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martedì 26 maggio 2026

Il salario minimo è una scelta di realtà

Per troppi anni ci hanno ripetuto la stessa storia: che accettare salari da fame fosse il prezzo inevitabile della “competitività”, che la modernità richiedesse sacrifici sempre e solo a chi lavora. È una narrazione stanca, che ha fatto comodo a molti. E a un certo punto bisogna dirlo: basta!

Il salario minimo non è un gesto di bontà, né un premio di consolazione. È una soglia di dignità, il limite sotto il quale nessuno dovrebbe essere costretto a vivere. Significa mettere fine alla guerra al ribasso, restituire potere d’acquisto, spezzare quel ricatto quotidiano che spinge milioni di persone ad accettare condizioni umilianti pur di arrivare a fine mese.

Ma non basta fissare un numero. Un salario minimo serio deve partire dal costo reale della vita, dai bisogni concreti, dal tempo di lavoro. Deve considerare le differenze territoriali, i carichi familiari, l’inflazione. E deve essere aggiornato con regolarità, senza scorciatoie: niente deroghe negli appalti, niente contratti pirata, niente finte indennità che mascherano stipendi indecenti. E deve valere per tutte le forme di lavoro: piattaforme digitali, finte partite IVA, somministrazione. Lo sfruttamento cambia forma, e la legge deve saperlo riconoscere.

Contrastare il precariato significa anche ricostruire potere collettivo. Il salario minimo è solo la base: servono sindacati più forti, controlli veri sugli appalti, una lotta seria all’evasione e alle catene di subappalto che drenano valore. E servono servizi pubblici solidi: casa, trasporti, sanità, scuola; perché nessuno dovrebbe essere costretto a vivere di redditi da sopravvivenza.

Questa non è una questione tecnica: è una scelta politica. Non si può parlare di giustizia sociale mentre pochi accumulano ricchezze smisurate e la maggioranza fatica a respirare. Il salario minimo è una scelta di campo, certo, ma prima ancora è una scelta di realtà. Significa riconoscere che la ricchezza non nasce dal nulla: la producono le persone, ogni giorno, con il loro tempo e la loro fatica. E se chi governa non è disposto a proteggerle, allora sta proteggendo qualcos’altro.

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Chi lascia passare la storia più bella della sua vita...


"Chi lascia passare la storia più bella della sua vita non avrà altra età che quella dei suoi dispiaceri e non ci sarà sospiro nel mondo capace di cullargli l'anima."

Jasmine Khadra



Abbiamo bisogno...



"Abbiamo bisogno della pace e del canto dei grilli prima del tramonto. Abbiamo bisogno di riscoprire il tempo, di avere tempo, di stimare il tempo. Di "perdere" tempo, per ritrovare l'anima. Abbiamo bisogno di usare la mente per uscire dalle trappole di chi vuole plasmare le menti e renderle tutte uguali, c'è bisogno della salvezza del fantasticare, c'è bisogno di chiese fatte di boschi e preghiere semplici e sincere fatte nel silenzio. E di favole che tolgano la paura, di carezze, di rughe schiette come il vino e di verità amare come il radicchio ma che rendono puri il sangue e le mani. C'è bisogno di avere i piedi a contatto con la terra, di sentirci ora immensi ora miseri, di capire che non abbiamo più potere degli elementi e che nessuno piega la natura impunemente. E di tremare guardando le stelle, sapendo che siamo un nulla meraviglioso, che siamo un frutto di sapienza, un cesello di conoscenza, se solo avessimo il coraggio per riconoscerlo e l'umiltà per esserne grati."

Carolina Turroni


Il grande gregge...


"Il grande gregge del genere umano ha sempre e dovunque necessariamente bisogno di capi, guide e consiglieri, nelle figure e secondo le occasioni più varie: tali sono i giudici, i governanti, i condottieri, i funzionari, i preti, i medici, i dotti, i filosofi, e così via, che hanno tutti insieme il compito di condurre, attraverso il labirinto della vita, questo genere umano, per la maggior parte estremamente incapace e stolto."

Arthur Schopenhauer




'O paese d' 'o sole di Libero Bovio



'O paese d' 'o sole

Ogge sto' tanto allero,

ca quase quase me mettesse a chiagnere

pe 'sta felicità.

Ma è overo o nunn'è overo,

ca so' turnato a Napule?

Ma è overo ca sto' cca?

'O treno steva ancora 'int' â stazzione,

quanno aggio 'ntiso 'e primme manduline.


Chist'è 'o paese d' 'o sole,

chist'è 'o paese d' 'o mare,

chist'è 'o paese addó tutt' 'e pparole,

so' doce e so' amare,

so' sempe parole d'ammore!


'Sta casa piccerella,

'sta casarella mia 'ncopp'a Posillico, luntano

chi t' 'a dà,

'sta casa puverella, tutta addurosa (e) nepeta, se putarria pittà,

accà 'nu giardiniello sempe 'nfiore e de rimpetto 'o mare, sulo mare:


Chist'è 'o paese d' 'o sole,

chist'è 'o paese d' 'o mare,

chist'è 'o paese addó tutt' 'e pparole

so' doce e so' amare,

so' sempe parole d'ammore!


Tutto, tutto è destino!

Comme putevo fà furtuna all'estero

s'io voglio campà cca?

Mettite 'nfrisco 'o vino!

Tanto ne voglio vévere,

ca mm'aggia 'mbriacà.

Dint'a sti qquatto mure io sto' cuntento,

mamma mme sta vicino e nénna canta:


Chist'è 'o paese d' 'o sole,

chist'è 'o paese d' 'o mare, mi

chist'è 'o paese addó tutt' 'e pparole

so' doce e so' amare,

so' sempe parole d'ammore!

 Libero Bovio


Non ho mai avuto un desiderio folle di diventare regista

"Non ho mai avuto un desiderio folle di diventare regista, né ho dovuto porre l'assedio a un produttore per soddisfare questo desiderio. Semplicemente, io sono diventato regista. Meglio ancora: ero regista, e non sapevo minimamente che cosa significasse né cosa bisognasse fare. Per molto tempo sono stato regista senza rendermi conto che era la realizzazione di un sogno di bambino."

Sydney Pollack

Photo credit Arthur from Westchester County north of NYC, USA, at Arthur@NYCArthur.com, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


L’America è un posto davvero razzista...


"L’America è un posto davvero razzista, tanto da essere pietoso. È come essere nel Sudafrica dell’apartheid, soltanto in modo più igienico: non ti sbattono così in faccia il loro razzismo. A parte questo è la stessa cosa. Io sono sempre stato molto attento al razzismo. Lo posso fiutare. Posso sentirlo dietro di me dovunque sia."

Miles Davis