Articolo da Blog INGVterremoti
Da quando è avvenuto il disastroso terremoto del Venezuela si sono letti molti commenti, soprattutto nelle ultime ore, riguardo il fatto che alcune (o molte) persone hanno ricevuto un’allerta sismica sui cellulari prima del terremoto.
A rigore, l’affermazione non è esatta: i cittadini hanno effettivamente ricevuto sui propri smartphone un’allerta sismica, ma la notifica è arrivata a terremoto già avvenuto o, per essere più precisi, quando la scossa era già iniziata.
Il processo di rottura di una faglia grande come quella che si è attivata in Venezuela il 24 giugno 2026 (lunga circa 200 km) dura alcune decine di secondi. Ciò che accade è che mentre la rottura sta ancora propagandosi lungo la faglia, emettendo energia sotto forma di onde sismiche, le zone della faglia più prossime all’ipocentro avranno già subito un forte scuotimento. Inoltre le prime onde prodotte da un terremoto sono le onde P, più veloci e generalmente meno distruttive delle onde S; la differenza dei tempi di arrivo delle due onde sarà tanto maggiore più ci si allontana dall’epicentro; se ci si trova a 50 km, si possono avere 10-15 secondi di differenza. Se si è sopra l’epicentro, purtroppo la differenza è piccolissima.
Avendo a disposizione degli strumenti capaci di osservare e misurare il moto del suolo (sismometri o accelerometri, ad esempio), è possibile, stimare rapidamente la magnitudo del terremoto o comunque le caratteristiche del movimento del terreno, e usare queste informazioni per “prevedere” cosa accadrà nelle aree più distanti della faglia e intorno ad essa. Non una previsione del terremoto, quindi, ma una previsione del suo possibile impatto nelle aree più lontane dall’epicentro. Esisterà dunque sempre una zona “cieca” dove non sarà possibile inviare un’allerta. Questo è il principio base di un sistema di allerta rapido dei terremoti (Earthquake Early Warning System, EEWS) e sfrutta il fatto che l’avviso viaggia in pratica alla velocità della luce (molto maggiore della velocità delle onde sismiche), potendo quindi raggiungere immediatamente le aree più lontane dall’epicentro.
Il principio è lo stesso dei sistemi di allerta tsunami (Tsunami Early Warning System, TEWS), con la differenza che per questi ultimi i tempi di propagazione delle onde di maremoto sono molto più alti, da qualche minuto a molte ore; quindi, le possibilità di informare tempestivamente le persone lungo le coste a rischio sono di gran lunga maggiori.
L’allerta sismico in Venezuela
Ma veniamo al caso del Venezuela. L’allerta di cui abbiamo letto, inviato da Google sui cellulari Android, si basa su un sistema che non utilizza una rete di sismometri installata ad hoc, ma sfrutta i minuscoli accelerometri presenti all’interno dei cellulari che tutti noi utilizziamo. Questi accelerometri non forniscono segnali di alta qualità come quelli utilizzati per scopi scientifici (che costano due o tre ordini di grandezza di più, da pochi euro a qualche migliaio), ma hanno il pregio di essere molto più numerosi, anche in questo caso di alcuni ordini di grandezza. Tipicamente, anche nelle regioni dove le reti sismiche e accelerometriche sono più dense, come il Giappone, la California o l’Italia, il numero degli strumenti scientifici è di alcune centinaia o al massimo qualche migliaio, mentre nella stessa area possono esserci attivi milioni di smartphone.
La tecnologia sviluppata da Google, con il supporto scientifico del laboratorio sismologico dell’Università di Berkeley e del suo ideatore principale Richard Allen, si basa proprio sull’analisi rapida e massiva dei dati degli accelerometri dei cellulari. In pratica un numero enorme di dati rilevati da questi nell’area epicentrale ha permesso di stimare le caratteristiche dello scuotimento in atto e inviare una segnalazione alle aree più distanti. Il sistema, chiamato Android Earthquake Alerts, ha iniziato a essere sperimentato nel 2021, prima in Grecia e Nuova Zelanda, e oggi è attivo in 98 Paesi, dove copre circa 2,5 miliardi di persone.
Autore: Alessandro Amato
Articolo tratto interamente da Blog INGVterremoti








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