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sabato 24 ottobre 2026

Europa: sembra che una generazione stia dicendo basta



Articolo da Indymedia Argentina

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Indymedia Argentina

Un'ondata di proteste diffuse sta attraversando il continente, sullo sfondo di un'economia europea con prospettive di crescita stagnanti, aggravate dalle guerre in corso e dalle loro conseguenze socio-economiche. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo ciclo di lotta di classe nella regione?

Come già accaduto in altre occasioni storiche, la situazione in Francia è iniziata quasi un mese fa, guidata dal movimento studentesco. Si è evoluta e ampliata di fronte all'inerzia del governo e alla radicalizzazione della repressione. Quasi simultaneamente, le proteste si sono diffuse in Belgio, Portogallo, Spagna, Italia e Albania, interessando circa 28 città europee e raggiungendo persino l'India.

Le proteste sono state represse dalle forze di sicurezza statali, provocando scontri, incendi di auto ed edifici, migliaia di manifestanti che hanno invaso strade e viali, e centinaia di feriti e arrestati. Il presidente Donald Trump ha prontamente incolpato l'immigrazione e ha affermato che l'Europa dovrebbe "chiudere i suoi confini", mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la Francia ha ceduto all'"invasione dell'islam estremista". Tuttavia, diversi analisti internazionali hanno concluso che gli immigrati non hanno avuto un ruolo significativo in queste manifestazioni. Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha imposto il coprifuoco in diverse città e la premier italiana Giorgia Meloni ha fatto intervenire l'esercito e ha minacciato di inasprire le pene. 

Ricordi del '68

In un certo senso, la simultaneità di queste proteste ricorda la traiettoria dei movimenti del 1968 che, nati in Cecoslovacchia e Polonia, si diffusero rapidamente in Italia e raggiunsero la Francia in quello che divenne noto come il Maggio francese, sebbene la loro influenza si estese ben oltre i confini di quei paesi. In quegli anni del secolo scorso, l'Europa era ancora una potenza globale, con i suoi cittadini che godevano di un elevato tenore di vita grazie allo Stato sociale e alla diffusa convinzione che un futuro migliore fosse possibile. La ribellione riguardava la democratizzazione dell'istruzione, la messa in discussione della società dei consumi, l'opposizione all'imperialismo e allo stalinismo e la sfida al sistema capitalistico stesso. Fu la più grande sfida al sistema dalla Rivoluzione del 1917.

Un'Europa in crisi

L'attuale ondata di proteste diffuse si sta sviluppando in un'Europa in crisi, sia politicamente che economicamente, e impantanata in un prolungato periodo di bassa crescita. Il capitolo europeo del recente rapporto "World Economic Outlook" del FMI (Bangkok, Thailandia, ottobre 2026) prevede una crescita del PIL di appena l'1,1% quest'anno e dell'1,2% il prossimo anno per l'intera eurozona, mentre la regione presenta significative vulnerabilità fiscali e un debito pubblico regionale che si avvicina al 90% del PIL. Questo rallentamento ha portato a una maggiore disuguaglianza sociale, anche tra i paesi, mentre l'inflazione (3,6% lo scorso settembre), trainata dall'aumento dei costi energetici, si è tradotta in un diffuso malcontento per l'alto costo della vita e la mancanza di accesso a diritti fondamentali, come l'alloggio.

I principali protagonisti sono i giovani studenti, ma non solo; partecipano anche settori della classe lavoratrice e altri gruppi sociali colpiti dalla crisi. Nel loro insieme, i manifestanti rivendicano il diritto all'alloggio, si oppongono alle politiche di austerità che tagliano i fondi ai servizi pubblici (soprattutto sanità e istruzione), all'inflazione (che fa lievitare il costo della vita) e ai bassi salari, all'aumento delle spese militari e al timore che tutta l'Europa venga trascinata in guerra. Salvo alcune eccezioni, l'ondata è caratterizzata dalla mancanza di leader definiti e dall'assenza di partiti o organizzazioni politiche (i social media hanno giocato ancora una volta un ruolo decisivo), nonché dalla violenza scatenata dalle forze repressive e dalla reazione dei manifestanti. Ciò ha sollevato ovunque (anche nel nostro Paese) interrogativi sulla legittimità della violenza di massa rispetto alla violenza di Stato.

 Un'intera generazione sembra dire basta.

Le varie proteste possono avere diverse cause scatenanti. Così, in Francia, Italia e Belgio, la questione principale è stata quella dell'istruzione (tagli al bilancio, carenza di insegnanti, problemi infrastrutturali); in Spagna, quella degli alloggi (prezzi degli immobili esorbitanti e affitti in aumento più rapido dei salari); in Albania, la "Rivoluzione fiamminga" è scoppiata contro un progetto di turismo di lusso (promosso dal genero di Trump) in aree protette, oltre alle rivendicazioni in materia di istruzione.

In ogni paese, un aspetto delle proteste può avere più peso di un altro, ma certamente esiste un filo conduttore che le unisce tutte. Così come nel periodo precedente il malcontento sociale veniva sfruttato da gruppi di estrema destra e di stampo fascista, sembra stia nascendo una nuova fase in cui le classi lavoratrici di diversi paesi, confrontate con problemi simili, iniziano a manifestare collettivamente, non più solo contro l'estrema destra, ma anche contro il capitalismo.

Forse queste nuove generazioni stanno dicendo basta a questo sistema che ci impoverisce economicamente e culturalmente, che ci ha privato della speranza per il futuro. Forse è nata una consapevolezza collettiva che i mali che il capitalismo infligge alle nostre società sono un prodotto del sistema capitalistico stesso. Forse questo segna l'inizio di un nuovo ciclo di lotta di classe nella regione.

Come dice il proverbio, "Gli eventi sono spesso effimeri, ma le loro conseguenze sono spesso durature".

Eduardo Lucita è membro del collettivo EDI –Economisti di Sinistra

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Fonte: Indymedia Argentina

Autore: Eduardo Lucita

Licenza: This work is licensed under Attribution-ShareAlike 4.0 International

Articolo tratto interamente da Indymedia Argentina


HANA e la band giapponese che dà voce al nuovo femminismo



Articolo da Global Voices

La band femminile giapponese HANA è stata recentemente inserita da Forbes nella prestigiosa lista “30 Under 30” del Giappone  [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], che mette in risalto giovani che influenzano il futuro.

Sebbene questo riconoscimento celebri la crescente influenza della band HANA nell'industria musicale, la sua storia riflette anche un più ampio cambiamento sociale e culturale  che si sta verificando in Giappone, soprattutto sul modo in cui le donne comprendono e sposano la causa del femminismo. 

Il problema radicato della diseguaglianza di genere in Giappone

La società giapponese è patriarcale, segnata da un radicato problema di disparità di genere, la quale trova le sue radici nel feudalesimo. Secondo quanto riporta l'indice del  Global Gender Gap 2025, [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] il Giappone si trova alla 118esima posizione dei 148 paesi. I settori in cui vi è maggiore disparità tra uomini e donne sono quello delle opportunità professionali, lo stipendio e la rappresentazione politica, e soprattutto, i giapponesi hanno ostinatamente aderito alle norme convenzionali di genere che vedono le donne destreggiarsi tra  il lavoro domestico non retribuito e allo stesso tempo svolgere dei lavori precari, mentre sugli uomini grava il peso di mantenere una famiglia. 

Molte generazioni di donne giapponesi nel dopoguerra, hanno cercato di sfidare il codice di genere attraverso il Movimento del suffragio femminile [en], e in seguito, attraverso delle riforme istituzionali, legali e politiche, inclusa l'introduzione nel 1999 della Legge sulla Parità di Genere e l'istituzione nel 2001 dell’Ufficio della Parità di Genere [en].

Tuttavia, dall'inizio del 2000, allo scopo di far progredire l'uguaglianza di genere nel governo e nelle pubbliche istituzioni, il movimento femminista ha involontariamente provocato una reazione negativa, mentre i social media stavano cominciando a diffondersi. Online, utenti misogini e conservatori spesso etichettavano le donne [jp, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] che facevano sentire la propria voce in difesa delle pari opportunità e contro il tradizionale ruolo che la società attribuisce loro,  con l'appellativo dispregiativo “ziette femministe” (フェミニストおばさん), insinuando che fossero delle “perdenti” nelle relazioni eterosessuali.

Allo stesso tempo, le giovani donne sono riluttanti nel supportare la causa femminista [en], da una parte perché la interpretano come un'autovittimizzazione che mostra le donne come oppresse, e dall'altra, perché s'identificano in diverse immagini di donne che includono anche immagini sexy, spesso ritenute dalla vecchia  generazione di femministe come una forma di “oggettificazione delle donne”.

Per le giovani donne giapponesi, le immagini di donne nel programma televisivo “No No Girls” che ha in seguito portato al successo la band femminile HANA, hanno non soltanto messo in discussione il ruolo di genere  tradizionale, ma sono state anche percepite come  più emancipatorie rispetto a quelle delle donne stereotipicamente asessuali  e professionali, promosse dalla generazione precedente. 

No No Girls e HANA: Mettere sfidare gli stereotipi di genere

Infatti, Chanmina [it], un artista giappo-coreano, produttore del programma, ha spiegato così la scelta del nome “No”:

Non essere falsa: Sii  te stessa, esprimiti, mostra la tua vita e la verità.

Non essere pigra: Lavora sodo più di tutti, prendi consapevolezza e possesso del tuo valore.

Non odiare: Non ti arrendere; credi nel tuo valore e nella tua voce.

Il programma televisivo reclutava ragazze che erano state rifiutate dall'industria dell'intrattenimento, dalla società o da se stesse. Il  suo messaggio fondamentale consisteva nel fatto che, le donne potessero essere potenti non soddisfacendo le aspettative esterne ma affermando la loro individualità e resilienza, così come spiega Chanmina:

Non ci importa della tua altezza, del tuo peso, o della tua età. Mostraci soltanto la tua voce e la tua vita.

La sigla del programma televisivo, “NG,” comunica un messaggio simile, facendosi beffa del costante giudizio sul corpo delle donne e, incoraggiando queste ultime nel coltivare l'amore per se stesse.

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Autore: scritto da Jo Carter - tradotto da Sara Scibetta

Licenza: Creative Commons License
Articolo tratto interamente da Global Voices 

Photo credit BuzzFeed Japan, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons


Non sono un cliente...

 



"Non sono un cliente, né un consumatore, né un utente, non sono un lavativo, un parassita, né un mendicante, né un ladro, non sono un numero di previdenza sociale, né un puntino su uno schermo. Ho pagato il dovuto, mai un centesimo di meno, orgoglioso di farlo. Non chino mai la testa, ma guardo il prossimo negli occhi e lo aiuto quando posso. Non accetto e non chiedo elemosina. Mi chiamo Daniel Blake, sono un uomo e non un cane; come tale esigo i miei diritti, esigo di essere trattato con rispetto. Io, Daniel Blake, sono un cittadino. Niente di più e niente di meno."

Daniel Blake
Tratto dal film Io, Daniel Blake di Ken Loach






Ottobre di Antonia Pozzi


Ottobre

È crollo di morta stagione
quest'acqua notturna sui ciotoli.

Lànguono
fuochi di carbonai sulla montagna
e gela
nella fontana un fioco lume.

L'alba vedrà
l'ultima mandria divallare
coi cani, coi cavalli,
in poca polvere
dietro un dosso scomporsi.

Antonia Pozzi


I figli sono come gli aquiloni



"I figli sono come gli aquiloni. Arriva il giorno in cui si innalzano e tu devi insegnare loro a volare, tenendoli con quel filo esile che si dipana dalle tue mani. Possono cadere a terra più volte e tu dovrai ripararli e innalzarli ancora nel vento. Ti chiederanno sempre più spago e per ogni metro che si dipanerà dalle tue mani, il tuo cuore si riempirà di gioia e di tristezza. Via via che l’aquilone si allontanerà, avvertirai che il filo che ti unisce a lui prima o poi si spezzerà e lo vedrai volare libero e solo nel cielo della vita. In quel momento ti renderai conto di aver assolto il tuo compito di genitore e ti augurerai che il vento sia sempre propizio."

Romano Battaglia


C’è un male che molti di noi tollerano...


"C’è un male che molti di noi tollerano e di cui sono persino colpevoli: l’indifferenza al male. Noi restiamo neutrali, imparziali e non siamo facilmente scossi dal male inferto ad altre persone. L’indifferenza al male è più insidiosa del male stesso; è più universale, più contagiosa e più pericolosa. Si tratta di una giustificazione silenziosa che rende possibile un male che erompe come un’eccezione e lo fa diventare la regola, rendendolo così accetto."

Abraham Joshua Heschel

Ottobre - I dieci giorni che sconvolsero il mondo (film completo 1928) di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn

Ottobre (1928), diretto da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, è un capolavoro del cinema sovietico che celebra la Rivoluzione d'Ottobre del 1917. Il film è noto per il suo uso innovativo del montaggio e per la sua rappresentazione epica degli eventi storici. Puoi guardarlo in questo blog, essendo in pubblico dominio, quindi accessibile a tutti senza restrizioni legali. Buona visione!

Video credit Sergei Eisenstein and Grigori Aleksandrov caricato su Internet Archive - licenza: Public domain

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