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lunedì 27 aprile 2026

Sempre più uomini vogliono impedire alle donne di votare. E alcuni di loro sono alla Casa Bianca


Articolo da elDiario.es

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su elDiario.es

Ciò che questo gruppo propugna è il voto familiare. Ovvero, un voto per nucleo familiare. Ma, naturalmente, tale voto spetterebbe al marito e non alla moglie perché, sostengono, l'uomo detiene l'autorità suprema all'interno della famiglia. La ragione di questo movimento potrebbe risiedere nel fatto che gli uomini sono più propensi a votare per la destra rispetto alle donne.

Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth è un seguace di un pastore nazionalista cristiano che sostiene che le donne non dovrebbero avere il diritto di voto. Non si tratta di un'affiliazione superficiale; Hegseth ha persino condiviso sui suoi social media l'anno scorso un video in cui il pastore difendeva apertamente questa idea. Il Segretario alla Difesa, ovviamente, non è l'unico sostenitore di Trump a suggerire che il voto dovrebbe essere riservato a persone qualificate, ovvero agli uomini. Anche John McEntee, consigliere senior del Project 2025 ed ex direttore dell'Ufficio del Personale Presidenziale alla Casa Bianca di Trump, ha espresso la stessa opinione. E Paul Ingrassia, nominato da Trump a capo dell'Ufficio del Consigliere Speciale, ha suggerito di abolire il suffragio femminile in un podcast. 

Questo gruppo propugna il voto familiare, ovvero un voto per nucleo familiare. Ovviamente, questo voto spetterebbe al marito e non alla moglie, perché, a loro dire, l'autorità suprema all'interno della famiglia è detenuta dagli uomini. La ragione di questo movimento potrebbe risiedere nel fatto che gli uomini sono più propensi a votare per la destra rispetto alle donne. Ci sono anche coloro che nutrono questa convinzione per motivi religiosi, una sorta di precetto biblico. Ma poi ci sono gli influencer e i podcaster dell'ala ultraconservatrice dell'establishment americano che da mesi normalizzano l'idea di abrogare il XIX emendamento per pura misoginia. Senza mezzi termini, si tratta di persone che odiano e disprezzano le donne, ci dipingono come parassiti e credono e si aspettano che torniamo a essere loro sottomesse. 

«Perché escludere le donne? Perché la loro delicatezza le rende inadatte all'esperienza pratica nelle grandi questioni della vita, nelle ardue imprese della guerra e nelle impegnative responsabilità dello Stato. Inoltre, la loro attenzione è talmente concentrata sull'educazione dei figli che la natura le ha dotate di una maggiore predisposizione per i lavori domestici. E i bambini non hanno giudizio né volontà propria...» Questo è ciò che John Adams scrisse a James Sullivan il 26 maggio 1776. Duecentocinquanta anni dopo, stiamo tornando a questo, a quell'ideale di donne sottomesse e delicate, mogli tradizionali, casalinghe devote, senza voce né diritto di voto. 

Non è nemmeno necessario che venga attuata; il semplice fatto che questa idea stia di nuovo circolando è terrificante. Anche se questo scenario non dovesse concretizzarsi (dal punto di vista legislativo sarebbe piuttosto complesso), la convinzione è già nell'aria e il diritto di voto delle donne è già messo in discussione. 

Il suffragio universale non è negoziabile senza svuotare di significato l'idea stessa di democrazia. Ma questo è ciò che queste persone – che, tra l'altro, hanno l'audacia di andare in giro a dare lezioni al mondo – intendono per democrazia: un sistema in cui il voto appartiene a loro. Le idee più ripugnanti dei misogini più estremisti su internet vengono diffuse sotto i nostri occhi dagli uffici della Casa Bianca da altri misogini. Siamo a un passo dal lasciare Margaret Atwood senza narrativa.

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Fonte: elDiario.es

Autore: Lucía Taboada

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da elDiario.es

Immagine generata con intelligenza artificiale


La vita di Mary Wollstonecraft

 


Articolo da Enciclopedia delle donne

Chiedete a qualcuno se il cattivo era il dottor Jeckill o Mr Hyde: nove su dieci diranno Jeckill, che invece era la metà tranquilla. Chiedete a qualcuno chi era Frankenstein. Nove su dieci diranno che era il mostruoso uomo artificiale, invece era lo scienziato che lo aveva fabbricato. Gli informati sanno che è il protagonista di un romanzo e i più informati sanno pure che fu scritto da Mary Shelley. Ma il cognome della scrittrice era quello del marito, perché Mary era nata Wollstonecraft.

Alcuni sono conosciuti come “figlio o figlia di”, altri come “padre o madre di”: qui è il primo caso e questa Mary era nata figlia di un’altra Mary Wollstonecraft che, assai meno nota, se ricordata, lo è come la madre di Mary Shelley, la moglie del poeta. La scrittrice si chiamò Mary perché la madre, dopo il parto, morì di setticemia: si può pensare a una continuità transgenerazionale per cui la fama della figlia richiama l’attenzione sulla madre, che fu brillante e battagliera. Nata il 2 aprile 1759 in un sobborgo di Londra, trascorse un'infanzia disagiata. Il padre era stato tessitore, poi agricoltore, ma senza successo e la famiglia si era impoverita. Poco più che ventenne lasciò la casa paterna per guadagnarsi da vivere. Se divenne assai colta, e fu pensatrice e scrittrice, non fu attraverso la scuola ma grazie alla sua volontà e ad amicizie colte. La sua formazione, un po’ accidentata, non fu affatto carente. I suoi scritti mostrano padronanza della Bibbia, conoscenza dei classici, di Shakespeare e di Milton. Tuttavia, per la sua posizione sociale, le sue prospettive apparivano limitate: al più avrebbe potuto diventare governante o maestra di scuola. Infatti, fu poi lei stessa, con le sue sorelle ed un’amica, ad aprire una scuola, nel 1768, per guadagnarsi da vivere; poi fu governante in Irlanda. Ma va ricordato che era una critica acuta e buona traduttrice e queste due competenze le fecero conoscere pensatori come Leibniz e Kant. Tradusse molti libri e ogni volta apparivano come suoi propri, sia perché concordava con gli autori, sia perché in sostanza li ri-scriveva.

Nel 1787 cominciò a collaborare con la rivista «Analitical Review» e a frequentare il circolo di intellettuali dell’editore Joseph Johnson, che comprendeva William Blake, Thomas Paine, Joseph Priestley e il pittore Heinrich Füssli. A quell’anno risale il suo primo scritto: si tratta di Thoughts on the education of daughters: with reflections on female conduct, in the more important duties of life (Pensieri sull'educazione delle figlie: con riflessioni sul comportamento delle donne, nei doveri più importanti della vita), pubblicato dall'amico editore Johnson. È un manuale di comportamento che dà consigli sull'educazione femminile, indirizzati in particolare all'emergente classe media. Benché prevalgano questioni di moralità e galateo, contiene istruzioni di base per l'educazione delle bambine, fino alle cure da riservare ai neonati. L’autrice aveva osservato attentamente le allieve della sua scuola e voleva fornire le proprie idee sull’educazione delle donne che, a suo avviso, non avevano inferiori qualità di apprendimento rispetto agli uomini. Un suo celebre aforisma dice: «Chi ha reso l’uomo il giudice esclusivo, se la donna condivide con lui il dono della ragione?». Pensava che tutto cominciasse con l'educazione, che la ragione dell'assoggettamento delle donne fosse da ricercare nell'ignoranza e nella condizione di esclusione dalla civitas.

A Parigi, nel fervore della rivoluzione, Condorcet aveva pubblicato (1791) un Elogio dell'istruzione pubblica, dove affermava che provvedere all’istruzione è dovere dello Stato, il quale però non può imporre le proprie regole all’educazione. Che Mary Wollstonecraft, molto attenta alla rivoluzione dell’89, ne avesse avuto conoscenza è verosimile. Nel 1792, forte della convinzione che l’educazione fosse fondamentale per la liberazione delle donne pubblicò il libro Vindication of the rights of woman, (Rivendicazione dei diritti della donna). L’opera è centrata sulla critica al sistema educativo dell'epoca, che trascurava le donne e impiegava modalità inadeguate. «Se le donne non sono uno sciame di frivole efemere, perché tenerle in un'ignoranza camuffata da innocenza? Gli uomini si lamentano, a buon diritto, delle follie e dei capricci del gentil sesso, e fanno dei nostri vizii abietti e delle nostre passioni ostinate oggetto di satira pungente. Osservate, rispondo io, la naturale conseguenza dell'ignoranza! L'intelletto che può fondare le sue basi solo sui pregiudizii sarà sempre instabile, e la corrente procederà con furia distruttiva se non vi sono barriere a frenarne la forza». Chiara l’importanza civile e politica dell’istruzione come diritto primario ed essenziale: al punto di contestare duramente anche Rousseau.

Tanto solido era l’ingegno di Jean Jacques Rousseau che se lo contendono filosofi, sociologi, politologi e pedagogisti; la sua moralità, per contro, era alquanto pieghevole: è noto che abbandonò all’assistenza pubblica la sua prole. Malgrado questo (o forse proprio per questo) moraleggia su doveri e diritti. Nell'Emile (1762) attribuisce alla donna il ruolo di madre e nutrice: ruolo nobilissimo, ovviamente, a giudizio del filosofo, ma guai alle donne che non ne erano degne, come quelle che non allattavano i figli, affidandoli alle nutrici: «A quelle donne non basta, sbarazzatesi dei figli, abbandonarsi felici ai divertimenti... ormai non vogliono neppure metterne al mondo». La indipendenza di giudizio di Mary Wollstonecraft è assoluta: l'ammirazione per Rousseau non le impedisce di dare un giudizio severo sulla sua teoria dell'educazione, che non usa mezzi termini: «Le considerazioni di Rousseau, secondo cui le donne sono naturalmente interessate a bambole, vestiti e conversazioni, del tutto indipendentemente dall'educazione, sono talmente puerili da non meritare neppure di essere seriamente confutate».

Il sistema educativo in voga si basava su libri scritti da uomini che consideravano la donna non come semplice essere umano, ma come “femmina” subordinata, cui doveva essere inculcato il dovere di essere gentile, educata, obbediente, decorosa, bella, al fine di poter trovare un marito che la “sistemi”. Le donne venivano quindi trattate come un animale domestico e tenute in una perpetua fanciullezza. Il ragionamento della scrittrice in merito è piuttosto semplice: poiché si ritiene la donna dotata di virtù inferiori all'uomo? Se l'educazione di entrambi avesse seguito gli stessi metodi e principii, le donne sarebbero giunte dove di norma giungevano gli uomini. Succedeva pure che una donna d’interessi e virtù elevate venisse definita con disprezzo “mascolina”; ma Wollstonecraft nota che non era affatto strano che molte donne avessero più buon senso dei loro coniugi. «Se le donne sono per natura inferiori all'uomo, le loro virtù devono essere le stesse in termini di qualità, se non di grado, altrimenti la virtù stessa diviene un concetto relativo; di conseguenza la loro condotta dovrebbe fondarsi sugli stessi principii e avere gli stessi fini». 

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Fonte: Enciclopedia delle donne


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Oggi, 27 aprile, ricordiamo la scomparsa di Antonio Gramsci

Oggi, 27 aprile, ricordiamo la scomparsa di Antonio Gramsci, avvenuta nel 1937. Dopo tanti anni dalla sua scomparsa, Gramsci è più vivo che mai. Ci ricorda che studiare, capire e partecipare non sono passatempi, ma doveri civili se vogliamo davvero dirci liberi.

Video credit Stefano F. 56 caricato su YouTube


I tuoi occhi brillavano ancora per me di Ralph Waldo Emerson


I tuoi occhi brillavano ancora per me

I tuoi occhi brillavano ancora per me,
anche se vagavo solitario per terra e mare;
come quella lontana stella che vedo,
ma che non vede me.
Stamattina sono salito sulla collina nebbiosa,
ed ho percorso tutti i pascoli,
come brillava la tua forma lungo la mia strada
fra la rugiada dagli occhi profondi!
Quando l'uccello rosso spiegò le scure ali,
e mostrò il suo fianco acceso:
quando il bocciolo maturò in una rosa,
in entrambi io lessi il tuo nome.

Ralph Waldo Emerson


Per me c'è solo il viaggio su strade che hanno un cuore...

“Per me c'è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.” 

Carlos Castaneda



È tempo di compiere una rivoluzione nei modi esistere delle donne


"È tempo di compiere una rivoluzione nei modi esistere delle donne - è tempo di restituire loro la dignità perduta - e fare in modo che esse, come parte della specie umana, si adoperino, riformando se stesse, per riformare il mondo."

Mary Wollstonecraft


Credo che tutti gli americani che credono nella libertà...

 

"Credo che tutti gli americani che credono nella libertà, nella tolleranza e nei diritti umani abbiano la responsabilità di opporsi al bigottismo e ai pregiudizi fondati sull'orientamento sessuale."

Coretta Scott King