Articolo da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Caldo estremo e umidità crescente rendono le ondate di calore sempre più pericolose in Italia e in Europa. Spinte dalla crisi climatica non sono più anomalie ma una nuova normalità, con impatti diretti sulla salute.
Il Regno Unito ha già battuto il proprio record assoluto di temperatura per il mese di giugno, la Francia continua a rivivere “il giorno più caldo di sempre”. Mentre un’ondata di calore si estende in vaste aree d’Europa, In Italia il 25 giugno 17 città, tra cui Roma, sono finite in allerta rossa. Stop dunque ai lavoratori più esposti, come operai edili e fattorini nelle ore più calde, ammesso che ce ne siano di più fresche. Sul tema l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme chiaro: il caldo estremo “sta mettendo a rischio vite umane”.
Ogni volta che un evento estremo colpisce l’Europa e il nostro Paese, il racconto sembra ripetersi: si parla di eccezionalità, di imprevedibilità, di anomalie. Una narrazione che contrasta con quanto la comunità scientifica documenta da decenni. I dati e gli studi disponibili indicano con chiarezza che fenomeni di questo tipo non solo sono prevedibili, ma destinati a diventare sempre più frequenti e intensi a causa del riscaldamento globale, alimentato dalle attività umane e dall’uso dei combustibili fossili.
Vista la situazione la vera domanda da porsi è: se conosciamo da
tempo l’evoluzione di questi fenomeni, perché si è fatto poco o nulla
per affrontarli? Una questione che lasciamo per il momento aperta.
Prima, vale la pena capire cosa sappiamo sulle ondate di calore e perché l’interazione tra alte temperature e umidità elevata può diventare letale per l’organismo umano.
Il parametro di riferimento: la temperatura di bulbo umido
Per capire davvero perché il caldo può diventare letale, bisogna partire da un indicatore poco conosciuto: la temperatura di bulbo umido (wet-bulb temperature, Twb). È un parametro che combina temperatura e umidità e misura la capacità dell’aria di assorbire il vapore acqueo attraverso l’evaporazione. Quando l’aria è secca, il sudore prodotto dal nostro corpo evapora facilmente, sottraendo calore alla pelle e permettendo all’organismo di raffreddarsi. Ma quando l’umidità è elevata, questo processo si blocca: il sudore non evapora e il corpo non riesce più a disperdere calore. Ed è qui che la combinazione tra temperatura e umidità diventa devastante. Trenta gradi con un’umidità dell’85% possono risultare molto più opprimenti e pericolosi rispetto alla stessa temperatura con aria secca.
Esiste una soglia, un punto di non ritorno, oltre la quale il sistema di termoregolazione umano collassa. Tradotto: c’è un limite all’adattamento.
Fino a poco tempo fa si pensava che una temperatura di bulbo umido intorno ai 35°C fosse un limite da non oltrepassare. In questo caso anche un individuo sano, all’ombra e ben idratato, non è più in grado di raffreddarsi: si entra in una zona di rischio potenzialmente letale nel giro di poche ore. Secondo però recenti studi, anche con Twb che oscillano tra 26°C e 31°C la termoregolazione umana diventa inefficace.
Ci sono diversi modi per calcolare la Twb, tra i più immediati c’è quello offerto da Omni calculator. Se per esempio inserisco i dati di Roma, dove alle ore 12:30 del 25 giugno risultano 33°C con un tasso di umidità del 39%, ecco che il Twb riporta il dato di 22,6°C. Un valore che resta tollerabile ma tutt’altro che rassicurante dato che le conseguenze non si limitano agli scenari più estremi. Anche al di sotto delle soglie letali, il caldo ha infatti effetti significativi sulla salute. Le ondate di calore sono associate a un aumento di patologie cardiovascolari e respiratorie, a disturbi mentali come ansia e depressione, e a un incremento della mortalità. L’esposizione durante la gravidanza può avere effetti permanenti sul nascituro, mentre le cosiddette “notti tropicali”, anch’esse sempre più frequenti, compromettono il sonno e incidono su sistema immunitario e funzioni cognitive.
Il problema è che la crisi climatica sta spingendo proprio in questa direzione. L’aumento delle temperature globali riscalda gli oceani, intensificando l’evaporazione e aumentando il contenuto di umidità nell’atmosfera. Si innesca così un circolo vizioso che porta a condizioni sempre più favorevoli a valori elevati di bulbo umido.
A livello globale, l’esposizione al caldo estremo è destinata ad ampliarsi rapidamente. Oggi la temperatura media della Terra è aumentata di circa 1,4°C rispetto all’epoca preindustriale, ma il 2024 e il 2025 hanno già superato temporaneamente la soglia di 1,5°C indicata dall’Accordo di Parigi,
un limite simbolico e fisico oltre il quale gli impatti diventano
significativamente più gravi. Non è ancora chiaro se questo sforamento
diventerà strutturale, ma il segnale è inequivocabile.
Il punto della situazione
Secondo le analisi dei ricercatori di ClimaMeter, nelle condizioni meteorologiche osservate il 22 giugno 2026 le temperature risultavano tra i 2°C e i 4°C più elevate rispetto a eventi analoghi della seconda metà del Novecento. Il segnale è evidente nelle grandi città: circa +2,4°C a Parigi, +3,8°C a Milano e fino a +4°C a Saragozza. La circolazione atmosferica responsabile dell'evento non è senza precedenti. Simili eventi si sono verificati molte volte in passato, ma ora si manifestano in un clima sostanzialmente più caldo, con conseguenti temperature molto più elevate e impatti maggiori.
Se si guarda alla salute, l’Italia è stabilmente il Paese europeo con il maggior numero assoluto di decessi legati al caldo, secondo studi pubblicati su riviste come Nature Medicine e Lancet Countdown. Durante un’ondata di calore tra fine giugno e inizio luglio 2025, circa il 65% delle morti registrate in 12 città europee (1500 su 2300) è stato attribuito direttamente al cambiamento climatico. A Milano, la quota è stata simile: 317 decessi su 499.
Il quadro complessivo è ancora più impietoso. Nell’estate del 2024 si sono registrati oltre 62000 decessi legati al caldo in Europa, di cui circa 19000 in Italia. Già nel 2022, oltre la metà delle circa 60000 morti estive era attribuibile al riscaldamento globale. E nel 2023, nel nostro Paese, il caldo ha causato un numero di vittime circa quattro volte superiore a quello degli incidenti stradali.
Sul tema, l’allarme è stato più volte lanciato anche dall’Agenzia europea per l’ambiente che, nella sua prima valutazione sui rischi climatici del 2024 ha indicato le ondate di calore come la principale minaccia per la salute pubblica nel Continente per i prossimi anni. Un’analisi arrivata dopo quella del 2017, quando l’Agenzia sottolineò che il caldo estremo mette a rischio anche produzione energetica e infrastrutture. A fine maggio, inoltre, la “Pan-European Commission on Climate and Health” ha definito il cambiamento climatico una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità sociale. Pochi esempi, presi da una vastissima letteratura scientifica, che smentiscono l’effetto a sorpresa attribuito speso al fenomeno.
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Fonte: Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Autore: Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
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Articolo tratto interamente da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS







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