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martedì 17 marzo 2026

Io mi domando...



"Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l'andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione Repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna-Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l'eroismo è giunto alla soglia della santità.
Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all'Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore.
Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti.
Non dobbiamo tradirli."

Piero Calamandrei


Il nodo della collusione politica


"Il nodo della collusione politica va sciolto una volta per sempre. I partiti hanno il dovere di essere al di sopra dei sospetti. Devono "dare l'esempio". Chi rappresenta il popolo non può permettersi di suscitare il minimo dubbio sulla propria condotta morale."

Rita Borsellino

Photo credit Dedda71CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons


Legalità, l’Italia scivola al 52° posto



Articolo da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS

Peggiora nel mondo il Corruption Perceptions Index di Transparency International. 122 Paesi su 182 restano sotto la soglia dei 50 punti, indicando livelli elevati di corruzione percepita.

Secondo il nuovo Corruption Perceptions Index (Cpi) 2025, pubblicato da Transparency International, la corruzione nel settore pubblico continua a rappresentare una sfida diffusa a livello globale. L’indice misura i livelli percepiti di corruzione in 182 Paesi e territori, utilizzando 13 fonti di dati indipendenti e una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).
L’edizione 2025 evidenzia un peggioramento complessivo della situazione internazionale. La media globale dell’indice è scesa a 42 punti su 100, segnando un arretramento per la prima volta in oltre un decennio. La grande maggioranza dei Paesi non riesce a contenere il fenomeno: 122 su 182 registrano un punteggio inferiore a 50, segnale di livelli elevati di corruzione percepita. Parallelamente, diminuisce anche il numero dei Paesi che ottengono i risultati migliori. Oggi sono soltanto cinque i Paesi con un punteggio superiore a 80 (Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Svizzera).

Il peggioramento nelle democrazie consolidate

Paesi tradizionalmente considerati solidi sotto il profilo della governance registrano segnali di arretramento. Tra questi figurano gli Stati Uniti, che ottengono 64 punti, il Canada con 75, e la Nuova Zelanda con 81. Analoghe dinamiche emergono anche in Europa, dove si registrano punteggi inferiori rispetto al passato in Paesi come Regno Unito (70), Francia (66) e Svezia (80). Nel complesso, negli ultimi dieci anni 13 Paesi dell’Europa occidentale e dell’Unione europea hanno registrato un peggioramento significativo, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti.

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la riduzione dello spazio civico: dal 2012, 36 dei 50 Paesi che hanno registrato un calo significativo del Cpi hanno visto anche restringersi la libertà di espressione, associazione e riunione. Il Rapporto evidenzia come i punteggi più elevati tendano a essere associati a sistemi democratici solidi, caratterizzati da controlli e contrappesi istituzionali efficaci. Al contrario, punteggi bassi o in calo sono spesso collegati alla politicizzazione dei sistemi giudiziari, all’indebolimento delle istituzioni di controllo e all’influenza indebita nei processi politici.

L’Italia continua ad arretrare

All’interno di questo quadro internazionale, l’Italia registra un nuovo segnale di arretramento. Nel Cpi 2025 il nostro Paese ottiene un punteggio di 53, in calo di un punto rispetto al 2024, quando aveva già registrato la prima inversione di tendenza dal 2012. Il risultato colloca l’Italia al 52° posto su 182 Paesi e territori, confermando la stessa posizione dello scorso anno. Il dato segna una fase di difficoltà per il sistema nazionale di prevenzione della corruzione, che negli anni precedenti aveva mostrato segnali di miglioramento. Secondo Transparency International, il quadro italiano risente di una serie di cambiamenti normativi e istituzionali che incidono sull’efficacia delle politiche anticorruzione. Tra questi viene citata la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, che ha ridotto uno degli strumenti giuridici utilizzati per contrastare comportamenti illeciti nella pubblica amministrazione. Nel 2025 l’Italia, insieme alla Germania, ha inoltre contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea nell’ambito della Direttiva anticorruzione proposta dalla Commissione europea nel 2023 e approvata provvisoriamente a dicembre 2025.

Le criticità del sistema nazionale di prevenzione

Transparency International Italia individua ulteriori criticità nel sistema nazionale di prevenzione della corruzione. Tra queste viene segnalata la mancanza di una legge organica sul lobbying, considerata uno degli strumenti utili a rafforzare la trasparenza nei rapporti tra interessi privati e decisioni pubbliche. Una proposta di legge sul tema è stata approvata alla Camera nel gennaio 2026, ma il testo è giudicato incompleto e dovrà ora essere esaminato dal Senato. Tra gli altri elementi evidenziati figurano la mancanza di una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi e la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che incidono sul sistema di integrità pubblica e sulle misure di contrasto al riciclaggio.

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Fonte: Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS 

Autore: 
Tommaso Tautonico 

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.


Articolo tratto interamente da Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS 


Sessant’anni di resistenza cubana contro l’embargo



Articolo da L'Ordine Nuovo

Considerata dalla Casa Bianca uno Stato “sponsor del terrorismo” senza alcuna base empirica, vittima da 65 anni di un blocco commerciale che, puntualmente, ogni anno viene condannato persino dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Cuba sta attualmente subendo un inasprimento delle sanzioni da parte dell’amministrazione di Donald Trump, il quale continua a definire la pacifica isola «una minaccia non comune e straordinaria alla sicurezza degli USA». Come conseguenza, il Paese caraibico sta soffrendo di una gravissima penuria di energia e farmaci, al punto che il presidente  Miguel Dìaz-Canel è stato di fatto costretto a realizzare quel piano “Opzione Zero” (dove lo zero sta per il quantitativo di petrolio a disposizione dei cubani) elaborato da Fidel Castro nei primi anni Novanta, e mai attuato, per garantire la sopravvivenza della Rivoluzione dopo la caduta dell’Unione Sovietica anche in caso di un blocco dei rifornimenti energetici. In questo articolo faremo una panoramica delle conseguenze, passate e presenti, che il criminale blocco statunitense ha avuto su Cuba e sulla qualità della vita dei suoi abitanti, con una prima parte dedicata a dati statistici e a smentire alcuni luoghi comuni su Cuba e una seconda parte incentrata su un’intervista ad un testimone che abita sull’isola.

Le potenzialità del sistema cubano

Cuba è stata spesso oggetto di analisi e statistiche che hanno confermato le enormi potenzialità dell’isola. Al principio del 2008, ad esempio, Carlos Fernández Liria, professore di filosofia dell’Università Complutense di Madrid, pubblicò un articolo critico sul modello di sviluppo capitalista dei paesi industrializzati occidentali. Alla base della critica dello studioso spagnolo vi era il grafico elaborato da Mathis Wackernagel, ricercatore della Global Footprint Network della California e coideatore del concetto di «impronta ecologica», che ordina diverse aree geografiche in uno spazio cartesiano determinato dall’Indice di Sviluppo Umano (HDI) in ascissa e dall’impronta ecologica (EFP) in ordinata.

L’impronta ecologica è espressa in quantità di pianeti Terra che occorrerebbero laddove un certo livello di consumo presente in un dato territorio (paese nazionale o regione geografica) fosse esteso a tutto il mondo. Tale grafico fu elaborato a partire da un’analisi di dati provenienti da 93 paesi per un periodo compreso tra il 1975 e il 2003. Ebbene, dal grafico elaborato da Wackernagel, Liria osservò che Cuba socialista era il solo paese ad avere un elevato Indice di Sviluppo Umano (il suo HDI era di poco superiore a 0.8) e un’impronta ecologica sostenibile (EFP). In altre parole, Cuba aveva raggiunto un elevato HDI ed aveva un modello di sviluppo che, se esteso all’intera popolazione mondiale, avrebbe consumato non più risorse di quelle presenti in un solo pianeta terra.

Al contrario, i paesi capitalisti sviluppati occidentali, quali ad esempio il Regno Unito o più in generale i paesi dell’area nord-americana o europea, mostravano certamente un HDI alto (HDI ≥ 0.8), ma al contempo un modello di sviluppo che se fosse esteso all’intera popolazione mondiale necessiterebbe di risorse ambientali pari a 3 o più pianeti Terra. In altre parole, Cuba è risultata essere il solo paese tra i 93 analizzati ad avere uno sviluppo socialmente soddisfacente ed anche ecologicamente sostenibile. Questo è significativo poiché dimostra le capacità del sistema cubano di superare le endemiche contraddizioni del capitalismo – la sua natura anarchica e caotica – che provocano così tanti squilibri nell’ecosistema, con gravi conseguenze anche sulla popolazione di un territorio. Il fatto di porre in primo piano il benessere dell’essere umano nella sua universalità, sia nei suoi rapporti con l’ambiente che nei rapporti tra gli individui, ha condotto alla politica di solidarietà internazionalista del governo dell’isola, capace di esportare competenze attraverso, per esempio, la Brigata medica cubana, un programma – anche questo – sanzionato dagli Stati Uniti ma che tanta importanza ha avuto in Italia nella lotta contro il Covid e continua ad avere per il dissestato servizio sanitario calabrese. Come appendice a questo paragrafo, aggiungiamo che dal punto di vista della sostenibilità economica il modello socialista cubano, che garantisce istruzione, sanità e alloggi per tutta la popolazione, difficilmente può essere valutato senza tener conto del blocco commerciale, eppure la media di crescita del Pil cubano è stata dell’1,5% – 2% negli anni recenti, pur sempre maggiore di quella di diversi Paesi europei.

Il modello politico cubano

Una delle ragioni richiamate spesso da chi giustifica le restrizioni a Cuba è quella secondo cui il governo cubano sarebbe “una dittatura” che non permette il “pluralismo”. Questa tesi viene di solito supportata dalla constatazione che il sistema cubano non contempla l’esistenza dei partiti al di fuori del Partito Comunista di Cuba. Ciò, tuttavia, si situa in un modello di democrazia completamente differente da quello borghese. A Cuba il processo elettorale, come fu nella maggior parte dei Paesi socialisti, non è una competizione fra partiti (nella quale spesso vince la compagine che dispone di più risorse economiche per finanziare le campagne elettorali) ma coincide in prima istanza con una scelta democratica, da parte delle assemblee e delle comunità locali, di rappresentanti indipendenti o legati al Partito, i quali possono essere eletti ai vari livelli, dalle amministrazioni locali fino all’Assemblea Nazionale. Nell’elezione di quest’ultima, per esempio, le candidature non sono proposte dal Partito Comunista di Cuba, bensì da “commissioni di candidature” composte da organizzazioni di massa (sindacati, federazioni studentesche, comitati di quartiere) e successivamente approvate dalle assemblee municipali. Infine, la tornata elettorale con suffragio universale serve a confermare o meno i candidati proposti i quali, se eletti, possono essere revocati dai loro elettori in qualsiasi momento del mandato. Una volta eletta, l’Assemblea Nazionale individua tra i suoi membri il Presidente e il Vicepresidente della Repubblica, oltre al Consiglio di Stato. In questo senso, il fatto che Fidel Castro sia stato al potere per quasi 50 anni riflette il voto unanime dell’Assemblea ad ogni elezione, dovuto al suo prestigio e al suo carisma.

Le caratteristiche del blocco commerciale contro Cuba

Il bloqueo statunitense non è solo un atto criminale che dal 1961 impedisce le transazioni con gli Stati Uniti stessi, è una tattica imperialista che provoca conseguenze nel commercio di Cuba con tutti gli altri Paesi. Il blocco commerciale statunitense contro Cuba include severi meccanismi sanzionatori rivolti a navi di qualsiasi nazionalità che commerciano con l’isola. Queste sanzioni, basate su leggi come il Cuban Democracy Act del 1992 e l’Helms-Burton Act del 1996, prevedono, ad esempio, che qualsiasi nave (sia statunitense che straniera) che attracca in un porto cubano per caricare o scaricare merci non possa entrare in un porto degli Stati Uniti per scopi commerciali per i successivi 180 giorni dalla sua partenza da Cuba, a meno che non ottenga una specifica autorizzazione dall’OFAC (Office of Foreign Assets Control).

In questo modo le compagnie di navigazione preferiscono non commerciare con Cuba e questa deve pagare a caro prezzo qualsiasi consegna di merci. La legge prevede sanzioni anche verso chi fornisce assistenza ai cubani: se un Paese concede 100 milioni a Cuba, gli Usa riducono di 100 milioni gli eventuali aiuti a questo Paese. Come rivelato da Cuba durante una recente discussione sull’embargo americano alle Nazioni Unite, il danno totale causato storicamente da questo al Paese ammonta a 1,499 milioni di miliardi di dollari, considerando il valore del dollaro statunitense rispetto al prezzo dell’oro. Negli ultimi 18 anni, Cuba avrebbe perso 252mila miliardi di dollari.

I danni del bloqueo possono essere categorizzati nel seguente modo, che rende evidente l’impatto concreto della misura sulla vita economica dell’isola:

  1. a) la perdita di guadagni causata dagli ostacoli posti allo sviluppo di servizi ed esportazioni (turismo, trasporto aereo, zucchero, nickel);
  2. b) le perdite registrate come risultato del riorientamento geografico dei flussi commerciali (aumento dei costi di trasporto, imballaggio e vendita nell’acquisto dei beni);
  3. c) l’impatto delle limitazioni imposte alla crescita della produzione nazionale di beni e servizi (accesso limitato alla tecnologia, accesso limitato alle strumentazioni e di conseguenza veloce obsolescenza delle attrezzature, ridimensionamento forzato delle aziende, serie difficoltà affrontate da settori come quello zuccheriero, elettrico, dei trasporti ed agricolo);
  4. d) restrizioni monetarie e finanziarie (l’impedimento alla rinegoziazione del debito con l’estero, l’impossibilità di accedere al mercato del dollaro, l’aumento dei costi di finanziamento dovuto all’opposizione degli Stati Uniti all’accesso cubano ad istituzioni finanziarie internazionali);
  5. e) le conseguenze perniciose degli incentivi all’emigrazione, anche illegale (perdita di risorse umane e di talenti nati nell’ambito del sistema educativo cubano);
  6. f) danni sociali (legati alla scarsità di cibo, a deficienze sanitarie, educative, culturali, sportive).

Come riportato da diversi studi, negli ultimi anni il blocco ha già causato sofferenze ingiustificate alla popolazione cubana. Molti medicinali che non sono prodotti nel Paese scarseggiano, e questo complica l’attuazione di trattamenti contro il cancro al seno, la leucemia, le malattie cardiovascolari e renali, l’AIDS. La tragedia umana, che è l’obiettivo ultimo dell’embargo, è stata fino ad ora evitata solo in virtù della volontà dello Stato cubano di mantenere intatti i pilastri della Rivoluzione che garantisce a tutti, tra le varie cose, cibo a prezzi modici ed alimentazione gratuita negli asili nido, nelle scuole, negli ospedali e negli ospizi. Anche questo fatto deve essere considerato una conferma della priorità che le autorità cubane hanno conferito allo sviluppo umano, cosa che spiega come Cuba abbia mantenuto alti i suoi standard di buona salute, alfabetizzazione, ricerca e cultura nonostante la limitatezza dei fondi ed i problemi seguiti alla caduta dell’Unione Sovietica e del blocco socialista.

A partire dall’inizio del 2026, il significativo inasprimento delle misure statunitensi  si è focalizzato in particolare sul settore energetico e petrolifero, provocando un inasprimento della crisi economica e umanitaria sull’isola: a fine gennaio, l’amministrazione Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14380, denominato “Addressing Threats to the United States by the Government of Cuba”, il quale dichiara un’emergenza nazionale e autorizza sanzioni e tariffe sui beni provenienti da Paesi che forniscono petrolio a Cuba. Inoltre, gli Stati Uniti hanno messo in pratica un vero e proprio blocco petrolifero, intensificando le azioni per bloccare le forniture di carburante verso l’isola, inclusa l’intercettazione di navi cisterna che trasportavano petrolio venezuelano a Cuba. Questa mossa è stata descritta come il più efficace blocco navale dai tempi della crisi dei missili del 1962.

Lasciamo ora parlare la voce di chi affronta queste difficoltà su Cuba stessa, attraverso quella di un nostro connazionale, Andrea Paolieri, che da anni vive e lavora nel Paese caraibico.

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Fonte: L'Ordine Nuovo

Autore: 
Domenico Cortese

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.

Articolo tratto interamente da 
L'Ordine Nuovo


È giusto che in Italia, mentre i grandi monopoli...

"È giusto che in Italia, mentre i grandi monopoli continuano a moltiplicare i loro profitti e le loro ricchezze, ai lavoratori non rimangano che le briciole? È giusto che il salario dei lavoratori sia al di sotto dei bisogni vitali dei lavoratori stessi e delle loro famiglie, delle loro creature? È giusto questo? Di questo dobbiamo parlare, perché questo è il compito del sindacato."

Giuseppe Di Vittorio



Le semplici parole non bastano


“Le semplici parole non bastano. Devono trasmettere il colore, il fascino e il battito della vita. Devono avere un guizzo di arguzia che produca un suono bonario come una risata attraverso il buco della serratura della mente del lettore.” 

Corra Harris

La danza è tutta la mia vita...


La danza è tutta la mia vita. Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno. Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può più tornare indietro. È la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei "quando finirò di vivere".

Rudol'f Nureev