Il giardino della memoria
Là sono i giorni del passato, come
rami fiorenti, fronde
serene, margherite: e di mio padre
giovane, il viso.
Là siete, api turchine
del parato d’allora,
tavolo antico rigato di sole!
Perché m’è rivedervi
tanta festa e nel petto
spina che duole?
Tra voi cammino, come
per prati ove il silenzio,
fa sommesso il respiro;
quindi ristò, fra me ridente a miti
rammarichi; l’aroma ecco mi china
d’una buon’erba.
Così senza perché contento
vagavo il colle, là verso Chienti, attento
alla goccia, all’odore
della cedrina. Non sapevo in quel tempo
che ogni mio passo disegnasse aiuole.
Aprìco, vario quel giardino, a chi
Di meriggio vi torna.
Amato quel dolore
Come bell’ombra.
Ugo Betti







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