mercoledì 10 febbraio 2016

Inno alla notte di Fernando Pessoa



Inno alla notte

Vieni,
Notte antichissima e identica,
Notte Regina nata detronizzata,
Notte internamente uguale al silenzio,
Notte con le stelle, lustrini rapidi
sul tuo vestito frangiato di Infinito.
Vieni e cullaci,
vieni e consolaci,
baciaci silenziosamente sulla fronte,
cosi lievemente sulla fronte
che non ci accorgiamo d’essere baciati
se non per una differenza nell’anima
e un vago singulto che parte misericordiosamente
dall’antichissimo di noi
laddove hanno radici quegli alberi di meraviglia
i cui frutti sono i sogni che culliamo e amiamo,
perché li sappiamo senza relazione
con ciò che ci può essere nella vita.

Fernando Pessoa


La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Ungheria per violazione della libertà d’espressione



Articolo da East Journal

Il 2 febbraio la Corte europea dei diritti umani (organo del Consiglio d’Europa) ha condannato l’Ungheria per violazione della libertà d’espressione, ossia dell’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti umani. Il ricorso contro il governo di Budapest era stato portato ai giudici di Strasburgo dalla Magyar Tartalomszolgáltatók Egyesülete (MTE) e da Index.hu Zrt (caso n. 22947/13).

La MTE, organo di auto-regolamentazione dei provider internet magiari, e il portale online di notizie Index.hu, erano stati considerati responsabili dalle corti ungheresi per i commenti volgari ed offensivi postati dai loro lettori online, a seguito della pubblicazione di un articolo che criticava le pratiche commerciali di due agenzie immobiliari online.


Secondo la Corte di Strasburgo i portali web hanno doveri e responsabilità, ma le corti ungheresi non hanno bilanciato in maniera appropriata il diritto alla libertà di espressione con il diritto dei siti immobiliari coinvolti al rispetto della reputazione commerciale. In particolare, le autorità ungheresi hanno accettato senza ulteriori verifiche che i commenti fossero illegali in quanto deleteri per la reputazione delle agenzie immobiliari.

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Fonte: East Journal


Autore: Davide Denti

 
Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da East Journal


A cosa serve l'utopia?




"Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare." 

Eduardo Galeano


Twitter cambia la timeline


Articolo da Wired

Lo aveva anticipato Buzzfeed, l’aveva smentito Jack Dorsey (con 6 tweet!), ma oggi la novità è ufficiale: Twitter cambia la timeline, introducendo la possibilità di visualizzare le cose più interessanti prima del resto del flusso, e sempre partendo dal più recente.

Sarà capitata anche a te, la sensazione di esserti perso qualcosa, scorrendo Twitter all’indietro a caccia di qualcosa che è stato detto mentre non guardavi. La modifica risponde proprio a questa sensazione, cercando di rendere la timeline subito più interessante: i test, spiega Twitter, hanno dimostrato che questa nuova funzione spinge le persone a interagire e twittare di più e ha effetto sia su chi accede sporadicamente sia su chi è sempre connesso.

Un po’ come accade già oggi con “Mentre eri via”, con la differenza che i nuovi tweet importanti saranno proposti ogni volta che si torna sulla piattaforma, anche dopo pochissimo tempo. Con un aggiornamento della timeline, poi, tutto torna come prima: un lungo flusso di aggiornamenti che scorrono in tempo reale dal più recente al più vecchio.


Ma se “Mentre eri via” è quasi una sezione, separata dal resto del flusso ed evidenziata da una grafica diversa, la nuova soluzione proporrà semplicemente un’organizzazione diversa, mischiando un po’ le carte, ma senza alcuna distinzione evidente.

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Fonte: Wired

Autore: 
Maurizio Pesce

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Articolo tratto interamente da 
Wired



martedì 9 febbraio 2016

Scegli la tua canzone d'amore preferita




Era da un bel po’ che non vi rendevo partecipi di un sondaggio, oggi voglio farvi scegliere una bella canzone d'amore. Vi ricordo che si possono esprimere più preferenze e attendo anche i vostri commenti.

Mi raccomando di condividere questo post nei vostri blog/profili sociali e invitare i vostri amici a partecipare nella scelta. 



Basta veleni: a Brescia i cittadini chiedono stato di emergenza e moratoria su discariche ed emissioni


Articolo da Cittadini reattivi

Quasi 60 milioni di metri cubi di rifiuti e veleni interrati, discariche autorizzate e fantasma, emissioni e qualità dell’aria fuori controllo, falda contaminata da cromo esavalente e solventi clorurati, diossina e PCB del Sito Caffaro che attende ancora di essere bonificato. E il più grande inceneritore d’Europa, che seconda la bozza di decreto attuativo “Sblocca Italia” dovrebbe arrivare a bruciare quasi un milione di tonnellate di rifiuti urbani e speciali.

Praticamente il Bresciano è il capolinea di quasi tutti i rifiuti speciali lombardi e dunque di gran parte di quelli nazionali. Possiamo dire che Brescia è la grande discarica nazionale. Ma ribadiscono gli attivisti – “I tempi sono cambiati, la sensibilità delle persone e la disponibilità a fare rete su queste tematiche sono aumentate in maniera esponenziale così come il presidio locale su ogni criticità incombente.  Vogliamo ricostruire un ambiente sano per le nostre famiglie, per i nostri figli e nipoti e collaboreremo incessantemente affinché le istituzioni recepiscano totalmente quanto da noi richiesto”.

Esordisce così il 26 gennaio 2016 a Brescia, il  Tavolo Basta Veleni che unisce innumerevoli realtà civiche e ambientali da tempo impegnate a tutela dell’ambiente e della salute che dal 2013 abbiamo documentato su Cittadini Reattivi e con le inchieste su La Nuova Ecologia: dalla Rete Antinocività di Brescia, alla Mamme di Castenedolo, da Legambiente al Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardi (a tantissimi altri comitati vedi l’elenco completo a fondo pagina ndr).  Parliamo di quel quadrilatero intorno a Brescia, passato alle cronache come la Terra dei Fuochi del Nord, che si estende nell’alta pianura pedemontana da ovest verso est per circa 50 km e da nord a sud per circa 25 km con ai vertici rispettivamente Iseo a nord – ovest e Orzinuovi a sud – ovest, Desenzano a nord-est e Calvisano a sud – est.

Nel documento presentato, si leggono dati che riepilogati davvero forniscono un quadro impressionante: nel biennio 2012 – 2013 (dati Ispra) quasi tutti i rifiuti speciali della Regione Lombardia sono stati interrati nella provincia di Brescia, 1.638.298 tonnellate su 2.251.413 t/a nel 2012 e 1.809.068 tonnellate su 2.500.226 nel 2013, mediamente il 72,5% del totale regionale.   Sempre secondo i dati riportati da Basta Veleni, elaborati dalla stessa Provincia di Brescia, nel 2005 le discariche cessate erano 109 mentre quelle ancora attive almeo  3, interrando complessivamente circa 35 milioni di metri cubi di rifiuti speciali, pericolosi e non, e “inerti”.

A questi vanno aggiunte le discariche “fantasma” quelle non censite perché gestite precedentemente alla normativa sui rifiuti speciali del 10 settembre 1982, che sulle base delle produzioni storiche del settore metallurgico e chimico, si possono stimare in almeno circa 5 milioni di metri cubi. Sono le discariche “abusive” che riemergono quando si costruisce ad esempio la BreBeMi o la Tav.

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Articolo tratto interamente da Cittadini reattivi


La Terra dei fuochi brucia ancora nell’indifferenza di tutti

Pascarola-Caivano-RogodiRifiuti-18-06-2012

Articolo da Internazionale

A Caivano non è cambiato nulla, e così a Orta di Atella, a Giugliano e negli altri 52 comuni che fanno ufficialmente parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Nonostante i proclami degli scorsi anni, la mappatura dei terreni inquinati e i duecento milioni annunciati dal governo Renzi per le bonifiche, il sistema dello smaltimento illecito dei rifiuti non si è fermato. Lo smaltimento segue la stagionalità delle produzioni coinvolte: ora è il tempo dei copertoni delle automobili e degli scarti del tessile, poi arriverà il turno del calzaturiero e delle plastiche per le serre.

Gli attivisti che si battono contro i roghi e gli interramenti dei rifiuti tossici conoscono le discariche abusive una per una. Sono sempre le stesse di qualche anno fa, a testimoniare che in quest’area a nord di Napoli che sconfina nel casertano l’industria dello smaltimento illecito funziona a pieno regime e ha poco a che vedere con cattive abitudine o scarsa coscienza civica.

“Le gomme delle auto sono abbandonate dagli autodemolitori e non dai gommisti, ce ne accorgiamo dal modo in cui sono tagliate. Vuol dire che si tratta degli scarti di un sistema di riciclaggio di automobili che vengono smontate e almeno in parte rottamate”, spiega Enzo Tosti, un operatore sociosanitario che da anni setaccia ogni palmo del territorio ed è convinto che, per capire di cosa si sta parlando, la monnezza va osservata da vicino, esaminata scarto per scarto. Da buon entomologo della monnezza, da anni setaccia le discariche abusive.

È così che ha intuito che i sacchetti d’immondizia accatastati uno sull’altro non sono altro che uno specchietto per le allodole. Servono a coprire il ben peggio che c’è sotto: gli scarti dell’industria della contraffazione, ma pure delle grandi griffe che affidano la cucitura delle scarpe a un consolidato sistema low cost di lavoro informale casalingo, lo smaltimento selvaggio dell’eternit senza passare attraverso le complesse operazioni di bonifica.

Alla fine, si è convinto che le discariche abusive siano nient’altro che il sintomo di un “sistema industriale malato”, e che se si volesse eliminarle davvero bisognerebbe agire a monte, colpendo i mandanti. Ma, sostiene, “come ai può pensare di eliminare il lavoro nero senza preparare misure economiche per contenere l’impatto sociale che avrebbe lo smantellamento di un sistema che dà lavoro a migliaia di persone?”

L’ultima volta che ero stato da queste parti, in un viaggio sulle strade della crisi nel sud Italia che sarebbe diventato poi un libro, Il paese del sole, Tosti mi aveva portato a vedere una discarica a cielo aperto nelle campagne di Orta di Atella. C’erano residui della lavorazione di scarpe ovunque, taniche di collanti, ritagli delle tomaie. Tosti li aveva raccontati così: “Quest’area è da sempre un polo calzaturiero importante. Ora le grandi griffe parcellizzano il lavoro, affidando l’assemblaggio dei prodotti a centinaia di persone che lo fanno a casa loro. Una volta si premuravano loro di smaltire gli scarti, ora invece lo fanno fare a questi ultimi, perché non si possa risalire a loro in nessun caso”.

Le ecoballe sono ancora lì

Nella Terra dei fuochi l’emergenza si è trasformata in uno stato di fatto che ormai impressiona pochi. Il sistema degli sversamenti è rimasto quello di prima: la forestale ha censito 52 “buche” in cui sono stati interrati rifiuti tossici, in genere scarti di grandi industrie, ma nessuno tira fuori i soldi per bonificarle. Persino le poche aree ripulite rischiano di tornare come prima, se non vengono riconvertite e rimangono consegnate all’incuria.

Anche le piramidi di ecoballe della megadiscarica di Taverna del Re, avvolte nella plastica e accatastate una sull’altra tra il 2001 e il 2008 senza distinguere tra i rifiuti, sono ancora lì. Doveva essere un sito di stoccaggio provvisorio ed è diventata una città della monnezza imballata recintata con un muro alto tre metri e sorvegliata giorno e notte.

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Fonte: Internazionale


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Articolo tratto interamente da Internazionale


Photo credit Associazione Culturale Voce per Tutti (https://www.youtube.com/watch?v=W0lpeOtT9_8) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons