venerdì 24 ottobre 2014

25 ottobre a Roma, perché? Dal Jobs Act alla Legge di Stabilità


Invito tutti a guardare questo video realizzato dal Coordinamento per il Diritto allo Studio, che ci spiega alcuni motivi per dire no al Jobs Act.



Video credit Coordinamento per il Diritto allo Studio caricato su YouTube - licenza: Creative Commons



I compagni: recensione del film


I compagni è un film del 1963 diretto da Mario Monicelli.

Trama
Torino, fine Ottocento. In una fabbrica tessile, l'ennesimo grave incidente spinge gli operai a richiedere migliori condizioni di lavoro. Quando la loro richiesta di ridurre l'orario di lavoro da quattordici a tredici ore viene del tutto ignorata, decidono di compiere un gesto dimostrativo, suonare la sirena di fine turno in anticipo di un'ora, che procura però una multa a tutti e una sospensione a Pautasso, l'autore materiale.

Gli operai organizzano quindi uno sciopero, approfittando dell'esperienza in materia dell'esperto professor Sinigaglia, appena giunto in città proveniente da Genova, ricercato dalla polizia per aggressione ad un pubblico ufficiale durante una manifestazione. I padroni per risolvere la situazione sono disposti a ritirare multa e sospensione e "perdonare" gli operai influenzati da "agitatori di professione", ma gli operai non possono accettare una concessione così modesta rispetto al livello ormai raggiunto dalla protesta.

Di fronte alla resistenza degli operai, che tengono duro, forti della reciproca solidarietà, i padroni arrivano a chiamare lavoratori disoccupati da un'altra città. Gli scioperanti tentano di bloccare il treno che trasporta i crumiri, ma durante gli scontri Pautasso perde tragicamente la vita. Il prof. Sinigaglia, visti i precedenti, è costretto a nascondersi e trova un accogliente rifugio nella casa della prostituta Niobe, figlia di un operaio che l'ha ripudiata per la sua scelta di vita.

I lavoratori in sciopero, dopo aver resistito un intero mese, sono ormai prossimi a cedere, ignorando di aver portato i padroni sul punto di cedere per primi. Mentre gli operai hanno già votato per la ripresa del lavoro, il prof. Sinigaglia lascia il comodo nascondiglio, rischiando l'arresto per parlare agli operai, giunge trafelato e riesce a riaccendere in loro il desiderio di proseguire la lotta con la sua appassionata retorica, che riecheggia il discorso di Marco Antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare. Spinti dalle parole del professore, i lavoratori marciano in corteo verso la fabbrica per occuparla. Ma la cavalleria, chiamata a difendere la fabbrica, spara sulla folla e uccide Omero, uno degli operai più giovani, appena un ragazzino, mentre il prof. Sinigaglia viene infine arrestato.

Gli operai tornano al lavoro, sconfitti. Fra loro il fratello minore del ragazzo ucciso, che ne ha preso il posto. Il prof. Sinigaglia, dal carcere, continua a diffondere le sue idee di progresso sociale, mentre altri lavoratori come Raoul portano avanti la lotta.

Curiosità sul film

 La pellicola ha come interpreti principali Marcello Mastroianni e Renato Salvatori e fu candidata agli Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Sciopero generale contro il Jobs Act

In queste ore è in corso lo sciopero generale indetto dai sindacati Usb, Or.S.A. e Cib Unicobas, contro il jobs act. Si registra una buona adesione e diverse manifestazioni si snodano in varie città. L'iniziativa di oggi anticipa di 24 ore la manifestazione indetta dalla Cgil che si svolgerà, nella giornata di domani a Roma.



Video credit Oriana caricato su YouReporter.it



Video credit Oriana caricato su YouReporter.it

Vi ricordo l'iniziativa poesie e racconti dal web

video

Voglio ricordare a tutti gli amici e lettori di questo blog, l'iniziativa poesie e racconti dal web. Se siete interessati alla pubblicazione di una vostra opera su questo blog, inviatemi  la vostra richiesta via  e-mail.


Domani LinuxDay

Per maggiori informazioni:

http://www.linuxday.it/

Quando venne abbattuto l’ultimo albero

 
Articolo da Pressenza
 
Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Tedesco

Secondo gli studiosi specializzati nella sua storia, l’Isola di Pasqua è rimasta un sistema chiuso per 1.400  anni. I primi abitanti erano polinesiani provenienti da ovest, approdati in canoa con piante e animali per fondare una nuova colonia, una nuova civiltà. I nuovi arrivati trovarono una terra piena di alberi, grandi riserve d’acqua dolce nei crateri di vulcani spenti e un’infinità di uccelli, costruirono villaggi e un sistema economico che permetteva di sfamare le loro famiglie.

La vita è continuata per secoli senza molto da fare se non coltivare, pescare o depredare i nidi degli uccelli; c’era molto tempo da dedicare alla costruzione di abitazioni e ad attività più culturali.

La tradizione, probabilmente nata nel loro luogo di origine in Polinesia, di onorare la morte dei capi più importanti, dotati di un’energia e un potere speciali, portò a uno dei più straordinari progetti di costruzione mai visti sul pianeta: la realizzazione di incredibili piattaforme, su cui erano collocate delle enormi statue di pietra. I teschi dei defunti venivano inseriti all’interno della piattaforma.

Nel corso del tempo il culto delle statue fiorì e da piccole queste diventarono gigantesche, fino a pesare decine di tonnellate. A volte venivano trasportate per grandi distanze. Furono aggiunte enormi teste, inseriti nelle orbite grandi occhi di corallo e pupille di ossidiana dove dimorava tutto il potere un tempo appartenuto al defunto. Le statue vennero erette da una generazione all’altra, formando delle file che guardavano verso gli insediamenti e lontano dal mare. Colme com’erano del potere degli antenati, le statue fornivano protezione alla comunità.

Tutto andava bene per gli isolani. Gli europei non erano ancora arrivati per ridurli in schiavitù o trasmettere malattie contro cui non avevano difese, eppure dopo un periodo di mille anni senza guerre, all’improvviso, nel giro di venti-quarant’anni la popolazione dell’isola venne decimata e il culto delle statue abbandonato. Che cosa aveva causato questo crollo inatteso?

L’effetto di un sistema chiuso

La risposta, o almeno un’analogia che può aiutare a individuarla si trova a sorpresa nel campo della termodinamica, un ramo della fisica capace di provocare un tremendo mal di testa a chi cerca di studiarla. Riguarda concetti come la temperatura, la pressione, i volumi e il rapporto tra di essi e il concetto piuttosto astratto di entropia.

Immaginate una scatola piena di ossigeno in forma gassosa e un’altra pieno di azoto gassoso. Le due scatole sono una accanto all’altra, separate da una parete rimovibile. Toglietela e i due gas si troveranno fianco a fianco. Con il tempo si mescoleranno al punto che non sarà più possibile individuare la loro posizione iniziale. Questo è l’effetto dell’entropia. Essa misura la quantità di disordine in un sistema. La condizione iniziale – due masse di gas puro fianco a fianco – è la più ordinata possibile, quella finale – i due gas mescolati – la meno ordinata possibile.

Il secondo principio della termodinamica afferma che un sistema lasciato a se stesso, ossia chiuso, tende a muoversi verso un disordine crescente. Ed è a questo punto che si può introdurre un’analogia con l’economia: in un sistema chiuso i componenti si muoveranno verso un disordine crescente.

L’Isola di Pasqua, il sistema chiuso perfetto

Gli abitanti rimasero isolati per 1.400 anni. Con il passare del tempo la popolazione aumentò e le limitate risorse naturali furono consumate: gli alberi vennero abbattuti per creare ripari e trasportare le statue, i topi introdotti come cibo dai nuovi arrivati divorarono i frutti e i semi che potevano generare nuovi alberi, gli uccelli marini si estinsero e non rimasero alberi per costruire imbarcazioni che permettessero di trovare nuove isole da colonizzare. La popolazione crebbe in modo esponenziale per secoli e la deforestazione causò l’erosione del suolo e raccolti sempre più miseri.

Ad un certo punto l’isola non riuscì più a produrre cibo sufficiente a sfamare gli abitanti. Non si costruirono più statue perché non c’erano né alberi né cibo per gli artigiani; si ignora se ci furono tentativi di dialogo, ma quello che è certo è lo scoppio di violenti conflitti. All’improvviso nei reperti archeologici apparvero le armi, tutte le statue vennero abbattute e gli occhi – la fonte del potere del villaggio – distrutti.  Il sistema crollò e secondo alcuni calcoli il 90% della popolazione venne decimato.

Il Pianeta Terra, il sistema chiuso perfetto

Non bisogna essere un genio per scorgere il rapporto tra l’Isola di Pasqua, con una popolazione di 20.000 persone e il Pianeta Terra con i suoi quasi 8 miliardi di abitanti.

Anche noi viviamo in un sistema chiuso. Abbiamo risorse limitate di combustibili fossili e alberi, un numero limitato di piante e animali commestibili e una popolazione che sta crescendo in modo esponenziale. E’ chiaro che con il passare del tempo tendiamo a un disordine crescente. L’insoddisfazione tra la gente cresce, le guerre, la povertà e la morte aumentano. Così come le due masse gassose all’inizio erano tutte ordinate e poi sono divenute sempre più disordinate, così nelle nostre vite ben regolate penetra un disordine crescente. Nel nostro sistema chiuso la crescente entropia si sta avvicinando al punto di non ritorno.

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Fonte: Pressenza

Autore:  - traduzione di Anna Polo
  
Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale


 

Articolo tratto interamente da Pressenza