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giovedì 12 marzo 2026

Dunque ora per voi è l’ora di parlare


Dunque ora per voi è l’ora di parlare

Tutti voi amanti della libertà

Tutti voi amanti della ricerca della felicità

Tutti voi amanti e dormienti

Sprofondati nel vostro sogno privato

Ora per voi è l’ora di parlare

O silente maggioranza

Prima che vengano a prendervi!

Lawrence Ferlinghetti



La colonna sonora della resistenza: da Springsteen alla nuova protesta americana



Articolo da Cultweek

Il Boss è il primo della lista. Ma in questa sontuosa rassegna della canzone americana della ribellione e del dissenso (48 brani) non manca nulla, o quasi. Procedendo a ritroso dalle canzoni ispirate dal Black Lives Matter (“I Can’t Breathe”  della Sarmiento) e passando per “Freedom” di Beyoncé si ripercorrono le note e i versi dolenti e roventi delle varie tappe della contestazione USA. Indietro fino a classici immortali come “Hurricane” di Dylan o “Strange Fruit” di Billie Holiday per concludere con la remota (1929) “How Can A Poor Man Stand Such Times And Live?” del cantante e violinista cieco Alfred Reed, ripresa anche da Ry Cooder e Bruce Springsteen

«Tra il ghiaccio e il freddo dell’inverno / Lungo Nicollet Avenue / Una città in fiamme combatteva fuoco e gelo / Sotto gli stivali di un occupante / L’armata privata di Re Trump / Pistole allacciate ai loro cappotti / Sono venuti a Minneapolis per far rispettare la legge / O almeno così dicono loro / Contro il fumo e i proiettili di gomma / Alle prime luci dell’alba / I cittadini si sono schierati per la giustizia / Le loro voci risuonavano nella notte / E c’erano impronte insanguinate / Dove avrebbe dovuto esserci la misericordia / E due morti, lasciati a morire su strade innevate / Alex Pretti e Renee Good». 
Bruce Springsteen dedica Streets Of Minneapolis alle due vittime dell’ICE (Immigration Customs Enforcement), la brutale polizia che dà la caccia agli immigrati per conto di Trump. E la conclude facendo diventare ritornello lo slogan dei manifestanti: “ICE out”, fuori i criminali mascherati da poliziotti dalle città americane. È soltanto l’ultima di una nutrita serie di canzoni che hanno per oggetto la violenza e le discriminazioni negli Stati Uniti. Ne abbiamo scelto altre 47, ma potrebbero essere molte di più.

1 / 3. H.E.R., I Can’t Breathe (2020) 
Gabriella Sarmiento Wilson nota come H.E.R., 25 milioni di dischi venduti e un Oscar per la miglior canzone nel 2021, è la più popolare tra le esponenti dell’ultima leva R&B. «Non riesco a respirare / Mi stai prendendo la vita / Non riesco a respirare / Qualcuno combatterà per me?» è esplicitamente dedicata a George Floyd, nero di Minneapolis ucciso mentre era disarmato dall’agente di polizia Derek Chauvin, che gli ha premuto per nove minuti il ginocchio sul collo. L’assassinio di Floyd ha dato vita al movimento Black Lives Matter, titolo anche di numerose canzoni (segnaliamo qui quelle eseguite da BeBe Winans e Dax).

4. Denzel Curry e Terrace Martin, Pig Feet (2020) 
«Gli hanno sparato, gli hanno sparato / Oh mio Dio non aveva nemmeno una pistola… / Elicotteri sul mio balcone / Se la polizia non può molestare, vogliono fumare ogni grammo di me… / Vai in prigione e fatti uccidere … / Dieci anni più quattro, i bambini muoiono in guerra… / Chiudi le scuole per aprire negozi di droga e armi…». Sono solo alcuni campioni del lungo flusso verbale orchestrato dal rapper Denzel Curry e dal produttore e polistrumentista Terrace Martin. “Pig”, come si intuirà, è il termine dispregiativo usato per i poliziotti.

5. Trey Songz, 2020 Riots: How Many Times (2020) 
«Quante madri dovranno piangere / Quanti fratelli dovranno morire / Quante altre volte ? / Quante altre marce? / Quanti altri cartelli ? / Quante altre vite?» dice la dolente canzone di Tremaine Aldon Neverson, classe 1984, cantautore, produttore e attore con il nome d’arte Trey Songz.

6. Carrie Underwood, The Bullet (2018) 
«Le limousine se ne vanno, hanno detto le preghiere e battuto le mani, il mascara è colato dagli occhi ma le lacrime non si arrestano. Puoi incolpare l’odio e le armi, ma le madri non dovrebbero seppellire i loro figli. Le ha lasciato un buco nel cuore che si allarga, perché il proiettile continua a scavare». Tra il kitsch e il melò, anche il country di Nashville condanna le sparatorie nei campus e nelle scuole che falciano decine di adolescenti. Lo fa Carrie Underwood, 95 milioni di dischi venduti e una stella nella Hollywood Walk of Fame.

7. Beyoncè, Freedom (2016). 
La più influente e popolare cantante nera del terzo millennio, 200 milioni di dischi venduti e 35 Grammy conquistati, sorprende tutti con la potente Freedom, affiancata da Kendrick Lamar. «Continuerò a correre / Perché un vincitore non si arrende / Dieci Ave Maria, medito per esercitarmi / I notiziari di Channel 9 mi dicono che sto andando indietro / Mancano otto isolati, la morte è dietro l’angolo / Sette false affermazioni sulla mia persona / Sei fari che ondeggiano nella mia direzione / Five-O (la polizia, ndr) mi chiede cosa ho in mano / Sì, continuo a correre, salto negli acquedotti / Schivo idranti e pericoli / Allarmi antifumo dietro di noi… / Avrei potuto essere più di quel che devo essere / Mi ha derubato, mi ha mentito, l’ipocrisia della nazione … / Sì, apri i cancelli della galera nel deserto / Sì, apri la nostra mente mentre scacciamo l’oppressione… / Libertà! / Non posso muovermi / Libertà, liberami! / Dove sei? / Spezzo le catene da sola».

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Fonte: Cultweek

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Articolo tratto interamente da 
Cultweek


Il mito dei giudici intoccabili: analisi di una bufala elettorale



Articolo da Volere la luna

«I magistrati se sbagliano vengono comunque assolti». È una frase che viene pronunciata senza che l’autore si preoccupi di dimostrarla. In realtà, i dati ufficiali sui provvedimenti disciplinari proposti e adottati nei confronti dei magistrati inducono a una valutazione assai diversa.

La Costituzione (art. 107) e le norme vigenti (decreto legislativo n. 109/2006) consentono al Ministro della Giustizia e al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione di promuovere l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. I dati a disposizione mostrano che le azioni disciplinari sono state avviate dal Ministro in 24 casi nel 2023 (27%) e in 27 nel 2024 (34%). Quelle proposte dal Procuratore sono state 66 nel 2023 (73%) e 53 nel 2024 (66%). Queste percentuali dimostrano come la magistratura di fatto sia più severa del ministero della giustizia nel proporre l’apertura di un procedimento nei confronti dei giudici o dei pubblici ministeri.

La valutazione dei vari casi segnalati e la decisione di applicare eventuali sanzioni spettano alla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (art. 105 Costituzione). In questo caso sono disponili i dati dal febbraio 2023 al dicembre 2025: sono state emesse 199 sentenze, di cui 23 con l’esclusione dal procedimento per decesso o per cessata appartenenza dell’incolpato all’ordine giudiziario. Delle 176 sentenze effettive, sono state comminate 82 condanne (47%) e 94 assoluzioni (53%). Ovviamente è impossibile entrare nel merito di queste sentenze, ma si conoscono i dati delle impugnazioni. Sia il Procuratore sia il Ministro, oltre al magistrato incolpato, hanno la facoltà di ricorrere in Cassazione qualora ritengano che la sentenza sia ingiusta. La Procura Generale ha impugnato 13 sentenze (7%), mentre il Ministro ne ha impugnate 9 (5%). Quest’ultimo dato dimostra che il Ministro della Giustizia ha condiviso il 95% delle sentenze emesse dal Consiglio Superiore della Magistratura negli ultimi 3 anni.

A questo punto resta da spiegare perché lo stesso Ministro abbia presentato (insieme alla Presidente del Consiglio dei Ministri) la proposta di revisione costituzionale che prevede di sottrarre la competenza disciplinare al Consiglio Superiore della Magistratura per attribuirla all’Alta Corte disciplinare, che verrebbe istituita se al referendum del 22-23 marzo vincessero i favorevoli. Occorre notare che l’Alta Corte si differenzia per diversi aspetti dall’attuale Consiglio Superiore.

In particolare, attualmente del Consiglio possono fare parte magistrati sia di merito sia di legittimità. Invece, nell’Alta Corte potranno essere sorteggiati e insediati soltanto magistrati di Cassazione. Questa scelta si pone in contraddizione con quanto stabilisce la Costituzione vigente, che prescrive che “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni” (art. 107). Ma soprattutto è evidente il rischio che la mancanza di magistrati di merito in seno all’Alta Corte possa determinare una valutazione oggettivamente parziale dei comportamenti dei magistrati di ogni funzione sottoposti a giudizio disciplinare.

Inoltre, se nell’Alta Corte disciplinare possono essere presenti pubblici ministeri soltanto di Cassazione, si crea un problema almeno di opportunità per le azioni disciplinari promosse dal Procuratore Generale di Cassazione, poiché quest’ultimo di fatto è il “capo” di quei pubblici ministeri. In questo caso la tanto sbandierata terzietà del giudice, su cui insistono i promotori della riforma costituzionale, è finita tranquillamente nel dimenticatoio.

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Fonte: Volere la luna

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Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da Volere la luna


Si è spenta Enrica Bonaccorti

Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto 

Roma – Enrica Bonaccorti, celebre conduttrice televisiva, attrice e autrice italiana, è morta oggi all’età di 76 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro.

La notizia del decesso è stata diffusa nelle prime ore da diverse agenzie di stampa e confermata da media nazionali. Bonaccorti combatteva da tempo contro una forma aggressiva di tumore al pancreas, malattia che aveva reso pubblica lo scorso anno e di cui aveva parlato apertamente in diverse interviste.

Nata a Savona nel 1949, era una figura ben nota al pubblico televisivo italiano per il suo stile diretto e la capacità di coinvolgere gli spettatori. Nel corso di una carriera lunga oltre cinque decenni, si era distinta anche come attrice, scrittrice e paroliera, collaborando con importanti artisti della canzone italiana e lavorando in numerosi programmi televisivi e radiofonici.

Negli ultimi mesi la sua battaglia contro la malattia aveva attirato grande attenzione mediatica. Aveva affrontato cure impegnative e, nonostante le difficoltà, aveva più volte espresso il desiderio di continuare a condividere con il pubblico la sua esperienza.

La sua scomparsa ha suscitato un’ondata di cordoglio nel mondo dello spettacolo e tra i telespettatori, che la ricordano come una delle voci più riconoscibili e amate della televisione italiana. 

Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Autori: vari

Licenza: 
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 2.5 Generic License.


Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Photo credit Elena Torre from Viareggio, Italia, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


Web rewind: quando aspettare un mese per un software era la parte più bella



Angolo curato e gestito da Morpheus

Chi è cresciuto oggi non può capire cosa significasse "scaricare" un software nel 1998. Non c'erano icone che rimbalzavano o download istantanei. C'era solo un rito sacro: il viaggio in edicola.

C’era un giorno preciso del mese in cui correvi dal giornalaio con i soldi contati. Il trofeo era lì: una rivista pesante, avvolta nel cellophane, con quel disco argentato che brillava in copertina. PC Professionale, Win Magazine, The Games Machine.

Aprire quel cellophane era un’esperienza sensoriale. C’era l’odore della carta stampata che si mischiava a quello della custodia di plastica del CD. Non stavi solo comprando una rivista; stavi comprando i "superpoteri" per il tuo computer.

Tornavi a casa, accendevi il PC (che ci metteva tre minuti solo per farti vedere il desktop) e infilavi il disco nel lettore. Il rumore era inconfondibile: quel vrrrrr metallico del lettore CD che cercava di leggere i dati, mentre tu fissavi il led verde lampeggiante con una speranza infinita.

Oggi scarichiamo Gigabyte di dati in pochi secondi e li dimentichiamo un attimo dopo. Ma quei CD... quei CD li studiavamo. Leggevamo l'indice dei contenuti come se fosse un testo sacro. Se un disco era rigato, era una tragedia nazionale; provavi a pulirlo con la maglietta o, nei casi disperati, col dentifricio, sperando nel miracolo.

Oggi quei dischi sono probabilmente in uno scatolone in cantina o sono diventati dei sottobicchieri. Ma ogni volta che ne troviamo uno, è impossibile non sorridere pensando a quanto eravamo felici con soli 650 MB di novità.

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.

Immagine generata con intelligenza artificiale


Ricorda che la mente...

"Ricorda che la mente è il potere che governa questo corpo, quindi se la mente è debole anche il corpo diventa debole. Non intrististi o preoccuparti di nulla. Se rafforzi la tua mente non sentirai sofferenze fisiche. Non importa cosa succede, devi essere assolutamente libero nella tua mente. Come in un sogno puoi pensare che stai male e svegliandoti di colpo vedi che non è vero, così nello stato di veglia devi sapere che la vita non è altro che un sogno. La mente non ha alcun legame con il corpo se non quello che tu gli dai. Quando la mente potrà rimanere distaccata dal corpo a tuo piacimento, tu sarai libero." 

Paramahansa Yogananda


Marzo di Carlo Michelstaedter



Marzo

Marzo ventoso
mese adolescente,
marzo luminoso,
marzo impertinente,

marzo che fai tuoi giochi
con le nuvole in alto
e con l’ombre e le luci
dài mutevol risalto
alla terra stupita,

alla terra intorpidita,
mentre dal seno le strappi
e le primole e le rose,
e fresch’acque rigogliose
lieto fai rigorgogliare.

Ed il passero riscuoti
con la tua folle ventata
nella sua grondaia secca,
nella siepe denudata.

Spazzi i portici e le calli
e la nebbia nelle valli,
e la polvere degli avi
e i propositi dei savi

rompi e l’ombra delle chiese.
Ed il pavido borghese
che nell’ossa porta il gelo
dell’inverno trapassato
e col corpo imbarazzato
geme il reuma ed il torpore
che nel volto porta il velo
della noia ed il pallore
della diuturna morte,
si rinchiude frettoloso
si rinvoltola accidioso
e rincardina le porte.

Se lo scuoti e lo palesi,
marzo, giovine pazzia,
la sua trista nostalgia
sogna il sonno di sei mesi.

Ei ti teme, dolce frate
marzo, terrore giococso,
ma tu passi vittorioso,
sbatti gli usci e le impannate
con le tue folli ventate,

e la densa polve sveli
nel tuo raggio popolato,
e sul legno affumicato
i vetusti ragnateli.

Poichè il termine al riposo
canti, marzo adolescente,
t’odia questa buona gente,
marzo luminoso.

Ma se t’odiano addormiti
nelle coltri riscaldate,
ed i passeri impauriti
nelle siepi denudate,

t’ama il falco su nell’aria
che più agile si libra
nella tua ventata varia,
e la sente in ogni fibra
lieta della tua procella,
chè per lei si fa più bella,
che per lei si fa più pura
ai suoi occhi la natura.

Marzo luminoso
mese adolescente,
marzo irriverente,
marzo ventoso. 

Carlo Michelstaedter