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venerdì 5 giugno 2026

La fragilità...

"La fragilità è un valore umano. Non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione. La fragilità è come uno scudo che ci difende dalle calamità, quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino. Il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende."

Vittorino Andreoli 


Comunicazione di servizio



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Che cosa succederebbe se…

"Che cosa succederebbe se il volto umano esprimesse fedelmente tutta la sofferenza di dentro, se l’espressione traducesse tutto il tormento interiore? Riusciremmo ancora a conversare? Non dovremmo parlare nascondendoci il volto con le mani? La vita diventerebbe decisamente impossibile se i nostri tratti palesassero l’intensità dei nostri sentimenti. Nessuno avrebbe più il coraggio di guardarsi allo specchio, perché un’immagine insieme grottesca e tragica si mescolerebbe ai contorni della fisionomia, a piaghe sempre aperte e a rivoli di lacrime irrefrenabili."

Emil Cioran


Dipinto del giorno

 

Danzatrici di Léopold François Kowalsky


Una legge che spegne la scuola e lascia accesa la violenza





Con il voto definitivo del Senato, il ddl Valditara sulla scuola diventa legge dello Stato.

È una scelta politica gravissima, che introduce un principio inedito nella scuola pubblica: l’idea che alcuni temi — affettività, sessualità, relazioni, consenso — non appartengano alla missione educativa della scuola.

Una visione che contraddice il mandato costituzionale della scuola pubblica, chiamata a rimuovere le disuguaglianze, promuovere la piena partecipazione alla vita democratica e formare giovani persone libere, uguali e consapevoli.

Temi che vengono così trasformati in oggetto di sospetto, controllo e censura preventiva.

La legge viene approvata in aperta contraddizione con le raccomandazioni internazionali e con le evidenze educative promosse da OMS e UNESCO, che indicano da anni nell’educazione sessuo-affettiva uno degli strumenti fondamentali per prevenire la violenza di genere, promuovere il consenso, contrastare discriminazioni e costruire relazioni più libere.

Per questo governo, la risposta ai femminicidi, alle violenze di genere, ai bullismi, alla violenza digitale, alla solitudine e alle domande di ragazze e ragazzi non passa dalla scuola. Passa dal silenzio, dalla sessuofobia, dal sospetto.

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Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International

Articolo tratto interamente da
Cesp & Cobas Scuola del Veneto


La storia di Ugo Forno



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Ugo Forno (Roma, 27 aprile 1932Roma, 5 giugno 1944) è stato un partigiano e studente italiano, ultima vittima della Resistenza romana (insieme al compagno Francesco Guidi) e decorato con la medaglia d'oro al merito civile.

Ugo Forno era uno studente romano. Abitava con i genitori in via Nemorense e frequentava la seconda media al Luigi Settembrini di via Sebenico[1].

La mattina del 5 giugno 1944, uscito di casa alle 6:30, incontrò gli alleati, da poco entrati a Roma, in Piazza Verbano, alle 7:30 Angiolo Bandinelli lo vide vicino al Parco Nemorense che gridava: «C'è una battaglia lassù oltre piazza Vescovio! Ci sono i tedeschi, resistono ancora». Seppe da alcune persone, riunite in piazza Vescovio, che un reparto di guastatori tedeschi stava cercando di far saltare il ponte ferroviario sull'Aniene.

Procuratosi un fucile e una bandoliera con diverse cartucce, alle ore 9, Forno entrò in una casa colonica di vicolo del Pino[2] per incontrarsi con cinque giovani, anche loro armati con fucili e pistole. Forno convinse i cinque giovani contadini Antonio e Francesco Guidi, Luciano Curzi, Vittorio Seboni e Sandro Fornari, a impedire a ogni costo l'azione delle retroguardie tedesche[1].

Attraversata la campagna e giunti all'altezza dell'Aniene, i sei partigiani videro una decina di guastatori tedeschi[3], intenti a piazzare grossi pacchi di esplosivo sotto le arcate del ponte che sorregge i binari della ferrovia Roma-Firenze, di fianco a Ponte Salario[1].

I sei ragazzi aprirono il fuoco sul commando germanico, costringendoli a gettarsi al riparo. Dopo un breve combattimento i soldati tedeschi decisero di abbandonare l'azione e ritirarsi. Per coprirsi le spalle spararono tre colpi con un mortaio. Il primo prese in pieno Francesco Guidi, facendolo stramazzare. Il secondo proiettile squarciò una coscia a Curzi e staccò un braccio a Fornari; il terzo e le schegge centrarono Ugo Forno al petto e alla testa, uccidendolo di schianto, a mezzogiorno e qualche minuto[1]. Il loro sacrificio permise la salvezza del ponte ferroviario sull'Aniene, che rimase intatto.

Dopo poco giunse un gruppo di gappisti, che avvolse il corpo di Ugo Forno in una bandiera e lo trasportò, insieme ai tre feriti, alla clinica di via Monte delle Gioie. Francesco Guidi, 21 anni, non riuscì a sopravvivere all'estremo tentativo chirurgico di salvargli la vita[1].

Il 5 giugno 2010 il ponte ferroviario sull'Aniene fu dedicato a Ugo Forno da RFI-Rete Ferroviaria Italiana.[4] 

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In Albania crescono le proteste contro il resort di lusso da 4 miliardi di dollari di Kushner



Articolo da Truthout

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Truthout

“Non difendete gli oligarchi, queste sono proprietà dei cittadini!”, hanno gridato i manifestanti.

Martedì sera, per il quarto giorno consecutivo, migliaia di persone in Albania sono scese in piazza per protestare contro un progetto da 4 miliardi di dollari per la costruzione di un resort di lusso sulla più grande isola albanese, promosso da Jared Kushner.

Le proteste nei pressi del cantiere sono iniziate sabato 30 maggio, dopo che gli sviluppatori hanno eretto recinzioni di filo spinato bloccando l'accesso pubblico alla spiaggia e alla costa locali. I manifestanti hanno tentato di fermare i lavori. Dopo che le guardie di sicurezza private hanno trascinato via un manifestante, la rabbia è ulteriormente aumentata.

Nel cantiere, i manifestanti hanno gridato: "Non difendete gli oligarchi, queste sono proprietà dei cittadini!"

Lunedì e martedì, le proteste si sono estese alla capitale, Tirana, con migliaia di persone scese in piazza. I manifestanti hanno scandito slogan come "L'Albania appartiene agli albanesi" e hanno esposto cartelli con scritte come "Non voglio un'Albania come Dubai" e "Giù le mani da Vjosa-Narta", un'area protetta lungo la costa che il progetto andrà a intaccare.

Il progetto è previsto per Sazan, l'unica isola albanese nel Mediterraneo. Kushner, genero di Donald Trump, ha annunciato l'intenzione di trasformare l'isola in un resort nel 2024. Anche sua moglie Ivanka Trump ha parlato dell'isola, affermando di averla vista per la prima volta con Kushner durante una vacanza nella zona.

Il complesso sarà probabilmente inaccessibile alla gente comune: Kushner lo ha definito un "prodotto di lusso di altissimo livello". Comprenderà 10.000 camere d'albergo e ville.

Una parte del progetto si trova in un'area protetta, una "zona umida costiera che ospita fenicotteri, foche e siti di nidificazione di tartarughe marine", che secondo i residenti verrà danneggiata e inquinata dallo sviluppo edilizio.

A gennaio, 41 organizzazioni ambientaliste provenienti da 28 paesi hanno inviato una lettera al Primo Ministro albanese Edi Rama, chiedendo "l'immediata sospensione" del progetto in quanto comporta "gravi rischi per la biodiversità e gli habitat critici della zona", molti dei quali ospitano specie in via di estinzione.

Rama ha approvato il progetto per dare impulso all'economia turistica del paese. L'anno scorso, il Comitato per gli investimenti strategici di Rama ha concesso alla società di Kushner, Affinity Partners, lo status di "investitore strategico", che velocizza le autorizzazioni e l'accesso ai terreni statali.

Ma le proteste degli ultimi giorni hanno spinto la procura anticorruzione albanese ad avviare un'indagine.

La società di Kushner ha inoltre acquistato un complesso di torri nella capitale serba Belgrado, con l'intento di creare un complesso alberghiero di lusso, ma le proteste hanno bloccato il progetto e portato all'incriminazione di diversi funzionari per corruzione.

Affinity Partners, la società di private equity e investimenti di Jared Kushner, si concentra su investimenti negli Stati Uniti e in Israele ed è finanziata in gran parte dal governo saudita, segnando la prima volta che l'Arabia Saudita investe in Israele. Kushner considera questo investimento parte dei suoi sforzi per normalizzare i rapporti tra Arabia Saudita e Israele, affermando che l'accordo del governo saudita per finanziare Affinity Partners "ha dato il via a un cambiamento regionale storico che deve essere rafforzato e coltivato per raggiungere il suo pieno potenziale".

Il fondo sovrano saudita, il Public Investment Fund, inizialmente si era opposto al finanziamento di Affinity Partners, ma Mohammed bin Salman, principe ereditario e stretto alleato di Kushner, è intervenuto per ribaltare tale decisione.

Kushner fa anche parte del traballante "Consiglio per la Pace" di Trump, creato dal presidente per sovrintendere alla ricostruzione di Gaza dopo il genocidio perpetrato da Israele con il sostegno degli Stati Uniti. Kushner, che siede nel "Consiglio Esecutivo di Gaza", ha presentato a Davos lo scorso gennaio il suo piano per una "Nuova Gaza", che prevedeva anche un polo turistico e di resort, probabilmente dipendente dal trasferimento forzato di palestinesi dalla Striscia.

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Fonte: Truthout

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Articolo tratto interamente da Truthout

Photo credit Pasztilla aka Attila Terbócs, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons