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sabato 25 luglio 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Rehab di Amy Winehouse



Angolo curato e gestito da Mary B.

“Rehab” è uno di quei brani che, appena parte, ti riporta subito alla voce graffiata e vulnerabile di Amy Winehouse. Uscito il 23 ottobre 2006 come primo singolo di Back to Black, è diventato in poco tempo la sua canzone simbolo: un successo enorme, tre Grammy Awards e un’attenzione mondiale che, nel bene e nel male, non l’avrebbe più lasciata.

La storia della canzone nasce quasi per caso, durante una passeggiata a New York con Mark Ronson. Amy stava parlando di un momento complicato della sua vita, quando suo padre e il suo management avevano provato a convincerla ad andare in riabilitazione. Lei, con quella sincerità disarmante che la caratterizzava, aveva risposto semplicemente: “No, no, no.” Ronson colse subito la forza di quella frase, e da lì nacque l’idea del brano.

“Rehab” è un pezzo autobiografico, diretto, senza filtri. Racconta il rifiuto di Amy di entrare in clinica, non per ribellione fine a sé stessa, ma perché sentiva che nessuno stava davvero ascoltando ciò che provava. È una confessione messa in musica, un modo per trasformare una ferita personale in qualcosa di universale. E forse è proprio questo il motivo per cui la canzone ha colpito così tante persone: parla di fragilità, di pressioni, di scelte difficili, ma lo fa con una sincerità che non cerca scuse.

Col tempo, “Rehab” è diventata molto più di un singolo di successo. È diventata una parte della storia di Amy, un frammento della sua lotta e della sua verità. E ogni volta che la riascolti, quella verità torna a farsi sentire, chiara e potente, come la sua voce.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Nulla esiste di più singolare...



"Nulla esiste di più singolare, di più scabroso, che il rapporto fra persone che si conoscano solo attraverso lo sguardo: ogni giorno, ogni ora s’incontrano, si osservano e nello stesso tempo, costrette per civiltà o per bizzarria personale a insistere nella finzione, serbano un contegno indifferente e staccato, non si salutano né scambiano parola. Tra loro si forma un fluido d’inquietudine e di curiosità esacerbata, un isterico bisogno, inappagato o innaturalmente represso, di conoscenza e di scambio, e soprattutto, infine, una sorta di ansioso riguardo: poiché l’uomo ama l’uomo e lo onora finché non è in grado di giudicarlo; e dall’incompleto conoscersi nasce il desiderio."

Thomas Mann


Costa Paradiso (Sardegna)

Sardegna - Sardinia 2013 from gianluca savi on Vimeo.

Photo e video credit gianluca savi caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons



Cairo

 Photo e video credit Beshoy Ashraf caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Itaca di Konstantinos Kavafis


Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Konstantinos Kavafis

Le radici del nostro dolore

 


“Le radici del nostro dolore affondano così profondamente nella perdita che la morte è venuta a vivere con noi come un membro della famiglia che ci rende felici evitandoci, ma che è pur sempre uno di noi. La nostra rabbia è una furia che gli occidentali non possono comprendere. La nostra tristezza può far piangere le pietre. E il nostro modo di amare non fa eccezione.”

Susan Abulhawa


25 luglio 1943 - Caduta del fascismo



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Con caduta del fascismo (indicata anche come 25 luglio 1943 o semplicemente 25 luglio) ci si riferisce a una serie di avvenimenti che si susseguirono in Italia dalla primavera del 1943, culminando nella riunione del Gran consiglio del fascismo del 24-25 luglio dopo la quale venne decisa la deposizione di Benito Mussolini.

Gli eventi furono il risultato di manovre politiche parallele avviate dal gerarca Dino Grandi e dal re Vittorio Emanuele III, il cui esito finale fu la caduta del governo fascista dopo quasi ventuno anni, l'arresto di Mussolini e la conseguente nomina da parte del re di un nuovo capo del governo, il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio.

La riunione del massimo organo collegiale del fascismo iniziò alle 18:15 del 24 luglio. La votazione sull'ordine del giorno presentato da Dino Grandi, che prevedeva la sfiducia a Mussolini, avvenne alle 2:30 del 25 luglio: 19 votarono a favore, 8 furono contrari, 1 si astenne. Gli ordini del giorno erano a firma di (1) Grandi; (2) Farinacci; (3) Scorza; dopo che il primo fu accolto, Mussolini dispose di non mettere ai voti gli altri due. 

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