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venerdì 3 luglio 2026

WhatsApp introduce la prenotazione degli username



Articolo da iPhoneItalia

WhatsApp introduce la prenotazione degli username: sarà possibile chattare senza condividere il numero di telefono, con rollout graduale. 

WhatsApp sta iniziando a permettere agli utenti di prenotare il proprio username, in vista del lancio della messaggistica basata su nome utente.

È una novità importante, perché WhatsApp è sempre stata legata al numero di telefono. Con gli username, invece, sarà possibile iniziare una conversazione senza dover condividere subito il proprio numero personale.

La funzione è opzionale e sarà distribuita gradualmente nei prossimi mesi. WhatsApp invierà una notifica quando l’utente potrà prenotare il proprio nome.

Come prenotare lo username su WhatsApp

Quando la funzione sarà disponibile sul proprio account, basterà aprire WhatsApp e andare in Impostazioni, Account, Username.

Gli username potranno avere da 3 a 35 caratteri. Meta consiglia di scegliere un nome unico, facile da ricordare ma non troppo generico, soprattutto perché non ci sarà una directory pubblica da consultare.

Questo significa che nessuno potrà cercare una lista di username WhatsApp come accade su altri social. Per scrivere a qualcuno, bisognerà conoscere il suo username esatto.

Più privacy per nuove conversazioni

La novità più interessante riguarda la privacy. Una volta attivati gli username, quando si scrive per la prima volta a una persona o a un’azienda, il numero di telefono non verrà mostrato automaticamente.

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Fonte:
iPhoneItalia


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Articolo tratto interamente da
iPhoneItalia



domenica 28 giugno 2026

La verità sull'allerta terremoto via cellulare



Articolo da Blog INGVterremoti

Da quando è avvenuto il disastroso terremoto del Venezuela si sono letti molti commenti, soprattutto nelle ultime ore, riguardo il fatto che alcune (o molte) persone hanno ricevuto un’allerta sismica sui cellulari prima del terremoto.

A rigore, l’affermazione non è esatta: i cittadini hanno effettivamente ricevuto sui propri smartphone un’allerta sismica, ma la notifica è arrivata a terremoto già avvenuto o, per essere più precisi, quando la scossa era già iniziata. 

Il processo di rottura di una faglia grande come quella che si è attivata in Venezuela il 24 giugno 2026 (lunga circa 200 km) dura alcune decine di secondi. Ciò che accade è che mentre la rottura sta ancora propagandosi lungo la faglia, emettendo energia sotto forma di onde sismiche, le zone della faglia più prossime all’ipocentro avranno già subito un forte scuotimento. Inoltre le prime onde prodotte da un terremoto sono le onde P, più veloci e generalmente meno distruttive delle onde S; la differenza dei tempi di arrivo delle due onde sarà tanto maggiore più ci si allontana dall’epicentro; se ci si trova a 50 km, si possono avere 10-15 secondi di differenza. Se si è sopra l’epicentro, purtroppo la differenza è piccolissima.

Avendo a disposizione degli strumenti capaci di osservare e misurare il moto del suolo (sismometri o accelerometri, ad esempio), è possibile, stimare rapidamente la magnitudo del terremoto o comunque le caratteristiche del movimento del terreno, e usare queste informazioni per “prevedere” cosa accadrà nelle aree più distanti della faglia e intorno ad essa. Non una previsione del terremoto, quindi, ma una previsione del suo possibile impatto nelle aree più lontane dall’epicentro. Esisterà dunque sempre una zona “cieca” dove non sarà possibile inviare un’allerta. Questo è il principio base di un sistema di allerta rapido dei terremoti (Earthquake Early Warning System, EEWS) e sfrutta il fatto che l’avviso viaggia in pratica alla velocità della luce (molto maggiore della velocità delle onde sismiche), potendo quindi raggiungere immediatamente le aree più lontane dall’epicentro.

Il principio è lo stesso dei sistemi di allerta tsunami (Tsunami Early Warning System, TEWS), con la differenza che per questi ultimi i tempi di propagazione delle onde di maremoto sono molto più alti, da qualche minuto a molte ore; quindi, le possibilità di informare tempestivamente le persone lungo le coste a rischio sono di gran lunga maggiori.

L’allerta sismico in Venezuela

Ma veniamo al caso del Venezuela. L’allerta di cui abbiamo letto, inviato da Google sui cellulari Android, si basa su un sistema che non utilizza una rete di sismometri installata ad hoc, ma sfrutta i minuscoli accelerometri presenti all’interno dei cellulari che tutti noi utilizziamo. Questi accelerometri non forniscono segnali di alta qualità come quelli utilizzati per scopi scientifici (che costano due o tre ordini di grandezza di più, da pochi euro a qualche migliaio), ma hanno il pregio di essere molto più numerosi, anche in questo caso di alcuni ordini di grandezza. Tipicamente, anche nelle regioni dove le reti sismiche e accelerometriche sono più dense, come il Giappone, la California o l’Italia, il numero degli strumenti scientifici è di alcune centinaia o al massimo qualche migliaio, mentre nella stessa area possono esserci attivi milioni di smartphone.

La tecnologia sviluppata da Google, con il supporto scientifico del laboratorio sismologico dell’Università di Berkeley e del suo ideatore principale Richard Allen, si basa proprio sull’analisi rapida e massiva dei dati degli accelerometri dei cellulari. In pratica un numero enorme di dati rilevati da questi nell’area epicentrale ha permesso di stimare le caratteristiche dello scuotimento in atto e inviare una segnalazione alle aree più distanti. Il sistema, chiamato Android Earthquake Alerts, ha iniziato a essere sperimentato nel 2021, prima in Grecia e Nuova Zelanda, e oggi è attivo in 98 Paesi, dove copre circa 2,5 miliardi di persone.

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Autore: 
Alessandro Amato

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Articolo tratto interamente da Blog INGVterremoti

Immagine generata con intelligenza artificiale


giovedì 30 aprile 2026

La trappola invisibile dei QR code e come non cadere nel quishing



Articolo da Associazione Consumatori - AECI

Come funziona la truffa con il QR code e come evitare di essere truffati

Inquadrare un codice QR è diventato un gesto automatico: lo facciamo per leggere il menu di un ristorante, pagare un parcheggio o accedere a un servizio pubblico. Ma proprio questa abitudine sta diventando una nuova frontiera per i truffatori digitali.
Dietro un semplice quadrato in bianco e nero può nascondersi un inganno ben congegnato, capace di svuotare conti, rubare dati o installare malware sul telefono.

Vediamo come funziona la truffa con il QR code e, soprattutto, come evitare di cascarci.

Come funziona la truffa con il QR code

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace.
Un QR code è solo un’immagine che contiene un’informazione testuale, spesso un link. Quando lo inquadri, il tuo smartphone ti reindirizza automaticamente a un sito o a un’app.
E qui arriva la trappola: i truffatori creano falsi QR code, li stampano o li appiccicano sopra quelli originali, indirizzando le vittime verso pagine contraffatte.

Le truffe più comuni funzionano così:

  1. Finti QR per pagamenti o parcheggi
    Ti trovi davanti un parchimetro con un QR che ti promette di “pagare con il telefono”. Lo scansioni, apri un sito identico a quello ufficiale e paghi con carta di credito. Peccato che i soldi finiscano sul conto del truffatore.
  2. QR nei ristoranti o negli eventi
    Su un tavolo o un volantino trovi un QR per “consultare il menu” o “prenotare un tavolo”. In realtà apre un link che scarica un malware o ti chiede di inserire i dati della carta.
  3. QR nei messaggi o nelle email
    Alcune truffe arrivano via SMS o email con testi del tipo “Verifica la tua spedizione” o “Aggiorna il tuo conto”. Il QR porta a un sito falso di una banca, un corriere o un servizio online, e da lì inizia il furto dei dati.
  4. QR per falsi download di app
    In certi casi, il codice ti fa scaricare un file che sembra un’app ufficiale ma è un virus. Una volta installato, il truffatore ottiene accesso al telefono, alle password e perfino ai codici OTP bancari.

Perché queste truffe funzionano così bene

Il successo delle truffe basate sui QR code sta tutto nella fiducia visiva.
Un QR sembra “tecnologico”, “ufficiale”, e soprattutto non mostra subito dove porta. Chi lo inquadra non vede il link prima di aprirlo, quindi abbassa la guardia.
In più, i truffatori contano sull’abitudine: la gente ormai inquadra codici ovunque senza pensarci.

Non serve essere sprovveduti per cadere nella trappola: spesso i siti falsi sono identici a quelli originali, con loghi, colori e perfino sistemi di pagamento apparentemente regolari.

Come evitare di essere truffati con un QR code

La buona notizia è che basta un po’ di attenzione digitale per difendersi da questo tipo di truffa.
Ecco le regole fondamentali:

  1. Controlla sempre la provenienza del codice
    Non scansionare QR trovati su volantini, pali della luce, parcheggi o muri pubblici. Se non sai chi lo ha creato, non farlo.
  2. Verifica l’indirizzo web prima di cliccare
    Dopo aver inquadrato il QR, controlla il link che compare sullo schermo: se non inizia con “https://” o contiene errori nel nome del sito, lascia perdere.
  3. Diffida dei QR incollati sopra altri
    Molti truffatori appiccicano adesivi sopra i codici autentici, ad esempio su distributori o bancomat. Se il QR sembra diverso dal resto della grafica, potrebbe essere falso.
  4. Non inserire mai dati personali o bancari dopo un QR
    Un QR autentico non dovrebbe mai chiederti di digitare numeri di carta o password. Se succede, chiudi subito la pagina.
  5. Aggiorna il telefono e usa antivirus
    Un dispositivo aggiornato riconosce più facilmente i siti pericolosi o i file sospetti.
  6. Usa app ufficiali o QR verificati
    Se devi pagare un parcheggio o un servizio, fallo solo tramite l’app ufficiale, non da un codice trovato per strada.
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Fonte: Associazione Consumatori - AECI

Autore: Associazione Consumatori - AECI

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Articolo tratto interamente da 
Associazione Consumatori - AECI


mercoledì 11 febbraio 2026

venerdì 12 dicembre 2025

WhatsApp: attenzione alle chiamate internazionali da numeri non conosciuti

WhatsApp è una piattaforma di messaggistica istantanea molto popolare, ma purtroppo, come per molte altre app, ci sono truffatori che cercano di sfruttarla per ottenere dati sensibili dagli utenti. Uno dei nuovi tipi di truffa riguarda le chiamate internazionali da numeri non conosciuti. Questi truffatori cercano di ottenere dati sensibili dagli utenti, compreso l'accesso illegale all'account WhatsApp della vittima designata.

Alcuni utenti hanno segnalato di essere stati chiamati dall'estero da numeri non conosciuti. I numeri chiamanti avevano prefissi internazionali come +234 (Nigeria), +64 (Nuova Zelanda), +41 (Svizzera) e +967 (Yemen). Queste chiamate potrebbero nascondere una truffa.

Come difendersi:

  • Non richiamare mai numeri sconosciuti, se ricevete una telefonata sospetta, annotatene il numero, aggiungetelo ai contatti e bloccatelo immediatamente.
  • Silenzia le chiamate da numeri sconosciuti: attivate l'opzione per silenziare le chiamate provenienti da numeri sconosciuti sul vostro smartphone. In questo modo, vedrete comunque le chiamate silenziate nella scheda Chiamate e nelle notifiche, ma il telefono non squillerà.
  • Bloccare i messaggi e le chiamate indesiderate: aprite la chat con il numero sconosciuto su WhatsApp e selezionate l'opzione "Blocca". In questo modo quel contatto non potrà più inviarvi messaggi o chiamarvi tramite l'app.

Ricordate sempre di mantenervi informati e di essere vigili per proteggervi dalle truffe online, la sicurezza in rete non è mai troppa.


Facebook cambia volto: nuovo design e funzioni per utenti e creator



Articolo da HTNovo

Miglioramenti ai feed, alla ricerca, ai sistemi di navigazione e altro ancora per il social di punta del gruppo di Zuckerberg.

Meta ha annunciato un importante aggiornamento per Facebook che introduce novità per il design e nuove funzionalità a beneficio di utenti comuni e creator.

Facebook si rinnova

Feed più intelligente e pulito e navigazione semplificata

Meta sta rendendo il Feed più semplice e coinvolgente, in modo che sia più facile godersi i contenuti che interessano di più e connettersi con gli altri attraverso interessi condivisi. Ora, quando si pubblicano più foto, queste verranno disposte in una griglia standardizzata. È anche possibile mettere "mi piace" alle foto nel Feed toccandole due volte e visualizzare i contenuti del Feed a schermo intero cliccandoci sopra.

Presto, le funzionalità di Facebook più utilizzate sulla barra delle schede – come Reels, Amici, Marketplace e Profilo – saranno in primo piano nella barra delle schede stessa, in modo da potervi accedere facilmente. Si vedrà anche un design del menu rinnovato e notifiche delle schede più pulite per rimanere al passo con gli ultimi aggiornamenti su Facebook.

Inoltre, i risultati di ricerca mostreranno ora più contenuti in un layout a griglia più coinvolgente che supporta tutti i tipi di contenuto. Meta sta testando un nuovo visualizzatore a schermo intero che consente di esplorare diversi risultati foto e video senza perdere il segno nella ricerca. L'azienda cercherà di espandere questa funzionalità a più contenuti e tipi di post nei prossimi mesi.

Meta vuole anche che gli utenti plasmino il loro Feed nei modi che desiderano. È possibile fornire feedback sul motivo per cui non piace un determinato post o Reel di Facebook, in modo che i contenuti visualizzati in futuro siano più rilevanti. L'azienda continuerà a introdurre nuovi modi per personalizzare il Feed e fornire feedback all'algoritmo nei prossimi mesi.

Creazione di contenuti semplificata

Meta ha ridisegnato il modo in cui è possibile creare Storie e post nel Feed per renderli più intuitivi, posizionando gli strumenti più popolari, come l'aggiunta di musica e il tag degli amici, dove si possono trovare facilmente. Le nuove interfacce rendono più semplice creare ottimi contenuti con distrazioni minime, e gli strumenti avanzati come gli sfondi colorati per il testo sono ancora a portata di tocco. Le impostazioni del pubblico e del cross-posting sono visualizzate in modo evidente nel compositore, rendendole facili da individuare e regolare.

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Fonte: HTNovo

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Articolo tratto interamente da 
HTNovo


domenica 9 novembre 2025

Username su WhatsApp: svolta epocale per privacy e contatti



Articolo da iPhoneItalia

WhatsApp si prepara alla svolta che in molti chiedevano da anni: gli username. Niente più dipendenza esclusiva dal numero di telefono per essere trovati o contattati, con un impatto importante su privacy, sicurezza e customer care.

Meta ha iniziato a condividere con i partner business i primi dettagli operativi: timeline, requisiti tecnici e migrazione verso un nuovo identificatore pensato per le aziende, il BSUID (Business-Scoped User ID).

Fino a oggi, l’identità su WhatsApp è sempre stata ancorata al numero di telefono. È comodo, ma espone a due effetti collaterali:

  • Scarsa privacy quando si vuole interagire con brand o sconosciuti;
  • Portabilità limitata dell’identità, perché il numero non è un handle pubblico né un alias neutro.

Gli username risolvono entrambe le cose. Un handle pubblico è più semplice da condividere (pensate a bio social, biglietti da visita digitali, QR, link), più privato del numero e più compatibile con l’ecosistema creator, e-commerce e customer service.

Meta introdurrà anche un identificatore Business-Scoped User ID (BSUID), un ID univoco che verrà allegato ai webhook dei messaggi e collegato al parametro user_id. La novità chiave: le aziende potranno riconoscere e contattare l’utente anche senza conoscere il suo numero di telefono, mantenendo coerenza operativa su CRM, routing, automazioni e risposte automatiche.

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Fonte: 
iPhoneItalia


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Articolo tratto interamente da 
iPhoneItalia


sabato 25 ottobre 2025

La storia dietro "No Thanks", l'app per boicottare i prodotti delle aziende che sostengono Israele



Articolo da LARED21

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su LARED21

L'app, che ha quasi un anno (è stata lanciata il 13 novembre 2024), è stata sviluppata da un programmatore palestinese vittima dell'occupazione israeliana. L'app consente agli utenti di scansionare i codici a barre e verificare se un prodotto è presente nella lista dei prodotti boicottati.

Come funziona "No Thanks", l'app per tracciare i prodotti legati a Israele.

Mentre Gaza affronta una grave crisi umanitaria causata dal blocco israeliano , la pressione internazionale per boicottare i prodotti delle aziende che sostengono l'occupazione è aumentata in modo significativo.

L'indifferenza di alcuni governi e organizzazioni multilaterali ha spinto migliaia di persone in tutto il mondo a cercare modi concreti per dimostrare la propria solidarietà al popolo palestinese.

Uno degli strumenti digitali che ha acquisito sempre maggiore rilevanza in questo contesto è "No Thanks", un'app mobile progettata per identificare i prodotti da evitare a causa dei loro legami diretti o indiretti con Israele.

L'app non si limita a un semplice database; offre un modo pratico per far sì che l'atto di acquisto rifletta una chiara posizione politica.

Origine e motivazione dell'app "No Thanks"

La creazione di "No Thanks" nasce da un'esperienza personale segnata dalla violenza e dall'occupazione in Palestina. Il suo creatore, Ahmed Bashbash, è un giovane programmatore palestinese cresciuto sotto l'occupazione israeliana e che ha perso due fratelli in questo contesto.

Nel 2020, sua sorella è morta dopo un mese di attesa per ottenere il permesso medico che le permettesse di ricevere cure fuori Gaza. Il permesso è arrivato dopo numerosi tentativi, ma non è arrivato in tempo, e la sorella è morta nell'ambulanza, mentre era in viaggio verso l'ospedale.

Più tardi, il 31 ottobre 2023, Bashbash perse il fratello in un attacco aereo israeliano contro abitazioni civili. Queste esperienze lo spinsero a canalizzare il suo dolore in uno strumento digitale accessibile a tutti, che consentisse ai consumatori di fare scelte politiche nella loro vita quotidiana.

Nasce così "No Thanks", un'app gratuita il cui obiettivo è quello di facilitare il boicottaggio di prodotti e marchi legati ad aziende che sostengono o finanziano lo Stato di Israele.

Il profilo del suo creatore

Ahmed Bashbash non è solo il creatore dell'app, ma rappresenta anche una generazione che unisce attivismo, memoria familiare e strumenti tecnologici.

Originario della Palestina, emigrò in Ungheria per studiare ingegneria informatica da autodidatta. Da lì, progettò un'applicazione semplice da usare con un forte impatto politico ed etico.

Bashbash è anche CEO di BashSquare, un'azienda dedicata alla creazione di soluzioni digitali personalizzate per altre aziende. Promuove inoltre l'uso della frase "No Thanks" sul proprio sito web. Attraverso la sua storia, cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione a Gaza e di motivare i consumatori a non essere neutrali, ma piuttosto a prendere posizione contro l'occupazione e le sofferenze dei palestinesi, dimostrando l'efficacia delle azioni delle persone in tutto il mondo.

Modalità d'uso e funzionalità

L'interfaccia dell'app è semplice e suddivisa in cinque sezioni principali. La funzionalità centrale è uno scanner attivato dalla fotocamera del telefono, che legge i codici a barre per verificare se un prodotto è presente nella lista dei prodotti da boicottare.

Quando viene rilevato un articolo collegato a un'azienda specifica, viene visualizzato il messaggio "No, grazie". Se non vi sono conflitti di relazione, viene visualizzato il messaggio "Va bene". Offre anche la possibilità di inserire manualmente il nome del prodotto, la marca o il codice a barre.

Un'altra sezione importante è "The List", dove gli utenti possono visualizzare i marchi boicottati, come Mekorot o Moroccanoil, insieme ai loro loghi e nomi, insieme a una breve spiegazione del loro legame con Israele.

L'app include anche una scheda "Supporto", che consente agli utenti di effettuare donazioni per sostenere il progetto o di visualizzare annunci pubblicitari come forma di supporto finanziario simbolico.

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Fonte: LARED21


Autore: LARED21 

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Articolo tratto interamente da LARED21



martedì 7 ottobre 2025

Sorveglianza di massa: Orwell ci aveva avvertiti


L’Unione Europea sta valutando una proposta che potrebbe autorizzare il monitoraggio sistematico delle comunicazioni private. Chat, email, messaggi criptati: tutto sotto controllo. Il pretesto? Protezione dai crimini online. La conseguenza? Una sorveglianza di massa degna del Grande Fratello.

In 1984, Orwell immaginava un mondo dove ogni parola, ogni pensiero, ogni gesto era sorvegliato. Oggi, quel mondo non è più immaginazione. È una bozza di legge!


Video credit morrolinux caricato su YouTube


mercoledì 9 luglio 2025

Arrivano i messaggi diretti su Threads



Articolo da iPhoneItalia

Ci sono voluti quasi due anni, ma Threads ha finalmente introdotto una delle funzioni più richieste dagli utenti: i messaggi diretti.

Annunciata nelle scorse ore, la funzione di messaggistica era in fase di test da alcune settimane e da ora è disponibile per tutti, con alcune limitazioni pensate per garantire sicurezza e interazioni positive.

Al momento, i messaggi privati su Threads possono essere inviati solo tra:

  • follower su Threads
  • follower reciproci di Instagram
  • utenti maggiorenni.

Meta ha specificato che i DM saranno ampliati gradualmente, con l’introduzione futura di messaggi di gruppo, controlli per la privacy e filtri per la posta in arrivo.

Oltre ai messaggi diretti, Threads lancia anche Highlighter, una funzione pensata per dare visibilità ai post più rilevanti. L’obiettivo? Elevare “le prospettive uniche che generano conversazioni significative”.

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iPhoneItalia



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Gli Stati Uniti riceveranno il clone di TikTok



Articolo da Netzpolitik

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Esiste già una versione separata di TikTok nella Cina autoritaria. Secondo una ricerca di una rivista statunitense, la stessa cosa sta per accadere negli Stati Uniti. Il nome interno dell'app è M2.

TikTok si appresta a lanciare un'app indipendente per il mercato statunitense e, con questo spin-off, eviterà l'imminente divieto. Lo riporta la rivista statunitense "The Information", citando fonti interne. Secondo il rapporto, TikTok prevede di offrire una versione statunitense separata per il download già dal 5 settembre. Gli utenti statunitensi avranno poi tempo fino a marzo 2026 per effettuare il passaggio. Il nome interno dell'app è "M2".

L'ufficio stampa tedesco di TikTok non ha risposto a una richiesta dell'ultimo minuto da parte di netzpolitik.org. Il previsto spin-off dei circa 170 milioni di utenti statunitensi potrebbe porre fine alla disputa, che cova da anni, sul ruolo di TikTok negli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente spinto per la vendita dell'attività statunitense a investitori statunitensi, ma ha prorogato la scadenza più volte.

Il divieto di TikTok è stato pianificato da tempo

Già durante il suo primo mandato, nel luglio 2020, Donald Trump aveva annunciato l'intenzione di bloccare la piattaforma di video brevi TikTok negli Stati Uniti. Il piano è stato portato avanti anche da Joe Biden. Nella primavera del 2024, la Camera dei Rappresentanti e il Senato hanno deciso che TikTok dovesse essere venduta a investitori statunitensi o bloccata.

La sicurezza nazionale è stata citata per anni come argomento centrale per la repressione di TikTok: secondo questa argomentazione, i dati degli utenti statunitensi potrebbero finire nelle mani delle autorità cinesi tramite la società madre ByteDance, su loro ordine. Allo stesso tempo, la repressione di alto profilo su una piattaforma di origine cinese si inserisce nell'agenda nazionalista e populista di destra dell'amministrazione Trump.

D'altro canto, Donald Trump e il Partito Repubblicano traggono vantaggio da TikTok perché raggiungono un vasto pubblico attraverso la piattaforma. Di recente, l'amministrazione Trump ha segnalato l'imminente vendita delle attività statunitensi di TikTok.

TikTok è già un clone

Con un'app TikTok separata, gli Stati Uniti, sempre più autoritari, avrebbero qualcosa in comune con la Cina, perché anche la Cina ha una versione separata di TikTok chiamata Douyin. Tuttavia, la piattaforma cinese è arrivata prima; la società madre ByteDance ha lanciato solo lo spin-off di TikTok per il mercato internazionale. Nel 2017, ByteDance ha finalmente acquisito l'app di video brevi musical.ly, famosa a livello internazionale, e l'ha fusa con TikTok. Da allora, TikTok è diventata una delle piattaforme di social media più influenti.

Sebbene Douyin e TikTok siano simili, i loro contenuti sono separati. Ciò significa che gli utenti di TikTok non possono accedere ai video su Douyin e viceversa. Tuttavia, l'esatta natura della separazione tra TikTok e un potenziale clone statunitense rimane sconosciuta.

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Fonte: Netzpolitik

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lunedì 5 maggio 2025

Web rewind: ciao ciao Skype



Angolo curato e gestito da Morpheus

Oggi è uno di quei giorni un po' particolari, di quelli che ti fanno fermare un attimo e riflettere. Oggi, 5 maggio 2025, diciamo addio a un pezzo di storia del web: Skype chiude i battenti. È come salutare un vecchio amico che ha fatto parte delle nostre vite per tanto tempo. Ricordo ancora le prime videochiamate, un po' sgranate, e l'emozione di vedere per la prima volta il volto di qualcuno lontano sullo schermo del computer. Skype non era solo un'app, era un ponte che accorciava le distanze, un modo per sentirci vicini anche quando chilometri e continenti ci separavano. Quante chiacchierate notturne con amici all'estero, quante videochiamate con i nonni durante le feste, e quanti colloqui di lavoro un po' imbarazzati hanno avuto Skype come protagonista?

Certo, il mondo della tecnologia corre veloce, e nel corso degli anni sono arrivate tante altre piattaforme, più moderne e con più funzioni. Forse Skype era diventato un po' "vintage", meno reattivo, meno alla moda. Ma questo non diminuisce il suo valore affettivo, il ricordo di un'epoca in cui la videochiamata era una piccola magia, resa possibile da questo nome così particolare.

È un po' come dire addio a una vecchia auto che ti ha portato ovunque; magari non era l'ultimo modello, ma aveva il suo fascino e la sua storia, e ti lascia un piccolo vuoto quando non la vedi più parcheggiata.

Microsoft ha deciso di concentrarsi su Teams, una piattaforma più completa, pensata soprattutto per il lavoro e la collaborazione. È il corso naturale delle cose, l'evoluzione. Ma un piccolo sospiro di nostalgia è inevitabile.

Quindi, caro vecchio Skype, grazie per averci connesso, per averci fatto sentire un po' meno soli, per aver reso il mondo un po' più piccolo. Oggi ti salutiamo con un pizzico di malinconia, ma con la consapevolezza che hai lasciato un segno. E chissà, magari tra qualche anno ricorderemo anche Teams con la stessa affettuosa nostalgia. 

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.


lunedì 3 febbraio 2025

L'ascesa di DeepSeek



Articolo da Guerre di Rete

“È una delle innovazioni più sorprendenti e impressionanti che abbia mai visto”: le parole del venture capitalist Marc Andreessen sintetizzano alla perfezione lo stupore con cui la Silicon Valley ha assistito all’avvento di V3 e R1, i modelli di intelligenza artificiale creati da DeepSeek, la startup cinese derivata dall’hedge fund di Lian Wenfeng.

DeepSeek è riuscita a creare sistemi di AI potenti almeno quanto i principali realizzati negli Stati Uniti a una frazione del costo di training – 5,6 milioni di dollari per il suo modello V3, un LLM (modello linguistico di grandi dimensioni), contro gli oltre 100 milioni stimati per ChatGPT-4 – e utilizzando chip molto meno potenti e probabilmente in quantità inferiore (il numero di schede Nvidia utilizzate è ancora dibattuto), anche a causa dei blocchi commerciali imposti dagli Stati Uniti. DeepSeek è riuscita nell’impresa usando delle tecniche di programmazione e di funzionamento innovative e procedendo a ottimizzazioni sistematiche e su larga scala nel funzionamento dei sistemi di creazione e gestione dei modelli.

In questo ha giocato un ruolo significativo anche il fatto che DeepSeek abbia scelto un modello di sviluppo di tipo open source (pur con le differenze che questo ha nel settore dell’intelligenza artificiale rispetto all’ingegneria del software tradizionale, tanto che la definizione di open per questi modelli è contestata), da un lato potendo sfruttare l’aiuto di sviluppatori indipendenti di tutto il mondo, dall’altro aumentando la pervasività dei suoi modelli, perché possono essere scaricati da chiunque, nel repository presente su GitHub, e utilizzati in altro modo. I modelli possono quindi essere utilizzati in locale anche con computer relativamente poco potenti, mentre altre aziende possono riutilizzarli dopo averli portati nel proprio cloud. Microsoft stessa ha dichiarato di voler aggiungere i modelli di DeepSeek nell’offerta del suo cloud Azure (nonostante la partnership con OpenAI), mentre Perplexity offre R1 come opzione per il suo motore di ricerca.

La scossa al modello americano

La stampa e i mercati finanziari hanno rapidamente registrato il cambiamento nel settore dell’intelligenza artificiale, comparando il lavoro e i costi affrontati da DeepSeek con quanto invece sostenuto dalle aziende statunitensi del settore, cioè che siano necessari investimenti di capitale e tecnologia crescenti per sviluppare nuovi modelli e mantenere la supremazia statunitense. Nel biennio 2023-2024 le cifre, mai rivelate ufficialmente, sono state nell’ordine di grandezza dei 100 milioni di dollari per l’addestramento dei modelli di nuova generazione, e questo contando solo il costo d’uso dei processori, mentre per il 2025, come aveva dichiarato l’anno scorso il Ceo di Anthropic Dario Amodei, la cifra necessaria per l’addestramento della “next gen” di AI potrebbe arrivare anche al miliardo di dollari.

La comparazione più facile per la stampa internazionale e per i mercati finanziari è stata comunque quella con lo “Stargate Project”, pianificato durante la presidenza di Joe Biden da OpenAI, SoftBank, Oracle e il fondo emiratino Mgx, e presentato alla Casa Bianca da Donald Trump il 21 gennaio. Il progetto prevede che, per continuare lo sviluppo dei modelli realizzati da OpenAI, sia necessario creare una gigantesca infrastruttura di centri di calcolo dedicata esclusivamente all’azienda di Sam Altman al costo iniziale di 100 miliardi di dollari nel 2025, che potrebbero diventare 500 miliardi in quattro anni, generando tra le altre cose più di 100mila posti di lavoro negli Usa. L’obiettivo, secondo Altman, è lo sviluppo dell’intelligenza artificiale generale (AGI), mentre per il presidente Trump è più esplicitamente il mantenimento della supremazia statunitense nel settore.

Durante un evento pubblico tenuto solo un giorno prima, il 20 gennaio, Liang Wenfeng ha presentato al premier cinese Li Qiang il modello di DeepSeek capace di “ragionamento”, R1, che secondo varie metriche è pari o superiore a o1 di OpenAI, il modello giudicato finora il più avanzato tra quelli dotati di ragionamento. Riferendosi alla presentazione di questo particolare modello, Marc Andreessen ha parlato del “momento Sputnik” dell’intelligenza artificiale, con un suggestivo riferimento alla messa in orbita nel 1954 da parte dei sovietici del primo satellite artificiale, che abbatté il primato americano nel settore aerospaziale e scatenò la corsa allo spazio, con la nascita della Nasa, l’espansione del programma militare e, indirettamente, la nascita di Internet.

L’impatto del “momento Sputnik” di DeepSeek per adesso si è tradotto invece in una reazione di shock e nel timore di un “AI Gap” evidenziato da tutte le più autorevoli testate internazionali, a partire da quelle statunitensi. I giornali hanno sostanzialmente ufficializzato lo stupore per questa “new entry” cinese, sconosciuta ai più, nel settore dell’intelligenza artificiale, che non solo è riuscita a raggiungere e superare il campione del settore (OpenAI), ma lo ha fatto mettendone in discussione gli assunti tecnologici ed economici.

Al di là dei dettagli tecnici (numero di parametri dei modelli di DeepSeek, modalità di addestramento e funzionamento, velocità e modalità di gestione dei token) ed economici (costo dell’addestramento e del funzionamento, costi di inferenza e costo delle GPU utilizzate), l’impatto del nuovo attore cinese ha prodotto un primo risultato immediato, cioè il crollo dei titoli delle aziende centrali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che dal 2022 stavano godendo di una crescita significativa. In particolare, Nvidia ha perso circa 600 miliardi di dollari in poche ore (-17%), ma il calo ha coinvolto, su cifre più contenute, anche gli altri protagonisti del settore: Alphabet/Google, Amazon, Meta e Microsoft (OpenAI non è quotata in Borsa).


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sabato 18 gennaio 2025

Dichiarazione dell'EFF sulla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di confermare il divieto di TikTok



Articolo da Electronic Frontier Foundation

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Electronic Frontier Foundation

Siamo profondamente delusi dal fatto che la Corte non abbia richiesto il rigoroso esame del Primo Emendamento richiesto in un caso come questo, che avrebbe portato all'inevitabile conclusione che il desiderio del governo di prevenire potenziali danni futuri doveva essere respinto in quanto violava la libertà di parola protetta dalla Costituzione di milioni di americani. Siamo delusi nel vedere la Corte ignorare la giustificazione indiscussa basata sui contenuti della legge, ovvero controllare ciò che gli americani vedono e condividono tra loro, e pronunciarsi solo in base alle incerte preoccupazioni sulla privacy dei dati.

I nemici stranieri degli Stati Uniti possono facilmente rubare, raschiare o acquistare i dati degli americani con innumerevoli altri mezzi. Il divieto o la vendita forzata di un'app di social media non farà praticamente nulla per proteggere la privacy dei dati degli americani: solo una legislazione completa sulla privacy dei consumatori può raggiungere tale obiettivo. Chiudere le piattaforme di comunicazione o forzare la loro riorganizzazione sulla base di preoccupazioni di propaganda straniera e manipolazione anti-nazionale è una tattica eminentemente antidemocratica, che gli Stati Uniti hanno precedentemente condannato a livello globale.

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Fonte: Electronic Frontier Foundation

Autore: David Greene 

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Stati Uniti.

Articolo tratto interamente da EFF - Electronic Frontier Foundation