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mercoledì 30 settembre 2026

Naza, il documentario che denuncia un sistema di morte



Articolo da Indie for Bunnies

La prima cosa a cui abbiamo pensato dopo aver visto “Naza”, il film-documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor, è stata un verso di una canzone di Fabrizio De André. Verso scritto pensando a tutt’altra storia, ad altri avvenimenti, eppure terribilmente capace di risuonare davanti alle immagini del film: “per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti“.

Perché è proprio questo il punto: la società civile non può restare insensibile, distante, indifferente e voltarsi dall’altra parte di fronte a ciò che appare come un sistematico processo di disumanizzazione. Civili considerati, automaticamente, terroristi per il solo fatto di essere palestinesi e, di conseguenza, trasformati in vite sacrificabili. Persone comuni, con un lavoro, una famiglia, una quotidianità. Donne, anziani, bambini.

Persino la definizione di “vittima collaterale” sembra non bastare più. Nel linguaggio utilizzato dall’esercito israeliano quelle persone perdono il volto, il nome, la storia e diventano, semplicemente, “Naza”.

Ed è forse proprio questa parola a racchiudere uno degli aspetti più agghiaccianti del documentario: quando un essere umano diventa una categoria, un numero, un danno previsto, calcolato ed accettabile, ucciderlo diventa più facile. Il film racconta un sistema nel quale, per eliminare un esponente di Hamas — anche di basso livello o persino un ex appartenente all’organizzazione — può essere accettata la morte di un numero enorme di civili. E tutto questo affidandosi a sistemi di intelligenza artificiale, utilizzati nell’individuazione degli obiettivi, che hanno una consistente percentuale di errore, tant’è vero che, spesso, le persone segnalate ed individuate come target possono non avere alcun legame reale con Hamas.

Emblematico è il caso raccontato nel film della famiglia di un panettiere. Il suo negozio si trovava in una zona di Gaza vicina a un campo di Hamas e l’uomo aveva avuto numerosi contatti telefonici con membri dell’organizzazione. Un elemento sufficiente a renderlo sospetto ed ammazzarlo. Ma la spiegazione poteva essere terribilmente semplice: quelle persone, molto probabilmente, erano suoi clienti. Andavano da lui a comprare il pane. È proprio la banalità di questo gesto a rendere tutto ancora più spaventoso.

In una delle interviste raccolte da Yuval Abraham, un membro dell’intelligence israeliana racconta di essere stato in Polonia, di aver visitato i luoghi dei lager e dei campi di concentramento nazisti e di essersi domandato come fosse possibile, per quelle persone, continuare a vivere, sorridere, amare, avere degli amici o una famiglia, mentre si partecipava a crimini di quella portata. Dice di continuare a considerare il nazismo il male assoluto. Ma ora un’altra domanda lo tormenta: lui cosa sta facendo, cosa è diventato?

È una domanda che il film lascia sospesa e che, inevitabilmente, ne genera altre.

Che cosa accade a una società quando accetta che, per eliminare un singolo appartenente a un’organizzazione terroristica, possano essere uccise nelle loro case, durante la notte, decine o persino centinaia di persone? Quale limite rimane quando quelle morti vengono previste prima ancora di colpire e considerate un prezzo accettabile? Ed è qui che nasce la domanda più terribile: che cos’è tutto questo, se non ciò che io considero un genocidio progressivamente architettato, organizzato, giustificato e messo in atto dall’esercito di uno Stato che si definisce democratico?

Poi arrivano le immagini finali. Quei bambini stretti tra i piani sventrati di un edificio bombardato. Quel padre che continua a cercare i propri figli e li chiama, disperatamente, uno dopo l’altro, per nome. Come possono immagini simili non farci sanguinare il cuore?

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Fonte: Indie for Bunnies 

Autore: 

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione) 

Articolo tratto interamente da Indie for Bunnies


C’è una parte dell’umanità...


“C’è una parte dell’umanità, gentile e discreta, che non urla mai, che rispetta gli altri. Che agisce silenziosamente e non si mette mai in mostra. È l’umanità positiva che ama, che crede nell’amicizia, nella solidarietà, nel reciproco rispetto, che non ha paura di chi è diverso, perché vede con gli occhi del cuore. È la parte dell’umanità gentile ed empatica, che non cambia il mondo, ma migliora il proprio mondo, e quello delle persone che incontrano.” 

Agostino Degas

Ho avuto...

"Ho avuto il mio primo figlio a 40 anni, il secondo a 45 anni. A 50 anni ho recitato in un film di James Bond. E non cambierei nulla di tutto questo per avere di nuovo 20 anni. Quando sei giovane, hai la (beauté du diable) come dicono i francesi; questa bellezza selvaggia, inconscia, quasi pericolosa. Ma a 50 anni nasce un'altra bellezza, una che non ha bisogno di essere guardata per sentirsi reale. Non dipende dal trucco o dall'approvazione. È una bellezza silenziosa, potente, che deriva dall'aver trovato te stessa. La vera libertà non arriva con i giovani, ma con l'esperienza di aver vissuto e scelto per te."

Monica Bellucci

Photo credit Paul Katzenberger, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons




Proverbio del giorno


 Anche tra le spine nascono le rose.


Ho giurato...



"Ho giurato di non stare mai in silenzio, in qualunque luogo e in qualunque situazione in cui degli esseri umani siano costretti a subire sofferenze e umiliazioni. Dobbiamo sempre schierarci. La neutralità favorisce l’oppressore, mai la vittima. Il silenzio aiuta il carnefice, mai il torturato."

Elie Wiesel


Ti darei gli occhi miei...



Ti darei gli occhi miei,

per vedere ciò che non vedi.

L’energia, l’allegria,

per strapparti ancora sorrisi.

Dirti si, sempre si,

e riuscire a farti volare,

dove vuoi, dove sai,

senza più quei pesi sul cuore.

Renato Zero

Tratto dal brano Nei giardini che nessuno sa di Renato Zero


Ricorda, la vita è breve

 


"Ricorda, la vita è breve, infrangi le regole (sono state fatte per essere infrante), perdona in fretta, bacia lentamente, ama veramente, ridi in modo incontrollabile e non rimpiangere mai nulla di ciò che ti fa sorridere. Le nuvole sono rivestite d'argento e il bicchiere è mezzo pieno (anche se le risposte non si troveranno sul fondo), non preoccuparti delle piccole cose, sei quello che sei destinato ad essere, balla come se nessuno ti stesse guardando, ama come se fosse tutto ciò che sai, sogna come se vivessi per sempre, vivi come se dovessi morire oggi."

James Dean

martedì 29 settembre 2026

Strage di Marzabotto: per non dimenticare



L'eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio dei comuni di Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno che comprendono le pendici di Monte Sole in provincia di Bologna.

La strage di Marzabotto è un crimine contro l'umanità e uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la seconda guerra mondiale.

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Video credit dade tux caricato su YouTube - licenza: Creative Commons


La libertà



"La libertà è uno dei doni più preziosi dal cielo concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono agguagliare: e per la libertà, come per l’onore, si può avventurare la vita, quando per lo contrario la schiavitù è il peggior male che possa arrivare agli uomini."

Tratto da | Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes

Se questo mondo...

 

“Se questo mondo non è mai

come lo volevi tu,

se ti vien voglia di gridare

non fermarti più.” 

Tratto dal brano Il battito animale di Raf


Dipinto del giorno


 Suonatore di liuto di Caravaggio



Ho amato...


 

“Ho amato, pianto, impazzito di felicità. Ho vinto e ho perso”.

Anita Ekberg


Non mi sono mai sentito odiato...


"Non mi sono mai sentito odiato, un essere abominevole. Ho avuto delle stroncature, ma anche degli elogi. Non mi esalto per gli apprezzamenti positivi e non mi avvilisco per i dissensi."

Michelangelo Antonioni


Che colpa ne ho


Che colpa ne ho se il cuore e uno zingaro e va

Catene non ha, il cuore e uno zingaro e va

Finché troverà, il prato piu verde che c'è

Raccoglierà le stelle su di se

E si fermerà chissà

E si fermerà.

Nicola Di Bari 

Tratto dal brano Il cuore è uno zingaro di Nicola Di Bari 


Ho sempre cambiato...


"Ho sempre cambiato colore di capelli e taglio. Questo spiazza, perché il pubblico non riconosce, tra mille, la sua beniamina. Ero un bersaglio mobile. Ho fatto una scelta non scientemente, mi piaceva fare queste cose e ho deciso questa strada che mi ha premiato veramente tanto: ho presentato Sanremo, ho cantato a Sanremo, ho presentato i quiz. Posso ritenermi soddisfatta."

Loretta Goggi

Quando la verità...

"Quando la verità viene sepolta, cresce, soffoca, accumula una tale forza esplosiva che, il giorno che scoppia, fa saltare ogni cosa con sé."

Émile Zola



lunedì 28 settembre 2026

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"Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee."

George Bernard Shaw




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Ho imparato che la calma...

"Ho imparato che la calma è molto più destabilizzante della rabbia, che un sorriso disarma molto più di un volto corrugato, ho imparato che il silenzio di fronte ad un’offesa è un grido che fa tremare la terra. Ho imparato che come un amore rifiutato non si perde ma torna intatto a colui che voleva donarlo."

Confucio



Quando la notte sarà giunta...

Quando la notte sarà giunta

E la terra si farà buia

E l'unica luce che vedremo sarà la luna

No, non avrò paura

Oh, non avrò paura

Finché tu mi stai vicino, mi stai vicino.

Ben E. King

Traduzione del brano Stand by Me di Ben E. King

Photo credit Michael Borkson, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons



Vorrei raccontare storie interessanti

"Vorrei raccontare storie interessanti, sperando di non mettere tutta me stessa in qualcosa che poi non piace agli altri. Quando hai dato energie, sudore e sangue a un progetto, rischi di uscirne a pezzi se gli altri non ne vedono la bellezza com'è successo a te."

Naomi Watts

Photo credit Georges Biard, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons


Non sarò mai abbastanza cinico...

"Non sarò mai abbastanza cinico

da smettere di credere

che il mondo possa essere

migliore di com'è

Ma non sarò neanche tanto stupido

da credere che il mondo

possa crescere se non parto da me."

Brunori Sas

Photo credit Eugeniatta, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons




La passione


"La passione, anche quella più profonda, non richiede un palcoscenico grandioso per recitare la sua parte."

Herman Melville


La commedia

"La commedia è il modo più onesto per un attore di guadagnarsi da vivere. La gente preferisce ridere piuttosto che piangere. Il modo più rapido per trasformare il dramma in commedia è semplicemente velocizzare il film."

Tony Curtis


Non camminerò nel mondo senza uno scopo...


"Non camminerò nel mondo senza uno scopo, senza un'idea. Traccerò la mia rotta ad ogni passo. Seguirò il calore del sole e le carezze del vento. Solo così mi troverò."

Marcello Mastroianni


È vero, mi sento molto più vicina alla natura...


"È vero, mi sento molto più vicina alla natura e agli animali piuttosto che all'uomo. Le confesso che detesto la gran parte della specie umana. Ho sposato la causa degli animali per dare finalmente un senso alla mia esistenza quaggiù. Sto tentando di spiegare all'uomo che le crudeltà inferte agli animali sono indegne, inaccettabili, disumane appunto".

Brigitte Bardot

I media ci hanno rimbecillito tutti

 


"I media ci hanno rimbecillito tutti, sai? Non si può più far niente. Non si fanno più jam sessions, non si condividono più idee musicali. A meno che non suoni in un gruppo, come il mio, e cerchi di suonare quello che pensi e di tenerlo con te in modo che lo puoi toccare ogni volta. Almeno un poco."

Miles Davis


domenica 27 settembre 2026

Ritmi retrò (viaggio nella musica): Canto allo Scugnizzo di Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò



Angolo curato e gestito da Mary B.

Canto allo Scugnizzo non è un semplice brano: è un pezzo di identità. Nel 1978, Eugenio Bennato e Carlo D’Angiò lo pubblicano come 45 giri per la Philips, con Pizzica Minore sul lato B. Poco dopo entrerà anche nell’album Musica Nova, diventando uno dei canti più intensi della loro produzione.

Il brano nasce per ricordare gli scugnizzi delle Quattro Giornate di Napoli (27–30 settembre 1943), quando la città si sollevò contro l’occupazione nazista.

Tra quei ragazzi c’era Gennaro “Gennarino” Capuozzo, dodici anni, Medaglia d’Oro al Valor Militare: morì mentre lanciava bombe a mano contro i carri armati tedeschi. Una storia che non ha bisogno di retorica, perché parla da sola.

Bennato e D’Angiò non costruiscono un monumento: costruiscono un canto popolare. Raccontano gli scugnizzi per quello che erano davvero: figli della guerra, dei palazzi sventrati, dei rifugi antiaerei. Ragazzini che non erano “cammurristi”, ma poveri costretti a diventare grandi troppo presto, e che proprio per questo seppero resistere.

Canto allo Scugnizzo è un promemoria. Ricorda che la libertà non è un concetto astratto: è fatta di fame, paura, vicoli, barricate improvvisate. È la voce di chi non aveva nulla, ma decise comunque di dire “no”.

Ascoltala su YouTube

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Immagine generata con intelligenza artificiale

Maddalena Cerasuolo, l'eroina delle Quattro giornate di Napoli

Il 27 settembre 1943, a Napoli, le truppe tedesche, in ritirata dopo l'armistizio dell'8 settembre, iniziarono a sparare sui civili che manifestavano per la libertà. Fu l'inizio delle Quattro giornate di Napoli, un'insurrezione popolare che si concluse con la liberazione della città dall'occupazione nazifascista.

Tra i protagonisti di quelle giornate c'era Maddalena Cerasuolo, una giovane operaia di 23 anni. Maddalena era nata a Napoli nel 1920 e da sempre era impegnata nella lotta antifascista. Quando scoppiò l'insurrezione, si unì ai partigiani e partecipò attivamente ai combattimenti.

Maddalena si distinse in particolare negli scontri a Materdei, dove fu determinante per la difesa del ponte della Sanità, un'importante via di comunicazione che i tedeschi volevano distruggere. Maddalena, armata di fucile, si schierò con i partigiani e riuscì a respingere l'attacco dei tedeschi, salvando così il ponte.

Per il suo coraggio e la sua determinazione, Maddalena Cerasuolo fu insignita della medaglia di bronzo al valor militare. La sua storia è un simbolo della lotta di liberazione del popolo napoletano e un esempio di coraggio e determinazione per le donne di tutte le epoche.


Le Quattro Giornate di Napoli

Documentario basato sul racconto omonimo di Johannes Buckler - ISIS Europa - La Memoria rende Liberi - 2023


Video credit La Memoria rende Liberi caricato su YouTube - licenza: Creative Commons


Cade una foglia di Grazia Deledda

Cade una foglia 

Cade una foglia che pare

tinta di sole, che nel cadere

ha l’iridescenza di una farfalla;

ma appena giunta a terra

si confonde con l’ombra, già morta.

Grazia Deledda



Ho scritto...

"Ho scritto I Fell In Love With The Devil per ricordare costantemente a me stessa che alcune delle persone più oscure in questo mondo possono essere camuffate in angeli. La canzone continuerà a ricordarmi del mio valore e di ciò che merito come donna. A volte non è facile andare avanti. Ma sono così stufa del dolore e dell'angoscia, e io so quello che merito. Per favore consentite alla mia canzone di essere il vostro promemoria per non lasciare che i demoni di qualcun altro vi portino giù. Ho intenzione di rompere questo dannato ciclo, seppellire tutte le relazioni tossiche e le cose che le persone mi hanno fatto in passato, nel presente e in futuro.  Seppellirò il costante tormento e trauma, chiuderò la bara e non mi volterò mai indietro."

Avril Lavigne

Photo credit Zwstrickler, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons


Sono molto dura con me stessa...

“Sono molto dura con me stessa, ma sto cercando di cambiare prospettiva, di accettarmi per quella che sono, con tutte le mie debolezze.” 

Gwyneth Paltrow

Photo credit Baume & Mercier, CC BY-SA 2.0, da Wikimedia Commons


Spesso mi isolo...

“Spesso mi isolo, per recuperare le energie. Ci sono momenti di tristezza profonda. Non è la storia del comico che visto di spalle è un attore drammatico, ma è vero che per far ridere devi conoscere il dolore.” 

Virginia Raffaele

Photo credit Funweek.it, CC BY 3.0, da Wikimedia Commons


L'energia viene dalle persone

Dame Maggie Smith (retouched) (cropped)

"L'energia viene dalle persone che sono intorno a te e al regista. Mi è sempre successo qualcosa quando vado davanti a una telecamera o sul palco. L'energia ritorna indietro e metto tutto in un personaggio."

Maggie Smith

Photo credit Fotografia: Kebl0597Opera derivata MagentaGreen, CC BY-SA 2.5, da Wikimedia Commons


Dipinto del giorno

Donna con crisantemi di Edgar Degas


Io sento penosamente la sofferenza altrui...


"Io sento penosamente la sofferenza altrui: dei più deboli, o più esattamente dei più offesi. Ma la sento perché pesa a me: per così dire, mi dà fastidio, mi fa star male. Quindi, in un certo senso, non è un agire per gli altri: è un agire per me. Perché alcune sofferenze degli altri mi sono insopportabili"

Pietro Ingrao


Chi è che semina le guerre?


"Chi è che semina le guerre? Se tra uno o tra dieci anni una nuova guerra mondiale scoppierà, dove troveremo il responsabile? Nell'ultima guerra la identificazione parve facile: bastò il gesto di due folli che avevano in mano le leve dell'ordigno infernale, per decretare il sacrificio dei popoli innocenti. Ma oggi quelle dittature sono cadute: oggi le sorti della guerra e della pace sono rimesse al popolo.

Questo vuol dire, infatti, democrazia: rendere ogni cittadino, anche il più umile, corresponsabile della guerra e della pace del mondo: toglier di mano queste fatali leve ai dittatori paranoici che mandano gli umili a morire, e lasciare agli umili, a coloro ai quali nelle guerre era riservato finora l'ufficio di morire, la scelta tra la morte e la vita.

Ma ecco, si vede con terrore che, anche cadute le dittature, nuove guerre si preparano, nuove armi si affilano, nuovi schieramenti si formano. Chi è il responsabile di questi preparativi? Si dice che gli uomini, che oggi sono al potere, sono stati scelti dal voto degli elettori: si deve dunque concludere che le anonime folle degli elettori sono anch'esse per le nuove carneficine?

Questa è oggi la terribile verità. La salvezza è solo nelle nostre mani; ma ognuno di noi, se la nuova guerra verrà, sarà colpevole per non averla impedita. [...]

Se domani la guerra verrà, ciascuno di noi l'avrà preparata. Non potremo nascondere la nostra innocenza dietro l'ombra dei dittatori: quando c'è la libertà, tutti sono responsabili, nessuno è innocente."

Piero Calamandrei


sabato 26 settembre 2026

E quando il mondo finalmente volterà pagina...

"E quando il mondo finalmente volterà pagina, se mai accadrà, che non dicano che Gaza è rimasta in silenzio. Che non immaginino che siamo scomparsi senza dire una parola. Abbiamo parlato con la bocca piena di polvere. Abbiamo cantato, anche con i denti rotti. Abbiamo pregato con le ginocchia a pezzi. E anche se il mondo ha voltato lo sguardo dall'altra parte, che questo resti a ricordarcelo: abbiamo dato un nome alla fame. L'abbiamo sopportata. Siamo sopravvissuti. Che questo rimanga." 

Alaa Alqaisi



Macklemore e la Rivoluzione Culturale statunitense per la Palestina



Articolo da Common Dreams

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Common Dreams

Il tentativo di punire Macklemore ha finito per sottoporre Robert Kraft, Ed Sheeran e l'intero mondo dello spettacolo a un controllo senza precedenti. Lungi dal mettere a tacere il messaggio di libertà palestinese, le loro azioni lo hanno amplificato. 

Page Six Hollywood ha recentemente dichiarato: "Scoppia una guerra di lettere aperte tra fazioni filo-israeliane e filo-palestinesi a Hollywood". Solo pochi anni fa, un titolo del genere sarebbe sembrato impensabile.

L'articolo descriveva una lotta sempre più aperta tra forze filo-palestinesi e filo-israeliane all'interno dell'industria dell'intrattenimento. Da un lato ci sono artisti e altre figure del settore che prendono una posizione netta contro il genocidio israeliano a Gaza; dall'altro ci sono i difensori di Israele che tentano di negare tale genocidio di fronte a prove inconfutabili. 

Eppure, nemmeno questa interpretazione riesce a raccontare tutta la storia. Ciò che sta accadendo ha conseguenze ben più gravi di una lite tra celebrità o di una "guerra di lettere aperte". Fa parte di una rivoluzione culturale in atto nella società americana, una rivoluzione che ha ormai raggiunto i più alti livelli dell'establishment culturale del paese. E in questa lotta, Israele sta perdendo, e sta perdendo malamente.

Quando il pendolo oscilla a tal punto, né i soldi di Kraft né gli stadi che controlla possono fermare il movimento.

Sebbene l'articolo riconoscesse che il sostegno alla Palestina è diventato abbastanza forte da dividere apertamente Hollywood, ha celato la portata della trasformazione in atto presentando il momento come una "guerra" tra due fazioni. 

Molto prima che registi, case di produzione e attori israeliani si affermassero culturale dell'industria cinematografica a Hollywood, l' infrastruttura regolarmente esaltava Israele in ogni occasione. Cinema e televisione costruivano un'immagine patinata di una nazione eroica, la cui nascita e sopravvivenza venivano ritratte come miracolose, mentre l'espropriazione e la violenza alla base di tale narrazione venivano in gran parte cancellate dalla vista.

Nel frattempo, palestinesi , arabi e musulmani venivano quasi invariabilmente dipinti in una luce negativa: l'"altro" incivile e minaccioso, presumibilmente privo di un legittimo diritto alla civiltà, di una moralità riconoscibile e di una storia o identità degne di seria considerazione.

Hollywood ha svolto un ruolo centrale nella sistematica disumanizzazione dei palestinesi nella cultura popolare occidentale. Pertanto, quando migliaia di attori, registi, produttori e artisti iniziano a prendere posizioni pubbliche e di principio a favore della Palestina – spesso a notevole rischio professionale – possiamo affermare con certezza che si tratta di un cambiamento culturale di portata storica.

Susan Sarandon, Mark Ruffalo, Penélope Cruz, Javier Bardem, Joaquin Phoenix, Tilda Swinton, Olivia Colman, Emma Stone, Cynthia Nixon e Riz Ahmed sono solo alcuni dei nomi più noti di una lista sempre più lunga di artisti coraggiosi e animati da forti principi morali che si scontrano con un sistema industriale arcaico.

La vicenda, tuttavia, va ben oltre Hollywood. Basti pensare alla grande controversia scoppiata di recente negli Stati Uniti in seguito all'esclusione di Macklemore dalle restanti date del Loop Tour di Ed Sheeran.

Macklemore è molto più di un semplice cantante filo-palestinese. Il rapper e cantautore vincitore di un Grammy è un talentuoso narratore politico la cui carriera ha saputo coniugare il successo artistico mainstream con un impegno costante per le cause sociali. Dall'inizio del genocidio, si è affermato come una delle voci più autorevoli della solidarietà palestinese negli Stati Uniti e non solo.

Durante i recenti concerti di Sheeran al MetLife Stadium nel New Jersey, Macklemore ha espresso solidarietà ai palestinesi di Gaza e della Cisgiordania occupata , ha invocato una "Palestina libera" e ha eseguito "Hind's Hall", il suo inno di protesta in onore di Hind Rajab, la bambina palestinese uccisa dalle forze israeliane a Gaza.

La reazione alla coraggiosa presa di posizione di Macklemore fu immediata, ma anche prevedibile. I miliardari che controllavano le strutture si servirono dell'arma ancora a loro disposizione: il potere finanziario. Robert Kraft, proprietario del Gillette Stadium, si rifiutò di permettere a Macklemore di esibirsi lì.

Sheeran, che sembrava aver sottovalutato la gravità della situazione, si è messo sulla difensiva. "Non sono complice", ha dichiarato , insistendo sul fatto che l'allontanamento di Macklemore fosse stata una decisione del promoter e non sua. Ma una risposta così debole da parte di uno dei musicisti più influenti al mondo, soprattutto mentre un artista in tournée veniva punito per aver espresso la propria opinione, difficilmente poteva essere presentata come una posizione politicamente "neutrale".

In passato, la storia avrebbe potuto finire lì. Macklemore sarebbe rimasto isolato e la sua carriera a rischio, mentre Sheeran, i promotori e i proprietari dello stadio sarebbero rimasti sostanzialmente indisturbati.

Quei tempi sono finiti. La solidarietà globale con Macklemore – e, per estensione, con la Palestina – si è diffusa così rapidamente che i responsabili della sua rimozione sono stati costretti a rilasciare una serie di spiegazioni difensive e talvolta contraddittorie.

A quel punto, però, il danno era ormai fatto. Sheeran si trovò ad affrontare crescenti appelli al boicottaggio, proteste e persino la sospensione della sua musica da parte di una stazione radio irlandese. Finneas, Lukas Graham e Aaron Rowe si ritirarono dal tour, mentre anche Beoga, la band che accompagnava Sheeran, fece lo stesso. Artisti e personaggi pubblici iniziarono a parlare apertamente del genocidio, della libertà di espressione e del potere dei miliardari di dettare i confini politici dell'arte.

Anche i podcaster e i commentatori dei social media si sono mobilitati, raggiungendo milioni di persone e approfondendo la controversia. Hanno iniziato a chiedersi chi fosse Kraft, esaminando il suo rapporto di lunga data con Israele, la sua campagna contro il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS ) e l'enorme apparato finanziario che si cela dietro la sua attività politica.

Il tentativo di punire Macklemore ha finito per sottoporre Kraft, Sheeran e l'intero mondo dello spettacolo a un controllo senza precedenti. Lungi dal mettere a tacere il messaggio di libertà palestinese, le loro azioni lo hanno amplificato.

In definitiva, questa non è la storia di due artisti in conflitto, così come la trasformazione di Hollywood non può essere ridotta a due fazioni che si scambiano lettere aperte. Entrambe sono manifestazioni di un ben più ampio sconvolgimento culturale radicato nella società americana di base, dove persone di diversa estrazione sociale stanno finalmente aprendo gli occhi sui crimini israeliani e sulla straordinaria influenza che Tel Aviv ha a lungo esercitato sul loro paese.

Al di là di qualche sondaggio d'opinione occasionale, questa storia raramente finisce sui titoli dei giornali. Ma quando il pendolo oscilla a tal punto, né i soldi di Kraft né gli stadi che controlla possono fermare il movimento.

Né possono mettere a tacere il grido di Macklemore "Palestina libera", un grido che ora riecheggia milioni di persone in tutto il mondo. 

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Fonte: Common Dreams

Autore:

Licenza: Licenza Creative Commons

Articolo tratto interamente da Common Dreams


I giovani vogliono un futuro



Articolo da Tricontinental: Institute for Social Research

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Tricontinental: Institute for Social Research

Dietro le rivolte giovanili si cela una palese contraddizione: un sistema economico che protegge il capitale privando i giovani di un lavoro dignitoso, del senso di comunità e della fiducia in un futuro migliore. 

Cari amici,

Un saluto dagli uffici dell'Istituto Tricontinentale per la Ricerca Sociale.

Negli ultimi due anni, i giovani di tutto il mondo sono scesi in piazza. Dal Kenya al Nepal, dall'Indonesia alle Filippine, dal Madagascar al Marocco, e anche in Perù, si sono sollevati e hanno manifestato. I giornalisti etichettano queste rivolte come "Generazione Z", quasi fossero un segmento di mercato. Il termine descrive la giovane età dei manifestanti, la loro dimestichezza con le piattaforme digitali e la loro esasperazione nei confronti delle istituzioni politiche consolidate. Tuttavia, questa definizione oscura più di quanto riveli la realtà politica dei nostri tempi.

Una generazione non è una classe sociale: i giovani non condividono un'esperienza socioeconomica comune. Inoltre, ognuna di queste rivolte ha la sua storia. Nel giugno 2024, in Kenya sono scoppiate proteste in risposta immediata alla legge finanziaria, che scaricava il peso del debito e dell'austerità sui lavoratori. Nel settembre 2025, in Nepal, la rabbia per la corruzione e l'ostentazione di ricchezza da parte delle élite politiche si è intensificata dopo che il governo ha tentato di limitare i social media. Dalla fine di settembre 2025, i giovani in Marocco hanno protestato contro il deterioramento della sanità pubblica e dell'istruzione, mentre ingenti somme venivano stanziate per i preparativi dei Mondiali di calcio del 2030. Nello stesso mese, in Madagascar sono sorte manifestazioni per la mancanza di un approvvigionamento idrico ed elettrico affidabile. In Perù, le proteste di settembre e ottobre 2025 hanno preso di mira l' establishment politico, la criminalità organizzata e un sistema pensionistico che preleva denaro dai giovani senza garantire loro sicurezza. Queste rivolte non sono identiche, ma condividono un sentimento comune. Ci sono soldi per gli stadi, ma non per gli ospedali. Soldi per pagare i creditori esteri, ma non per dare lavoro ai giovani. Soldi per la polizia, ma non per le scuole.

La parola che viene usata più spesso è corruzione, ma alla base della corruzione si cela un ordine sociale che ha cancellato il futuro. 

La bandiera pirata del manga giapponese One Piece è apparsa in diverse di queste proteste. È un emblema curioso: il manga racconta la storia di un gruppo di giovani che salpano alla ricerca di un tesoro monopolizzato dai potenti e si scontrano con un governo mondiale che proclama la legalità ma pratica la violenza. La bandiera non propone un programma politico, ma esprime un sentimento: il mondo costituito è una frode e un'avventura al di là di esso è diventata necessaria. I giovani sembrano dire: "Salpiamo per i mari alla ricerca di un futuro che non sia così senza speranza come il presente!".

Le basi materiali di questo sentimento sono chiaramente rivelate nel nuovo rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) , "Tendenze globali dell'occupazione giovanile 2026: Ritorno al futuro" . Dopo essere sceso nel 2023 al livello più basso degli ultimi vent'anni, il tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 24 anni è salito al 12,4% nel 2025. Ciò significa che 67 milioni di giovani erano attivamente alla ricerca di lavoro senza successo. La disoccupazione giovanile è aumentata tra il 2023 e il 2025 in 8 delle 11 sottoregioni del mondo. Tuttavia, il tasso di disoccupazione racconta solo una parte della storia, poiché non include coloro che hanno smesso di cercare lavoro. Pertanto, la categoria più rivelatrice è quella dei NEET (non impegnati in istruzione, lavoro o formazione): i giovani che "non sono impegnati in un'occupazione, istruzione o formazione". Nel 2025, oltre 257 milioni di giovani, ovvero 1 su 5, si trovavano in questa condizione, 9 milioni in più rispetto al 2023. 

Dietro questo freddo acronimo si celano vite in sospeso. Un giovane termina gli studi, cerca lavoro per mesi e scopre che non ce ne sono. Dopo aver rinunciato alla ricerca, alla fine torna in una casa di famiglia sovraffollata e rimanda matrimonio, figli e qualsiasi vita indipendente. Il tempo passa, ma la vita non va avanti. Il peso è fortemente legato al genere. Oltre due terzi dei giovani NEET (non impegnati in istruzione, lavoro o formazione) sono donne. Il tasso di NEET tra le giovani donne è del 27,4%, più del doppio del 13,1% tra i giovani uomini. Questo non è dovuto a una mancanza di istruzione, ma al lavoro di cura non retribuito, alla discriminazione e alla scarsità di posti di lavoro dignitosi che le escludono dalla vita economica.

Negli Stati arabi e nel Nord Africa, circa un terzo dei giovani non studia, non lavora e non segue corsi di formazione (NEET). Nell'Africa subsahariana, il tasso di disoccupazione giovanile ufficiale sembra essere inferiore, attestandosi all'8,4%. Tuttavia, questo dato riflette l'informalità dovuta alla povertà, non un'abbondanza di posti di lavoro. I giovani sono costretti ad accettare, o a creare, qualsiasi lavoro informale riescano a trovare. Quasi nove giovani lavoratori su dieci nei paesi a basso e medio-basso reddito sono impiegati in modo informale, al di fuori di qualsiasi significativa tutela sociale e lavorativa. A molti è stato detto che l'istruzione è la via d'uscita dalla precarietà. Si indebitano, studiano, conseguono lauree e talvolta emigrano, solo per poi trovarsi di fronte a quello che l'ILO definisce lo "svuotamento" dei posti di lavoro per lavoratori qualificati. I datori di lavoro richiedono esperienza a chi cerca lavoro per la prima volta, mentre l'intelligenza artificiale minaccia alcune delle professioni di livello base attraverso le quali si acquisiva esperienza in precedenza. L'istruzione aumenta le aspettative, ma l'economia non è in grado di soddisfarle.

Non basta descrivere la disillusione giovanile come una semplice crisi di salute mentale scollegata dal contesto politico-economico. Un'indagine del 2025, condotta dall'UNICEF su oltre 5.600 giovani, ha rivelato che 6 su 10 si sentivano sopraffatti dagli eventi attuali, mentre solo la metà sapeva dove trovare supporto per la salute mentale. Ciononostante, il 60% ha dichiarato di rimanere fiducioso e di voler contribuire a costruire un futuro migliore. L'Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che 1 persona su 6 nel mondo soffre di solitudine e che la percentuale sale al 17-21% nella fascia d'età 13-29 anni. Contrariamente alla percezione comune, la solitudine è più diffusa nei paesi a basso reddito. La solitudine è associata non solo a depressione e ansia, ma anche a basso reddito, infrastrutture pubbliche inadeguate ed esclusione dall'istruzione e dal mondo del lavoro.

La solitudine non è semplicemente l'assenza di compagnia. È la sensazione di essere sacrificabili per la società. I ​​giovani sono connessi a migliaia di altre persone attraverso i loro smartphone, eppure disconnessi dalle istituzioni che consentono una vita dignitosa: il luogo di lavoro, il sindacato, l'associazione di quartiere, il centro culturale e le organizzazioni politiche. Il mercato offre comunicazione senza comunità e visibilità senza autonomia.

 Questo isolamento è esacerbato da un più ampio senso di incertezza. Persino le istituzioni che parlano il linguaggio del capitale percepiscono questa instabilità. L'Indice Globale di Incertezza (Global Uncertainty Index) conteggia i riferimenti all'"incertezza" nei rapporti sui singoli paesi prodotti dall'Economist Intelligence Unit, un servizio di ricerca utilizzato da imprese, istituzioni finanziarie e governi. L'aumento dell'indice coincide con guerre, crisi finanziarie, pandemie, sconvolgimenti politici e conflitti commerciali: proprio quelle crisi che rendono precaria la vita quotidiana di milioni di persone.

Ma l'incertezza misurata dal capitale viene vissuta in modo molto diverso dalla classe lavoratrice. Per i finanzieri, l'incertezza significa che un investimento potrebbe perdere valore. Per un giovane lavoratore, significa non sapere se avrà un lavoro il mese prossimo, se riuscirà a pagare l'affitto, se avrà cibo in tavola, o se la guerra o il maltempo distruggeranno la sua casa. Le classi dominanti misurano l'incertezza nel momento stesso in cui la producono.

 Le rivolte della cosiddetta “Generazione Z” rappresentano l’avvento politico di una generazione il cui futuro è stato di fatto cancellato. La loro rivolta non è ancora un progetto organizzato. La rabbia spontanea può evolversi in solidarietà e ricostruzione socialista, oppure può essere cooptata dal cinismo, dallo sciovinismo e dall’estrema destra. La questione cruciale è se organizzazioni durature riusciranno a trasformare l’isolamento dell’attivismo online nella solidarietà della lotta.

Queste rivolte sono state accompagnate da numerosi poeti e artisti: Hamza Raid ed El Mahdi Lyoubi dal Marocco; Eduardo Ruiz Sáenz dal Perù (ucciso dalla polizia durante le proteste del 2025); e Javan the Poet dal Kenya. La poesia di Javan del 2019, " Killer Breed ", cattura la determinazione dei giovani. Scritta in Sheng , il dialetto urbano keniota che fonde swahili, inglese e altre lingue keniote, la poesia affronta la violenza che uno stato recalcitrante e corrosivo scatena contro i giovani ribelli.

Cittadini e legge non vanno d'accordo, i Land Cruiser sono diventati carri funebri
Sacchi per cadaveri Kuferry, terreni forestali, parti del corpo Zimeja
Non sono persone, sono animali per squadre di assassini.
Sparare cacca e dare proiettili alla gola
Poi vengono applauditi dai media.
Non si vede la luce in fondo al tunnel, è chiuso.
Non c'è speranza per la sua giovinezza, il suo cuore si è fermato.
Non c'è giustizia per anni di casi rimasti in sospeso.
Devo darti un documento d'identità? Perché nascondi il tuo numero di tesserino da testimone oculare?
La scena del crimine di Kwa è stata apertamente identificata.
Voglio dire che non hai ragione, il sistema è oscuro, non c'è luce.
Si na guns but our voices zita challenge your might.
Su tu e tu e tu e tu
Se gli esecutori
Sei una razza assassina.
Sei una razza assassina.
Sei una razza assassina.
Cittadinanza e legge: non c'è amore. I Land Cruiser si sono trasformati in carri funebri che trasportano sacchi per cadaveri.
Il terreno della foresta è disseminato di resti umani.
Non persone, ma animali per gli squadroni della morte.
Bang! Bang! Sparano, si estraggono i proiettili dalla gola. Poi, sui media, vengono applauditi.
Non si vede la luce in fondo al tunnel;
Il tunnel è stato chiuso.
Per i giovani non c'è alcun cambiamento: i loro cuori si sono fermati.
Non c'è giustizia: i loro casi sono fermi da anni.
Devo darti il ​​mio documento d'identità? Mentre tu nascondi il numero di targa al testimone.
Sulla scena del crimine, nascondi apertamente la tua identità.
Ciò significa che ti sbagli. Il sistema è oscuro; non c'è luce.
Non abbiamo armi, ma le nostre voci sfideranno il vostro potere.
Perché tu, tu, tu, tu e tu:
Voi non siete agenti delle forze dell'ordine.
Siete una razza assassina.
Siete una razza assassina.
Siete una razza assassina.

Cordialmente,

Vijay

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Autore: redazione Tricontinental: Institute for Social Research

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Articolo tratto interamente da Tricontinental: Institute for Social Research