giovedì 3 settembre 2015

Questo blog si ferma per lutto




In queste ore molti di voi avranno visto la foto di quel bambino siriano di tre anni, morto annegato in Turchia, in seguito al naufragio della barca su cui stava viaggiando per cercare di sfuggire alla guerra.

Quando ieri ho visto le foto, mi si è stretto il cuore, il mio secondogenito ha la stessa età di quel bambino e mi sono posto subito tanti interrogativi.

Esiste ancora un po' d'umanità in questo mondo?

Sono stanco di sentire e leggere sempre discorsi razzisti in giro, fatto da persone con la pancia piena e il cuore di pietra. I profughi scappano da guerre e fame, penso che ognuno di noi avrebbe fatto la stessa cosa soprattutto per salvaguardare il futuro dei propri figli.

Voglio fermare questo blog in segno di lutto e spero che qualcuno mi segua, fermando il proprio spazio per ventiquattro ore. Sicuramente non salverà vite umane, ma sarà un bel gesto di solidarietà e riflessione.


L'umanità deve vivere in un mondo unito...


"L'umanità deve vivere in un mondo unito, dove si mescolino le razze, le lingue, i costumi e i sogni di tutti gli uomini. Il nazionalismo ripugna alla ragione. In nulla beneficia i popoli. Serve solo affinché in suo nome si commettano i peggiori abusi."

Isabel Allende

Tratto da | D'amore e ombra di Isabel Allende



mercoledì 2 settembre 2015

Amianto, ecco l’altra strage di Bologna

Stazione di Bologna

Articolo da Wired

749 persone morte a causa dell’amianto, dal 1989 al 2014. Il prezzo altissimo dell’amianto pagato finora dalla città di Bologna. Molte di loro, come i 403 lavoratori delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) sono “colpevoli” di aver convissuto per troppo tempo con la fibra killer con cui si isolavano le carrozze delle Ferrovie dello Stato fino al 1992, anno di messa al bando dell’amianto.

“Un dramma che ho toccato con mano dal 1986, l’anno in cui sono entrato in OGR, ma di cui abbiamo appreso la vera entità, per la prima volta, dall’AUSL nell’istruttoria pubblica sull’amianto voluta finalmente dal comune di Bologna a dicembre 2014 – racconta Salvatore Fais, combattivo delegato sindacale e rappresentante per la sicurezza dei lavoratori, solo da qualche giorno in pensione.
“A pieno regime, entravano nell’area di via Casarini almeno 100 tonnellate di amianto l’anno e fino al 1990 i treni, tra cui il famoso Pendolino, ne erano ancora imbottiti“. Quello stesso amianto che i lavoratori per decenni hanno usato e maneggiato con disinvoltura fino a quando non hanno cominciato ad ammalarsi. E morire.
“Quando mi sono reso conto di cosa stava succedendo, nel silenzio generale, ho deciso di documentare tutto- racconta Fais- ma la strage iniziata allora, continua, e oltre piangere i nostri colleghi, viviamo tutti con l’angoscia di una malattia che non perdona”.
Per non dimenticare, il caparbio operaio ha raccolto oltre che un vero e proprio dossier, le foto e i nomi di oltre duecento colleghi scomparsi, proprio all’interno dei capannoni,  creando una sorta di museo e monumento civile dedicato ai morti di lavoro. Quei “numeri” che le fredde statistiche epidemiologiche pongono nel “picco di mortalità previsto tra il 2015 e il 2020” hanno un volto, una storia. Le loro vite si sono spente in un susseguirsi cadenzato di funerali, che ha scosso, finalmente, la comunità bolognese.

“Il museo alle vittime è stato aperto alla cittadinanza -racconta Fais- lo scorso 28 aprile, durante la giornata dedicata alle vittime dell’amianto, quando una catena umana ha circondato l’intero perimetro delle ex-OGR, gli oltre 120 mila metri quadrati nel quartiere Porto, oggi di proprietà Trenitalia e in dismissione.
“Ma non tutto l’amianto non è stato ancora completamente bonificato ma confinato” denuncia Fais – e INAIL non ha ancora riconosciuto l’esposizione professionale agli ex-lavoratori OGR che non usufruiscono dei benefici di legg per gli esposti all’asbesto, quel prepensionamento per la minor aspettativa di vita. Anche per questo Fais il 21 luglio si è incatenato davanti alla sede bolognese dell’istituto. “Un gesto estremo per cercare di attirare l’attenzione delle Istituzioni- racconta il delegato CGIL- il prefetto Sodano ha promesso una sua mediazione, speriamo”.
La conferma che gli ambienti di lavoro fossero dei veri e propri gironi danteschi arriva dalla preziosa testimonianza di Matteo Antonio, responsabile del reparto scoibentazione delle carrozze, in OGR per 32 anni.“I reparti di lavorazione e riparazione delle carrozze erano tutti contigui e in un ambiente unico, la polvere d’amianto volava dappertutto, dalla falagnameria, alla tappezzeria agli elettricisti fino alla mensa”.Matteo ha passato tutta la sua vita lavorativa in OGR e ha visto morire i propri compagni di lavoro, nonostante abbia lottato per lavorare in sicurezza. “Ho vinto il concorso nel gennaio del 1970, insieme a me oltre 1000 operai vennero assunti nel giro di tre anni- racconta il ferroviere- sono andato in pensione il 30 giugno 2002 ed ho vissuto il prima e il dopo”. Già, perché fino al 1992 l’amianto veniva usato dappertutto. “L’officina era specializzata nella riparazione degli elettrotreni e degli “alta velocità”. L’asbesto era ovunque: dalle guarnizioni all’isolamento di pareti e pavimenti”. Per coibentare completamente una carrozza venivano impiegati fino a 250 kg di amianto. “Ci accorgemmo che qualcosa non andava quando, alla fine degli anni ’70 cominciarono a morire gli operai specializzati della Davidson e Rhodes di Genova, la ditta genovese incaricata di spruzzare le pareti dei treni con l’amianto. Quei pezzi che poi noi limavamo, spolveravamo e tagliavamo senza nessuna protezione, neppure una mascherina”.

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Fonte: Wired

Autore: Rosy Battaglia

Licenza:
Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da
Wired

Photo credit MartinaFerrara (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

Odissea in 4K


Odyssey 4K from Henry Jun Wah Lee / Evosia on Vimeo.

Photo e video credit  caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons


Roma


R O M A from Oliver Astrologo on Vimeo.

Photo e video credit Oliver Astrologo caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons



Caro affitti: le città italiane non sono a misura di studente


 

In questi giorni due indagini pubblicate dal Censis e da Immobiliare.it hanno dato uno spaccato della situazione degli affitti per studenti fuorisede. I dati rilevati riguardano gli affitti medi e le variazioni rispetto all’anno passato degli affitti per camere singole e doppie. I canoni più cari si registrano a Milano, Roma e Firenze mentre crescono i prezzi nelle città di Palermo, Siena e Torino ( circa + 9% rispetto al 2014 ).

Da sempre denunciamo come il mercato degli affitti sia una vera problematica per coloro che intendono studiare in una città diversa da quella di origine. Gli affitti medi, di 380 euro per una stanza singola e di 270 per una doppia sono molto elevati specie se si considera il fatto che i prezzi sono stabili rispetto al 2014 mentre in generale il potere di acquisto delle famiglie diminuisce.

I dati più rilevanti riguardano le grandi città come Roma e Milano in cui gli affitti per un monolocale toccano punte di ben 600 euro nella prima o addirittura di 650 nella seconda. La situazione non è migliore per l’affitto delle camere singole che a Milano toccano vette di 490 euro e di 415 a Roma. Questi prezzi sono ovviamente inaccessibili alla maggioranza degli studenti universitari che quindi si trovano costretti ad allontanarsi molto dal centro, e quindi spesso dai poli universitari, per trovare una sistemazione un pò meno cara.

Questi affitti esorbitanti sono dovuti anche al fatto che la richiesta di camere è sempre elevata, in quanto i posti negli studentati spesso non sono sufficienti e i parametri economici per poter essere idoneo alla residenza universitaria sono molto stretti.

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Fonte: Link Coordinamento Universitario


Autore: Link

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Articolo tratto interamente da Link Coordinamento Universitario


 

Proverbio del giorno

 

Aria fresca settembrina, alla sera e alla mattina.