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martedì 12 maggio 2026

L’indifferenza sociale di fronte alla violenza razzista contemporanea



Articolo da Progetto Melting Pot Europa

 A Taranto un giovane lavoratore ucciso mentre andava al lavoro

«Taranto non può restare in silenzio». È da queste parole che parte l’appello lanciato da associazioni, realtà sociali e comunità del territorio dopo l’uccisione di Bakary Sacko, giovane lavoratore originario del Mali assassinato mentre si preparava ad andare al lavoro nei campi.

Per il 14 maggio è stato convocato un presidio pubblico in Piazza Fontana, luogo dell’aggressione, per chiedere verità e giustizia e ribadire che “nessuna vita è invisibile”.

Una mobilitazione che prova a rompere il silenzio e a reagire collettivamente alla normalizzazione della violenza razzista, dell’odio e della disumanizzazione delle persone migranti.

L’Italia continua ad attraversare una stagione di violenza razzista e autoritaria che non si può continuare a leggere come una sequenza di episodi isolati, scollegati tra loro, frutto di devianze individuali o di improvvise esplosioni di follia.

 La morte di Bakary Sako, ucciso a Taranto mentre si apprestava ad andare a lavorare 1, si colloca dentro una trama molto più ampia, profonda e strutturale.

Una trama fatta di parole, campagne politiche, dispositivi giuridici, rappresentazioni mediatiche, pratiche istituzionali e forme quotidiane di disumanizzazione che, da anni, attraversano l’Europa e, in modo sempre più evidente, l’Italia.

Come accadde dopo la strage di Macerata del 2018, quando Luca Traini, ex candidato della Lega Nord alle elezioni comunali di Corridonia, attraversò la città sparando deliberatamente contro persone nere e migranti, ferendo sei giovani africani al grido di “Viva l’Italia” e accompagnando la propria azione con il saluto romano, anche oggi il rischio è quello di ridurre tutto a una questione di ordine pubblico, di disagio sociale indistinto o di marginalità individuale.

Quella strage rappresentò uno spartiacque simbolico e politico: mostrò in maniera brutale come il razzismo potesse tradursi apertamente in violenza armata dentro uno spazio pubblico europeo, alimentato da anni di campagne securitarie, criminalizzazione dei migranti e retoriche identitarie costruite attorno alla figura dello “straniero invasore”.

Eppure, anche allora, una parte del dibattito pubblico tentò di isolare il gesto dal clima politico e culturale che lo aveva reso possibile.

La violenza non nasce mai nel vuoto. Viene preparata, alimentata, resa possibile da un clima culturale e politico che costruisce continuamente nemici interni, individua bersagli vulnerabili e normalizza l’idea che alcune vite valgano meno di altre.

Non è un caso che, nelle ore immediatamente successive all’omicidio, ci sia stato chi ha tentato rapidamente di derubricare quanto accaduto a una generica “lite tra stranieri”, secondo un copione già visto molte volte: minimizzare, confondere, depoliticizzare, impedire che emergano le matrici profonde della violenza.

Eppure, proprio grazie alla preziosa testimonianza di Babele associazione promozione sociale, che ha restituito pubblicamente il volto, la storia e la dignità di Bakary Sako, sta emergendo in queste ore un’altra verità. Quella di un giovane lavoratore accerchiato e aggredito da ragazzi del posto, alcuni, sembrerebbe, giovanissimi, addirittura minorenni.

Un elemento che dovrebbe interrogarci ancora più profondamente sul clima culturale e sociale dentro cui stanno crescendo intere generazioni, abituate sempre più spesso a considerare lo straniero come un bersaglio, una presenza inferiore, un corpo sacrificabile.

Bakary Sako non è morto soltanto per mano dei suoi aggressori.

È morto dentro un Paese che da anni produce dispositivi materiali e simbolici di inferiorizzazione dei cittadini stranieri.

È morto dentro un sistema che continua a considerare le migrazioni non come una questione sociale, umana e politica, ma come una minaccia permanente da contenere, sorvegliare e respingere.

È morto dentro una società che si abitua progressivamente all’idea che lo sfruttamento, la segregazione abitativa, la precarietà estrema e perfino la morte di uomini e donne migranti siano un prezzo inevitabile dell’ordine sociale.

La violenza razzista non si manifesta soltanto nei delitti di sangue.

Si manifesta nelle baraccopoli dove migliaia di braccianti sopravvivono senza acqua, elettricità, trasporti e assistenza sanitaria.

Si manifesta nei CPR, luoghi di detenzione amministrativa dove persone che non hanno commesso alcun reato vengono private della libertà personale.

Si manifesta nei naufragi del Mediterraneo, nelle torture sistematiche subite in Libia da uomini e donne bloccati grazie agli accordi stipulati dall’Europa e dall’Italia.

 Si manifesta nelle campagne mediatiche costruite quotidianamente contro lo “straniero invasore”, contro il richiedente asilo, contro il povero trasformato in colpevole.

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Fonte: Progetto Melting Pot Europa 

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Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da Progetto Melting Pot Europa

Immagine generata con intelligenza artificiale


Quando si tratta di controllare gli esseri umani...

 


"Quando si tratta di controllare gli esseri umani non c’è miglior strumento della menzogna. Perché, vedete, gli esseri umani vivono di credenze. E le credenze possono essere manipolate. Il potere di manipolare le credenze è l’unica cosa che conta." 

Michael Ende



L’incredibile storia di Monika Ertl

Ci sono vite che sembrano scritte per un film, e quella di Monika Ertl è una di queste. Immaginate una ragazza tedesca, bionda e istruita, che cresce in una splendida fattoria in Bolivia, coccolata da un padre ex nazista. Una vita fatta di spedizioni in montagna e serate eleganti. Ma Monika non riesce a voltarsi dall'altra parte mentre il mondo intorno a lei brucia. In un istante, decide di lasciare tutto: il nome, la sicurezza, la famiglia. Si taglia i capelli, impara a sparare e scompare nella giungla con un nuovo nome, Imilla.

Non lo fa per odio, ma per un senso di giustizia che non le dà pace. Arriverà a sfidare gli uomini più potenti del suo tempo per vendicare gli amici traditi e quel Che Guevara diventato il simbolo della sua generazione. Questa non è solo la storia di una militante, ma il ritratto di una donna che, per restare fedele a se stessa, ha dovuto dire addio a tutto ciò che amava, finendo braccata proprio dagli 'amici di famiglia' del suo passato."


Video credit InsigneMaInvan caricato su YouTube


In me c’è un silenzio sempre più profondo

"In me c’è un silenzio sempre più profondo. Lo lambiscono tante parole, che stancano perché non riescono a esprimere nulla. Bisogna sempre più risparmiare le parole inutili per poter trovare quelle poche che ci sono necessarie. E questa nuova forma d’espressione deve maturare nel silenzio."

Etty Hillesum


C’è un momento in cui le persone...

"C’è un momento in cui le persone che ami smettono di essere i giganti che ti proteggono dal mondo e diventano fragili, e allora capisci che non c’è più nessuno a fare da scudo tra te e la vita, e che adesso tocca a te fare da scudo a loro."

ZeroCalcare


Crisi Electrolux: annunciati 1.700 esuberi in Italia e la chiusura di Cerreto d'Esi


Articolo da Radio Onda d’Urto

Il colosso svedese dell’elettrodomestico Electrolux ha annunciato 1.700 licenziamenti, pari a quasi il 40% dei 4.500 attuali dipendenti. Lo hanno riferito i sindacati. Nessuno stabilimento in Italia sarà escluso dalla ristrutturazione e riduzione del personale. In particolare, è stata annunciata la chiusura dell’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona), in cui operano 170 lavoratori.

Contro i licenziamenti Fim, Fiom e Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e otto ore di sciopero nazionale, da declinare in ogni stabilimento. I sindacati si rivolgono all’esecutivo: “Chiediamo al governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit”. Nei prossimi giorni saranno coinvolte le istituzioni locali per chiedere di fare fronte comune con i lavoratori.

Tutti gli stabilimenti Electrolux saranno in sciopero tra oggi e domani annuncia Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom Cgil e responsabile settore elettrodomestico, che aggiunge: “Non consentiremo l’ennesimo scempio industriale, non consentiremo che vengano tolti posti di lavoro e produzioni nel nostro Paese”. Si rinnova dunque la richiesta al governo “di intervenire con urgenza per tutelare le lavoratrici e i lavoratori e salvare un polo industriale strategico”.

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Intervento audio su Radio Onda d’Urto 


Autore: redazione Radio Onda d’Urto

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da Radio Onda d’Urto 

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Sfrattati dai robot



Articolo da Chicago86

Da esercito industriale di riserva a sovrappopolazione assoluta, il proletariato globale viene "liberato" dal lavoro grazie alle macchine autonome. E così il sistema del lavoro salariato risulta sempre più un involucro che non corrisponde al contenuto.

La robotica da tempo "assiste" i lavoratori nei compiti più ripetitivi e pericolosi (cobot), poi progressivamente in quelli più complessi, trasformando l'operaio in supervisore dei processi produttivi. Da alcuni anni questi robot non sono più impiegati solo all'interno delle dark factory – fabbriche senza luce in quanto senza lavoratori, dove gli impianti di produzione lavorano completamente al buio ed in autonomia - ma anche nel commercio al dettaglio, nella sicurezza urbana e nella consegna delle merce a domicilio. L'evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale, tra cui gli agenti autonomi, ha determinato accelerazioni in tutto il mondo, dato che ogni Stato è costretto ad adeguarsi agli standard tecnologici degli altri per non rimanere indietro.

La Cina è il paese che più di ogni altro ha abbracciato la robotizzazione, ma è anche quello dove le conseguenze sociali sono più visibili. La disoccupazione giovanile ha superato l'anno scorso il 18%, mentre l'occupazione totale nei settori manifatturieri ad alta intensità di lavoro è calata del 26,5% tra il 2011 e il 2023. I lavoratori che non riescono più a trovare un impiego stabile spesso scivolano nella gig economy, ovvero lavori a chiamata, occasionali e temporanei, che non prevedono vincoli contrattuali a lungo termine.

Nel 2022 la Cina ha installato quasi trecentomila robot industriali (il 54% del totale mondiale), mentre nel 2025 ha introdotto quasi tredicimila robot umanoidi nei cicli produttivi (oltre l'80% del totale mondiale). UBTech Robotics nella città di Shenzhen ha prodotto il primo robot umanoide in grado di sostituire autonomamente le proprie batterie, garantendo un funzionamento ininterrotto 24/7 senza alcun intervento umano. La multinazionale per l'elettronica di consumo Xiaomi ha inaugurato nella città di Changping una fabbrica completamente automatizzata che produce un nuovo smartphone ogni sei secondi e dove i sistemi a raggi X combinati con modelli di visione artificiale completano l'ispezione dei componenti in pochi istanti, con una precisione cinque volte superiore rispetto all'operatore umano. Foxconn, il più grande produttore mondiale di componenti elettronici e principale assemblatore di iPhone, già nel 2016 aveva licenziato sessantamila operai in un solo stabilimento di Kunshan, perché meno efficienti dei robot, puntando a fare lo stesso con il 30% dei propri dipendenti entro il 2026. L'automotive elettrico di lusso ZEEKR produce fino a trecentomila veicoli all'anno (oltre ottocento auto al giorno) grazie a centinaia di bracci robotizzati che saldano carrozzerie all'interno delle dark factories.

L'unica azienda non cinese tra le prime cinque per installazioni di robot umanoidi è Tesla con Optimus, che resta per ora concentrata su test interni, con le unità attualmente impiegate principalmente per la raccolta dati e l'addestramento. Tesla ha annunciato la fine della produzione di autoveicoli Model S e Model X, per convertire le linee di Fremont alla produzione di robot Optimus, con una capacità programmata di un milione di unità l'anno, con la costruzione di un secondo impianto dedicato in Texas. Amazon ha già introdotto oltre un milione di unità robotiche nei propri centri logistici, ma ora punta a "liberare" dal lavoro umano circa tre quarti delle sue operazioni globali. Oggi il robot Digit di Agility Robotics, un umanoide bipede alto 175 cm, è già stato testato negli stabilimenti Amazon per caricare e scaricare scatole fino a 15 kg, muovendosi in spazi progettati per gli esseri umani. Boston Dynamics, che già anni fa aveva ideato un robot utilizzato da DHL in grado di svuotare un camion carico di merce e sistemare i pacchi su un pallet, ha annunciato Atlas, un robot completamente elettrico, impiegato nelle fabbriche della Hyundai, e integrato a Google DeepMind e Gemini, che permettono alla macchina di ricevere comandi vocali, comprenderli e tradurli immediatamente in azioni fisiche, senza programmare a mano ogni singolo movimento.

Il deep learning "incarnato" permette ai robot umanoidi di imparare a muoversi nel mondo fisico assorbendo dati di movimento. I ricercatori chiamano questa capacità "Physical AI", ossia la capacità di un'intelligenza artificiale di percepire e agire nel mondo reale. Il passo successivo è rappresentato dai modelli vision-language-action (VLA), sistemi che integrano percezione visiva, comprensione del linguaggio naturale e azione fisica. A differenza dei robot tradizionali, programmati con istruzioni rigide e ripetitive, questi dispositivi apprendono attraverso l'esperienza, costruendo una forma di "intelligenza incarnata" capace di adattarsi a situazioni impreviste. Questa richiesta continua di dati ha portato al fenomeno delle "hand farms" (letteralmente "fattorie di mani"), luoghi nei paesi in via di sviluppo dove migliaia di persone eseguono compiti semplici e ripetitivi con telecamere e sensori attaccati al corpo, fornendo ai sistemi di intelligenza artificiale i dati necessari per imparare a riprodurre quelle stesse azioni.

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Fonte:
Chicago86

Autore: redazione
Chicago86


Articolo tratto interamente da
Chicago86