Articolo da La Città Futura
Sul piano internazionale cresce la resistenza popolare alle aggressioni imperialiste. D’altra parte aumenta il razzismo, che permette di conservare popolarità alle politiche reazionarie dei paesi imperialisti. In Italia ago della bilancia sono l’estrema destra e gli ultraliberisti a causa della debolezza della sinistra e dei sindacati. Per uscirne in parte ci vorrebbe una convergenza fra liberali di sinistra e sinistra radicale. Una soluzione più radicale potrebbe venire solo da una ripresa dei movimenti.
L’andamento dei vari fronti delle guerre imperialiste presentano una novità storica importante, i popoli e i paesi più piccoli e deboli sotto aggressione riescono a difendersi in modo molto più efficace grazie soprattutto all’utilizzo di droni,
spesso prodotti in modo semi artigianale. Un po’ come l’introduzione
delle armi da fuoco aveva messo in discussione il predominio militare
assoluto dell’aristocrazia che controllava la cavalleria, oggi in primis
i droni mettono in discussione il predominio assoluto del grande
capitale finanziario tendenzialmente transnazionale con
le sue potentissime, ma estremamente care, armi di distruzione di
massa. Così gli Usa, che sembravano dopo la guerra fredda l’unica grande
potenza militare internazionale, sono stati costretti, prima a fare un
accordo di pace con i ribelli sciiti
del nord dello Yemen, il paese più povero del mondo, e oggi sono
costretti ad accogliere in buona parte le pretese degli iraniani in
quanto hanno esaurito i costosissimi missili intercettori,
mentre gli iraniani sono ancora pronti a lanciare soprattutto droni in
una dimensione mai vista prima. Gli stessi potentissimi bombardamenti a
tradimento di Usa e Israele non sono riusciti a bloccare la capacità di
risposta di piccole unità da combattimento iraniane.
Se la guerra tende a favorire i
settori militari più oltranzisti, che appaiono in grado di condizionare
in modo sempre più pesante le decisioni dei politici, come abbiamo
visto, in particolare, in Ucraina, Israele e Iran, negli Stati Uniti
cresce in maniera significativa il movimento che si oppone alla guerra imperialista. In particolare colpisce la crescita inaudita negli Usa di forze che si richiamano espressamente al socialismo.
Anche in Palestina ci sono delle novità significative. Finalmente fra i palestinesi vittima dello squadrismo dei coloni, con la consueta copertura dell’esercito, vi è anche un cittadino degli Stati Uniti. Quest’ultimo, nonostante palestinese, è stato riconosciuto come un essere umano persino dall’ambasciatore statunitense in Israele. Quando questo ultrasionista reazionario evangelico ha denunciato come terroriste le consuete azioni dei coloni, che seguono la stessa dinamica delle camicie nere, già riprese dalla camice brune, persino la stampa mainstream italiana ha
dovuto denunciare, con toni naturalmente molto più edulcorati, le
violenze israeliane. Come mai la destra estrema al governo degli Stati
Uniti ha denunciato le consuete azioni terroriste dei coloni,
quando in passato non ha fiatato nemmeno quando sono stati assassinati
dall’esercito israeliano persino affermati giornalisti palestinese con
cittadinanza Usa? È evidente che Israele sta, al solito, facendo di
tutto per impedire il disimpegno degli Stati Uniti dal fronte mediorientale, per concentrare l’aggressione imperialista sui più strategici scenari dell’America latina, a partire da Cuba, e del Pacifico,
a cominciare dalla Cina. Così facendo Israele sta trascinando i suoi
migliori alleati statunitensi ai livelli più bassi in termini di capacità di egemonia sul piano internazionale.
Tanto che, per seguire Israele nella sua politica di guerra a oltranza
alla maggioranza dei paesi dell’Asia sudoccidentale, gli Stati Uniti
hanno sempre maggiore difficoltà a mantenere buoni rapporti anche con le
petromonarchie tiranniche e integraliste del Golfo, i loro secondi più degni alleati dopo i sionisti.
Naturalmente mentre la Francia ne ha approfittato per prendere le distanze dai coloni estremisti,
rei di lesa maestà verso l’uomo bianco, grazie al passaporto
statunitense di un perseguitato, il governo italiano non ha avuto niente da ridire.
Mentre si è schierato nuovamente in prima linea, assieme, non a caso,
all’ultimo governo socialdemocratico dell’Unione europea, il governo danese, nel contrasto razzista ai richiedenti asilo extracomunitari da deportare in
stati canaglia come la dittatura ultrafilosionista e ultra omofoba
ugandese. Il tutto finalizzato a continuare a inseguire l’estrema destra
di Futuro nazionale, mediante l’attacco al governo spagnolo.
Il governo Sanchez è la presunta dimostrazione che ci si può
distinguere facendo politiche di sinistra, senza perciò rinunciare al riformismo di destra.
In realtà questo governo è una coalizione, tra una forza catalana
apertamente di destra e una grande maggioranza di nominalmente
socialisti, ma in realtà socialiberisti, come tutti i riformisti di destra europei, guidata da Sanchez. Vi
è, Infine, una componente di sinistra minoritaria rispetto al centro
socialiberista che, proprio perché divisa, riesce ad avere una influenza
inaudita sul governo, dal momento che si regge su un solo voto in più
delle minoranza di destra. Per questo motivo, per la prima volta, le
forze di sinistra per quanto minoritarie al governo di un paese
imperialista riescono a condizionarlo in maniera significativa.
Intendiamoci, significativa rispetto all’altro governo di
centro-sinistra europeo, il governo danese, che procede in totale
consonanza con i principali eredi del fascismo al governo in Italia
nello sviluppare ideologie razziste.
Queste ultime non hanno nessuna influenza sui flussi migratori, di cui
paesi come Danimarca e Italia hanno assoluto bisogno per il costante
invecchiamento della posizione autoctona, e dovrebbero servire ad
arginare l’estrema destra. Anche questa pseudo giustificazione è palesemente assurda, in quanto imponendo la propria ideologia dall’opposizione al governo in carica, l’estrema destra non può che rafforzarsi sempre di più.
Non a caso in Italia l’unica forza
politica in costante e sensibile crescita elettorale è l’estrema destra,
che conquista voti nell’elettorato della destra radicale egemonica nel
governo. La politica dell’opposizione di sinistra di attendere che il
cadavere del proprio avversario gli scorra davanti non paga.
Bene che va la sinistra moderata rappresentata in parlamento resta
stabile, mentre la sinistra radicale non è nemmeno presa in
considerazione dai sondaggi. Potere al popolo è data allo 0,5, mentre
Agorà non è nemmeno presa in considerazione.
Attualmente tutto sembra dipendere
dal possibile accordo fra la destra di governo e l’estrema destra. In
caso di apparentamento conserverebbero un lieve vantaggio sul campo larghissimo, tanto che a fare da arbitro potrebbe essere Calenda
con poco più del 3% dei voti. Mentre senza accordo a destra il campo
larghissimo prevarrebbe di circa il 2,5%. In entrambi i casi, visti i
limitati scarti, molto importanti rischiano di essere la modifica della legge elettorale che,
quasi certamente, sarà portata a termine, in quanto con l’attuale
sistema vincerebbe certamente l’opposizione. In ogni caso avrebbero una
grandissima influenza le forze sedicenti di centro, in realtà ultra liberiste e guerrafondaie, all’interno del campo larghissimo e all’interno dei due poli.
In assenza di una significativa
ripresa dei movimenti sociali l’unica novità significativa potrebbe
essere la candidatura di Di Battista, quotata intorno al 3,5%. Se con essa facessero blocco le forze della sinistra radicale, oggi disperse, si potrebbe raggiungere un 5% in grado di riequilibrare, almeno in parte, il ruolo determinante di aghi della bilancia che hanno oggi l’estrema destra e il centro ordoliberista e atlantista.
Un tale scenario penalizzerebbe
principalmente il Movimento 5 Stelle. Se questa possibile forza
decidesse di fare politica mettendo, come fa Futuro Nazionale, dei chiari paletti
a un possibile accordo elettorale potrebbe creare dei sommovimenti non
indifferenti fra le forze di opposizione progressiste. Lo stesso campo
larghissimo, dato oggi quasi per scontato, rischierebbe seriamente di saltare.
Già oggi l’allargamento del campo largo inciderebbe pochissimo, perché i
voti guadagnati dal campo larghissimo sarebbero pochi di più di quelli
persi da elettori di sinistra che non sosterrebbero questo ulteriore
spostamento su posizioni centriste.
Immagine generata con intelligenza artificiale