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martedì 26 maggio 2026

Abbiamo bisogno...



"Abbiamo bisogno della pace e del canto dei grilli prima del tramonto. Abbiamo bisogno di riscoprire il tempo, di avere tempo, di stimare il tempo. Di "perdere" tempo, per ritrovare l'anima. Abbiamo bisogno di usare la mente per uscire dalle trappole di chi vuole plasmare le menti e renderle tutte uguali, c'è bisogno della salvezza del fantasticare, c'è bisogno di chiese fatte di boschi e preghiere semplici e sincere fatte nel silenzio. E di favole che tolgano la paura, di carezze, di rughe schiette come il vino e di verità amare come il radicchio ma che rendono puri il sangue e le mani. C'è bisogno di avere i piedi a contatto con la terra, di sentirci ora immensi ora miseri, di capire che non abbiamo più potere degli elementi e che nessuno piega la natura impunemente. E di tremare guardando le stelle, sapendo che siamo un nulla meraviglioso, che siamo un frutto di sapienza, un cesello di conoscenza, se solo avessimo il coraggio per riconoscerlo e l'umiltà per esserne grati."

Carolina Turroni


Il grande gregge...


"Il grande gregge del genere umano ha sempre e dovunque necessariamente bisogno di capi, guide e consiglieri, nelle figure e secondo le occasioni più varie: tali sono i giudici, i governanti, i condottieri, i funzionari, i preti, i medici, i dotti, i filosofi, e così via, che hanno tutti insieme il compito di condurre, attraverso il labirinto della vita, questo genere umano, per la maggior parte estremamente incapace e stolto."

Arthur Schopenhauer




'O paese d' 'o sole di Libero Bovio



'O paese d' 'o sole

Ogge sto' tanto allero,

ca quase quase me mettesse a chiagnere

pe 'sta felicità.

Ma è overo o nunn'è overo,

ca so' turnato a Napule?

Ma è overo ca sto' cca?

'O treno steva ancora 'int' â stazzione,

quanno aggio 'ntiso 'e primme manduline.


Chist'è 'o paese d' 'o sole,

chist'è 'o paese d' 'o mare,

chist'è 'o paese addó tutt' 'e pparole,

so' doce e so' amare,

so' sempe parole d'ammore!


'Sta casa piccerella,

'sta casarella mia 'ncopp'a Posillico, luntano

chi t' 'a dà,

'sta casa puverella, tutta addurosa (e) nepeta, se putarria pittà,

accà 'nu giardiniello sempe 'nfiore e de rimpetto 'o mare, sulo mare:


Chist'è 'o paese d' 'o sole,

chist'è 'o paese d' 'o mare,

chist'è 'o paese addó tutt' 'e pparole

so' doce e so' amare,

so' sempe parole d'ammore!


Tutto, tutto è destino!

Comme putevo fà furtuna all'estero

s'io voglio campà cca?

Mettite 'nfrisco 'o vino!

Tanto ne voglio vévere,

ca mm'aggia 'mbriacà.

Dint'a sti qquatto mure io sto' cuntento,

mamma mme sta vicino e nénna canta:


Chist'è 'o paese d' 'o sole,

chist'è 'o paese d' 'o mare, mi

chist'è 'o paese addó tutt' 'e pparole

so' doce e so' amare,

so' sempe parole d'ammore!

 Libero Bovio


Non ho mai avuto un desiderio folle di diventare regista

"Non ho mai avuto un desiderio folle di diventare regista, né ho dovuto porre l'assedio a un produttore per soddisfare questo desiderio. Semplicemente, io sono diventato regista. Meglio ancora: ero regista, e non sapevo minimamente che cosa significasse né cosa bisognasse fare. Per molto tempo sono stato regista senza rendermi conto che era la realizzazione di un sogno di bambino."

Sydney Pollack

Photo credit Arthur from Westchester County north of NYC, USA, at Arthur@NYCArthur.com, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


L’America è un posto davvero razzista...


"L’America è un posto davvero razzista, tanto da essere pietoso. È come essere nel Sudafrica dell’apartheid, soltanto in modo più igienico: non ti sbattono così in faccia il loro razzismo. A parte questo è la stessa cosa. Io sono sempre stato molto attento al razzismo. Lo posso fiutare. Posso sentirlo dietro di me dovunque sia."

Miles Davis


lunedì 25 maggio 2026

Web rewind: Tetris, il rompicapo che non ha mai smesso di incastrarsi nelle nostre vite


Angolo curato e gestito da Morpheus

Tetris nasce il 6 giugno 1984, in piena Unione Sovietica, dalla mente di Aleksej Pažitnov. È uno di quei casi in cui un’idea semplice, quasi minimale, diventa un fenomeno mondiale senza che nessuno l’avesse previsto, nemmeno il suo creatore.

Pažitnov lavorava al Centro di Calcolo dell’Accademia delle Scienze di Mosca quando, per puro divertimento, programmò un gioco ispirato ai tetramini, le forme geometriche composte da quattro blocchi. Lo fece girare su un Ėlektronika-60, un computer che oggi definiremmo “essenziale”, ma bastò poco perché il gioco iniziasse a circolare tra colleghi e ricercatori, passando di floppy in floppy come un segreto troppo bello per restare nascosto.

Da lì, Tetris attraversa i confini dell’URSS e arriva in Ungheria, dove attira l’attenzione del distributore Robert Stein. È l’inizio di una vera e propria guerra delle licenze, con aziende occidentali che si contendono i diritti come se fosse l’oro del Klondike. In mezzo ci finiscono nomi pesanti: Mirrorsoft, Spectrum HoloByte, Atari, SEGA, e soprattutto Nintendo.

Il punto di svolta arriva nel 1989, quando Tetris approda sul Game Boy. È un matrimonio perfetto: la portabilità della console e la natura ipnotica del gioco si amplificano a vicenda. Risultato: oltre 35 milioni di copie vendute e un posto fisso nella storia dei videogiochi.

Nel 1996, dopo anni di caos legale, i diritti tornano finalmente a Pažitnov, che fonda The Tetris Company per gestire il marchio e proteggerne l’eredità.

Tetris è puro istinto. Nessuna trama, nessun fronzolo: solo forme che cadono e un cervello che cerca di metterle in ordine. È un gioco che parla direttamente alla nostra voglia di dare senso al caos. E questa, onestamente, non passa mai di moda.

Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.

Video credit Marcel S caricato su YouTube


In questo disordine


"In questo disordine sgraziato di vanterie ed esibizioni, l'eleganza del silenzio, la delicatezza del ritrarsi, la forza del prendersi cura delle piccole cose. Rarità."

Fabrizio Caramagna