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domenica 1 novembre 2026

Ricordiamo Pasolini



Il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini veniva trovato senza vita all’Idroscalo di Ostia. Aveva solo 53 anni. Da allora, ogni anno, ci ritroviamo a fare i conti con la sua assenza. Ma anche con la sua presenza, perché Pasolini non è mai davvero andato via.

Era un uomo scomodo. Un poeta che non si accontentava delle verità ufficiali. Un regista che raccontava gli ultimi, i dimenticati, i ragazzi di borgata. Un intellettuale che non aveva paura di dire quello che pensava, anche quando faceva male.

Pasolini ha vissuto intensamente, tra poesia, cinema, politica, amore e rabbia. Ha scritto con la carne, ha filmato con l’anima. Ha cercato Dio nei volti dei poveri, ha denunciato il potere con parole che bruciano ancora oggi.

La sua morte è stata violenta, misteriosa, ingiusta. Ma il suo pensiero è rimasto vivo. E oggi ci interroghiamo ancora: cosa direbbe Pasolini dell’Italia di oggi? Della società, dei giovani, della cultura?

Forse ci direbbe di non smettere mai di pensare. Di non lasciarci anestetizzare. Di cercare la verità, anche quando fa paura.

Pasolini non voleva essere amato. Voleva essere capito. E forse, oggi più che mai, ne abbiamo bisogno.

“Io so. Ma non ho le prove. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che si scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace.”

Grazie, Pier Paolo. Per non aver mai avuto paura.

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Autore: Anonimo

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Io so...



"Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.

Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.

Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.

Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.

A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.

Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.

Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.

Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.

Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia."

 Pier Paolo Pasolini


Macelleria sociale sulla scuola: il Governo taglia altri 7mila posti e regala soldi ai privati



Articolo da FriuliSera

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime ferma contrarietà alle ulteriori riduzioni degli organici scolastici previste dal disegno di legge di Bilancio 2027, una decisione che solleva interrogativi sulla coerenza delle priorità economiche del Governo e sulla sostenibilità delle politiche destinate alla scuola statale. La contemporanea proroga del contributo alle famiglie che iscrivono i figli nelle scuole paritarie rende ancora più necessario un confronto sulla distribuzione delle risorse pubbliche destinate all’istruzione.

Secondo la relazione tecnica alla manovra, dall’anno scolastico 2027/2028 è prevista una riduzione di 4.925 posti nell’organico dell’autonomia dei docenti e di 2.049 posti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, per complessive 6.974 unità. I risparmi stimati ammontano a 83,9 milioni di euro nel 2027 e a 251,7 milioni annui dal 2028. Considerando anche le riduzioni programmate dalla legge di Bilancio 2025, pari a 5.660 posti docenti e 2.174 posti ATA, il totale dei posti interessati dai due interventi raggiunge 14.808 unità.
Si tratta di numeri che non possono essere valutati esclusivamente in termini di contenimento della spesa. Ridurre stabilmente le dotazioni organiche significa incidere sulla capacità delle istituzioni scolastiche di organizzare la didattica, garantire la continuità dei servizi e gestire le attività amministrative. Il risparmio previsto rappresenta un risultato contabile atteso, ma non dimostra automaticamente una maggiore efficienza del sistema.
Il Coordinamento considera discutibile una programmazione che quantifica preventivamente le riduzioni senza accompagnarle con una valutazione pubblica e territorialmente articolata delle conseguenze organizzative. Il calo demografico non può costituire da solo un criterio sufficiente, poiché la diminuzione degli iscritti non comporta necessariamente una riduzione proporzionale delle esigenze didattiche, amministrative e di vigilanza. Potrebbe, al contrario, rappresentare l’occasione per intervenire sulle criticità strutturali della scuola, ridurre il numero di alunni per classe e rafforzare le attività di recupero degli apprendimenti.
La prospettiva appare particolarmente problematica per le istituzioni scolastiche delle aree interne e dei territori interessati da spopolamento, dove una contrazione del personale rischia di aggravare fragilità organizzative già esistenti. Anche il personale ATA è chiamato a sostenere responsabilità crescenti, connesse alla digitalizzazione, alla complessità degli adempimenti e alla gestione quotidiana degli istituti. Qualsiasi revisione degli organici dovrebbe quindi fondarsi sui fabbisogni effettivi, non soltanto su parametri numerici.
In questo contesto, la proroga al 2027 del contributo fino a 1.500 euro per studente delle scuole paritarie secondarie di primo grado e del primo biennio delle secondarie di secondo grado, destinato alle famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro e finanziato entro il limite di 20 milioni di euro, pone una questione di priorità nell’allocazione delle risorse.
Il CNDDU non contesta il sostegno economico alle famiglie né intende alimentare contrapposizioni tra differenti percorsi scolastici. Ritiene tuttavia necessario chiarire la coerenza delle scelte finanziarie: mentre si conferma un’agevolazione selettiva, si programma una riduzione permanente delle professionalità impiegate nella scuola statale. Le due misure hanno dimensioni e finalità differenti, ma la loro contemporanea previsione impone di interrogarsi sulle esigenze considerate prioritarie dal Governo.
Si continua a richiamare la centralità del welfare, della sanità pubblica, dell’istruzione e della crescita economica, ma tali obiettivi richiedono decisioni di bilancio coerenti e verificabili. La qualità dei servizi pubblici non dipende soltanto dagli stanziamenti straordinari, ma dalla disponibilità stabile di personale, strutture e competenze. L’istruzione costituisce un investimento strategico per lo sviluppo economico e sociale dei territori e una sua contrazione organizzativa deve essere valutata anche per le possibili conseguenze di medio e lungo periodo.
Il CNDDU rivolge al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, una richiesta precisa: rendere pubbliche le analisi dei fabbisogni che giustificano le nuove riduzioni, chiarirne la distribuzione territoriale e indicare come il Ministero intenda garantire la continuità dei servizi senza aggravare i carichi di lavoro e le difficoltà organizzative degli istituti. Il richiamo all’efficientamento non può sostituire la dimostrazione concreta della sostenibilità delle misure.
Il CNDDU chiede al Governo e al Parlamento di eliminare le ulteriori riduzioni degli organici durante l’esame della legge di Bilancio, individuando coperture alternative per gli 83,9 milioni di euro previsti nel 2027 e per i 251,7 milioni annui stimati dal 2028. Propone a tale scopo una revisione selettiva delle spese correnti non obbligatorie e delle agevolazioni fiscali prive di adeguate valutazioni di efficacia, salvaguardando gli interventi destinati ai servizi essenziali e alle famiglie economicamente vulnerabili. Le eventuali economie dovranno essere puntualmente quantificate e verificate dalla Ragioneria generale dello Stato, evitando il ricorso a coperture soltanto ipotetiche.
A questo intervento dovrebbe accompagnarsi una ricognizione nazionale delle effettive necessità di personale, finalizzata a un piano pluriennale di riequilibrio degli organici, con finanziamenti aggiuntivi specificamente individuati e criteri di distribuzione che considerino la complessità degli istituti, le condizioni territoriali e le esigenze didattiche e amministrative.

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Fonte: FriuliSera

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Articolo tratto interamente da FriuliSera

Immagine generata con intelligenza artificiale


'A livella di Totò

'A livella è una poesia in italiano e napoletano scritta da Totò nel 1964. Questi versi sono allo stesso tempo grandiosi e significativi, di fronte alla morte siamo tutti uguali, senza distinzioni di classe.

Molte volte mi sono chiesto a che serve la cattiveria di tante persone nel mondo, alla fine tutti siamo mortali, meglio farsi ricordare per le buone azioni in vita, che per questa crudeltà sempre più diffusa e cinica.




Video credit giovannisoap caricato su YouTube


Quando ti guardo negli occhi...



Quando ti guardo negli occhi
Posso vedere un amore trattenuto
Ma cara quando ti stringo
Non sai che provo la stessa cosa

Perché niente dura per sempre
Ed entrambi sappiamo
che i cuori possono cambiare
Ed è difficile tenere una candela
Nella fredda pioggia di novembre

Ci siamo dentro da talmente tanto tempo
Cercando semplicemente di far passare il dolore
Ma gli innamorati sempre vengono e vanno
E nessuno è mai sicuro chi sta lasciando oggi
Mentre se ne va camminando...

Traduzione del brano November Rain dei Guns N' Roses

Novembre di Sergio Ortolani



Novembre

Vedo la casa tua china sugli orti
maceri, il fiume gonfio, il cielo scuro;
e pensosa seguir ti raffiguro
le foglie morte giù dai rami morti.

Anch'io recluso medito le lente
ore. La pioggia tremula s'adagia.
L'ombra bianchiccia come la bambagia
ricolma le contrade sonnolente.

Esco, e ti penso. Vedo il tuo vestire,
ma contro voglia, neghittosamente.
T'aspetto in piazza tra la poca gente
che borbotta: comincia a rinfreddire.

Ecco, tu passi, bianca fuggitiva,
lieve falena delle nere strade;
e sul mio sguardo che ti brucia viva
sento il tuo sguardo, gocciola che cade.

Sergio Ortolani


Proverbio del giorno

 


Novembre va in montagna e abbacchia la castagna.