Articolo da MR Online
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Nel bel mezzo di uno dei momenti economici più difficili dai tempi del trionfo della Rivoluzione cubana, e sotto il peso di un soffocante e sempre più pressante assedio imperialista statunitense, Cuba sta tentando qualcosa che rimane quasi impensabile nelle cosiddette democrazie capitaliste avanzate: sta ampliando e approfondendo in modo consapevole e sistematico il coinvolgimento dei cittadini nel decidere il futuro economico e politico del Paese. Mentre i sistemi politici delle ricche nazioni occidentali emarginano sempre più le fasce lavoratrici della popolazione, impedendo loro una partecipazione significativa al processo decisionale in campo economico, Cuba insiste sul fatto che la risoluzione dell'attuale crisi debba essere un'impresa collettiva, partecipativa e profondamente democratica.
Il presidente cubano Díaz-Canel delinea l'orientamento politico sottolineando che "la democrazia non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che si rafforza con la partecipazione attiva di tutti e per il bene di tutti, con la trasparenza nella gestione e con la responsabilità condivisa". I progressisti e i socialisti a livello internazionale dovrebbero quindi prestare molta attenzione ai dibattiti sulla governance interna in corso a Cuba, dibattiti che coinvolgono i cittadini cubani, i membri cittadini del Partito Comunista di Cuba e le istituzioni elette del potere popolare del paese. Queste discussioni si concentrano su come riorganizzare e mobilitare al meglio le risorse umane e materiali di Cuba di fronte a straordinarie pressioni esterne, compresi gli adeguamenti nelle strutture di partito, nell'amministrazione governativa e nell'impiego delle capacità nazionali.
Tali discussioni non sono una novità. Fanno parte di una lunga e consolidata tradizione nella cultura politica cubana, in cui i principali cambiamenti di politica interna sono preceduti da un ampio dibattito pubblico e istituzionale. Tuttavia, i critici del socialismo cubano – e persino alcuni settori intransigenti della sinistra internazionale – rischiano di interpretare erroneamente questi sviluppi. Molti affermeranno frettolosamente che il governo cubano sta capitolando alle pressioni dell'amministrazione di Donald Trump e alle aggressive politiche anti-Cuba associate a figure come Marco Rubio. Tali affermazioni ignorano la realtà che le attuali discussioni politiche affondano le loro radici nei processi politici interni di Cuba e riflettono un impegno costante per ampliare e approfondire la partecipazione democratica al processo decisionale nazionale, in particolare a livello provinciale e municipale, in termini di rappresentanza dei cittadini.
Un programma nazionale per la ripresa economica
Il 26 ottobre 2025, il governo cubano ha pubblicato un documento programmatico esaustivo di novantadue pagine che delinea una tabella di marcia di ampio respiro per affrontare le attuali sfide economiche del paese. Questo piano articola uno sforzo coordinato basato su dieci obiettivi generali, 106 obiettivi specifici, 342 azioni concrete e 264 indicatori e traguardi: una revisione interna e diretta dei processi decisionali e della loro attuazione, che si traduce in un livello di dettaglio tale da sottolineare sia la gravità dei problemi di governance e stabilità economica che i cubani stanno affrontando, sia la serietà della risposta proposta.
L'obiettivo generale è chiaro: promuovere la graduale ripresa economica, migliorare la gestione statale e superare la complessa e multiforme crisi che affligge la nazione, e farlo attraverso una governance diretta dei cittadini più tempestiva ed efficiente. L'attuale crisi è stata esacerbata da pressioni esterne, vulnerabilità strutturali, dall'intensificarsi del blocco statunitense e da una brutale guerra economica volta a rovesciare il governo cubano. In risposta agli imperativi interni e alle minacce esterne, il governo cubano, attraverso una migliore gestione statale, cerca di mobilitare istituzioni, imprese, enti territoriali e la popolazione in generale in uno sforzo unitario per stabilizzare e rivitalizzare la vita economica del paese. Lungi dal trattare la popolazione come spettatrice passiva di un processo decisionale tecnocratico centralizzato, Cuba ha intrapreso un ampio processo nazionale di consultazione, dibattito e partecipazione popolare, legato al Programma di Governo, per correggere le distorsioni e rivitalizzare l'economia.
Contrariamente alla propaganda dei critici antigovernativi cubani, la guerra economica voluta dagli Stati Uniti contro il popolo cubano e il suo governo non dissuade il governo cubano da una seria autovalutazione. Come i suoi predecessori, il presidente Díaz-Canel è stato chiaro e coerente con il pubblico, il governo e il Partito Comunista che
Non possiamo guardare al cammino percorso senza interrogarci sulle nostre ombre. Soffriamo molto per le conseguenze del formalismo e dell'improvvisazione che molto spesso distorcono e ostacolano la pianificazione strategica. E il centralismo ci rallenta ancora troppo, ovvero l'eccesso di centralizzazione che frena l'iniziativa creativa di individui, collettivi e comuni. Riconoscerlo non significa indebolirci, ma rafforzarci. La vera rivoluzione è quella che vive criticamente se stessa per non invecchiare.
Il programma, strutturato attorno a dieci obiettivi generali e 106 traguardi interconnessi, è diventato il quadro di riferimento attraverso il quale lo Stato cerca di affrontare la crisi insieme alla popolazione, anziché imporsi dall'alto.
La consultazione popolare come forma di governo.
Durante una sessione del Consiglio di Stato, presieduta da Esteban Lazo Hernández e alla quale hanno partecipato il Presidente Miguel Díaz Canel e il Primo Ministro Manuel Marrero Cruz, la leadership cubana ha sottolineato la centralità del processo di consultazione nazionale svoltosi tra il 15 novembre e il 30 dicembre. Díaz-Canel ha descritto l'iniziativa come un "processo partecipativo e contributivo di costruzione collettiva". Il suo scopo non è solo quello di rafforzare il Programma di Governo attraverso le proposte della popolazione, ma anche di approfondire la comprensione pubblica delle sfide economiche e mobilitare la società per la loro risoluzione.
Non si tratta di democrazia intesa semplicemente come elezioni periodiche o messaggi politici veicolati da focus group. Si tratta di democrazia come impegno sostanziale e critico, un processo attraverso il quale i cittadini deliberano, criticano e contribuiscono alla definizione delle politiche nazionali. In un contesto caratterizzato da estrema scarsità, intensificazione delle pressioni del blocco e profonde difficoltà strutturali, Cuba insiste sul fatto che il popolo debba rimanere protagonista del processo decisionale politico e della ricostruzione economica del Paese.
Al contrario, nelle società capitaliste occidentali – i cui sistemi politici rivendicano la superiorità democratica – i lavoratori sono in gran parte esclusi dai processi decisionali economici significativi. Le politiche che regolano l'austerità, la tassazione, il mercato del lavoro, la politica monetaria e i programmi sociali sono regolarmente determinate da tecnocrati, dirigenti d'azienda e istituzioni finanziarie non responsabili. Le elezioni cambiano ben poco; i cittadini sono trattati come consumatori di marchi politici piuttosto che come partecipanti alla costruzione di un futuro collettivo. Il risultato è un diffuso senso di alienazione e cinismo. L'approccio socialista cubano rappresenta una profonda smentita a questo modello capitalista guidato dagli oligarchi, ora oggetto di aspre critiche negli Stati Uniti.
Gestione delle crisi attraverso il contributo collettivo
Al centro della strategia cubana vi è il riconoscimento che la stabilizzazione economica non può essere imposta dall'alto. Il vice primo ministro Oscar Pérez Oliva Fraga ha sottolineato che il Programma opera attraverso un monitoraggio continuo, un dibattito e una discussione pubblica. Ciò riflette la realtà della situazione economica cubana. Essendo un'economia piccola e dipendente dal commercio estero, il Paese si trova ad affrontare enormi distorsioni causate dal blocco statunitense e dalla sua forzata esclusione dal sistema finanziario internazionale. L'intensificarsi della guerra economica, compresa l'inclusione di Cuba nella lista statunitense degli stati sponsor del terrorismo, ostacola gravemente le operazioni bancarie, i flussi di investimento e gli scambi commerciali di base.
Date queste condizioni ostili, il Programma mira a rafforzare le capacità interne: espandendo la produzione alimentare nazionale, incentivando l'industria nazionale, riducendo la dipendenza dalle importazioni e promuovendo lo sviluppo e l'autonomia delle imprese socialiste e dei governi territoriali. L'obiettivo non è semplicemente un aggiustamento economico, ma la trasformazione del sistema economico in modo da preservare l'equità sociale e i principi socialisti.
Stabilizzazione senza sacrificare il popolo
Il Ministro dell'Economia e della Pianificazione Joaquín Alonso Vázquez ha riconosciuto che, sebbene siano stati compiuti progressi nella riduzione del deficit di bilancio, questo rimane elevato e continua a generare pressioni inflazionistiche. È fondamentale sottolineare che la leadership cubana insiste sul fatto che la stabilizzazione debba avvenire "senza lasciare indietro nessuno". Lavoratori, pensionati e fasce vulnerabili della popolazione non devono sopportare il costo dell'aggiustamento. Questo approccio si contrappone nettamente alle pratiche neoliberiste comuni nelle economie capitaliste, dove le politiche di stabilizzazione – spesso presentate come disciplina fiscale – si traducono frequentemente in misure di austerità imposte ai poveri e alla classe lavoratrice.
Nonostante enormi difficoltà, Cuba è riuscita a mantenere un surplus nel conto corrente del bilancio statale, pur contenendo l'emissione di moneta. Allo stesso tempo, il governo sta rafforzando l'Ufficio nazionale dell'amministrazione fiscale, combattendo le violazioni dei prezzi – ne sono state individuate oltre un milione – e ristrutturando la gestione delle valute estere. Queste misure non mirano a smantellare le tutele sociali, bensì a ripristinare l'ordine economico salvaguardando il tessuto sociale.
Rivitalizzare l'impresa socialista
Un pilastro centrale del Programma è la rivitalizzazione dell'impresa statale socialista e il rafforzamento dei governi territoriali come motori dello sviluppo. Cuba deve espandere la produzione in settori come lo zucchero, il miele, il carbone e i prodotti agricoli, aree che rimangono sottoutilizzate nonostante il loro potenziale. La sostituzione delle importazioni non è quindi un dogma economico ristretto, ma una priorità strategica volta a preservare le scarse riserve di valuta estera e a rafforzare la sovranità nazionale.
Per raggiungere questo obiettivo, le imprese devono acquisire maggiore autonomia e reattività all'interno di un quadro macroeconomico stabile. L'obiettivo è creare le condizioni affinché gli attori economici possano operare efficacemente all'interno di un mercato di scambio regolamentato e con un migliore accesso ai fattori produttivi all'ingrosso, mantenendo al contempo l'impegno socialista per l'equità e i diritti universali.
Protezione sociale e governo rivoluzionario
Anche in piena crisi, Cuba continua a dare priorità alla giustizia sociale. Il vice primo ministro Eduardo Martínez Díaz ha sottolineato che oltre trenta programmi sociali, distribuiti in tredici aree politiche principali, sono attualmente in fase di attuazione a livello nazionale. Queste iniziative rafforzano l'assistenza sanitaria, l'istruzione e l'applicazione del Codice per l'infanzia, l'adolescenza e la gioventù. A livello locale, i quadri svolgono un ruolo fondamentale nello spiegare le politiche, organizzare il dibattito e mobilitare le comunità. Ben lontano dallo stereotipo di uno stato burocratico rigido, questo riflette un modello di democrazia socialista fondato sull'educazione politica, la comunicazione e la responsabilità collettiva. Come ha sottolineato Jorge Luis Broche Lorenzo, il Programma di Governo funziona come uno strumento tattico in linea con il modello socialista cubano di lungo termine. Il suo successo dipende dalla sinergia tra politica economica e mobilitazione politica.
Resilienza e continuità rivoluzionaria
Questo contesto è essenziale per comprendere le recenti dichiarazioni del Presidente Miguel Díaz Canel, che ha invocato l'incrollabile spirito di resistenza che ha caratterizzato Cuba fin dal 1959. Rivolgendosi alle istituzioni nazionali, ha pronunciato un messaggio che ha avuto ampia risonanza in tutto il Paese: “¡La rendición nunca ha sido alternativa!”: “La resa non è mai stata un'opzione!”
La frase coglie un tema centrale della cultura politica cubana: la resilienza di fronte a decenni di guerra economica, ostilità diplomatica e al blocco statunitense in corso. Díaz-Canel ha descritto il popolo cubano come "indistruttibile", sottolineando la sua capacità collettiva di affrontare immense difficoltà. Allo stesso tempo, ha insistito sul fatto che resilienza non può significare stagnazione. I dibattiti in corso all'interno delle istituzioni cubane, ha spiegato, non sono caratterizzati dal pessimismo, bensì da valutazioni franche e proposte di trasformazione: "Non c'era pessimismo", ha osservato, "solo valutazioni oneste e proposte di cambiamento".
Al centro di questo processo vi è un rinnovato impegno civico. Díaz-Canel ha ripetutamente esortato i cittadini a rimanere attivamente coinvolti nel plasmare il futuro del Paese. "Solo insieme possiamo superare queste sfide e costruire una nazione prospera e giusta", ha affermato, un appello coerente con i principi della democrazia socialista sanciti dalla Costituzione cubana.
La democrazia sotto pressione
In questo senso, i dibattiti attuali riflettono uno sforzo più ampio per decentralizzare il processo decisionale, rafforzare la partecipazione dal basso e rivitalizzare le istituzioni nazionali. Il tentativo di Cuba di affrontare la sua crisi economica attraverso la consultazione di massa e la governance partecipativa offre un insegnamento prezioso in un mondo sempre più dominato dal capitalismo oligarchico. Sottoposta a straordinarie pressioni esterne – blocco, sanzioni, esclusione finanziaria e disuguaglianza globale – Cuba sceglie non di restringere la democrazia, ma di espanderla.
Non si tratta di un'aberrazione o di una risposta temporanea alla crisi. È una caratteristica fondamentale del progetto rivoluzionario. I dibattiti a livello nazionale sulla Costituzione del 2019 e sul recente Codice della Famiglia rappresentano alcune delle consultazioni democratiche più ampie del mondo contemporaneo. Precedenti precedenti, in particolare i Parlamenti dei Lavoratori del 1994, quando milioni di lavoratori si riunirono in decine di migliaia di assemblee durante il Periodo Speciale, dimostrano la profondità di questa tradizione.
Più volte, Cuba si è rivolta al suo popolo come fonte ultima di legittimità, creatività e forza politica. Al contrario, gli stati capitalisti avanzati – ricchi e potenti, ma afflitti dall'alienazione politica – escludono sistematicamente le proprie popolazioni da una partecipazione significativa alla gestione economica. La loro crisi non è la scarsità, ma la democrazia stessa: una crisi di rappresentanza, disconnessione e di dominio oligarchico.
Cuba, pur dovendo affrontare ostacoli ben maggiori, insiste su un'altra strada. Una strada in cui il popolo, attraverso la lotta, il dibattito e la volontà collettiva, traccia il percorso della propria società. Una strada in cui il socialismo non è semplicemente un sistema economico, ma una forma di potere popolare, e in cui, anche sotto assedio, il popolo rimane l'artefice e il protagonista del futuro della propria nazione.
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Fonte: MR Online
Autore: Isaac Saney, James Count Early