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domenica 28 giugno 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Summer on a Solitary Beach di Franco Battiato



Angolo curato e gestito da Mary B.

A volte una canzone ti apre una porta e ti fa entrare in un altro posto, con una delicatezza che quasi non si nota. Summer on a Solitary Beach, uscita nel 1981 dentro La voce del padrone, è una di quelle. Battiato non descrive una spiaggia: descrive un sentimento. Una calma sospesa, una nostalgia sottile per qualcosa che forse non è mai accaduto davvero. È un’estate immobile, un orizzonte che non pretende nulla e che, proprio per questo, ti resta addosso.

Il brano segna il nuovo corso di Battiato, quello in cui elettronica e minimalismo diventano parte naturale del suo linguaggio. La spiaggia del titolo non è un luogo reale: è una metafora dell’isolamento, ma anche di una lucidità che arriva quando ci si allontana dal rumore. Molti hanno immaginato un riferimento alla Sicilia, ma Battiato non lo ha mai confermato, e forse è proprio questa ambiguità a renderla universale.

Summer on a Solitary Beach è un viaggio nella quiete. Non c’è dramma, non c’è tensione: solo la consapevolezza che la solitudine può essere un rifugio, un modo per guardare il mondo da una distanza che chiarisce. È una canzone che non spinge e non insiste: ti mostra un paesaggio interiore e ti lascia lì, a respirarlo.

Riascoltarla oggi è un invito semplice: prendersi un momento di calma non è un lusso, è una scelta. E spesso la spiaggia più solitaria è quella che portiamo dentro.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Se vogliamo garantire la pace nel mondo...


"Se vogliamo garantire la pace nel mondo, la coesistenza pacifica non può limitarsi ai paesi potenti. La coesistenza pacifica deve essere esercitata tra tutti gli Stati, indipendentemente dalle loro dimensioni, indipendentemente dalle precedenti relazioni storiche che li univano e indipendentemente dai problemi che possono sorgere tra alcuni di essi in un dato momento."

Ernesto Che Guevara


Tra le spighe di Giovanni Pascoli


Tra le spighe 

Il grano biondo sussurrava al vento.
Qualche fior rosso, qualche fior celeste,
tra i gambi secchi sorridea contento.

Pendeano li agli e le cipolle in reste.
S'udian, mutata alfin la voce in gola,
cantar galletti, altieri delle creste.

Tessea le spighe dello spigo a spola
la cara madre, per i suoi rotelli
del banco grande e per le sue lenzuola.

Fioria la zucca, arsivano i piselli,
nell'orto. Le ciliege erano andate:
per San Giovanni avevano i giannelli.

C'erano già le mele dell'estate,
c'erano le susine di San Pietro.
Fatte via via più lunghe le giornate,

il sole, stanco, ritornava indietro.

E biondo al vento mormorava il grano.
Fiorivano le snelle spadacciole
tra i gambi gialli; e non sapean, che in vano.

C'era un bisbiglio come di parole.
E l'intendea la lodola che in tanto
aveva lì la giovinetta prole.

Tardi avea fatto il nido, lì da un canto.
Oh! ella amava il sole più che il nido!
Chissà? voleva far lassù, col canto!

Or sui piccini udiva già lo strido
della falciola; e li ammonìa di stare
accovacciati senza dare un grido.

Diceva: - Chiotte, contro terra, o care!
che non si mova un bruscolo, uno stelo!
V'ho fatte color terra: altro non pare,

così, che terra, o nate per il cielo! -

E il grano al vento strepitava; e disse
il padre al figlio: "Mieteremo. Vedi:
verdino è, sì, ma non vorrei patisse.

Ché il grano dice: - Io sto ritto, e tu siedi.
Qui temo l'acqua, e il vento mi dà briga.
Altronde, o presto o tardi, o steso o in piedi,

se il gambo è secco seccherà la spiga -".

Giovanni Pascoli


La verità sull'allerta terremoto via cellulare



Articolo da Blog INGVterremoti

Da quando è avvenuto il disastroso terremoto del Venezuela si sono letti molti commenti, soprattutto nelle ultime ore, riguardo il fatto che alcune (o molte) persone hanno ricevuto un’allerta sismica sui cellulari prima del terremoto.

A rigore, l’affermazione non è esatta: i cittadini hanno effettivamente ricevuto sui propri smartphone un’allerta sismica, ma la notifica è arrivata a terremoto già avvenuto o, per essere più precisi, quando la scossa era già iniziata. 

Il processo di rottura di una faglia grande come quella che si è attivata in Venezuela il 24 giugno 2026 (lunga circa 200 km) dura alcune decine di secondi. Ciò che accade è che mentre la rottura sta ancora propagandosi lungo la faglia, emettendo energia sotto forma di onde sismiche, le zone della faglia più prossime all’ipocentro avranno già subito un forte scuotimento. Inoltre le prime onde prodotte da un terremoto sono le onde P, più veloci e generalmente meno distruttive delle onde S; la differenza dei tempi di arrivo delle due onde sarà tanto maggiore più ci si allontana dall’epicentro; se ci si trova a 50 km, si possono avere 10-15 secondi di differenza. Se si è sopra l’epicentro, purtroppo la differenza è piccolissima.

Avendo a disposizione degli strumenti capaci di osservare e misurare il moto del suolo (sismometri o accelerometri, ad esempio), è possibile, stimare rapidamente la magnitudo del terremoto o comunque le caratteristiche del movimento del terreno, e usare queste informazioni per “prevedere” cosa accadrà nelle aree più distanti della faglia e intorno ad essa. Non una previsione del terremoto, quindi, ma una previsione del suo possibile impatto nelle aree più lontane dall’epicentro. Esisterà dunque sempre una zona “cieca” dove non sarà possibile inviare un’allerta. Questo è il principio base di un sistema di allerta rapido dei terremoti (Earthquake Early Warning System, EEWS) e sfrutta il fatto che l’avviso viaggia in pratica alla velocità della luce (molto maggiore della velocità delle onde sismiche), potendo quindi raggiungere immediatamente le aree più lontane dall’epicentro.

Il principio è lo stesso dei sistemi di allerta tsunami (Tsunami Early Warning System, TEWS), con la differenza che per questi ultimi i tempi di propagazione delle onde di maremoto sono molto più alti, da qualche minuto a molte ore; quindi, le possibilità di informare tempestivamente le persone lungo le coste a rischio sono di gran lunga maggiori.

L’allerta sismico in Venezuela

Ma veniamo al caso del Venezuela. L’allerta di cui abbiamo letto, inviato da Google sui cellulari Android, si basa su un sistema che non utilizza una rete di sismometri installata ad hoc, ma sfrutta i minuscoli accelerometri presenti all’interno dei cellulari che tutti noi utilizziamo. Questi accelerometri non forniscono segnali di alta qualità come quelli utilizzati per scopi scientifici (che costano due o tre ordini di grandezza di più, da pochi euro a qualche migliaio), ma hanno il pregio di essere molto più numerosi, anche in questo caso di alcuni ordini di grandezza. Tipicamente, anche nelle regioni dove le reti sismiche e accelerometriche sono più dense, come il Giappone, la California o l’Italia, il numero degli strumenti scientifici è di alcune centinaia o al massimo qualche migliaio, mentre nella stessa area possono esserci attivi milioni di smartphone.

La tecnologia sviluppata da Google, con il supporto scientifico del laboratorio sismologico dell’Università di Berkeley e del suo ideatore principale Richard Allen, si basa proprio sull’analisi rapida e massiva dei dati degli accelerometri dei cellulari. In pratica un numero enorme di dati rilevati da questi nell’area epicentrale ha permesso di stimare le caratteristiche dello scuotimento in atto e inviare una segnalazione alle aree più distanti. Il sistema, chiamato Android Earthquake Alerts, ha iniziato a essere sperimentato nel 2021, prima in Grecia e Nuova Zelanda, e oggi è attivo in 98 Paesi, dove copre circa 2,5 miliardi di persone.

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Autore: 
Alessandro Amato

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da Blog INGVterremoti

Immagine generata con intelligenza artificiale


La lotta di classe

"Ridurre la lotta di classe al solo scontro tra operaio e capitalista all'interno di una singola fabbrica significa non comprendere la complessità della storia mondiale. Esistono le lotte di classe sul piano nazionale, ma esistono anche le grandi lotte di liberazione dei popoli oppressi contro l'imperialismo, le quali costituiscono a tutti gli effetti delle imponenti lotte di classe su scala internazionale per il diritto alla sopravvivenza e all'autodeterminazione."

Domenico Losurdo



Chi litiga, chi fa una guerra è di solito un nevrotico


“Chi litiga, chi fa una guerra è di solito un nevrotico; la persona sana cerca di capire quale sia il problema. Quando si fanno guerre vuol dire che non si conosce la situazione da affrontare: per questo motivo la pace viene a essere il riflesso dei problemi risolti.” 

Danilo Dolci


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