venerdì 27 novembre 2020

La vita è fatta di delusioni...



"La vita è fatta di delusioni, botte e lividi che nemmeno il tempo è capace di cancellare. La vita è fatta di partenze e di ritorni, però una cosa ho imparato, in tutta questa spirale di esperienze negative,che si potrà anche soffrire, stare male, piangere fino a sentir doloranti gli occhi,ma ci si rialza sempre, perché nulla è più importante di noi stessi e della nostra vita, che è il dono più prezioso che abbiamo,quindi bisogna reagire e rialzarsi."

Luciano Ligabue


Pollice su e giù della settimana

 

India, salvato elefante caduto in un pozzo profondo 17 metri tratto da Skytg24


Femminicidio, i dati 2020: 91 vittime in 10 mesi. Una donna uccisa ogni tre giorni tratto da Fanpage



giovedì 26 novembre 2020

Calcio in lutto: è morto Diego Armando Maradona

Maradona cup azteca


Articolo da Altrenotizie

Diego Armando Maradona è stato la magia del gioco del calcio. Di volta in volta, con la maglia della nazionale argentina, è stato raddrizzatore di torti, spettacolo unico, trascinatore di ogni emozione, vendicatore delle Malvinas. Persino con la mano, certamente aiutato dagli angeli, riuscì a volare ingannando altezze, arbitri e corona inglese. Con la maglia del Napoli è stato la personificazione della bellezza, il leader della riscossa di una città, la dimostrazione di come un popolo possa sognare dietro a un uomo. Napoli, che lo ha amato perdutamente e che tutt'ora lo ama, con lui è stata più di se stessa, si dovette dare del voi a tanta maestosità ingiustamente seppellita che si riprendeva lo scenario che gli spettava di diritto.

Diego Armando Maradona è stato uomo di ogni eccesso. Un poeta maledetto del calcio e della vita. Refrattario alla disciplina in campo e fuori, ha vissuto inventando e godendo, sprecando e rischiando. Incarnare il Dio del calcio, del resto, era una missione che non consentiva fornire esempi per altre virtù. Dai capelli fino ai piedi espresse sempre ribellione. Nulla in lui era accomodante e discreto. Di fronte alle sue emozioni, alle sue paure ed alle sue ingenuità ha scelto di vivere come istinto comandava e non come prassi esigeva.
Come Mohammed Alì nel pugilato, Maradona divenne più celebre dello sport che praticava. Il più grande calciatore della storia si è preso gioco del calcio e delle miserie che lo circondano. Ha sfidato le leggi della balistica e persino quelle della gravità, ha smentito ogni fisica con la sua chimica. Non importa quale fosse l’istinto del momento, la velocità che riteneva di voler dare alla sua corsa: andavano, lui e il pallone, a fendere l’aria, a seminare meraviglia tra i compagni e panico tra gli avversari, che di fronte ai suoi slalom diventavano di colpo birilli inanimati.

Rese inutili le barriere e gli schemi, i blocchi e i raddoppi delle difese, perché la palla, semplicemente, obbediva a lui e non ai suoi avversari. Faceva scorrere il pallone come stesse sempre a filo d’erba e il tentativo di contrastarlo diveniva un inutile mulinare di gambe. Persino la durata delle partite cambiò: non più novanta minuti, duravano fino al momento in cui Diego decideva che dovevano finire. Allora prendeva palla e puntava avversari e porta e, mentre gli occhi dei tifosi uscivano dalle orbite di fronte a tanta abilità e bellezza, il risultato correva a cambiarsi d’abito.

Nessuno poteva togliergli il pallone dai piedi, anche solo tentarlo esponeva a figuracce. Perché oltre la tecnica sopraffina non si poteva interrompere l’affascinamento reciproco tra il fuoriclasse e la sfera. Guardava negli occhi gli avversari ma non perdeva mai di vista il pallone. Con la sfera tra i piedi, Diego Armando Maradona diventava il Dio dell’estetica, livellava l’ingiustizia dello sport, sistemava i giusti nelle vittorie. e questi gli era devoto, non si allontanava mai dal suo piede sinistro perché ne ammirava la grande bellezza, la magia che vi era contenuta, la fantasia applicata. Il pallone, toccato da lui, diventava un ballerino capace di passare dal tango al merengue, dalla sinfonia classica alla salsa, al son. Andava dove Diego voleva che andasse: vento, pioggia e qualunque altro agente atmosferico si fermavano per non comprometterne il volo.

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Fonte: Altrenotizie

Autore: 
Fabrizio Casari
Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da Altrenotizie.org 

Photo credit Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons


Citazione del giorno

 

"La natura è un miracolo che si perpetua ogni giorno davanti ai nostri occhi, e noi spesso non riusciamo a vedere."

Stephen Littleword



martedì 24 novembre 2020

In piedi signori, davanti a una donna




In piedi signori, davanti a una donna

Per tutte le violenze consumate su di lei
per tutte le umiliazioni che ha subito
per il suo corpo che avete sfruttato
per la sua intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata
per la libertà che le avete negato
per la bocca che le avete tappato
per le ali che le avete tagliato
per tutto questo
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.
E non bastasse questo
inchinatevi ogni volta che vi guarda l’anima
perché Lei la sa vedere
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori, ogni volta che vi accarezza una mano
ogni volta che vi asciuga le lacrime
come foste i suoi figli
e quando vi aspetta
anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori
quando entra nella stanza e suona l’amore
e quando vi nasconde i dolore e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano per aiutarla
quando Lei crolla sotto il peso del mondo.
Non ha bisogno della vostra compassione.
Ha bisogno che voi
vi sediate in terra vicino a Lei
e che aspettiate che il cuore calmi il battito
che la paura scompaia
che tutto il mondo riprenda a girare tranquillo
e sarà sempre Lei ad alzarsi per prima
e a darvi la mano per tirarvi su
in modo da avvicinarvi al cielo
in quel cielo alto dove la sua anima vive
e da dove, Signori, non la strapperete mai.


Anonimo

Questi versi sono stati erroneamente attribuiti a Shakespeare, purtroppo non si conosce l'autore, ma le parole sono significative.


Voce: Arturo Delogu

Video credit Arturo Delogu caricato su YouTube



La storia di Harriet Tubman



Articolo da Vanilla Magazine

La storia di Harriet Tubman è una storia di avventura e coraggio, di schiavi e di padroni ma soprattutto di grande, grandissima umanità. Inizia in una contea del Maryland, negli Stati Uniti, ma non finisce nel piccolo stato nord orientale degli States, anzi, si dipana lungo una buona fetta del territorio americano, in cui nell’800 si sovrappongono il dramma della schiavitù e l’usurpazione della terra dei nativi, oltre alla terribile guerra di secessione.

Araminta Ross nasce in un anno compreso fra il 1820 e il 1825 nella contea di Dochester, nel Maryland. Figlia di schiavi, Araminta aveva altri 8 fratelli, ma la famiglia fatica a stare unita. Il loro proprietario, Edward Brodess, vende 3 dei Ross, Linah, Mariah Ritty, e Soph, e la madre, disperata per la perdita dei bambini, arriva a nascondere il piccolo Moses per un mese.

Quando i padroni vengono a cercarlo la mamma, Harriett Green, minaccia:

"Date la caccia a mio figlio, ma spaccherò la testa a chiunque metterà piede in casa mia."

Nonostante l’impegno della coraggiosa Harriet, Araminta viene separata dalla famiglia all’età di sei anni. I Brodess la cedono come impiegata a una famiglia che la utilizza per fare da tata al figlio della donna, e qui Araminta inizia a sperimentare la violenza dei bianchi contro gli schiavi di colore.

La piccolissima Araminta tenta di difendersi indossando diversi strati di vestiti e scappando alle torture dei suoi aguzzini, ma il suo destino è quello di esser frustata, quasi tutti i giorni. Un giorno viene frustata per 5 volte prima di colazione, e di quella drammatica esperienza porterà con sé le cicatrici per tutta la vita.

Quando ha 13 anni i Brodess mandano a lavorare Araminta, che è ormai considerata una donna matura, nella piantagione di un certo James Cook, ma qui la ragazza si ammala di morbillo e viene rispedita ai padroni, che le consentono di guarire nella casa materna.

Un giorno, durante un normale giro al paese per svolgere delle commissioni, accade un fatto che segnerà la vita di Araminta per sempre. Uno schiavo riesce a divincolarsi dalle grinfie di un padrone e inizia a scappare per la strada. Il bianco vede Araminta e le grida di fermarlo, ma la ragazza non si muove, e lo schiavo riesce a guadagnare terreno. Il padrone a quel punto lancia un oggetto di metallo del peso di circa 1 Kg, forse rivolto allo schiavo per tentare di fermarlo, e colpisce in testa la giovane Araminta, che cade a terra esanime.

La ragazza trascorre due giorni a riposo, e poi torna a lavorare nei campi. Si porterà appresso le conseguenze del gesto per tutta la vita con frequenti emicranie, capogiri e visioni mistiche, che interpreterà spesso “segni divini”.

Araminta Ross, in un ambiente che a ragione si può definire pericoloso e mortale per gli schiavi, riesce ad arrivare a vent’anni e sposa John Tubman, un uomo libero, e cambia nome in Harriet Tubman. Il suo status di schiava condiziona inevitabilmente la vita della coppia, della quale i figli sarebbero stati schiavi di proprietà dei Brodess.

I padroni di Harriet tentano in tutti i modi di venderla ma le malattie di cui soffre, fra cui l’ epilessia del lobo temporale, con continui attacchi epilettici e svenimenti improvvisi causata dal colpo ricevuto in strada, la rendono poco appetibile.

Nel 1849 Harriet si ammala e il padrone tenta di venderla, anche ad un prezzo “da saldo”, e la donna inizia a pregare affinché l’uomo cambi idea. Brodess continua a insistere nella vendita e Harriet, secondo i suoi racconti, prega affinché l’uomo muoia, fatto che puntualmente si verifica nell’arco di tempo di circa una settimana.

La moglie di Brodess, Eliza Ann, inizia a svendere tutti gli schiavi che ha ereditato dal marito, e Harriet decide che è giunto il momento di finire la sua vita in schiavitù.

Nonostante il parere contrario del marito, Harriet riesce a fuggire con i fratelli Henry e Ben il 17 settembre 1849. La vedova Brodes mette una taglia da 100 dollari sulla testa dei tre fuggiaschi (circa 3.000 euro odierni), ma la ricompensa si rivela inutile: i 3 tornano spontaneamente indietro.

Il giovane Ben, che aveva circa 20 anni, nel mentre è diventato padre e le circostanze lo obbligano a tornare nella proprietà dei Brodes, seguito dai due fratelli.


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Fonte: 
Vanilla Magazine

Autore: 
Matteo Rubboli

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Articolo tratto interamente da 
Vanilla Magazine