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mercoledì 24 giugno 2026

Chi tace davanti all’odio, lo alimenta


In Italia sta passando un’idea pericolosa: che l’odio sia normale. Che insultare, aggredire o umiliare chi è considerato “diverso” sia quasi un gesto di coraggio patriottico. Ma questo clima non nasce dal nulla. Viene alimentato ogni giorno da politici e influencer di destra che parlano di “invasione”, “remigrazione”, “criminali stranieri”, costruendo un nemico perfetto su cui scaricare paure e frustrazioni.

La cosa più grave è che una parte del Paese ci crede davvero. Bombardato da video e clip montate ad arte, l’italiano medio spesso non verifica nulla: condivide e basta. Così le fake news diventano verità di massa, e un titolo urlato sui social pesa più di un’inchiesta o di un dato ufficiale.

La cronaca recente mostra chiaramente dove stiamo andando. A Roma, pochi giorni fa, un ambulante senegalese ha denunciato di essere stato insultato con frasi come “sei africano, torna a casa tua” e colpito con spray al peperoncino da un noto influencer di destra, durante un vero e proprio blitz razzista. L’indagine è in corso, ma il messaggio è già arrivato: trasformare un lavoratore nero in un bersaglio pubblico, colpevole solo di essere lì.

A Genova, associazioni e osservatori locali parlano di un aumento di aggressioni e discriminazioni contro persone LGBTQIA+ e giovani di origine straniera. Ragazzi seguiti nei negozi solo per il colore della pelle, insulti omolesbobitransfobici, sospetti automatici verso chiunque non rientri nell’immagine del “vero italiano”. È un clima in cui l’odio si sente autorizzato a uscire allo scoperto.

E non sono casi isolati. I dati dell’OSCAD dicono che nel 2022 ci sono stati 1.384 crimini d’odio, più della metà per motivi etnici o razziali. L’Ufficio antidiscriminazioni segnala centinaia di episodi in pochi mesi. Dietro ogni numero c’è una persona: qualcuno picchiato, umiliato, discriminato, una famiglia che non si sente più al sicuro.

In questo contesto, far finta di niente significa essere complici. Condividere video che umiliano migranti, rom, persone nere o LGBTQIA+ “per scherzo” significa fare il gioco di chi usa l’odio per ottenere like o voti. Non basta dire “io non sono razzista”: bisogna dimostrarlo.

Non è un tema “da anime belle”. È il punto in cui si vede davvero da che parte stiamo. Perché in un Paese dove l’odio viene normalizzato, la neutralità non esiste: o difendi chi viene colpito, oppure anche senza volerlo, lasci spazio a chi colpisce.

E allora serve una scelta chiara. Stare accanto a chi subisce razzismo, violenza, discriminazione. Rifiutare la narrazione tossica che trasforma persone reali in bersagli. Spezzare la catena dell’odio ogni volta che ci passa davanti, anche quando è scomodo, anche quando siamo gli unici a farlo.

La democrazia non si difende da sola. La difendiamo noi, ogni giorno, decidendo di non voltare lo sguardo. E oggi questa è la linea del fronte: o stiamo con chi viene preso di mira, oppure lasciamo campo libero a chi mira.

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale


L'ultima guerra tra gli uomini sarà una guerra per la verità

"L'ultima guerra tra gli uomini sarà una guerra per la verità. Si svolgerà in ogni singolo uomo. Sarà una guerra contro la propria ignoranza, contro la propria aggressione e la rabbia. Soltanto una trasformazione radicale di ogni singolo uomo potrà diventare l'inizio di un'esistenza pacifica per tutti gli uomini."

Nikolaj Konstantinovič Rerich


Volevo che i giovani sapessero...


"Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. I giovani devono conoscere la società in cui vivono. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come eravamo cresciuti noi della "generazione del Littorio". Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza la libertà non si vive, si vegeta."

Nuto Revelli


Conoscere sé stessi


"Conoscere sé stessi implica un lavoro interiore, un rivolgersi alla propria anima, ma è anche un proiettarsi al di fuori, un proiettarsi in un altro, in un’altra anima, con la quale intraprendere un cammino verso la conoscenza della verità. Ecco perché Socrate non smette mai di passeggiare nella città a caccia di coloro che si dichiarano padroni di una conoscenza, per smascherare la loro ignoranza e ricondurli a quel piano dal quale è possibile partire in direzione della vera conoscenza."

Michel Foucault


La mappa del razzismo in Italia tra denunce e dati sommersi



Articolo da Cronache di ordinario razzismo

La raccolta di dati ufficiali (amministrativi o statistici) sulle discriminazioni e i reati razzisti è uno dei problemi con i quali si confrontano da tempo le agenzie internazionali che tentano di monitorarli in modo sistematico. Una delle principali difficoltà è costituita dalla natura stessa del fenomeno che deve essere monitorato. Gran parte degli atti, dei comportamenti e delle violenze razzisti restano nell’ombra perché non sono denunciati da parte delle persone che ne sono colpite o di chi ne è stato testimone. 

La carenza di dati ufficiali che continuiamo a registrare in Italia anche in relazione ai casi di discriminazione e di razzismo noti, perché denunciati alle autorità preposte, va ben oltre questi limiti. Oltre alla persistente mancanza di un sistema coordinato di raccolta dei dati relativi alle diverse tipologie degli atti discriminatori e dei reati razzisti, il problema è la trasparenza: i dati amministrativi ufficiali disponibili non sono sufficientemente divulgati; d’altra parte le indagini statistiche nazionali sul fenomeno risalgono a molti anni fa. Nel momento in cui scriviamo, è in corso una nuova indagine nazionale condotta dall’Istat, volta ad indagare le opinioni della popolazione rispetto alla diffusione nella società delle discriminazioni nelle diverse forme (in base a genere, salute, religione, orientamento sessuale, identità di genere ecc.) e gli episodi di discriminazione eventualmente subìti, ma i risultati non sono ancora stati pubblicati.

I dati disponibili sui reati commessi con un movente razzista

Le carenze informative che riguardano il nostro paese sono particolarmente rilevanti in relazione ai reati razzisti. Le banche dati on line disponibili presso il sito del Ministero della Giustizia e le statistiche pubblicate dall’ISTAT in materia di giustizia penale non permettono infatti di rilevare i dati su questa tipologia di reato né sono facilmente accessibili i dati sulle denunce pervenute alle forze dell’ordine. 1

L’ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights operante presso l’OSCE), pubblica ogni anno nel mese di novembre un rapporto internazionale sui cosiddetti crimini di odio, ovvero sui reati commessi sulla base di un movente discriminatorio. Si tratta di dati amministrativi che sono comunicati a ODIHR, per quanto riguarda l’Italia, dalle Forze dell’Ordine e da OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli atti discriminatori2). Insieme a questi dati ufficiali, ODIHR raccoglie anche informazioni qualitative sui casi documentati dalle organizzazioni della società civile. 

Il grafico sottostante illustra in serie storica i dati sui reati discriminatori e su quelli specificamente razzisti comunicati dalle autorità italiane a ODIHR /OSCE a partire dal 2013.  

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Fonte: Cronache di ordinario razzismo

Autore:
redazione Cronache di ordinario razzismo

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da Cronache di ordinario razzismo  


La deriva delle ronde a Genova e la ribellione della società civile contro le spedizioni punitive



Articolo da Comune-info

L’alfabeto della violenza e della giustizia “fai da te” trova modo di affascinare sempre di più non solo a livello internazionale. Mercoledì 24, dalle ore 18, sui gradini del palazzo ducale di Genova, durante la 1256° Ora in silenzio per la pace, verrà distribuito questo volantino 

Siamo alle ronde

Le indagini sono ancora in corso, ma pare che venti maschi “coraggiosi” di San Fruttuoso abbiano aggredito a bastonate un minorenne non accompagnato, colpevole (forse) di molestie e danneggiamenti. Gli hanno spaccato il cranio. Sembra anche che una ronda analoga sia stata organizzata a Quinto, i cui abitanti da tempo lamentavano molestie e atti di vandalismo. Non “sembra” ma “è certo” che sui social si contino centinaia di commenti che approvano le ronde e la giustizia “fai da te”. E chi prova a ragionare viene invitato a portarli a casa sua.

In Italia muoiono tre persone al giorno sul lavoro, soprattutto in edilizia. Un fatto che dovrebbe creare un forte allarme sociale. Vogliamo organizzare ronde per sprangare i padroni che ignorano le norme di sicurezza? Chi plaude ai venti vigliacchi di San Fruttuoso ribadirebbe anche in questo caso “colpirne uno per educarne cento?”.

In Italia l’evasione fiscale ha raggiunto livelli record. Gli evasori li conosciamo tutti, con nome e cognome, perché ogni giorno abbiamo a che fare con loro. L’evasione fiscale incide fortemente sul bilancio dello stato. Vogliamo aspettare sotto casa medici, idraulici, negozianti che non rilasciano lo scontrino fiscale?

A Taranto esiste un’azienda (ha cambiato diversi nomi: ILVA, Acelor Mittal, ecc, ma sono sempre gli stessi) che da decenni emette sostanze cancerogene. Ha sulla coscienza migliaia di cancri, anche di bambini. Cerchiamo i padroni e i loro complici, e gli bruciamo la casa?

Intere regioni italiane sono ostaggio della criminalità organizzata. Mafia, camorra, ‘ndrangheta, stidda, sacra corona unita. Vivono a “cento passi” da casa nostra. Anche in questo caso vale il principio del “colpirne uno per educarne cento”? Li spranghiamo? E da quale mafioso vogliamo cominciare?


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Fonte: Comune-info  

Autore: 
R.C.

Licenza: Licenza Creative Commons Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Italia

Articolo tratto interamente da
Comune-info 

Immagine generata con intelligenza artificiale


Madrigale d’estate di Federico García Lorca



Madrigale d’estate

Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Sotto l’ora solare del mezzogiorno
morderò la mela.
Fra i verdi ulivi della collina
c’è una torre moresca,
colore della tua carne campagnola
che sa di miele e d’aurora.

Mi offri nel tuo corpo ardente
il divino nutrimento
che dà fiori al ruscello quieto
e stelle al vento.

Come ti sei data a me, luce bruna?
perché mi desti pieni
d’amore il sesso di giglio
e i seni sonori?
Fu per la mia tristezza?
(Oh, miei goffi passi!)
Forse destò pietà in te
la mia vita spenta di canti?

Perché non hai preferito ai miei lamenti
le cosce sudate
di un San Cristoforo contadino
pesanti in amore e belle?
Danaide del piacere sei con me.
Femminile Silvano.
I tuoi baci odorano come il grano
secco dell’estate.

Oscurami la vista col tuo canto.
Sciogli la tua chioma
dispiegata e solenne come un manto
d’ombra sopra i prati.

Dipingimi con la bocca insanguinata
un cielo d’amore,
su un fondo di carne, la stella
violetta del dolore.

Prigioniero è il mio pegaso andaluso
dei tuoi occhi aperti,
e volerà desolato e assorto
quando li vedrà morti.

Anche se tu non m’amassi, t’amerei
per il tuo sguardo cupo
come l’allodola ama il giorno nuovo
per la rugiada.
Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Lasciami sotto il giorno chiaro
consumare la mela.

Federico García Lorca