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sabato 6 giugno 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Blowin’ in the Wind di Bob Dylan



Angolo curato e gestito da Mary B.

Ci sono canzoni che sembrano attraversare il tempo senza perdere un grammo della loro forza. Blowin’ in the Wind di Bob Dylan è una di queste. Pubblicata nel 1963 all’interno dell’album The Freewheelin’ Bob Dylan, è diventata subito una sorta di preghiera laica, una domanda aperta rivolta al mondo.

Dylan la scrisse in pochi minuti, ispirandosi a un vecchio spiritual afroamericano. Eppure, dietro quella melodia così essenziale, c’è un peso enorme: la guerra, i diritti civili, la libertà negata, la fatica di vedere sempre gli stessi errori ripetersi. Non dà risposte, e forse è proprio questo il punto. Le risposte “soffiano nel vento”, sono lì, ma serve il coraggio di ascoltarle.

Una curiosità: quando uscì, molti critici non capirono subito la sua portata. Fu il movimento per i diritti civili a trasformarla in un inno, cantandola nelle marce e nelle manifestazioni. Da allora è rimasta una delle canzoni simbolo di chi non si rassegna.

Riascoltarla oggi fa ancora effetto. Le domande che pone sono le stesse che ci facciamo quando il mondo sembra girare al contrario. E forse è per questo che continua a parlare a tutti, senza bisogno di alzare la voce.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione

"La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. Gente inconsapevole, gestita completamente. Chi ha capito, ha capito, non ha bisogno di consigli. Chi non ha capito, non capirà mai. Io non biasimo queste persone perché loro sono strutturati per vivere e basta. Cosa vuol dire vivere e basta? Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera, andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì. Non sono in grado di percepire altro. C’è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani che sono “difetti di fabbricazione”: sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri."

Carlos Castaneda


Forse è così...

"Forse è così. Forse la vita è una specie di arazzo, forse i giorni sono i fili con cui tessiamo il nostro tempo. Forse è per questo che diciamo che le cose sono appese a un filo o che non conosciamo le linee con cui ci cuciamo. Siamo tessitori del tempo. Intrecciamo i fili, le strade, gli incontri. A volte si disfanno. A volte ci illudiamo. I tessuti sono così. Siamo intrappolati in ciò che tessiamo e in ciò che si intreccia in noi. Sì, è così. Ognuno il suo telaio, il suo stesso tessuto. A volte riusciamo a ricamare i giorni. Sì, con quel filo invisibile che non taglia nulla. Così è con ciò che non si può vedere. Ricamiamo fiori e giardini colorati e guardiamo con orgoglio ciò che è nato dalle nostre mani. Sì, è così. Ognuno il suo telaio, il suo stesso tessuto. Fino alla morte. Dopo che nessuno arrotoli l'arazzo in una stanza dimenticata. Che si estenda sotto le orme di coloro che verranno dopo, o forse, chissà, che i suoi fili vengano usati su altri telai, in altre vite, in altri tempi. Forse dai loro fili nasceranno i cuori che non abbiamo avuto tempo di ricamare nei giorni trascorsi a disfare per trovare il filo della matassa."

Elizabeth Barbara


Nell'era della comunicazione totale

"Nell'era della comunicazione totale e degli occhi bassi sui cellulari, i rapporti funzionano quando son fatti di piccole frasi luminose. Miliardi di parole regalate ad uno schermo intrecciano i fili di legami posticci che si sfaldano al confronto col reale. E, quando siamo uno di fronte all'altro, non ci si riconosce. Perché conoscersi è carne, sangue, odori, respiro, sguardi, lentezza, noia, imbarazzo, sospiri e tentennamenti. Senza, è troppo facile cadere nell'inganno delle idealizzazioni. Nell'era della comunicazione totale abbiamo un disperato bisogno di tornare a comunicare davvero, guardandoci negli occhi. Come reimparare ad essere umani. Carne e spirito, sogni e realtà. Che paradosso."

Oscar Travino



Comunicazione di servizio


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La mappa del camping italiano: le mete più desiderate per le vacanze nella natura



Articolo da A Nordest Di che

In Italia, il turismo open air continua a crescere, registrando un +34% nelle ricerche per campeggi e villaggi turistici rispetto al 2025, e a guidare questo incremento sono le famiglie, che sempre di più scelgono le soluzioni outdoor per le loro vacanze. A evidenziarlo è il Camping Report (CaRe) 2026 di Campeggi.com, il portale online di campeggi e villaggi vacanze, secondo il quale i viaggiatori che scelgono il campeggio in compagnia di partner e figli rappresentano ben il 77% delle ricerche totali, con una crescita di due punti percentuali rispetto al 2025; ridotte le percentuali di chi viaggia in coppia o con gruppi di amici (18%) e chi in solitaria (5%). I dati sono il risultato delle ricerche svolte sul portale da novembre 2025 a maggio 2026. Il confronto è stato fatto con quelle svolte tra novembre 2024 e maggio 2025.

A confermare lo scenario anche i servizi più cercati: al primo posto ci sono animazione e baby club (37%), che rispondono al bisogno di intrattenere i più piccoli, seguiti dalle strutture pet friendly (19%), sottolineando come portare con sé il proprio animale domestico non sia più un’eccezione, ma parte integrante del concetto stesso di vacanza in famiglia. Completano la classifica piscine e parchi acquatici (15%), vicinanza alla spiaggia (13%), ristorazione e market (9%) e le formule di mezza pensione o pensione completa (7%): tutti servizi che evidenziano come il camping village sia oggi percepito sempre di più come una vera e propria esperienza. L’outdoor evolve così in un modello di resort moderno, dove il valore della vacanza è strettamente legato alla qualità e alla quantità dei servizi offerti. Non si tratta solo di scegliere un alloggio, ma anche di abbracciare una family experience a trecentosessanta gradi, fatta di comfort, piscine e intrattenimento: una formula “premium accessibile” per la quale non si punta a un risparmio fine a se stesso, ma a una vacanza che offra un alto valore per il budget investito, assicurando bimbi divertiti e genitori rilassati.

Comfort e praticità guidano le scelte 2026, il glamping conquista i weekend

Anche dal punto di vista degli alloggi, per il 2026 la parola chiave è comfort. La preferenza va infatti nettamente agli alloggi fissi (bungalow e case mobili) scelti dal 65% dei viaggiatori, una maggioranza che riflette soprattutto le esigenze delle famiglie: spazi definiti, servizi inclusi e nessuna sorpresa. Le piazzole (per camper, tende, caravan e soste) si attestano al 32%, terreno dei camperisti abituali e di chi decide di partire all’ultimo momento. Chiude il quadro il glamping, scelto dal 3% degli utenti: chi opta per questa formula cerca un’esperienza immersiva e di charme, spesso concentrata in soggiorni brevi (come un weekend o un’occasione speciale), dove il contatto con la natura si combina con un comfort ricercato.

Chi sceglie l’open air in Italia: il 48% dei viaggiatori fa ricerche dall’estero

I dati del CaRe 2026 permettono di tracciare un identikit del viaggiatore outdoor, che quest’anno, oltre a viaggiare in famiglia, parla sempre più lingue straniere. Se nel 2025 il 78% delle ricerche proveniva dal mercato domestico (contro un 22% dall’estero), nel 2026 il gap si è ridotto in modo significativo: le ricerche italiane si fermano al 52%, mentre quelle internazionali salgono al 48%. Un cambio di proporzioni che racconta come l’Italia outdoor stia diventando una meta sempre più ambita ben oltre i confini nazionali. A guidare la classifica dei mercati stranieri sono tre Paesi accomunati dalla vicinanza geografica e da una cultura del campeggio profondamente radicata, che trovano nell’Italia una destinazione ideale per qualità dell’offerta, varietà di paesaggi e accessibilità via terra: Germania, che da sola rappresenta il 21% del totale delle ricerche, Svizzera (8%) e Austria (6%); seguono i Paesi Bassi (5%). Completano la classifica Francia, Danimarca, Spagna, Cechia, Polonia e Regno Unito.

La Liguria sorpassa la Sardegna, gli stranieri riscoprono la Toscana

La geografia delle vacanze open air in Italia conferma i grandi classici, pur con qualche variazione. Tra i viaggiatori italiani, il 2026 segna un cambio al vertice: la Liguria cresce del +64% e conquista la prima posizione con il 16% delle ricerche totali, superando la Sardegna, che scende al secondo con il 14% (+25% rispetto al 2025). Terza e quarta si confermano rispettivamente Toscana (10%, che registra una crescita del 21%) e Puglia (8%, in aumento del 4%), seguite, con il 6% ciascuna, da Calabria (che passa dal settimo al quinto posto grazie a una crescita del 48%), Abruzzo (in calo di una posizione, con una crescita del 2%) e Veneto (che dall’ultimo posto del 2025 scala la classifica con un +43%). Chiudono la Top 10, con il 5%, le Marche (scese di due posizioni pur guadagnando un +11% nel numero di ricerche), il Trentino-Alto Adige (+39% rispetto al 2025) e la Sicilia (che passa dall’ottavo al decimo posto, crescendo però del +13%).
Sul fronte del turismo internazionale, il 2026 porta con sé alcune novità significative. Se nel 2025 i viaggiatori stranieri puntavano soprattutto sul Lago di Garda (in particolare sul versante veneto) e sulla Riviera Adriatica, tra Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, quest’anno la geografia delle preferenze si arricchisce. In cima alle preferenze c’è la Sardegna, seguita da Toscana, Veneto e Lago di Garda, che conquistano il podio delle destinazioni italiane più ricercate all’estero; conclude la Top 5 la Liguria.

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Fonte: A Nordest Di che

Autore: A Nordest Di che

Licenza: Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

Articolo tratto interamente da A Nordest Di che


La verità scientifica sul legame tra terremoti e il vulcano Marsili



Articolo da Blog INGVvulcani

Dopo il terremoto di magnitudo Mw 6.1 (ML 6.2) avvenuto il 2 giugno 2026 al largo della costa calabra nord-occidentale, sui social media sono comparsi numerosi commenti che mettevano in relazione questo evento con il vulcano sottomarino Marsili.

La domanda è comprensibile: sia il terremoto sia il vulcano si trovano infatti nella stessa area geografica, il Tirreno meridionale. Ma cosa ci dicono i dati scientifici?

Un terremoto molto profondo

Il primo elemento da considerare è la profondità del terremoto.
In Italia la maggior parte dei terremoti avviene a profondità crostali (entro i primi 10-20 km). Tuttavia, a causa dei fenomeni geologici che hanno portato alla sua attuale configurazione, alcune aree della nostra penisola sono interessate anche da terremoti intermedi e profondi (fino a 600 km).
L’evento del 2 giugno è avvenuto a una profondità di circa 250 chilometri, che è eccezionalmente elevata rispetto alla maggior parte dei terremoti che avvengono in Italia.
I terremoti profondi sono tipici delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali. Il terremoto del 2 giugno, come altri, ha infatti avuto origine in un particolare contesto geodinamico, che chiamiamo zona di subduzione, dove la placca tettonica del mar Ionio sprofonda nel mantello terrestre, al di sotto dell’arco calabro e del mar Tirreno. 

Il Mar Ionio, infatti, rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato “subdotto” e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini.
Il Marsili, come tutti i vulcani, anche se di notevoli dimensioni, è invece una struttura superficiale, sviluppata nella crosta terrestre e alimentata da processi geodinamici che interessano la parte superiore, più esterna, del mantello. Il Marsili si è formato a seguito dell’estensione, dell’assottigliamento della successiva lacerazione della crosta che forma il fondo marino Tirrenico. Ciò ha permesso la formazione di fratture utilizzate dal magma per risalire ed eruttare verso la superficie. Tra la zona in cui si è generato il terremoto e il vulcano, esiste quindi una distanza di centinaia di chilometri in profondità.

Un forte terremoto può innescare un’eruzione?

Un’altra domanda frequente riguarda la possibilità che un terremoto di grande magnitudo possa “risvegliare” un vulcano, in questo specifico caso il Marsili.
È vero che, in alcuni casi, terremoti con magnitudo molto elevata possono produrre variazioni nello stato di sforzo della crosta e influenzare temporaneamente sistemi vulcanici già prossimi ad una fase eruttiva. Ci sono numerosi studi che mirano a capire se la variazione di sforzo generata da un terremoto possa innescare un’eruzione. Le conclusioni non sono univoche, ma la possibilità che un terremoto possa perturbare un sistema vulcanico diminuisce molto rapidamente con la distanza e dipende da numerosi fattori. In primo luogo la magnitudo, ma anche le caratteristiche delle strutture geologiche (geometria e cinematica) relativamente alla posizione del vulcano e del suo sistema di alimentazione, e lo stato del sistema magmatico.
Nel caso dei terremoti profondi del Mar Tirreno, la sorgente sismica si trova a centinaia di chilometri di distanza, a causa dell’elevata profondità del terremoto, rispetto agli apparati vulcanici sottomarini. Per questo motivo, non esistono evidenze scientifiche che eventi come quello del 2 giugno possano innescare direttamente un’eruzione del Marsili o degli altri vulcani sottomarini dell’area.

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Autore: 
INGVvulcani e INGVterremoti

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Articolo tratto interamente da
Blog INGVvulcani