"Scrivimi, servirà a sentirti meno fragile quando nella gente troverai solamente indifferenza, tu non ti dimenticare mai di me."
Tratto dal brano Scrivimi di Nino Buonocore
"Scrivimi, servirà a sentirti meno fragile quando nella gente troverai solamente indifferenza, tu non ti dimenticare mai di me."
Tratto dal brano Scrivimi di Nino Buonocore
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"Essere autentici in un mondo che punisce la verità è un atto di coraggio. Non c'è niente di più pericoloso di una persona che si rifiuta di tacere, che si rifiuta di fingere, che si rifiuta di inchinarsi davanti a ciò in cui non crede. Essere veri ha un prezzo, ma ha anche una ricompensa: la libertà. E io, sinceramente, preferisco perdere tutto piuttosto che perdere me stessa."
Sinéad O'Connor
Photo credit Man Alive!, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
Mick Jagger
Photo credit Raph_PH, CC BY 2.0, da Wikimedia Commons
Angolo curato e gestito da Mary B.
“Rehab” è uno di quei brani che, appena parte, ti riporta subito alla voce graffiata e vulnerabile di Amy Winehouse. Uscito il 23 ottobre 2006 come primo singolo di Back to Black, è diventato in poco tempo la sua canzone simbolo: un successo enorme, tre Grammy Awards e un’attenzione mondiale che, nel bene e nel male, non l’avrebbe più lasciata.
La storia della canzone nasce quasi per caso, durante una passeggiata a New York con Mark Ronson. Amy stava parlando di un momento complicato della sua vita, quando suo padre e il suo management avevano provato a convincerla ad andare in riabilitazione. Lei, con quella sincerità disarmante che la caratterizzava, aveva risposto semplicemente: “No, no, no.” Ronson colse subito la forza di quella frase, e da lì nacque l’idea del brano.
“Rehab” è un pezzo autobiografico, diretto, senza filtri. Racconta il rifiuto di Amy di entrare in clinica, non per ribellione fine a sé stessa, ma perché sentiva che nessuno stava davvero ascoltando ciò che provava. È una confessione messa in musica, un modo per trasformare una ferita personale in qualcosa di universale. E forse è proprio questo il motivo per cui la canzone ha colpito così tante persone: parla di fragilità, di pressioni, di scelte difficili, ma lo fa con una sincerità che non cerca scuse.
Col tempo, “Rehab” è diventata molto più di un singolo di successo. È diventata una parte della storia di Amy, un frammento della sua lotta e della sua verità. E ogni volta che la riascolti, quella verità torna a farsi sentire, chiara e potente, come la sua voce.
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"Quelle come me sono destinate ad avere l'anima perpetuamente in tempesta. Le persone pazze come me, non vivono a lungo ma vivono come vogliono."
Amy Winehouse
Photo credit Rama, CC BY-SA 2.0 FR, attraverso Wikimedia Commons
Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta all'isola che non c'è
Forse questo ti sembrerà strano
Ma la ragione ti ha un po' preso la mano
Ed ora sei quasi convinto che
Non può esistere un'isola che non c'è
E a pensarci, che pazzia
È una favola, è solo fantasia
E chi è saggio, chi è maturo lo sa
Non può esistere nella realtà
Son d'accordo con voi, non esiste una terra
Dove non ci son santi né eroi
E se non ci son ladri, se non c'è mai la guerra
Forse è proprio l'isola che non c'è, che non c'è
E non è un'invenzione
E neanche un gioco di parole
Se ci credi ti basta, perché
Poi la strada la trovi da te.
Edoardo Bennato
"Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato e per quello voglio essere ricordata. Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile: per questo, dato qualche sbalzo di pressione, una sciatalgia a volte assai dolorosa, qualche affanno metabolico; e, soprattutto, dati gli inevitabili veli che l'età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l'energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro in direzione della sala d'incisione, da dove posso continuare ad offrire ancora un contributo pregevole e sofisticato."
Milva
"Io non mi figuro di cantare. Io mi sento come se suonassi uno strumento a fiato. Cerco di improvvisare come Lester Young, come Louis Armstrong, o qualcun altro che ammiro. Quello che esce fuori è ciò che sento. Non mi va di cantare una canzone così com'è. Devo cambiarla alla mia maniera. È tutto quello che so."
Billie Holiday
Oh, extraterrestre, portami via
Voglio una stella che sia tutta mia
Extraterrestre, vienimi a cercare
Voglio un pianeta su cui ricominciare.
Eugenio Finardi
Tratto da Extraterrestre di Eugenio Finardi
"Non ho mai pensato che Je t’aime moi non plus fosse scandalosa, anche se ero cosciente di ciò che avrebbero pensato gli altri ascoltandola. Tutti sanno dove erano la prima volta che l’hanno sentita ed è stata una canzone di libertà in tutto il mondo."
Jane Birkin
"Sai, non c'è niente di male nell'essere una donna forte. Il mondo ha bisogno di donne forti. Ci sono un sacco di donne forti che non vedi che guidano, aiutano, che interpretano uomini forti. Vogliono rimanere invisibili. È bello poter interpretare una donna forte che si vede."
Ginger Rogers
Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Pink Floyd a Venezia: Un Concerto per l'Europa, più noto semplicemente come concerto dei Pink Floyd a Venezia, fu la penultima esibizione della band inglese Pink Floyd durante la seconda tournée europea dell'A Momentary Lapse of Reason Tour del 1989.
Annoverato tra i più straordinari e controversi concerti rock mai tenutisi in Italia[1], l'evento fu gratuito e organizzato su un palco galleggiante il 15 luglio 1989 in occasione della tradizionale festa del Redentore alla presenza di circa 200000 spettatori posizionati sulle rive e sulle imbarcazioni del bacino San Marco. Il concerto venne trasmesso dalla Rai in mondovisione con un pubblico di circa 100 milioni di telespettatori.
La gestione complessiva del megaevento fu al centro di aspre polemiche sulla salvaguardia della città lagunare.
Dopo le tappe all'Arena di Verona, a Monza, a Livorno e a Cava dei Tirreni nel maggio 1989, l'impresario veneziano Francesco Tomasi propose ai Pink Floyd di chiudere il loro passaggio in Italia con un concerto gratuito nella sua città per il giorno 15 luglio 1989, giorno della festa del Redentore.[2]
Inizialmente si pensò di allestire il palco, alto ventiquattro metri, sulla punta estrema dell'isola della Giudecca, ma poi per motivi di spazio fu deciso di impiegare alcune grandi zattere ormeggiate al centro del bacino di San Marco, di fronte al Palazzo Ducale.
La notizia dell'evento, circolata all'inizio di aprile, scatenò nei tre mesi successivi un aspro dibattito polemico, riguardante in particolare il decoro della città e il timore che l'eccessivo volume della musica potesse danneggiare il patrimonio artistico della stessa: la soprintendenza ai beni culturali pose quindi un limite di sessanta decibel[3] per non danneggiare i mosaici bizantini della basilica di San Marco (sebbene durante il concerto vennero registrati picchi anche di novantadue decibel)[4] e vietò l'installazione dei bagni chimici temporanei per motivi estetici.
Le polemiche coinvolsero anche il mondo politico dove, da un lato, vi erano sostenitori dell'iniziativa come il vicepresidente del consiglio Gianni De Michelis (che voleva candidare Venezia quale sede per l'Expo 2000)[5] e l'assessore alla cultura del Comune di Venezia, Nereo Laroni, e da un altro i contrari come esponenti della Democrazia Cristiana.[6] L'amministrazione comunale rimase a lungo indecisa ma alla fine il vicesindaco Cesare De Piccoli firmò l'ordinanza che autorizzava il concerto (il sindaco Antonio Casellati si era infatti rifiutato di farlo), appena un'ora prima dell'inizio dell'evento[7] e per motivi di ordine pubblico, dal momento che la città era stata ormai invasa da un immenso pubblico giunto fin dalla sera precedente grazie a treni speciali e voli charter provenienti da tutta Europa.
Il costo dell'evento fu finanziato per un miliardo di lire dalla Rai, che trasmise il concerto in mondovisione, incluse l'Unione Sovietica (in differita) e contemporaneamente nelle due Germanie; il resto delle spese (alcune centinaia di milioni di lire) furono coperte dai Pink Floyd stessi. Si stima che a livello mondiale il concerto fu seguito da 100 milioni di spettatori, di cui 27 negli Stati Uniti (dove l'evento fu trasmesso via cavo al prezzo di dieci dollari).[5] In Italia il concerto fu visto da oltre 3,5 milioni di spettatori, con un indice d'ascolto del 30%.[7]
Per motivi tecnici, dovuti alle esigenze televisive della diretta, alla disponibilità dei satelliti per la mondovisione e alla pubblicità, il concerto fu limitato a soli novanta minuti, con alcune canzoni tagliate o eliminate del tutto rispetto alla scaletta originale (furono suonate infatti solo quattordici canzoni anziché le ventitré previste nel tour).[8]
(David Gilmour[9])
La chiusura del concerto fu segnata dal tradizionale grande spettacolo pirotecnico che caratterizza la festa del Redentore e proprio questo fece registrare un'intensità di centosette decibel, superiore ai limiti concessi[10].
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"Il mio rapporto con Napoli è sostanziale, totale, importantissimo. Se non avessi Napoli come riferimento non avrei potuto far niente, nemmeno i miei successi, al di là come il brano "kalimba de luna" che dentro c'è Napoli, dentro a miei brani si sente della mia napoletanità."
Tony Esposito
Photo credit Gorup de Besanez, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Quando vado a dormire, sento le mie canzoni, apro le finestre e penso tra me e me: "Chi sta suonando laggiù?". Nessuno! E torno a letto e ricominciano a suonare la musica a cui sto pensando.
Compay Segundo
Photo credit David Shankbone, CC BY-SA 2.5, via Wikimedia Commons
Angolo curato e gestito da Mary B.
Oggi, 11 luglio, se n’è andato Peppino di Capri, una delle voci più luminose e gentili della musica italiana. Un artista che non ha mai smesso di cantare l’amore con eleganza, con quella sua malinconia leggera che sembrava sempre arrivare dal mare.
In questo giorno che pesa, torno a una delle sue canzoni più iconiche: “Luna Caprese”. Un brano che non è solo una serenata, ma un piccolo rito collettivo. Una luna che consola, che ascolta, che accompagna chi ama e chi ha amato. Una luna che oggi sembra più bassa, più lenta, quasi in lutto.
“Luna Caprese” è la fotografia di un’Italia che sapeva essere romantica senza essere sdolcinata, che sapeva raccontare il sentimento con una semplicità disarmante. È una canzone che ha attraversato generazioni, feste di paese, estati infinite, notti di silenzi e di ritorni.
E oggi, mentre la notizia della sua scomparsa ci raggiunge, quella luna diventa un simbolo: la sua voce che resta, la sua eleganza che non se ne va, la sua Capri che continua a brillare.
Grazie Peppino, per averci insegnato che la dolcezza è una forma di resistenza.
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"Non l'aguzzino mi spaventerà, né la caduta finale del corpo, né le canne dei fucili della morte, né le ombre sul muro, né la notte in cui a terra viene scagliata l'ultima fioca stella di dolore, ma la cieca indifferenza di un mondo spietato e insensibile."
Roger Waters
Tratto dal brano Each Small Candle di Roger Waters

Articolo da Agenzia DIRE
15 volte a Sanremo, 35 milioni di dischi venduti, aprì i concerti dei Beatles in Italia. I funerali si terranno domenica pomeriggio nell'ex cattedrale di Santo Stefano, nella piazzetta dell'isola
ROMA – Dopo una lunga malattia è morto Peppino di Capri. Il celebre musicista e cantante avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio. Ha trascorso le sue ultime giornate proprio a Capri, a villa Castiglione. I funerali si terranno domenica pomeriggio nell’ex cattedrale di Santo Stefano, nella piazzetta dell’isola.
L’uomo che ha “insegnato” all’Italia a innamorarsi in tre minuti e mezzo. Il suo vero nome era Giuseppe Faiella, ma una vita spesa al pianoforte, tra Champagne, Roberta e Nun è peccato, lo ha reso immortale identificandolo con la sua amatissima isola. Let’s twist again che resta il suo 45 giri più venduto: un milione e 200mila copie, cover di Chubby Checker arrivata da Parigi grazie a una soffiata di un amico musicista.
Il nome d’arte nacque nel 1958 per mano del produttore Mario Cenci. Poi crebbe sul palco, sempre con la sua band, i Rockers.
Sanremo lo ha visto tornare 15 volte, record assoluto,
dal debutto nel 1967 fino al 2005. Due le vittorie, nel 1973 e nel
1976, oltre a un terzo posto sfiorato proprio nell’ultima
partecipazione. Ma il ricordo più caro restava il 1987, l’anno de Il
sognatore e dei complimenti di Lucio Dalla. Nel 2023, il ritorno
all’Ariston per il Premio alla carriera, settant’anni di musica
celebrati con una doppia standing ovation e una battuta che è già
epitaffio: “È da tempo che aspettavo questo momento, finalmente è arrivato… Meglio tardi che mai”.
Trentacinque milioni di dischi venduti, 54 album incisi. E un pezzo di storia della musica internazionale che pochi possono vantare: nel giugno 1965 si esibì prima dei Beatles
nelle tappe italiane del loro tour, a Milano, Genova e Roma. “Non ci
hanno mai rivolto la parola per tutto il tour”, raccontava, “il massimo
della concessione è stata una foto insieme, pure un po’ scocciati”.
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Fonte: Agenzia DIRE
Autore: Agenzia DIRE
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Articolo da elDiario.es
Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su elDiario.es
La cantante di successi come 'Total Eclipse of the Heart', 'It's a Heartache' e 'Holding Out for a Hero' è morta all'età di 75 anni.
Bonnie Tyler è morta mercoledì a Faro, in Portogallo, all'età di 75 anni, secondo quanto comunicato dalla sua famiglia. La cantante di successi come " It's a Heartache", "Total Eclipse of the Heart " e "Holding Out for a Hero" non è riuscita a guarire dalla malattia per la quale era stata ricoverata in ospedale il mese scorso.
Tyler, il cui vero nome era Gaynor Hopkins, nacque l'8 giugno 1951 nella città gallese di Neath, nel Regno Unito. Il suo amore per la musica le fu trasmesso dalla madre, Elsie, grande appassionata di opera e cantante nel coro di una chiesa locale.Tina Turner
Janis Joplin e Tina Turner erano due delle voci che Bonny Tyler ascoltava da bambina; a diciassette anni, si classificò seconda in un concorso per giovani talenti interpretando " Those Were the Days" di Mary Hopkins e "I Can't Stop Loving You " di Ray Charles. Due anni dopo, formò la sua band, gli Imagination , con cui si esibì in bar e club del Galles del Sud con il nome di Sherene Davis.Continua la lettura su elDiario.es
Fonte: elDiario.es
Autore: Laura García Higueras

Articolo tratto interamente da elDiario.es
Photo credit Albin Olsson, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
"Il rock è praticamente morto, a meno che non arrivi qualcuno in grado di salvarlo, i nuovi Oasis o i nuovi Nirvana. C'è bisogno di qualcosa di innovativo, qualcosa che sia in grado di toccare la vita delle persone, soprattutto di quelle più giovani. La nuova generazione, a parte poche eccezioni, è cresciuta con la musica rap e non con il rock."
Courtney Love
Photo credit Tom Edwards from London, England, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons
"Cerco di coltivare la gratitudine il più possibile. Sai, tutti arriviamo a momenti in cui ci sentiamo esausti, stanchi, frustrati o chissà cos'altro, ma cerco di cogliere quei momenti e rendermi conto di quanto ho di cui essere grata, e di lasciarmi trasportare da quei sentimenti di gratitudine, vivendo con gratitudine il più possibile."
Joan Osborne
Photo credit Kurt "Doc" Huot, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons