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lunedì 31 agosto 2026

L’emergenza dell’analfabetismo funzionale in Italia


In Italia, il problema dell’analfabetismo funzionale è più grande di quanto si pensi. Secondo i dati dell’OCSE, tra il 28% e il 35% degli adulti fatica a capire e usare informazioni scritte nella vita di tutti i giorni. Non significa che non sappiano leggere e scrivere, ma che incontrano difficoltà quando devono interpretare testi un po’ più complessi o seguire ragionamenti articolati. E questo ha conseguenze concrete: meno autonomia, meno possibilità di partecipare attivamente alla vita sociale e lavorativa.

Questa difficoltà si vede ancora di più sui social, che ormai sono la fonte principale di informazione per tanti. Le fake news e la disinformazione si diffondono a macchia d’olio proprio perché chi ha problemi a valutare criticamente le fonti rischia di cascarci più facilmente. Il risultato? Un mare di confusione e divisioni, dove opinioni personali si mescolano ai fatti e le discussioni degenerano in litigi senza senso.

I social dovrebbero servire per dialogare e confrontarsi, ma spesso finiscono per premiare i contenuti più emotivi e superficiali, quelli che generano reazioni rapide e si diffondono senza che nessuno si preoccupi troppo di verificarli. E così si crea un circolo vizioso: ognuno cerca solo conferme alle proprie idee, si chiude in bolle di informazioni e finisce per rinforzare convinzioni sbagliate.

Questo ha un impatto enorme sulla democrazia. Senza un confronto serio e basato sui fatti, diventa difficile prendere decisioni consapevoli e costruire un dibattito pubblico sano. La conseguenza? Una società sempre più polarizzata e meno aperta al dialogo.

Per cambiare le cose bisogna agire su più fronti. La scuola deve rinnovarsi e aiutare i ragazzi a sviluppare capacità di lettura, comprensione e pensiero critico fin da piccoli. Ma serve anche un cambio di mentalità nell’uso dei social: saper distinguere le informazioni affidabili, ridurre le notifiche inutili e dare più spazio alle relazioni reali invece di quelle virtuali.

Insomma, l’analfabetismo funzionale non riguarda solo l’istruzione: è una questione sociale e culturale che tocca tutti noi e la qualità della nostra democrazia. Con l’esplosione delle fake news e il ruolo dominante dei social, è più urgente che mai trovare soluzioni concrete.

L'autore di questo post, si è riservato il diritto di restare in anonimato, quindi non verrà rivelata l'identità e la fonte.

Autore: Anonimo

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Post originale 10 giugno 2025


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Forse ci difenderà ancora


"Forse ci difenderà ancora

il canto di un uccello,

una stella che ci mostra la sua predilezione,

la linea azzurra dei monti nel tramonto d’oro

e la parola che matura nel silenzio più profondo."

Ghiannis Ritsos


Mi dico che sto cercando qualcosa...

"Mi dico che sto cercando qualcosa. Ma sempre di più, mi sembra di vagare, in attesa che mi accada qualcosa, qualcosa che cambierà tutto, qualcosa a cui tutta la mia vita ha portato. Nel mio cuore, so che questo non è vero. La vita non porta a nulla, né stiamo andando da nessuna parte in particolare. Stiamo solo vagando, girando l'uno intorno all'altro, stiamo tutti, alla fine, semplicemente accompagnandoci l'un l'altro verso casa."

Khaled Hosseini



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Immagine generata con intelligenza artificiale


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• Testo: Elaborato in co-scrittura con assistenti virtuali e verificato manualmente dall'autore.

• Immagini: Generati o ottimizzati mediante modelli di IA generativa.

• Responsabilità Editoriale: La selezione, il controllo e l'approvazione finale restano al 100% umane.

Ma allora cos'è che ti conforta?


"Ma allora cos'è che ti conforta? La certezza della mia libertà interiore disse lui dopo aver riflettuto questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende sola da me perdere o conservare. la convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita come capita ora finiscono poi per placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: Primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare."

Irène Némirovsky


La maggior parte della popolazione...

 


“La maggior parte della popolazione non è molto intelligente, teme le responsabilità e non desidera niente di meglio che sentirsi dire cosa fare. A patto che i governanti non interferiscano con i loro comfort materiali e le credenze a loro care, è perfettamente felice di lasciarsi governare.”

Aldous Huxley



Ho trascorso tutte le estati della mia vita a fare propositi per settembre...

"Ho trascorso tutte le estati della mia vita a fare propositi per settembre. Ora non più. Ora trascorro l'estate a ricordare i propositi che facevo e che sono svaniti, un po' per pigrizia, un po' per dimenticanza. Che cosa avete contro la nostalgia, eh? È l'unico svago che resta per chi è diffidente verso il futuro. L'unico. Senza pioggia, agosto sta finendo. Settembre non comincia. E io sono così ordinario. Ma non c'è da preoccuparsi, va bene. Va bene così."

Tratto dal film La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino


Dipinto del giorno

 

Le fanciulle dei fiori di Cesare Mariani



Intanto Agosto si faceva Settembre...


"Intanto Agosto si faceva Settembre ed

il rosso acceso dei cieli d'estate sbiadiva 

in un tenue giallo autunnale.

Era la bella stagione che faceva posto 

al suo malinconico divenire."

Coffee and Souls©


La felicità

 

"La felicità è nei cuori di chi sa donare senza riserve.

La felicità è di chi sa accontentarsi di quel poco che ha.

La felicità è il saper che un semplice gesto rende felice te che mi stai leggendo."

Michele Sannino


La storia di Ines Bedeschi

Ines Bedeschi (1914–1945), nota con il nome di battaglia "Bruna", è stata una delle più eroiche partigiane italiane. Venne fucilata il 28 marzo 1945 presso la riva del fiume Po, a Sacca di Colorno, insieme ai partigiani Alceste Benoldi e Gavino Cherchi.


Video credit Cronache Ribelli caricato su YouTube


In una società...


"In una società nella quale istituzioni, classi sociali, forze politiche sono magari in lotta fra di loro e riescono a spostare alla lunga i propri equilibri, ma a breve termine sono realmente consolidate, consapevoli ciascuna delle proprie possibilità effettive e dei propri limiti, un partito totalitario ha possibilità poche o nulle di espandersi, e resta una setta insignificante. Anche se in circostanze precedenti particolarmente favorevoli ha potuto svilupparsi ed ha organizzato una frazione non trascurabile della popolazione senza però essere riuscito ad impadronirsi del potere, ora o regredisce o, dopo essere stato tenuto più o meno a lungo in quarantena dalle forze politiche dominanti, finisce con l'adattarsi lentamente al sistema che inizialmente voleva distruggere e col diventare uno fra gli altri partiti che si contendono la partecipazione al governo."

Altiero Spinelli


Il balcone di Charles Baudelaire


Il balcone

Madre delle memorie, amante delle amanti,
fonte d'ogni mia gioia e d'ogni mio dovere,
ricorderai le tenere nostre ebbrezze, davanti
al fuoco, e l'incantesimo di quelle lunghe sere,
madre delle memorie, amante delle amanti!

Le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi,
le sere sul balcone, velate d'ombre rosee...
Buono il tuo cuore, e dolce m'era il tuo seno: oh, seppi
dirti, e sapesti dirmi, inobliabili cose,
le sere accanto al palpito luminoso dei ceppi.

Come son belli i soli nelle calde serate,
quanta luce nel cielo, che ali dentro il cuore!
Chino su te sentivo, o amata fra le amate,
alitar del tuo sangue il recondito odore...
Come son belli i soli nelle calde serate!

Un muro era la notte, invisibile e pieno.
Io pur sapevo al buio le tue pupille scernere,
e bevevo il tuo fiato, dolcissimo veleno,
e i piedi t'assopivo, entro mani fraterne.
Un muro era la notte, invisibile e pieno.

Io so come evocare i minuti felici,
e rivivo il passato, rannicchiato ai tuoi piedi:
è infatti nel tuo mite cuore e nei sensi amici
tutta chiusa la languida bellezza che possiedi.
Io so come evocare i minuti felici...

O promesse, o profumi, o baci senza fine,
riemergerete mai dai vostri avari abissi,
come dal mare, giovani e stillanti, al confine
celeste i soli tornano dopo la lunga eclissi?
- O promesse, o profumi, o baci senza fine!


 Charles Baudelaire

Credo che il vero compito di un attore...


"Credo che il vero compito di un attore sia allontanarsi da sé stesso per avvicinarsi a qualcun altro. Non si tratta di interpretare persone che ci assomigliano, ma di riuscire a comprendere vite, sentimenti e dolori che appartengono a mondi diversi dal nostro."

Serena Rossi

Photo credit Lega Nerd, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons

Voglio che i miei ragazzi...

“Voglio che i miei ragazzi imparino a comprendere le emozioni della persone, le loro insicurezze e preoccupazioni, le loro speranze e i loro sogni.” 

Lady Diana Spencer

Photo credit John Mathew Smith & www.celebrity-photos.com from Laurel Maryland, USA (Archived link), CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons




Citazione del giorno

 “La mancanza di desideri è il segno della fine della gioventù e il primo e lontanissimo avvertimento della vera fine della vita.” 

 Goffredo Parise


Non penso, non mi lamento, non discuto di Marina Ivanovna Cvetaeva



Non penso, non mi lamento, non discuto

Non penso, non mi lamento, non discuto.
Non dormo.
Non aspiro
né al sole né alla luna né al mare
né alla nave.

Non mi accorgo di quanto fa caldo tra queste pareti,
di quanto verde c’è nel giardino.
Da tempo il dono desiderato ed atteso
non aspetto.

Non mi rallegra né il mattino né la corsa
sonora del tram.
Vivo, senza vedere il giorno, dimenticando
la data e il secolo.

Sulla fune, che sembra intagliata,
io – sono un piccolo danzatore.
Io – ombra dell’ombra di qualcuno. Io – sonnambulo
di due oscure lune.

Marina Ivanovna Cvetaeva


Non c'è tempo per nient'altro...


"Non c'è tempo per nient'altro.

Così è la vita e nessuno sfugge vivo a questo mondo.

C ' è ancora tempo, quindi vivi per piacere, domani potrebbe non essere più.

Mangia quello che vuoi, cammina al sole, fatti la doccia in mare...

Di' la verità quando lo senti.

Sii pazzo, sii sciocco. Sii strano.

Sii te stesso, non c'è tempo per nient'altro."

Richard Gere

Photo credit Elviraurbano, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons



Un metodo speciale

 "Dare in modo completo la cultura moderna è diventata una cosa impossibile: sorge così la necessità di un metodo speciale grazie al quale tutti i fattori della cultura possono essere presentati ad un bambino; non in un programma che gli venga imposto, con esattezza di particolari, ma diffondendo il massimo numero di germi di interesse. Essi saranno appena recepiti dalla mente, ma potranno germogliare più tardi, man mano che la volontà si precisa, e così egli potrà divenire un individuo adatto a questa nostra epoca in espansione."

Maria Montessori



domenica 30 agosto 2026

Firma per portare l'educazione affettiva nelle scuole!

Il Referendum "Sì Educazione Affettiva nelle scuole" è una campagna referendaria abrogativa avviata in Italia il 6 agosto 2026. L'iniziativa mira a cancellare interamente la Legge 9 giugno 2026, n. 104, entrata in vigore il 7 luglio. Per portare il quesito alla consultazione elettorale è necessario raccogliere almeno 500.000 firme digitali certificate.

Maggiori informazioni:



Video credit Referendum Educazione Affettiva caricato su YouTube


La dignità è qualcosa che non si tocca!



"La dignità è qualcosa che non si tocca!

La dignità è la parte più "sacra" in ognuno di noi.

Essa ci permette di camminare a testa alta

tra milioni di persone.

Ci permette di guardare negli occhi chi

ci affronta, chi ci accusa e ci offende.

Essa ci permette di confrontarci dignitosamente con chi tenta di sminuirci

o di farci passare per quello che non siamo.

Quindi prima di provare a toccare o

a "calpestare" la dignità di qualcuno, pensateci."

Silvia Nelli


30 agosto 1965: la catastrofe di Mattmark

La catastrofe di Mattmark è stata uno dei più gravi disastri sul lavoro della storia europea recente, avvenuta il 30 agosto 1965. Il bilancio fu devastante: 88 morti accertati.


Video credit TEDBEEOFFICIAL caricato su YouTube


Nessuno mi può costringere...


"Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri)."

Immanuel Kant



Ogni opera teatrale ha un pubblico

"Ogni opera teatrale ha un pubblico; è solo che a volte non ha la pazienza di aspettare abbastanza a lungo per trovarlo."

Shirley Booth


Così il passato ritorna...

"Così il passato ritorna... non con gli stessi personaggi, come nei romanzi, ma con personaggi nuovi che risvegliano la memoria di paure non cancellate. E questo era molto pericoloso. Non devo cercare di dimenticare il passato, come avevo pensato[...]; invece dovrei ricordarlo tutto, per poterlo tenere sotto controllo e usarlo per rafforzarmi contro le nuove esperienze che sicuramente mi aspettano."

Goliarda Sapienza


È una malattia...

"È una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità."

Richard Yates


Invictus di William Ernest Henley


Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per la mia anima invincibile.
Nella feroce morsa della circostanza
Non ho arretrato né gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d'ira e lacrime
Incombe il solo orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino;
Io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley

Voglio ricordare il guestbook

Guestbook


Voglio ricordare ai lettori e amici del blog, che ho creato un libro degli ospiti. Nella pagina puoi lasciare qualsiasi commento, non pertinente ai post.

Grazie a tutti!


Ma a volte veniamo travolti da una prospettiva più ampia

"Ma a volte veniamo travolti da una prospettiva più ampia. Stupiti dai misteri della natura, ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli e insignificanti nell'immensità delle cose. Immaginiamo le infinite distese dello spazio astronomico sopra di noi. Regni di immensità insondabile. E ai nostri piedi, ovunque, una miriade di ingressi all'infinitamente piccolo. Con noi stessi in mezzo, con la nostra fatua coscienza umana di essere in qualche modo importanti per tutto questo!"

Ray Cummings 


Dipinto del giorno

Butteri di Giovanni Fattori


Credo di narrare me stesso...

“Credo di narrare me stesso anche quando narro delle storie, sinceramente. Anche se non sono io il protagonista, sento comunque ogni volta di voler dare importanza al mio sguardo.” 

Diodato

Photo credit GuardiamarinaVeneziano, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


Lo spettro della rosa di Théophile Gautier

 


Lo spettro della rosa

Solleva la tua palpebra socchiusa

che un sogno virginale accarezza,

io sono lo spettro di una rosa

che ieri hai portato alla danza.

Ancora imperlata mi hai colta

dal pianto dell’argentea rugiada,

e fra i lumi della sala in festa,

tutta la sera con te mi hai portata.

.

O tu, che della mia morte sei causa,

senza che tu lo possa scacciare,

ogni notte il mio spettro rosa

al tuo capezzale si recherà a danzare;

ma non temere, lui non reclama

un De Profundis o una messa solenne;

è, la mia anima, un leggero aroma

e dal paradiso esso discende.

.

Il mio destino fu da invidiare,

per aver avuto sì bella morte,

più d’uno vorrebbe la vita donare,

per avere il tuo seno, come tomba, in sorte.

E sull’alabastro dove trovo riposo

con un bacio, un poeta, ha voluto vergare:

“Qui giace lo spettro di una rosa

Che tutti i re fa ingelosire.”

 Théophile Gautier


La storia di Anita Garibaldi



Articolo da Enciclopedia delle donne

Ana Maria De Jesus Riberio nasce vicino alla città di Laguna, all’estremo Sud del Brasile, nello stato di Santa Caterina. È la terza di dieci figli. Riceve un’educazione elementare, ma dimostra sempre intuito e intelligenza. Sa cavalcare a pelo con una grande destrezza ed è anche una esperta nuotatrice. Alla morte prematura del padre, la famiglia Riberio cade in una estrema povertà ed è per avere meno bocche da sfamare che la madre cerca di accasare le figlie maggiori, ancora giovanissime. Anita sposa Manuel Giuseppe Duarte, un calzolaio, occasionalmente pescatore, conservatore e reazionario, all’età di 14 anni e si trasferisce a Laguna. Il matrimonio dura pochi, difficili, anni. Del marito di Anita non si sono mai avute notizie certe e si fanno molte ipotesi. Forse la più attendibile è quella avanzata da Gustavo Sacerdote, biografo di Giuseppe Garibaldi che, in un testo pubblicato nel 1933, sostiene che Duarte morì in un naufragio durante una battuta di pesca.

È l’anno 1839 e Garibaldi arriva con tre lancioni per prendere Laguna e costituire la Repubblica Juliana. Il Brasile si era reso indipendente dal Portogallo, ma le cose erano cambiate assai poco, il paese infatti è retto da un imperatore. Alcuni stati aspirano all’indipendenza, compreso quello di Santa Catarina. Garibaldi, sfuggito a chi lo aveva condannato a morte in contumacia per avere partecipato ai moti carbonari e per essere iscritto alla Giovane Italia di Mazzini, si era rifugiato in America Latina, prendendo subito parte a insurrezioni locali.

Questo il contesto storico-politico di quell’anno. Dalla sua nave Garibaldi scruta la terraferma con un cannocchiale e scorge un gruppo di ragazze che passeggiano lungo la riva. Fa calare una scialuppa per raggiungere e vedere da vicino quella che lo ha particolarmente colpito. Fu però la sera stessa che - nella casa in cui era stato invitato – incontra proprio la giovane che così tanto desiderava conoscere. Nelle sue memorie Garibaldi scrive che rimase fulminato dal suo aspetto e dalla sua personalità.

Quando riceve l’ordine di salpare, Anita vuole a tutti i costi imbarcarsi con lui.

È molto difficile, raccontando la storia di Anita, districarsi tra storia e leggenda. Al di là di ogni romantico racconto, Anita condivise veramente gli ideali politici del suo Josè, come lei lo chiama, e lo segue ovunque, nei pericoli e nelle battaglie. Tuttavia, pare che una forte motivazione sia stata anche quella della gelosia. Giuseppe e Anita si sposano quando viene accertata la morte del primo marito.

Nel 1840 le varie spinte secessioniste locali vengono definitivamente soppresse dal governo centrale e Garibaldi organizza la ritirata. Anita, che non è riuscita a scappare con lui, è però riuscita a sfondare l’assedio quando il suo cavallo viene abbattuto. È costretta ad arrendersi e, convinta che il suo Giuseppe sia morto, prega il nemico di poter cercare il corpo del marito tra i cadaveri nel campo di battaglia. Non lo trova, così decide di rubare un cavallo e - durante la notte - di tentare la fuga. Anita era incinta di sette mesi e, aggrappata alla coda di un cavallo, guada un fiume, affluente dell’Uruguay. Finalmente raggiunge la fazenda di San Simon, dove si ricongiunge con Garibaldi. È qui che nasce il primo figlio, che viene chiamato Menotti, in onore di Ciro, martire del Risorgimento. Ad appena dodici giorni dal parto, mentre Garibaldi è assente, una improvvisa incursione la costringe a un’altra fuga. Avvolge il piccolo Menotti in un fazzoletto che lega a una spalla e, stringendolo al seno, fugge a cavallo. Garibaldi la trova esausta al margine di una foresta. Anita e Giuseppe hanno una vita disseminata da pericoli, sacrifici e povertà, anche perché lui ha sempre rifiutato i compensi che i governi dei popoli da lui aiutati gli avevano spontaneamente offerto. Quando la piccola famiglia si trasferisce a Montevideo, in una piccola casa in affitto, nascono altri tre figli: Rosita, che porta il nome della nonna paterna e muore a due anni, Teresita, a cui viene dato il nome della sorella di Garibaldi, e Ricciotti, cognome di un collaboratore dei fratelli Bandiera.

Nel frattempo, in Italia, stanno maturando eventi nuovi e Garibaldi può essere di grande aiuto al suo amato paese. Decide di farsi precedere da Anita e dai bambini: Menotti ha sette anni, Teresita due e Ricciotti appena uno.

Si imbarcano il 27 dicembre del 1847 per raggiungere Nizza, dove li attende la nonna Rosa, madre di Giuseppe. Quattro mesi dopo parte anche Garibaldi, per partecipare agli eventi del 1848. Quando, nel 1849, fu proclamata la Repubblica Romana, con a capo il triumvirato Mazzini, Armellini e Saffi, Garibaldi viene proposto come deputato. Anita potrebbe rimanere al sicuro a Nizza coi suoi figli, ma più volte decide di raggiungere il marito a Roma, mossa dalla condivisione degli stessi ideali, ma forse anche da quella gelosia che, a parere unanime dei biografi, la attanaglia.

L’ultimo viaggio - da Nizza a Roma - lo compie in giugno. Era incinta di quattro mesi e la Repubblica Romana era già ai suoi ultimi giorni, perché Pio IX aveva chiesto aiuto agli eserciti spagnolo, francese e borbonico.

Da un racconto di Alessandro Dumas, generale garibaldino, si apprende che Anita appare davanti a Garibaldi che, fra lo stupore, il dispiacere e la gioia di vederla in una circostanza così drammatica, la presenta con queste parole: «Questa è Anita, ora avremo un soldato in più!».

Quando la Repubblica di Mazzini cade, Garibaldi e le sue camice rosse fuggono da Roma, Anita si taglia i lunghi capelli, si veste da uomo e parte a cavallo a fianco di Josè, che aveva pronunciato a Piazza San Pietro il famoso discorso passato alla storia: «… Io non offro né paga, né quattrini, né provvigioni, offro fame, sete, marce forzate e morte. Chi ha il nome d’Italia non solo sulle labbra ma nel cuore, mi segua». Queste parole erano rivolte fatalmente anche ad Anita. I soldati di cinque eserciti li seguono e l’intenzione di Garibaldi e della sua colonna è quella di raggiungere Venezia e sostenere la repubblica di Mazzini. Il generale e le sue truppe attraversano l’Appennino, trovando sempre sostegno nelle popolazioni. Molti avrebbero anche ospitato e curato Anita, che nel frattempo aveva contratto la malaria, cercando di convincerla a fermarsi, ma lei vuole proseguire. Molti sono i racconti, veri e romanzati, degli incontri che hanno durante la loro fuga. Si dice che in Romagna, non potendo più indossare abiti maschili per il suo stato di gravidanza, le viene offerto un abito chiamato “barnus”, dal termine arabo “burnus”, che i contadini - uomini e donne - usavano nei lavori di campagna. Garibaldi, Anita e 160 volontari raggiungono Cesenatico, dove si imbarcano, ma nei pressi di Goro iniziano dei cannoneggiamenti e sono costretti a sbarcare a Magnavacca, oggi Porto Garibaldi.

La fuga prosegue a piedi o con mezzi di fortuna, aiutati da cittadini di ogni estrazione sociale, in un territorio più sicuro, ma molto faticoso, attraverso zone vallive tra terra e acqua. Raggiungono la fattoria dei conti Guiccioli, presso Mandriole e qui vengono ospitati da Stefano Ravaglia, fattore del conte. Anita, ormai priva di conoscenza per la malattia e gli stenti, viene deposta su un letto dove muore poco dopo fra le braccia del suo Josè. Anita è morta in un luogo del tutto simile alla terra in cui è nata: una terra lagunosa, tra sabbia, specchi d’acqua e canneti.

Le circostanze drammatiche non permettono però a Garibaldi di rimanere a piangere la moglie e, sollecitato dal fedele capitano Leggero, deve ben presto riprendere la via della fuga. Alla morte drammatica segue un’altra tragedia. Per timore di essere scoperti come aiutanti di Garibaldi, i Ravaglia seppelliscono il suo corpo in un campo da pascolo chiamato Pastorara, dove viene scoperto da tre pastorelli. Seguono giorni di ricerche e di denunce. Il corpo della donna sconosciuta viene sepolto nel cimitero di Mandriole, per poi essere traslato all’interno della chiesa. Dopo dieci anni, al termine della II guerra di indipendenza, dopo il plebiscito per le annessioni delle terre di Romagna al Regno d’Italia, Garibaldi, coi figli Menotti e Teresita, giunge a Mandriole per ritirare le spoglie di Anita e trasferirle al cimitero di Nizza. I giorni della macchia sono lontani e il Generale, eroe di tante battaglie, viene ricevuto con grandi onori. Nizza non è però l’ultima dimora del corpo di Anita. Nel 1931 il governo italiano chiede il permesso al sindaco della città natale di Garibaldi di spostare i resti a Roma, al Gianicolo. Il monumento della sepoltura la rappresenta a cavallo col figlioletto al collo in atteggiamento di galoppo. 

Continua la lettura su Enciclopedia delle donne

Fonte: Enciclopedia delle donne

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Articolo tratto interamente da Enciclopedia delle donne 


Potete giudicare...

“Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande.” 

Naguib Mahfuz 


Nell'industria del cinema...

“Nell'industria del cinema non mi sembra che le cose siano cambiate molto. L'unica differenza che noto riguarda il tempo: oggi si fa in un giorno ciò che prima facevamo in una settimana.” 

Glenn Ford


Sono proprio in quella fase...

"Sono proprio in quella fase in cui mi chiedo quale sarà il mio prossimo passo. Sono entrata in questo settore quasi per caso, ma ora è diventato una cosa seria. Quello che è iniziato come un semplice divertimento, un'attività alternativa al lavoro di modella, ha preso una piega diversa nella mia carriera. Mi sono ritrovata a chiedermi dove mi porterà questa curva."

Cameron Diaz

Photo credit David Shankbone, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons


Spesso la nostra unica verità

"Spesso la nostra unica verità è quella narrativa, sono le storie che ci raccontiamo a vicenda e raccontiamo a noi stessi."

Oliver Sacks


I miei sogni...

 "I miei sogni furono solo miei. Non ho mai dato la colpa a nessuno per essi. Sono stati il mio rifugio quando ero perduta, e il mio piacere più caro quando ero libera".

 Mary Shelley



Il nemico del cinema

"Il nemico del cinema e del box office è la mancanza di originalità. L’amore dei soldi e non quello dei film è quello che sta facendo del male a tutta l’industria cinematografica."

Wes Craven

Photo credit Bob Bekian from Thousand Oaks Ca., USA, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons



Mi diverto


"Mi diverto di più con i miei pensieri che con quelli degli altri. Non mi dispiace rispondere alle domande. Ma in uno scambio di conversazione, finisco per essere un paio di orecchie."

Charles Bronson



Dipinto del giorno


Belisario chiede l'elemosina di Jacques-Louis David


sabato 29 agosto 2026

Di Battista ricoverato in gravi condizioni a Cuba

Nella serata di venerdì, Alessandro Di Battista è stato ricoverato d’urgenza in un ospedale di Cuba, dopo aver accusato un forte mal di testa e un malore improvviso.

Secondo quanto riportato da diverse testate, tra cui Corriere della Sera e Il Fatto Quotidiano, l’ex deputato del Movimento 5 Stelle sarebbe arrivato in ospedale in condizioni giudicate “gravi”. Al momento, non ci sono aggiornamenti ufficiali sulle cause precise del ricovero.

Di Battista, 48 anni compiuti all’inizio di agosto, si trovava a Cuba per realizzare un reportage. In ore come queste, al di là delle posizioni politiche, viene prima la persona. A Di Battista, alla sua famiglia, va la mia solidarietà e l’augurio sincero di una pronta guarigione.

Photo credit Kaspo, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Aggiornamento ore 19.15

Secondo molte fonti, Alessandro Di Battista ha ripreso conoscenza e in viaggio verso una struttura più idonea a L'Avana.


Il controllo dell'informazione nell'Italia Fascista


Il controllo dell'informazione in Italia durante il regime fascista rappresenta un capitolo oscuro nella storia della libertà di stampa e espressione. Il fascismo, guidato da Benito Mussolini, si è servito di vari strumenti per manipolare l'informazione e plasmare l'opinione pubblica a proprio favore.

Uno dei primi passi verso il controllo totale dell'informazione fu l'inserimento di giornalisti fedeli al regime all'interno delle redazioni, esercitando pressioni sulle direzioni affinché licenziassero coloro che mantenevano una libertà di giudizio non allineata con le direttive del regime. Questo processo di "fascistizzazione" della stampa culminò con la promulgazione delle "leggi fascistissime" nel 1926, che trasformarono il "Popolo d'Italia" nel giornale ufficiale del regime.

La censura si estese anche alla radio, con la creazione dell'Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR), che aveva lo scopo di diffondere la propaganda fascista attraverso le onde radiofoniche. Inoltre, le cosiddette "veline fasciste" erano comunicati stampa che venivano inviati ai giornali con l'obbligo di pubblicazione. Queste note contenevano indicazioni precise su quali notizie pubblicare e come presentarle, esercitando così un controllo diretto sull'informazione che raggiungeva il pubblico.

Il regime fascista utilizzava la censura come uno strumento per limitare la libertà di espressione, controllando i mass media, la stampa e la radio. La soppressione della libertà di associazione e di religione faceva parte di questa strategia repressiva, che mirava a consolidare il potere del fascismo attraverso il controllo sistematico della comunicazione e della libertà di pensiero.

Questo periodo della storia italiana ci insegna l'importanza della libertà di informazione come pilastro fondamentale di una società democratica e aperta. La storia del controllo dell'informazione fascista in Italia è un monito a non dare mai per scontata la libertà di stampa e a difenderla come un diritto inalienabile di ogni individuo.

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Post originale 22 aprile 2024


L'estromissione di Ranucci e il bavaglio a Report



Articolo da Il Manifesto

Dopo una sequenza impressionante di attacchi del vertice della Rai e della stampa filogovernativa con metodi da regime autoritario, l’offensiva ha ottenuto il risultato che si prefiggeva. Ora nei corridoi dell’azienda e in qualche salotto o in certi ristoranti si starà brindando.

E sì, perché come spesso accade a una persona come Ranucci divenuta personaggio, il fatto in sé è surdeterminato dal valore simbolico di una vicenda che segna uno spartiacque.

Intendiamoci. Si possono legittimamente (e ci mancherebbe) avere opinioni diverse sul conduttore della trasmissione del servizio pubblico, nonché sulla stessa trasmissione.

Tuttavia, i motivi profondi dell’ostilità verso il programma e il suo frontman risiedono nel peccato mortale commesso da Ranucci e redazione: l’aver trattato argomenti pericolosi come i rapporti tra lo stato e le mafie, le corruzioni dilaganti, i vari ponti di Messina, i pasticci della campagna sul Covid, le complicità – talvolta trasversali – dei mondi di coloro che decidono.

Il giornalismo di inchiesta è per sua natura duro, ruvido, perché si scontra con muri di silenzio, omertà, banalità dei sedicenti potenti. È inevitabile che chi apre le porte delle stanze degli orrori non abbia lo stile di una commedia brillante. E come mai allora Lavitola?

Ma Ranucci è stato spinto fuori da Report con le modalità di un incontro di lotta libera. A colpire una destra bulimica da tempo in campagna elettorale.

Rimane, tra l’altro, il retrogusto amaro di un’ingiustizia plateale: chi ha subito un attentato è cacciato senza reali motivazioni aziendali, come ha sottolineato il presidente della Federazione della stampa Vittorio Di Trapani. Si tratta di una vendetta, hanno sottolineato le opposizioni. Una scelta grave hanno sottolineato in una nota i consiglieri Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, che hanno citato l’incredibile soddisfazione dell’amministratore delegato per il prosciugamento della gloriosa terza rete.

Naturalmente, Sigfrido Ranucci ha annunciato che continuerà a lottare e c’è da aspettarsi qualche strascico giudiziario, perché non si intravvedono i motivi formali di una simile scelta.

Serve, dunque, un’analisi differenziata. Guai a confondere i piani: c’è quello dei pareri e dei giudizi soggettivi; c’è quello delle impronte digitali lasciate da chi ha voluto la mannaia.

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Fonte: Il Manifesto

Autore: 
Vincenzo Vita

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Articolo tratto interamente da Il Manifesto