Angolo curato e gestito da Mary B.
Penso a Fabrizio Moro, a quella sua capacità rara di dire cose che sembrano semplici e invece ti scavano dentro. Pensa non è solo una canzone: è un invito, quasi un richiamo. Ti mette davanti a te stesso, ti costringe a fermarti un attimo e guardare davvero ciò che hai intorno. È una di quelle parole che, nelle sue mani, diventano un gesto, un atto di resistenza quotidiana.
E oggi, 23 maggio, quel verbo pesa ancora di più. Perché non si può ascoltare Pensa senza ricordare chi ha pagato con la vita il coraggio di farlo davvero. Giovanni Falcone, la sua scorta, tutte le vittime della mafia che non hanno avuto scelta se non quella di restare fedeli a ciò che era giusto. Ogni anno questa data ritorna come un nodo alla gola: non per riaprire ferite, ma per ricordarci che certe battaglie non finiscono mai davvero.
Forse è proprio questo il punto che lega tutto: una canzone che ti chiede di non smettere di pensare, e una memoria collettiva che ti chiede di non smettere di scegliere da che parte stare. Sono due strade che si incontrano nello stesso luogo: quello in cui la coscienza non può più fare finta di niente.
Oggi è un giorno che brucia e illumina allo stesso tempo. Un giorno per ricordare, per ringraziare chi ha avuto il coraggio di andare avanti anche quando era più facile arrendersi. E per dirci, sottovoce ma con fermezza, che quel “pensa” non è un consiglio: è un dovere.
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