Articolo da FriuliSera
Chi ha una certa età anagrafica lo ricorda, il primo di ottobre era la
data ufficiale di inizio lezioni in tutta Italia, poi nel 1977 le cose
cambiarono. Una legge, era l’agosto 1977, stabilì che da quell’anno la
scuola avrebbe dovuto iniziare tra il 10 e il 20 settembre e che
l’ultima lezione si tenesse tra il 10 e il 30 giugno. Da quel momento,
in nome dell’autonomia, il calendario passò alle Regioni con non poche
ripercussioni sulle famiglie. Ma dal prossimo primo ottobre altra
rivoluzione darà brutto segnale al mondo dell’insegnamento e alla
produzione culturale. Dal 1° ottobre 2026 infatti Rai Scuola chiuderà,
dopo lento e costante strangolamento e sul canale 57 del digitale
terrestre, comincerà a trasmettere “Italiana”, la nuova rete che la Rai
dedica al racconto dei territori, delle loro produzioni e delle
manifestazioni nazionali. Un canale, temiamo, fatto tutto di narrazione
alla “va tutto ben madama la marchesa” di tagli di nastri e di
servizievoli racconti funzionali al potere. Insomma dei mega spot di
cui saranno felici le Proloco. Ma in realtà c’è di più, non si tratta
infatti di uno dei molti riassetti di palinsesto attraverso i quali un
azienda televisiva cambia indirizzi seguendo i gusti del pubblico, ma in
questo caso ad essere sacrificato sull’altare dell’ideologismo della
destra spesso allergica al sapere, non è una trasmissione giornalistica
sgradita, ma un intero canale culturale. Rai Scuola rispondeva in
pieno alla mission didattica che un servizio pubblico televisivo
dovrebbe avere ma era poco appetibile perché la produzione è faticosa.
Certo forse alcune modifiche potevano essere opportune per rendere più
moderno il format ma andavano investite risorse non garrotata l’intera
rete. Così sul canale 57 la scuola svanisce e diventa una bella sagra,
Platone sostituito da una salciccia, la biologia dalla polenta e
Leonardo da Vinci da un bel fritto di paranza. Niente più istruzione
al suo posto ci sarà Italiana, nuova rete diretta dal fedele Angelo
Mellone che racconterà l’Italia dei borghi, delle comunità, dei
territori, magari delle corporazioni, per oltre 700 ore l’anno. Una
rete fatta, almeno in prima fase, di repliche ripescate negli archivi.
Secondo l’azienda, che si dimostra sempre di più a trazione sovranista,
il nuovo canale si proporrà “come punto di riferimento sul racconto
dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali”. Si
legge nel comunicato Rai che Canale Territorio sarà “un modo nuovo, ma
collaudato, per raccontare l’Italia con diverse realtà narrative che si
basa sul successo e sull’esperienza ormai decennale di “Linea Verde””.
In sostanza “un mix di Intrattenimento Day Time e Cultura/Educational,
con cluster come “Il Paese che cambia”, “Vite in soggettiva”, “Ritorni,
borghi, nuovi abitanti”, “Visioni del presente”, “Sapori, Storie,
Comunità”, oltre a Patrimonio culturale/Imprese italiane e Natura
(Geo/Doc) e in seconda serata/notte anche “narrazioni lunghe” (“Racconto
del Bel Paese”, “Paesaggi, Memorie e Viaggi”) e finestre
digital/transmediali (“Mestieri e Eccellenze”)”. Nel piano aziendale Rai
Scuola trasloca su RaiPlay come “progetto di e-learning”, che è il modo
elegante per dire che una rete pubblica dedicata alla didattica non
esiste più nella sua produzione, ma viene sostituita dalla logica on
demande. Insomma barattiamo scienza, cultura e insegnamento con
contenuti “identitari” e in gran parte riciclati. Già immaginiamo lunghi
e dettagliati servizi sulle sagre, sui raduni degli alpini e ogni
genere di contenuti nazional popolari. L’amministratore delegato
Giampaolo Rossi rivendica la scelta affermando che una narrazione
identitaria “e allo stesso tempo moderna” e respinge l’etichetta di
canale sovranista. La realtà è però proprio questa, tutto lascia pensare
che “Italiana” a iniziare dal nome che giurano non centri nulla con la
prima premier “italiana” , sarà nella sua natura una rete sovranista o
peggio con futuro criptofascista.
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Fonte: FriuliSera
Autore: FF - Redazione
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Articolo tratto interamente da FriuliSera
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