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venerdì 18 settembre 2026

Il gioco delle tre carte: ti tolgono il bollo, ti aumentano tutto il resto



Ti tolgono il bollo auto per un anno e fanno festa come se avessero abolito le tasse per sempre.

Ma la realtà è molto più semplice, e molto meno trionfale: l’esenzione vale solo per il 2027, riguarda solo alcune auto sotto gli 80 kW e solo una per cittadino. Una misura piccola, temporanea, che non cambia davvero la vita di nessuno. E mentre la sbandierano come una vittoria epocale, il bollo continua a portare miliardi alle Regioni e a finanziare servizi essenziali come la sanità.

Intanto, mentre il Governo Meloni mette in scena il suo spettacolo, le famiglie continuano a pagare e pagare tanto:

  • carburanti ancora cari, con le accise che restano lì, intoccate;

  • alimentari e beni essenziali che pesano sempre di più sui bilanci;

  • bollette che mordono stipendi e pensioni ogni mese;

  • visite ed esami sanitari più costosi: dal 21 settembre la prima visita passa da 25 a 26 euro, e non è l’unico aumento.

Questa non è una riduzione delle tasse. È il solito gioco delle tre carte: ti mostrano una piccola agevolazione da una parte e ti nascondono aumenti, costi e tagli dall’altra.

Ti tolgono magari 200 euro di bollo per un anno. Ma poi te ne fanno spendere molti di più in carburante, spesa, bollette e sanità. E quando non riesci più a curarti perché anche una visita diventa una spesa da rimandare, ti dicono che il problema è il tuo bilancio familiare.

Il Governo non sta alleggerendo la vita delle persone. Sta confezionando una mancia temporanea, buona per i titoli dei giornali e per la propaganda, mentre il costo della vita continua a crescere e il welfare pubblico viene scaricato sulle tasche dei cittadini.

La domanda è semplice: quanto ci costa davvero questo Governo?

Perché una cosa è certa: il bollo può sparire per un anno. Ma il conto delle politiche di Meloni arriva ogni mese nel pieno di benzina, nel carrello della spesa, nella bolletta, davanti allo sportello della sanità.

Non chiamatelo risparmio. Chiamatelo per quello che è: propaganda elettorale pagata dalle famiglie.

Autore: Lupo rosso

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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✉️ Segnalazione dei Lettori: Articolo basato sulla mail inviata da un lettore. Il testo originale è stato riorganizzato e affinato nella forma con l'ausilio dell'IA prima della pubblicazione.


La finta abolizione del bollo è propaganda, non giustizia sociale




Articolo da la Sinistra quotidiana

Il bollo auto e moto. Grande, enfatico annuncio della Presidente del Consiglio: è abolito! Per sempre? Al momento la misura decisa dal governo riguarderebbe il 2027, l’anno elettorale, l’anno della conferma o meno della presenza a Palazzo Chigi delle destre-destre. Ma, siccome barare con la sola legge elettorale non sembra essere sufficiente alla coalizione di maggioranza, si vellicano elettrici ed elettori con vere e proprie seduzioni, ammaliamenti, circonvenzioni di capaci che, tuttavia, come è anche abbastanza ovvio, toccati nel portafoglio sono magari più ben disposti a regalare un voto. Così sparisce (per ora) una delle melonianamente definite “odiose tasse” a carico dei cittadini.

Peccato che a riscuoterla siano le Regioni e che, quindi, da qualche parte quegli introiti mancanti dovranno essere reperiti. Il Presidente della Toscana, Eugenio Giani, fa già sapere che questa misura dell’esecutivo è palesemente incostituzionale: lederebbe l’autonomia amministrativa degli enti regionali. Siccome però Meloni si vanta d’essere a capo di un governo che ha praticamente tolto le tasse agli italiani, è bene ricordare che, anche al netto dell’abolizione (momentanea) del bollo auto e moto (di media-piccola cilindrata fino a 80 kilowatt e per una macchina ed una moto a persona), in quattro anni invece le altre tasse sono aumentate. Almeno per chi è abituato a pagarle e per chi ha redditi non certo alti o altissimi.

L’ostilità delle forze di destra nei confronti della progressività fiscale è nota: a Tajani prende il ballo di San Vito appena gli si nomina la patrimoniale che, giustamente, considera un qualcosa che si rifà impropriamente al “socialismo reale” di stampo sovietico, più concretamente alla storica rivendicazione del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori già contenuta nel “Manifesto del partito comunista” del 1848. Quindi, a meno che si sia vissuti in una realtà altamente distopica, ciò cui siamo stati costretti fino ad oggi è un regime di tassazioni tutte indirette e che colpiscono, ergo, per la maggiore la povera gente.

L’aumento dell’IVA non vale per tutti allo stesso modo, perché il costo del carrello della spesa o di qualunque altra merce ha ripercussioni molto diverse su redditi che lo sono altrettanto per quantità. Pare che si voglia far dimenticare alla popolazione che l’era meloniana ha portato con sé l’aumento delle accise sulla benzina (ed oggi con il vertiginismo incremento dei prezzi di diesel e benzina ciò lo si avverte ancora di più…), l’aumento dell’IVA sui pannolini, il latte in polvere, i seggiolini per bambini e prodotti per l’igiene femminile. Pare che si intenda far scordare che Meloni e i suoi ministri hanno accresciuto il costo della cedolare secca sugli affitti brevi, tagliato le detrazioni fiscali dei redditi medi penalizzando esattamente la più ampia fascia di popolazione.

Hanno, inoltre, incrementato le tasse sulla casa attraverso il taglio o il depotenziamento di ben quindici agevolazioni fiscali edilizie. Sempre al riguardo di questa materia, hanno disposto un aumento delle tasse sulla casa attraverso il taglio delle agevolazioni fiscali a chi ha meno di trentasei anni e intende acquistare la prima casa. Ancora: hanno posto un ulteriore aumento delle tasse sulla casa attraverso la cancellazione delle agevolazioni IVA per l’acquisto di immobili a più alta classe energetica. Sul fronte imprenditoriale, proteggendo i padroni e i grandi speculatori da qualunque ipotesi di tassazione dei profitti e, soprattutto, degli extra-profitti, hanno aumentato le tasse alle aziende attraverso il taglio dei crediti d’imposta di “Transizione 4.0” e poi “Transizione 5.0“.

Ed infine (si fa per dire…) hanno stabilito un aumento delle tasse per lavoratrici e lavoratori che, dopo aver ottenuto un adeguamento salariale, si ritrovano nello scaglione superiore d’imposta pagando più tasse. Si tratta del tanto famigerato “fiscal drag“. Ad aggiungersi a tutti questi aggravi per i contribuenti è il peso veramente oneroso della diminuzione degli investimenti nei principali settori pubblici e di tutele fondamentali per la salute, l’istruzione, la previdenza, la tutela dei e sui posti di lavoro, la messa in sicurezza del territorio, la disposizione di tutta una serie di misure di prossimità che dal governo Meloni, se rivendicate sindacalmente o popolarmente nelle manifestazioni di piazza, sono rubricate come rallentamenti del processo di modernizzazione del Paese.

Poi, zac! In un attimo, con la ruffianissima abolizione (momentanea) del bollo auto e moto tutto torna a posto: il governo delle destre-destre ritorna ad essere quello che abolisce le tasse. Perché Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti non hanno messo in essere questa misura nel primo anno di operatività dell’esecutivo? Perché hanno atteso gli anni peggiori della loro amministrazione, quelli in cui la crisi morde ancora di più, quella in cui le risorse sono necessarie ma, invece di spenderle per il sociale, le si dirottano sempre e soltanto negli armamenti, nel riarmo, nel seguire la dettatura-dittatura della NATO sul 5% del PIL destinato al militarismo a tutto spiano?

La risposta è il segreto di Pulcinella: perché nel 2027 si vota e quindi bisogna iniziare ad ingraziarsi elettrici ed elettori. Mezzi e mezzucci, perché non si racconta mai la vera verità e quindi si tenta il tutto per tutto, visto che i sondaggi non sorridono granché alla coalizione di governo e quindi si inizia a ballare sul vulcano: proprio sull’orlo, col rischio di precipitare immantinente dall’oggi al domani. A destra Vannacci vuole addirittura tassare chi bestemmia; però, da buon populista che rinverdisce il programma fintamente sociale del Ventennio, inserisce nelle sue proposte una fiscalità stabile pluriennale, la riduzione strutturale del cuneo fiscale e il taglio delle aliquote IRPEF.

Per fare tutto questo occorrerebbe tassare i ricchissimi che sono i protetti dai fascisti di ogni tempo. Quindi, tutta demagogia e nessun rapporto concreto con la realtà dei fatti che è, invece, sempre più vessatoria per chi vive di un salario e di un lavoro precario, in una costante instabilità. Meloni deve pure gareggiare nella partita per riaffermarsi a Palazzo Chigi: non tanto con il centrosinistra o Campo largo che dir si voglia. Quanto proprio con chi alla sua destra sta per arrivare nei sondaggi a qualcosa di più dell’8%, erodendo consensi soprattutto alla Lega, puntando alla doppia cifra. Al primo ascolto della notizia, ieri un po’ a tutte e a tutti veniva da esclamare: finalmente una cosa buona!

Poi si entra meticolosamente nell’analisi dei provvedimenti del governo e si scopre che la marchetta elettorale è sempre in agguato. In un certo senso è anche normale attendersi qualche cortigianeria da un esecutivo, dalle forze politiche che lo compongono e che ne sono la maggioranza parlamentare. Ma quello che è oggettivamente intollerabile è la spavalderia con cui si esercita il potere: adoperandolo per mantenerlo e non per migliorare invece la vita reale e quotidiana delle persone più fragili, dei ceti meno abbienti, di chi non arriva a fine mese, di chi a volte non vi arriva nemmeno a metà con i salari e le pensioni così basse. Un intervento utile davvero sarebbe stato eliminare le accise sui carburanti in alcuni casi, diminuirle in altri.

Niente di tutto questo. Si sospende il bollo auto e moto per i veicoli di piccola cilindrata che dovrà essere versato nel 2027. Così recita il testo del decreto-legge che entrerà in vigore a breve. Quindi a far data dal 1° gennaio 2028, senza ulteriori proroghe o decisioni invece definitive, il bollo tornerà. È solamente un arrivederci: passato il voto politico, passata la festa, gabbato lo santo. In questo caso gabbato il popolo italiano. Intanto, mentre Meloni e Giorgetti ci distraggono un po’ con la questione di cui sopra, a Taranto la lotta degli operai dell’ex-ILVA continua. Come continua quella all’Electrolux dove è previsto il dimezzamento della produzione; dove gli esuberi sono confermati mentre il tavolo delle trattative è saltato.

Articolo tratto interamente da la Sinistra quotidiana 

Immagine generata con intelligenza artificiale


Pollice su e giù della settimana

 








L’estate è finita di Emily Dickinson


L’estate è finita

Più miti sono ora le mattine,
le noci si colorano di scuro;
più rotonda è la guancia delle bacche,
la rosa ha lasciato la città.

L’acero sfoggia sciarpe più festose,
ed il prato si veste di scarlatto -
Per paura di essere fuori moda,
voglio mettermi un ciondolo.

Emily Dickinson

La vita è così breve


"La vita è così breve che non c’è tempo per litigi, per il rancore e per la guerra. C’è solamente il tempo per amare e dura solamente un istante."

Mark Twain


Citazione del giorno


 "In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso."

Aristotele


Chi sei tu per giudicare la vita che vivo...

 

"Chi sei tu per giudicare la vita che vivo

So che non sono perfetto e non vivo per essere.

Ma prima di iniziare a puntare le dita

Assicurati che le tue mani siano pulite."

Jimi Hendrix