venerdì 27 febbraio 2015

Blogger: marcia indietro di Google, i contenuti espliciti non verranno rimossi

 

Sono notizie di qualche ora fa, secondo varie fonti americane, Google ha fatto marcia indietro sul divieto di porno e immagini di nudo nella nota piattaforma Blogger.
A inizio settimana si è scatenato un putiferio in rete sulle nuove norme che dovevano partire il 23 marzo e soprattutto in molti temevano forti venti di censura, basti pensare anche al nudo artistico.
Dopo la reazione di molti blogger indignati dalla decisione, oggi Jessica Pelegio, manager di Google, ha affermato che ci sarà soltanto un sistema di filtraggio blog che porrà il contenuto per adulti sotto una pagina di avviso.

Ecco la dichiarazione:

Questa settimana, abbiamo annunciato un cambiamento di politica porno di Blogger. Abbiamo avuto un sacco di feedback, in particolare l'introduzione di un cambiamento retroattivo (alcune persone hanno avuto conti per 10 anni), ma anche per l'impatto negativo sugli individui che pubblicano contenuti sessualmente espliciti per esprimere la loro identità. Quindi, piuttosto che attuare questo cambiamento, abbiamo deciso di intensificare l'applicazione intorno alla nostra attuale politica, che vieta il porno commerciale.

Inoltre i proprietari di blog dovrebbero continuare a segnare tutti i blog con contenuti sessualmente espliciti come "adulto" in modo che possano essere collocati dietro una pagina di avviso.

I blogger il cui contenuto è coerente con questa e altre politiche non è necessario apportare modifiche al loro blog.
Grazie per le vostre risposte.

 Il team di Blogger

Fonti: Blogger Help Forum e ZDNet


Éric Toussaint: il debito è un mezzo di ricatto per imporre le politiche neoliberali



Articolo da Ilmegafonoquotidiano.it

Ai miei occhi, questo debito è dunque illegittimo, poiché contratto in gran parte per soddisfare gli interessi privati delle banche straniere o di alcuni settori della Grecia. Il piano di aggiustamento strutturale imposto alla Grecia è odioso, poiché ha portato alla violazione dei diritti fondamentali dei cittadini greci.


Rosa Moussaoui – La proposta di annullare una parte del debito greco, condotta da Syriza durante la campagna elettorale, è sempre all’ordine del giorno?

Éric Toussaint. Il governo diretto da Alexis Tsipras vuole come priorità ottenere dalle autorità europee la possibilità di applicare il suo programma di anti-austerità. Da qui la scelta di non cercare lo scontro diretto sulla questione del debito. La proposta di una conferenza internazionale per ridurre radicalmente il debito ha lasciato il posto a quella di Yanis Varoufakis, che pensa sia possibile trasformare i titoli greci in titoli perpetui, di cui non si rimborsa il capitale, con un tasso d’interesse indicizzato sulla crescita. Ciò detto, questa proposta, se fosse applicata, porterebbe di fatto ad una riduzione radicale del debito. E’ una scelta tattica. E’ chiaro che il governo Syriza avanza questa proposta di compromesso pensando che la Grecia non otterrà una vera concessione sullo stock del debito e è meglio, d’altra parte, non portare il dibattito su questo terreno, poiché l’urgenza è quella di fermare le politiche di austerità.

Dove si trova l’origine di questo debito non vitale? Si possono incriminare i piani di salvataggio delle banche in seguito alla crisi finanziaria del 2008?

Éric Toussaint. Assolutamente. In totale, l’80% del debito Greco è detenuto dalla Troika. Il 20% restante riguarda le obbligazioni emesse dallo Stato greco a tre e sei mesi, acquistati per le banche greche che dipendono dalle liquidità messe a disposizione dalla BCE con il meccanismo ELA. E’ chiaro che questo debito risale al 2010 e al 2012. Esso è legato al salvataggio delle banche private, francesi, tedesche, italiane, luxemburghesi, belche, principali creditrici della grecia. Le banche francesi detenevano da sole il 25% del debito greco. Le banche tedesche, quasi il 20%, le banche italiane, il 10%, le banche belghe, l’8%. Alcune banche private (nel caso della francia, BNP-Paribas, Societè general e il Credit agricole) si dividevano l’essenziale del debito greco. Il piano di salvataggio del 2010 ha avuto il compito di sbloccare i prestiti bilaterali, per un montante di 52,9 miliardi di euro, la parte francese arrivava a 11,39 miliardi, prima che il meccanismo europeo di stabilità (MES) prendesse il posto come prestito del FMI. Questo denaro è servito per rimborsare le banche francesi, tedesche, ecc.. creditrici della Grecia. Le quali si sono cosi liberate e rimpiazzate dalla Troika. Nel 2012, la ristrutturazione del debito non le ha dunque intaccate. Al contrario, le banche Cipriote avevano acquistato sul mercato secondario dei titoli greci a saldo, pensando di fare un affare, si sono ritrovati al limite della bancarotta. Nel 2010, il "piano di aiuti" ha soprattutto permesso, su istanza di Sarkozy e Angela Merkel, di assicurare il salvataggio delle banche dei paesi centrali e soprattutto delle banche francesi e tedesche. Questi prestiti erano sicuramente condizionati da un piano di aggiustamento strutturale che comportava dei ritorni molto pesanti sui livelli salariali e sulle pensioni, sul diritto dei contratti collettivi, sulle privatizzazioni.

Continua la lettura su  Ilmegafonoquotidiano.it

Fonte: Ilmegafonoquotidiano.it


Autore: intervista ad Eric Toussaint di Rosa Moussaoui (da europe solidaire, traduzione di Giovanni Peta. Eric Toussant è presidente del Comitato per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo (CADTM) ed è autore tra l'altro di Debitocrazia (Alegre)

Licenza: Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5 Italia.


Articolo tratto interamente da Ilmegafonoquotidiano.it

Proverbio del giorno


Ogni bel gioco dura poco.
 
 

27 febbraio 2010 – Il Cile è colpito da un terremoto di magnitudo 8.8 Mw

Diego Grez in front of destroyed apartments in Paniahue, Santa Cruz, Chile

Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il terremoto in Cile del 2010 è stato un evento sismico verificatosi a largo della costa del Maule in Cile il 27 febbraio 2010 alle ore 3:34 locali, (6:34 UTC) con una magnitudo di 8,8 Mw durato per circa tre minuti. È stato il più forte terremoto che ha colpito il Cile dal 1960 (9,5 Mw, il più forte mai registrato), e il più forte al mondo dal Maremoto dell'Oceano Indiano del 2004. Il sisma ha liberato un'energia 1.000 volte maggiore rispetto al terremoto di Haiti dello stesso anno ed è stato 30.000 volte più potente del terremoto dell'Aquila del 2009.

Gli scienziati della NASA hanno appurato che il terremoto è stato così potente che ha spostato l'asse di rotazione terrestre di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri e di conseguenza ha accorciato la durata delle giornate: il cambiamento, seppur minimo, sarebbe permanente, con una riduzione di 1,26 microsecondi della durata del giorno.

Le città che maggiormente hanno avvertito la scossa (IX grado della scala Mercalli, rovinosa) sono state Talcahuano, Arauco, Lota, Chiguayante, Cañete e San Antonio. Nella capitale Santiago del Cile il sisma è stato avvertito con una forza pari al VIII grado della scala Mercalli, distruttiva. Il sisma è stato anche percepito in molte città argentine come Buenos Aires, Córdoba, Mendoza e La Rioja. L'allerta tsunami ha interessato ben 53 paesi. Il presidente Michelle Bachelet ha dichiarato lo "stato di catastrofe". I morti accertati ed identificati per il sisma sono 452, mentre i dispersi 52. Due milioni gli sfollati.

L'epicentro è stato calcolato nell'oceano Pacifico, a largo della costa di Maule; a circa 97 km a nord-nordovest dalla città di Chillán e a 115 km nord-nordest dalla seconda città cilena per abitanti, Concepción. Il terremoto ha generato una sessa nel lago Pontchartrain, a nord di New Orleans (USA), che si trova a circa 7600 km di distanza dall'epicentro.

Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Questo articolo è pubblicato nei termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Photo credit Diego Grez (Own workTransferred from en.wikinews) [CC BY-SA 2.5], via Wikimedia Commons

giovedì 26 febbraio 2015

Malattie ambientali: cosa sono


Articolo da AMISnet

Luisa da dieci anni è affetta da elettrosensibilità e sensibilità chimica multipla. Dopo un periodo di esposizione a campi elettromagnetici o a sostanze chimiche di vario genere non dorme per notti intere e soffre di forti dolori. Secondo l’associazione Amica sono circa cinquantamila le persone in Italia che soffrono di queste patologie, e intanto la ricerca scientifica si sta lentamente muovendo.
Tutto ha avuto inizio dieci anni fa, quando Luisa ha cominciato a soffrire di problemi all’apparato digerente, spossatezza e forte dimagrimento. Accertamenti di ogni genere non avevano fatto emergere la patologia di cui era affetta, sin quando Luisa non ha notato che la sua condizione si aggravava a seguito di una chiamata al telefonino o di una passeggiata in luoghi con una massiccia presenza di campi elettromagnetici. E’stato a Roma che Luisa è riuscita a decifrare la sua patologia: elettrosensibilità, a cui si è aggiunta una sensibilità chimica multipla. L’unica soluzione è stata quella di allontanarsi dalla città, dove conduceva una vita ricca di rapporti sociali, per trasferirsi in un luogo pulito da campi elettromagnetici e sostanze chimiche. Di queste malattie ancora si sa poco, soprattutto in Italia, ma l’associazione capitolina Amica sta cercando ormai da anni di divulgare conoscenza e informare sulle ricerche scientifiche esistenti.

Continua la lettura su AMISnet

Intervento audio su AMISnet

Fonte: AMISnet


Autore: redazione AMISnet


Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Unported

 

Articolo tratto interamente da AMISnet

Citazione del giorno


Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni...

Jeremy Irons
 
 

mercoledì 25 febbraio 2015

Jobs Act: nulla sarà più come prima

 
Articolo da Pressenza

Renzi è senz’altro un abilissimo comunicatore, ma è altrettanto vero che può contare su una stampa che gronda conformismo e servilismo. Infatti, il giorno del varo dei decreti attuativi del Jobs Act è stato difficile, se non impossibile, trovare qualche titolo di qualche tg che non ripetesse pedissequamente la narrazione renziana sulla presunta abolizione dei contratti precari e sulla loro sostituzione con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Suona bene, certo, specie se lo ripetono in tanti dal pulpito televisivo. Peccato però che non sia vero niente. Anzitutto perché tra tutte le forme contrattuali precarie esistenti sono state abolite solo quelle inutilizzate o che non interessavano granché a Confindustria, cioè l’associazione in partecipazione e il job sharing, mentre i co.co.pro. verranno sì aboliti a partire dal 2016, ma solo laddove non sono previsti dai contratti nazionali. A tutto questo va aggiunto che viene confermato in pieno il decreto Poletti (legge 78/2014), che tra l’altro aveva aumentato a 36 mesi, comprensivi di 5 proroghe, la durata massima per l’acasualità dei contratti a termine.

Ed eccoci al famoso “contratto a tempo determinato a tutele crescenti”, quello che secondo Renzi sostituirebbe i contratti precari, ma che in realtà fa l’esatto contrario, cioè sostituisce il contratto a tempo indeterminato. Infatti, d’ora in poi ogni nuovo assunto, anche chi a 50 anni cambia posto di lavoro, non verrà più assunto con il contratto a tempo indeterminato così come lo conosciamo, bensì con quello nuovo.

E la differenza tra quello vecchio e quello nuovo è sostanziale, cioè sta nella disciplina del licenziamento, individuale e collettivo, poiché per quelli nuovi non vale più l’articolo 18, cioè la possibilità del reintegro nel posto del lavoro, salvo per alcune fattispecie particolari, cioè quelle più difficili da dimostrare in sede processuale. In altre parole, il nuovo contratto rende precario anche quello che sulla carta continua a chiamarsi “tempo indeterminato”.

Per capirci, con il nuovo contratto, anche se il giudice accerta che sei stato vittima di un licenziamento illegittimo, il tuo posto di lavoro non puoi più riaverlo, ma avrai semplicemente un indennizzo. L’ammontare di quest’ultimo, peraltro, non viene deciso in autonomia dal giudice, ma il decreto attuativo prevede un preciso tariffario. Insomma, per dirla con l’Ocse, più prosaica e meno incline alle narrazioni, la nuova normativa va bene perché riduce i costi reali dei licenziamenti.

Il contrasto tra narrazione e realtà è radicale e manifesto, eppure la prima prevale nettamente e brutalmente sulla seconda. E questo è indubbiamente un segno dei tempi, anzi, forse è il segno più eloquente di tutti, poiché certifica che sono cambiati in profondità non soltanto i rapporti di forza sociali, ma definitivamente anche l’egemonia culturale, cioè la capacità di produrre narrazione non minoritaria.

Continua la lettura su Pressenza


Fonte: Pressenza

Autore: Luciano Muhlbauer
  
Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale


Articolo tratto interamente da Pressenza