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domenica 8 febbraio 2026

Eyes Wide Shut: recensione del film

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Eyes Wide Shut è un film del 1999 prodotto e diretto da Stanley Kubrick.

Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler del film!

Trama 

Il dottor William "Bill" Harford e sua moglie Alice, coppia benestante newyorchese, partecipano a una festa pre-natalizia di Victor Ziegler, loro amico facoltoso. I due declinano le avance rispettivamente di due ragazze e di un maturo signore ungherese, ma la donna vede allontanarsi il consorte in quanto convocato in segreto dal padrone di casa per soccorrere una giovane escort colpita da overdose, riuscendo a salvare l'infortunata e la reputazione dell'ospite.

La sera seguente, fumando della marijuana, Alice e Bill discutono della sera precedente: la loro conversazione assume via via toni aspri. Bill nega la propria gelosia proclamando la fedeltà di lei, ma la donna, in un momento di rabbia, gli rivela di essere stata colpita dall'avvenenza di un ufficiale di Marina scorto durante una loro vacanza, abbandonandosi in seguito a delle fantasie scabrose che includevano la fuga. Scosso dalla rivelazione, Bill riceve d'un tratto una telefonata dai familiari di un suo assistito appena deceduto e si reca a casa loro, dove si intrattiene con la figlia del defunto subendo un improvviso tentativo di seduzione.

Congedatosi, Bill vaga per Greenwich Village e viene avvicinato ed invitato da una giovane prostituta, ma viene raggiunto da una telefonata di Alice e decide così di desistere, pur pagando la ragazza. Continuando il girovagare notturno scopre che Nick, un suo amico pianista già visto al party di Ziegler, si esibisce in un locale; chiacchierando con lui apprende di un successivo incontro in una sontuosa residenza fuori città, dove deve suonare con gli occhi bendati ad un evento esclusivo in maschera, con la presenza di bellissime donne.
Irretito dalla curiosità, Bill riesce a carpire delle informazioni, procurarsi il costume e recarvisi in taxi.

Nella villa si svolge una singolare cerimonia di quella che appare come una società segreta ed esclusiva, con tanto di officiante e baccanti nude, cui segue un convito orgiastico. Una delle donne tenta di avvertirlo della situazione di pericolo in cui si trova e cerca di convincerlo ad andarsene immediatamente, ma Bill viene convocato al cospetto dei convitati, interrogato e costretto a togliersi la maschera. Seguono minacce terribili di ritorsione per tale intrusione, ma la donna si offre di riscattare la punizione purché lui sia lasciato libero. Il cerimoniere acconsente con l'ordine perentorio di non fare menzione a nessuno di quanto ha visto.

Tornato a casa spaventato, trova Alice ridere nel sonno, riso che si tramuta in pianto. Una volta destata, gli narra di aver sognato di avere rapporti con il militare e di ridere all'idea del marito presente: il suo sogno si era ben presto tramutato in incubo, in cui lei era posseduta da molti uomini, in quella che sembra quasi una riproposizione della scena del convito.

Bill inizia ad indagare, apprendendo della partenza improvvisa e forzata del suo amico, per poi recarsi all'ingresso della residenza e ricevere un invito scritto e perentorio a desistere.

La sera egli nota di essere pedinato da una figura misteriosa. Fermatosi in una sala da tè, apprende da un giornale della morte per overdose di una modella, la cui identità è confermata dalla salma nell'obitorio di un ospedale, ovvero la ragazza che egli aveva soccorso in casa di Ziegler. Questi, poco dopo, lo raggiunge telefonicamente, invitandolo ad un colloquio.

Durante la conversazione, Ziegler dimostra di essere al corrente di quanto era accaduto nella villa e, con un atteggiamento fra l’amichevole e il paterno, rimprovera Bill per il suo tentativo maldestro di introdursi nel convito: gli spiega poi che le intimidazioni che gli sono state rivolte erano solo una messinscena per spaventarlo e allontanarlo, e infine lo rassicura circa la sorte di Nick e della donna offertasi di riscattare una punizione inesistente, negando un nesso tra l'incidente e la morte della modella escort. Più assecondato che esaudito, Bill non può far altro che prendere per buono il racconto dell’amico.

Tornando a casa, Bill trova la maschera noleggiata rinvenuta da Alice, sicché, triste, decide di confessarle l'accaduto. La moglie, ripresasi, ritiene che il loro amore sia stato salvato dalla disavventura, suggerendogli in alternativa di vivere intensamente la propria vita sessuale di coppia.

Curiosità sul film

Eyes Wide Shut, letteralmente “occhi ‘spalancatamente’ (o 'ampiamente') chiusi” è un ossimoro e antinomo di eyes wide open, ovvero ‘occhi spalancati’, ‘occhi ben aperti’. Ciò da un lato potrebbe fare riferimento ad una persona poco avveduta e non in grado di riconoscere l'evidenza, per delle idee preconcette. Da un altro lato può intendersi la sessualità dei protagonisti, complessati dalle proprie fantasie. Un'ulteriore congettura può indicare l'industria del cinema governato da regie occulte, o più semplicemente il distacco di una famiglia benestante da ben altri potentati.

Tratto liberamente dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler, il film uscì postumo negli Stati Uniti d'America il 16 luglio 1999 e fu presentato in anteprima europea alla 56ª Mostra di Venezia (della quale fu il film d'apertura) il 1º settembre 1999.

La maschera che Bill Harford indossa insieme al suo costume pare modellata sul volto di Ryan O'Neal, interprete del protagonista di Barry Lyndon, film del 1975 diretto dallo stesso Kubrick. Fu prodotta nell'atelier Veneziano "Kartaruga" cosi come altre maschere presenti nel set. La maschera, proposta inizialmente a Tom Cruise, non gli calzava perfettamente in volto perché il calco originale fu fatto su un volto femminile (parrebbe la moglie dello stesso maestro dell'atelier) cui conservò alcuni tratti di donna ma modificandone poi il resto dando un senso androgino alla maschera stessa. Dalla documentazione si evince che Kubrick convinse Tom ad indossare ugualmente la maschera senza doverne rifare delle altre.

Il brano Masked Ball, presente come commento alla scena preparatoria dell'orgia, deriva da un riarrangiamento di una precedente composizione di Jocelyn Pook, chiamata Backwards Priests, contenuta nell'album Deluge distribuito in Gran Bretagna dalla Virgin Records nel 1997

La mia opinione

Eyes Wide Shut è uno di quei film che sembrano parlare di sesso, ma in realtà parlano di potere, identità e fragilità. È un’opera che usa la metafora come arma principale: ogni scena è un simbolo, ogni spazio è un passaggio mentale, ogni personaggio è un riflesso distorto del protagonista. La famosa scena del rituale mascherato non è solo un momento di tensione narrativa: è la rappresentazione di un’élite che vive al di sopra delle regole comuni. Film eccezionale da vedere e riflettere!

Voto: 9


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Photo credit  caricata su Flickr - licenza foto: Creative Commons


Un sonno mi sigillò la mente di William Wordsworth


Un sonno mi sigillò la mente

Un sonno mi sigillò la mente -
non avevo paure umane -
lei pareva creatura che non sente
il tocco di anni terreni.

Ora non ha più forza né moto,
non vede né sente -
avvolta nel flusso della terra
diuturno, fra piante, sassi, rocce.

William Wordsworth


La storia di Lepa Radić

La storia di Lepa Radić è uno dei simboli più potenti della resistenza giovanile contro il nazifascismo.L'8 febbraio 1943, a Bosanska Krupa, fu portata sul patibolo. Prima di essere impiccata, i nazisti le offrirono la grazia in cambio dei nomi dei suoi leader. Lepa rispose con fermezza: 
"Non sono una traditrice del mio popolo. Coloro che state cercando si riveleranno quando riusciranno a spazzar via tutti voi malfattori, fino all'ultimo uomo". 
Le sue ultime grida furono: "Lunga vita al Partito Comunista e ai partigiani! Combattete, gente, per la vostra libertà!".

 

Video credit Memorie del Dolore caricato su YouTube


Non è vero che i livelli di autoritarismo si misurano soltanto sulle leggi speciali

"Non è vero che i livelli di autoritarismo si misurano soltanto sulle leggi speciali in materia di sicurezza. C’è un crollo globale dei diritti individuali. Noi siamo sorvegliati, controllati, manipolati dalla mattina alla sera. In nessun regime autoritario del passato esisteva la possibilità tecnica di un controllo e di una manipolazione di ogni individuo come oggi. Questo è l’autoritarismo nuovo che sta avanzando."

Massimo Cacciari


La riforma che apre la strada all’arbitrio del potere



Articolo da Associazione Diritti e Frontiere – ADIF

Le reazioni violente della maggioranza di governo, e la conferma lampo della data del voto, alla quale la Presidenza della Repubblica non si è opposta, rafforzano le ragioni del no al referendum dopo che la Corte di Cassazione ha bocciato il testo dei quesiti sulla riforma della magistratura e ne ha imposto la modifica con il doveroso richiamo alle norme costituzionali che vengono sostituite o modificate. Mentre si amplifica la portata degli ultimi incidenti, ormai scenario scontato alla fine di manifestazioni pacifiche di dissenso, si sta cercando di spostare sulla sicurezza pubblica l’attenzione del corpo elettorale, con una raffica di provvedimenti contenuti in un unico “pacchetto” ma distribuiti, a seconda della convenienza politica, tra decreto legge da fare entrare in vigore subito, e due disegni di legge da approvare in seguito. Si arriva ad auspicare una convergenza tra tutte le forze politiche, di fronte agli incidenti alla fine delle manifestazioni, quando nelle decisioni che vengono assunte prevale sempre e soltanto il clima di scontro, che non viene alimentato soltanto nelle piazze, con la gestione dell’ordine pubblico e con l’ondata di sgomberi, ma che caratterizza ormai la politica quotidiana.

Con il “pacchetto sicurezza” presentato dal governo si aumentano i casi di arresto e carcerazione preventiva, si limita la libertà di manifestazione, si rafforzano i poteri delle diverse forze di polizia, e dunque dell’esecutivo, a scapito dei diritti di difesa e della indipendenza della magistratura, con una moltiplicazione di fattispecie penali che saranno rimesse in prima battuta a valutazioni discrezionali di pubblica sicurezza, piuttosto che a iniziative coordinate o a decisioni di organi giurisdizionali. E’ cosi la presidente del Consiglio ne anticipa i contenuti, indicando persino ai magistrati il reato per cui procedere, salvo poi ad attaccare quei giudici che non si adeguano agli indirizzi della maggioranza di governo ed applicano la legge in conformità alla presunzione di innocenza, ancora sancita dalla Costituzione (art.27), sulla base dei fatti reali e senza essere condizionati dalla trasfigurazione mediatica a reti unificate. La logica della politica contro il nemico, interno o esterno che sia, con gli scontri che cancellano le ragioni dell’avversario, si è diffusa nelle aule parlamentari prima che nelle piazze. Si tratta di un conflitto civile permanente che si riscontra anche in altri paesi e che non si esaurirà con la riforma della magistratura, ma che segnerà questa fase strorica, nella quale si utilizzerà a colpi di maggioranza la legislazione ordinaria, per svuotare la portata effettiva dei principi costituzionali su cui si basa lo Stato di diritto, come si suole definire lo Stato democratico, caratterizzato dal principio di separazione dei poteri.

L’ attacco all’intera magistratura traspare evidente nelle parole di Giorgia Meloni e dei suoi ministri, come Nordio, che chiedono di sottoporre a “controllo” l’operato dei magistrati, inquirenti e giudicanti. Come si è verificato in passato nei procedimenti in materia di immigrazione e frontiere, prima si adottano in Parlamento norme tanto generiche e di dubbia applicazione, da accrescere i poteri delle autorità di polizia e degli organi amministrativi, quindi si esprimono precisi indirizzi politici, e talvolta propagandistici, rivolti agli organi giudicanti. E infine se ne denuncia la disobbedienza, indicandoli come ostacolo all’azione di governo, ed esponendo i singoli magistrati ritenuti “ideologizzati” o “toghe rosse”, ad una vera e propria gogna mediatica. Un ricorrente attacco ai cardini della Costituzione democratica quando i giudici, si dimostrano “soggetti soltanto alla legge”, tengono conto della gerarchia delle fonti normative, attribuendo rilievo anche alle Convenzioni internazionali, in base agli articoli 10 e 117 della Costituzione, ed “amministrano la giustizia”, come prevede l’art. 101 della stessa Costituzione, “in nome del popolo”, e non in nome di una maggioranza di governo.

La recente decisione della Corte di Cassazione sulla formulazione dei quesiti referendari ha smascherato il tentativo di chi voleva portare gli italiani a votare su un testo di riforma costituzionale che appare ancora un contenitore da riempire con disposizioni specifiche che saranno adottate dal Parlamento, sulla base di un indirizzo di governo che oggi appare assolutamente distaccato da qualunque confronto con le forze di opposizione.

In base all’art. 8 del testo della riforma costituzionale le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare saranno adeguate alle disposizioni della legge costituzionale “entro un anno dalla data della sua entrata in vigore”. Ma fino alla data di entrata in vigore di queste nuove leggi su queste stesse materie continueranno ad osservarsi le norme attualmente vigenti. La formulazione di queste “disposizioni transitorie” potrebbero comportare un periodo più lungo di operatività delle norme attualmente vigenti e lega maggiormente lo stringato testo della riforma alla legislazione ordinaria. Che il governo sta di fatto imponendo al Parlamento su tematiche che richiamano il ruolo della magistratura, anche per espresse manifestazioni di indirizzo dei politici di maggioranza, che non perdono occasione per attaccare quei giudici che applicano la legge senza tenere conto delle aspettative di governo.

Appare dunque irrealistica quella impostazione riduttiva di alcuni sostenitori del SI, che vorrebbero limitare il confronto pubblico e le scelte referendarie alla astratta questione della separazione delle carriere, o della configurazione degli organi di autogoverno e di disciplina. Le ragioni del NO si fondano tanto sul rilievo della portata testuale della riforma, al di là di una considerazione meramente tecnica, quanto sugli effetti a cascata che questa può avere su un più ampio contesto costituzionale, ma si potrebbe anche dire, ad ogni livello della convivenza sociale. Sono del resto gli stessi politici fautori della riforma costituzionale che ne ampliano continuamente la portata ad ogni aspetto delle partite politiche e dei problemi sociali. Magari trascurando i rilevanti costi economici che deriveranno dalla moltiplicazione degli organi e delle procedure introdotte con la modifica della Costituzione.

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Fonte: Associazione Diritti e Frontiere – ADIF

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Articolo tratto interamente da 
Associazione Diritti e Frontiere – ADIF


Quando il silenzio non basta: la battaglia per il consenso esplicito



Articolo da Agenda17

Il Senato ha rinviato al 10 febbraio la discussione della modifica all’articolo del Codice penale italiano relativo al crimine di violenza sessuale, approvata dalla Camera dei deputati il 19 novembre 2025. La modifica puntava a introdurre il concetto di consenso “libero e attuale”, ovvero espresso come libera manifestazione della volontà e che restasse valido per tutta la durata di uno specifico atto sessuale. Tuttavia, durante la discussione alla Commissione Giustizia del Senato, il testo è stato riformulato mettendo al centro il dissenso della persona e non l’assenza di consenso.

Il dibattito sull’introduzione del concetto di consenso nella legge contro lo stupro si estende ben oltre l’Italia. La stessa Unione europea (Ue) nel 2024 ha provato a includerlo senza successo nella Direttiva sulla lotta alla violenza di genere, a causa dell’opposizione di alcuni Stati membri.

Questo nonostante mediamente in Ue una donna su sei abbia subito uno stupro o un’altra forma di violenza sessuale nel corso della vita e i tassi di segnalazione o richiesta di supporto rimangano bassi, secondo la “Eu gender-based violence survey” dello European Institute for Gender Equality (EIGE) realizzata tra il 2020 e il 2024: tra le donne che hanno subito violenza fisica o sessuale, solo una su cinque si è rivolta a servizi sociali o sanitari, solo una su sette ha denunciato alla polizia e solo una su quindici ha contattato un centro specializzato di supporto per le sopravvissute a violenza.

Dal modello vincolato a quello consensuale: i Paesi Ue si muovono in ordine sparso

In mancanza di una definizione comune, i Paesi dell’Ue adottano tre differenti modelli nelle leggi contro lo stupro. Il primo è il modello vincolato, che definisce il reato solo in presenza di violenza, minaccia, costrizione, abuso di autorità o inganno. È la legge attualmente in vigore in Italia dal 1996, quando lo stupro passò dall’essere reato contro la morale a reato contro la persona.

Il problema è che questo modello non considera quella che diversi studi internazionali hanno scoperto essere una reazione abbastanza comune alla violenza sessuale, ovvero il “congelamento”, quando la vittima si immobilizza fisicamente e psicologicamente e non riesce a reagire, a volte anche per paura di subire ulteriori danni. Non sono considerati inoltre i casi in cui la vittima è incosciente perché sotto l’effetto di alcool, droghe o farmaci.

Per questo, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) definisce lo stupro come “rapporto sessuale senza consenso”. Dopo la sua entrata in vigore nel 2014, diversi Paesi dell’Ue hanno quindi modificato la propria legislazione verso il modello consensuale limitato/del dissenso (“no significa no”) o verso il modello consensuale puro (“solo sì significa sì”).

La Germania, ad esempio, si è orientata verso il modello del dissenso, che tuttavia rischia comunque di escludere i casi precedenti poiché la persona sopravvissuta dovrebbe dimostrare di aver dato un rifiuto esplicito. L’Austria distingue tra reato di violazione dell’autodeterminazione sessuale, in presenza di dissenso, e reato di stupro, in presenza dell’uso della forza. Il Portogallo e la Grecia distinguono tra stupro in assenza di consenso e stupro con minaccia o violenza.

Ma il modello che più rispetta la Convenzione di Istanbul è quello “solo sì e sì”, adottato, tra gli altri, dalla Svezia nel 2018, dalla Slovenia nel 2021, dalla Spagna nel 2022 e, da ultimo, dalla Francia nell’ottobre 2025. In particolare, secondo la nuova legge francese, il consenso deve essere libero (ovvero senza coercizione), informato (quindi non può essere dato sotto l’effetto di droghe o in stato di vulnerabilità), specifico per un singolo atto sessuale e revocabile.

Anche in Italia, dove è tuttora in corso la riforma verso il modello consensuale, la Corte di cassazione ha già in alcune sentenze superato la legge, introducendo la nozione di consenso. La riforma della legge potrebbe risolvere in parte il problema dell’alto tasso di archiviazione delle denunce per violenza sessuale: nel nostro Paese infatti, secondo l’Istituto nazionale di statistica (Istat), solo poco più della metà dei procedimenti definiti in Procura portano all’avvio dell’azione penale.

L’Ue non riesce ad approvare una definizione comune di stupro basata sul consenso

A maggio del 2024 il Consiglio dell’Ue ha approvato la Direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica. Pur stabilendo che in tutti gli Stati membri diventino reato le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e le forme di violenza di genere digitali, dal testo finale è stata esclusa la definizione comune di stupro presente nella proposta iniziale.

La proposta della Commissione europea definiva lo stupro come atto sessuale non consensuale, ovvero compiuto senza il consenso volontario della persona o sfruttandone l’incapacità di esprimere la propria libera volontà; specificava inoltre che l’assenza di consenso non poteva essere contestata sulla sola base del silenzio della persona o dell’assenza di resistenza.

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Fonte: 
Agenda17

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Articolo tratto interamente da 
Agenda17


Dipinto del giorno

 

Vista di Amalfi di John Ruskin