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venerdì 3 aprile 2026

Un foglio nella notte che dice molto più di un insulto


Nella notte è comparso un manifesto intimidatorio contro la deputata Nadia Romeo sulla sede della CGIL di Rovigo. Un foglio A4, attaccato con lo scotch, con un messaggio scritto a pennarello: “Nadia Romeo sei solo una povera comunista di m...a. Guardati le spalle, amica dei ni di m*a”. Accanto, due simboli che parlano da soli: la tartaruga di CasaPound Veneto e una croce celtica disegnata a mano.

L’episodio non arriva dal nulla. Solo pochi giorni fa Romeo, insieme ad altri 31 deputati dell’opposizione, aveva partecipato all’occupazione della sala stampa della Camera per impedire una conferenza di CasaPound. Un gesto politico forte, che è costato ai parlamentari coinvolti una sospensione: cinque giorni per alcuni, tra cui la stessa Romeo, quattro per altri.

La minaccia di oggi si inserisce esattamente in quel clima. Non è un atto isolato, né una bravata: è una risposta, un messaggio diretto dopo uno scontro politico frontale.

La reazione del PD e del centrosinistra è stata immediata. La segretaria Elly Schlein, la capogruppo Chiara Braga e molti altri esponenti hanno espresso solidarietà a Romeo, definendo il gesto “criminale, vile e pericoloso”, un atto “neofascista” che non può essere normalizzato né minimizzato.

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale



La Francia ha fermato Rima Hassan, parlamentare europea e critica di Israele, per un post sui social media


Articolo da Democracy Now!

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Democracy Now!

In Francia, giovedì la polizia ha arrestato la deputata al Parlamento europeo Rima Hassan con l'accusa di "apologia del terrorismo" per un post sui social media riguardante un ex membro dell'Armata Rossa giapponese che partecipò a un attentato all'aeroporto israeliano nel 1972. Hassan è nata apolide in un campo profughi palestinese in Siria ed è membro del partito di sinistra France Insoumise. Era a capo di una missione della Gaza Freedom Flotilla, intercettata dalle forze israeliane in acque internazionali lo scorso giugno mentre tentava di consegnare cibo e aiuti a Gaza. I critici hanno condannato il suo arresto definendolo una "molestia giudiziaria" volta a mettere a tacere le sue critiche esplicite.

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Fonte: Democracy Now!

Autore: Democracy Now!

Articolo tratto interamente da Democracy Now!

Photo credit © European Union, 1998 – 2026, Attribution, via Wikimedia Commons


Stato di eccezione permanente: Il lockdown energetico come nuovo modulo di governo



Articolo da La Fionda

La scena del crimine

Le condizioni per una nuova emergenza sistemica globale sono ormai tutte sul tavolo. L’escalation decisiva in Medio Oriente è iniziata a metà marzo con l’attacco israeliano alle infrastrutture energetiche iraniane, sostenuto dagli Stati Uniti – un attacco che viola i principi fondamentali del diritto internazionale riguardo alle infrastrutture civili. Questo evento si inserisce in un più ampio canovaccio di violenta aggressione che i media occidentali tendono ad oscurare, dimenticandosi per una volta dell’amato mantra dell’aggressore e dell’aggredito. Lo stesso “asse del Bene” che il 28 febbraio scorso bombardava la scuola di Minab, nel sud dell’Iran – trucidando 165 bambine di età compresa tra i 7 e i 12 anni – colpisce ora direttamente il sistema energetico globale. Ciò che a molti commentatori appare come conseguenza indesiderata di una maldestra, oltre che criminale, campagna bellica, sembra in realtà l’obiettivo principale della guerra stessa.

Gli attacchi contro l’Iran minacciano di innescare uno tsunami macro-economico che potrebbe consegnarci la fotocopia dell’intervento monetario giustificato sei anni fa dal Covid. Perché, come vedremo, si tratta ancora una volta di mettere in salvo un settore finanziario iper-indebitato, tornato a criticità impossibili da sostenere con la sola politica monetaria. Mentre s’intensifica la competizione tra attori geopolitici, la crisi energetico-finanziaria è già in atto, e si configura come il pretesto ideale per un intervento pilotato. Si tratta, in altre parole, del tentativo di superare l’attuale disfunzione finanziaria gettando le basi istituzionali della sua prossima incarnazione. Come sempre, i meglio posizionati ne trarranno vantaggio – almeno nel breve termine – mentre gli altri ne subiranno le conseguenze.

Il Golfo si incendia

Il 18 marzo scorso, un attacco israeliano prende di mira South Pars, in Iran – il più grande giacimento di gas naturale al mondo. Nel giro di pochi giorni, Teheran risponde colpendo il complesso di Ras Laffan, in Qatar, cuore nevralgico del commercio globale di GNL, costringendo QatarEnergy a dichiarare lo stato di emergenza. Subito dopo sono le infrastrutture di raffinazione saudite e kuwaitiane a finire nel mirino, con gravi danni alla capacità di lavorazione petrolifera regionale. Contestualmente, Teheran annuncia di aver assunto il controllo formale del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Il transito è ora soggetto a ispezione e, in alcuni casi, a obblighi di pagamento in yuan. Il segnale è inequivocabile: il collo di bottiglia energetico più critico al mondo è preso in ostaggio.

Il petrolio come shock strategico

L’impennata dei prezzi del petrolio, insieme alla sua volatilità, è un’arma strategica a tutti gli effetti. Agisce come una pandemia senza virus – un Covid 2.0 – che mette in ginocchio le economie mondiali e, punto cruciale, fornisce una narrazione di copertura ideale a massicci interventi monetari. I segnali di cedimento dell’economia sono già evidenti non solo in Asia ma anche in Europa. In Germania, il collasso di decine di medie imprese energivore sta ridisegnando il volto del settore manifatturiero, con i costi energetici che restano tre volte superiori ai livelli pre-crisi. In Italia, il prezzo del gas continua a pesare come un macigno sul tessuto produttivo, mentre l’inflazione rialza la testa.

Sia chiaro: il conto del “salvataggio” prossimo venturo, come sempre, non verrà presentato ai mercati. Verrà invece pagato dal signor Rossi globale – attraverso l’erosione di salari e risparmi, la svalutazione delle pensioni, e il trasferimento di ricchezza verso l’alto. Il tutto incorniciato dalla retorica del necessario ripristino della stabilità. In questo senso, la crisi energetica che già si profila all’orizzonte – vera, presunta o ingigantita che sia – diventa uno shock macroeconomico paragonabile a quello dell’era pandemica, e le risposte politiche finiranno probabilmente per seguire una traiettoria molto simile.

L’intervento monetario

Come alcuni ricorderanno, durante l’emergenza Covid l’intervento monetario su larga scala iniziò prima che venissero imposti i lockdown. Nel settembre 2019, la crisi del mercato dei repo negli Stati Uniti costrinse la Federal Reserve a iniettare nel mercato enormi dosi di liquidità attraverso aste giornaliere. Quando arrivò la “pandemia”, pochi mesi dopo, l’emergenza fornì la giustificazione politica per espandere drasticamente quelle stesse iniezioni. Non fu dunque il Covid a causare l’intervento della Fed – quell’intervento era pronto da mesi, e il virus lo legittimò.

Oggi, lo shock energetico innescato dall’aggressione all’Iran può svolgere un ruolo analogo. Destabilizzando i mercati – azionari e, in primis, obbligazionari – e minacciando una violenta recessione, quell’aggressione crea le condizioni affinché ampie risposte monetarie diventino sia politicamente accettabili che economicamente inevitabili. Come con il Covid, non si tratta di gestire una crisi: si tratta innanzitutto di metterla in moto.

Non ci vuole molto ingegno a capire che il programma nucleare iraniano non c’entra nulla, e che ormai le narrazioni dell’esportazione della democrazia contro l’asse del Male sono vuota tautologia. O qualcuno pensa che gli Stati Uniti abbiano aggredito un Paese sovrano e ucciso il suo leader spirituale senza accorgersi che quel Paese controlla lo stretto da cui proviene il 25% del petrolio mondiale? O che abbiano incautamente scommesso sull’ipotesi che un immediato cambio di regime fosse realmente possibile?

La guerra in Medio Oriente ha già avuto un impatto concreto e devastante sui mercati globali. I prezzi del gas europei sono aumentati del 30% in una singola sessione dopo gli attacchi al Qatar, spingendo la Commissione Europea a preparare misure di emergenza. Il Brent greggio è salito oltre i 110 dollari al barile, mentre si è aperto un divario storico di oltre 56 dollari tra il greggio di Dubai e i contratti swap (derivati) – un divario che a febbraio era appena di 90 centesimi – a testimonianza che il mercato cartaceo del petrolio si sta rapidamente disaccoppiando dall’offerta fisica.

Il ritorno della soppressione della domanda

Uno dei segnali più chiari di quanto velocemente questa crisi possa rimodellare le politiche monetarie arriva direttamente dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA). Il 20 marzo 2026, l’IEA ha lanciato un appello senza precedenti: di fronte alla ‘più grande interruzione dell’offerta nella storia del mercato petrolifero globale’ – con il transito attraverso lo Stretto di Hormuz ridotto ai minimi termini – ha invitato governi, imprese e famiglie di tutto il mondo ad adottare un decalogo di misure urgenti per ridurre la domanda di petrolio.

Le raccomandazioni, che non possono non ricordare i lockdown dell’era Covid, includono: lavorare da casa per almeno tre giorni a settimana (con una riduzione potenziale del 2-6% del consumo nazionale di carburante e fino al 20% per i singoli pendolari), ridurre i limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h (risparmio stimato del 5-10% di carburante), limitare i viaggi aerei non essenziali, promuovere il car sharing e reintrodurre sistemi di accesso alternato alle auto nelle grandi città.

E non si tratta solo di raccomandazioni, perché i primi effetti si vedono già. A causa del raddoppio del prezzo del cherosene (jet fuel), che ha superato i 1.700 dollari per tonnellata metrica, migliaia di voli sono già stati cancellati. In India, l’80% delle aziende di ceramica del distretto di Morbi – cuore dell’industria manifatturiera locale – ha chiuso per le interruzioni nella fornitura di GNL, mentre il governo inizia a dirottare il gas dall’industria all’utilizzo domestico. In Pakistan, il governo ha imposto l’austerità energetica: una settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici, con il 50% del personale in smart working su base rotazionale. Le scuole sono state chiuse per due settimane e le università hanno attivato le lezioni online. Nelle Filippine, il 20 marzo è stato dichiarato lo stato d’emergenza energetico, e i dipendenti pubblici hanno ricevuto disposizioni per l’obbligo di settimane lavorative ridotte e lavoro da remoto.

Oggi la giustificazione ufficiale è la sicurezza energetica, sei anni fa la salute pubblica. Ma la logica è identica a quella delle politiche pandemiche: di fronte a uno shock sistemico, le autorità ricorrono a vincoli comportamentali su mobilità e consumi come strumenti di controllo macroeconomico. Di fatto, una logica di “pandemia senza virus” è già in fase di attuazione. Nel complesso, e al netto di estemporanee fluttuazioni dei mercati finanziari dovute in massima parte alle esternazioni schizoidi di Donald Trump, vi sono tutte le condizioni per un reset sistemico. Uno shock energetico in fase di escalation, lo sgonfiamento di una “bolla di tutto”, e una crescente crisi creditizia globale sembrano convergere verso un unico momento destabilizzante.

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Fonte: La Fionda

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Articolo tratto interamente da 
La Fionda


Democrazia in ritirata: l'ombra dell'autoritarismo sull'Italia di oggi


Articolo da Valigia Blu

Per il secondo anno di fila il governo italiano si trova a essere nel gruppo di paesi che stanno smantellando lo Stato di diritto nell’Unione Europea. A sancirlo è il nuovo Rule of Law Report 2026 dell’ONG Liberties, realizzato con il contributo di quasi 40 organizzazioni in 22 paesi. L’Italia si trova così in compagnia di Bulgaria, Croazia, Ungheria e Slovacchia. Rispetto all’anno scorso è uscita dal gruppo la Romania, sostituita dall’Ungheria che nel 2025 era stata inserita in una categoria a parte.

Il quadro europeo appare segnato da stagnazione, arretramenti e da una capacità molto limitata dell’Unione di trasformare le proprie raccomandazioni in cambiamenti effettivi. Il 93 per cento delle raccomandazioni del 2025 ripeteva quelle degli anni precedenti; tra le 100 raccomandazioni esaminate da Liberties, il 61 per cento non mostra progressi, e un ulteriore 13 per cento registra un peggioramento. 

Dietro al gruppo di cui fa parte l’Italia ci sono i paesi considerati in declino. Paesi dalle solide tradizioni democratiche, ma in cui tuttavia lo stato di diritto si sta indebolendo in alcune aree, senza però un disegno politico alla base. Sono Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Malta e Svezia. Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Romania e Spagna sono classificate invece come paesi dove lo stato di diritto è “stagnante”. Promossa a pieni voti invece la Lettonia.

Per l’Italia il rapporto parla quindi di “sistematica e deliberata erosione dello Stato di diritto”, evidenziando la contiguità dell’operato del governo Meloni, che “ha seguito la traiettoria avviata nel 2022”. Liberties collega questa traiettoria a una serie di elementi precisi: la criminalizzazione del dissenso, politiche migratorie sempre più restrittive, attacchi alla magistratura, uso di spyware contro attivisti e giornalisti, e più in generale il clima in cui si trova a operare l’informazione. Sotto accusa anche l’operato del governo nel caso Almasri, con la violazione degli ordini della Corte penale internazionale.

L’altro capitolo centrale per l’Italia è quello dei contrappesi democratici. Proprio il decreto sicurezza è uno degli esempi più evidenti. Il provvedimento, secondo il rapporto 2026, ha criminalizzato i blocchi stradali e altre forme di dissenso, rafforzando invece le garanzie per le forze di polizia. Scegliendo inoltre la strada del decreto-legge, il governo ha scavalcato il normale dibattito parlamentare; come se non bastasse, le nuove norme colpiscono forme di protesta pacifica, anche nei CPR e nelle carceri. 

Sul fronte della corruzione e della trasparenza, i progressi sono minimi o inesistenti. Nel Corruption Perceptions Index 2024 di Transparency International il paese è sceso a 54 punti su 100, perdendo dieci posizioni. A pesare sono diversi fattori: l’interpretazione più restrittiva del traffico di influenze, l’abolizione dell’abuso d’ufficio, la trasparenza limitata sul PNRR e il ritardo sulle norme che dovrebbero regolare lobbying e conflitto di interessi. Proprio qui si misura uno dei nodi strutturali indicati dal rapporto: alcune riforme vengono avviate, ma poi si fermano o arrivano depotenziate. La proposta sul conflitto di interessi, approvata dalla Camera già nel maggio 2024, è ancora bloccata al Senato, e secondo Liberties non sembra rientrare tra le priorità legislative.

Per quanto riguarda la libertà di informazione, Liberties inserisce l’Italia tra i paesi in cui nel 2025 sono aumentati molestie e attacchi fisici contro i giornalisti. Una delle questioni centrali è il caso Paragon-Graphite: il rapporto parla di un “trend preoccupante” nell’uso di spyware contro i giornalisti e sottolinea che le autorità italiane hanno mostrato scarso interesse nell’accertare quanto accaduto. Sono citati i casi di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, informato da WhatsApp di essere stato preso di mira, e quello di Ciro Pellegrino, che ha ricevuto un analogo avviso da Apple. Il governo non ha intrapreso le necessarie azioni chiarificatrici, mentre restano aperti procedimenti giudiziari. Nello stesso quadro rientra anche l’attentato contro Sigfrido Ranucci, che il rapporto definisce “la punta dell’iceberg” dello stato della libertà di stampa in Italia.

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Fonte: Valigia Blu

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Articolo tratto interamente da Valigia Blu


Afghanistan: testimonianza di una studentessa che ha beffato il divieto dei talebani



Articolo da Global Voices

Questo articolo è stato scritto da Asma nel 2025. Viene pubblicato con il suo consenso nell'ambito di una serie speciale che racconta le storie di giovani donne e ragazze afghane dopo la presa del potere da parte dei talebani nell'agosto 2021.  

Il destino delle ragazze e delle donne afghane sotto il regime talebano rispecchia fedelmente la distopia descritta da Margaret Atwood nel romanzo “Il racconto dell’ancella”. Come nel romanzo, un sistema di potere fondato su un’interpretazione religiosa estremista ha progressivamente spogliato le donne di ogni diritto sociale, economico e umano.

Negli ultimi tre anni e mezzo, i talebani ci hanno inflitto la stessa sorte, privandoci dei diritti più elementari. Perché? Qual è la nostra colpa? Essere nate donne?

Sì, siamo nate donne, ma non siamo criminali.

Ricordo che frequentavo l’undicesimo anno e mi preparavo gradualmente agli esami quando arrivò la notizia: Ashraf Ghani, il nostro presidente, era fuggito [en, come tutti i link successivi], e i talebani avevano preso la capitale.

Per una ragazza adolescente come me, piena di sogni e speranze per la mia istruzione e il mio futuro, quella notizia è stata un incubo — che non è mai finito, nemmeno dopo tutto questo tempo. È un incubo che vivo sia di giorno sia di notte, ed è ormai diventato parte della mia vita — e delle vite di milioni di ragazze afghane.

All’inizio i talebani ci hanno permesso di sostenere gli esami, e ci siamo aggrappate a una piccola speranza che scuole e università rimanessero aperte alle ragazze. Ma quella speranza si è trasformata rapidamente in disperazione. I cancelli della conoscenza e delle opportunità sono stati chiusi con forza e non sono stati mai riaperti.

Mi recavo al cancello della scuola solo per intravedere i miei compagni, i miei insegnanti, la mia classe e persino il mio vecchio banco. Ma non mi era permesso entrare. Rimanevo a guardare da lontano desiderosa, poi tornavo a casa con un groppo in gola.

In quel periodo mi chiedevo continuamente, insieme alla mia famiglia e ai miei amici: qual era il nostro crimine? Perché il diritto più elementare e naturale di una ragazza viene negato così facilmente? Perché noi, adolescenti, dobbiamo piangere la perdita dei nostri diritti invece di vivere liberamente?

Spesso mi confrontavo con le ragazze di altri paesi — quanto fossero fortunate a poter frequentare la scuola, andare all’università, camminare liberamente e visitare biblioteche — mentre io, e milioni di altre, ci vedevamo negati questi diritti semplici e fondamentali.

Col passare del tempo, l’ombra della disperazione si è fatta più pesante. Ogni ragazza che incontravo poneva le stesse domande strazianti, e nessuna di noi aveva risposte.

Perché l’ignoranza, per sua natura, non ha alcuna logica.

Da adolescente, è stato difficile uscire da quel periodo buio. Ma, grazie al sostegno della mia famiglia, ho trovato una via d’uscita. Mi sono iscritta a un centro clandestino per l’insegnamento dell’inglese nella città orientale di Herat; in realtà i nostri coraggiosi insegnanti impartivano silenziosamente le loro lezioni alle ragazze.

Dopo un anno di duro lavoro, ho raggiunto un eccellente livello di inglese. Su suggerimento del direttore del centro, sono diventata persino insegnante e ho insegnato inglese a ragazze della mia età e più giovani. Acquisire conoscenza è gratificante, ma condividerla è ancora più appagante.

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Autore: scritto da Global Voices Eurasia tradotto da Domenica Pellicanò

Licenza: Creative Commons License
Articolo tratto interamente da Global Voices 


Dipinto del giorno

 

Galiziane alla finestra di Bartolomé Esteban Murillo


Piramidi di Juliusz Słowacki

Piramidi

Oggi ho lasciato il Cairo con il sole nascente,

la nebbia bianca sul giardino di palme del Cairo

mi nascondeva il sole dorato e le lacrime di diamante

pendevano dalle palme; e gli edifici rosa

con l'aurora nebbiosa, mille raggi imponenti      

Attraversando il verde del giardino segreto,

si diressero da qualche parte verso est. Il mio veloce asino

volò finché non raggiunsi il vecchio Cairo.

Una barca era ferma sulla riva, vi salii a bordo e salpai.

Oltre il Nilo si estendeva una verde pianura;       

Su entrambi i lati, case bianche, piene di bellezza;

dietro le case, due grandi foreste di palme da dattero,

tra le foreste, una distesa, e in questa distesa,

tre piramidi - più in là, un mare di sabbie gialle

, e un cielo pallido - puro come quello di Tolomeo      

Un cerchio di cristallo. La mia anima sedeva davanti ai miei occhi.


Attraverso il silenzioso Nilo, attraversato da veloci remi,

sbarcai... le date che si avvicinano hanno già superato

le fiere fronti delle piramidi - i monumenti sono scomparsi

E solo la foresta tagliata da raggi erranti,       

Slanciato verso il cielo, risuonando di corone,

come il vestibolo delle piramidi ricche di colonne,

piantate dalla mano di Dio accanto alle opere umane.

E il viaggio, pieno di contemplazione, durò tre ore,

e anche di più, perché il Nilo non era ancora tornato a letto.       

Ho attraversato a nuoto i laghi, fino ad arrivare alle spiagge del mare.


Un asino mi portò via. Sul terrapieno sabbioso

davanti a me sorgevano edifici, che brillavano magnificamente.

I loro volti erano rivolti al sole e a me.

Li guardai, poi guardai me stesso. Quanto modestamente       

Ho guardato queste tombe! su un asino,

in un deserto di sabbia, in ogni buco che si scioglieva.


Più da vicino—devo descrivere tutto con umiltà—

in una valle di sabbia si ergono tre alberi: due peri

e, al centro, una palma intrecciata a diverse altre.       

Sebbene nella sabbia la vegetazione non sia scarsa;

brilla come smeraldi a guardia

della valle delle piramidi. Beato chi sogna

sotto le fronde rigogliose di quel pero maestoso,

quando la tomba crolla sotto una valanga di pietre.       

E cade con un gran botto.


Su una pietra bianca

Mi sedetti, esausto, all'ombra di un albero;

pensai: Come farò ad attraversare questo burrone di sabbia?

Cosa proverò? E poi

vidi delle formiche argentate sotto i miei piedi, che scavavano nella sabbia.       

Presi tra le mani una creatura di luccichio perlaceo

e mi divertiva, piccola come un chicco di segale.

E la loro casa, come le tracce dello zoccolo di un cavallo,

circondata da bastioni in una struttura semicircolare,

la guardai attraverso tutta - poi la lasciai andare libera       

Sia al sarcofago rotto della mangiatoia,

sia, alzandomi, mi diressi dritto alla tomba di Cheope.

E quando raggiunsi le sabbie semiaperte,

alzai la fronte – guardai al di sopra delle loro teste.

E i miei occhi non riuscirono a raggiungere la cima.       

Tombe che erano volate nella terra blu.

Così, respinto dalla vastità delle piramidi,

abbassai lo sguardo. Intorno a esse c'erano tombe aperte,

in cui persino la polvere dei morti era morta da tempo.

La Sfinge, con il suo volto copto nero, sbirciava sopra la sabbia,       

E terribile era la selvatichezza della valle delle tombe.


Poi apparvero i beduini abbronzati,

color bronzo, in mantelli bianchi, come avvoltoi di tombe,

e schiere di diavoli neri mi afferrarono

e mi condussero urlando verso le tombe che erano rimaste silenziose per secoli,       

Accendendo le torce, che brillavano debolmente al sole.


Prima di raggiungere la strada dietro le piramidi,

mi chinai e raccolsi un nocciolo di lenticchia,

che un tempo nutriva i lavoratori dei re

e che divenne un monumento tra i monumenti;       

La stessa forma, solo con un candore ceroso,

oggi—differenziando le menti erudite—un fossile!

Vedendo che stavo spostando la sonnolenta terra di massi,

come per infliggermi una morte di pietra nelle sabbie,

gli arabi mi circondarono più strettamente nelle loro tombe,       

E ognuno di loro teneva in mano un pezzo di granito pesato nel pugno. —

Mi sono difeso rapidamente da un altro attacco,

dopo aver comprato una pietra souvenir per cinque zloty .

E ho camminato con gli arabi nel cuore della piramide

, cercando la porta — era sul lato occidentale.      

Davanti all'ingresso di una piccola collina,

la figlia di Cheope ha una minuscola piramide come questa.

Mi sono fermato: qui, la tomba della bambina giaceva così umilmente

accanto alla tomba del padre,

che mi sono venute le lacrime agli occhi.     


Nelle mura della piramide

C'è un'apertura da cui si entra nella tomba in ginocchio.

Un arabo con una torcia si è intrufolato dentro ed è scomparso. Ho dovuto

abbandonarmi ai figli della steppa, corpo e anima.

Due di loro si sono legati a me, stringendomi con le mani come tenaglie.

Un terzo strisciava con un granchio, luminoso, e un quarto mi teneva ancora stretto.       

Mi spinse - e nell'oscurità dell'edificio mi seppellirono

E camini scivolosi, senza scale né pioli,

Mi portarono su finché finalmente potei alzare la testa,

Vedendomi vivo nella Camera della Regina ,

E più avanti lungo il corridoio dell'alveare di bare       

Strisciando, vidi il cadavere del re nella sala

. La luce delle torce brillava debolmente lungo le pareti.

Il sarcofago vuoto – lo colpii con la mano – risuonò

come una cosa vuota.


Sono emerso dalla roccia di granito

Come se fosse assonnato, stupito dal giorno che splendeva bianco,       

Il verde delle palme, l'illuminazione dorata della sabbia,

sospirai dal profondo del mio petto per niente e poi

, voltandomi, chiesi alle guide nere:

Dove, qual è la strada per la cima della piramide?

Mi mostrarono la riva sinistra, irregolare e fusa.       

Da un muro oscuro, non illuminato da alcun raggio di sole.

Dopo aver percorso, come fanno i viaggiatori prudenti,

la grandezza di ciascuno – una moltitudine di gradini da percorrere,

sapendo come le tombe si sgretolano sotto i miei piedi –

mi sono arreso agli arabi nel corpo e a Dio nell'anima.       


Il mio seguito era composto da soli due beduini.

Ognuno di loro saltò su una roccia più alta, si sedette

e mi porse la mano e così camminai a lungo.

Una volta la roccia era un tavolo, la volta successiva uno stipite di porta.

Tre fessure, visibili però solo dal basso.       

Erano come tre camere, per tre momenti di riposo.

Nel mio stato di vertigini, dimenticai dove stavo andando

e così scalai la prima piramide del mondo.

Juliusz Słowacki