Sera d'aprile
Batte la luna soavemente
Di là dai vetri
Sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch’essa stupita
sola
nel prato azzurro del cielo.
Antonia Pozzi
"E ci sono state mille cose che non ho scelto.
Che mi sono arrivate all'improvviso
e mi hanno trasformato la vita.
Cose buone e cattive che non stavo cercando,
sentieri che mi sono perso.
Una vita che non mi aspettavo.
E ho scelto almeno come viverla.
Ho scelto i sogni per decorarla,
la speranza di sostenerla,
il coraggio di affrontarla."
Rudyard Kipling
"Più vivo, più sono convinto che questo pianeta sia usato da altri pianeti come manicomio dell'universo."
Articolo da CPJ
Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su CPJ
Bruxelles, 17 aprile 2026 – I funzionari dell'Unione europea e i ministri degli esteri dovrebbero chiedere la sospensione totale o parziale dell'accordo di associazione UE-Israele durante il prossimo Consiglio Affari Esteri del 21 aprile, ha dichiarato venerdì il Comitato per la protezione dei giornalisti.
L'accordo definisce il quadro giuridico e istituzionale dell'UE per il dialogo politico e la cooperazione economica con Israele, includendo il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale.
Israele ha messo in atto la più letale e deliberata operazione per uccidere e mettere a tacere i giornalisti che il CPJ abbia mai documentato. I giornalisti palestinesi vengono minacciati, presi di mira direttamente e assassinati dalle Forze di Difesa Israeliane, e vengono arbitrariamente detenuti e torturati come rappresaglia per il loro lavoro. Le infrastrutture mediatiche a Gaza vengono sistematicamente distrutte e la censura è stata inasprita in tutta la Cisgiordania, a Gerusalemme e in Israele, bloccando anche l'accesso indipendente dei media internazionali a Gaza.
Una proposta formale avanzata dalla Commissione europea nel settembre 2025 per sospendere alcune disposizioni dell'accordo di associazione relative al commercio non ha ricevuto un sostegno sufficiente da parte degli Stati membri dell'UE.
"L'Unione Europea non è riuscita a chiedere conto a Israele per aver messo a tacere i giornalisti e per aver violato il diritto internazionale", ha dichiarato Tom Gibson, vicedirettore per le attività di advocacy dell'UE. "I nostri appelli a sospendere l'accordo di associazione UE-Israele sono stati ignorati da alcuni Stati membri per troppo tempo. Ora è il momento di usare la leva unica dell'UE per garantire finalmente giustizia e responsabilità".
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Fonte: CPJ
Autore: CPJ
Licenza: This work is licensed under Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International
Articolo tratto interamente da CPJ
Articolo da Truthout
Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Truthout
Nella Giornata dei prigionieri palestinesi, la nuova legge sulla pena di morte non fa che acuire la dolorosa realtà di chi ha cari incarcerati.
Il 30 marzo 2026, il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, con al dito una spilla dorata a forma di cappio, ha stappato una bottiglia di champagne brindando all'approvazione da parte della Knesset israeliana di una legge che rende la pena di morte la punizione predefinita per i palestinesi condannati per "attacchi terroristici", con il pretesto di "negare l'esistenza dello Stato di Israele".Continua la lettura su Truthout
Fonte: Truthout
Autore: Hend Salama Abo Helow
Articolo tratto interamente da Truthout
Articolo da Effimera
In questo contributo, Roberto Romano, con l’ausilio di dati reali (e non immaginari), smonta alcune consolidate credenze sul ruolo della Lombardia come motore d’Italia, mettendo in evidenza come negli ultimi 20 anni la regione più ricca d’Italia si sia avviata verso un declino economico e sociale. In primo luogo la regione risente di un evidente calo demografico che riduce le potenzialità di crescita e di benessere. Il problema potrebbe essere mitigato solo da una diversa politica migratoria che faccia perno sul lavoro migrante regolare, valorizzato come fattore di potenziamento economico e non come fattore di dumping sociale e salariale in condizioni di clandestinità. Inoltre, l’aumento del divario nella crescita economica tra Italia e Lombardia nei confronti dell’Europa viene spesso imputato alla mancanza di investimenti. I dati dicono il contrario. Ciò che conta non è infatti la quantità ma la qualità. Una qualità che, a livello lombardo, viene compromessa da una minor spesa in R&S ma soprattutto dal fatto che la domanda di beni di investimento si traduce per il 50% in importazioni dall’estero. È il risultato dello scarrucolamento della produzione italiana verso processi di “de-specializzazione” produttiva o verso produzioni a basso valore aggiunto – che invece vengono rappresentate dalla retorica di governo come il futuro della nostra economia (il Made in Italy). In questo quadro, non può quindi stupire il calo dei salari reali, la stagnazione della produttività, il persistere della precarietà e l’emergere del lavoro “povero”. C’è poco da stare allegri.
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Il problema dei problemi: la demografia
La crisi internazionale in corso solleva questioni che vanno oltre i confini delle economie regionali italiane. Eppure, alcuni governatori del Nord continuano a insistere sulla presunta forza e capacità di resilienza dei loro territori. Questo costringe il sindacato e la politica a confrontarsi con problemi reali, per i quali è difficile trovare un interlocutore disponibile a costruire un progetto serio.
Non è la prima volta che la narrazione proposta dai governatori del Nord Italia si scontra con i dati. Ribadire con chiarezza le difficoltà in cui versano queste economie serve almeno a delineare alcune riflessioni sui problemi strutturali che le attraversano. Inoltre, spesso l’Europa viene evocata non come un parametro ideale con cui misurarsi, ma come un brand dietro cui nascondere i tanti ritardi che, nel tempo, hanno frenato la crescita economica, sociale e democratica del Paese.
Oltre alle performance economiche insoddisfacenti, c’è un altro elemento critico: la persistente e socialmente ingiustificata resistenza all’immigrazione da parte di questi stessi governatori. Con questo atteggiamento, si sottovaluta quanto il tema demografico sia ormai diventato un vincolo strutturale per la riproduzione del capitale e, di conseguenza, per il mantenimento dello stato sociale e dei servizi essenziali. Non si tratta solo dell’invecchiamento della popolazione, fenomeno ampiamente noto, ma della contrazione della popolazione in età da lavoro. È proprio quella fascia di popolazione, infatti, a costituire la base fiscale e reddituale che finanzia la crescita economica, le finanze pubbliche e i trasferimenti alle regioni. Quando la popolazione potenzialmente attiva si riduce, viene a mancare la base stessa dell’accumulazione capitalistica e, con essa, la possibilità di riprodurre il capitale.
Tra il 2000 e il 2025, la forza lavoro potenziale in Lombardia è scesa dal 69% al 64% della popolazione totale. In Italia, nello stesso periodo, è passata dal 67% al 63%. In altre parole, si comprime la domanda aggregata, mettendo a rischio la crescita del PIL e, con essa, gli investimenti. È un fenomeno noto, ma costantemente rimosso dalla politica e dalla narrazione securitaria del centrodestra. In realtà, la contrazione della forza lavoro potenziale pregiudica crescita, investimenti e domanda interna. Se c’è una prima e drammatica questione di politica economica e sociale da affrontare, questa è proprio la demografia: un tema rimosso dal dibattito politico e forse anche da quello sindacale, ma decisivo per qualsiasi progetto di sostenibilità e cambiamento.
In sintesi, la minore crescita delle regioni del Nord rispetto alla media europea è certamente legata alla loro specializzazione produttiva, ma ha anche una radice strutturale profonda: la demografia, che condiziona e limita nel tempo le prospettive di crescita e di investimento.
Crescita economica coerente
Prima di analizzare le altre variabili che condizionano la crescita, è utile osservare l’andamento del PIL lombardo – considerando consumi, investimenti e spesa pubblica – confrontandolo con quello dell’Europa a 27 tra il 2000 e il 2025, incluse le proiezioni per il 2026 e il 2027 fornite da Eurostat. Il dato è fin troppo evidente e non sorprende chi scrive: né l’Italia né la Lombardia sono allineate alla traiettoria di crescita europea.
Non si tratta di un fenomeno limitato a un periodo particolare, ma di una persistente minore crescita che avrebbe dovuto far interrogare non solo chi governa le regioni del Nord, ma anche le rappresentanze del capitale, la politica e, credo, gli stessi sindacati. Spesso il sindacato ha sollevato il problema di questo ritardo strutturale rispetto all’Europa, ma non è riuscito a trasformare la “de-europeizzazione” della regione in una questione capace di mettere in seria discussione la stessa sostenibilità sistemica della Lombardia. Sono state condotte ricerche importanti, anche su commissione della CGIL, ma non sembrano aver smosso più di tanto chi quelle informazioni le aveva a disposizione. Il punto non è la denuncia, ma la necessità di comprendere un fenomeno – quello della de-europeizzazione – che colpisce con la stessa intensità anche il Veneto.
Tutta colpa degli investimenti?
In Italia, e in particolare tra le cosiddette parti sociali, inclusa quella padronale, emerge spesso una spiegazione logora e, per chi scrive, fastidiosa: la presunta carenza di investimenti, che impedirebbe all’Italia e alla Lombardia di crescere come l’Europa. Da un lato, ci si lamenta dei mancati incentivi pubblici, come se gli investimenti fossero una funzione dei soli sussidi statali invece che delle aspettative di mercato – una regressione intellettuale che dovrebbe far rabbrividire i fautori del libero mercato. Dall’altro, si evita accuratamente un’analisi puntuale della serie storica degli investimenti.
Senza scomodare l’algebra, ricordo solo che la correlazione tra investimenti e PIL è per definizione molto alta: in Italia e in Lombardia raggiunge 0,9. Tuttavia, la correlazione tra produzione di macchinari (interna) e investimenti totali è solo 0,5. In altre parole, senza voler stabilire un nesso causale definitivo, la domanda di beni di investimento da parte delle imprese viene soddisfatta solo in minima parte dalla produzione nazionale o lombarda. Per ogni euro investito dalle imprese, mediamente 0,50 centesimi si traducono in importazioni. È importante sottolineare che questo fenomeno non riguarda solo l’industria manifatturiera, ma anche il settore delle costruzioni, che nell’immaginario collettivo si crede immune da questa dinamica. Chi ha studiato a fondo l’esperienza del cosiddetto “Superbonus 110%” sa bene che quell’incentivo non è riuscito a creare una filiera produttiva nazionale degna di questo nome.
Se osserviamo l’andamento degli investimenti a prezzi costanti tra il 2000 e il 2025, con proiezione al 2027 sempre di Eurostat, vediamo che essi sono indubbiamente calati tra la crisi dei subprime e il periodo immediatamente precedente il Covid. Tuttavia, nell’arco temporale complessivo, possiamo affermare che la dinamica degli investimenti italiani e lombardi è in qualche modo riuscita a tenere il passo con quella europea. Forse si poteva fare di più e meglio, ma il nodo centrale è un altro: come mai l’andamento degli investimenti non è riuscito a sostenere adeguatamente la crescita del PIL?
La risposta sta proprio nella correlazione di 0,5 tra produzione interna di macchinari e investimenti. Questo dato spiega perché gli investimenti, dal punto di vista tecnico, non potessero sostenere la crescita locale: la parte più nobile degli investimenti, quella che incorpora ricerca e sviluppo, veniva (e viene) importata da altri Paesi. Sostenere che “servono più investimenti” per favorire la crescita significa immaginare l’economia come un semplice sistema idraulico. Alcuni ricercatori cadono in questa semplificazione, ma la struttura economica è fortunatamente molto più complessa. Talvolta vale la pena studiare come essa “lavora” realmente, piuttosto che cercare di piegarla a una teoria precostituita.
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Fonte: Effimera
Autore: Roberto Romano
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Articolo tratto interamente da Effimera
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