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sabato 10 ottobre 2026

Io non resto in silenzio davanti al genocidio palestinese!


La situazione in Palestina è una delle più gravi violazioni dei diritti umani nel mondo. Milioni di persone sono state sfrattate, uccise, torturate e oppresse da un regime di occupazione illegale. Io non resto in silenzio davanti al genocidio palestinese. Alzo la mia voce per chiedere giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese. 

Non si può restare insensibile davanti a questo genocidio, prendi posizione e condividi questo post, basta indifferenza!



Economia di guerra e carovita: quando i rincari diventano regola



Articolo da World Politics Blog

L’aumento dei prezzi di energia e beni essenziali viene letto come effetto diretto dell’economia di guerra, del riarmo e delle tensioni internazionali, con ricadute sempre più pesanti sul potere d’acquisto, sul welfare e sugli spazi di agibilità sociale e politica.

Ottobre 2026 – Da quanto emerge dalla lettura dei giornali, dai servizi della tv e soprattutto da quanto si sente nei mercati e nei negozi di quartiere (quelli che ancora resistono), si percepisce come il problema del caro vita cominci a interessare anche chi, fino a oggi, non aveva prestato particolare attenzione ai diffusi rincari di energia e beni di prima necessità. Le poche mobilitazioni in corso, però, a nostro parere, dimenticano come a generare l’inflazione sia proprio l’economia di guerra, da quando, a fine febbraio 2026, Usa e Israele hanno attaccato l’Iran, le cui conseguenze risultano particolarmente negative per le economie europee che ricevono il greggio proveniente o transitante dal Golfo Persico (un tempo le forniture principali arrivavano dalla Russia a costi decisamente inferiori di quelli attuali).

Asserire allora che la guerra e l’economia di guerra sono la causa primaria dell’inflazione e del rallentamento degli indici economici europei rappresenta quindi una lettura oggettiva della realtà. Come si desume dalla lettura e dal confronto dei dati numerici, tra marzo e agosto la Ue ha avuto costi netti aggiuntivi per 54 miliardi di dollari solo per le importazioni di gas e petrolio; basterebbe questo solo dato per aprire una riflessione sull’economia di guerra e anche sulle cause di un conflitto che sembra costruito per indebolire il Vecchio Continente… Una lettura interessante, in questo senso, è quella dei rapporti dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, per cui a fine anno saranno ben 29 i miliardi in più da pagare tra rincari per elettricità, gas e carburanti. In questi mesi il costo dell’energia elettrica in Italia è balzato del 51,2%; i rincari sono il prodotto delle guerre: nel Golfo Persico e in Ucraina i canali di approvvigionamento sono insicuri e i costi decisamente elevati; si aggiungano le speculazioni finanziarie e l’aumento delle spese militari, che sottraggono risorse al welfare, per avere una fotografia della realtà.

Il Governo sta provando a tamponare i danni, ma secondo noi senza alcun coraggio: sostiene infatti Usa e Israele, partecipa attivamente al riarmo, immagina forse di calmierare le bollette degli italiani con i fondi pubblici (153 euro all’anno di spesa aggiuntiva per l’elettricità e di 477 euro per il gas). E i rincari a doppia cifra riguardano, a loro volta, numerosi beni alimentari di largo consumo; questa è l’economia di guerra e i rincari non sono un incidente di percorso.

L’orizzonte definito dall’economia di guerra

Un aspetto saliente della nostra riflessione è legato agli scioperi di settembre e ottobre 2025 che, per l’ampia partecipazione, non possono rappresentare il parametro di confronto per ogni futura mobilitazione, dato che un’analisi critica della realtà impone di aprire un dibattito su argomenti divisivi come la riconversione della manifattura da civile a militare, sull’economia di guerra in tutti i suoi risvolti, sull’ampliamento degli organici militari e sulla Legge di iniziativa popolare che, a nostro avviso, rappresenta un compromesso inaccettabile con cui settori pacifisti entreranno in relazione con il sistema della guerra, ipotizzando invece di rifiutarlo in toto.

Dovremmo chiederci, ad esempio, perché ampi settori sindacali non abbiano mai preso posizione sulla riconversione da militare a civile; attendersi che lo facciano adesso che stanno smantellando parte della manifattura, pensando di salvare l’occupazione producendo armi, ci pare significativo. Quale sarà poi il rapporto tra la spesa militare e il complesso della spesa pubblica?

Si dice che ogni soldo sottratto al welfare vada in armi, ma dovremmo sforzarci di quantificare l’entità delle risorse destinate alla difesa rispetto ad altre priorità di bilancio, sapere se fino a oggi gli stanziamenti siano stati equilibrati ed equi rispetto ad alcuni capitoli come welfare, sanità, istruzione e manutenzione del territorio. Che poi l’economia di guerra sia destinata a comprimere ulteriormente alcune voci del welfare è un dato di fatto (da evidenziare, poi, l’attuale welfare, da tempo del tutto inadeguato alle sue funzioni).

Ci sono inoltre altri capitoli di riflessioni: dal ruolo ideologico del riarmo e dell’economia di guerra, su come sia ormai impossibile discernere tra spese militari e non, tra tecnologie civili e militari, specie quando si incanala l’economia verso il riarmo e le mire speculative finanziarie trovano nei titoli legati ai produttori di armi il volano per investimenti redditizi.

L’industria della difesa ai tempi della guerra è stata al centro della discussione Nato ad Ankara; prenderne atto significa capire che troveremo i luoghi di lavoro direttamente investiti dal riarmo, enormi capitali spesi per le armi nei paesi Nato e di gran lunga superiori a Cina e Russia; ergo, la strategia offensiva dell’Alleanza avrà bisogno di costruire nell’immaginario collettivo pericoli e minacce e le politiche securitarie saranno indispensabili a questo scopo.

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Licenza: Copyleft 

Articolo tratto interamente da World Politics Blog


Navi Pillay vince il Premio Nobel per "l'impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale"



Articolo da Democracy Now!

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Democracy Now!

Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, giurista e attivista per i diritti umani di origine sudafricana, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. Navi Pillay è giudice presso la Corte Internazionale di Giustizia in un caso contro la Birmania, accusata di genocidio per il trattamento riservato dall'esercito ai Rohingya. In precedenza, ha ricoperto la carica di giudice presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e la Corte penale internazionale. È stata anche Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e, fino a poco tempo fa, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Lo scorso anno, la commissione ha concluso che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza. Questo è Navi Pillay che parla delle conclusioni della commissione.

Navi Pillay : "Nel nostro rapporto, la commissione ha constatato che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso e continuano a commettere i seguenti atti di genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza: uno, uccidere membri del gruppo; due, causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; tre, infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e quattro, imporre misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo."

Più avanti nella trasmissione parleremo di Navi Pillay, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2026, con il procuratore per i crimini di guerra Reed Brody. 

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Fonte: Democracy Now!

Autore: Democracy Now!

Articolo tratto interamente da Democracy Now!

Photo credit US Mission Geneva, Public domain, via Wikimedia Commons


Un forte terremoto di magnitudo 7.6 ha danneggiato edifici in tutto Panama


Articolo da The Watchers

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su The Watchers

Un forte terremoto di magnitudo 7.6 ha colpito la parte centrale di Panama alle 17:56 UTC (12:56 ora locale) del 9 ottobre 2026, causando danni strutturali, feriti, evacuazioni diffuse e interruzioni di corrente, trasporti e servizi pubblici. Il Centro di allerta tsunami del Pacifico (PTWC) ha revocato l'allerta tsunami alle 19:40 UTC, mentre le autorità hanno continuato a valutare i danni e a monitorare le scosse di assestamento.

L'epicentro è stato situato a 10,8 km (6,7 miglia) a sud-ovest di Pitaloza Arriba (popolazione 188), 54,1 km (33,6 miglia) a sud-ovest di Chitré (popolazione 8 969), 55,4 km (34,4 miglia) a sud-ovest di San Juan Bautista (popolazione 15,78 km), (34,6 miglia) a sud-ovest di Monagrillo (popolazione 10.821) e 61,1 km (37,9 miglia) a SSE di Santiago de Veraguas (45.355 abitanti), Panama.

Si stima che 36.000 persone abbiano avvertito forti scosse, 538.000 scosse molto forti, 842.000 scosse forti, 3 milioni scosse moderate e 455.000 scosse lievi.

Sulla base di tutti i dati disponibili, si prevedono onde di tsunami pericolose per alcune coste in seguito al terremoto di magnitudo 7.6 a Panama, ha dichiarato il Centro di allerta tsunami del Pacifico (PTWC) del Servizio meteorologico nazionale (NWS) in un messaggio diffuso alle 18:31 UTC del 9 ottobre.

Lungo alcune coste di Panama sono possibili onde di tsunami che raggiungono da 1 a 3 metri (da 3,3 a 9,8 piedi) sopra il livello della marea, mentre lungo alcune coste dell'Ecuador sono possibili onde da 0,3 a 1 metro (da 1 a 3,3 piedi).

Si prevedono onde inferiori a 0,3 m (1 piede) sopra il livello della marea lungo le coste di Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua e Perù.

L'allerta PAGER dell'USGS relativa a decessi e perdite economiche causati dalle scosse sismiche è attualmente in fase di revisione.

Complessivamente, la popolazione di questa regione risiede in strutture che rappresentano un mix di costruzioni vulnerabili e antisismiche. Le tipologie edilizie vulnerabili predominanti sono quelle in muratura di mattoni non rinforzati e in blocchi di adobe.

I recenti terremoti in quest'area hanno causato pericoli secondari come tsunami, frane e liquefazione del terreno, che potrebbero aver contribuito alle perdite.

Aggiornamenti

18:51 UTC, ottobre

Il PTWC ha aggiornato le sue previsioni sul rischio tsunami in seguito al terremoto di magnitudo 7.6 a Panama.

Lungo alcune coste di Panama è ancora possibile che si verifichino onde di tsunami che raggiungono un'altezza compresa tra 1 e 3 metri (3,3 e 9,8 piedi) sopra il livello della marea.

Le previsioni per l'Ecuador sono state ridotte da 0,3-1 m (1-3,3 piedi) a meno di 0,3 m (1 piede). Onde inferiori a 0,3 m (1 piede) sono previste anche per numerose altre zone costiere del Pacifico, tra cui Colombia, Costa Rica, Nicaragua, Messico, Perù, Cile e Giappone.

21:03 UTC, ottobre

Il PTWC ha revocato l'allerta tsunami associata al terremoto di magnitudo 7.6 che ha colpito Panama centrale nella giornata di oggi. Nel suo quarto messaggio, emesso alle 19:40 UTC, il centro ha confermato che non sussisteva più alcun avviso, allerta, allerta o minaccia di tsunami.

L'USGS ha rivisto più volte la magnitudo del terremoto, da un valore iniziale di M8.0 a M7.6, successivamente a M7.7, e attualmente a un valore rivisto di M7.6. L'ultima soluzione rivista dell'USGS colloca il terremoto a una profondità di 10 km (6,2 miglia), a circa 10 km (6,2 miglia) a ovest-sud-ovest di Pitaloza Arriba, nella provincia di Herrera. 

Il Servizio nazionale di protezione civile di Panama (SINAPROC) ha segnalato danni strutturali concentrati nelle province centrali di Herrera, Veraguas e Los Santos. Danni significativi sono stati documentati anche a Penonomé, nella provincia di Coclé, dove è crollato il campanile della cattedrale di San Juan Bautista.

Ulteriori danni sono stati segnalati presso la sede del governatore provinciale e l'Hotel Dos Continentes a Penonomé. Reuters ha verificato in modo indipendente filmati che mostravano danni a una chiesa e ad edifici vicini, mentre le autorità locali continuavano a valutare i danni alle strutture residenziali e pubbliche.

Nella provincia di Herrera, gli abitanti di Las Minas hanno segnalato danni alle proprie abitazioni e crepe negli edifici residenziali. Danni sono stati segnalati anche a Chitré e nelle comunità costiere della provincia di Los Santos. 

Il notiziario locale Panamá América ha riferito che parte della torre della Basílica Menor ad Atalaya, nella provincia di Veraguas, è crollata. Crepe sono state segnalate anche nel campanile della chiesa di San Atanasio a Los Santos.

Ulteriori segnalazioni indicano danni alla strada Santiago-Arenas nei pressi di Mariato, dove un tratto di carreggiata fratturato ha interrotto la circolazione. Danni sono stati segnalati anche alla caserma dei vigili del fuoco di Soná, al poliambulatorio Horacio Díaz Gómez e al terminal dei trasporti di Santiago. L'entità di questi danni è ancora soggetta a valutazioni strutturali ufficiali.

Secondo quanto dichiarato dal direttore del SINAPROC, Omar Smith, si sono registrati diversi feriti a seguito del terremoto. Una persona è rimasta ferita dalla caduta di detriti da una struttura parzialmente crollata a Penonomé.

Il terremoto ha causato gravi disagi ai servizi di elettricità e ai trasporti. Il fornitore di energia elettrica Naturgy ha segnalato interruzioni di corrente in sei province, mentre l'aeroporto internazionale di Tocumen ha temporaneamente sospeso le operazioni di volo.

Anche i servizi della metropolitana di Panama City sono stati interrotti e le autorità hanno sospeso le lezioni in tutto il paese. Numerosi edifici commerciali, uffici governativi e torri residenziali sono stati evacuati a scopo precauzionale, anche a Panama City, dove la scossa è stata avvertita distintamente.

 L'Autorità del Canale di Panama ha confermato che il transito delle navi è proseguito regolarmente nonostante il terremoto. Squadre tecniche specializzate hanno ispezionato le infrastrutture del canale per individuare eventuali danni e garantire la continuità della sicurezza operativa.

Diverse scosse di assestamento significative hanno fatto seguito alla scossa principale, tra cui un terremoto di magnitudo 5.5 alle 18:22 UTC, localizzato a 3 km (1,9 miglia) a sud-ovest di Bajo Corral, e un terremoto di magnitudo 5.8 alle 18:37 UTC, localizzato a circa 1 km (0,6 miglia) a sud di El Cacao. Entrambi sono stati registrati a una profondità di 10 km (6,2 miglia).

Néstor Luque, direttore dell'Istituto di Geoscienze di Panama, ha attribuito il terremoto al sistema di faglie Azuero-Soná, una rete di faglie crostali attive associate alla deformazione tettonica nella penisola di Azuero. Secondo Luque, la tensione accumulata lungo il sistema di faglie si è rilasciata durante il terremoto.

Il terremoto è stato avvertito in tutto Panama e nelle vicine Costa Rica e Colombia. A Panama City, i testimoni hanno riferito di scosse prolungate che hanno spinto migliaia di residenti e impiegati ad abbandonare gli edifici e a radunarsi in aree aperte.

Le autorità panamensi continuano a ispezionare le infrastrutture danneggiate, a valutare le comunità colpite, a ripristinare i servizi interrotti e a monitorare la sequenza delle scosse di assestamento. L'entità complessiva dell'impatto del terremoto rimane al momento indeterminata.

Riferimenti:

1 Terremoto di magnitudo 7.7 a Panama – USGS – 9 ottobre 2026

2 Terremoto di magnitudo 7.9 a Panama – EMSC – 9 ottobre 2026

3 Terremoto di magnitudo 7.6 a Panama – NWS/PTWC – 9 ottobre 2026 


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Fonte: The Watchers 

Autore: Teo Blašković

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.

Articolo tratto interamente da The Watchers 

Video credit SEVENRO caricato su YouTube

Marsala e Petrosino sotto la furia del vento

Una doppia tromba marina si è formata davanti al porto e poi è arrivata fino a terra, lasciando dietro di sé case scoperchiate, auto ribaltate, alberi e cavi elettrici abbattuti, campi distrutti. La cosa più impressionante è che il vortice ha investito anche la scuola De Gasperi di Terrenove, dove c’erano 273 bambini. Sono stati messi in salvo grazie alla prontezza del personale, ma il bilancio parla di undici feriti, tra cui sei studenti. 

Girano scene di devastazione ovunque, non possiamo continuare a chiamare tutto questo semplicemente “maltempo”. Questi eventi estremi diventano sempre più violenti e frequenti, serve prevenzione seria.

Video credit MeteoWeb caricato su YouTube


Io sono figlio...

"Io sono figlio dell’immigrazione: i miei genitori hanno dovuto abbandonare il loro paese del Sud per rifarsi una vita. Mio padre ha vissuto da solo per un anno perché non trovava nessuno che gli affittasse casa, essendo meridionale. Questa è stata la sua vita. Mi sembra che la storia si ripeta."

Antonio Albanese

Photo credit Matteo Masolini, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


Un eroe

“Un eroe è colui che, nonostante la debolezza, i dubbi, il fatto di non conoscere sempre le risposte, va avanti e vince comunque.” 

Christopher Reeve

Photo credit Jbfrankel, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons