lunedì 18 giugno 2018

Io credo...




"Io credo che ci sia la possibilità che il fascismo stia aspettando di tornare in Europa. Non verrà con camicie nere, né brune, né cose simili. Ma la mentalità fascista sta lì, è tornata. Davanti all'impotenza della democrazia, ormai in crisi. C’è una deriva molto chiara della società europea in direzione dell’estrema destra. Non sono certo che accada e in quale forma. Ma il fascismo non si nasconde più. È lì, è uscito in strada, è arrivato anche sui media. E può succedere che ci troviamo in una situazione politica prefascista senza rendercene conto. E che improvvisamente il fascismo arrivi a governare. E noi continuiamo a non rendercene conto. Perché la facciata si mantiene. E la facciata è l’illusione democratica."

José Saramago


Forte terremoto a Osaka



Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6,1 è avvenuta pochi minuti prima delle 8 (l’una di notte in Italia) nell'area di Osaka, in Giappone. Secondo le prime informazioni, il sisma avrebbe provocato 3 morti e oltre 200 feriti.

Il sisma ha causato la sospensione dei treni veloci Shinkansen, di alcuni voli, oltre all'interruzione momentanea della fornitura di energia elettrica e gas.

Nessuna anomalia è stata segnalata invece nelle centrali nucleari di Takahama, Mihama e Oi.

La scossa odierna è il maggior terremoto registrato a Osaka dal 1923, ossia da quando vengono registrati i dati.

Video credit MIN TV caricato su YouTube


Proverbio del giorno


    Quello che si impara a proprie spese, non lo si dimentica facilmente.




La nave umanitaria Aquarius approda a Valencia

Aquarius (alt Meerkatze) (Ship) 01 by-RaBoe 2012

Articolo da Progetto Melting Pot Europa 

La Aquarius, nave di soccorso umanitario noleggiata da SOS MEDITERRANEE e gestita in partnership con Medici senza Frontiere, è entrata nel porto di Valencia in Spagna questa mattina, in convoglio con una nave della Guarda costiera italiana e con una nave militare italiana, per lo sbarco di 630 persone, soccorse nel Mediterraneo otto giorni prima.

Questi 630 tra uomini, donne e bambini sono fuggiti da un calvario inimmaginabile in Libia più di otto giorni fa: spinti su gommoni da trafficanti spietati, hanno trascorso ore terrificanti alla deriva, ammassati su imbarcazioni precarie, prima di essere finalmente soccorsi dalla Aquarius, da navi mercantili e da unità della Guardia costiera italiana, seguendo tutte la stessa legge non negoziabile: la legge del mare che obbliga ad assistere ogni singola persona in situazione di pericolo in mare.

Otto giorni dopo essere fuggite dall’inferno libico, queste 630 persone sono finalmente salve e al sicuro a terra, in Spagna, grazie alla Aquarius e al suo team di marinai professionisti, soccorritori volontari e operatori umanitari.

Il coraggio e la resilienza di questi 630 naufraghi, la professionalità e la profonda umanità dell’equipaggio della Aquarius devono essere elogiate, come lo straordinario supporto che SOS MEDITERRANEE ha ricevuto dalla società civile in Spagna e in tutta Europa.

La nave Aquarius è diventata il simbolo concreto per coloro che in Europa mettono i valori universali di rispetto per la vita umana, dignità e solidarietà prima di ogni altra considerazione.

Detto questo, i diversi ritardi dovuti alla chiusura dei porti italiani e poi l’Odissea forzata, pericolosa e degradante della nave Aquarius nel Mediterraneo devono necessariamente suonare come un campanello d’allarme per i leader europei.

Non è tollerabile per l’Europa che possa ripetersi una situazione come questa.

L’inerzia degli Stati europei è criminale. Si è tradotta in oltre 13.000 morti nel Mediterraneo dal 2014, quando i leader europei hanno detto «mai più» dopo la tragedia di Lampedusa. L’Europa porta questi morti sulla propria coscienza.

Le operazioni di ricerca e soccorso devono essere basate sul rispetto delle vite umane prima di ogni altra considerazione.

Continua la lettura su Progetto Melting Pot Europa 

Fonte: Progetto Melting Pot Europa 

Autore: 
redazione Melting Pot Europa

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione


Articolo tratto interamente da Progetto Melting Pot Europa


Photo credit Ra Boe / Wikipedia [CC BY-SA 3.0 de o GPL], da Wikimedia Commons


domenica 17 giugno 2018

Il fascismo si è presentato...


"Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano."

Antonio Gramsci


sabato 16 giugno 2018

Indovina la parola



Inserirò tre immagini e delle lettere, tocca a voi indovinare la parola giusta.

La soluzione del gioco, verrà lasciata nei commenti.




Lettere:

A-L-T-A-C-G-N-E-E-I-T-R-M-I-S-Z-O-P-Y-F


16 giugno 1976 – Apartheid: rivolte studentesche a Soweto, Sudafrica


Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Gli scontri di Soweto (o rivolta di Soweto) furono una serie di scontri che avvennero nella township di Soweto (Johannesburg, Sudafrica) nel giugno del 1976.

Gli scontri coinvolsero studenti neri che protestavano contro la politica segregazionista del National Party, il partito degli afrikaner nazionalisti che a quell'epoca era al governo del paese. La polizia soffocò le manifestazioni studentesche con la forza; diverse centinaia di persone furono uccise nell'arco di dieci giorni di contestazione. Questo evento, che colpì l'opinione pubblica mondiale, diede inizio a una catena di conseguenze che sfociarono, quindici anni dopo, nella caduta del regime dell'apartheid, grazie alle altre rivolte che ci furono in America ed altri paesi.

Dopo la repressione dell'African National Congress negli anni sessanta, la protesta nera contro l'apartheid tacque per diversi anni. Alla metà del decennio successivo, tuttavia, il successo di altre organizzazioni rivoluzionarie nei paesi vicini (quali la Frelimo) alimentò nuove speranze per i neri che intendevano rovesciare il governo afrikaner. L'ANC giunse a formare una propria ala armata (chiamata Umkhonto we Sizwe) e incitò la popolazione africana a "rendere il paese ingovernabile".

Il motivo specifico della protesta studentesca di Soweto fu un decreto governativo (l'Afrikaans Medium Decree) che imponeva a tutte le scuole per neri di utilizzare l'afrikaans come lingua paritetica all'inglese. Il 1º gennaio 1975 tutti i presidi delle scuole nere ricevettero ordine di usare l'afrikaans nelle lezioni di alcune materie; l'annuncio fu dato da J. G. Erasmus, Direttore Regionale dell'"Istruzione Bantu" ("bantu" era il termine usato dalle autorità sudafricane per riferirsi alla popolazione nera).

Questa misura era l'ultimo episodio di una lunga serie di imposizioni da parte degli afrikaner, e fu percepita come direttamente associata alla logica generale dell'apartheid; l'inglese era infatti di gran lunga più diffuso presso la popolazione nera, ed era stato scelto come lingua ufficiale da molti bantustan. Al contrario, come ebbe a dire Desmond Tutu, l'afrikaans era "la lingua degli oppressori". Il Ministro per l'Istruzione Bantu, Punt Janson, ebbe a dire:

« Non ho consultato gli africani sulla questione della lingua e non intendo farlo. Un africano potrebbe trovarsi di fronte a un "capo" che parla afrikaans o che parla inglese. È nel suo interesse conoscere entrambe le lingue. » 

Il decreto suscitò numerose proteste da parte del corpo docenti e degli studenti della maggior parte delle scuole per neri. Il 30 aprile 1976, i bambini della Orlando West Junior School (nel sobborgo di Orlando a Soweto) diedero inizio a uno sciopero, rifiutandosi di andare a scuola. Gli studenti di Soweto formarono un comitato d'azione, il Soweto Students' Representative Council, per organizzare la protesta, indicendo una manifestazione di massa per il 16 giugno.

Il 16 giugno, migliaia di studenti e docenti neri uscirono dalle scuole e si diressero verso lo stadio di Orlando. La manifestazione era stata pianificata in modo accurato in modo tale che fosse chiaro che si trattava di una protesta pacifica; nelle prime file del corteo erano esposti cartelli con scritte come "Non sparateci - non siamo armati".

Il corteo incontrò la polizia, che aveva preparato delle vere e proprie barricate. Il leader del corteo chiese ai dimostranti di non provocare la polizia e fece deviare la folla su un percorso alternativo; anziché andare allo stadio, giunsero presso la Orlando High School. Nel frattempo, la polizia aveva chiamato rinforzi.

La polizia cercò inizialmente di disperdere la folla con i gas lacrimogeni. La folla recedette ma continuò a cantare slogan come "se noi dobbiamo imparare l'afrikaans, Vorster deve imparare lo zulu".

Sono state fornite diverse versioni circa l'evento specifico che diede inizio al massacro. I dimostranti erano certamente disarmati, ma alcune fonti riportarono che i bambini avevano iniziato a tirare pietre alla polizia. Altri resoconti confermano invece che i manifestanti mantennero un comportamento nonviolento. In ogni caso, la polizia aprì il fuoco, uccidendo quattro bambini, fra cui il tredicenne Hector Pieterson. La fotografia del corpo di Pieterson divenne un simbolo della violenza della polizia sudafricana. Negli scontri che seguirono durante la giornata morirono altre 23 persone. Il pronto soccorso degli ospedali fu presto invaso da feriti che richiedevano assistenza. A sera, gli scontri erano cessati; automobili e autoblindo della polizia pattugliavano Soweto.

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