mercoledì 31 marzo 2021

I problemi della didattica a distanza


Articolo da Il primo amore

Un anno è ormai passato dall’inizio della pandemia. Un anno è passato da quelle promesse vane di una sospensione didattica di al massimo un paio di settimane, che non avrebbe influito sulla preparazione né sulla vita degli studenti. Eppure eccoci qui, noi studenti, un anno dopo tutto questo, con gli occhi consumati dagli schermi pixelati dei nostri dispositivi, coi dolori alle ossa per il troppo stare seduti, con una stanchezza che è penetrata ormai fino al midollo. Ci siamo dimenticati come salutare gli amici, le amiche, i fidanzati, le fidanzate, i nonni, le nonne. Noi studenti stiamo perdendo la nostra gioventù, la nostra spensieratezza, gravati dal peso di migliaia di morti e di contagi, che pure troppo spesso ci vengono imputati. E come studenti siamo qui a scrivere di scuola, perché in questo momento di caos, di confusione, essa avrebbe potuto essere un porto sicuro, un luogo riparato dalle intemperie, dove sentirsi a casa, senza paura né timore. Perché la scuola è la nostra quotidianità, il luogo delle nostre gioie e dei nostri dolori, dei successi e dei fallimenti. Ma questa scuola non c’è più. La pandemia ha messo in luce problemi ancestrali dell’apparato scolastico italiano, a partire dall’insufficienza delle infrastrutture, passando per l’arretratezza delle tecnologie a disposizione degli istituti, per arrivare alla proverbiale incompetenza di coloro che dirigono il comparto scuola. Problemi, questi, che non sono sorti durante l’ultimo anno, ma in questo periodo sono esplosi, dimostrando che la scuola italiana è una nave piena di falle, la quale va avanti più per buona volontà che per effettiva pianificazione, imbarcando acqua da tutte le parti, con le vele logore e le assi fatiscenti. Abbiamo quindi deciso di scrivere questo intervento per dire qual è stato il nostro anno pandemico in relazione alla scuola, utilizzando le nostre esperienze individuali come esempio di una realtà che, avendo noi parlato con amici e compagni, sappiamo essere concreta e condivisa da molti. Dopo questa sezione introduttiva, troverete segnati con la lettera F. gli interventi di Francesco Finotti, e con la B. quelli di Francesco Bucci. Questa scelta deriva da una necessità di rendere chiaro che le nostre due esperienze, seppur simili, sono diverse, così come sono diverse le esperienze di ogni studente italiano.

B. Che la didattica a distanza come oggi intesa fosse un mezzo inadeguato lo si era capito sin dai primi giorni del lockdown, quando ancora si pensava che si trattasse di una misura a brevissimo termine. Il divario tra le esigenze di studenti e professori e il sistema messo in piedi nella fretta e nel caos era enorme: tra utenti con problemi di connessione, scarsa conoscenza delle piattaforme e una generale diffidenza nei confronti della nuova modalità, più che imparare sembrava si evitasse di sprecare il tempo. Quando le settimane sono diventate mesi, i problemi contingenti erano stati ormai risolti, e tutti bene o male riuscivano a seguire le lezioni con videocamera e computer; iniziavano però a sentirsi gli effetti psicologici di giornate sempre uguali, di un periodo la cui fine sembrava slittare continuamente, facendo precipitare gli studenti nell’apatia e nell’indifferenza. Ad ogni annuncio di prolungamento del lockdown rispondeva una rassegnazione diffusa, e lo scoramento si rifletteva direttamente nel comportamento di noi studenti, portando con sé un silenzio tombale rotto da qualche timido intervento. La prospettiva di vivere un altro Giorno della marmotta appiattiva ogni mia volontà di prendere lo studio scolastico con la serietà necessaria, facendo sì che l’impegno nelle materie che mi interessano di meno fosse quantomeno altalenante. Fare solo una parte delle ore convenzionali sicuramente ha dei vantaggi, ma per mesi non ho visto alcuni dei professori, determinando lacune enormi che, soprattutto in vista dell’esame di quest’anno, rischiano di pesare molto.

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Fonte: 
Il primo amore


Autori: 
Francesco Bucci e Francesco Finotti - pubblicato da G.Giovannetti

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported. 


Articolo tratto interamente da 
Il primo amore


E' dolce primavera di Virgilio

 


E' dolce primavera

Alla selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera;
a primavera gonfia la terra avida di semi.
Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
Con piogge fertili
E accende ogni suo germe. Gli arbusti risuonano
Del canto degli uccelli, i prati rinverdiscono.
E i campi si aprono: si sparge la tenera acqua;
ora al nuovo sole si affidano i nuovi germogli.

Virgilio

Proverbio del giorno

 

Non è tutto oro quel che luccica.



lunedì 29 marzo 2021

I problemi psicologici derivati dalla pandemia



Articolo da Il Becco

Come un uragano, l’esperienza del Coronavirus ci ha colti alla sprovvista, ci ha travolti lasciando scoperchiate le nostre difese, non solo fisiche e immunitarie, ma anche affettive, psicologiche e sociali.

Probabilmente i nostri nonni, di fronte all’impatto della pandemia, rispetto alle persone più giovani, saranno riusciti a relativizzare meglio quanto accaduto, avendo vissuto la guerra, e in generale conoscendo meglio delle generazioni successive condizioni esistenziali segnate dalla precarietà, dalla povertà e talvolta dalla morte prematura. Nonostante, infatti, gli anziani siano la categoria più vulnerabile e maggiormente colpita dal Covid-19, il sistema economico, sociale e valoriale in cui hanno vissuto, almeno per la prima metà del Novecento, li ha resi probabilmente più temprati e maggiormente preparati alla possibilità di un evento infausto e sicuramente catastrofico.
Fino al boom economico degli anni ’50 e ‘60, infatti, sebbene già tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, secondo alcuni storici, si siano sviluppate le condizioni per la nascita della futura società di massa e del capitalismo globale (che, pur, con tutti i limiti e le storture hanno permesso, almeno in parte , un diffondersi più stratificato di un certo benessere), le condizioni economiche e sociali erano sicuramente più precarie e incerte, tanto che, ad esempio, il tasso di mortalità infantile all’interno di un nucleo familiare era di 347 su mille nati vivi nel 1887, mentre oggi è inferiore a 4[1]. La morte dunque, era considerata parte integrante della vita, qualcosa di endemico che poteva capitare nel corso dell’esistenza. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il boom economico e l’avvento della società di massa, per fortuna, almeno in Italia e in tutto l’Occidente essa è diventata invece un avvento riguardante solamente le persone molto anziane e fragili, mentre intanto crescevano la speranza di vita e di benessere, almeno apparente.

Se da un lato, infatti, le condizioni degli individui sembravano migliorare, dall’altra cominciavano ad affacciarsi altre problematiche indotte da una società liberista portata alle estreme conseguenze: anche dal punto di vista psicologico, un modello di esistenza basato sulla sensazione di invincibilità ed eterna salute ha influito pesantemente sullo stato emotivo delle persone: la morte stessa è sempre state più percepita come un tabù, un fantasma da esorcizzare, al pari di invecchiamento e malattie.
Soprattutto “negli ultimi anni, poi, il messaggio trasmesso dai media, dalla pubblicità, dalla moda, dagli organi di informazione (…) ha monopolisticamente imposto una sola cultura che ha appiattito le differenze politiche, individuali e culturali. Un messaggio più forte di qualsiasi teoria, che ti impone di essere competitivo, ricco, bello, vincente, pena l’esclusione sociale”[2], favorendo situazioni di disagio e malessere profondo; una cultura edonistico-efficientistica così impostata non può infatti che racchiudere in sé situazioni di profonda e reale disperazione ed emarginazione.
Lo “sviluppo senza progresso” denunciato da Pasolini[3] già negli anni ’70 ha portato infatti alle estreme conseguenze l’affermazione di un modello sociale iniquo per cui i soprusi delle categorie dominanti a danni delle classi e dei paesi subalterni hanno riguardato anche l’ambiente, favorendo in questo modo anche la diffusione di virus patogeni[4], con la conseguenza inevitabile che la diffusione capillare di malattie è strettamente connessa al sistema neo-liberistico su cui si fondano gli Stati.

Al di là di questa premessa, che presuppone un ripensamento del nostro modello economico e sociale, è indubbio che la pandemia di Covid-19, per quanto in parte evitabile grazie a un sistema più sostenibile, e probabilmente meno disturbante all’interno di un mondo più “preparato” a riceverla, ci ha indubbiamente travolti e ha cambiato per sempre le nostre esistenze. Sicuramente da marzo 2020 ad oggi niente sarà più come prima, e gli enormi danni che la pandemia ha portato in luce, non solo per quanto riguarda l’inefficienza di un sistema sanitario non adeguato e non pronto a garantire l’assistenza universale come vuole la nostra Costituzione, ma anche per quanto concerne la vita dei singoli, si ripercuotono e si ripercuoteranno per molto tempo sul benessere psicofisico delle persone.
Le misure messe in campo per arginare il Coronavirus, fondate sull’isolamento, la quarantena, e la limitazione dei contatti interpersonali, hanno inevitabilmente provocato e accentuato diverse problematiche di natura psicologica. La rivista The Lancet, punto di riferimento internazionale per la comunità medica, ha pubblicato un’analisi dell’impatto psicologico della quarantena, attraverso studi condotti su persone affette da SARS, Ebola, MERS, Influenza H1N1, per esplorarne i potenziali effetti sulla salute mentale e il benessere psicologico[5]. Lo studio ha preso poi in esame un’indagine svolta sul personale sanitario impegnato nell’emergenza SARS e sottoposto a quarantena: nove giorni dopo la fine della quarantena, i medici e i pazienti analizzati, come ricorda anche la psicologa Francesca Picanza, “riportavano sintomi compatibili con il disturbo acuto da stress, che provoca pensieri intrusivi, incubi, incapacità di provare e mozioni positive e altre reazioni come ansia, irritabilità ed esplosioni di rabbia”[6]

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Fonte: Il Becco

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Articolo tratto interamente da Il Becco


Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri


Tanto gentile e tanto onesta

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Dante Alighieri


Solo per oggi gratis su Giveaway of the Day — AOMEI Backupper Pro 6.4.0


Oggi il sito Giveaway of the Day offre per ventiquattro ore, un software di clonazione e backup per PC.

Vi ricordo di leggere le condizioni e l'uso nel sito, inoltre nel readme scaricato, troverete le spiegazioni per l’attivazione.


Note sul software

Troverete i dettagli delle funzioni a questo indirizzo:

https://www.ubackup.com/professional.html

Sito web: Giveaway of the Day

Pagina download qui





La città fantasma di Galeria Antica

The city abandoned after a mysterious epidemic from Ricordi Ripresi on Vimeo.


Photo e video credit Ricordi Ripresi caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


Sciacca

Sciacca - The Seagull's Town - Wonders of Sicily from Andrea Di Stefano on Vimeo.


Photo e video credit Andrea Di Stefano caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Citazione del giorno

 

"Vecchio problema: come mantenere il volo della mente e insieme essere precisi? L'enorme differenza tra l'abbozzo e l'opera compiuta."

Virginia Woolf



sabato 27 marzo 2021

La sfida musicale: scegli la tua canzone preferita



V'invito a scegliere la vostra canzone preferita tra le cinque del sondaggio, inoltre voglio ricordare a tutti, che si può esprimere una sola preferenza e attendo anche i vostri commenti.

Mi raccomando di condividere questo post nei vostri blog/profili sociali e invitare i vostri amici a partecipare nella scelta. 




Promemoria sulla privacy 

Questo blog si appoggia per i sondaggi su un servizio esterno, mi raccomando di leggere attentamente la privacy policy di Crowdsignal (Polldaddy), prima di votare. Inoltre, visto la condivisione abilitata, verranno visualizzati i pulsanti di Facebook e Twitter. Questi pulsanti memorizzeranno dei cookie di tracciamento nel browser della persona che vota, quindi è importante leggere anche la privacy policy di Facebook eTwitter.





Il concetto di empatia



Articolo da TuttoGreen

Parliamo di empatia, la capacità di mettersi nei panni degli altri, soprattutto a livello emotivo. Certamente è una spiccata dote delle persone più sensibili, ma non si tratta di un dono innato… Tutti possiamo allenarci per affinare il nostro grado di empatia.

Andiamo quindi a scoprirne qualcosa di più: quante tipologie esistono, come riconoscere una persona empatica, come migliorarne il livello e come insegnarla ai bambini. Buona lettura!

Empatia, cos’è e cosa significa

La capacità di mettersi nei panni degli altri e comprenderne pensieri e stati d’animo. Questo è l’empatia, un processo basato su di una relazione di scambio. L’individuo mette in secondo piano il proprio modo di percepire la realtà e si focalizza sui pensieri e le percezioni dell’altro, per comprenderne meglio esperienze ed emozioni.

E significa anche essere anche in grado di far capire all’altro questo livello di partecipazione. 

Empatia, definizione

Con parole semplice il significato del termine è evidente, ma guardiamo anche alcune definizioni tecnico-scientifiche che ne sono state date nel corso degli anni.

“Si intende la capacità di immedesimarsi con gli stati d’animo e con i pensieri delle altre persone, sulla base della comprensione dei loro segnali emozionali, dell’assunzione della loro prospettiva soggettiva e della condivisione dei loro sentimenti”, (Bonino, 1994).

A livello neurobiologico, la comprensione della mente e dei vissuti dell’altro è sostenuta da una particolare classe di neuroni, definiti neuroni specchio: partecipare come testimoni ad azioni, sensazioni ed emozioni di altri individui attiva le stesse aree cerebrali di norma coinvolte nello svolgimento in prima persona delle stesse azioni e nella percezione delle stesse sensazioni ed emozioni”, (Gallese, 2005).

Funzione psicologica fondamentale per la partecipazione emotiva”, (Theodor Lipps, 1906).

 Come si può notare, è stato nel corso del XX secolo che si è stabilizzato il concetto di relazione interpersonale basata sulla risposta emotiva, che viene attivata quando si percepisce che un’altra persona sta provando una determinata emozione.

Etimologia della parola empatia

Il vocabolo deriva dal greco en-pathos, che significa ‘sentire dentro’.

Nell’Antica Grecia questo termine veniva utilizzato per indicare il rapporto emozionale tra i cantori antichi e il pubblico.

Il concetto di empatia

La psicologa americana Norma Feshbach ne ha individuato le componenti, indicandole rispettivamente come la capacità di:

  • decodificare gli stati emotivi degli altri
  • rivestire il ruolo e la prospettiva dell’altro
  • rispondere affettivamente alle loro emozioni

Le prime due componenti sono abilità cognitive, mentre la terza riguarda la sfera affettiva ed emotiva. 

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Fonte: TuttoGreen

Autore: 
Federica Ermete

Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da TuttoGreen


Primule di Ada Negri


Primule

Sbocciano al tenue sole
di marzo ed al tepor de' primi venti,
folte, a mazzi, più larghe e più ridenti
de le viole.
Pei campi e su le rive,
a piè de' tronchi, ovunque, aprono a bere
aria e luce anelando di piacere, le bocche vive.
E son tutti esultanza
per esse i colli; ed io le colgo a piene
mani, mentre mi cantan per le vene
sangue e speranza.

Ada Negri 


Poggibonsi: grave caso di mobbing


Una storia di discriminazione contro una donna, culminata il 9 marzo in violenza.

Link diretto:

https://www.collettiva.it/copertine/italia/2021/03/23/news/poggibonsi_aggredita_una_dipendente_in_azienda_il_mobbing_e_iniziato_quando_decise_di_fare_un_figlio-944013/


Stanotte torna l'ora legale



Torna l'ora legale in Italia, stanotte le lancette dovranno essere spostate dalle 2 alle 3 e quindi si dormirà un'ora in meno.

Lo scopo dell'ora legale è quello di consentire un maggior risparmio energetico, grazie al minore utilizzo dell'illuminazione elettrica. Il cambio di orario consente un maggior sfruttamento delle ore di luce che sono solitamente "sprecate" a causa delle abitudini di orario.

Non indolore il cambiamento, purtroppo può portare e aggravare alcuni disturbi di salute, che vanno dall'alterazione del ciclo del sonno ai rischi per il cuore.

L'ora solare tornerà sui nostri orologi nella notte tra il 30 e il 31 ottobre.



Egitto: nave cargo si arena su una sponda del canale di Suez

Container Ship 'Ever Given' stuck in the Suez Canal, Egypt - March 24th, 2021 cropped

Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto

Martedì 23 marzo 2021, una delle più grandi navi al mondo, la portacontainer Ever Given della società taiwanese Evergreen Marine registrata a Panama, si è arenata su una sponda del canale di Suez e successivamente, forse spinta dalle forti raffiche di vento, ha completamente bloccato il passaggio verso l'estremità meridionale del canale.

Secondo alcune dichiarazioni il gigante del mare si è arenato alle 05:40 UTC di martedì (alle 06:40 italiane) per poi bloccare il passaggio di questa importante rotta commerciale tra Asia ed Europa a navi di ogni tipo, tra cui grosse petroliere, con gravi ripercussioni nelle consegne di greggio ed altre materie in Europa. Ci vorranno 2 o 3 giorni per far tornare il traffico commerciale alla normalità.

26 marzo

Grazie a operazioni di scavo a terra, il bulbo di prua è stato dissotterrato dalla sabbia degli argini. Tuttavia, la nave è incagliata molto a fondo e un nuovo tentativo di disincagliare la nave utilizzando dei rimorchiatori è fallito. Secondo le autorità locali potrebbero volerci delle settimane per sbloccare la nave; il blocco del canale porterebbe perdite per 9,6 miliardi di dollari.
27 marzo
Completate le operazioni di dragaggio, l'Authority del Canale ha annunciato che oggi verranno effettuate nuove manovre per tentare di sbloccare la nave.

Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto 


Autori: vari

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 2.5 Generic License.

Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto 

Photo credit Contains modified Copernicus Sentinel data 2021, CC BY 2.0, attraverso Wikimedia Commons

Pollice su e giù della settimana


 Per una Pasqua solidale: Vola colomba! tratto da Chi scrive non muore mai


Usa: muore a 9 anni nel tentativo di entrare dal Messico tratto da La Stampa



martedì 23 marzo 2021

Estremamente breve...


"Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla."

Seneca

 
 
 
Seneca

In Vietnam, il vaccino prima ai più poveri e alle categorie a rischio



Articolo da World Politics Blog

Il Vietnam ha dato il via alla propria campagna di vaccinazioni, dando la priorità alle categorie più vulnerabili e alle aree più colpite dalla pandemia.

Lunedì 8 marzo ha avuto inizio la campagna di vaccinazione di massa contro il Covid-19 in Vietnam. La campagna è partita per ordine del primo ministro Nguyễn Xuân Phúc, che ha anche dichiarato un obiettivo assai chiaro: quello di dare la priorità alle famiglie più povere, oltre alle categorie particolarmente a rischio, come gli operatori sanitari, le persone di 65 anni e oltre e coloro che soffrono di malattie croniche che li rendono più vulnerabili alla virus. In seguito verranno vaccinate le altre categorie prioritarie, come militari e forze di polizia, gli insegnanti, il personale diplomatico, i funzionari doganali e dell’immigrazione e coloro che lavorano in servizi essenziali come i trasporti. 

A causa del numero limitato di vaccini, il ministero ha deciso di iniziare le vaccinazioni nelle 13 province che hanno registrato il maggior numero di casi positivi sulle 63 che compongono il paese, con priorità data alla provincia di Hải Dương, considerata come l’epicentro della terza ondata, che ha colpito il Paese a fine gennaio. 

Il governo vietnamita ha stretto accordi con Stati Uniti, Russia – che di recente ha donato al paese 1.000 dosi dello Sputnik V – e Cina per ottenere una fornitura sufficiente per coprire il 70% della sua popolazione, mentre nel frattempo continua lo sviluppo dei vaccini di produzione locale. A tal proposito, il Vietnam ha recentemente dato inizio alla sperimentazione umana per il Covivac, il vaccino sviluppato dall Institute of Vaccines and Medical Biologicals, il secondo vaccino vietnamita a entrare in questa fase della sperimentazione dopo il Nanocovax, prodotto dalla Nanogen Pharmaceutical Biotechnology, che aveva ricevuto l’approvazione a fine gennaio.

Il governo sta anche pensando a un piano per rilanciare il turismo, che permetterebbe agli stranieri vaccinati di ottenere il visto turistico. Gli stranieri che dispongono di “passaporto vaccinale” dovranno comunque essere sottoposti a quarantena di 14 giorni, in assenza di informazioni sul potenziale rischio di infezione a seguito dell’inoculazione delle due dosi, secondo quanto affermato dagli esperti vietnamiti.

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Articolo tratto interamente da World Politics Blog


La cooperazione aiuta sempre



Articolo da Nuovoeutile

Questo articolo parla di cooperazione. Il tema è non solo interessante, ma cruciale. Devo però avvertirvi da subito che lo prenderò un po’ alla larga. 

Vorrei provare, infatti, a separare l’idea stessa che comunemente abbiamo di “cooperazione” dalla glassa di buonismo zuccheroso e di stucchevole condiscendenza che a volte la ricopre. E che ne maschera l’essenza più solida, permanente e fondamentale.
Dunque, mettetevi comodi.

UNA SPECIE ULTRASOCIALE. In una prospettiva evoluzionistica, la cosa più notevole della società umana è la molteplicità delle forme di cooperazione. A scriverlo è lo psicologo Michael Tomasello in una citatissima ricerca di pochi anni fa. Per sottolineare questa peculiarità, Tomasello impiega una definizione assai suggestiva: dice che noi umani siamo una specie ultrasociale.

POCHISSIMI VIVENTI. L’ultrasocialità appartiene ai pochissimi esseri viventi che praticano una complessa divisione del lavoro e una estrema specializzazione dei ruoli. Oltre a noi, si comporta in modo ultrasociale solo qualche specie di insetti, come le formiche. 
Questa contiguità comportamentale può forse stupirci, dato che dalle formiche siamo piuttosto diversi. Ma non deve certo offenderci, specie se consideriamo che il successo evolutivo delle formiche, in termini di diffusione della specie nel pianeta, è almeno paragonabile al nostro.

UNIRE GLI SFORZI. Noi parliamo di cooperazione quando diversi soggetti uniscono i loro sforzi per raggiungere un risultato condiviso. Troviamo tracce rudimentali di questo comportamento anche negli animali superiori, dagli elefanti ad alcune specie di uccelli. In particolare, nelle grandi scimmie. 
Ma, appunto, si tratta di tracce, perché di norma il risultato riguarda il procurarsi cibo. Noi e le formiche, invece, cooperiamo anche per coltivarcelo, il cibo. E per costruire, secondo i casi, formicai, o villaggi e città. 

NON SOLO COMPETIZIONE. Resta comunque rilevante il fatto che sappiano cooperare non solo gli esseri umani e le formiche, ma anche altri animali superiori. E che scelgano di farlo.
Vuol dire che in natura la competizione, e la conseguente vittoria del più forte, non è l’unica soluzione possibile e prevista. Questa, almeno, è la posizione di uno straordinario etologo e primatologo olandese come Frans de Waal

I CUGINI BONOBO. Tra l’altro: le descrizioni che de Waal ci offre di come i bonobo, beati loro, risolvono i conflitti attraverso il sesso scintillano di intelligenza e humor. 
Poiché condivido la simpatia di de Waal per questi scimpanzé pacifici e aggraziati, aggiungo qualche altra informazione che li riguarda. I bonobo (nome scientifico: Pan Paniscus) sono nostri antenati neanche tanto remoti. Si sono separati da noi solo qualche milione di anni fa. Insieme agli scimpanzé comuni, i bonobo sono gli esseri viventi con cui condividiamo la maggior percentuale di patrimonio genetico. Vivono in comunità matriarcali. Si trovano sulle rive del fiume Congo e si trovano catalogati tra le specie a rischio di estinzione.

IL PIÙ NOTO. Il bonobo forse più famoso al mondo si chiama Kanzi. Ha da poco compiuto quarant’anni. È nato in cattività, abita all’università della Georgia e capisce centinaia di parole inglesi. Comunica con gli umani usando una tastiera contenente 256 lessigrammi, che lui sa anche unire in sequenze. Cioè, in semplici frasi.

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Fonte: Nuovoeutile

Autore: 
Annamaria Testa 

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Articolo tratto interamente da 
Nuovo e utile

Proverbio del giorno

 

Se il tuo lume brilla più degli altri sii felice, ma non spegnere mai il lume degli altri per far brillare il tuo.

Proverbio orientale



La favolosa foresta di bluebell in Belgio

Bluebell Forest - Hallerbos Belgium from Boris Godfroid on Vimeo.


Photo e video credit Boris Godfroid caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


La magia dei fiori

The Magic Of Flowers from Steven Hewitt on Vimeo.

Photo e video credit Steven Hewitt caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons 


lunedì 22 marzo 2021

Primo sciopero nazionale dei lavoratori Amazon


Articolo da Il sindacato è un'altra cosa

In fondo all’articolo, la campagna di sostegno allo sciopero, con i nostri gatti che fanno da testimonials. Oggi NIENTE PACCHI! Con le scatole ci giocano solo loro!

Il testo dell’articolo è ascoltabile da questo link, nella trasmissione di RadioQuarantena di venerdì 19 marzo.

Oggi, lunedì 22 marzo, è il primo sciopero nazionale nei magazzini Amazon italiani. Il blocco parte dalle 6.30 del mattino e riguarda l’intero turno degli addetti alla distribuzione, dai magazzini fino ai corrieri sui furgoncini. Per l’intera giornata, speriamo che Amazon si fermi, niente pacchi, niente consegne. Lo sciopero è indetto da Cgil Cisl Uil del settore e riguarda circa 30-40mila persone, anche se, tra appalti e subappalti, nessuno conosce il numero preciso di quanti lavorano nella ‘catena di montaggio’ delle merci. Uno stop che arriva a un anno dall’inizio della pandemia, dopo il boom di ordini e fatturato dovuto al vertiginoso aumento dell’e.commerce nel 2020, ma con lavoratori e lavoratrici esausti, anche perché non si sono mai fermati, nemmeno nei momenti più duri della crisi sanitaria, nonostante i rischi di contagio, corsi soprattutto da chi consegna casa per casa.  Essenziali, quindi, ma con bassi salari, condizioni precarie di sicurezza e soprattutto carichi di lavoro massacranti.

Boom di fatturato, dicevo, (Jeff Bezos, l’AD di Amazon, è diventato la prima persona nella storia del mondo ad ammassare un patrimonio netto di oltre $200 miliardi) a cui non è corrisposta, però, una maggiore attenzione per le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, con la direzione che rifiuta ogni richiesta di confronto con i sindacati, in particolare sul rispetto della clausola sociale in caso di cambi d’appalto, sulla stabilizzazione dei precari e sui ritmi di lavoro insostenibili, in particolare i carichi e gli orari di lavoro dei driver, le cui consegne sono regolate da un algoritmo che ignora le condizioni di traffico delle grandi città, costringendo a rispettare tabelle di marcia impossibili e che mettono costantemente a rischio la loro, e la nostra incolumità. È già accaduto che nel ritmo frenetico delle consegne questi lavoratori si siano trovati coinvolti in incidenti, talvolta mortali. Senza considerare che gli eventuali danni ai mezzi sono tutti a loro carico. A questo si aggiungono salari ridotti all’osso, nonostante il boom dei profitti, e scarse condizioni di sicurezza sul fronte Covid.

I sindacati, denunciano il fatto che Amazon abbia repentinamente bloccato il tavolo della trattativa.

La risposta della multinazionale sarebbe che no, non è vero, ci sono stati due incontri nel mese di gennaio. E tanto basta alla direzione e alla associazione datoriale per accogliere lo sciopero con “stupore e disappunto” perché, dicono, non depone a favore di un confronto e di un dialogo e certo renderà difficili le trattative. In merito, in una intervista al responsabile del gruppo per l’Italia, si legge che «Da sempre, rispettiamo il diritto dei nostri dipendenti a formare o aderire a un sindacato senza timore di ritorsione, intimidazione o persecuzione”. Beh, direi, aggiungo io, si chiama Costituzione, ed è la base di tutto l’impianto legislativo di questo paese. È entrata in vigore nel 1948, pensa un po’. Lo dico, così, a titolo informativo, se per caso Amazon se lo fosse perso.

Sul fronte salariale, nella stessa intervista, l’azienda afferma che i livelli di inquadramento nei suoi stabilimenti sono di gran lunga superiori a quelli del settore e quindi i trattamenti economici sono già competitivi e superiori alla media nazionale. Beh, che dire, siete il colosso mondiale dell’e.commerce, qualche responsabilità dovreste pure avercela. In ogni caso, rivendica anche un premio da 800 euro cumulati per il lavoro durante la pandemia. Dice che era una erogazione a titolo di riconoscimento e ringraziamento ai nostri dipendenti per il lavoro eccezionale svolto durante l’emergenza sanitaria». Io più prosaicamente mi domando se non si possa piuttosto chiamarla indennità di contagio!

Insomma, complessivamente, una risposta dell’azienda a questa inaspettata dichiarazione di sciopero che è la migliore conferma, se ce ne fosse stato bisogno, della necessità e della giustezza dello sciopero. Ripeto, se ce ne fosse stato bisogno, perché casomai bisognerebbe chiedersi come non sia stato dichiarato prima questo sciopero, per lavoratori e lavoratrici che hanno ritmi e carichi di lavoro tali da non avere nemmeno la possibilità di fermarsi per andare in bagno.

Veniamo quindi alle condizioni di lavoro, anche dentro i magazzini, non soltanto quelle dei driver sulla strada. Riporto alcuni passaggi di inchieste e testimonianze di chi ha lavorato nell’inferno della catena di montaggio delle merci.

“In piedi da ore, sollevo una cesta dal nastro e me la metto davanti. Prendo il primo prodotto, lo scansiono e con una rotazione che a volte sfiora i 180 gradi lo metto a sinistra, in una delle dodici ceste che il computer mi indica. Prendo il prodotto successivo e obbedisco di nuovo al pc. Poi un altro ancora, veloce. La mente è svuotata, annullata dalla continua ripetizione degli stessi movimenti. Benché automatici, richiedono un’attenzione continua sulla singola azione. Se mi distraggo, metto i pezzi nella destinazione sbagliata”.

Questo è il reportage del giornalista Luigi Franco, che, nel 2018, si fece assumere come lavoratore interinale nel magazzino di Amazon di Piacenza nel periodo infernale che va dal Black Friday al Natale. Obbedisco al pc. Sì, perché in questa catena di montaggio, non è la macchina a comandare tempi e movimenti ma l’algoritmo, mentre un computer traccia in tempo reale le prestazioni di ciascun lavoratore. Taylorismo digitale, con target che possono toccare i 360 pezzi smistati all’ora e in più l’aggravio dell’attenzione, che almeno al Charlie Chaplin di tempi moderni erano risparmiati, con tanto di briefing motivazionali per aumentare la produttività. L’algoritmo non detta soltanto i ritmi di lavoro, ma stabilisce anche, sulla base del loro rispetto, chi deve essere assunto a tempo indeterminato e chi deve andarsene, chi può restare e chi deve essere licenziato.

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Fonte: Il sindacato è un'altra cosa

Autore: Eliana Como

 
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Oggi è giornata mondiale dell’acqua

Articolo da Greenpeace Italia

Il tema scelto dall’ONU per la giornata mondiale dell’acqua 2021 è “diamo valore all’acqua”. Un titolo che potrebbe suonare ambiguo se si pensa che questo è anche l’anno in cui, per la prima volta, il bene acqua è stato quotato sul mercato finanziario come “future”, ma che può essere anche un chiaro invito a conservare e proteggere questa preziosa risorsa.

L’acqua è sempre più scarsa, complici i cambiamenti climatici e la crescente pressione antropica. Pur essendo il nostro Pianeta “ricoperto d’acqua”, la percentuale di questa utilizzabile per usi umani è circa lo 0,6% considerando laghi, fiumi e falde sotterranee di facile accesso. Una componente solo in parte “rinnovabile”, poiché le falde hanno tempi di ricarica spesso più lunghi del tasso di sfruttamento cui vengono sottoposte.

Già nel 2012 le Nazioni Unite pronosticavano che circa la metà della popolazione mondiale dovrà affrontare la questione della scarsità idrica, e dal 2015 il World Resources Institut monitora lo stress idrico (rapporto tra disponibilità d’acqua e domanda) in più di 160 Paesi, inserendo anche l’Italia tra i paesi ad alto rischio.

Siamo abituati a considerare la scarsità idrica come un problema geograficamente lontano dai nostri confini, ma l’Osservatorio europeo della siccità (EDO) indica anche l’Italia tra i Paesi Ue considerati più a rischio. E secondo l’ANBI (Associazione nazionale dei consorzi di Bonifica e Irrigazione) il livello dei fiumi del Nord è sempre più basso e il rischio desertificazione in aumento, soprattutto in alcune regioni del Sud Italia.

E’ evidente come un simile scenario abbia impatti devastanti sia sugli ecosistemi naturali che sulle attività umane, sia in chiave sociale che economica.  I settori destinati a pagare le conseguenze più gravi della siccità sono quelli dell’agricoltura, della zootecnia e della silvicoltura, anche nel nostro Paese. In Italia il 20 per cento del territorio rischia di non essere più produttivo e di essere dunque  abbandonato e si stima che a causa di siccità, alluvioni ed erosioni del suolo si rischia di perdere l’1 per cento annuo sulla produzione agricola, con danni per oltre 30 milioni di euro l’anno per il settore (Enea).

L’agricoltura si trova ad essere dunque una delle principali vittime di questo fenomeno, ma ad essa sono legate anche importanti soluzioni.

Prendendo in esame proprio il rapporto tra sistema agroalimentare e consumo della risorsa idrica si scopre che la frazione di gran lunga più grande dell’impronta idrica totale in Europa riguarda il consumo di prodotti agricoli commestibili (84 per cento), con più del 45 per cento di questa imputabile ai prodotti a base di carne e latte.

L’agricoltura europea, dedicata per circa due terzi all’alimentazione animale, utilizza più acqua dolce di qualsiasi altro settore in Europa: il 59 per cento del consumo totale e il modello di agricoltura intensiva impoverisce la frazione organica dei suoli, rendendoli meno efficaci nel  trattenere l’acqua (fonte ANBI). La disponibilità idrica diminuisce dunque, ma i nostri terreni agricoli hanno ancora più sete.

Nel settore zootecnico i volumi d’acqua utilizzati diventano ancora più importanti: per grammo di proteine, l’impronta idrica della carne bovina è sei volte maggiore di quella dei legumi e secondo la stessa Assocarni (Associazione Nazionale Industria e Commercio Carni e Bestiame) per  produrre un chilo di carne bovina occorrono in media 15.415  litri di acqua, mentre, sempre a detta del comparto produttivo, in Italia ne usiamo “solo” 11.500 litri.

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Fonte: Greenpeace Italia 

Autore: Greenpeace

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