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Tetris nasce il 6 giugno 1984, in piena Unione Sovietica, dalla mente di Aleksej Pažitnov. È uno di quei casi in cui un’idea semplice, quasi minimale, diventa un fenomeno mondiale senza che nessuno l’avesse previsto, nemmeno il suo creatore.
Pažitnov lavorava al Centro di Calcolo dell’Accademia delle Scienze di Mosca quando, per puro divertimento, programmò un gioco ispirato ai tetramini, le forme geometriche composte da quattro blocchi. Lo fece girare su un Ėlektronika-60, un computer che oggi definiremmo “essenziale”, ma bastò poco perché il gioco iniziasse a circolare tra colleghi e ricercatori, passando di floppy in floppy come un segreto troppo bello per restare nascosto.
Da lì, Tetris attraversa i confini dell’URSS e arriva in Ungheria, dove attira l’attenzione del distributore Robert Stein. È l’inizio di una vera e propria guerra delle licenze, con aziende occidentali che si contendono i diritti come se fosse l’oro del Klondike. In mezzo ci finiscono nomi pesanti: Mirrorsoft, Spectrum HoloByte, Atari, SEGA, e soprattutto Nintendo.
Il punto di svolta arriva nel 1989, quando Tetris approda sul Game Boy. È un matrimonio perfetto: la portabilità della console e la natura ipnotica del gioco si amplificano a vicenda. Risultato: oltre 35 milioni di copie vendute e un posto fisso nella storia dei videogiochi.
Nel 1996, dopo anni di caos legale, i diritti tornano finalmente a Pažitnov, che fonda The Tetris Company per gestire il marchio e proteggerne l’eredità.
Tetris è puro istinto. Nessuna trama, nessun fronzolo: solo forme che cadono e un cervello che cerca di metterle in ordine. È un gioco che parla direttamente alla nostra voglia di dare senso al caos. E questa, onestamente, non passa mai di moda.
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Video credit Marcel S caricato su YouTube












