giovedì 18 settembre 2014

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Proverbio cinese
 
 

Grecia: la lotta delle 595 lavoratrici addette alle pulizie

Articolo da Comune-info 

di Sonia Mitralia
Hanno sperimentato sulla loro vita il nuovo “ammortizzatore” sociale: otto mesi in mobilità col 75 per cento di uno stipendio di 550 euro. E poi si salvi chi può: tutte e 595 in mezzo alla strada. Che resistenza avrebbero potuto opporre tante donne povere, ignoranti, isolate, invecchiate senza diritti né sindacato? Se erano finite con la scopa in mano, poi, tanto intelligenti non dovevano essere… Si sarebbe aperta così la strada alle misure necessarie a contrastare la crisi: 25 mila nuovi licenziamenti nel settore pubblico per il bene della Grecia e dell’Europa. “Siamo donne delle pulizie, non siamo sceme”, hanno risposto Lisa, Despina, Georgia e le altre. E hanno inventato una resistenza tenace quanto fantasiosa, una lezione politica senza precedenti rivolta non solo alla Troika e ai suoi compari ma anche a chi, tra coloro che si oppongono ai sacrifici umani europei, continua a non considerarle un soggetto capace di decidere come e per cosa lottare. Umiliate per motivi di genere e di classe, picchiate brutalmente dalla polizia, ignorate dai sindacati e dalla sinistra politica, proprio come certi indigeni lontani, hanno dovuto far rumore per farsi ascoltare e crearsi un’immagine per rendersi visibili. Sono le risorse di chi vive in basso, della gente comune, cioè ribelle. Venerdì 22 settembre è la giornata di solidarietà internazionale con le 595 donne delle pulizie licenziate dal ministero delle finanze e da altri uffici pubblici in Grecia.

Licenziate a settembre dello scorso anno, dopo undici mesi di lotta lunga e amara, messe in “mobilità” (essendo state licenziate al termine degli otto mesi previsti dalla normativa), in Grecia 595 donne delle pulizie della funzione pubblica sono diventate il simbolo della più fiera resistenza contro l’austerità.

Avendo avuto il coraggio di battersi contro un avversario tanto forte, il governo di Atene, la Bce, la Commissione e il Fmi, sono diventate una questione politica e leader di tutta la resistenza attuale contro la politica della Troika. E, tuttavia – dopo 11 mesi di lotta, dopo l’enorme sfida che hanno lanciato, dopo essersi trasformate nel principale nemico del governo e della Troika, dopo essere andate oltre l’applicazione delle misure di austerità e dopo una presenza molto veicolata dai media sulla scena politica, queste donne in lotta non vengono ancora considerate un soggetto politico dagli avversari dell’austerità.

Di certo, dall’inizio delle misure imposte dalla Troika, le donne sono scese in piazza in massa e la loro resistenza sembra possedere una dinamica propria e molto specifica, costituisce una lezione politica.

Durante questi quattro anni di politiche di austerità, anni che hanno trasformato la Grecia in un disastro sociale, economico e soprattutto umano, si è parlato molto poco della vita delle donne, e ancora meno delle loro lotte contro le imposizioni della Troika. Per questo l’opinione pubblica ha accolto con stupore questa lotta esemplare, condotta esclusivamente da donne. Ma è veramente una sorpresa? Le donne hanno partecipato in massa ai 26 scioperi generali greci. Durante il movimento degli indignati, hanno occupato le piazze, si sono accampate e hanno lottato. Si sono mobilitate in prima linea anche nella occupazione e autogestione della ERT (l’azienda radiotelevisiva pubblica).

Sono state ancora le donne, e in maniera veramente esemplare, l’anima delle assemblee durante lo sciopero della scuola e dell’università, e poi lo sono state nella lotta contro la “mobilità”, vale a dire contro il licenziamento, dopo otto mesi con il 75 per cento del salario. Venticinquemila dipendenti pubblici, in maggioranza donne, sono vittime dei tagli dei servizi pubblici. Le donne rappresentano poi la schiacciante maggioranza (95 per cento) del Movimento di solidarietà e dei servizi autogestiti che cerca di far fronte alla crisi sanitaria e umanitaria.

La massiccia partecipazione delle donne ai movimenti di resistenza contro la distruzione dello stato sociale, attraverso le politiche di austerità, dunque, non è una sorpresa e non è casuale: in primo luogo, è ben noto, perché le donne sono nel mirino delle politiche di austerità. La demolizione dello stato sociale e dei servizi pubblici ha attaccato le loro vite, come per la maggioranza dei dipendenti pubblici ma anche come utenti degli stessi servizi, per questo le donne sono state ancora una volta doppiamente colpite dai tagli.

Di conseguenza, le donne hanno mille ragioni per non accettare la regressione storica della loro condizione, cosa che equivarrebbe a un concreto ritorno al 19° secolo. Certamente, all’inizio le donne non si erano caratterizzate come “soggetto politico”, condividendo le stesse richieste e le stesse forme di lotta degli uomini. Erano sicuramente molte, ma già nella lotta esemplare contro l’estrazione dell’oro nell’area di Skouries, in Calcidia, nel nord della Grecia, quella contro la multinazionale canadese Eldorado, le donne si erano rapidamente distinte per le loro forme di lotta e per la loro radicalità.

E se la stampa e il pubblico non erano consapevoli della ripercussione dell’identità di genere nelle forme di lotta, la polizia lo era. Di fatto, i reparti antisommossa venivano impiegati in particolar modo contro le donne. Una repressione feroce e selettiva, per terrorizzare attraverso loro tutta la popolazione, per schiacciare ogni tipo di disobbedienza e movimento di resistenza. Criminalizzate, incarcerate, le donne sono state vittime di abusi umilianti, anche di natura sessuale, sui loro corpi.

In una seconda fase, poi, le donne hanno espresso iniziative e forme specifiche nelle loro lotte.

Tutto ha avuto inizio quando, per imporre la parte più difficile del suo programma di austerità e portare a termine gli accordi con i creditori, il governo si è concentrato sulle donne delle pulizie del ministero delle finanze e dell’amministrazione tributaria e doganale. Sono state inserite nel meccanismo della “mobilità”, dalla fine di agosto 2013, un fatto che ha comportato che per otto mesi venisse loro corrisposta una cifra pari a tre quarti del loro salario di 550 euro, prima del licenziamento definitivo.

Il governo ha seguito esattamente la stessa strategia utilizzata nella vicenda di Skouries. L’obiettivo era attaccare innanzitutto i più deboli e quelli con minori probabilità di ricevere sostegni, vale a dire le donne delle pulizie. In seguito sarebbe venuto il turno della maggioranza degli impiegati arrivando al licenziamento di 25 mila dipendenti pubblici. Questo è avvenuto in una fase in cui i movimenti di resistenza erano stati colpiti dall’austerità senza fine, erano atomizzati, stanchi, sfiniti, vulnerabili. Il governo riteneva che “questa categoria di lavoratrici”, queste povere donne di “classe sociale bassa”, con salari di appena 500 euro, e neanche molto intelligenti (da qui lo slogan “non siamo stupide, siamo donne delle pulizie”) sarebbero state schiacciate come mosche.

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Fonte: Patas arriba

Traduzione per Comune-info: Massimo Angrisano
 

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Fonte: Comune-info 


Autore:   - traduzione a cura di Massimo Angrisano

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Italia.

Articolo tratto interamente da
Comune-info

mercoledì 17 settembre 2014

Val Ferret in autunno


Val Ferret in Autumn • Timelapse Movie from Didier Fellay on Vimeo.

Photo e video credit Didier Fellay caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

I più grandi osservatori astronomici in timelapse


StarryNights - some of the largest observatories in time-lapse from Jan Hattenbach on Vimeo.


Photo e video credit Jan Hattenbach caricato su Vimeo - licenza: Creative Commons

I cigni selvatici a Coole di William Butler Yeats



I cigni selvatici a Coole

Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l'acqua
riflette un cielo immobile;
sull'acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.

È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all'improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.

Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.

Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l'aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.

Ma ora si lasciano andare sull'acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

William Butler Yeats

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