venerdì 25 giugno 2021

Il 1984 di Orwell così attuale


Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston?

 Winston ci pensò un po’ su. « Facendolo soffrire » disse infine.

«Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta. Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua? Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento. Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato. Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà. Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza. Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia. La nostra è fondata sull’odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l’automortifìcazione. Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione. Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna. Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno ne mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline. L’istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l’amore per il Gran Fratello. Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l’esistenza. Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l’ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano per sempre.»


Tratto da | 1984 di George Orwell

Microsoft presenta ufficialmente Windows 11

Microsoft ha annunciato ufficialmente Windows 11.

Link diretto: https://www.windowsblogitalia.com/2021/06/windows-11/


Isole Shetland

Shetland Coastal Scenes from Rory Gillies on Vimeo.

Photo e video credit Rory Gillies caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


Ande

Chile Andes Nature Timelapse & Drone from Cristián Aguirre Photography on Vimeo.


Photo e video credit Cristián Aguirre Photography caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


Pollice su e giù della settimana


 Il bambino ritrovato sta bene, oggi dimesso dal Meyer: finalmente può tornare a casa tratto da La Nazione


Miami, crolla palazzo di 12 piani: tre vittime, 99 persone disperse. Ma si temono molti morti e feriti tratto da Il Fatto Quotidiano



mercoledì 23 giugno 2021

Il Vaticano chiede di modificare il ddl Zan



Articolo da Wired

Per la Santa sede la legge ridurrebbe la libertà di pensiero assicurata dal Concordato che ha rivisto i Patti lateranensi nel 1984

Il Vaticano ha chiesto formalmente al governo italiano di fermare l’approvazione del cosiddetto ddl Zan, il  disegno di legge proposto dal deputato del Partito democratico Alessandro Zan per il contrasto all’omolesbobitransfobia, alla misoginia e all’abilismo, ossia, rispettivamente, gli atteggiamenti discriminatori verso la comunità lgbt+, le donne e le persone con disabilità. Per la prima volta, la Santa sede è intervenuta pubblicamente nell’iter di approvazione di una legge italiana, incaricando il Segretario per i rapporti con gli stati, Paul Richard Gallagher, di inviare una nota al governo. Per il Vaticano il testo del disegno di legge, già approvato alla Camera, deve essere modificato, perché attenterebbe alla “libertà di pensiero” della comunità dei cattolici.

Nella nota, consegnata al primo consigliere dell’ambasciata italiana presso la Santa sede, il Vaticano ha sostenuto che il ddl Zan ridurrebbe “la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato. I due commi dei Patti Lateranensi, modificati nel 1984 con l’Accordo di Villa Madama, assicurano alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto” e garantiscono “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Il testo attacca quindi l’articolo 7 del disegno di legge che istituisce per il 17 maggio la giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia (lo stesso giorno in cui è già in vigore quella internazionale), per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione e contrastare pregiudizi e violenze, perché non esenterebbe le scuole private cattoliche dall’organizzare attività per questa giornata.

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Fonte: Wired

Autore: 
Kevin Carboni

Licenza:Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported

Articolo tratto interamente da Wired


Polonia, in migliaia al Pride di Varsavia

Parada Równości Warszawa 2021 40


Articolo da East Journal

A pochi giorni dall’approvazione della legge anti-propaganda LGBT+ in Ungheria, migliaia di persone nella vicina Polonia si sono riversate nelle strade di Varsavia lo scorso sabato per l’annuale parata del Pride (Parada Równości). Nonostante le restrizioni per contrastare il covid-19, la marcia per l’uguaglianza si è tenuta ugualmente, anche se in forma ridotta.

Doppia radicalizzazione

La parata, giunta quest’anno al suo ventesimo anniversario, arriva in un contesto molto difficile per la comunità LGBT polacca, con l’introduzione delle “LGBT free zones”l’arresto di diversi attivisti per i diritti civili e la continua strisciante omofobia del governo a guida PiS (Diritto e Giustizia).

Pochi giorni fa, l’Ungheria di Viktor Orbán ha approvato una legge, analoga a quella vigente dal 2013 in Russia, che equipara l’omosessualità alla pedofilia e vieta la diffusione a minori di qualsiasi materiale che affronti tematiche LGBT, inclusi programmi didattici per l’educazione affettiva e sessuale. Tra i manifestanti a Varsavia è diffuso il timore che il partito al governo Diritto e Giustizia, stretto alleato di Orbán, proponga presto una legge contro la propaganda LGBT anche in Polonia, allo scopo di troncare sul nascere qualsiasi azione pubblica per i diritti civili.

In parallelo all’inasprirsi dei toni di alcuni esponenti del governo, che hanno definito la lotta per i diritti LGBT un'”ideologia peggiore del bolscevismo“, l’attivismo nell’arco dell’ultimo anno si è fatto più assertivo, provocatorio e, sotto certi aspetti, radicale. La scorsa estate l’attivista queer Margot è stata arrestata per aver assaltato un furgone pubblicitario con slogan anti-LGBT e aggredito il conducente. L’episodio, presto degenerato in scontri tra forze dell’ordine e militanti pro-LGBT, aveva portato ad arresti di massa e diversi osservatori avevano denunciato l’uso sproporzionato della forza da parte della polizia. La “Stonewall polacca“, e i suoi echi in tutta Europa, ha segnato quest’anno come uno dei più complessi per la minoranza LGBT polacca, costretta di fatto a rafforzare la propria strategia di lotta per essere ascoltata: “Dobbiamo abbandonare il senso di vergogna, di docilità che ci opprime, smettere di scusarci“, ha affermato la stessa Margot.

Feriti ma forti

A distanza di vent’anni dalla prima manifestazione per i diritti omosessuali nel paese, la società polacca si mostra oggi sempre più polarizzata sul tema, ma il cambiamento, in particolare tra le generazioni più giovani, appare ormai evidente e persino ineluttabile. Se alle prime manifestazioni all’inizio degli anni Duemila partecipava poco più di un centinaio di persone, alle ultime edizioni – a distanza di poco più di 15 anni – hanno aderito quasi 50mila manifestanti.

Tra i partecipanti, era presente per il secondo anno consecutivo il sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, del centrista Piattaforma Civica (PO), noto per aver fatto approvare dal Comune una Dichiarazione dei diritti LGBT. Si tratta della seconda edizione patrocinata dal municipio della capitale: i precedenti sindaci, incluse le personalità di orientamento più liberale, si sono sempre rifiutati di concedere il patrocinio e l’ex presidente Kaczyński aveva addirittura vietato per due anni lo svolgimento della marcia.

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Fonte: East Journal


Autore: 
Maria Savigni

Licenza: Licenza Creative Commons

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Articolo tratto interamente da East Journal




Aumenta la povertà in Italia

Articolo da Volere la luna

Nel mese di giugno di ogni anno l’Istat diffonde il report La povertà in Italia nel quale sono contenute le stime riferite all’anno precedente. Il report diffuso nei giorni scorsi, e relativo alla situazione del 2020, contiene dati interessanti e fonte di estrema preoccupazione. In sintesi: la povertà assoluta e quella relativa continuano a crescere. (la redazione).

L’Italia dispone di un quadro articolato di indicatori di povertà la cui varietà consente di cogliere le molte dimensioni del fenomeno, specie in un anno come il 2020, segnato da una congiuntura economica particolarmente difficile e anomalo da molti punti di vista. Le diverse linee di povertà e i relativi indicatori mostrano la situazione secondo prospettive differenti.

La soglia di povertà assoluta fa riferimento a un paniere di beni e servizi che vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Non si tratta quindi di una unica soglia, ma di molte soglie che variano, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza (vedi il Prospetto in Nota Metodologica che mostra le soglie mensili di povertà assoluta per le principali tipologie familiari, ripartizione geografica e tipo di comune). La soglia di povertà relativa, invece, varia di anno in anno a causa della variazione della spesa per consumi delle famiglie o, in altri termini, dei loro comportamenti di consumo. Tale soglia, infatti, deriva da un calcolo interno alla distribuzione delle spese (è pari infatti alla spesa per consumi media pro-capite per una famiglia composta da due persone). La misura di povertà relativa fornisce, quindi, una valutazione della disuguaglianza nella distribuzione della spesa per consumi e individua le famiglie povere tra quelle che presentano una condizione di svantaggio rispetto alle altre. Nel 2020, per una famiglia di due componenti, la soglia è risultata pari a 1.001,86 euro, cioè oltre 93 euro meno della linea del 2019.

Per tenere conto dei cambiamenti nei comportamenti di spesa, ogni anno si calcola anche una linea di povertà dell’anno corrente rivalutando quella dell’anno precedente con la variazione dei prezzi. La soglia 2019, rivalutata al 2020 in base all’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (pari a -0,2%), è risultata pari a 1.092,76 euro (90,90 euro in più della soglia standard). L’incidenza di povertà relativa 2020, calcolata rispetto alla soglia 2019 rivalutata, è, di conseguenza, molto più elevata ed è pari al 13,4% (3.484mila famiglie povere, ossia circa 847mila in più). Le due diverse stime permettono di individuare le famiglie che nel 2020, pur avendo conseguito dei livelli di spesa inferiori a quelli del 2019, non risultano povere per effetto della considerevole riduzione dei consumi e delle condizioni medie di vita nell’anno segnato dalle misure restrittive per il contenimento della pandemia.

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Fonte: Volere la luna

Autore: redazione 
Volere la luna
Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da Volere la luna


Le cicale di Giosuè Carducci


Le cicale

Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide
mattinate; cominciano ad accordare in lirica
monotonia le voci argute e squillanti.

Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi;
poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove,
pazze di sole; poi tutto un gran coro che aumenta
d'intonazione e di intensità col calore e col luglio, e
canta, canta, canta, sui capi, d'attorno, ai piedi
dei mietitori.

Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere
solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura
canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino...


 Giosuè Carducci


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lunedì 21 giugno 2021

Il senso della vita


"La vita non ha senso a priori. Prima che voi la viviate, la vita di per sé non è nulla; sta a voi darle un senso, e il valore non è altro che il senso che sceglierete."


Jean-Paul Sartre

 

21 giugno 1964 – Contea di Neshoba, Mississippi: tre attivisti dei diritti civili (Andrew Goodman, James Cheney e Mickey Schwerner) vengono assassinati dai membri del Ku Klux Klan


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

L'assassinio degli attivisti per i diritti civili del Mississippi fu l'evento accaduto nella notte tra il 21 ed il 22 giugno 1964, quando tre attivisti del movimento per i diritti civili degli afroamericani (African-American Civil Rights Movement), James Earl Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner, vennero uccisi a colpi di pistola da un gruppo di membri dei "cavalieri bianchi" del Ku Klux Klan, con la complicità dello sceriffo della contea. Il fatto avvenne nella contea di Neshoba, in Mississippi, dove i tre giovani, nel quadro della campagna Freedom Summer, si erano recati allo scopo di convincere i membri della comunità afroamericana ad iscriversi ai registri elettorali.

L'evento suscitò enorme indignazione negli Stati Uniti e condusse ad un'inchiesta da parte dell'FBI, che prese il nome di Mississippi Burning (MIBURN), ed i corpi dei tre giovani furono ritrovati 44 giorni dopo la sparizione, sepolti in un terrapieno nei pressi del luogo dell'omicidio. Il Governo dello Stato rifiutò di proseguire l'inchiesta, ma il Governo federale riuscì ad incriminare 18 persone, ottenendo tuttavia solo la condanna di 7 di esse per reati minori.

La morte dei tre giovani attivisti contribuì nel 1964 all'approvazione del Civil Rights Act e del Voting Rights Act l'anno successivo. 

All'inizio degli anni sessanta il Mississippi, come la maggior parte degli Stati del Sud, si trovava in aperta violazione delle leggi federali e le sentenze della Corte Suprema ne avevano sconvolto le istituzioni. La comunità bianca reagì con estrema ostilità ed attentati, omicidi, atti di vandalismo e di intimidazione vennero perpetrati allo scopo di scoraggiare i membri della comunità nera e seguire il sostegno proveniente dal nord. Nel 1961 la campagna Freedom Riders costituì una sfida alla segregazione, incoraggiando l'agitazione sociale nel sottoproletariato di colore e, nel settembre del 1962, all'Università del Mississippi vi furono disordini dovuti alle proteste contro l'immatricolazione dello studente di colore James Howard Meredith.

Queste agitazioni sociali suscitarono la reazione dei "cavalieri bianchi" del Ku Klux Klan, un gruppo scissionista creato e guidato da Samuel Bowers, che nell'estate del 1964 si preparò a reagire a quella che veniva percepita come un'invasione dal nord. I media contribuirono a riscaldare il clima, esagerando il numero dei giovani aspiranti all'iscrizione nei registri elettorali ed il Council of Federated Organizations (COFO) sostenne che circa 30.000 persone di colore sarebbero giunte nel Mississippi durante l'estate. Tali informazioni ebbero un effetto stridente sulla popolazione bianca e molti si unirono ai "cavalieri bianchi", più bellicosi rispetto ad altri gruppi del Ku Klux Klan, facendo arrivare il numero dei seguaci a circa 10.000, preparandosi al conflitto.

In quel momento alla maggior parte della comunità nera era negato il diritto al voto ed il Congress of Racial Equality (CORE) promosse una serie di attività per affrontare il problema, avviando campagne per l'iscrizione nei registri elettorali e creando le cosiddette Freedom Schools, allo scopo di incoraggiare ed istruire i cittadini afroamericani all'iscrizione; i membri del CORE James Earl Chaney e Michael Schwerner furono incaricati di creare una Freedom School nella contea di Neshoba. 

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Dies di Olindo Guerrini


Dies

Il sole brucia implacabile, uguale,
le stoppie gialle del pian vaporoso,
l’azzurra volta del ciel luminoso
riflette in terra la fiamma estivale.

Non move foglia. La vita animale
langue in un grave sopor neghittoso:
turba la pace al meriggio affannoso
solo un molesto frinir di cicale.

Sull’erba verde, nel bosco frondoso,
fresco t’ho fatto di fiori un guanciale
e tu vi adagi le membra al riposo.

Dormi discinta nell’ombra ospitale
ed io contemplo con l’occhio bramoso
l’onda del petto che scende e che sale.

Olindo Guerrini

Proverbio del giorno

 

 "Una vita senza amore è come un anno senza estate."

Proverbio svedese


Buon inizio d'estate

 

"Luce diffusa, splendore. L’estate è essenziale e costringe ogni anima alla felicità."

André Gide


Auguro un buon inizio d'estate a tutti gli amici e lettori di questo blog.


sabato 19 giugno 2021

Creme solari: consigli utili

 

Articolo da OggiScienza

Non c’è niente che ci faccia sentire più al mare del profumo (odore, se non ne siamo particolari estimatori) della crema solare. Eppure il sole non c’è solo sulla battigia, e a volte, a onor del vero, anche lì la dimentichiamo, o decidiamo volontariamente di non utilizzarla, perché non ci piace, perché unge troppo, perché pensiamo che in quel tipo di situazione non sia poi così necessaria. Se ci ricordiamo di spalmarla, molto probabilmente non ne mettiamo a sufficienza, o abbastanza spesso, oppure siamo convinti che quel grosso “50” stampato in bella grafia ci protegga molto di più rispetto a un Spf (fattore di protezione solare) 30. Proviamo a sfatare qualche falso mito sulle creme solari, cercando di capire cosa dovremmo fare davvero e cosa rischiamo se non la mettiamo.

Il sole fa bene

I raggi UVA e UVB sono stati classificati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) tra i carcinogeni certi per l’uomo, contribuiscono alla formazione di tumori della pelle e non solo. Come per molte sostanze o fattori carcinogeni, bisogna sempre tener presente che è la dose a fare la differenza: un po’ di sole è necessario per sintetizzare la vitamina D, senza la quale si possono sviluppare malattie. Bisogna però fare sempre attenzione quando ci si espone ai raggi UV, anche durante l’inverno e in città: il Codice europeo contro il cancro, promosso da IARC, suggerisce l’uso di creme con filtro solare durante tutto l’anno. In estate corriamo i rischi maggiori, perché esponiamo una superficie più ampia del nostro corpo e lo facciamo per tempi più lunghi.

Tra parentesi, probabilmente non tutti sono a conoscenza del fatto che il fattore di protezione scritto sulle creme si riferisce solo agli UVB. Le creme che presentano il bollino rotondo con all’interno la scritta “UVA”, o con la scritta “protezione UVA/UVB”, per la legge europea, devono contenere un filtro antiUVA pari ad almeno un terzo del fattore di protezione solare indicato sull’etichetta. Quindi, una Spf 30 per gli UVB “incorpora” una Spf 10 per gli UVA. Ma che differenza c’è tra UVA e UVB? Questi ultimi sono la minoranza, circa il 10% di quelli che ci raggiungono – sono infatti in parte trattenuti dalla fascia di ozono, dalla troposfera e dalle nuvole -, si fermano agli strati superficiali della pelle (epidermide), ma sono quelli che ci fanno abbronzare e provocano le scottature. Ecco perché storicamente le creme solari si sono concentrate su di loro.

Gli UVA sono trattenuti soltanto in minima parte dall’atmosfera e dalle nuvole, sono più penetranti, non provocano ustioni e non abbronzano realmente, ma riescono ad arrivare fino al derma, dove stimolano la formazione di radicali liberi, accelerando i processi di invecchiamento cutaneo e provocando rughe, e inducono mutazioni nel DNA delle cellule, aumentando il rischio di sviluppare tumori. In più, l’intensità degli UVA che raggiungono la superficie terrestre rimane più o meno costante durante tutto l’anno, a differenza di quella degli UVB che invece dipende dalla stagione, dall’orario, da altitudine e latitudine. Ecco perché sarebbe importante proteggersi sempre, e non solo al mare d’estate…

Sono già abbronzato/a, ho la carnagione scura, ci sono le nuvole, quindi posso non metterla

È credenza piuttosto diffusa che, se la pelle è già “allenata”, perché abbiamo già preso molto sole o perché abbiamo un fototipo più scuro, più mediterraneo, possiamo risparmiarci la seccatura di ungerci come i lottatori di sumo… Purtroppo, però, non è così. “Quanto” possiamo abbronzarci è determinato dalla genetica, ovvero da quanta eumelanina (la “forma” scura della melanina – a differenza della feomelanina che ne è la versione chiara -, va dal marrone al nero e assorbe gli UVB) sono in grado di produrre le nostre cellule. Quindi, la massima tintarella raggiungibile è indipendente da quanto si possa stare al sole.

Per quanto riguarda la protezione offerta dalla nostra pelle, l’abbronzatura è sì un filtro, ma non particolarmente efficace. Corrisponde, circa, a un Spf 2, ovvero filtra solo il 50% dei raggi UVB. Se abbiamo la pelle abbronzata o la carnagione più scura possiamo magari utilizzare creme con un fattore di protezione un po’ più basso, ma se non vogliamo ustionarci è necessario metterla ugualmente. Stesso discorso per le nuvole: lì ci troviamo in una situazione in cui il sole, per quanto possa sembrare strano, può essere ancora più pericoloso. Fa meno caldo, riusciamo a restare più tempo sotto i suoi raggi senza bisogno di rintanarci sotto l’ombrellone… Le condizioni perfette per ritrovarsi color aragosta alla sera senza nemmeno essersene resi conto. Questo rischio aumenta ancora di più se saliamo di altitudine, dove già di base fa meno caldo, ma il sole è davvero molto insidioso.

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Fonte: OggiScienza


Autore: 
Giulia Negri


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da
 OggiScienza  


Citazione del giorno

 "Questo capitalismo è intollerabile."

Ken Loach



Sindacalista travolto e ucciso durante una manifestazione



Articolo da GlobalProject

Ucciso durante uno sciopero nazionale della logistica alla Lidl di Biandrate, nel "profondo Nord" produttivo. Assassinato da un camionista che ha forzato il blocco di lavoratori perché aveva fretta di scaricare la merce. 

Si, la merce; quella che non ha mai smesso di circolare anche durante i mesi più duri di pandemia, quella per cui si passa anche oltre la vita degli esseri umani, calpestandola e trucidandola come rulli compressori.

Adil Belakhdim era coordinatore interregionale del sindacato Si Cobas e aveva soli 37 anni: una vita passata tra sfruttamento e riscatto operaio, in quel far-west della logistica che un anno e mezzo di pandemia non hanno fatto altro che peggiorare. Un far-west dove non ci sono cow-boy, ma grandi e piccoli interessi padronali, infiltrazioni mafiose, un mercato del lavoro dove regnano cottimo ed esternalizzazioni e dove i diritti si affermano solo con lotte dure ed estenuanti.

Le prime notizie che sono circolate hanno derubricato l'accaduto come “incidente”, ma stando a quanto hanno raccontato i lavoratori presenti al presidio, l’autista dopo una discussione con i manifestanti ha forzato il blocco della protesta per entrare nel magazzino “investendo i lavoratori, tra cui Adil”, e “lo ha trascinato per una ventina di metri. Non può non essersene accorto“. Il camion ha urtato e ferito anche altri due manifestanti che si trovano ora in ospedale ma non sono gravi. Le circostanze e la dinamica sono adesso al vaglio delle forze dell’ordine.

Oggi era in programma uno sciopero nazionale della logistica, si era deciso di manifestare davanti ai cancelli dei maggiori depositi di merci, perché da settimane è in atto un attacco coordinato tra “padroni”, Confindustria e governo Draghi rispetto a diritti conquistati in anni di lotte sindacali.

L'omicidio, perché di questo si tratta, di Adil avviene al culmine di una escalation di violenza contro le sigle sindacali che da anni portano avanti una lotta quotidiana per la difesa di lavoratori e lavoratrici.

In questi ultimi giorni, soprattutto sindacalisti del Si Cobas, hanno subito una serie di aggressioni e intimidazioni.

Cariche alla Fedex TNT di Piacenza, arresti, i fogli di via e le multe contro gli scioperi, aggressioni armate di body guard e crumiri a San Giuliano e Lodi, passando per i raid punitivi alla Texprint di due giorni fa, sono parte di un unico disegno che vede uniti padroni e criminalità organizzata per fermare con la forza e la violenza gli scioperi dei lavoratori. 


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Autore: redazione GlobalProject

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da GlobalProject   


venerdì 18 giugno 2021

La democrazia




"Tutto viene messo in discussione a questo mondo, solo su una cosa non si discute: non si mette in discussione la democrazia. La democrazia sta lì, come fosse una realtà santa, da cui non si pretendono miracoli, ma è lì come un punto di riferimento. Un riferimento, la democrazia. E non ci si accorge che la democrazia in cui viviamo è una democrazia sequestrata, condizionata, amputata, perché il potere del cittadino, il potere di ognuno di noi si limita alla sfera politica, al mantenimento di un governo che non gradisce o che al massimo potrebbe gradire. Niente più. Ma le grandi decisioni sono prese altrove. Tutti sappiamo dove. Le grandi organizzazioni finanziari internazionali, il FMI, il WTO e la Banca Mondiale. Nessuno di questi organismi è democratico. E quindi come possiamo continuare a parlare di democrazia, se coloro che effettivamente governano il mondo non sono eletti dal popolo! Chi è che sceglie i rappresentanti di questi paesi in quelle organizzazioni? i rispettivi popoli no! Dov'è allora la democrazia?"

José Saramago
 
 

La rinascita di Beirut

Damages after 2020 Beirut explosions 1


Articolo da Il Caffè Geopolitico

In 3 sorsiL’esplosione del 4 agosto 2020 ha colpito il tessuto urbano di Beirut, danneggiando diversi quartieri storici. Nel 2020 l’UNESCO ha lanciato la campagna Li Beirut allo scopo di fornire un supporto economico concreto alla ricostruzione della capitale attraverso progetti innovativi. Gli eventi del 4 agosto hanno riacceso i riflettori sul patrimonio urbano di Beirut e sull’importanza della sua preservazione.

1. L’ESPLOSIONE DEL 4 AGOSTO COLPISCE BEIRUT

La doppia esplosione del 4 agosto 2020 colpiva la città di Beirut, attanagliata da una già profonda crisi. L’incidente fu causato da 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio stipate in un magazzino portuale dal 2013, quando vennero sequestrate dalla nave da carico Rhosus, battente bandiera moldava. L’esplosione provocò una fortissima onda d’urto, circa 200 vittime e migliaia di feriti. Il 4 agosto appariva come il culmine di una situazione economica e sociale allo stremo: le proteste antigovernative scoppiate il 17 ottobre 2019, la svalutazione della lira libanese e una crisi finanziaria profonda, la difficoltà del settore sanitario nell’affrontare la pandemia da Covid-19 rappresentavano solo alcune delle problematiche che il Libano stava attraversando. Tuttavia il 4 agosto ha colpito anche il tessuto urbano della capitale e quartieri storici quali Gemmayzeh e Mar Mikhail, nei pressi dell’area portuale. Molti palazzi iconici della capitale sono stati danneggiati o distrutti: questo è il caso dell’emblematico Sursock Palace, nel quartiere di Achrafieh. L’edificio, di epoca ottomana, conservava al suo interno collezioni e opere d’arte e rappresentava una testimonianza tangibile del passato storico della capitale. L’associazione RestART Beirut, parte della King Baudouin Foundation, nasce in seguito agli eventi del 4 agosto allo scopo di preservare il patrimonio culturale di Beirut, attrarre donazioni e investire in iniziative educative e culturali. Il progetto cardine è rappresentato dal restauro del Sursock Palace, nell’ottica di una conversione da residenza privata a museo aperto al pubblico.

2. UNESCO #LIBEIRUT

Il 27 agosto 2020 l’UNESCO ha lanciato una campagna denominata Li Beirut (Per Beirut) destinata alla creazione di una raccolta fondi a livello internazionale allo scopo di fornire un supporto economico concreto alla ricostruzione del patrimonio urbano della capitale, oltre che per scuole, musei e altre infrastrutture. Secondo le stime di agosto 2020 il processo di riabilitazione degli edifici distrutti avrebbe richiesto un costo di $500 milioni, con un conteggio dei danni pari a un totale di 8mila infrastrutture danneggiate, 640 edifici storici compromessi, 208 scuole distrutte. L’UNESCO, nell’ambito di tale iniziativa, ha lavorato fin dalle prime fasi a fianco della Direzione Generale delle Antichità (DGA) in Libano. A diversi mesi di distanza, UNESCO e DGA hanno avviato una collaborazione con Iconem, start-up francese che si occupa di digitalizzazione di siti storici e culturali sottoposti a possibili danneggiamenti. All’interno del piano Li Beirut, a settembre 2020 è stato lanciato un progetto tecnico relativo alla gestione del patrimonio al quale hanno contribuito diversi professionisti, centri di ricerca, università e associazioni. Attraverso il finanziamento dell’Heritage Emergency Fund dell’UNESCO (HEF) il progetto intende fornire una documentazione dettagliata a livello architettonico allo scopo di elaborare una sorta di guida per la ricostruzione del patrimonio urbano e degli edifici storici più importanti. All’interno di tale documento è stato creato un modello 3D di tre quartieri storici di Beirut, estremamente colpiti dall’esplosione: Gemmayzeh, Mar Mikhail e Karantina. L’obiettivo è quello di creare un modello tridimensionale di Beirut, una vera e propria mappa geografica destinata alla ricostruzione.

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Fonte: Il Caffè Geopolitico

Autore: Egle Milano


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Articolo tratto interamente da Il Caffè Geopolitico 

Photo credit Mehr News Agency, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons


È morto Giampiero Boniperti



Articolo da Nuovasocietà  

TORINO – È morto nella notte a Torino per una insufficienza cardiaca Giampiero Boniperti, presidente onorario della Juventus, di cui è stato una bandiera prima come calciatore e poi come dirigente. Lo rende noto la famiglia all’Ansa. Boniperti, che negli ultimi anni si era ritirato a vita privata, avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma privata per volere della famiglia.

Alla Juve posso fare solo un augurio: continuare a vincere perché, come sapete, rimane sempre l’unica cosa che conta…, aveva raccontato all’ANSA, con una lettera scritta di suo pugno per i suoi novant’anni. Quella frase, vincere non è importante, è l’unica cosa che conta è il marchio di fabbrica della Juventus, un mantra e un monito, allo stesso tempo, per chiunque indossi la maglia bianconera. Giampiero Boniperti quella casacca l’ha portata per 444 partite. Eppure, quando era bambino si sarebbe accontentato – aveva raccontato qualche tempo fa – di portarla una volta, per essere felice per sempre.
Di vittorie e soddisfazioni alla Juventus ne ha avute tantissime, sul campo, ma soprattutto dietro la scrivania: cinque scudetti da giocatore, nel Trio magico con Charles e Sivori, tutti i trofei possibili, in Italia e nel mondo, nel suo ventennio da presidente. Nel club bianconero era arrivato a 17 anni, pagato 60mila lire fifty fifty tra la squadra del suo paese, Barengo (Novara), e il Momo che l’aveva tesserato. Ne è uscito 48 anni dopo, quando ha lasciato la presidenza effettiva della Juventus.
È stato presidente dal ’71 al ’90 e poi, quando fu richiamato dalla famiglia Agnelli, amministratore delegato dal ’91 al ’94. Dal 2006 era presidente onorario. La Juve – è un’altra delle sue espressioni più amate – non è soltanto la squadra del mio cuore, è il mio cuore. Da presidente, lasciava lo stadio alla fine del primo tempo, e seguiva alla radio il secondo; tra le tante sfide quelle più sofferte erano le stracittadine con il Torino, anche se ai granata ha segnato più di ogni altro bianconero: 14 gol (13 in campionato, 1 in Coppa Italia). Il derby – aveva spiegato, da dirigente – mi consuma, amo troppo la Juve e ho così rispetto della Juve che non può essere altrimenti.
Con i giocatori aveva sempre il coltello dalla parte del manico, ma era lontano il tempo della predominanza dei procuratori. Dopo il Mundial vinto dall’Italia nell’82 in Spagna, aveva messo fuori rosa, perché avevano chiesto un aumento, nientemeno che Paolo Rossi, Tardelli e Gentile.

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Fonte: Nuovasocietà

Autore: 
Giulia Zanotti
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Articolo tratto interamente da Nuovasocietà 



Il tempo è di Henry van Dyke



Il tempo è

Il tempo è

troppo lento per coloro che aspettano,

troppo rapido per coloro che temono,

troppo lungo per coloro che soffrono,

troppo breve per coloro che gioiscono;

ma per coloro che amano,

il tempo non è.


Henry van Dyke



Dipinto del giorno

 


Psiche apre la porta del giardino di Cupido di John William Waterhouse



Pollice su e giù della settimana


 13enne smarrisce tablet sul pullman: autisti glielo ricomprano tratto da Chi scrive non muore mai


Luana D’Orazio, nuovi dettagli della perizia: “L’orditorio manomesso per velocizzare il lavoro” tratto da TPI



giovedì 17 giugno 2021

L'amore oltre la morte: aiutiamo Lisa



Molti di voi, hanno letto la notizia di Sonia Campagnolo, morta in pochi mesi, dopo aver lottato per un anno e mezzo contro un male incurabile.  La sua ultima volontà, vedere la figlia unica laureata in giurisprudenza.

In queste ore molti blog, hanno lanciato un'iniziativa solidale, a favore di Lisa, la figlia di Sonia. Anche questo spazio, vuole fare la sua parte e invita altri blog a fare altrettanto, partecipando a questo passaparola di generosità.

Pubblico l'Iban per aiutare Lisa:

 IT96E0103062470000001807112 -  causale: in memoria di Sonia

Aiutiamo a realizzare l'ultimo atto d'amore, di questa mamma.



Proverbio del giorno


Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.



Venezia

Venezia from Wildheartt on Vimeo.

Photo e video credit Wildheartt caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Pancas

Pancas from Flávio Varricchio on Vimeo.

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Comunicazione di servizio




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martedì 15 giugno 2021

Giugno di Giosuè Carducci


Giugno

E' il mese dei prati erbosi e delle rose;
il mese dei giorni lunghi e delle notti chiare.
Le rose fioriscono nei giardini, si arrampicano
sui muri delle case. Nei campi, tra il grano,
fioriscono gli azzurri fiordalisi e i papaveri
fiammanti e la sera mille e mille lucciole
scintillano fra le spighe.
Il campo di grano ondeggia al passare
del vento: sembra un mare d'oro.
Il contadino guarda le messi e sorride. Ancora
pochi giorni e raccoglierà il frutto delle sue fatiche.

Giosuè Carducci


lunedì 14 giugno 2021

Davanti a tutti i pericoli...



"Davanti a tutti i pericoli, davanti a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, davanti a tutti i seminatori di discordia, davanti a tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, ancora una volta, la capacità del popolo di costruire la sua storia."

Ernesto Che Guevara


Dipinto del giorno


Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo



 

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domenica 13 giugno 2021

Citazione del giorno


"Noi vogliamo una societa' che rispetti tutte le liberta' meno che una, quella di sfruttare il lavoro degli altri, perchè questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane."


Enrico Berlinguer


Lavoratori, ma non schiavi


Articolo da La Fionda

In queste settimane (come ogni estate, a onor del vero) si susseguono le notizie sugli imprenditori che “non trovano lavoratori”. E questo – incredibilmente! – nonostante i milioni di disoccupati e le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi solo l’anno scorso. Paradossale, no?

La colpa – a detta dei suddetti imprenditori, subito spalleggiati dalla coppia liberal-liberista Salvini-Meloni – sarebbe ovviamente del reddito di cittadinanza, reo di togliere ai giovani la voglia di lavorare e forse di allontanarli un po’ troppo dal contatto diretto con la durezza del vivere, come avrebbe detto Padoa-Schioppa. Perché uno dovrebbe andare a lavorare – ci ripetono i corifei della durezza del vivere – se può essere «pagato per starsene tutto il giorno sul divano» (formula che ci sentiamo ripetere ad nauseam da anni)?

Salvo poi scoprire che le “offerte di lavoro” in questione prevedono inequivocabilmente stipendi da fame, buste paghe false, orari infiniti. E questo quando le cose vanno bene. Proprio l’altro giorno Nicola Ferrelli, noto ristoratore milanese, ha denunciato lo “scandalo” dei giovani che prima di accettare il lavoro «ti chiedono quante ore devi fare, quanti soldi mi dai». Anche solo pretendere di sapere quanto si verrà pagati per svolgere un certo lavoro viene ormai considerato un sintomo dell’intrinseca svogliatezza dei giovani, che farebbero bene a «rimboccarsi le maniche» – come ha detto Tonio Anselmo, neoresponsabile CISL commercio, servizi, turismo – e a non fare troppe domande.

Insomma, più che la voglia di lavorare, ai giovani sembrerebbe mancare la voglia di fare gli schiavi. In questo senso, la “colpa” del reddito di cittadinanza sarebbe di alzare di poco l’asticella di quello che uno è disposto a subire semplicemente per sopravvivere e dunque di ridurre il bacino dell’esercito industriale di riserva: un fatto semplicemente inaccettabile per chi ha una concezione neoschiavistica dell’economia, in cui il lavoratore deve essere costretto dai morsi della fame ad accettare qualunque tipo di lavoro e qualunque salario gli venga offerto, come ai tempi del liberalismo ottocentesco.

E il bello è che non lo nascondono neanche. Proprio l’altro giorno l’ineffabile Salvini ha detto: «Molto semplicemente, se tu prendi 600 euro per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono 600 euro per fare il cameriere… la soluzione la lascio intuire». Insomma, per Salvini sarebbe normale fare il cameriere, magari a tempo pieno, per 600 euro al mese (cioè per meno della soglia di povertà, oggi stabilita dall’ISTAT a 780 euro). Come si diceva, più che la voglia di lavorare, ai giovani sembrerebbe mancare la voglia di fare gli schiavi. E lo dimostra la vicenda della Sammontana, che ha avuto un’idea rivoluzionaria: offrire un contratto e un salario degni. E infatti si è vista sommergere da migliaia di domande di lavoro per 350 posti da stagionali. Ma pensa te!

L’aspetto più odioso di tutta questa vicenda, però, è l’idea – sottesa o esplicita – per cui questo non sarebbe il momento di fare troppo gli schizzinosi: il paese è in crisi e per far ripartire l’economia serve il “sacrificio” e “l’impegno” di tutti; in un secondo momento, una volta fatta ripartire la macchina, si potrà semmai tornare a parlare di diritti, retribuzioni degne e altri lussi che adesso non ci possiamo permettere.

Purtroppo, come ricordava Federico Caffè, si tratta di un artificio retorico che ha una lunga storia nel nostro paese: dall’appello, nell’immediato dopoguerra, a «ricostruire innanzitutto» fino alla “politica dei due tempi” (sacrifici oggi e contropartite domani) degli anni Settanta – peccato, diceva Caffè, che il secondo tempo non arrivava mai. È una logica contro cui Caffè si è battuto tutta la vita.

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Fonte: La Fionda


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Articolo tratto interamente da 
La Fionda