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domenica 25 ottobre 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Working Class Hero di John Lennon




Angolo curato e gestito da Mary B.

Pubblicata l'11 dicembre 1970 nell'album John Lennon/Plastic Ono Band, Working Class Hero è una delle canzoni più dirette, scomode e coraggiose mai scritte da John Lennon. Lontano dagli arrangiamenti elaborati e dalle melodie rassicuranti che avevano reso celebri i Beatles, Lennon sceglie una strada diversa: una voce, una chitarra acustica e un testo che colpisce come un pugno allo stomaco.

Il brano nasce in un periodo particolarmente intenso della sua vita, segnato da una profonda ricerca personale e dal desiderio di liberarsi dalle maschere imposte dal successo. Il risultato è una riflessione amara su come la società plasmi le persone fin dall'infanzia, insegnando loro a conformarsi, a non fare troppe domande e ad accettare il posto che viene assegnato.

Lennon mette sotto accusa un sistema che, a suo avviso, soffoca l'individualità e alimenta l'illusione della libertà, mentre spinge gli individui a seguire percorsi già tracciati. Per questo motivo Working Class Hero è stata spesso interpretata come una critica al conformismo, alle divisioni sociali e alle dinamiche di potere che condizionano la vita quotidiana.

Ci sono anche alcune curiosità che rendono il brano ancora più affascinante. La registrazione fu volutamente essenziale, quasi spoglia, per lasciare che fossero le parole a occupare il centro della scena. Inoltre, il linguaggio diretto utilizzato da Lennon suscitò polemiche e portò diverse emittenti radiofoniche a censurare o evitare la trasmissione del brano.

A più di mezzo secolo dalla sua uscita, Working Class Hero conserva intatta la sua forza. Non offre risposte semplici né slogan rassicuranti. Invita piuttosto ad osservare il mondo con occhio critico e a domandarsi quanto delle nostre scelte sia davvero frutto della libertà e quanto, invece, derivi da aspettative e condizionamenti esterni.

Forse è proprio questa la ragione per cui continua a essere ascoltata, discussa e cantata ancora oggi: perché le grandi canzoni non descrivono soltanto il loro tempo, ma riescono a parlare anche a quello che verrà. 

"A working class hero is something to be." Una frase semplice, ma capace ancora oggi di far riflettere su cosa significhi essere davvero liberi.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Uno schiavo...

"Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi, già non è più schiavo, ma uomo libero."

Vladimir Lenin



30 ottobre sciopero generale




Comunicato da USB

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per venerdì 30 ottobre lo sciopero generale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato ed invita a costruire una grande giornata di protesta in tutto il Paese. In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l'inflazione, di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche.

Con il prezzo di benzina e gasolio schizzato oltre i 2 euro al litro, l’inflazione dei prodotti della spesa salita in 5 anni dal 30 al 50%, le bollette di luce e gas che subiscono rincari superiori al 30%, la situazione per chi vive di lavoro o pensione è sostenibile solo se c’è un adeguamento delle retribuzioni al costo della vita e se, allo stesso tempo, il governo interviene a calmierare i prezzi o, ancora, ad azzerare l'iva sui beni di prima necessità. Ma il governo Meloni ha deciso di non agire in queste direzioni, lasciando che il paese impoverisca e consentendo alle grandi aziende e alle grandi banche di continuare a speculare sulle nostre vite.
La boutade, assolutamente insufficiente, tardiva e già naufragata, del tetto al prezzo del carburante è la dimostrazione di un governo asservito e complice delle logiche di mercato.
In Europa le proteste divampano, dalla Spagna alla Francia alla Germania. Movimenti giovanili e organizzazioni sindacali stanno promuovendo grandi mobilitazioni per rivendicare diritti sociali e difendere le condizioni di vita e di lavoro. In Italia le grandi organizzazioni sindacali restano a guardare, anzi scelgono di provare a stringere con le organizzazioni padronali un accordo su rappresentanza e salari quando ci sarebbe bisogno di organizzare la protesta.
Diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali hanno lanciato per la data del 30 ottobre uno sciopero internazionale contro il traffico delle armi, contro le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti. Si tratta di un evento di portata storica che sta progressivamente coinvolgendo lavoratori e lavoratrici di sempre più paesi, estendendosi oltre il Mediterraneo e raggiungendo il Nord Europa ma anche l’India, il Messico, il Sudafrica e gli Stati Uniti.
I lavoratori dei porti stanno chiamando a mobilitarsi contro la guerra e le politiche di aggressione ai popoli portate avanti dagli Stati Uniti e da Israele e contro la complicità dei paesi dell’Unione Europea.
L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, cozza con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni. E invece di pensare a dare una vera politica industriale all’Italia, il governo smantella quello che è rimasto, dall’ILVA all’automotive, e punta tutto sugli armamenti.
In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi.

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Photo credit USB


Per quanto tempo ancora il mondo...

 

"Per quanto tempo ancora il mondo sarà disposto a sopportare questo spettacolo di crudeltà gratuita?"

 Bertrand Russell



Non c'è persona più povera...


"Non c'è persona più povera di chi non ha amore, non ha sogni e non ha fantasia. I soldi aiutano a vivere meglio, ma ciò che serve all'anima non si compra."

Antonio Curnetta


Molti si illudono di conoscere le persone



"Molti si illudono di conoscere le persone, basandosi sulle apparenze. Pensano così di poterle etichettare e persino giudicare. Ma si sbagliano, perché nulla è come appare. Per conoscere le persone bisogna trascorrere con loro molto tempo. Ridere con loro, commuoversi, piangere, persino litigare. Avere pazienza, ascoltare, leggere nei loro occhi. Ascoltare la loro anima."

Agostino Degas


Vi chiedo solo una cosa: se sopravvivete a quest’ epoca, non dimenticate


“Vi chiedo solo una cosa: se sopravvivete a quest’ epoca, non dimenticate. Non dimenticate né i buoni né i cattivi. Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti, per loro e per voi. Un bel giorno oggi sarà il passato, e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia. Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi. Erano persone con un nome, un volto, desideri e speranze e il dolore dell’ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà. Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.” 

Julius Fucik