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domenica 5 luglio 2026

Annamaria e Giovanna non devono essere dimenticate

Ci sono vicende che non si archiviano, nemmeno quando il tempo prova a coprirle di polvere. La morte di Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio è una di quelle storie che restano addosso: non solo per la tragedia in sé, ma per ciò che rivela sul lavoro nero, sulla fragilità delle tutele e su un Paese che, troppo spesso, si accorge dei suoi errori quando è già tardi.

Annamaria aveva 49 anni, una vita di lavoro alle spalle, fatta di sacrifici e di quella dignità silenziosa che conoscono bene le operaie. Giovanna era poco più che una ragazzina: chiamata a “dare una mano” nel materassificio clandestino di Montesano sulla Marcellana, dove si lavorava per pochi euro l’ora, in un seminterrato che non avrebbe dovuto ospitare nemmeno un magazzino, figuriamoci una fabbrica.

Il 5 luglio 2006, quel locale si trasformò in una trappola. Bastò un corto circuito, una scintilla, e le fiamme divamparono in un ambiente saturo di materiali infiammabili. Il fumo invase ogni angolo, la temperatura salì in pochi secondi. Annamaria e Giovanna cercarono rifugio nel bagno, l’unico spazio che sembrava offrire un riparo. Ma lì dentro non arrivò nessun soccorso: morirono soffocate, intrappolate in un luogo che non avrebbe mai dovuto esistere.

La giustizia arrivò, ma con il passo lento e insufficiente che spesso accompagna le tragedie del lavoro. Il titolare del materassificio fu condannato a otto anni, una pena che non ha mai restituito la misura reale di ciò che è accaduto. Nel frattempo, la comunità si è trovata davanti a una verità scomoda: quel seminterrato non era un segreto. Qualcuno sapeva, qualcuno vedeva, qualcuno preferiva non chiedere.

Annamaria e Giovanna sono state ricordate con la Stella al merito del lavoro, un gesto importante, certo, ma che non basta a colmare il vuoto di una memoria pubblica ancora troppo timida. A distanza di anni, non esiste una via, una piazza, un luogo che porti il loro nome. E questo silenzio pesa.

Nel 2016, il film “Due euro l’ora” ha riportato la loro storia al centro del discorso pubblico. Non è solo un racconto cinematografico: è un atto civile. Mostra cosa significa lavorare senza diritti, senza sicurezza, senza voce. E ci ricorda che dietro ogni “lavoretto”, dietro ogni paga misera, dietro ogni compromesso accettato per necessità, può nascondersi un rischio enorme.

Ricordare Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio oggi non è un esercizio di nostalgia. È un dovere. È il modo più onesto per dire che nessuna vita dovrebbe essere messa in pericolo per un salario da fame, che il lavoro nero non è una “scappatoia”, ma una ferita aperta.

E che la memoria, quando è fatta bene, non consola: pretende. Pretende giustizia, rispetto, cambiamento.

Autore: Resistenza Rosa

Licenza: pubblicato e concesso su richiesta dell'autore

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Immagine generata con intelligenza artificiale


Conchiglie di Katherine Mansfield


Conchiglie

Eternamente giace e splende piano
sotto l'enormi tempestose ondate
e sotto le minute onde beate
che il Greco antico un tempo ha nominato
crespe di risa.
Ascolta: la conchiglia iridescente
canta nel mare, al più profondo.
Eternamente giace e canta silenziosa.

Katherine Mansfield

La vita è fatta di piccole felicità



"La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive."

Banana Yoshimoto


Era una notte meravigliosa

"Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell'anima!"

Fëdor Dostoevskij


Le voglio dire una cosa...

"Le voglio dire una cosa: io sono cresciuta senza un padre. Era danaroso, ma troppo playboy, e mia madre divorziò nel 1945. Era molto avanti, forse qualcosa mi è rimasto. Non mi sono mai voluta sposare e mi ha sempre fatto arrabbiare non poter adottare figli senza l’obbligo di quest’anello! Oggi, quando sei parla delle adozioni a coppie gay, ma anche etero, faccio un pensiero: “Ma io con chi sono nata, con chi sono cresciuta?” Mi rispondo: con due donne, mia madre e mia nonna. Facciamoli uscire i bambini dagli orfanotrofi, non crescono così male anche se avranno due padri o due madri. Io le ho avute. Sono venuta male?"

Raffaella Carrà


Il verbo amare

“Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare: il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale.” 

Jean Cocteau


La solitudine

"La solitudine è come un grande specchio vuoto in cui finiamo sempre per riflettere le nostre paure più nascoste. Non è la mancanza di persone intorno a noi a fare male, ma la consapevolezza che, anche in mezzo a una folla oceanica, ognuno di noi rimane un’isola invalicabile, un mistero che nessuno sforzo d’amore riuscirà mai a decifrare del tutto."

Ramón Gómez de la Serna