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sabato 21 febbraio 2026

È fatta di un nulla la felicità...


"È fatta di un nulla la felicità. Come quelle farfalle che prendi per le ali e poi lasci andare e sulle dita ti resta una polvere d'oro. Attenzione perché la felicità, a volte, vi è passata accanto e non ve ne siete accorti. Io sono stato felice per pochi attimi e per cose inspiegabili. Una volta quando in campagna mi entrò la citronella nelle narici, nei polmoni e mi venne voglia di cantare ad alta voce e sentii il mio essere in armonia con l'universo, con il grandissimo nulla dentro cui fui felice di perdermi."

Andrea Camilleri


Confesso che quasi nulla è andato come immaginavo


"Confesso che quasi nulla è andato come immaginavo 20 anni fa. Le strade che ho giurato di non percorrere mai, sono esattamente quelle che ho percorso. Le scale che avevo promesso di non salire mai, le ho affrontate il doppio. Amici che erano per me inseparabili, oggi non sono altro che ricordi lontani, mentre persone meravigliose incrociavano la mia strada e, ironicamente, nemmeno un caffè avrei condiviso con loro anni fa. Ho lottato fino all'esaurimento per motivi ai quali ora non dedicherei nemmeno un minuto del mio tempo, e ho trovato il vero senso della vita in piccoli momenti che, in passato, sarebbero passati inosservati."

Bertrand Lucía Galán


Salvezza di Guido Gozzano



Salvezza

Vivere cinque ore?
Vivere cinque età?...
Benedetto il sopore
che m’addormenterà....

Ho goduto il risveglio
dell’anima leggiera:
meglio dormire, meglio
prima della mia sera.

Poi che non ha ritorno
il riso mattutino.
La bellezza del giorno
è tutta nel mattino.

Guido Gozzano

Il cuore che abbiamo smarrito



Articolo da NuovAtlantide.org

L’enigma del cuore come nucleo dei sentimenti è stato nel passato tema centrale di tante anime sensibili, che ne hanno esplorato la dinamica e il fondamento del nostro essere umani. Ma è divenuto argomento fuori moda, cosa del romanticismo, liquidata come scoria dell’ educazione religiosa, tabù per tanti, cosa da signorine del secolo scorso. E poi il cuore è sempre stato recalcitrante alla comprensione razionale e le sue logiche, trovandosi sulla riva opposta. Dunque, il cuore non si presta a etichette per sua natura, sfuggente come è, eppure così reale nelle relazioni umane. Ma può essere una cosa sfuggente e reale allo stesso tempo? Segui il tuo cuore, ascolta la tua voce interiore, ci è stato suggerito nelle situazioni difficili. Ma raggiungere e toccare l’altro o l’altra col cuore, invece che con le mani, ci soddisfa in questa epoca così materialista?

Jung poi rinnova il mistero: i drammi più commoventi non si svolgono nei teatri, ma nei cuori umani. Quello che io sono, tutti lo possono sapere, ma il mio cuore lo possiedo solo io. Questa frase di Goethe ribadisce che siamo individui unici, ci rimanda al chi siamo, e al pericolo di essere assorbiti da noi stessi. Siamo al punto di partenza, ma almeno l’ inquietudine è sorta insieme alla domanda, e come sempre non ci sono risposte univoche. Il cuore è dunque l’ineffabile allo stato puro. La nostra vita emozionale senza dubbio è imparentata col cuore, ci avvolge la babele sentimentale delle gioie, i dolori, le passioni, e solo la ragione in apparenza riesce a mitigarne le onde, stabilire una certa calma raffreddando e distraendo.

Quell’ineffabile è l’anima, senza mezzi termini.

Possiamo forse accudire alla scienza della materia per svelarne i segreti? La scienza tende ad allontanare da sé comportamenti ed emozioni, a occuparsi di ciò che avviene nel campo fisico, biologico e così via, e a ridurli a fenomeni rintracciabili nella fisiologia umana. A vederne solo le connessioni e le dipendenze fisiche. Per tanti. Il cuore non è altro che l’ oggetto principale di cui si occupa la cardiologia.
Il pensiero ha la sua base nel sistema nervoso, alla base del sentire come accennato c’è la respirazione e il sistema ritmico. Sono attività riflesse nel corpo e in esso rintracciabili, ma l’ agente è l’ anima. La scienza non riconosce l’ anima. Essa si è da tempo trasformata in tecnologia e questa ha fatto crescere a dismisura l’ artificiale. Abbiamo i farmaci di sintesi, e la tecnologia ne sforna decine nuovi al giorno, e poi l’ illuminazione artificiale, l’ inseminazione artificiale, i tessuti artificiali, l’IA, le protesi, e anche il cuore artificiale. Ci sono farmaci per soggiogare pensieri ed emozioni influendo sulle rispettive basi fisiologiche e dunque sulla coscienza immediata.

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Autore: 
Filoteo Nicolini

Licenza: Copyleft 


Articolo tratto interamente da 
NuovAtlantide.org


Uno Bianca: omissioni, depistaggi e vite spezzate che si potevano salvare



Articolo da Zero in condotta

L’amara denuncia dell’Associazione delle vittime: mentre la banda era in attività mancati riscontri sulle armi, identikit ignorati e poi ben tre “processi sbagliati” ritardarono l’identificazione dei veri responsabili.

Tante delle morti che hanno segnato la sanguinaria storia della Uno Bianca si sarebbero potute evitare. Ne è certa l’Associazione delle vittime, che muove così un’accusa pesantissima: “Se ci fossero stati dei riscontri ai fucili che stavano ricercando gli inquirenti, si sarebbero potute fermare già nel ’91, forse, le loro azioni; se dopo la morte di mio padre all’armeria di via Volturno, quando fu ricostruito un identikit che fu una vera e propria fotografia di Roberto Savi, si fosse riconosciuto in questo, allora bravo, tra virgolette, poliziotto, un criminale incallito e sanguinario, non si sarebbero avuti forse altri morti“, ha affermato il presidente dell’Associazione, Alberto Capolungo, in occasione della cerimonia che si è svolta ieri a Casalecchio a 38 anni dall’uccisione di Carlo Beccari, una delle vittime della banda costituita perlopiù da poliziotti, vicini ad ambienti di destra. Aggiunge Capolungo: “Se non ci fossero stati tre processi sbagliati prima di trovare i veri responsabili, perché furono condannate alcune persone per le rapine ai caselli, altre per le rapine alle Coop, altri per il Pilastro… se tutto questo non fosse avvenuto, per esempio, non dovrei andare domenica prossima alla commemorazione di Massimiliano Valenti, che fu invece una delle ultime vittime. Un altro ragazzo”.

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Fonte: 
Zero in condotta

Autore: redazione 
Zero in condotta


Articolo tratto interamente da Zero in condotta

Immagine generata con intelligenza artificiale


Svolta nell’inchiesta sui "turisti del cecchinaggio": indagati i primi cittadini italiani



Articolo da East Journal

Sono già cinque le persone indagate dalla Procura di Milano per i cosiddetti Sarajevo Safari, l’orrenda vicenda legata alla guerra in Bosnia degli anni Novanta di cui abbiamo iniziato a preoccuparci solo trent’anni dopo.

La Procura di Milano ha aperto nell’estate 2025 un’inchiesta sul caso noto come Sarajevo Safari, dall’omonimo docufilm del regista sloveno Miran Zupanič del 2022 e da poco disponibile in streaming su OpenDDB con sottotitoli in italiano e in inglese. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero coinvolti numerosi uomini – per lo più ricchi, stranieri e soprattutto influenti – che avrebbero pagato somme ingenti per potersi unire alle postazioni dell’esercito serbo-bosniaco durante l’assedio di Sarajevo tra il 1992 e il 1995. Il loro scopo? Divertirsi. La guerra e la morte viste come un’esperienza di intrattenimento estrema, al pari del bungee jumping, con l’unica differenza che le vittime erano cittadini civili.

Il caso è stato aperto grazie al lavoro di Ezio Gavazzeni, giornalista e scrittore italiano che, nel corso delle sue investigazioni, è riuscito a raccogliere materiali e testimonianze determinanti, tra cui quella di Edin Subašić, ex agente dell’intelligence militare dell’Esercito della Repubblica di Bosnia Erzegovina (ARBiH), uno dei primi a documentare il fenomeno. Le sue dichiarazioni, insieme ad altre testimonianze emerse nel tempo, hanno costituito una delle basi dell’attuale fascicolo giudiziario.

Gli sforzi di Gavazzeni non si sono rivelati vani: nel febbraio 2026 la Procura di Milano ha iscritto cinque persone nel registro degli indagati; anche se solo una di queste è stata finora identificata pubblicamente.

I primi indagati

Il 4 febbraio scorso la Procura di Milano ha avviato formalmente un’indagine per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti nei confronti di un ex camionista ottantenne originario della provincia di Pordenone, sospettato di essere uno dei cosiddetti “cecchini del fine settimana”. Secondo quanto emerso, l’uomo si sarebbe vantato più volte, in contesti privati, di aver partecipato ai Sarajevo Safari e di aver sparato contro i civili durante gli anni di assedio della capitale bosniaca.

Il 9 febbraio, però, davanti ai magistrati, l’indagato ha negato ogni accusa, sostenendo di essersi recato in Bosnia esclusivamente per motivi di lavoro e di non aver mai preso parte ad azioni armate. La Procura contesta questa versione sulla base delle testimonianze raccolte e di altri elementi investigativi, che ora dovranno essere verificati nel corso dell’inchiesta. Durante una perquisizione nella sua abitazione, inoltre, i Carabinieri hanno rinvenuto sette armi legalmente detenute: due pistole, una carabina e quattro fucili. Le armi non sono considerate di per sé una prova del coinvolgimento nei fatti, ma sono state comunque acquisite agli atti come parte del profilo dell’indagato, che risulta essere un appassionato di caccia e simpatizzante dell’estrema destra.

Oltre a lui, l’inchiesta coinvolge altre quattro persone: tra queste un uomo di Trieste e uno residente a Milano, mentre altri indagati sarebbero riconducibili all’area del Friuli-Venezia Giulia. Trieste era infatti una delle città da cui partivano i pullman che trasportavano i “cecchini del fine settimana”, e non aiuti umanitari come volevano far credere. L’ipotesi degli inquirenti è che questi individui abbiano pagato intermediari locali per essere accompagnati sulle postazioni serbe intorno a Sarajevo e partecipare come “ospiti” all’assedio.

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Fonte: East Journal

Licenza: Licenza Creative Commons

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da East Journal


Gaza e Cisgiordania: la crisi umanitaria dietro il vuoto di notizie



Articolo da Centro Studi Sereno Regis

Ormai ci siamo abituati ad essere invasi per un periodo da notizie sapientemente «dosate» su scenari mondiali scelti ad hoc e poi abbandonati come se fossero stracci da buttare, come il silenzio su Gaza e la Cisgiordania.

Non abbiamo dormito per mesi pensando alla totale distruzione nella striscia di Gaza, abbiamo sofferto vedendo la folla chiedere cibo e ottenere pallottole, avevamo  il cuore in gola vedendo le tende dei sopravvissuti allagate dalle piogge. Ora che il «piano di pace» è stato firmato abbiamo l’anima in pace ( come si suol dire)… possiamo guardare altrove. Così il «lavoro» si fa più tranquillamente.

Di chi sarà la Cisgiordania

Eppure non molto è cambiato: si muore anche adesso nella Striscia ma quel che è più grave è che  sta passando sotto traccia l’approvazione di una serie di misure che consentiranno agli Israeliani di acquistare senza quasi limitazioni terreni in Cisgiordania e poter condurre operazioni di controllo e demolizioni di abitazioni.

Il lavoro del colonialismo di insediamento è anche questo. Infatti è stata abrogata dal Gabinetto di Sicurezza una legge antecedente al 1967 che vietava di vendere i terreni della Cisgiordania se non ai residenti locali, quindi ai Palestinesi e un’altra che obbligava gli acquirenti a ottenere «un permesso di transazione» da parte del Ministero della Difesa.

Un’altra apparente innocua norma riguarda il catasto: finora il catasto era segreto per cui i possibili acquirenti non potevano raggiungere eventuali proprietari assenti. Da oggi invece il catasto sarà reso pubblico per cui sarà più facile contrarre atti di acquisto.

Inoltre l’autorità di controllo potrà abbattere insediamenti palestinesi se, secondo loro, danneggiano il patrimonio culturale, l’archeologia e l’ambiente, anche se i territori sono amministrati all’Autorità palestinese.

Ovviamente queste decisioni sono state prese dal Gabinetto di Sicurezza invece che dal governo al completo in modo da essere fuori dall’attenzione dell’opinione pubblica e rappresentano un ulteriore colpo al Diritto Internazionale, se ancora possiamo citarlo.

Come si legge in articolo dell’ISPI:

«A differenza di quelli messi in atto in passato, quello attuale pare un tentativo dichiarato di estendere il controllo israeliano sull’intera Cisgiordania in termini legislativi, pianificatori e di sicurezza».

E con il solito sistema mistificatorio di cui ci sta abituando la politica internazionale questa decisione viene mascherata come un’operazione antirazzista.

«l ministero degli Esteri israeliano ha poi affermato di aver corretto una “distorsione razzista” che “discriminava ebrei, americani, europei e chiunque non fosse arabo per quanto riguarda gli acquisti immobiliari in Giudea e Samaria»

In realtà altro non è che il proseguimento della volontà del governo israeliano di seppellire la possibilità della creazione di uno Stato palestinese.

Anche l’ONU ha dichiarato che queste decisioni sono una chiara violazione degli accordi di Oslo, secondo cui la potenza occupante non può modificare le leggi in vigore se non per motivi di sicurezza o che tutelano la popolazione locale.

Di fatto  verrà imposto ai Palestinesi un processo di «accertamento del titolo di proprietà fondiaria»: in altre parole ciascun proprietario palestinese dovrà produrre attestati che risalgono al periodo amministrativo giordano (1948-1967) e britannico (1920-1948). Ma soprattutto le vendite tra Palestinesi sono proseguite senza atti formali dopo la Guerra dei 6 Giorni quando Israele ha occupato i Territori palestinesi perché proibito dalle leggi vigenti e sono stati fatti affidandosi alle corti religiose. Questo significa che molti Palestinesi non potranno dimostrare di essere i legittimi proprietari delle terre dove vivono. Quindi le loro terre terre risulterebbero  del demanio.

A  nulla stanno servendo le proteste dell’Autorità Palestinese e di diversi Paesi arabi. Le condanne formali dell’Egitto, del Qatar, dell’Arabia Saudita sembrano più dichiarazioni «dovute» per non perdere la faccia piuttosto che reali prese di posizione in grado di intaccare il processo.

L’Europa tace, come ha fatto finora.


Autore: Rita Vittori

Licenza: Licenza Creative Commons

Articolo tratto interamente da 
Centro Studi Sereno Regis