Articolo da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
L’approvvigionamento di metalli rari e dell’energia rappresenta una priorità assoluta per i Paesi a capitalismo avanzato, ma per dotarsi poi di catene di rifornimento efficienti sarà ammesso tutto, incluso scatenare conflitti bellici. Tra gli obiettivi della UE, infatti, troviamo gli acquisti congiunti, verso l’obiettivo concordato che raggiungano il 35% del totale a cui aggiungere gli investimenti nella difesa finanziati dall’EDTIB che dovrebbero, a loro volta, raggiungere l’obiettivo politico di almeno il 55% degli investimenti totali (clicca qui).
Un incredibile e mai visto sforzo economico spinge i Paesi UE al Riarmo, partendo da una sostanziale revisione dei capitoli di spesa, da processi riorganizzativi dell’industria e dal superamento delle ataviche divisioni tra aziende produttrici di armi europee che hanno sfornato nel tempo sistemi di arma tra loro incompatibili.
Non siamo allo stato embrionale, ma alcuni passi in avanti nella realizzazione del complesso industrial-militare sono stati fatti con stanziamenti economici e atti di indirizzo ben precisi, si va quindi ridisegnando un insieme di nuovi equilibri, ad esempio nell’individuare le nazioni capofila e co-capofila dei vari progetti.
Ma quale sarà la capacità industriale UE nel settore della difesa?
Da qui a fine anno dovrebbe essere terminato uno studio per monitorare e dettagliare la situazione, individuando i progetti giudicati prioritari sui quali investire. Per raggiungere i progetti cosiddetti prioritari urge unificare almeno il 40% degli appalti esistenti. Siamo quindi davanti a un accentramento dei processi decisionali e di spesa, con appalti finanziati e no dal SAFE. Appalti gestiti attraverso centrali uniche per ridurre i tempi morti, accelerare i percorsi attuativi, centralizzare i processi decisionali.
Per questo motivo la classica Relazione annuale sulla prontezza della difesa potrebbe andare ben oltre la mera enunciazione di principi e problemi, dovrà piuttosto accertare e documentare i ritardi tecnologico industriali individuando le possibili soluzioni, capire quanti e quali progetti di quelli fino ad ora avviati hanno prodotto i risultati sperati suggerendo gli eventuali correttivi. Ma quali sono i punti salienti sui quali vanno focalizzando l’attenzione i paesi della UE? Un esempio tra tutti: l’iniziativa europea di difesa dai droni e il servizio di sorveglianza del fianco orientale. l
Lo Scudo aereo europeo, lo Scudo spaziale europeo
Il punto di partenza per ogni ulteriore considerazione e analisi è rappresentato dalla Base tecnologia e industriale della difesa UE (clicca qui). E, in particolare, la parte dedicata all’innovazione agile e rapida del settore della difesa, per «accelerare l’innovazione nel settore della difesa in tutta l’UE. Nell’accordo l’attenzione rimane focalizzata sulle PMI, le start-up e le scale-up che sviluppano tecnologie emergenti e di rottura per la difesa, compreso l’adattamento di tecnologie civili per difesa. L’accordo mantiene il termine di quattro mesi per l’attribuzione delle sovvenzioni, attività di abbinamento specifiche con i grandi appaltatori del settore della difesa e prevede un Innovazione agile e rapida nel settore della difesa».
Incredibile ma vero, per capire dove si stia indirizzando la UE basterebbe leggere i documenti ufficiali, assai più difficile entrare nei particolari dei progetti, da quanto sopra riportato si capisce che l’attenzione va alle start-up, alle piccole e medie imprese, ai laboratori di analisi e di ricerca pubblici e privati che tutte insieme andranno a costituire l’asse strategico su cui si basa il complesso industrial militare.
Da qui al 2030 vogliono raggiungere alcuni obiettivi
- unificare gli appalti
- accelerare i tempi di consegna dei materiali critici
- unificare la produzione intensificandola in alcuni settori
- utilizzare le guerre in corso come banco di prova per l’efficacia dei sistemi d’arma
- superare tutte le criticità in fase di approvvigionamento
- alleanze tecnologiche per la difesa per uniformare i livelli di ciascun paese a uno standard avanzato
Poi c’è un ulteriore obiettivo ambizioso, come la riqualifica professionale di 200.000 dipendenti del settore della difesa entro il 2026 per indirizzarli verso i nuovi disegni produttivi dell’industria bellica, attivare il Fondo per la competitività comunitaria rendendolo operativo nell’arco di pochi mesi. I parametri e gli indicatori per raggiungere gli obiettivi saranno molteplici, dal numero degli addetti alle imprese di armi, ai contributi comunitari e nazionali in rapporto al proprio PIL per non abbassare mai (piuttosto per accrescerlo) la spesa destinata a fini militari, poi i processi innovativi, i brevetti, le aziende create, le start up, tutto verrà valutato e misurato ai fini del raggiungimento di un complesso industrial militare UE.
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Fonte: Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Autore: Federico Giusti
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Articolo tratto interamente da Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università










