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martedì 10 febbraio 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Mercanti e servi dei Nomadi



Angolo curato e gestito da Mary B.

Ci sono canzoni che ti arrivano addosso anche a distanza di anni, come se qualcuno ti bussasse alla porta per ricordarti chi sei.

Mercanti e servi dei Nomadi fa esattamente questo: non consola, non accarezza. Ti guarda dritto negli occhi.

Da una parte ci sono i mercanti, quelli che comprano e vendono tutto, anche ciò che non dovrebbe avere prezzo.

Dall’altra i servi, quelli che si lasciano trascinare, che tacciono, che si adattano per paura di perdere qualcosa.

È un’immagine dura, ma tremendamente vera.

E la cosa più scomoda è che non parla “degli altri”: parla di noi.

Di tutte le volte in cui scegliamo la strada più semplice, o ci convinciamo che non valga la pena alzare la testa.

E allora questa canzone diventa un invito, quasi una scossa: non essere merce, non essere ingranaggio. Non diventare ciò che gli altri decidono per te. Scegli di restare libero, anche quando costa fatica.

I Nomadi, ancora una volta, ci ricordano che la musica può essere un pugno sul tavolo. E che certe verità, per quanto facciano male, servono.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Ricordate la solidarietà mostrata alla Palestina


"Ricordate la solidarietà mostrata alla Palestina qui e dappertutto. E ricordate anche che c'è una causa per la quale molte persone si sono impegnate, nonostante le difficoltà e gli ostacoli terribili. Perché? Perché è una causa giusta, un nobile ideale, una ricerca morale dell'uguaglianza e dei diritti umani".

Edward Said


 

Lojze Bratuž: la voce ribelle della cultura slovena


Lojze Bratuž, nato a Gorizia il 17 febbraio 1902 e morto nella stessa città il 16 febbraio 1937, è stato un compositore, organista e maestro di cappella sloveno. La sua vita è stata caratterizzata da una forte resistenza culturale contro l'italianizzazione forzata della regione in cui viveva.  

Bratuž crebbe in un contesto culturale ricco e complesso. Gorizia, che all'epoca faceva parte dell'Impero Austro-Ungarico, divenne italiana dopo la Prima Guerra Mondiale. Questi cambiamenti politici influenzarono profondamente la sua formazione musicale e la sua identità culturale.  

Lojze Bratuž insegnò canto nel villaggio di San Martino Quisca (Šmartno) nel Collio Goriziano e successivamente al Seminario Minore di Gorizia. Come compositore e organista, si dedicò alla promozione della musica tradizionale slovena attraverso le sue opere.  

La sua attività musicale divenne un simbolo di resistenza contro l'italianizzazione forzata dei territori balcanici da parte del regime fascista italiano. Nonostante le minacce e i divieti ricevuti dalle autorità italiane, continuò a insegnare canti tradizionali sloveni ai suoi allievi.

Nel 1929 fu arrestato con l'accusa di "attività anti-italiane" per aver continuato a promuovere la cultura slovena nonostante i divieti. Tuttavia, anche dopo il rilascio dalla prigione, perseverò nella sua attività sovversiva. Il culmine della violenza contro di lui avvenne nel 1937, quando fu brutalmente pestato da squadristi fascisti che lo costrinsero a bere olio di ricino miscelato ad olio per motori. Queste torture lo portarono alla morte dopo un mese di agonia.  

Pochi giorni prima della sua morte, gli allievi si radunarono sotto la finestra dell'Ospedale Centrale dove era ricoverato per cantare canzoni in lingua slovena come atto finale d'amore verso il loro maestro morente1. La storia di Lojze Bratuž rimane come testimonianza eroica del suo impegno nella difesa delle proprie radici culturali contro ogni forma d'oppressione politica.

Autore: Spartaco

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Post originale 10 febbraio 2025



Non ho cercato di essere...

 

"Non ho cercato di essere un cantante soul, cantante jazz, cantante blues , nessuna categoria. La mia musica è la mia espressione di ciò che provo e credo in un momento."

Roberta Flack


Perché il sorriso lo puoi regalare a chiunque...


"Perché il sorriso lo puoi regalare a chiunque, in ogni momento e occasione, un sorriso lo possiamo anche fingere, ma le lacrime sono gocce di un cuore che vuole bene, gocce di sentimenti veri, e sono versate solo per le persone a cui vogliamo bene."

Rosa Ramirez


Un abbraccio

"Un abbraccio vuol dire "tu non sei una minaccia. Non ho paura di starti così vicino. Posso rilassarmi, sentirmi a casa. Sono protetto, e qualcuno mi comprende". La tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita."

Paulo Coelho


La tua cena valeva la loro dignità? Il conto salato dell'inchiesta Glovo


La Procura di Milano ha acceso un faro su una realtà che molti di noi incrociano ogni giorno per strada, ma che pochi guardano davvero da vicino. Il provvedimento di controllo giudiziario per Foodinho (Glovo) non è solo una notizia di cronaca, è un atto d’accusa verso un intero modello di business.

I numeri dell’indagine parlano di caporalato

  • Paghe da 2,50€ a consegna. 
  • Guadagni dell'80% più bassi di quanto previsto dalla legge.
  • Un sistema che sfrutta chi non ha altra scelta per sopravvivere.

Il tribunale ha deciso: un amministratore giudiziario affiancherà l'azienda per garantire che i diritti vengano rispettati. Non possiamo più far finta di non sapere che dietro la comodità di un clic si nasconde spesso la negazione della dignità umana.

La prossima volta che ordiniamo, ricordiamoci che dietro quella consegna c'è una persona, non un algoritmo.