contesto di crescente tensione sociale, segnato da recenti episodi di pogrom razzisti e violente rivolte in diverse città di Inghilterra, Scozia e Irlanda. In questo contesto, il candidato laburista si è distanziato dalla precedente posizione del suo partito in materia di immigrazione, già di per sé intransigente, chiedendo "un drastico cambiamento istituzionale verso una politica migratoria molto più restrittiva". Durante un'intervista del 21 maggio a BBC Radio Manchester, quando era ancora candidato per Makerfield, Burnham aveva avvertito che "i continui attraversamenti della Manica da parte di piccole imbarcazioni stanno minando la fiducia del pubblico nelle istituzioni statali e proiettando una grave percezione di inefficacia del governo".

Durante quell'intervento radiofonico, il favorito per succedere a Starmer ha esplicitamente dichiarato il suo accordo con il leader di estrema destra, Nigel Farage, sulla "urgente necessità di ripristinare l'ordine operativo nel sistema nazionale di immigrazione". Pur rappresentando un'ala alternativa del governo, insoddisfatta dell'attuale Primo Ministro, Burnham ha fortemente sostenuto la "ristrutturazione" del sistema di asilo guidata dal Ministro dell'Interno Shabana Mahmood. Nel suo intervento, ha affermato che "le autorità giudiziarie e di sicurezza dello Stato devono fare un uso molto più rigoroso dei meccanismi di detenzione legale per impedire ai richiedenti asilo, le cui domande non hanno fondamenti legittimi, di rimanere in territorio britannico". Ha inoltre auspicato "la priorità di accelerare le valutazioni tecniche per velocizzare il rimpatrio e il ritorno dei migranti nei loro paesi d'origine, evitando il collasso amministrativo dovuto all'accumulo di casi nei ministeri".

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Fonte: Diario Socialista

Autore: Diario Socialista

Articolo tratto interamente da Diario Socialista


La storia di Norma Pratelli Parenti



Articolo da Biografie Resistenti

Norma Parenti nacque il 1° giugno 1921 al podere Zuccantine di Sopra, località sita nei pressi di Massa Marittima, in provincia di Grosseto. La famiglia era composta dal padre Estewan Parenti, che esercitava la professione di muratore nella zona, la madre Roma Camerini, impegnata nella gestione di una trattoria nel paese di Massa Marittima, e altri quattro fratelli. Nel contesto familiare, a una formazione di stampo cattolico venne sempre affiancato l’insegnamento di idee provenienti dal socialismo. Il padre, infatti, fu ben presto posto sotto l’attenzione della direzione generale della pubblica sicurezza del Regno per le sue idee e schedato come «socialista» nel casellario politico centrale.

In questi anni P. si iscrisse al gruppo della Gf «Giovanna D’Arco» e le venne assegnato anche il compito di contribuire all’insegnamento del catechismo ai giovani che si avvicinavano alla prima comunione.

Difficoltosi furono i primi anni di formazione scolastica. Nel novembre del 1927 si iscrisse alla scuola elementare Regina Margherita del suo paese ma, nel corso del terzo anno, non riuscì a frequentare le lezioni a causa di una malattia che la tenne lontana da scuola per più di un mese. Ricominciò l’anno successivo per terminare la terza elementare e, successivamente, dovette lasciare gli studi per volontà dei genitori.

Grazie alla sua partecipazione agli ambienti dell’Ac, nel corso del 1941 P. ebbe modo di trascorrere un breve periodo all’Istituto Santa Regina di Siena, gestito dalla contessa Bianca Piccolomini. L’Istituto, messo a disposizione alle donne iscritte all’Ac come casa per i ritiri spirituali, permise a P. di entrare in contatto con le sorelle laiche presenti nella struttura e convinse la giovane ad avanzare richiesta di probandato, periodo di formazione spirituale che avrebbe dovuto precedere la richiesta di noviziato. A causa dell’esigenza di essere operata a una gamba, venne rinviata a casa e non ebbe la possibilità di terminare il percorso stabilito. Nel documento prodotto dall’Istituto con oggetto «esito della domanda di accettazione per l’ammissione al Noviziato di Norma Parenti», si può leggere infatti: «Vengono lette le domande di accettazione per il Noviziato delle Postulanti Norma Parenti e Marcellina Benedetti e si passa subito alla votazione, che riesce favorevole all’unanimità per ambedue le figliuole. Per la Parenti, però, l’accettazione è condizionata all’esito favorevole e definitivo dell’operazione al ginocchio, per cui in questi giorni è ricoverata all’ospedale».

A seguito di questi eventi, nel corso del mese di marzo del 1942, dovette suo malgrado far ritorno definitivamente nel paese natale. Fu durante il periodo che trascorse a Massa Marittima che P. conobbe Mario Pratelli, il suo futuro marito.

Nell’ottobre 1942 Pratelli venne richiamato per il servizio di leva e destinato al V Reggimento artiglieria di stanza a Belluno. Vista l’imminente e forzata separazione, i due giovani si convinsero a velocizzare le pratiche per il matrimonio e il 31 marzo 1943, nella cattedrale di San Cerbone a Massa Marittima, si sposarono. A seguito delle nozze P. dovette trasferirsi ad Agordo, in provincia di Belluno, per raggiungere il luogo di residenza del marito.

Fu proprio in questo periodo che P. fu raggiunta dalla notizia della caduta del regime fascista e, successivamente, da quella della firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943. A causa della pericolosità della zona i due ragazzi decisero di far ritorno a Massa Marittima, dove potevano contare sull’appoggio della famiglia Parenti. Nel corso di questi mesi P. si iscrisse al circolo dell’Ud di Massa Marittima.

In questo contesto la posizione dei due ragazzi si fece sempre più difficile. Considerata la mancata risposta al bando di leva imposto dalla Rsi e il suo improvviso trasferimento, Pratelli fu considerato un disertore e decise dunque di mettersi in contatto con il Cln della zona per raggiungere la 3° Brigata Garibaldi, attiva fin dai primi giorni successivi all’armistizio. Vista la scelta del marito, P., ormai prossima al parto, decise di rifugiarsi nell’abitazione dei suoi genitori. Proprio presso la casa della famiglia diede alla luce il suo primo figlio, Alberto Mario, il 29 dicembre 1943. In questo periodo decise anche lei di mettere la sua opera a disposizione delle bande partigiane presenti nelle vicinanze di Massa, come il gruppo «Capanne Vecchie» guidato da Mario Chirici, verso le quali si adoperò per far arrivare rifornimenti, documenti e volantini stampati clandestinamente.

Considerata la sua continua attività a favore della Resistenza nell’Alta Maremma, P. decise ben presto di entrare nelle fila della 3ª Brigata Garibaldi per garantire un più sicuro e costante servizio di informazioni al comando partigiano. Di questa sua presenza nella formazione si può avere conferma consultando i nominativi degli effettivi nell’elenco dei partigiani della Brigata. Nel corso del tempo la sua attività si fece sempre più profonda, potendo contare su una rete di informazioni assicurata dal contatto diretto con i capi partigiani della zona. Oltre alla sua partecipazione diretta, inoltre, fu sempre pronta nell’indirizzare i soldati fuggiti dalla prigionia tedesca e renitenti alla leva della Rsi alle formazioni partigiane presenti in montagna. Grande fu anche l’opera di soccorso che diede a ricercati politici ed ebrei, offrendo loro la possibilità di nascondersi presso strutture da lei ritenute sicure.

Oltre a queste azioni, ciò che maggiormente attirò su di lei le attenzioni dei nazifascisti fu senza dubbio l’episodio del quale fu protagonista l’8 giugno del 1944. In quella giornata Guido Radi «Boscaglia», facente parte della 23ª Brigata Garibaldi, venne sorpreso e catturato da una squadra di militi della Rsi mentre insieme ad altri compagni era intento a compiere un’azione di sabotaggio. Dopo varie sevizie il suo corpo, ormai senza vita, venne trasportato a Massa e posto sulla scalinata del Duomo, per essere di monito a tutta la popolazione. Per questo motivo venne imposto dal capo della provincia, Alceo Ercolani, il divieto di avvicinarlo e di dargli sepoltura. Colpita dagli eventi, P. decise di ignorare le direttive emanate e, insieme a un gruppo di donne da lei organizzato, si occupò della salma del giovane, attivandosi affinché venisse a lui riservato una tomba nel cimitero comunale e per fare in modo che i parenti potessero vedere per l’ultima volta le spoglie del proprio figlio prima che fosse tumulato.

Nel mese di giugno del 1944 i partigiani della zona cominciarono a impossessarsi di posizioni strategiche e a organizzare il loro ingresso nella cittadina di Massa Marittima. Prima della effettiva liberazione, che avverrà alla fine di giugno, i nazifascisti presenti nella zona si impegnarono nella repressione di qualsiasi fonte di resistenza e nella vendetta per gli atti di ribellione che a loro avviso erano rimasti impuniti nel corso dei mesi precedenti.

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Fonte: Biografie Resistenti

Autore: 
Andrea Pepe


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Articolo tratto interamente da 
Biografie Resistenti


Alan Turing: messaggio dal mondo invisibile



Articolo da La Soga Revista Cultural

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su La Soga Revista Cultural

Il 10 settembre 2009, Gordon Brown, Primo Ministro del Regno Unito, ha titolato un articolo del quotidiano britannico The Telegraph con il seguente titolo: « Sono orgoglioso di chiedere scusa a un vero eroe di guerra », «Sono orgoglioso di chiedere scusa a un vero eroe di guerra." Ha continuato: “Era davvero una di quelle persone il cui contributo unico ha contribuito a cambiare le sorti della guerra. Il debito di gratitudine che abbiamo quindi rende ancora più orribile il fatto che sia stato trattato in modo così disumano".

L'infamia di cui parla Brown risaliva al 1952, quando Alan Turing fu dichiarato colpevole di atti osceni; cioè condannato per essere omosessuale. Nella sua condanna ha dovuto scegliere tra il carcere o la castrazione chimica attraverso una serie di iniezioni di ormoni femminili. Ha scelto questa seconda punizione per non essere imprigionato e per poter continuare con la sua ricerca e il suo lavoro, ma gli effetti collaterali che ha sofferto e temuto per tutta la vita (ha iniziato a ingrassare, sviluppare il seno e mostrare sintomi depressivi), hanno portato da togliersi la vita, due anni dopo. Il processo mentale di Turing durante un periodo così oscuro è stato oggetto del romanzo Whisper, di Will Eaves, anche lui britannico, pubblicato in spagnolo da Alba Editorial.

Alan Turing è nato nel quartiere di Paddington (Londra) nel 1912. Si è laureato in meccanica quantistica, probabilità e logica al King's College di Cambridge, e successivamente ha conseguito il dottorato in logica, algebra e teoria dei numeri alla Princeton University. Nel corso della sua breve vita (quarantuno anni) è stato un brillante informatico, matematico, professore universitario, crittografo, logico, statistico, maratoneta e ricercatore di Intelligenza Artificiale, ora così in voga. I suoi studi in Informatica, Filosofia e Biologia Matematica e Cibernetica sono così impressionanti e avanzati per l'epoca che rappresentano ancora un punto di riferimento in numerosi campi. Il test di Turing è stato un precursore dei cosiddetti bot e assistenti vocali (come Alexa o Siri) ed è stato concepito come un test per determinare se l'interlocutore con cui stiamo interagendo è una persona o un'entità artificiale o un robot. Ma forse il motivo per cui conosciamo meglio questo genio visionario è dovuto al suo ruolo fondamentale nel decifrare il codice Enigma.

Dopo che la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania il 3 settembre 1939, le operazioni di decrittazione britanniche si spostarono da Londra a Bletchley Park, una villa a metà strada tra Oxford e Cambridge. Lì si sarebbe svolta una missione quasi impossibile: decifrare i codici che i tedeschi usavano nelle loro comunicazioni attraverso una piccola e diabolica macchina chiamata Enigma. Per raggiungere questo obiettivo, il team guidato da Turing ha effettuato equazioni e calcoli, riuscendo a interpretare alcuni schemi nei messaggi, che hanno permesso loro di rilevare una piccola parte del loro funzionamento. Tuttavia, non sono ancora riusciti a decifrarli nel loro insieme. Fu allora che Turing si chiese: e se per combattere una macchina servisse un'altra macchina? In risposta, alla fine del 1939, Turing, insieme aGordon Welchman (un altro grande matematico di Cambridge) ha progettato una macchina chiamata Bombe. Il dispositivo in questione era un ulteriore sviluppo di un dispositivo creato nel 1938 dal crittografo polacco Marian Rejewski , e noto come "bomba crittografica", da cui il nome. A Bletchley Park, centinaia di donne passavano le loro giornate a raccogliere le chiavi emerse dal prodigioso ingranaggio. Quel gigantesco pannello di rotori fu il passo definitivo per leggere la fine della seconda guerra mondiale.

Ma il fondamentale contributo di Alan alla lotta degli Alleati non lo salvò dall'essere vittima, in seguito, dei pregiudizi della sua stessa nazione. Da qualunque parte la si guardi, quella di Turing è una storia tristemente affascinante. Il libro Alan Turing: The Enigma , che ha ispirato il noto film The imitation game ( Deciphering Enigma in spagnolo), dell'autore Andrew Hodges, e pubblicato per la prima volta nel 1983, è ancora considerato la Bibbia della biografia dei matematici. E per onorare la sua memoria, la sua città (Londra) ha ideato un omaggio che dovrebbe unire la visione personale, professionale e artistica di questo personaggio unico. A tal fine, British Land, una società fondiaria e immobiliare, ha commissionato a Futurecity (dedicata ai progetti e alla gestione culturale) di immaginare la creazione di un'opera tributo al Paddington Campus Central. L'opera risultante di questa curatela, ideata da United Visual Artists (UVA), in collaborazione con il poeta britannico Nick Drake, è un'imponente installazione che copre l'ampiezza della passerella pedonale sotto Bishop's Bridge Road, e non potrebbe essere più strettamente fusa con il Turing spirito. Messaggio dal mondo invisibile(Message from the Hidden World) è un'installazione permanente in cui i versi della poesia di Drake dialogano con i testi di un articolo dello stesso Turing. I testi sono proiettati da luce LED interna su un pannello di alluminio scuro con diversi livelli di lettura. Utilizzando un algoritmo, i testi vengono alterati casualmente nel loro ordine, creando all'infinito nuovi messaggi dagli scritti originali. L'algoritmo stesso decidequali estratti mostra in ogni momento, strizzando l'occhio alle intelligenze artificiali che tanto ha studiato Turing, come se si trattasse di una sua creatura. L'opera è una vera e propria celebrazione della sua vita e del suo lavoro, non solo per la parte ingegneristica che rende possibile la visione finale dei messaggi, ma perché questi si materializzano con parole di luce; una luce che, seppur fugace e casuale, sta illuminando i nostri passi.

Ogni volta che attraversavo quel passaggio non potevo fare a meno di fermarmi e rabbrividire alla sua lettura in continua evoluzione. Davanti a me, l'intermittenza di ogni parola che mi illumina davanti alla vita. Questa è la sua giustizia poetica. Dal silenzio nascosto che è stato costretto a subire, il messaggio di Alan continuerà a raggiungerci; un altro mondo che diventa visibile con gli occhi della verità, e "l'enigma dell'essere umano nelle sue infinite configurazioni possibili".

MESSAGGIO DAL MONDO INVISIBILE

(Nick Drake)

Questo è Alan che parla

a te che passi da questo ponte

nell'incanto del tempo

sotto l'arco echeggiante

sopra lo specchio d'acqua

mentre vai al lavoro o a casa

e in altri luoghi dell'infinito

tenuto nella caverna segreta dei sogni

delle tue menti misteriose

Questo è Alan che parla

attraverso questa interfaccia con il tempo e lo spazio

Sono il fantasma nella macchina universale

quello che ho sognato mentre giacevo sull'erba

che cresceva nel verde del tempo perduto

di un prato solo a Grantchester

pensando a chi ero innamorato in quel momento

e l'immutabile verità dei numeri

nelle loro belle equazioni

e l'enigma degli esseri umani

nelle loro infinite configurazioni possibili

[…]

Questo è parlare, Alan.

a te che passi per questo ponte

nell'incantesimo del tempo,

sotto l'arco risonante

sullo specchio d'acqua,

mentre vai al lavoro o a casa,

e in altri luoghi nell'infinito

tenuto nella caverna segreta dei sogni

delle tue menti misteriose

Questo è parlare, Alan.

attraverso questa interfaccia con il tempo e lo spazio.

Sono il fantasma nella macchina universale,

quello che ho sognato sdraiato sull'erba

che cresceva nel verde del tempo perduto

Di un prato a Grantchester, solo,

Pensando alla persona di cui era innamorato in quel momento,

e nella verità immutabile dei numeri,

nelle sue belle equazioni,

e l'enigma dell'essere umano

nelle sue infinite configurazioni possibili

[…]*


*Traduzione dell'autore.


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Fonte: La Soga Revista Cultural

Autore: Rosa Cuadrado Salinas

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Articolo tratto interamente da La Soga Revista Cultural