Profilo personale: Vincenzo Cavaliere
Pagina ufficiale Web sul blog: Web sul blog
Pagina ufficiale Cavaliere oscuro del web: Cavaliere oscuro del web
Auguro buone vacanze a chi parte e delle serene giornate a chi resta.

Profilo personale: Vincenzo Cavaliere
Pagina ufficiale Web sul blog: Web sul blog
Pagina ufficiale Cavaliere oscuro del web: Cavaliere oscuro del web
Auguro buone vacanze a chi parte e delle serene giornate a chi resta.

Il 28 luglio 1943 è un giorno che Reggio Emilia non potrà mai dimenticare. Alle Officine Meccaniche Reggiane, durante una manifestazione pacifica contro la guerra e la presenza dell’esercito tedesco in Italia, accadde una tragedia: alcuni bersaglieri del Regio Esercito, e forse anche le guardie giurate della fabbrica, aprirono il fuoco su lavoratori disarmati. Nove persone vennero uccise, tra cui una donna incinta, e decine rimasero ferite.
Il clima era teso: il regime fascista era appena caduto, il 25 luglio, e il governo era passato nelle mani del maresciallo Badoglio. Ma la guerra continuava, e gli operai – uomini e donne di una fabbrica che allora contava più di 12.000 dipendenti – avevano scelto di protestare pacificamente. Chiedevano la fine del conflitto e sostenevano il re Vittorio Emanuele III e il nuovo governo. Invece, quella richiesta di pace venne soffocata con una violenza brutale. Il generale Mario Roatta, capo di stato maggiore dell’esercito, aveva dato ordine di sparare a chiunque disturbasse l’ordine pubblico, anche in modo minimo.
Alla fine, nove operai persero la vita: Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Chi abbia premuto il grilletto per primo non è mai stato chiarito. Ma davanti al dolore e al coraggio di chi ha perso la vita per chiedere la pace, questo conta poco.
Dopo il massacro, la fabbrica fu occupata militarmente. I lavoratori furono scortati fuori sotto la minaccia delle armi, e il giorno successivo tutto lo stabilimento scioperò per lutto e protesta. La notizia dell’eccidio si diffuse rapidamente e provocò gesti di solidarietà in altre fabbriche della zona.
Quel giorno è rimasto impresso nella memoria di Reggio Emilia come uno dei momenti più bui nella lotta per la libertà e la pace. Fu anche una scintilla che spinse molti giovani a unirsi alla resistenza partigiana, determinati a cambiare le cose.
Ancora oggi, una targa all’ingresso delle ex Officine Reggiane ricorda il sacrificio di quegli operai. Un messaggio potente: non dimenticare mai il prezzo pagato da chi ha avuto il coraggio di dire no alla guerra e alla tirannia.
Autore: Spartaco
Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Il terremoto di Casamicciola colpì la località dell'isola d'Ischia e i territori circostanti alle ore 21:30 del 28 luglio 1883.
Alle 21.30 circa del 28 luglio 1883 un violento terremoto colpì la località di Casamicciola, oggi Casamicciola Terme, nell'isola d'Ischia, e i comuni limitrofi, soprattutto Lacco Ameno e Forio. La scossa tellurica, di tipo sussultorio e ondulatorio[2], durò 13 secondi e fu valutata, nell'epicentro, del X grado della scala Mercalli[1]; la magnitudo, espressa secondo la scala Richter, è stata successivamente calcolata pari a 5,8.[1][3]
Le vittime furono 2.313, di cui la maggior parte a Casamicciola (1.784), Lacco Ameno (146) e Forio (345); altre vittime a Barano (10) e Serrara Fontana (28). I feriti furono complessivamente 762. A Casamicciola, che all'epoca contava 4.300 abitanti, la maggior parte delle abitazioni crollò (79,9%), le rimanenti furono danneggiate (19,9%), una sola restò illesa. Il terremoto fu avvertito con intensità molto diverse in tutta l'isola e anche nella vicina isola di Procida, inoltre a Pozzuoli e a Napoli (IV grado Mercalli).[4]
Le prime notizie del disastro giunsero a Napoli verso la mezzanotte del giorno stesso, ma la macchina dei soccorsi (anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni, non funzionando più il telegrafo), si mosse con una certa lentezza, riscattata dall'eroismo dei singoli.[5]
Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto.
Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, del IX grado della scala Mercalli, il 4 marzo 1881, che già aveva arrecato rilevanti danni, tanto da spingere a raccolte fondi sin da Genova;[6] le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.[7]
Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del filosofo Benedetto Croce, il quale - allora diciassettenne - fu estratto vivo dalle macerie, ma ferito gravemente.
Il meridionalista Giustino Fortunato, presente durante l'evento sismico, scampato al pericolo prestò soccorso ad un villeggiante.
La fotografia di Casamicciola, ripresa dalla parte dei famosi alberghi la Grande Sentinella e la Piccola Sentinella, ante 1868, dal fotografo francese Robert Rive, è una delle tre immagini fotografiche che mostrano il panorama di Casamicciola prima del terremoto del 1883.
Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera
Questo articolo è pubblicato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Profonda, solitaria, immensa notte
Profonda, solitaria, immensa notte;
Visibil sonno del divin creato
Su le montagne già dal fulmin rotte,
Su le terre che l’uomo ha seminato;
Alte da i casti lumi ombre interrotte;
Cielo vasto, pacifico, stellato;
Lucide forme belle, al vostro fato,
Equabilmente, arcanamente, addotte;
Luna, e tu che i sereni e freddi argenti
Antica peregrina a i petti mesti
Ed a’ lieti dispensi indifferenti;
Che misteri, che orror, dite, son questi?
Che siam, povera razza de i viventi?...
Ma tu, bruta quïete, immobil resti.
Giosuè Carducci
"Non insegnate ai vostri figli ad adattarsi alla società, ad arrangiarsi con quel che c’è, a fare compromessi con quel che si trovano davanti; dategli dei valori interiori con i quali possano cambiare la società e resistere al diabolico progetto della globalizzazione di tutti i cervelli. Perché la globalizzazione non è un fenomeno soltanto economico ma anche biologico, in quanto ci impone desideri globali e comportamenti globali che finiranno per indurre modifiche globali nel nostro modo di pensare. Il mondo di oggi ha bisogno di ribelli, ribelli spirituali."
Tiziano Terzani