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lunedì 24 agosto 2026

Dentro le prigioni dei territori occupati tra numeri sul corpo e abusi denunciati



Articolo da Anbamed

Un numero marchiato sulla fronte, il 44, lo stesso segnato anche sulle braccia. È quello che compare sul volto e sul corpo di Mahmoud Zakarneh, giornalista palestinese in Cisgiordania. 

Un numero marchiato sulla fronte, il 44, lo stesso segnato anche sulle braccia. È quello che compare sul volto e sul corpo di Mahmoud Zakarneh, giornalista palestinese in Cisgiordania, protagonista di un episodio a dir poco scioccante che ha segnato l’esperienza anche altri palestinesi durante un blitz dell’esercito israeliano.

Secondo fonti locali, Zakarneh e altre persone sono state fermate dalle forze israeliane e successivamente rilasciate dopo essere state contrassegnate “con numeri scritti in nero”. Alcuni dei fermati avrebbero inoltre riferito di essere stati picchiati durante l’arresto e sottoposti a interrogatori con minacce.

“Non ci trattano come esseri umani”, ha denunciato uno dei palestinesi coinvolti.

Il giornalista e il numero 44

“È la prima volta che mi scrivono questi numeri”, ha raccontato Zakarneh in un video diffuso sui social, mostrando alla telecamera i segni lasciati sulle braccia e sulla fronte.

L’episodio è avvenuto a Qabatiya, in Cisgiordania, durante un’operazione dell’esercioto di occupazione, che ha riportato nuovamente al centro dell’attenzione internazionale il trattamento riservato ai palestinesi durante le operazioni militari israeliane. Un episodio che riporta alla memoria i nefasti ricordi dei campi di concentramento nazisti durante la II guerra mondiale.

La stessa pratica già contestata a Jenin

Il caso non sarebbe isolato. Ad aprile, alcuni militari israeliani avevano scritto numeri sulle mani di donne palestinesi che entravano nel campo profughi di Jenin. Anche in quella circostanza l’esercito invasore aveva definito la pratica una “cattiva valutazione”. Giudizio di comodo che non condanna la pratica nazista e soprattutto non ha portato nessun soldato o reparto ad un giudizio di qualche commissione. Il fatto poi si è ripetuto in questi giorni.

L’esercito di occupazione ha ammesso che i militari avevano “contrassegnato i sospetti che venivano interrogati nell’ambito dell’operazione”. I superiori hanno definito l’episodio un’azione “grave”, spiegando che il richiamo ai soldati sarebbe servito a “imparare una lezione”. Ma non è stato fatto nulla per impedire che la pratica nazista della marchiatura si ripetesse.

“È disumanizzazione”

La vicenda ha suscitato dure reazioni nella società palestinese e tra le forze democratiche israeliane. Ahmad Tibi, membro del parlamento e leader del partito arabo-israeliano Ta’al, ha parlato apertamente di disumanizzazione: “è così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l’essere umano e lo si trasforma in un numero. È un’immagine che ricorda periodi bui”.

Il significato attribuito a quei numeri ha così alimentato una nuova polemica sul trattamento dei palestinesi durante le operazioni dell’esercito israeliano, in una Cisgiordania già segnata da una crescente escalation di violenze dei coloni ebrei armati e sostenuti dall’esercito..

La Cisgiordania sotto pressione

L’operazione di Qabatiya si inserisce infatti in un quadro più ampio di tensione, caratterizzato anche dagli attacchi dei coloni israeliani e dai tentativi di espandere o ripristinare insediamenti precedentemente evacuati.

Tra gli episodi più recenti c’è quello di Qusra, dove alcune famiglie palestinesi sono rimaste per giorni e sono tuttora sotto assedio nelle proprie abitazioni. Il sindaco della città ha denunciato il rischio che queste pratiche rappresentino un nuovo metodo per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case.

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Fonte: Anbamed

Autore: 
Anbamed


Articolo tratto interamente da
Anbamed



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