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venerdì 24 aprile 2026

La Resistenza aveva lasciato al mondo una speranza


"La Resistenza aveva lasciato al mondo una speranza: più che una speranza, un impegno. Chi l'ha tradito? Perché l'abbiamo tradito? Se si vuole intendere che cosa fu la Resistenza, non si deve dar questo nome soltanto al periodo finale che va dall'8 settembre al 25 aprile. Questo fu il parossismo finale della lotta; ma l'inizio di essa risaliva a venticinque anni prima. [... ] Essa era cominciata fin da quando era cominciata l'oppressione, cioè fin da quando lo squadrismo fascista aveva iniziato per le vie d'Italia la caccia dell'uomo."

Piero Calamandrei




Quando scesero i partigiani...



 “Sulla neve bianca bianca

c’è una macchia color vermiglio;

è il sangue, il sangue di mio figlio,

morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie

un fiore rosso vedi spuntare:

o tu che passi, non lo strappare,

è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani

a liberare le nostre case,

sui monti azzurri mio figlio rimase

a far la guardia alla libertà.”

Gianni Rodari

Tratto da La madre del partigiano di Gianni Rodari



Una lotta per una società pacifica e democratica


"Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, che di queste non ce ne sono."

Italo Calvino



25 aprile sempre!



"Dimenticare significa perdere l’eredità di una lotta che è ancora inconclusa.
Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a continuare quella lotta.
Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi."

 Ennio Sardelli (partigiano “Fuoco”)


25 Aprile a Milano, il programma delle celebrazioni per l’81° della Liberazione



Articolo da Z3xMi

Il cuore delle celebrazioni sarà sabato 25 aprile, giorno della Festa della Liberazione, in cui si concentreranno le principali iniziative commemorative. La mattinata sarà scandita da una serie di deposizioni di corone nei luoghi simbolo della città tra le ore 9 e le ore 11: in piazza Tricolore, presso il Monumento alla Guardia di Finanza; a Palazzo Isimbardi, presso la lapide dedicata ai Caduti; a Palazzo Marino, davanti alla lapide della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Città, a memoria del riconoscimento conferito per il valore dimostrato nella lotta contro l’oppressione; alla Loggia dei Mercanti, presso le lapidi a ricordo dei Caduti per la Libertà; in largo Caduti Milanesi per la Patria, al Sacrario dei Caduti di tutte le guerre; in piazzale Loreto, davanti al monumento in ricordo dei Quindici Martiri.

Nel pomeriggio, alle ore 14.30, partirà da corso Venezia (angolo via Palestro) il corteo cittadino che attraverserà le vie del centro per concludersi in piazza Duomo, dove si terranno i discorsi celebrativi.

Un programma ricco e partecipato che invita tutta la cittadinanza a condividere il ricordo e a rinnovare l’impegno verso i valori fondanti della Repubblica, custoditi anche nel significato profondo delle due Medaglie d’Oro conferite a Milano, per il Risorgimento e al Valor Militare, che testimoniano il contributo decisivo della città alla conquista della libertà. 

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Fonte: Z3xMi

Autore: redazione 

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da 
Z3xMi
Immagine generata con intelligenza artificiale



L'uomo che verrà: recensione del film



L'uomo che verrà è un film del 2009 diretto da Giorgio Diritti; è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 22 gennaio 2010.

Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler del film!

Trama 

Nell'inverno 1943-1944 sull'Appennino emiliano, la piccola Martina, di otto anni, vive con i genitori e con la numerosa famiglia contadina, che fatica ogni giorno per sopravvivere. Dalla morte del fratello più piccolo durante il conflitto Martina ha smesso di parlare, e questo la rende oggetto di scherno da parte dei coetanei, tuttavia il suo sguardo sul mondo che la circonda è molto profondo. La seconda guerra mondiale arriva anche sulle sue colline ricoperte di neve, con la presenza sempre più invadente di soldati tedeschi e squadre di partigiani. Lena, la madre della bambina, resta nuovamente incinta e Martina segue con attenzione i nove mesi della gestazione, mentre le complesse vicende della guerra si intersecano con la quotidianità della vita contadina: il bucato, le ceste intrecciate nella stalla, la macellazione del maiale, gli amoreggiamenti dei giovani, la Prima comunione.

Il fratellino di Martina nasce in casa, a fine settembre del 1944. Allo spuntar del giorno le SS, appoggiate da reparti di soldati dell'esercito fascista, arrivano sulle colline bolognesi, mettendo in atto un feroce rastrellamento, che verrà ricordato come strage di Marzabotto: vecchi, uomini, donne e bambini vengono trucidati, dopo esser stati raccolti nei cimiteri, nelle chiese e nei casolari. Martina, che era riuscita a fuggire, viene scoperta e rinchiusa nella piccola chiesa di Cerpiano insieme a decine di altre persone e, dopo avere chiuso le porte, attraverso le finestre i soldati lanciano all'interno delle granate che fanno strage. La bambina resta miracolosamente illesa e torna a casa, trovando solo stanze vuote e silenzio: prende la cesta con il fratellino, che aveva nascosto all'interno di un rifugio dentro il bosco prima di essere trovata, e si rifugia nella canonica di don Fornasini, uno dei parroci della zona. Dopo che la strage si è compiuta, è l'unica a far ritorno al casolare di famiglia, dove si prende cura del fratellino intonando per lui una ninna nanna, riacquistando l'uso della parola.

Curiosità sul film

Nella versione originale il film è in dialetto bolognese con sottotitoli in italiano.

Ambientato nel 1944, racconta gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto visti attraverso gli occhi di una bambina di otto anni. Il film è stato girato a Radicondoli, in provincia di Siena, e a Monte San Pietro, in provincia di Bologna, con un budget di 3 milioni di euro[1] e con il supporto di Rai Cinema e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il regista si è lungamente documentato prima di realizzare il film, soprattutto presso l'Istituto Parri (Istituto per la storia e le memorie del '900, Bologna). Anche la vita contadina di quegli anni è ripresa con realismo e ricchezza di dettagli. Nei titoli di coda si dichiara che i personaggi e le vicende del film sono frutto di finzione, mentre lo sfondo storico (la strage di Monte Sole, più nota come strage di Marzabotto) è reale.

La mia opinione

“L’uomo che verrà” colpisce perché racconta l’orrore della guerra senza urlare, con lo sguardo silenzioso e ostinato di una bambina. È un film che ti entra dentro piano, come il freddo dell’inverno appenninico. È un film che parla di memoria e di dignità, e lo fa con una delicatezza rara. In poche parole: un’opera semplice, umana e profondamente toccante.

Voto: 8

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Bolognina, dove la memoria si fa strada: seconda edizione per il 25 aprile



Articolo da Zero

Dopo l’esordio dello scorso anno, torna per il secondo anno consecutivo la Festa della Bolognina Antifascista, che anche nel 2026 accompagna e affianca il tradizionale Pratello R’Esiste, contribuendo a rendere il 25 aprile bolognese una ricorrenza più diffusa e partecipata nei quartieri della città.

Nata come progetto “dal quartiere per il quartiere”, la festa si ripresenta con l’obiettivo di intrecciare memoria e presente, mettendo al centro l’antifascismo come pratica quotidiana e non solo come ricorrenza. «Per tutti e tutte noi, il 25 aprile non è una mera celebrazione – scrivono gli organizzatori – ma una giornata irrinunciabile per coltivare la memoria della Resistenza e intrecciarla con le lotte di oggi». Tra i temi indicati come centrali, l’opposizione alla guerra e all’escalation bellica globale, insieme alla critica alle politiche securitarie, ai CPR e alle narrazioni razziste.

Come già emerso lo scorso anno, la festa si inserisce in un percorso più ampio di attivazione territoriale, che vede nella Bolognina un laboratorio di pratiche sociali, culturali e politiche. L’obiettivo dichiarato resta quello di “riattualizzare la resistenza”, interrogandosi su cosa significhi oggi essere partigiani e partigiane, a partire dai bisogni concreti del quartiere e dalle forme di solidarietà che lo attraversano.

La festa si svolgerà tra via Albani, via Serra e via di Vincenzo, con un programma molto ampio che comprende musica, dibattiti, momenti conviviali e attività per tutte le età. Novità di quest’anno è il “raddoppio”: si parte, infatti, già dal 24 aprile, con una serata in via Albani che prevede una tavola rotonda dal titolo Antifascismo ieri, oggi e domani con l’europarlamentare Ilaria Salis, Anpi Bologna, Marina Prosperi e Rivolta Pride, seguite dalla musica di Dj Skizo.

Il 25 aprile entra nel vivo fin dal pomeriggio con diversi incontri che si susseguiranno nello spazio dibattiti dalle 14 alle 19. Si spazierà dalla presentazione del libro di Rossana Dedola Il coraggio di essere libere. Scrittrici contro il fascismo, a una riflessione sui centri sociali e sugli spazi di aggregazione oggi, fino a discussioni sulla fase politica globale, sui temi dell’antirazzismo e sul ruolo dei media come terreno di conflitto e costruzione di nuove narrazioni insieme ad Alessandro Sahebi, VD News e Chrono.

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Fonte: Zero

Autore: redazione Zero 

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Articolo tratto interamente da Zero.eu

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