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mercoledì 3 giugno 2026

Megafoni contro il silenzio

Questo spazio non è un blog.
È una trincea di parole.
È un territorio liberato dentro una rete sempre più sorvegliata, filtrata, addomesticata.

Chi controlla la visibilità controlla il mondo.
E i governi lo sanno.
Le piattaforme lo sanno.
Gli apparati che decidono cosa è “accettabile” lo sanno benissimo.

Per questo provano a spegnerci senza mai dichiararlo:
non con i carri armati, ma con gli algoritmi;
non con i divieti, ma con le “linee guida”;
non con la censura esplicita, ma con la gestione del dissenso.

È la stessa logica che vediamo ovunque:
dove c’è un potere che teme la verità, c’è sempre un tentativo di oscurarla.
Non serve un bombardamento per capire come funziona il controllo.
Basta osservare cosa succede quando racconti ciò che non deve essere raccontato.

Noi non siamo neutrali.
Non siamo equidistanti.
Non siamo disponibili a farci addomesticare.

Siamo qui per dire che la parola è un’arma.
Che la visibilità è un campo di battaglia.
Che ogni tentativo di silenziarci è la prova che stiamo colpendo nel punto giusto.

Questo manifesto è semplice:

  • Non arretriamo.
  • Non moderiamo la verità per renderla digeribile.
  • Non accettiamo che la realtà venga filtrata da chi ha paura che si veda.

Se ci spingono nell’ombra, noi accendiamo fari.
Se ci oscurano, moltiplichiamo le voci.
Se provano a isolarci, diventiamo rete.

La libertà non è un concetto astratto:
è un atto quotidiano di insubordinazione civile.
È la scelta di non tacere quando il silenzio conviene.
È la decisione di restare umani in un sistema che preferisce utenti docili.

Questo spazio continuerà a parlare.
A disturbare.
A denunciare.
A raccontare ciò che non deve essere raccontato.

Perché se un blog dà fastidio, allora è già parte della resistenza.


Invito blogger, attivisti, giornalisti indipendenti, artisti e chiunque creda che la rete debba restare libera. Condividete il manifesto, rilanciate le parole, create le vostre versioni, aggiungete la vostra voce. Ogni contributo è un atto di resistenza.




Sole di giugno di Renzo Pezzani

Sole di giugno

Giugno! Un bel sole rotondo

promessa del pane d'oro

splende sul nostro lavoro,

la festa alla gente del mondo.


Colma la casa di tutti,

carità buona e fiorita,

porta sapore ai frutti,

l'ombra di là dalla vita.


Porta letizia ai bambini,

provvidenza alle bicocche,

I calabroni ai biancospini,

canti alle cune e alle rocce.


Porta miele agli alveari

incendia l'aureola dei santi,

beve nei fiumi e nei mari

con avide lingue fiammanti.


E muore ogni sera tra i monti,

felice del bene compiuto.

La terra gli scaglia un saluto

dall'arco degli orizzonti.


Renzo Pezzani 


La strage dei braccianti che non vogliamo vedere



Articolo da Radio Onda d’Urto

Sono stati bruciati vivi per “punizione” i 4 braccianti, afghani, uccisi lunedì 1 giugno 2026 ad Amendolara, in Calabria, sfruttati nella raccolta delle fragole, nella vicina Basilicata. I caporali che li sfruttavano, per conto di un sistema di sfruttamento che mescola criminalità organizzata, aziende “legali” e grande distribuzione organizzata, hanno bloccato le portiere del minivan dall’esterno, gettato benzina e dato fuoco al veicolo, uccidendo così i 4 lavoratori, tra i 19 e i 29 anni, che volevano essere pagati per il loro lavoro, nei campi di fragole della vicina Basilicata. S

Sono morti così Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad,  braccianti agricoli. Per la strage fermati 2 cittadini pakistani, i loro caporali.

Un solo sopravvissuto, un bracciante afghano che viveva con le vittime a Villapiana, riuscito a fuggire rompendo un finestrino a testate e scappare dal bagagliaio. L’uomo ha riferito che i fermati, caporali, accusati di omicidio volontario plurimo, minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare senza pagarli: ‘Ci davano cibo e casa, ma non i soldi. Anzi: i caporali pretendevano anche 5 euro per il trasporto da Villapiana alle campagne nei quali dovevamo raccogliere la frutta”, nell’area agricola di Scanzano Jonico.

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Intervento audio su Radio Onda d’Urto 


Autore: redazione Radio Onda d’Urto

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da Radio Onda d’Urto 
Immagine generata con intelligenza artificiale


Io penso che questo governo sia fascista...

"Io penso che questo governo sia fascista. Lo penso dalle scelte, dalle decisioni che sta prendendo. Cioè controllo dei corpi, controllo della libertà personale, discriminazione delle comunità già discriminate che stavano riuscendo a ottenere dei diritti. Una certa impostazione ideologica che inevitabilmente ripercorre cose che abbiamo già visto. Ma voi vi aspettate che il fascismo vi bussi a casa con il fez e la camicia nera e vi dica: “Salve, sono il fascismo, questo è l’olio di ricino”? Non accadrà così”."

Michela Murgia

Photo credit Radio Radicale, CC BY 2.5 IT, via Wikimedia Commons





Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita...

"Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada."

Franz Kafka 



La poesia


"La poesia è l'unico luogo in cui le persone possono esprimere la loro mente umana originaria. È lo strumento attraverso cui le persone possono dire in pubblico ciò che si sa in privato."

Allen Ginsberg 


A provocazione rispondo...

"A provocazione rispondo, esagero con le parole e sbaglio, ma loro si vadano a ristudiare i libri di testo. Quella giornata è stata la conclusione della lotta di Liberazione nazionale ed ha segnato la nascita della nostra repubblica antifascista, io non la definirei una pagina vergognosa. Certo non fu una bella immagine, ma i fascisti e i nazisti avevano tanto ecceduto in crudeltà verso la popolazione civile durante gli anni della dittatura, che nessuno se ne stupì. E loro dovrebbero saperlo che quando il popolo s'incazza sono dolori."

Enzo Jannacci