martedì 25 luglio 2017

Citazione del giorno


"L'educazione dovrebbe inculcare l'idea che l'umanità è una sola famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza la collaborazione è più importante della competizione."

Bertrand Russell


L'Italia è il secondo Paese europeo per numero di telefonate spam



Articolo da Mondo alla Rovescia

In base al report realizzato da Truecaller, sviluppatore della famosa App per smartphone che identifica e blocca le chiamate moleste in entrata, l’Italia è il secondo Paese europeo più colpito dal fenomeno delle telefonate spam. Peggio di noi solo il Regno Unito.

A livello globale il nostro Paese si piazza al 13° posto con 8,8 chiamate in media per persona. Nel mondo la nazione con la maggior quantità di chiamate spam è l’India (22,6 chiamate) seguita dall’America e dal Brasile.

I dati fotografano una situazione a dir poco insostenibile per i consumatori italiani che ogni giorno vengono disturbati agli orari più impensabili da telefonate fastidiose, spesso insistenti, che non portano a nulla di buono se non a far perdere tempo e pazienzadichiara Francesco Luongo, Presidente nazionale del Movimento Difesa del Cittadino. “A farla da padrone, come denunciamo da tempo, è il telemarketing che ormai dilaga in tutti i settori a cominciare da quello dell’energia elettrica e del gas. Al solo annuncio dell’imminente fine del mercato tutelato, si è scatenata una vera e propria giungla di offerte che vengono propinate al telefono, in modo spesso ingannevole, agli ignari consumatori”.


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Fonte: Mondo alla Rovescia


Autore: Claudio Rossi

Licenza:
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.


Articolo tratto interamente da Mondo alla Rovescia




La baia tranquilla di Giovanni Pascoli



La baia tranquilla

Getta l’ancora, amor mio:
non un’onda in questa baia.
Quale assiduo sciacquio
fanno l’acque tra la ghiaia!

Vien dal lido solatio,
vien di là dalla giuncaia,
lungo vien come un addio,
un cantar di marinaia.
Tra le vetrici e gli ontani
vedi un fiume luccicare;
uno stormo di gabbiani
nel turchino biancheggiare;
e sul poggio, più lontani,
i cipressi neri stare.
Mare! mare!
dolce là, dal poggio azzurro,
il tuo urlo e il tuo sussurro.

Giovanni Pascoli 


lunedì 24 luglio 2017

Tutto è ormai una corsa



"Tutto è ormai una corsa. Si vive senza più fare attenzione alla vita. Si dorme e non si fa caso a quel che si sogna. Si guarda solo la sveglia. Siamo interessati solo al tempo che passa, a farlo passare, rimandando al poi quel che si vorrebbe davvero. Sul «poi», non sull’«ora», si concentra l’attenzione. Nelle città in particolare la vita passa senza un solo momento di riflessione, senza un solo momento di quiete che bilanci la continua corsa al fare. Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, di inorridirsi, di commuoversi, di innamorarsi, di stare con se stessi. Le scuse per non fermarsi a chiederci se questo correre ci fa più felici sono migliaia e, se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle."
Tiziano Terzani

Tratto da | Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani

Vignetta del giorno


Photo credit AGJ caricata su Vignette di AGJ - licenza: Creative Commons 


Madagascar: investitori cinesi obbligano i piccoli agricoltori a vendere le loro terre per pochi soldi



Articolo da Global Voices

Gli investitori cinesi stanno forzando i piccoli agricoltori nel sudest del Madagascar a vendere le loro terre per appena 7 ariary (meno di 0,01 centesimi di dollaro) al metro quadrato. Questa la notizia riportata da Ivon Mahandrisoa e Angelo Ranaivoarisoa il 24 maggio su TV Plus Madagascar [ml, come i link seguenti salvo diversa indicazione]. Questo accordo fondiario ricorda quello stipulato in Kenya nel 2008 [it] quando furono acquistati un totale di 40.000 ettari per appena 5 centesimi di dollaro al metro quadrato. Una pagnotta di pane bianco [en] in Madagascar costa 1.481,85 Ariary.

Gli investitori cinesi hanno già acquistato oltre 12.000 acri, presentando agli agricoltori la documentazione necessaria per ufficializzare la cessione dei terreni. Gli agricoltori delle comunità agricole di Antanimieva e Befandriana Atsimo dicono di non esserla sentita di rifiutare perché temevano che sarebbero stati comunque sfrattati e avrebbero quindi perso la loro terra e anche la misera somma che era stata loro offerta.

Jean Renoavy, un agricoltore di Antanimieva, ha detto al canale televisivo che gli investitori hanno acquistato il terreno dove pascolavano le mucche e che tre mucche che vagavano sulla terra ora di proprietà cinese sono state ammazzate. Ha aggiunto che in alcuni casi gli investitori avevano già iniziato a fare uso del terreno e che alle persone è sembrato di non avere altra scelta che  firmare i documenti e prendere i soldi.

Le reazioni online a questi racconti sono state un misto di rassegnazione e critiche contro il governo del Madagascar. L'utente Mirija974 ha scritto:
7 ariary al metro quadrato sono una vera e propria truffa. In Madagascar c'è ancora un governo?

L'acquisto di proprietà in Madagascar da parte di investitori stranieri non è una novità. La tendenza dei paesi ricchi o delle multinazionali ad acquistare terreni agricoli [en] in paesi poveri è sempre più diffusa. I paesi ricchi hanno la crescente necessità di reperire cibo o altri prodotti, come la gomma, oltre che limitazioni in termini di terra e risorse naturali, mentre nei paesi poveri i costi di produzione sono bassi e le risorse abbondanti [en]. Vista l'assenza di regolamenti internazionali [en] sulla cessione di terreni, le organizzazioni non sono incentivate ad accertarsi che i loro investimenti e le loro catene di fornitura non causino l'allontanamento di chi vive sulle terre.

Global Witness, una ONG internazionale che si occupa di conflitti e casi di corruzione legati alle risorse naturali ha segnalato casi di appropriazione di terreni in paesi come la Liberia [en] e il Myanmar [en]. Le loro indagini hanno rivelato che l'acquisto di terreni è frequentemente basato su documenti falsi e autorizzazioni concesse in violazione delle leggi locali. Casi simili sono stati riportati da Oxfam che ha indagato sulle piantagioni di canna da zucchero in Brasile legate a Coca-Cola e PepsiCo [en], e da Friends of the Earth sugli ugandesi sfrattati dalle piantagioni di olio di palma di Wilmar International [en].

I sostenitori di questi investimenti fondiari affermano che sono opportunità reciprocamente vantaggiose, perché possono portare molto lavoro in comunità rurali povere e al tempo stesso incoraggiare lo sviluppo di infrastrutture, scuole e strutture sanitarie. I difensori dei diritti sui terreni mettono invece in evidenza i collegamenti tra l'acquisto di terreni, la corruzione, la distruzione dell'ambiente e i conflitti locali, mettendo in dubbio la legittimità dell'esproprio di terreni a comunità che sono già emarginate. Secondo l'IFPRI (International Food Policy Research Institute) [en], gli accordi per la concessione di 1,3 milioni di ettari di terreno in Madagascar, per la coltivazione di mais e olio di palma, potrebbero aver contribuito ai conflitti culminati nel colpo di stato del 2008 e nella successiva crisi politica ed economica.


Organizzazioni come Global Witness stanno chiedendo l'istituzione di leggi internazionali che rendano più trasparenti le cessioni di terreni, e proteggano i diritti e i mezzi di sostentamento delle comunità locali. Nel frattempo, l’IFPRI ha invitato [en] i piccoli proprietari a intraprendere azioni collettive forti, con il sostegno della società civile, come strategia per promuovere migliori politiche nazionali e locali relative all'uso e ai diritti di proprietà dei terreni.

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Fonte: Global Voices


Autore: scritto da 
Karolle Rabarison  tradotto da Amanda Mazzinghi

Licenza: Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution 3.0 Unported License.


Articolo tratto interamente da 
Global Voices