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mercoledì 21 ottobre 2026

Diritto alla salute a rischio: 5 milioni di italiani costretti a rinunciare alle cure



Articolo da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS

Il 9° Rapporto GIMBE denuncia il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale, le disuguaglianze territoriali e il peso crescente delle spese sulle famiglie. Servono risorse e riforme per garantire cure a tutti. 

Il diritto alla salute in Italia dipende sempre più dal luogo in cui si vive e dalle proprie disponibilità economiche. Le risorse pubbliche faticano a rispondere ai bisogni della popolazione, mentre aumentano le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie. Il rischio è un progressivo indebolimento dei principi di universalità, uguaglianza ed equità sui quali si fonda il Servizio sanitario nazionale (Ssn).

È il quadro delineato dal 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026 dalla Fondazione GIMBE alla Camera dei Deputati. Il rapporto, giunto alla nona edizione, analizza finanziamenti, spesa sanitaria, livelli essenziali di assistenza, personale e attuazione degli investimenti del Pnrr. L'obiettivo è valutare lo stato di salute del servizio pubblico e individuare gli interventi necessari per garantirne la sostenibilità.


Finanziamenti: 18,8 miliardi di risorse mancate in quattro anni

Tra il 2023 e il 2026 il finanziamento pubblico della sanità è aumentato di 17,5 miliardi di euro. Secondo GIMBE, tuttavia, il Servizio sanitario nazionale ha accumulato 18,8 miliardi di euro di finanziamento mancato rispetto a quanto avrebbe ricevuto mantenendo costante al 6,27% la quota del Pil destinata alla sanità. Sono i cosiddetti tagli invisibili: risorse che non vengono formalmente sottratte al sistema, ma che vengono meno rispetto a un determinato livello di finanziamento.

Il finanziamento del Servizio sanitario nazionale tra il 2023 e il 2026 e le risorse mancate rispetto alla quota di Pil presa come riferimento da GIMBE.
Fonte: Fondazione GIMBE, 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale

Il confronto internazionale e le previsioni per i prossimi anni confermano le difficoltà del sistema sanitario italiano. Secondo il Rapporto GIMBE:

  • 6,2% del Pil destinato alla spesa sanitaria pubblica nel 2025, contro una media del 7,1% dei Paesi europei e dell'Ocse.
  • 3.952 dollari pro capite di spesa sanitaria pubblica, a parità di potere d'acquisto, rispetto ai 4.965 dollari della media europea.
  • 32,3 miliardi di euro di divario cumulativo previsto per il triennio 2027-2029 tra il finanziamento disponibile e la spesa sanitaria stimata.

Spesa sanitaria pubblica pro capite nel 2025: il confronto internazionale evidenzia il divario tra l'Italia e la media europea.
Fonte: Fondazione GIMBE, 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale

Una distanza che rischia di aggravare le difficoltà del servizio pubblico e di compromettere ulteriormente la capacità di rispondere ai bisogni di salute della popolazione.


Cure sempre più a carico delle famiglie e disuguaglianze territoriali

Nel 2025 le famiglie italiane hanno sostenuto direttamente 42,4 miliardi di euro di spese sanitarie. Un peso economico che rende l'accesso alle cure più difficile per chi dispone di redditi bassi e può accentuare le disuguaglianze sociali. Il rapporto richiama anche le profonde differenze territoriali nella garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), le prestazioni che il servizio pubblico deve assicurare a tutti i cittadini.
L'accesso alle cure continua a variare tra Regioni e territori. La mobilità sanitaria, cioè il ricorso a strutture di altre Regioni per ricevere assistenza, rappresenta un ulteriore segnale degli squilibri del sistema. Secondo GIMBE, reddito, luogo di residenza e disponibilità di coperture sanitarie integrative incidono sempre più sui tempi di attesa e sulla possibilità di ottenere le prestazioni necessarie.
A queste criticità si aggiunge la carenza di personale. Un medico su quattro e un infermiere su cinque censiti dall'Ocse non lavorano nel Ssn. La Fondazione stima inoltre che la spesa cumulativa per il personale sanitario sia stata inferiore di 36,8 miliardi di euro rispetto a uno scenario in cui la sua quota sulla spesa sanitaria fosse rimasta ai livelli del 2012. La difficoltà di trattenere e valorizzare i professionisti compromette la capacità del servizio pubblico di garantire assistenza tempestiva e continuativa.

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Fonte: Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS 

Autore: 
Monica Sozzi

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Articolo tratto interamente da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS 


Un organetto suona per la via di Olindo Guerrini


Un organetto suona per la via

Un organetto suona per la via,

la mia finestra è aperta e vien la sera,

sale dai campi alla stanzuccia mia

un alito gentil di primavera.


Non so perché mi tremino i ginocchi,

non so perché mi salga il pianto agli occhi.

Ecco, io chino la testa in sulla mano,

e penso a te che sei così lontano. 

Olindo Guerrini


Gli studi ufficiali non contano se non c’è la volontà di capire

"Gli studi ufficiali non contano se non c’è la volontà di capire. Bisogna leggere, studiare, confrontarsi con il passato per agire nel presente."

Giuseppe Pinelli


Non c'è un momento in cui puoi dire...

“Non c'è un momento in cui puoi dire: bene, io ora sono una persona arrivata. Posso anche prendermi una pausa.” 

Carrie Fisher 

Photo credit daryl_mitchell from Saskatoon, Saskatchewan, Canada, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


Gli emigranti di Edmondo De Amicis



Gli emigranti

Cogli occhi spenti, con lo guancie cave,
Pallidi, in atto addolorato e grave,
Sorreggendo le donne affrante e smorte,
Ascendono la nave
Come s’ascende il palco de la morte.

E ognun sul petto trepido si serra
Tutto quel che possiede su la terra.
Altri un misero involto, altri un patito
Bimbo, che gli s’afferra
Al collo, dalle immense acque atterrito.

Salgono in lunga fila, umili e muti,
E sopra i volti appar bruni e sparuti
Umido ancora il desolato affanno
Degli estremi saluti
Dati ai monti che più non rivedranno.

Salgono, e ognuno la pupilla mesta
Sulla ricca e gentil Genova arresta,
Intento in atto di stupor profondo,
Come sopra una festa
Fisserebbe lo sguardo un moribondo.

Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.

Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.

Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo.

Vanno coi figli come un gran tesoro
Celando in petto una moneta d’oro,
Frutto segreto d’infiniti stonti,
E le donne con loro,
Istupidite martiri piangenti.

Pur nell’angoscia di quell’ultim’ora
Il suol che li rifiuta amano ancora;
L’amano ancora il maledetto suolo
Che i figli suoi divora,
Dove sudano mille e campa un solo.

E li han nel core in quei solenni istanti
I bei clivi di allegre acque sonanti,
E le chiesette candide, e i pacati
Laghi cinti di piante,
E i villaggi tranquilli ove son nati!

E ognuno forse sprigionando un grido,
Se lo potesse, tornerebbe al lido;
Tornerebbe a morir sopra i nativi
Monti, nel triste nido
Dove piangono i suoi vecchi malvivi.

Addio, poveri vecchi! In men d’un anno
Rosi dalla miseria e dall’affanno,
Forse morrete là senza compianto,
E i figli nol sapranno,
E andrete ignudi e soli al camposanto.

Poveri vecchi, addio! Forse a quest’ora
Dai muti clivi che il tramonto indora
La man levate i figli a benedire....
Benediteli ancora:
Tutti vanno a soffrir, molti a morire.

Ecco il naviglio maestoso e lento
Salpa, Genova gira, alita il vento.
Sul vago lido si distende un velo,
E il drappello sgomento
Solleva un grido desolato al cielo.

Chi al lido che dispar tende le braccia.
Chi nell’involto suo china la faccia,
Chi versando un’amara onda dagli occhi
La sua compagna abbraccia,
Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.

E il naviglio s’affretta, e il giorno muore,
E un suon di pianti e d’urli di dolore
Vagamente confuso al suon dell’onda
Viene a morir nel core
De la folla che guarda da la sponda.

Addio, fratelli! Addio, turba dolente!
Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente,
V’allieti il sole il misero viaggio;
Addio, povera gente,
Datevi pace e fatevi coraggio.

Stringete il nodo dei fraterni affetti.
Riparate dal freddo i fanciulletti ,
Dividetevi i cenci, i soldi, il pane,
Sfidate uniti e stretti
L’imperversar de le sciagure umane.

E Iddio vi faccia rivarcar quei mari,
E tornare ai villaggi umili e cari,
E ritrovare ancor de le deserte
Case sui limitari
I vostri vecchi con le braccia aperte.

Edmondo De Amicis


L'addio

"Cos'è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l'Addio. Ma intanto, ci si proietta in avanti verso una nuova, folle avventura sotto il cielo."


Tratto dal libro Sulla strada di Jack Kerouac


Cerco di suonare...


"Cerco di suonare l'essenza nuda e cruda, di lasciare che ogni cosa sia esattamente come dovrebbe essere in quel particolare posto. Hai molte cose tra cui scegliere quando suoni, quindi cerchi di allenarti a scegliere le cose migliori che conosci."

Dizzy Gillespie