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martedì 7 luglio 2026

Libertà per Hussam Abu Safiya

Il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, è detenuto da mesi dalle autorità israeliane. Un medico che ha dedicato la sua vita a salvare bambini e curare feriti non può restare prigioniero nel silenzio generale.

Chiediamo la sua immediata liberazione, la fine della detenzione arbitraria, l’accesso alle cure e il rispetto della sua dignità. Arrestare un medico significa colpire la sanità, la vita, l’umanità stessa. Difendere Hussam Abu Safiya significa difendere tutti gli operatori sanitari che continuano a curare sotto assedio, nel mezzo della distruzione e della fame.

Non si può restare indifferenti.
Non si può tacere davanti a questa ingiustizia.
Non si può accettare che curare diventi un crimine.

Firma e diffondi gli appelli:


Immagine generata con intelligenza artificiale


Testimonianza del dott. Elyas, figlio del dott. Hussam Abu Safiya sul genocidio sanitario a Gaza


Il dott. Elyas Abu Safiya, figlio del dott. Hussam Abu Safiya, direttore dell'Ospedale Kamal Adwan, racconta ciò che lui e il personale sanitario hanno vissuto durante l'assedio del nord della Striscia di Gaza.




La coscienza


Pinocchio: "Cos'è la coscienza?"
Grillo Parlante: "Cos'è la coscienza? Ora ti spiego. La coscienza è quella vocina interna che la gente ascolta cosi di rado. Per questo il mondo va cosi male oggi!"



Tratto da Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi


Ascoltate di Vladimir Vladimirovic Majakovskij


Ascoltate

Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d’essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
«Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì?!».
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?

 Vladimir Vladimirovic Majakovskij


Il grande capitale

"Il grande capitale non domina solo con le banche, i monopoli, il potere finanziario, il tribunale e la polizia, ma con i mezzi quasi illimitati della sua propaganda e della corruzione ideologica."

Pietro Secchia


La CEDU condanna l’Italia: "pregiudizi sessisti e indagini lente sulla violenza domestica"




Articolo da
Osservatorio sulla legalita' e sui diritti


Una sentenza di condanna che farà scuola indirizzando le decisioni italiane sui casi di minori contesi in famiglie dove si agisce violenza è stata emessa il 2 luglio dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo a carico dell'Italia.

Il caso riguardava l'omissione da parte delle autorità nazionali di affrontare e valutare adeguatamente le denunce di violenza domestica (quindi giustizia penale) e la gestione dei minori vittime di violenza paterna (quindi giustizia minorile). I ricorrenti erano una madre e i suoi due figli.

La coppia era costituita da francesi residenti in Italia e la donna, che indicheremo come U, aveva presentato denuncia alla polizia contro il padre dei suoi figli ed ex convivente, sostenendo che, durante la loro relazione, questi si era comportato in modo violento nei suoi confronti e nei confronti dei figli, sia fisicamente che psicologicamente. Lei e i suoi figli erano stati collocati in un centro di accoglienza.

La Corte ha ritenuto che il procedimento contro il presunto (non è stata emessa ancora una sentenza di condanna penal) autore delle violenze non avesse soddisfatto i requisiti di un'indagine rapida, approfondita ed efficace, come previsto invece dalla Convenzione dei diritti dell'uomo. Inoltre, le osservazioni sessiste e stereotipate del pubblico ministero in tribunale (ad es. sull'uomo che deve vincere la resistenza della moglie per aver un rapporto sessuale) avevano ulteriormente vittimizzato la ricorrente.

Il Tribunale per i minorenni aveva impiegato più di tre anni per emettere una sentenza definitiva che ordinava la revoca della responsabilità genitoriale del presunto autore del reato. Le decisioni del tribunale erano state scarse e avevano completamente ignorato le accuse di violenza domestica.

Mantenendo i ricorrenti nel centro di accoglienza per oltre tre anni, le autorità hanno violato l'obbligo di adottare misure proporzionate e di effettuare, in modo continuativo, una valutazione dell'adeguatezza e della proporzionalità di tali misure. Inoltre, un soggiorno di oltre tre anni nel centro di accoglienza aveva comportato conseguenze significative per il benessere psicologico e fisico dei bambini e li aveva sottoposti a una grave limitazione dei loro diritti e libertà fondamentali.

La Corte ha stabilito quindi, all'unanimità, che vi è stata una violazione degli articoli 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) e 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in relazione alle denunce di violenza domestica. La Corte ha inoltre stabilito, all'unanimità, che vi era stata una violazione dell'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) a causa dell'inerzia del Tribunale per i minorenni in merito alla questione dell'affidamento e al continuo collocamento della famiglia in un centro di accoglienza.



Strage di Reggio Emilia, 7 luglio 1960: per non dimenticare

La strage di Reggio Emilia fu una delle più gravi repressioni della polizia contro i lavoratori in sciopero. Quel giorno, migliaia di operai e contadini si erano radunati davanti alla stazione ferroviaria della città emiliana, per protestare contro il governo Tambroni, sostenuto dai voti dei neofascisti del MSI. Il governo Tambroni era accusato di favorire gli interessi dei padroni e di minacciare le libertà democratiche.

La manifestazione era pacifica, ma la polizia decise di intervenire con una carica violenta e indiscriminata, sparando colpi di pistola e di moschetto contro la folla inerme. Il bilancio fu drammatico: cinque morti e una quarantina di feriti. Le vittime furono: Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Afro Tondelli, Marino Serri e Luigi Nicolini. Tutti giovani, tutti lavoratori, tutti con una famiglia e dei sogni da realizzare.

La strage scatenò una forte reazione popolare in tutto il paese, con scioperi, cortei e scontri con le forze dell'ordine. Il governo Tambroni fu costretto a dimettersi dopo pochi giorni, ma la giustizia non fu fatta. I responsabili della strage non furono mai condannati, anzi alcuni furono promossi o decorati. 

La strage di Reggio Emilia è un episodio che non va dimenticato, perché ci ricorda il prezzo che hanno pagato i lavoratori per difendere i loro diritti e la democrazia. È un monito a non abbassare la guardia di fronte alle derive autoritarie e fasciste che ancora oggi minacciano la nostra convivenza civile. È un omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per un mondo più giusto e solidale.

Mai dimenticare!



Video credit Francesco Moretti caricato su YouTube