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sabato 23 maggio 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Pensa di Fabrizio Moro


Angolo curato e gestito da Mary B.

Penso a Fabrizio Moro, a quella sua capacità rara di dire cose che sembrano semplici e invece ti scavano dentro. Pensa non è solo una canzone: è un invito, quasi un richiamo. Ti mette davanti a te stesso, ti costringe a fermarti un attimo e guardare davvero ciò che hai intorno. È una di quelle parole che, nelle sue mani, diventano un gesto, un atto di resistenza quotidiana.

E oggi, 23 maggio, quel verbo pesa ancora di più. Perché non si può ascoltare Pensa senza ricordare chi ha pagato con la vita il coraggio di farlo davvero. Giovanni Falcone, la sua scorta, tutte le vittime della mafia che non hanno avuto scelta se non quella di restare fedeli a ciò che era giusto. Ogni anno questa data ritorna come un nodo alla gola: non per riaprire ferite, ma per ricordarci che certe battaglie non finiscono mai davvero.

Forse è proprio questo il punto che lega tutto: una canzone che ti chiede di non smettere di pensare, e una memoria collettiva che ti chiede di non smettere di scegliere da che parte stare. Sono due strade che si incontrano nello stesso luogo: quello in cui la coscienza non può più fare finta di niente.

Oggi è un giorno che brucia e illumina allo stesso tempo. Un giorno per ricordare, per ringraziare chi ha avuto il coraggio di andare avanti anche quando era più facile arrendersi. E per dirci, sottovoce ma con fermezza, che quel “pensa” non è un consiglio: è un dovere.

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Immagine generata con intelligenza artificiale


E non potrai mai ritornare nell'esatto punto da dove sei partita

"E non potrai mai ritornare nell'esatto punto da dove sei partita. Perché nel frattempo avrai maturato nuovi occhi per guardare posti che mentre andavi hai abbandonato. Non avrai più la stessa percezione, né per riconoscerli né per rivederli uguali. Per questo indietro non si torna, per questo indietro non si può più tornare, nemmeno se lo vuoi. Quando pensi di non essere più in grado di riconoscere un luogo è perché ad essere cambiata di posto sei tu."

Massimo Bisotti 


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Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare...

"Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare. Ma loro non cambiano, loro non vogliono cambiare. Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore."

Rosaria Costa

Discorso pronunciato durante i funerali delle vittime della strage di Capaci, da Rosaria Costa, vedova dell'agente Schifani.


Si muore generalmente perché si è soli

"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere."

Giovanni Falcone


23 maggio: ricordiamo Giovanni Falcone e le vittime della strage di Capaci





Il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci nel territorio comunale di Isola delle Femmine, a pochi chilometri da Palermo, ci fu un attentato messo in atto da Cosa Nostra.

Nell'attentato persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. Gli unici sopravvissuti furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza.

Oggi ricordiamo tutte le vittime di questa orrenda strage e vi lascio con le parole del magistrato Giovanni Falcone:


«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».



Giovanni Falcone




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