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lunedì 20 luglio 2026

20 luglio, la memoria sanguina ancora: ieri Carlo Giuliani, oggi Abderrahim Fakir



Articolo da Cronache di ordinario razzismo

Non era un fermo, non era un controllo. Ieri, domenica 19 luglio, Abderrahim Fakir, uomo di 42 anni di origine marocchina, è morto mentre era immobilizzato da tre uomini, tra cui due agenti della polizia, i quali erano giunti sul luogo dopo una segnalazione da parte di un abitante del quartiere di Pilastro, Bologna. 

Il video dell’accaduto è rapidamente rimbalzato su molti canali social: quattro minuti e tredici secondi di una sequenza tremenda. Dalle immagini riprese da chi in quel momento era affacciato da un balcone si vedono due sanitari della Croce Rossa, che non intervengono. Fakir, nel video, urlava. Chiedeva aiuto, forse si stava sentendo male.

Se è presto per parlare subito di violenza da parte delle forze dell’ordine, rimane la gravità della morte di un uomo mentre era nelle mani di rappresentanti dello Stato.

I fatti fino ad ora

I fatti sono ancora oggetto di ricostruzione. Come riporta Alessandra Arini per La Repubblica, Abderrahim Fakir era un uomo di 42 anni, arrivato in Italia a 7 anni con tutta la famiglia, e lavorava come facchino nella logistica. Chi lo conosceva lo descrive come una persona affabile: Fakir, infatti, era noto nel quartiere di Pilastro in cui vi si recava spesso per visitare gli amici residenti nella periferia bolognese. Ieri probabilmente era lì per le stesse ragioni, ma su quanto accaduto ci sono ancora molti dubbi. Sembra esserci stato un malore – pare che infatti Fakir soffrisse d’asma e fosse cardiopatico -, una richiesta di aiuto accompagnata da uno stato di agitazione secondo alcuni, un dare in escandescenza secondo altri; le persone affacciate sul cortile interno che dà su via Svevo decidono di chiamare il 112. Sul posto arrivano due agenti della Polizia i quali, trovandosi un uomo presumibilmente affetto da una crisi psichiatrica, chiamano a loro volta il 118. Giungono allora anche i sanitari della Croce Rossa. Stando alle ricostruzioni attuali, gli agenti intervengono prima spruzzando uno spray urticante nei confronti dell’uomo, poi lo immobilizzano con l’aiuto di un civile: i due agenti gli bloccano la testa e la schiena per ammanettarlo, il civile le caviglie. Quanto accade successivamente è purtroppo noto: l’automedica arriverà quando per l’uomo non ci sarà nulla da fare. Subito esplodono la rabbia, lo sconcerto e la disperazione dei familiari che ricondividono i video sui social. Sentimenti che accomunano anche il resto del quartiere, sceso la sera in piazza in solidarietà alla famiglia di Fakir, chiedendo verità e  giustizia e che scenderà nuovamente in presidio quest’oggi a Piazza Nettuno, in contemporanea con altre città italiane tra cui Torino e Roma.

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Fonte: Cronache di ordinario razzismo

Autore:
redazione Cronache di ordinario razzismo

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da Cronache di ordinario razzismo  

Immagine generata con intelligenza artificiale


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