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domenica 31 maggio 2026

Momenti



"Ciò che nella vita rimane, non sono i doni materiali, ma i ricordi dei momenti che hai vissuto e ti hanno fatto felice. La tua ricchezza non è chiusa in una cassaforte, ma nella tua mente.
È nelle emozioni che hai provato dentro la tua anima."

Alda Merini 


Vivi!




"Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un'opera di teatro, ma non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l'opera finisca priva di applausi."

Charlie Chaplin


La vita è breve

 


"La vita è breve, l'arte è lunga, l'occasione è fugace, l'esperienza è fallace, il giudizio è difficile."

Ippocrate



31 maggio 1962 - A Voghera un treno merci proveniente da Milano non rispetta un semaforo rosso e piomba su un treno carico di passeggeri diretto in Liguria che sostava sul terzo binario, causando 63 vittime



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

L'incidente ferroviario di Voghera è considerato uno tra gli incidenti più gravi nella storia delle ferrovie italiane.

Avvenne alla stazione di Voghera alle ore 2.35 del 31 maggio 1962. Vi morirono 64 persone e 36 rimasero ferite gravemente[1].

Alle ore 2.35 del giorno di giovedì 31 maggio 1962, il treno merci numero 8151, proveniente da Milano, trainato dal locomotore E626.379, entrò nella stazione di Voghera con i segnali di protezione a «via impedita» e investì in coda il treno viaggiatori 1391, che, in sosta sul terzo binario, stava per essere licenziato in partenza verso Genova. Il locomotore del treno 8151 si incuneò nell'ultima carrozza del treno 1391, provocando la morte di 60 persone nonché il ferimento di 40, quattro delle quali successivamente morirono in ospedale[1].

Tutte le vittime si trovavano nell'ultima carrozza: si trattava in gran parte di villeggianti diretti in Riviera Ligure.

Dall'esame della zona tachimetrica del treno 8151 risultò che per tutto il percorso a partire da Milano Rogoredo, salvo un breve rallentamento in corrispondenza di Pavia[1], il treno aveva tenuto una velocità tra i 70 e i 75 km/h. La velocità non fu diminuita neppure in arrivo a Voghera, salvo che nei nove secondi precedenti l'urto, in cui essa scese bruscamente da 72 km/h a circa 60. Questa velocità non era in alcun modo ammissibile, non soltanto perché il segnale di protezione era disposto al rosso, ma anche perché il treno avrebbe dovuto fermarsi alla stazione per il cambio del locomotore, essendo all'epoca il tratto di linea Milano-Voghera a trazione elettrica a corrente continua e quello Voghera-Genova a corrente alternata trifase[2]. L'inizio della frenatura del treno può collocarsi a circa 170 metri dalla coda del treno 1391, quindi, tenuto conto delle caratteristiche del freno e del tempo di entrata in azione del medesimo, si ritenne che esso fosse stato azionato solo in seguito alle segnalazioni di arresto fatte a mano da parte degli agenti della stazione dal posto di servizio collocato verso Milano; in seguito il macchinista del convoglio merci ammise che le cose si erano svolte proprio in tale modo[2].

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Sai qual è la cosa più difficile, oggi?



Sai qual è la cosa più difficile, oggi?
Alzarsi la mattina
e non diventare cattivi come il mondo.
La gentilezza
è un atto di resistenza quotidiana.
Non è roba da educati,
è roba da sopravvissuti.
Perché chi è gentile
lo è nonostante le ferite,
nonostante la fatica,
nonostante il disincanto.
Quando sei sfiancato,
quando non ce la fai,
non ti serve una morale da quattro soldi.
Ti serve qualcuno che ti guardi
e ti dica:
“ti vedo”.
Ti serve un gesto che non chiede nulla,
una mano che si tende,
un tempo che si regala.
La gentilezza non è una questione di buone maniere.
È un modo di stare al mondo
con coraggio,
di restare umani
anche quando conviene spegnersi.
È l’arte di non diventare come chi ferisce,
di non rispondere con lo stesso veleno.
È un no urlato piano
all’indifferenza che ci divora.
Un no che dice:
non mi fate smettere di sentire,
non mi fate smettere di credere.
E allora sì,
quando vi sembra di affogare,
quando pensate di non avere più nulla da dare,
non fate gli indifferenti.
Cercate la gentilezza.
Fatela.
Pretendetela.
Perché senza gentilezza
crolla tutto.
Crollano i gesti,
gli abbracci,
le carezze che salvavano la pelle.
E restiamo chiusi in una corazza
a fingere di bastarci.
Ognuno in silenzio
con la propria ferita in mano.
Perché la gentilezza
è attenzione
è cura
è duro lavoro.
Perché la gentilezza
è quel muscolo invisibile
che nessuno vede
ma che tiene in piedi il cielo.

Andrew Faber

Credo che negli ultimi periodi...



"Credo che negli ultimi periodi della nostra vita stiamo assistendo a una degenerazione delle coscienze collettive verso una deriva antiumana. È come se stessimo sprofondando oltre il baratro della barbarie, un abbrutimento interiore che fa smarrire la dimensione umana. È il delirio della paura, un disturbo del comportamento. La soluzione potrebbe essere nella "rivoluzione della normalità", la stessa ricerca di pace e convivenza che abbiamo messo in atto a Riace."

Domenico "Mimmo" Lucano


Photo credit Secretaría de Cultura de la Nación, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons


Viene chiamato "vuoto"

"Viene chiamato "vuoto" ma poi è come se dentro ci fosse racchiuso di tutto. Il nome di qualcuno che non c'è o che non esiste, la rabbia per una sconfitta, la nostalgia di una mancanza, tutto l'affetto che vorremmo dare, tutto quello di cui avremmo bisogno, tutta la felicità dispersa nella tristezza, quei mal di testa forti e anche quelle canzoni un po' tristi che in un modo o nell'altro ci tengono compagnia. Sono pieni di così tante cose che, alla fine dei conti, vengono chiamati vuoti, ma sono fottutamente pieni."

Charles Bukowski