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Il massacro di Aigues-Mortes è una serie di avvenimenti svoltisi tra il 16 e il 17 agosto 1893 ad Aigues-Mortes, nell'attuale regione francese Occitania, che videro il massacro di diversi immigrati italiani - in prevalenza piemontesi[1] - che lavoravano nelle locali saline.
Nell'estate del 1893 la Compagnie des Salins du Midi cominciò ad assumere lavoratori per la raccolta stagionale del sale dalle vasche di evaporazione delle saline. Con la disoccupazione in aumento a causa della crisi economica europea,
la prospettiva di trovare lavoro stagionale attirò più persone del
solito. Gli stagionali furono suddivisi in tre categorie: gli ardéchois (contadini, provenienti in molti casi, anche se non sempre, dal dipartimento rurale dell'Ardèche, che lasciavano i campi stagionalmente), i piémontais (italiani, provenienti da tutta l'Italia settentrionale e reclutati sul posto da caporali) e i trimards (lavoratori occasionali, vagabondi)[2].
A causa delle politiche di reclutamento della Compagnie des Salins du Midi, i caporali erano costretti a formare squadre miste composte sia da francesi che da italiani[3]. La mattina del 16 agosto una rissa tra lavoratori delle due comunità degenerò rapidamente in una questione d'onore[4]. Nonostante l'intervento di un giudice di pace e della Gendarmerie nationale, la situazione peggiorò rapidamente[5].
Alcuni trimards raggiunsero la città di Aigues-Mortes e diffusero la falsa notizia
che gli italiani avevano ucciso alcuni concittadini; la popolazione ed i
lavoratori locali rimasti disoccupati andarono quindi ad ingrossare le
file dei lavoratori francesi inferociti[5]. Un gruppo di italiani in città fu attaccato e si rifugiò in una panetteria, cui i francesi tentarono di dar fuoco. Il prefetto
richiese l'invio di truppe intorno alle 4 del mattino del 17 agosto, ma
queste giunsero in città solo alle 18, quando la strage si era già
consumata[6].
Al mattino la situazione degenerò. I rivoltosi si diressero
alle saline Peccais, dove era concentrato il maggior numero di
lavoratori italiani. Il capitano
della Gendarmeria Cabley cercò di proteggere gli operai, promettendo ai
rivoltosi che sarebbero stati cacciati una volta che fossero stati
accompagnati alla stazione ferroviaria di Aigues-Mortes.[7]
Proprio durante il trasferimento alla stazione, però, gli italiani
furono attaccati dai rivoltosi, che i gendarmi non riuscirono a
contenere, venendo linciati, bastonati, affogati o colpiti da armi da fuoco.
Secondo gli storici, la strage fu causata dalla diffusione di una notizia falsa,
nel quadro di un'ostilità crescente nei confronti degli immigrati (in
queste zone soprattutto italiani), in un momento di crisi economica
europea.
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