Articolo da Transform! Italia
L’algoritmo sulla pelle. Un saggio di Vittorio Agnoletto. Nell’era del business globale, l’“industria della salute” cerca privatizzazioni e potere economico.
La democrazia non
si misura solo dal diritto di voto, ma dalla trasparenza con cui uno
Stato tutela i corpi e le vite dei propri cittadini. Quando la cura
della salute cessa di essere un presidio sociale e si trasforma in un
segmento ad altissima resa finanziaria, il patto costituzionale si
rompe.
L’articolo 3 della Costituzione italiana rappresenta il
principio fondamentale dell’uguaglianza, non si limita quindi a
proclamare un’uguaglianza formale, ma pone le basi per una società in
cui ogni individuo sia tutelato allo stesso modo dall’ordinamento
giuridico.
L’articolo 32 riguarda invece la tutela della salute,
riconosciuta come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della
collettività.
Nel loro insieme, gli articoli 3 e 32 sono strettamente
collegati: il diritto alla salute può essere effettivamente garantito
solo se tutti i cittadini sono posti in condizioni di uguaglianza
sostanziale nell’accesso alle cure e ai servizi sanitari. Essi esprimono
quindi la visione di uno Stato che tutela la dignità della persona e
promuove il benessere collettivo attraverso l’uguaglianza e la
solidarietà sociale.
In questa prospettiva, un aumento smisurato delle spese
militari può essere visto come problematico se sottrae risorse a sanità e
politiche sociali. Inoltre, il rischio di escalation nucleare
rappresenta una minaccia diretta alla salute, alla vita e alla dignità
umana. Per questo, i principi costituzionali richiamano l’importanza di
perseguire la pace, la cooperazione internazionale e il disarmo,
affinché la sicurezza non sia fondata sulla corsa agli armamenti ma
sulla tutela dei diritti fondamentali delle persone.
È da questa faglia profonda che si sviluppa L’industria della salute,
il nuovo saggio di Vittorio Agnoletto edito da PaperFirst. Frutto di un
lavoro di ricerca e documentazione durato più di due anni, il libro si
presenta come un’opera di controinformazione necessaria; un testo che
affronta scientemente quei nodi politici ed economici che il giornalismo
mainstream tende a derubricare a fatalità o a tecnicismi per addetti ai
lavori. Agnoletto, con la lucidità del medico militante e la precisione
dell’attivista globale, firma una radiografia spietata del declino del
Servizio Sanitario Nazionale, offrendo al lettore una bussola per
orientarsi nei complessi meccanismi che operano all’ombra della salute
pubblica.
Il volume ha il grande pregio della chiarezza divulgativa,
una scelta stilistica che non è mai banalizzazione, ma un atto di
profondo rispetto per il lettore: spiegare con parole semplici la
ragnatela di interessi che determina il nostro destino biologico
significa, intrinsecamente, fornire ai cittadini gli strumenti per
difendersi. L’impianto del libro si muove costantemente su un doppio
binario, connettendo la dimensione locale dei tagli alle strutture
territoriali con le dinamiche della geopolitica del farmaco. La tesi di
fondo è netta: la distruzione della sanità pubblica non è il frutto di
un’inefficienza cronica o del destino cinico e baro, ma il risultato di
una precisa strategia di privatizzazione strisciante e di una
subalternità culturale e politica della classe dirigente nei confronti
dei colossi farmaceutici transnazionali.
L’analisi più densa e strutturata del saggio si concentra
sul fenomeno del conflitto d’interessi sistemico, un virus invisibile
che infetta la neutralità della ricerca scientifica. Agnoletto solleva
la pesante cortina che avvolge le società scientifiche, ovvero quegli
organismi composti da specialisti a cui è affidata la stesura delle
linee guida terapeutiche. Queste linee guida non sono semplici
raccomandazioni teoriche, ma vere e proprie indicazioni terapeutiche che
stabiliscono quale farmaco debba assumere una persona malata. L’autore
documenta come la vicinanza economica tra queste società e le
multinazionali farmaceutiche possa alterare la definizione stessa dei
parametri di salute. Abbassare la soglia clinica di una patologia
cronica, come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia, significa
convertire istantaneamente milioni di individui sani in malati cronici
da sottoporre a terapia. In questo modo, la scienza medica rischia di
abdicare alla propria missione per farsi braccio esecutivo di strategie
di marketing, capaci di orientare i flussi finanziari globali e di
allargare a dismisura i mercati di Big Pharma.
Un altro fronte di approfondimento cruciale riguarda i
meccanismi di immissione in commercio e di rimborsabilità dei farmaci,
gestiti a livello europeo dall’EMA e in Italia dall’AIFA. Agnoletto
svela un paradosso regolatorio che rasenta l’assurdo: per essere
approvato, un nuovo farmaco deve dimostrare di essere sicuro e superiore
a un placebo, ma quasi mai le normative impongono che sia più efficace
dei farmaci già presenti sul mercato. Si assiste così all’invasione di
farmaci cosiddetti «me-too», prodotti fotocopia leggermente modificati
nella molecola o nella modalità di somministrazione, che non portano
alcun reale beneficio terapeutico aggiuntivo ma che vengono immessi sul
mercato a prezzi astronomici. Il saggio decostruisce le trattative
negoziali sul prezzo del farmaco, evidenziando come spesso gli Stati
falliscano nel far valere il principio dell’economicità: anziché
vincolare il rimborso pubblico alla reale innovazione o alla scelta del
prodotto meno costoso a parità di efficacia, il sistema cede alle
pressioni industriali, drenando risorse preziose che vengono sottratte
ai servizi di base, alla prevenzione e al personale ospedaliero.
Fonte: Transform! Italia
Autore: Laura Tussi
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