Angolo curato e gestito da Mary B.
A volte una canzone ti apre una porta e ti fa entrare in un altro posto, con una delicatezza che quasi non si nota. Summer on a Solitary Beach, uscita nel 1981 dentro La voce del padrone, è una di quelle. Battiato non descrive una spiaggia: descrive un sentimento. Una calma sospesa, una nostalgia sottile per qualcosa che forse non è mai accaduto davvero. È un’estate immobile, un orizzonte che non pretende nulla e che, proprio per questo, ti resta addosso.
Il brano segna il nuovo corso di Battiato, quello in cui elettronica e minimalismo diventano parte naturale del suo linguaggio. La spiaggia del titolo non è un luogo reale: è una metafora dell’isolamento, ma anche di una lucidità che arriva quando ci si allontana dal rumore. Molti hanno immaginato un riferimento alla Sicilia, ma Battiato non lo ha mai confermato, e forse è proprio questa ambiguità a renderla universale.
Summer on a Solitary Beach è un viaggio nella quiete. Non c’è dramma, non c’è tensione: solo la consapevolezza che la solitudine può essere un rifugio, un modo per guardare il mondo da una distanza che chiarisce. È una canzone che non spinge e non insiste: ti mostra un paesaggio interiore e ti lascia lì, a respirarlo.
Riascoltarla oggi è un invito semplice: prendersi un momento di calma non è un lusso, è una scelta. E spesso la spiaggia più solitaria è quella che portiamo dentro.
Ascoltala su YouTube
Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.













