Articolo da elDiario.es
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I suoi versi restano liberi, le sue rime vive; potevano solo sbarazzarsi del corpo, non potevano nascondere nient'altro, non potevano togliere il suo profumo, eliminare la sua ombra, né ridurre in pezzi ciò che era.Lo cercarono su strade e sentieri, in tutti i fossi, nelle curve più strette e in quelle distese aperte che conducevano dritte al mare, in quel luogo dove l'acqua sembra fondersi con il cielo e dove nei giorni di tempesta una cortina di gocce grigie inonda uno sfondo che nessun occhio umano può distinguere come pioggia o oceano.
Viaggiarono lungo strade, attraverso montagne e persino su laghi ghiacciati dove la brina scintillava d'inverno e si scioglieva al primo raggio di sole. Ma quei raggi brillavano come stelle nascoste dietro le cime degli alberi; lassù, in alto, guardavano anche loro, per vedere se, come un uccello sfuggente, fosse riuscito a fuggire e a spiccare il volo verso le nuvole del deserto.
Non lo hanno trovato in quelle condizioni. Non era lì.
Raccolsero ogni granello di sabbia tra i ciottoli, affinché non rimanesse lì, in qualche angolo nascosto delle grandi città, sparso, frantumato in mille pezzi e disperso tra il rumore e il traffico frenetico, trasformandosi in polvere da sparo pronta a esplodere da un momento all'altro e a creare più schegge di quante ne avessero usate nei giorni precedenti, riportando l'oscurità, la disperazione, la carestia e quei suoni orribili che non portavano altro che maledette morti premature. Ma presto si resero conto che non sarebbe andata così, che aveva lasciato dietro di sé qualcosa di completamente diverso, qualcosa che non poteva essere diviso, frammentato, qualcosa che non aveva quei colori.
No, no, no, neanche in quel modo. Lui non era lì.
Gli scrissero lunghe lettere e messaggi, gli resero innumerevoli omaggi e si rifiutarono di lasciarlo svanire; non lo dimenticarono mai. Rimase nei loro ricordi come se non fosse mai esistito fisicamente, come se i versi provenissero direttamente da una notte buia in cui le stelle mostravano tutta la loro luce e, in uno spettacolo radioso, avevano scritto da sole le parole: "
Lasciate il balcone aperto affinché, quando il poeta morì, potesse scivolare in ogni sogno, danzare con le tende e dare musica a ogni mezzo sonno che ancora oggi lo ricorda". Solo così poté dipingere pensieri, parole, e continuare a dare loro ritmo con la gioia che sempre lo accompagnava.
Lui era lì. E fu allora, in quell'istante preciso, che rimasero senza parole, a bocca aperta, rendendosi conto che la memoria non era un corpo, senza messaggi né segni, senza grida che feriscono, senza lune che non possono più parlare. Non potevano ucciderlo! Il loro odio non era forte quanto tutta la sua storia, i nomi di coloro che lo hanno assassinato – carnefici, figli del regime che non sarebbero mai dovuti nascere, coloro che ridevano fragorosamente di rabbia e sputavano disgusto ad ogni insulto – sono quasi dimenticati. Ma i suoi versi restano liberi, le sue rime vive. Potevano solo sbarazzarsi del corpo; non potevano nascondere nient'altro, non potevano cancellare il suo profumo, eliminare la sua ombra, o ridurre in pezzi ciò che era. E ora gridano in tutta la terra, negli uliveti e dove crescono gli ulivi, persino nelle terre più aride e desolate, che passeranno 90 anni e non potranno dimenticarti, Federico.
In memoria di Federico García Lorca, 90 anni dopo il suo assassinio,
affinché non cada nell'oblio, affinché possa stare accanto a tanti altri
Le persone continuano a cercare i propri corpi come simbolo di lotta
antifascisti, affinché non si ripeta la storia, affinché non li si dimentichi mai.
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Fonte: elDiario.es
Autore: Itxaso Cabrera

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