Articolo da L'Ordine Nuovo
Considerata dalla Casa Bianca uno
Stato “sponsor del terrorismo” senza alcuna base empirica, vittima da 65
anni di un blocco commerciale che, puntualmente, ogni anno viene
condannato persino dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite,
Cuba sta attualmente subendo un inasprimento delle sanzioni da parte
dell’amministrazione di Donald Trump, il quale continua a definire la
pacifica isola «una minaccia non comune
e straordinaria alla sicurezza degli USA». Come conseguenza, il Paese
caraibico sta soffrendo di una gravissima penuria di energia e farmaci,
al punto che il presidente Miguel Dìaz-Canel è stato di fatto costretto
a realizzare quel piano “Opzione Zero”
(dove lo zero sta per il quantitativo di petrolio a disposizione dei
cubani) elaborato da Fidel Castro nei primi anni Novanta, e mai attuato,
per garantire la sopravvivenza della Rivoluzione dopo la caduta
dell’Unione Sovietica anche in caso di un blocco dei rifornimenti
energetici. In questo articolo faremo una panoramica delle conseguenze,
passate e presenti, che il criminale blocco statunitense ha avuto su
Cuba e sulla qualità della vita dei suoi abitanti, con una prima parte
dedicata a dati statistici e a smentire alcuni luoghi comuni su Cuba e
una seconda parte incentrata su un’intervista ad un testimone che abita
sull’isola.
Le potenzialità del sistema cubano
Cuba è stata spesso oggetto di
analisi e statistiche che hanno confermato le enormi potenzialità
dell’isola. Al principio del 2008, ad esempio, Carlos Fernández Liria,
professore di filosofia dell’Università Complutense di Madrid, pubblicò un articolo critico sul modello di sviluppo capitalista
dei paesi industrializzati occidentali. Alla base della critica dello
studioso spagnolo vi era il grafico elaborato da Mathis Wackernagel,
ricercatore della Global Footprint Network della California e coideatore
del concetto di «impronta ecologica», che ordina diverse aree
geografiche in uno spazio cartesiano determinato dall’Indice di Sviluppo
Umano (HDI) in ascissa e dall’impronta ecologica (EFP) in ordinata.
L’impronta ecologica è espressa in
quantità di pianeti Terra che occorrerebbero laddove un certo livello di
consumo presente in un dato territorio (paese nazionale o regione
geografica) fosse esteso a tutto il mondo. Tale grafico fu elaborato a
partire da un’analisi di dati provenienti da 93 paesi per un periodo
compreso tra il 1975 e il 2003. Ebbene, dal grafico elaborato da
Wackernagel, Liria osservò che Cuba socialista era il solo
paese ad avere un elevato Indice di Sviluppo Umano (il suo HDI era di
poco superiore a 0.8) e un’impronta ecologica sostenibile (EFP).
In altre parole, Cuba aveva raggiunto un elevato HDI ed aveva un
modello di sviluppo che, se esteso all’intera popolazione mondiale,
avrebbe consumato non più risorse di quelle presenti in un solo pianeta
terra.
Al contrario, i paesi capitalisti
sviluppati occidentali, quali ad esempio il Regno Unito o più in
generale i paesi dell’area nord-americana o europea, mostravano
certamente un HDI alto (HDI ≥ 0.8), ma al contempo un modello di
sviluppo che se fosse esteso all’intera popolazione mondiale
necessiterebbe di risorse ambientali pari a 3 o più pianeti Terra. In
altre parole, Cuba è risultata essere il solo paese tra i 93 analizzati
ad avere uno sviluppo socialmente soddisfacente ed anche ecologicamente
sostenibile. Questo è significativo poiché dimostra le capacità del
sistema cubano di superare le endemiche contraddizioni del capitalismo –
la sua natura anarchica e caotica – che provocano così tanti squilibri
nell’ecosistema, con gravi conseguenze anche sulla popolazione di un
territorio. Il fatto di porre in primo piano il benessere dell’essere
umano nella sua universalità, sia nei suoi rapporti con l’ambiente che
nei rapporti tra gli individui, ha condotto alla politica di solidarietà internazionalista del governo dell’isola, capace di esportare competenze attraverso, per esempio, la Brigata medica cubana, un programma – anche questo – sanzionato dagli Stati Uniti ma che tanta importanza
ha avuto in Italia nella lotta contro il Covid e continua ad avere per
il dissestato servizio sanitario calabrese. Come appendice a questo
paragrafo, aggiungiamo che dal punto di vista della sostenibilità
economica il modello socialista cubano, che garantisce istruzione,
sanità e alloggi per tutta la popolazione, difficilmente può essere
valutato senza tener conto del blocco commerciale, eppure la media di
crescita del Pil cubano è stata dell’1,5% – 2% negli anni recenti, pur
sempre maggiore di quella di diversi Paesi europei.
Il modello politico cubano
Una delle ragioni richiamate spesso
da chi giustifica le restrizioni a Cuba è quella secondo cui il governo
cubano sarebbe “una dittatura” che non permette il “pluralismo”. Questa
tesi viene di solito supportata dalla constatazione che il sistema
cubano non contempla l’esistenza dei partiti al di fuori del Partito
Comunista di Cuba. Ciò, tuttavia, si situa in un modello di democrazia completamente differente da quello borghese. A Cuba il processo elettorale,
come fu nella maggior parte dei Paesi socialisti, non è una
competizione fra partiti (nella quale spesso vince la compagine che
dispone di più risorse economiche per finanziare le campagne elettorali)
ma coincide in prima istanza con una scelta democratica, da parte delle assemblee e delle comunità locali, di rappresentanti indipendenti o legati al Partito,
i quali possono essere eletti ai vari livelli, dalle amministrazioni
locali fino all’Assemblea Nazionale. Nell’elezione di quest’ultima, per
esempio, le candidature non sono proposte dal Partito Comunista di Cuba,
bensì da “commissioni di candidature” composte da organizzazioni di
massa (sindacati, federazioni studentesche, comitati di quartiere) e
successivamente approvate dalle assemblee municipali. Infine, la tornata
elettorale con suffragio universale serve a confermare o meno i
candidati proposti i quali, se eletti, possono essere revocati dai loro
elettori in qualsiasi momento del mandato. Una volta eletta, l’Assemblea
Nazionale individua tra i suoi membri il Presidente e il Vicepresidente
della Repubblica, oltre al Consiglio di Stato. In questo senso, il
fatto che Fidel Castro sia stato al potere per quasi 50 anni riflette il
voto unanime dell’Assemblea ad ogni elezione, dovuto al suo prestigio e
al suo carisma.
Le caratteristiche del blocco commerciale contro Cuba
Il bloqueo statunitense non è solo un atto criminale che dal 1961 impedisce le transazioni con gli Stati Uniti stessi, è una tattica imperialista che provoca conseguenze nel commercio di Cuba con tutti gli altri Paesi.
Il blocco commerciale statunitense contro Cuba include severi
meccanismi sanzionatori rivolti a navi di qualsiasi nazionalità che
commerciano con l’isola. Queste sanzioni, basate su leggi come il Cuban Democracy Act del 1992 e l’Helms-Burton Act del 1996,
prevedono, ad esempio, che qualsiasi nave (sia statunitense che
straniera) che attracca in un porto cubano per caricare o scaricare
merci non possa entrare in un porto degli Stati Uniti per scopi
commerciali per i successivi 180 giorni dalla sua partenza da Cuba, a
meno che non ottenga una specifica autorizzazione dall’OFAC (Office of
Foreign Assets Control).
In questo modo le compagnie di
navigazione preferiscono non commerciare con Cuba e questa deve pagare a
caro prezzo qualsiasi consegna di merci. La legge prevede sanzioni
anche verso chi fornisce assistenza ai cubani: se un Paese concede 100
milioni a Cuba, gli Usa riducono di 100 milioni gli eventuali aiuti a
questo Paese. Come rivelato da Cuba durante una recente discussione sull’embargo americano alle Nazioni Unite, il danno totale causato storicamente da questo al Paese ammonta a 1,499 milioni di miliardi di dollari,
considerando il valore del dollaro statunitense rispetto al prezzo
dell’oro. Negli ultimi 18 anni, Cuba avrebbe perso 252mila miliardi di
dollari.
I danni del bloqueo possono essere categorizzati nel seguente modo, che rende evidente l’impatto concreto della misura sulla vita economica dell’isola:
- a) la perdita di guadagni causata dagli ostacoli posti allo sviluppo di servizi ed esportazioni (turismo, trasporto aereo, zucchero, nickel);
- b) le perdite registrate come risultato del riorientamento geografico dei flussi commerciali (aumento dei costi di trasporto, imballaggio e vendita nell’acquisto dei beni);
- c) l’impatto delle
limitazioni imposte alla crescita della produzione nazionale di beni e
servizi (accesso limitato alla tecnologia, accesso limitato alle
strumentazioni e di conseguenza veloce obsolescenza delle attrezzature,
ridimensionamento forzato delle aziende, serie difficoltà affrontate da
settori come quello zuccheriero, elettrico, dei trasporti ed agricolo);
- d) restrizioni monetarie e finanziarie
(l’impedimento alla rinegoziazione del debito con l’estero,
l’impossibilità di accedere al mercato del dollaro, l’aumento dei costi
di finanziamento dovuto all’opposizione degli Stati Uniti all’accesso
cubano ad istituzioni finanziarie internazionali);
- e) le conseguenze perniciose degli incentivi all’emigrazione, anche illegale (perdita di risorse umane e di talenti nati nell’ambito del sistema educativo cubano);
- f) danni sociali (legati alla scarsità di cibo, a deficienze sanitarie, educative, culturali, sportive).
Come riportato da diversi studi,
negli ultimi anni il blocco ha già causato sofferenze ingiustificate
alla popolazione cubana. Molti medicinali che non sono prodotti nel
Paese scarseggiano, e questo complica l’attuazione di trattamenti contro il cancro al seno, la leucemia, le malattie cardiovascolari e renali, l’AIDS.
La tragedia umana, che è l’obiettivo ultimo dell’embargo, è stata fino
ad ora evitata solo in virtù della volontà dello Stato cubano di
mantenere intatti i pilastri della Rivoluzione che garantisce a tutti,
tra le varie cose, cibo a prezzi modici ed alimentazione gratuita negli
asili nido, nelle scuole, negli ospedali e negli ospizi. Anche questo
fatto deve essere considerato una conferma della priorità che le
autorità cubane hanno conferito allo sviluppo umano, cosa che spiega
come Cuba abbia mantenuto alti i suoi standard di buona salute,
alfabetizzazione, ricerca e cultura nonostante la limitatezza dei fondi
ed i problemi seguiti alla caduta dell’Unione Sovietica e del blocco
socialista.
A partire dall’inizio del 2026, il significativo inasprimento delle misure statunitensi si è focalizzato in particolare sul settore energetico e petrolifero, provocando un inasprimento della crisi economica e umanitaria sull’isola: a fine gennaio, l’amministrazione Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14380,
denominato “Addressing Threats to the United States by the Government
of Cuba”, il quale dichiara un’emergenza nazionale e autorizza sanzioni e
tariffe sui beni provenienti da Paesi che forniscono petrolio a Cuba.
Inoltre, gli Stati Uniti hanno messo in pratica un vero e proprio blocco
petrolifero, intensificando le azioni per bloccare le forniture di
carburante verso l’isola, inclusa l’intercettazione di navi cisterna che
trasportavano petrolio venezuelano a Cuba. Questa mossa è stata
descritta come il più efficace blocco navale dai tempi della crisi dei missili del 1962.
Lasciamo ora parlare la voce di chi
affronta queste difficoltà su Cuba stessa, attraverso quella di un
nostro connazionale, Andrea Paolieri, che da anni vive e lavora nel
Paese caraibico.