domenica 11 ottobre 2026
La vendemmia di Giovanni Pascoli
La vendemmia
Una vendemmia fa, così, piacere!
Nemmeno un chicco marcio nella pigna.
E tutte pigne, salde fisse nere.
Uva d'alberi, e pare uva di vigna.
Ma qui ci son d'agosto le cicale
da levar gli occhi! qui la vite alligna!
Porta il bigoncio. - È pieno.
- Avessi l'ale!
Avessi l'ale d'una rondinella!
Il nido lo farei nel tuo guanciale.
Guarda: la vespa vuole la più bella.
L'ape fa il miele, eppur le basta un fiore,
fior di trifoglio, fior di lupinella.
Ha fatto buono all'uva lo stridore
di tutta estate. - Ciò che fa per l'una,
non fa per l'altro. - Ora, contava l'ore.
"Qua le canestre, donne".
- O bella bruna!
Quando nascesti, in cielo una campana
sonava sola, al lume della luna.
- Questa la stenderete sull'altana:
è troppo bella per andar nel tino.
- Ma anche quello è come vin di grana!
- Non ci fu pioggie, non ci fu lo strino.
- Portate bere. Molto all'uva aggrada
sentirsi in viso l'alito del vino.
- Pigia il bigoncio un po'.
- "Sono in istrada,
E che mi dài, che mi conviene andare?"
"Un bacio in bocca, perché tu non vada".
La paradisa ha pigne lunghe e chiare,
e tutti d'oro sono i chicchi, e hanno
il sole dentro, il sole che traspare.
- Rigo, di tutte queste qui, si fanno
cipelle, acché, tu con la moglie accanto,
ne mangi all'alba, il primo dì dell'anno.
L'uva vuol dire il buono, il bello, il tanto.
E porta bene, o Rigo.
- Ho contro, io sento,
fin le finestre, e quando passo e canto,
si chiudono da loro senza vento.
Così staccavi la dolce uva, alfine,
co' tuoi vicini, ché i vicini sono
mezzo parenti, e con le tue vicine,
o Rigo. Il tempo era da un pezzo al buono,
e la vendemmia si cocea matura
anche a bacìo; quando sentisti un tuono.
Dicesti: il bello è bello, ma non dura.
E vendemmiasti. Ed era un giorno asciutto,
si scivolava per la grande asprura,
cupo di vespe era un ronzìo per tutto,
calda era l'uva e, nei bigonci ancora,
rendeva già l'odor del mosto e il flutto.
La gente era venuta sull'aurora
quando la guazza o la nebbietta inerte
vapora in cielo, e il cielo si colora.
Allor le donne ascesero per l'erte,
parlando basso, e recideano a prova
le pigne con le piccole ugne esperte.
Le recideano al nodo che si trova
a mezzo il gambo. Le galline intorno
bandian l'annunzio, ad or ad or, dell'ova.
Ma crebbe il vario favellìo col giorno.
Montava, per tagliare le pinzane,
un giovinetto sul pioppo e sull'orno.
Cantava poi, quand'erano lontane
le donne, quando in una sua cestella
portava il vino Violetta e il pane.
Ell'era in casa della sua sorella
da un mese e più; ma stava per tornare
a casa sua, più pallida e più bella.
"C'è tempo:" Rigo alla gentil comare
diceva "addietro è là da voi la vite.
Poi verrò io: non c'è di mezzo il mare".
Era un piacere rivederle unite
le due sorelle al solito lavoro!
Ma quelle sere, nell'ottobre mite,
anche si dava che piangean tra loro.
Erano quella sera alla finestra.
Salìano gli uni coi bigonci pieni,
l'altre scendean con vuota la canestra.
Parlavano nel lungo va e vieni,
alto, ché in loro anche parlava il vino.
"Si vuol finire, prima che si ceni".
"Non resta che il filare qui vicino.
Saranno due bigonci o tre; ma un poco,
perché li tenga, vuol pigiato il tino".
Il cielo già si colorava in fuoco.
Al colmo tino il giovinetto snello
si lanciò su, come a provar per gioco.
Stette sull'orlo un poco in piedi, bello,
raggiante tutto del suo bel domani,
a braccia spante, simile a un uccello.
Poi si chinò, s'apprese con le mani
all'orlo, e dentro, fra le pigne frante
tuffò le gambe e sul crosciar dei grani.
Il rosso mosto risalì spumante
sopra i garretti; ed ei girava a tondo
premendo coi calcagni e con le piante.
E il sole rosso illuminava il biondo
vendemmiatore; ed ecco, da un remoto
canto del cielo un tintinnìo giocondo.
Uno, dal cielo, accompagnava il moto
dei piedi suoi, di su quei rosei fiocchi,
picchiando in furia sur un bronzo vuoto...
L'altro moveva rapidi i ginocchi
sul rosso mosto, anche movea la testa
ben in cadenza, il sole in mezzo agli occhi.
Ma era un suono di campane a festa.
E quei pigiava; quando, all'improvviso,
Rosa lassù, Rosa, già muta e mesta,
si levò su, molle di pianto il viso,
con un singhiozzo, e Violetta, china
a guardar fuori immersa in un sorriso
si volse bianca, e mormorò: Rosina!
Giovanni Pascoli
I movimenti totalitari
"I movimenti totalitari trovano un terreno fertile per il loro sviluppo dovunque ci sono delle masse che per una ragione o per l'altra si sentono spinte all'organizzazione politica, pur non essendo tenute unite da un interesse comune e mancando di una specifica coscienza classista, incline a proporsi obiettivi ben definiti, limitati e conseguibili."
Hannah Arendt
I giorni si accorciano
"I giorni si accorciano.
Il cielo diventa di quell’azzurro sottile e inamidato…
Nell’aria c’è una nuova venatura di freddo,
la luce è differente."
Dawn Tripp
Ho valutato il mio indice di felicità...
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"Ho valutato il mio indice di felicità e questo è il risultato. Sono totalmente soddisfatta ogni volta che le persone che amo sono felici per qualcosa di piccolo, grande, insignificante, qualsiasi cosa. Semplicemente non credo che nessuno possa provare gli stessi sentimenti meravigliosi, intensi e irresistibili che provo io per la mia famiglia."
Diane Keaton
Photo credit es:Ruven Afanador, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Non so cosa significano...
"Non so cosa significano la parola carriera e attore, sono entrato nell'ingranaggio del cinema, spesso mi propongono film che non mi piacciono e non li accetto."
Ninetto Davoli
Photo credit Pietro Luca Cassarino, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Io amo il teatro
"Io amo il teatro, il mio cuore è lì. Ogni volta che, nella mia vita, qualcosa non andava bene, ci sono sempre tornata. Dopo la morte di mio marito sono stata ferma tre anni per il dolore ma poi il teatro mi ha riportato un po' di gioia. E, anni prima, quando scappai da Hollywood, fu il palcoscenico a farmi sentire bene di nuovo."
Angela Lansbury
Come attore...

"Come attore, spesso vorrei che i produttori si prendessero il rischio e mi scegliessero per un ruolo che non rientra nel mio genere, ma spesso non lo fanno, quindi quando ne ho la possibilità, lo faccio. Almeno io lo faccio."
Luke Perry
Photo credit Angela Natividad, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons
Nel protestare contro una guerra...
“Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace, ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realtà. Osservando in profondità ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace.”
Quando una nuova idea...
“Quando una nuova idea aggredisce il potere dell'autorità costituita, l'autorità grida sempre che la moralità è stata offesa.”
Mary Heaton Vorse
Il verbo amare
“Il verbo amare è uno dei più difficili da coniugare: il suo passato non è semplice, il suo presente non è indicativo e il suo futuro non è che un condizionale.”
Jean Cocteau
sabato 10 ottobre 2026
Io non resto in silenzio davanti al genocidio palestinese!
La situazione in Palestina è una delle più gravi violazioni dei diritti umani nel mondo. Milioni di persone sono state sfrattate, uccise, torturate e oppresse da un regime di occupazione illegale. Io non resto in silenzio davanti al genocidio palestinese. Alzo la mia voce per chiedere giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese.
Non si può restare insensibile davanti a questo genocidio, prendi posizione e condividi questo post, basta indifferenza!
Economia di guerra e carovita: quando i rincari diventano regola

Articolo da World Politics Blog
L’aumento dei prezzi di energia e beni essenziali viene letto come effetto diretto dell’economia di guerra, del riarmo e delle tensioni internazionali, con ricadute sempre più pesanti sul potere d’acquisto, sul welfare e sugli spazi di agibilità sociale e politica.
Ottobre 2026 – Da quanto emerge dalla lettura dei giornali, dai servizi della tv e soprattutto da quanto si sente nei mercati e nei negozi di quartiere (quelli che ancora resistono), si percepisce come il problema del caro vita cominci a interessare anche chi, fino a oggi, non aveva prestato particolare attenzione ai diffusi rincari di energia e beni di prima necessità. Le poche mobilitazioni in corso, però, a nostro parere, dimenticano come a generare l’inflazione sia proprio l’economia di guerra, da quando, a fine febbraio 2026, Usa e Israele hanno attaccato l’Iran, le cui conseguenze risultano particolarmente negative per le economie europee che ricevono il greggio proveniente o transitante dal Golfo Persico (un tempo le forniture principali arrivavano dalla Russia a costi decisamente inferiori di quelli attuali).
Asserire allora che la guerra e l’economia di guerra sono la causa primaria dell’inflazione e del rallentamento degli indici economici europei rappresenta quindi una lettura oggettiva della realtà. Come si desume dalla lettura e dal confronto dei dati numerici, tra marzo e agosto la Ue ha avuto costi netti aggiuntivi per 54 miliardi di dollari solo per le importazioni di gas e petrolio; basterebbe questo solo dato per aprire una riflessione sull’economia di guerra e anche sulle cause di un conflitto che sembra costruito per indebolire il Vecchio Continente… Una lettura interessante, in questo senso, è quella dei rapporti dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, per cui a fine anno saranno ben 29 i miliardi in più da pagare tra rincari per elettricità, gas e carburanti. In questi mesi il costo dell’energia elettrica in Italia è balzato del 51,2%; i rincari sono il prodotto delle guerre: nel Golfo Persico e in Ucraina i canali di approvvigionamento sono insicuri e i costi decisamente elevati; si aggiungano le speculazioni finanziarie e l’aumento delle spese militari, che sottraggono risorse al welfare, per avere una fotografia della realtà.
Il Governo sta provando a tamponare i danni, ma secondo noi senza alcun coraggio: sostiene infatti Usa e Israele, partecipa attivamente al riarmo, immagina forse di calmierare le bollette degli italiani con i fondi pubblici (153 euro all’anno di spesa aggiuntiva per l’elettricità e di 477 euro per il gas). E i rincari a doppia cifra riguardano, a loro volta, numerosi beni alimentari di largo consumo; questa è l’economia di guerra e i rincari non sono un incidente di percorso.
L’orizzonte definito dall’economia di guerra
Un aspetto saliente della nostra riflessione è legato agli scioperi di settembre e ottobre 2025 che, per l’ampia partecipazione, non possono rappresentare il parametro di confronto per ogni futura mobilitazione, dato che un’analisi critica della realtà impone di aprire un dibattito su argomenti divisivi come la riconversione della manifattura da civile a militare, sull’economia di guerra in tutti i suoi risvolti, sull’ampliamento degli organici militari e sulla Legge di iniziativa popolare che, a nostro avviso, rappresenta un compromesso inaccettabile con cui settori pacifisti entreranno in relazione con il sistema della guerra, ipotizzando invece di rifiutarlo in toto.
Dovremmo chiederci, ad esempio, perché ampi settori sindacali non abbiano mai preso posizione sulla riconversione da militare a civile; attendersi che lo facciano adesso che stanno smantellando parte della manifattura, pensando di salvare l’occupazione producendo armi, ci pare significativo. Quale sarà poi il rapporto tra la spesa militare e il complesso della spesa pubblica?
Si dice che ogni soldo sottratto al welfare vada in armi, ma dovremmo sforzarci di quantificare l’entità delle risorse destinate alla difesa rispetto ad altre priorità di bilancio, sapere se fino a oggi gli stanziamenti siano stati equilibrati ed equi rispetto ad alcuni capitoli come welfare, sanità, istruzione e manutenzione del territorio. Che poi l’economia di guerra sia destinata a comprimere ulteriormente alcune voci del welfare è un dato di fatto (da evidenziare, poi, l’attuale welfare, da tempo del tutto inadeguato alle sue funzioni).
Ci sono inoltre altri capitoli di riflessioni: dal ruolo ideologico del riarmo e dell’economia di guerra, su come sia ormai impossibile discernere tra spese militari e non, tra tecnologie civili e militari, specie quando si incanala l’economia verso il riarmo e le mire speculative finanziarie trovano nei titoli legati ai produttori di armi il volano per investimenti redditizi.
L’industria della difesa ai tempi della guerra è stata al centro della discussione Nato ad Ankara; prenderne atto significa capire che troveremo i luoghi di lavoro direttamente investiti dal riarmo, enormi capitali spesi per le armi nei paesi Nato e di gran lunga superiori a Cina e Russia; ergo, la strategia offensiva dell’Alleanza avrà bisogno di costruire nell’immaginario collettivo pericoli e minacce e le politiche securitarie saranno indispensabili a questo scopo.
Fonte: World Politics Blog
Autore: Federico Giusti
Articolo tratto interamente da World Politics Blog
Navi Pillay vince il Premio Nobel per "l'impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale"
Articolo da Democracy Now!
Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Democracy Now!
Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem “Navi” Pillay, giurista e attivista per i diritti umani di origine sudafricana, per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. Navi Pillay è giudice presso la Corte Internazionale di Giustizia in un caso contro la Birmania, accusata di genocidio per il trattamento riservato dall'esercito ai Rohingya. In precedenza, ha ricoperto la carica di giudice presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda e la Corte penale internazionale. È stata anche Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e, fino a poco tempo fa, ha presieduto la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Lo scorso anno, la commissione ha concluso che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza. Questo è Navi Pillay che parla delle conclusioni della commissione.
Navi Pillay : "Nel nostro rapporto, la commissione ha constatato che le autorità israeliane e le forze di sicurezza israeliane hanno commesso e continuano a commettere i seguenti atti di genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza: uno, uccidere membri del gruppo; due, causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; tre, infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica, totale o parziale; e quattro, imporre misure volte a impedire le nascite all'interno del gruppo."
Più avanti nella trasmissione parleremo di Navi Pillay, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2026, con il procuratore per i crimini di guerra Reed Brody.
Continua la lettura su Democracy Now!
Fonte: Democracy Now!
Autore: Democracy Now!

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Stati Uniti.
Articolo tratto interamente da Democracy Now!
Photo credit US Mission Geneva, Public domain, via Wikimedia Commons
Un forte terremoto di magnitudo 7.6 ha danneggiato edifici in tutto Panama
Articolo da The Watchers
Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su The Watchers
Un forte terremoto di magnitudo 7.6 ha colpito la parte centrale di Panama alle 17:56 UTC (12:56 ora locale) del 9 ottobre 2026, causando danni strutturali, feriti, evacuazioni diffuse e interruzioni di corrente, trasporti e servizi pubblici. Il Centro di allerta tsunami del Pacifico (PTWC) ha revocato l'allerta tsunami alle 19:40 UTC, mentre le autorità hanno continuato a valutare i danni e a monitorare le scosse di assestamento.
L'epicentro è stato situato a 10,8 km (6,7 miglia) a sud-ovest di Pitaloza Arriba (popolazione 188), 54,1 km (33,6 miglia) a sud-ovest di Chitré (popolazione 8 969), 55,4 km (34,4 miglia) a sud-ovest di San Juan Bautista (popolazione 15,78 km), (34,6 miglia) a sud-ovest di Monagrillo (popolazione 10.821) e 61,1 km (37,9 miglia) a SSE di Santiago de Veraguas (45.355 abitanti), Panama.
Si stima che 36.000 persone abbiano avvertito forti scosse, 538.000 scosse molto forti, 842.000 scosse forti, 3 milioni scosse moderate e 455.000 scosse lievi.
Sulla base di tutti i dati disponibili, si prevedono onde di tsunami pericolose per alcune coste in seguito al terremoto di magnitudo 7.6 a Panama, ha dichiarato il Centro di allerta tsunami del Pacifico (PTWC) del Servizio meteorologico nazionale (NWS) in un messaggio diffuso alle 18:31 UTC del 9 ottobre.
Lungo alcune coste di Panama sono possibili onde di tsunami che raggiungono da 1 a 3 metri (da 3,3 a 9,8 piedi) sopra il livello della marea, mentre lungo alcune coste dell'Ecuador sono possibili onde da 0,3 a 1 metro (da 1 a 3,3 piedi).
Si prevedono onde inferiori a 0,3 m (1 piede) sopra il livello della marea lungo le coste di Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua e Perù.
L'allerta PAGER dell'USGS relativa a decessi e perdite economiche causati dalle scosse sismiche è attualmente in fase di revisione.
Complessivamente, la popolazione di questa regione risiede in strutture che rappresentano un mix di costruzioni vulnerabili e antisismiche. Le tipologie edilizie vulnerabili predominanti sono quelle in muratura di mattoni non rinforzati e in blocchi di adobe.
I recenti terremoti in quest'area hanno causato pericoli secondari come tsunami, frane e liquefazione del terreno, che potrebbero aver contribuito alle perdite.
Aggiornamenti
18:51 UTC, ottobre
Il PTWC ha aggiornato le sue previsioni sul rischio tsunami in seguito al terremoto di magnitudo 7.6 a Panama.
Lungo alcune coste di Panama è ancora possibile che si verifichino onde di tsunami che raggiungono un'altezza compresa tra 1 e 3 metri (3,3 e 9,8 piedi) sopra il livello della marea.
Le previsioni per l'Ecuador sono state ridotte da 0,3-1 m (1-3,3 piedi) a meno di 0,3 m (1 piede). Onde inferiori a 0,3 m (1 piede) sono previste anche per numerose altre zone costiere del Pacifico, tra cui Colombia, Costa Rica, Nicaragua, Messico, Perù, Cile e Giappone.
21:03 UTC, ottobre
Il PTWC ha revocato l'allerta tsunami associata al terremoto di magnitudo 7.6 che ha colpito Panama centrale nella giornata di oggi. Nel suo quarto messaggio, emesso alle 19:40 UTC, il centro ha confermato che non sussisteva più alcun avviso, allerta, allerta o minaccia di tsunami.
L'USGS ha rivisto più volte la magnitudo del terremoto, da un valore iniziale di M8.0 a M7.6, successivamente a M7.7, e attualmente a un valore rivisto di M7.6. L'ultima soluzione rivista dell'USGS colloca il terremoto a una profondità di 10 km (6,2 miglia), a circa 10 km (6,2 miglia) a ovest-sud-ovest di Pitaloza Arriba, nella provincia di Herrera.
Il Servizio nazionale di protezione civile di Panama (SINAPROC) ha segnalato danni strutturali concentrati nelle province centrali di Herrera, Veraguas e Los Santos. Danni significativi sono stati documentati anche a Penonomé, nella provincia di Coclé, dove è crollato il campanile della cattedrale di San Juan Bautista.
Ulteriori danni sono stati segnalati presso la sede del governatore provinciale e l'Hotel Dos Continentes a Penonomé. Reuters ha verificato in modo indipendente filmati che mostravano danni a una chiesa e ad edifici vicini, mentre le autorità locali continuavano a valutare i danni alle strutture residenziali e pubbliche.
Nella provincia di Herrera, gli abitanti di Las Minas hanno segnalato danni alle proprie abitazioni e crepe negli edifici residenziali. Danni sono stati segnalati anche a Chitré e nelle comunità costiere della provincia di Los Santos.
Il notiziario locale Panamá América ha riferito che parte della torre della Basílica Menor ad Atalaya, nella provincia di Veraguas, è crollata. Crepe sono state segnalate anche nel campanile della chiesa di San Atanasio a Los Santos.
Ulteriori segnalazioni indicano danni alla strada Santiago-Arenas nei pressi di Mariato, dove un tratto di carreggiata fratturato ha interrotto la circolazione. Danni sono stati segnalati anche alla caserma dei vigili del fuoco di Soná, al poliambulatorio Horacio Díaz Gómez e al terminal dei trasporti di Santiago. L'entità di questi danni è ancora soggetta a valutazioni strutturali ufficiali.
Secondo quanto dichiarato dal direttore del SINAPROC, Omar Smith, si sono registrati diversi feriti a seguito del terremoto. Una persona è rimasta ferita dalla caduta di detriti da una struttura parzialmente crollata a Penonomé.
Il terremoto ha causato gravi disagi ai servizi di elettricità e ai trasporti. Il fornitore di energia elettrica Naturgy ha segnalato interruzioni di corrente in sei province, mentre l'aeroporto internazionale di Tocumen ha temporaneamente sospeso le operazioni di volo.
Anche i servizi della metropolitana di Panama City sono stati interrotti e le autorità hanno sospeso le lezioni in tutto il paese. Numerosi edifici commerciali, uffici governativi e torri residenziali sono stati evacuati a scopo precauzionale, anche a Panama City, dove la scossa è stata avvertita distintamente.
L'Autorità del Canale di Panama ha confermato che il transito delle navi è proseguito regolarmente nonostante il terremoto. Squadre tecniche specializzate hanno ispezionato le infrastrutture del canale per individuare eventuali danni e garantire la continuità della sicurezza operativa.
Diverse scosse di assestamento significative hanno fatto seguito alla scossa principale, tra cui un terremoto di magnitudo 5.5 alle 18:22 UTC, localizzato a 3 km (1,9 miglia) a sud-ovest di Bajo Corral, e un terremoto di magnitudo 5.8 alle 18:37 UTC, localizzato a circa 1 km (0,6 miglia) a sud di El Cacao. Entrambi sono stati registrati a una profondità di 10 km (6,2 miglia).
Néstor Luque, direttore dell'Istituto di Geoscienze di Panama, ha attribuito il terremoto al sistema di faglie Azuero-Soná, una rete di faglie crostali attive associate alla deformazione tettonica nella penisola di Azuero. Secondo Luque, la tensione accumulata lungo il sistema di faglie si è rilasciata durante il terremoto.
Il terremoto è stato avvertito in tutto Panama e nelle vicine Costa Rica e Colombia. A Panama City, i testimoni hanno riferito di scosse prolungate che hanno spinto migliaia di residenti e impiegati ad abbandonare gli edifici e a radunarsi in aree aperte.
Le autorità panamensi continuano a ispezionare le infrastrutture danneggiate, a valutare le comunità colpite, a ripristinare i servizi interrotti e a monitorare la sequenza delle scosse di assestamento. L'entità complessiva dell'impatto del terremoto rimane al momento indeterminata.
Riferimenti:
1 Terremoto di magnitudo 7.7 a Panama – USGS – 9 ottobre 2026
2 Terremoto di magnitudo 7.9 a Panama – EMSC – 9 ottobre 2026
3 Terremoto di magnitudo 7.6 a Panama – NWS/PTWC – 9 ottobre 2026
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Fonte: The Watchers
Autore: Teo Blašković

Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Articolo tratto interamente da The Watchers
Marsala e Petrosino sotto la furia del vento
Una doppia tromba marina si è formata davanti al porto e poi è arrivata fino a terra, lasciando dietro di sé case scoperchiate, auto ribaltate, alberi e cavi elettrici abbattuti, campi distrutti. La cosa più impressionante è che il vortice ha investito anche la scuola De Gasperi di Terrenove, dove c’erano 273 bambini. Sono stati messi in salvo grazie alla prontezza del personale, ma il bilancio parla di undici feriti, tra cui sei studenti.
Girano scene di devastazione ovunque, non possiamo continuare a chiamare tutto questo semplicemente “maltempo”. Questi eventi estremi diventano sempre più violenti e frequenti, serve prevenzione seria.
Video credit MeteoWeb caricato su YouTube
Io sono figlio...
"Io sono figlio dell’immigrazione: i miei genitori hanno dovuto abbandonare il loro paese del Sud per rifarsi una vita. Mio padre ha vissuto da solo per un anno perché non trovava nessuno che gli affittasse casa, essendo meridionale. Questa è stata la sua vita. Mi sembra che la storia si ripeta."
Antonio Albanese
Photo credit Matteo Masolini, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons
Un eroe
“Un eroe è colui che, nonostante la debolezza, i dubbi, il fatto di non conoscere sempre le risposte, va avanti e vince comunque.”
Photo credit Jbfrankel, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
10 ottobre 1944 – Viene costituita la Repubblica partigiana di Alba
Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera
«Alba la presero in duemila il 10 ottobre
dell'anno 1944»
La Repubblica Partigiana di Alba fu un'entità politicamente autonoma che ebbe esistenza breve (dal 10 ottobre al 2 novembre 1944) ad Alba, in Piemonte, e che si inserisce nelle cosiddette repubbliche partigiane.
La Repubblica fu chiamata così per ricordare quella istituita da Napoleone dal 1796 al 1801.
L'occupazione di Alba
Il 10 ottobre 1944 circa 2000 partigiani, appartenenti soprattutto alla IIª Divisione Langhe del 1º Gruppo Divisioni Alpine comandato da Enrico Martini ("Mauri"), occupò la città in pratica senza combattere, dato che i reparti fascisti (300 alpini del battaglione "Cadore" al comando del tenente colonnello Ippolito Radaelli, che il 3 ottobre avevano sostituito il 2° "Cacciatori degli Appennini" comandato dal colonnello Aurelio Languasco, trasferito a Ceva) abbandonarono la città in seguito a trattative con i partigiani della IIa Divisione Langhe, mediate dalla curia vescovile. Nelle settimane precedenti la città era stata fatta oggetto in continuazione, quasi ogni notte, di piccoli ma logoranti attacchi partigiani, soprattutto in periferia verso i posti di blocco e verso le caserme più esposte, tanto da convincere le autorità del presidio della necessità di abbandonare la città. Questo va letto anche alla luce della situazione fluttuante del fronte e della scarsa collaborazione dei vertici fascisti piemontesi[1].
La guarnigione fascista lasciò Alba il 10 ottobre in colonna pressoché ordinata, in direzione nord, e senza lasciare le armi, inseguita solo da alcuni radi colpi di mortaio. I reparti Garibaldi - VIª Divisione, tra cui la 48ª Brigata Garibaldi "Dante di Nanni" - non erano state avvertite dell'azione delle formazioni autonome ed erano anche fermamente contrarie, per ragioni tattiche e di opportunità, ritenendo il passo prematuro "data la scarsa possibilità di difendere Alba nel caso di un ritorno offensivo del nemico in forze" e ritenendo un grave errore aver consentito ai fascisti di lasciare il presidio "con tutte le armi ed il materiale, mentre vi era la possibilità di prendere prigionieri 300 alpini ed un armamento importante"[2]. La conquista di Alba, sostanzialmente, aveva dunque per gli Autonomi una valenza soprattutto politica e di prestigio, perché i comandanti militari partigiani erano consci di non avere la possibilità di tenere a lungo la città.
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Vedo la vita in rosa...
Vedo la vita in rosa
Mi dice parole d'amore
Parole quotidiane
E questo me lo fa vedere
È entrato nel mio cuore
Una parte della felicità
Di cui conosco la causa
È lui per me, io per lui nella vita
Me lo ha detto, lo ha giurato per la vita.
Édith Piaf
Traduzione del brano La Vie en rose di Édith Piaf
Ho avuto più fortuna di chiunque altro...
"Ho avuto più fortuna di chiunque altro. Certo, sono anche stato scalognato più di chiunque altro, nella storia del cinema, ma ciò è nell'ordine delle cose. Dovevo pagare il fatto d'aver avuto, sempre nella storia del cinema, la più grande fortuna."
Orson Welles
Gioisco ricordando certi momenti...
"Gioisco ricordando certi momenti molto lontani della primissima infanzia: io provavo qualche cosa di infinitamente dolce ascoltando cantilene, filastrocche, strofette (anche quelle tipo «Corriere dei Piccoli») non in quanto cantate, ma in quanto pronunciate o anche semplicemente lette, in relazione ad un'armonia legata proprio al funzionamento stesso del linguaggio, al suo canto interno."
Andrea Zanzotto
venerdì 9 ottobre 2026
La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione
"La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. Gente inconsapevole, gestita completamente. Chi ha capito, ha capito, non ha bisogno di consigli. Chi non ha capito, non capirà mai. Io non biasimo queste persone perché loro sono strutturati per vivere e basta. Cosa vuol dire vivere e basta? Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera, andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì. Non sono in grado di percepire altro. C’è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani che sono “difetti di fabbricazione”: sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione. Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri."
Carlos Castaneda
L'incarico a la vorpe di Trilussa
Non c'è al mondo...
"Non c'è al mondo nulla di più difficile della franchezza e nulla di più facile dell'adulazione. Se nella franchezza anche solo una centesima parte suona falso, subito ne nasce una dissonanza, e poi uno scandalo. Se nell'adulazione invece è anche tutto falso fino all'ultima nota, anche allora essa è gradevole si ascolta non senza piacere; sarà un piacere grossolano ma pur sempre un piacere. E per quanto grossolana sia la lusinga, almeno metà di essa sembra assolutamente verità."
Discorso agli Ateniesi , 461 a.C. di Pericle
Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Video credit guidotg2 caricato su YouTube
Nuova legge elettorale: più seggi a chi comanda, meno spazio a chi protesta
Ieri la Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale: 227 sì, 164 no, applausi del centrodestra e opposizioni che gridavano “legge truffa”. Non è una riforma per dare più voce alla gente: è un blindaggio fatto da chi comanda per restare al comando. Il sistema è formalmente proporzionale, ma con un premio di maggioranza che regala seggi extra alla coalizione che supera il 42%. In pratica: chi vince prende di più, chi è piccolo o nuovo resta fuori.
Dicono che ci siano le preferenze, ma oltre l’80% dei parlamentari sarà deciso dai listini bloccati e dalle segreterie di partito, per i nuovi partiti poi la legge è una muraglia: servono circa 6mila firme per collegio, oltre 400–450mila a livello nazionale.
Una barriera insostenibile per movimenti, liste civiche e forze che vogliono portare voci nuove.
Questa legge è stata votata senza accordo con le opposizioni, a pochi mesi dal voto, per proteggere chi già governa.
La risposta non può essere solo tecnica: serve mobilitazione, ricorsi alla Corte, e soprattutto organizzazione dal basso, perché la democrazia vera non si chiude in una legge elettorale; ma si costruisce insieme, giorno per giorno.
Autore: Spartaco
Immagine generata con intelligenza artificiale
Mentre la benzina strozza i salari, il governo salva i superprofitti dei colossi petroliferi
Articolo da L'Indipendente
Appena due settimane fa, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti rivendicava gli sforzi del governo italiano nelle sedi europee per chiedere alle istituzioni comunitarie un intervento sugli extraprofitti dei colossi del petrolio. «Spero che anche il resto d’Europa si svegli», diceva, mentre Bruxelles puntualizzava all’Italia che avrebbe potuto intervenire autonomamente, sfruttando i propri strumenti nazionali. Dopo lo scaricabarile istituzionale, il governo ha svelato le carte: gli eurodeputati di Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato contro un emendamento alla relazione del Parlamento europeo sull’approccio dell’UE alle imposte societarie, che chiedeva alla Commissione di «presentare senza indugio una proposta per tassare gli extraprofitti consolidati delle grandi compagnie petrolifere e del gas», con l’obiettivo di sostenere le famiglie europee. L’emendamento è stato respinto. Se FDI e FI hanno votato contro, i deputati della Lega si sono astenuti. Intanto, Meloni torna a parlare di accise mobili, affermando che il governo è pronto a riattivare il meccanismo che aveva promesso sarebbe scattato giorni fa.
Il tema della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere è arrivato sui tavoli comunitari lo scorso agosto. Verso la fine del mese ha iniziato a circolare una lettera firmata da sei Paesi dell’UE e indirizzata alla Commissione, nella quale veniva evidenziato il «bisogno di un approccio congiunto che garantisca che coloro che traggono profitto dalla crisi facciano la loro parte nel ridurre l’onere per il pubblico in generale». Il contenuto della richiesta è stato confermato sin da subito dalla vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Augusta Montaruli: «Bene la richiesta dei Paesi europei, tra cui l’Italia, di una tassazione comunitaria degli extraprofitti per permetterci di arginare i prezzi della benzina. Il governo Meloni è in prima fila per sostenere gli italiani anche su questo fronte e lo fa con ogni mezzo necessario».
In appena due giorni, i portavoce dell’esecutivo europeo hanno rispedito la richiesta al mittente, dando il via allo scaricabarile istituzionale: «Tassare gli extraprofitti è competenza degli Stati membri, che possono agire sulla base della legislazione nazionale», dichiaravano il 25 agosto. Il governo italiano non ha mai risposto a tali dichiarazioni. Nel frattempo, tuttavia, è tornato più volte sulla questione, presentando la presunta battaglia per l’introduzione della misura come una priorità. A farne un tema centrale è stato soprattutto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega, partito che, messo davanti alla possibilità di intervenire sul tema, ha preferito astenersi. Di preciso, l’emendamento interveniva sulla relazione dell’Eurocamera relativa all’approccio dell’UE alla politica in materia di imposte societarie. Se approvato, avrebbe formalizzato una richiesta alla Commissione per l’introduzione di una misura di tassazione degli extraprofitti delle compagnie petrolifere.
Intanto Meloni torna a parlare di accise mobili: ieri, incalzata dai giornalisti, ha dichiarato che il governo sarebbe «pronto a intervenire di nuovo» per calmierare i prezzi del carburante, in particolare proprio «con il meccanismo delle accise mobili». Si tratta di un intervento che prevede l’utilizzo dell’extragettito fiscale derivante dall’IVA sui carburanti per ridurne il costo: detto in maniera semplice, quando aumenta il prezzo del carburante, aumenta anche l’IVA incassata dallo Stato, generando un gettito aggiuntivo che può essere utilizzato per ridurre il prezzo alla pompa. Meloni, tuttavia, non ha assicurato che la misura entrerà in vigore: «Al mese di settembre abbiamo circa 170 milioni che possono essere spesi per questo obiettivo», ha spiegato. «Ci stiamo interrogando se sia più efficace spenderli in questo momento, in cui comunque ci sono misure di contenimento, o tenerli come provvista quando dovessero terminare quelle misure. Dipende anche dalla tenuta del cap», ossia il tetto sui prezzi introdotto dalle compagnie petrolifere.
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Fonte: L'Indipendente
Autore: Dario Lucisano
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Articolo tratto interamente da L'Indipendente
























