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giovedì 30 aprile 2026

Piena solidarietà agli attivisti e alle attiviste della Global Sumud Flotilla!


L'attacco alla Global Sumud Flotilla è un attacco alla società civile globale. Cinquanta navi cariche di aiuti intercettate illegalmente in acque internazionali.

Piena solidarietà agli attivisti e alle attiviste che hanno avuto il coraggio di agire dove la diplomazia ha fallito. Non lasciamoli soli nel silenzio dei media mainstream; partecipa ai presidi di oggi nella tua città!

La solidarietà non si arresta!✊


Immagine generata con intelligenza artificiale



7 minuti: recensione del film


7 minuti è un film del 2016 diretto da Michele Placido.

Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler del film!

Trama 

Un’azienda tessile viene acquisita da una multinazionale estera. La nuova proprietà sembra intenzionata a non effettuare licenziamenti ma chiede alle operaie di firmare una particolare clausola che prevede la riduzione di 7 minuti dell'orario di cambio del turno da ridursi dai 15 minuti normalmente assegnati. Lo sviluppo del dibattito fra le operaie porterà ognuna di loro a un periodo di profonda riflessione, arrivando fino a mettere l’una contro l’altra durante la fase di approvazione della nuova clausola del contratto di lavoro.

Le vite delle protagoniste, con le proprie travagliate vicende personali, simboleggiano le difficoltà verosimili e riscontrabili nell’ambiente lavorativo contemporaneo, quali la mancata denuncia di molestie sessuali sul posto di lavoro (ad opera del datore), la disabilità, la maternità, il mantenimento della famiglia con uno stipendio da operaio e la difficoltà di rifiutare restrizioni a quelle libertà che spettano di diritto sul posto di lavoro a causa della paura del licenziamento.

Il film si svolge nell’arco di un’intera giornata, partendo dalla routine mattutina delle protagoniste e arrivando alla sera, quando finalmente le operaie arrivano ad una decisione non senza difficoltà.

Curiosità sul film

Il soggetto è ispirato a una storia realmente accaduta in Francia a Yssingeaux ed è tratto dall'omonimo testo teatrale di Stefano Massini[1][2][3], a sua volta dichiaratamente influenzato dal dramma La parola ai giurati di Reginald Rose[4].

La mia opinione

7 minuti di Michele Placido è un film che colpisce perché mette a nudo, senza retorica, il cuore sporco delle relazioni di potere nel lavoro. Placido non fa prediche: mostra come il lavoro possa erodere lentamente la libertà, un dettaglio alla volta. E proprio per questo il film colpisce. Non parla di un caso eccezionale, ma di una normalità che conosciamo fin troppo bene.

Voto: 7,5

Questo articolo è pubblicato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Immagine generata con intelligenza artificiale


Il monologo di Gian Maria Volonté tratto dal film "La classe operaia va in paradiso"



Lulù: Adesso vado su io a parlare... io non so come chiamarvi... signori lavoratori, operai, compagni, signori compagni, cioè io non lo so...
Bassi: Ma piantala, vieni qua, vieni a parlare al microfono.
Sindacalista: Su, vieni, vieni al microfono!
Bassi: Vieni qua!
Lulù: Ma guarda vado un momento su, guarda... lo studente... lo studente lì, fuori, ha detto, che noi entriamo qui dentro di giorno, quando è... è buio, e usciamo di sera quando è buio. Ma che vita è la nostra! Questo pro forma. Allora io dico... già che ci siamo... perché non lo raddoppiamo questo cottimo, eh? Così lavoriamo anche la domenica, magari veniamo qui dentro anche di notte, anzi magari portiamo dentro anche i bambini, le donne. I bambini li sbattiamo sotto a lavorare, le donne ci sbattono a noi un panino in bocca e noi via che andiamo avanti senza staccare, avanti, avanti, avanti... avanti per queste quattro lire vigliacche fino alla morte! E così da quest'inferno, sempre senza staccare, facciamo direttamente quell'altro inferno che tant l'è istess, eh?
Bassi: Sentimi bene Massa, te che adesso parli tanto, ma dov'è che eri quando noi altri coi compagni del sindacato abbiamo fondato il sindacato qua della fabbrica, della B.A.N.? Dov'è che eri, eh? Rispondi!
Lulù: Eh, dov'è che ero... dov'è che ero... facevo il cottimista! Seguivo la politica dei sindacati! Lavoravo per la produttività, incrementavo io, incrementavo! E adesso... adesso cosa sono diventato... guarda son diventato una bestia, una bestia, guarda son diventato.
Bassi: Te sei una bestia, mica noi altri.
Lulù: Lo stude-lo studente, lo studente, lì fuori, dice... aspetta qua, dice... dice... ecco... che noi... siamo come le macchine! Capito? Che io sono una macchina! Io sono una puleggia, io sono un bullone, io sono una vite, io sono una cinta di trasmissione, io sono una pompa! E adè la pompa l'è rota, la va pü... e non c'è più verso di aggiustarla la pompa adesso. Io... propongo... questa proposta... di lasciare... subito... il lavoro... tüt! E chi non lascia il lavoro, subito adesso, è un crumiro! È un facia de merda!

Tratto dal film La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (il monologo di Lulù)


Gli ultimi giorni della Berlino nazista

L'Aprile del 1945 segna l'epilogo drammatico del Terzo Reich. La battaglia di Berlino non fu solo uno scontro militare, ma il collasso totale di un sistema politico e sociale sotto il peso dell'avanzata sovietica. La cattura di Berlino non fu solo una vittoria strategica, ma un atto di enorme valore simbolico per l'Unione Sovietica, che aveva pagato il prezzo di sangue più alto durante l'intero conflitto.


Video credit Lati oscuri del passato caricato su YouTube


Italia, l’unico Paese con salari in calo: i dati degli ultimi 40 anni

Negli ultimi quarant’anni l’Europa ha cambiato volto anche nel portafoglio. Mentre Germania e Francia hanno visto crescere gli stipendi medi di oltre 13.000 euro, l’Italia è l’unico Paese dove il salario reale è diminuito. E negli ultimi cinque anni, l’inflazione ha colpito duro: i salari reali nell’UE sono scesi del 3%, con punte negative del –9,2% in Italia.




Fonte: dati Eurostat e OCSE


Il canto dei lavoratori di Filippo Turati



Il canto dei lavoratori 

Su fratelli, su compagne,
su, venite in fitta schiera:
sulla libera bandiera
splende il sol dell'avvenir.

Nelle pene e nell'insulto
ci stringemmo in mutuo patto,
la gran causa del riscatto
niun di noi vorrà tradir.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

La risaia e la miniera
ci han fiaccati ad ogni stento
come i bruti d'un armento
siam sfruttati dai signor.

I signor per cui pugnammo
ci han rubato il nostro pane,
ci han promessa una dimane:
la diman si aspetta ancor.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

L'esecrato capitale
nelle macchine ci schiaccia,
l'altrui solco queste braccia
son dannate a fecondar.

Lo strumento del lavoro
nelle mani dei redenti
spenga gli odii e fra le genti
chiami il dritto a trionfar.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

Se divisi siam canaglia,
stretti in fascio siam potenti;
sono il nerbo delle genti
quei che han braccio e che han cor.

Ogni cosa è sudor nostro,
noi disfar, rifar possiamo;
la consegna sia: sorgiamo
troppo lungo fu il dolor.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

Maledetto chi gavazza
nell'ebbrezza e nei festini,
fin che i giorni un uom trascini
senza pane e senza amor.

Maledetto chi non geme
dello scempio dei fratelli,
chi di pace ne favelli
sotto il pie dell'oppressor.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

I confini scellerati
cancelliam dagli emisferi;
i nemici, gli stranieri
non son lungi ma son qui.

Guerra al regno della Guerra,
morte al regno della morte;
contro il diritto del più forte,
forza amici, è giunto il dì.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

O sorelle di fatica
o consorti negli affanni
che ai negrieri, che ai tiranni
deste il sangue e la beltà.

Agli imbelli, ai proni al giogo
mai non splenda il vostro riso:
un esercito diviso
la vittoria non corrà.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

Se eguaglianza non è frode,
fratellanza un'ironia,
se pugnar non fu follia
per la santa libertà;

Su fratelli, su compagne,
tutti i poveri son servi:
cogli ignavi e coi protervi
il transigere è viltà.

Il riscatto del lavoro
dei suoi figli opra sarà:
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.
o vivremo del lavoro
o pugnando si morrà.

Filippo Turati


Non c’è retribuzione sotto il sole...


"Non c’è retribuzione sotto il sole dolce come il riposo quando un lavoro è ben fatto. Sono nato per lavorare fino alla tomba, ma non sono nato per essere uno schiavo."

Maya Angelou


Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani...



"Ogni giorno esistono centinaia di esseri umani che, abbindolati dai mezzi di comunicazione, darebbero persino la vita per gli stessi uomini che li sfruttano da generazioni."

Friedrich Engels


Flessibilità



"Flessibilità è una parola che suona bene, così come riforme, e quindi si presume che sia una cosa buona. Ma in realtà flessibilità significa precarietà. Vuol dire andare a dormire senza sapere se al mattino avrai ancora il tuo posto di lavoro. Naturalmente, qualsiasi economista sarà in grado di spiegarvi che si tratta di una buona ricetta per l'economia, e infatti lo è se si tratta di aumentare i profitti, ma non per migliorare il tenore di vita della gente."

Noam Chomsky

Tratto da | Il golpe silenzioso di Noam Chomsky





Il lavoro


"Il lavoro non viene più eseguito con la coscienza orgogliosa di essere utile, ma con il sentimento umiliante e angosciante di possedere un privilegio concesso da un favore passeggero della sorte, un privilegio dal quale si escludono parecchi esseri umani per il fatto stesso di goderne, in breve un posto."

Simone Weil


Nessuno dovrebbe morire al lavoro!


"Nessuno dovrebbe morire al lavoro per consegnare uno stramaledetto cheeseburger in un cantiere, meno che mai se sta imparando un mestiere, soprattutto mentre dovrebbe essere a scuola. Nessuno - nessuno! - dovrebbe sentirsi chiedere, soprattutto durante un colloquio di lavoro, se ha figli, se ha un compagno, se intende mettere su famiglia. Nessuno dovrebbe lavorare talmente tanto da non sapere che cos’è il tempo libero. Nessuno dovrebbe lavorare così poco da decidere di lasciare l’impiego e smettere di pagare un asilo."

Marco Grimaldi


La trappola invisibile dei QR code e come non cadere nel quishing



Articolo da Associazione Consumatori - AECI

Come funziona la truffa con il QR code e come evitare di essere truffati

Inquadrare un codice QR è diventato un gesto automatico: lo facciamo per leggere il menu di un ristorante, pagare un parcheggio o accedere a un servizio pubblico. Ma proprio questa abitudine sta diventando una nuova frontiera per i truffatori digitali.
Dietro un semplice quadrato in bianco e nero può nascondersi un inganno ben congegnato, capace di svuotare conti, rubare dati o installare malware sul telefono.

Vediamo come funziona la truffa con il QR code e, soprattutto, come evitare di cascarci.

Come funziona la truffa con il QR code

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace.
Un QR code è solo un’immagine che contiene un’informazione testuale, spesso un link. Quando lo inquadri, il tuo smartphone ti reindirizza automaticamente a un sito o a un’app.
E qui arriva la trappola: i truffatori creano falsi QR code, li stampano o li appiccicano sopra quelli originali, indirizzando le vittime verso pagine contraffatte.

Le truffe più comuni funzionano così:

  1. Finti QR per pagamenti o parcheggi
    Ti trovi davanti un parchimetro con un QR che ti promette di “pagare con il telefono”. Lo scansioni, apri un sito identico a quello ufficiale e paghi con carta di credito. Peccato che i soldi finiscano sul conto del truffatore.
  2. QR nei ristoranti o negli eventi
    Su un tavolo o un volantino trovi un QR per “consultare il menu” o “prenotare un tavolo”. In realtà apre un link che scarica un malware o ti chiede di inserire i dati della carta.
  3. QR nei messaggi o nelle email
    Alcune truffe arrivano via SMS o email con testi del tipo “Verifica la tua spedizione” o “Aggiorna il tuo conto”. Il QR porta a un sito falso di una banca, un corriere o un servizio online, e da lì inizia il furto dei dati.
  4. QR per falsi download di app
    In certi casi, il codice ti fa scaricare un file che sembra un’app ufficiale ma è un virus. Una volta installato, il truffatore ottiene accesso al telefono, alle password e perfino ai codici OTP bancari.

Perché queste truffe funzionano così bene

Il successo delle truffe basate sui QR code sta tutto nella fiducia visiva.
Un QR sembra “tecnologico”, “ufficiale”, e soprattutto non mostra subito dove porta. Chi lo inquadra non vede il link prima di aprirlo, quindi abbassa la guardia.
In più, i truffatori contano sull’abitudine: la gente ormai inquadra codici ovunque senza pensarci.

Non serve essere sprovveduti per cadere nella trappola: spesso i siti falsi sono identici a quelli originali, con loghi, colori e perfino sistemi di pagamento apparentemente regolari.

Come evitare di essere truffati con un QR code

La buona notizia è che basta un po’ di attenzione digitale per difendersi da questo tipo di truffa.
Ecco le regole fondamentali:

  1. Controlla sempre la provenienza del codice
    Non scansionare QR trovati su volantini, pali della luce, parcheggi o muri pubblici. Se non sai chi lo ha creato, non farlo.
  2. Verifica l’indirizzo web prima di cliccare
    Dopo aver inquadrato il QR, controlla il link che compare sullo schermo: se non inizia con “https://” o contiene errori nel nome del sito, lascia perdere.
  3. Diffida dei QR incollati sopra altri
    Molti truffatori appiccicano adesivi sopra i codici autentici, ad esempio su distributori o bancomat. Se il QR sembra diverso dal resto della grafica, potrebbe essere falso.
  4. Non inserire mai dati personali o bancari dopo un QR
    Un QR autentico non dovrebbe mai chiederti di digitare numeri di carta o password. Se succede, chiudi subito la pagina.
  5. Aggiorna il telefono e usa antivirus
    Un dispositivo aggiornato riconosce più facilmente i siti pericolosi o i file sospetti.
  6. Usa app ufficiali o QR verificati
    Se devi pagare un parcheggio o un servizio, fallo solo tramite l’app ufficiale, non da un codice trovato per strada.
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Fonte: Associazione Consumatori - AECI

Autore: Associazione Consumatori - AECI

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da 
Associazione Consumatori - AECI


La scienza conferma che sette minuti di meditazione cambiano la struttura cerebrale



Articolo da Verdecologia

benessere e salute – I ricercatori sanno da tempo che la meditazione fa bene al cervello. Fino ad ora, però, nessuno aveva stabilito con chiarezza quando inizia a sortire i suoi effetti, né quanto poco sia necessario praticarla.

Un nuovo studio pubblicato sabato 21 marzo su Mindfulness, una delle principali riviste scientifiche mondiali sull’argomento, fornisce la risposta più precisa stabilendo che i cambiamenti potenti e misurabili nell’attività cerebrale iniziano entro due o tre minuti dall’inizio di una pratica di osservazione del respiro (dallo yogi indiano Sadhguru) e raggiungono il loro picco a sette minuti. È fondamentale sottolineare che questo vale anche per le persone che non hanno mai meditato prima.

Le implicazioni di questi risultati sono fondamentali e costituiscono la prova più evidente finora raccolta di quanto queste tecniche possano essere benefiche per il benessere umano. Nel mondo frenetico di oggi, pieno di sfide moderne che compromettono la salute mentale su scala globale, c’è più che mai bisogno di uno strumento quotidiano semplice e scientificamente provato per la salute mentale; questi risultati dimostrano quanto la meditazione possa essere efficace proprio in questo senso.

Cosa ha rilevato lo studio

Lo studio, intitolato “Segni temporali dell’EEG nell’esperienza meditativa: picchi di variazione delle onde cerebrali al settimo minuto durante la pratica dell’Isha Yoga Breath Watching”, ha utilizzato una scansione cerebrale EEG ad alta densità per misurare l’attività neurale in tempo reale in tre gruppi: principianti assoluti senza alcuna esperienza di meditazione, praticanti alle prime armi e meditatori esperti. I partecipanti provenivano dalla tradizione dell’Isha.

Yoga e sono stati confrontati con un gruppo di controllo composto da persone che non praticavano la meditazione.

• Sollievo immediato per tutti: già dopo 2-3 minuti si verificano cambiamenti cerebrali significativi – maggiore rilassamento (onde theta e alfa) e concentrazione vigile (beta1) – sia per i principianti assoluti che per i meditatori alle prime armi e quelli esperti.

• Il picco di efficacia si raggiunge dopo 7 minuti: tutti i gruppi raggiungono il massimo degli effetti positivi (calma più profonda, minore dispersione mentale, maggiore concentrazione) tra i 7 e i 10 minuti, a dimostrazione del fatto che brevi sessioni quotidiane sono estremamente efficaci.

• Lo stato di “vigilanza rilassata” supportato dalla scienza: il cervello entra in uno stato che i ricercatori descrivono come “vigilanza rilassata”, in cui risulta allo stesso tempo più calmo e più concentrato. Ciò si riflette in specifici modelli di onde cerebrali theta, alfa e beta ed è associato a una minore tendenza a distrarsi, a una migliore regolazione emotiva e a una maggiore attenzione.

• I benefici sono più evidenti con l’esperienza: i praticanti esperti di Isha Yoga mostrano costantemente una maggiore potenza delle onde theta e una riduzione più marcata delle onde delta e gamma legate allo stress, ottenendo una regolazione emotiva più profonda e stati di beatitudine.

• Una soluzione scalabile per la salute mentale: lo studio ha concluso che praticare per almeno 7 minuti questo tipo di esercizio di consapevolezza del respiro, facilmente accessibile tramite app di meditazione gratuite come Miracle of Mind, può offrire un sollievo scientificamente provato da stress, ansia e depressione, senza la necessità di lunghi ritiri.

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Fonte: Verdecologia

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 Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia.


Articolo tratto interamente da Verdecologia


Gli insegnanti di Chicago stanno rendendo questo Primo Maggio un evento memorabile



Articolo da Inequality

Questo articolo è stato tradotto automaticamente. La traduzione rende il senso dell’articolo, tuttavia consigliamo di leggere il testo originale su Inequality

Un'intervista con Jackson Potter, vicepresidente del sindacato degli insegnanti di Chicago, sui motivi della loro mobilitazione di massa del 1° maggio.

In occasione del Primo Maggio, lavoratori, studenti e famiglie di tutto il Paese si preparano a scendere in piazza a migliaia, se non a milioni, per far sentire la propria voce contro il crescente potere della classe dei miliardari.

Il Primo Maggio, spesso chiamato Giornata Internazionale dei Lavoratori, ha una lunga tradizione nel movimento operaio. Alla fine del XIX secolo, un'epoca di estrema concentrazione di ricchezza molto simile alla nostra, i lavoratori americani organizzarono uno sciopero generale il 1° maggio per rivendicare la giornata lavorativa di otto ore. Dopo un'ondata di violenta repressione statale e poliziesca contro i lavoratori, culminata con l'incidente di Haymarket del 1886 nel centro di Chicago, il 1° maggio è stato consacrato come celebrazione della classe operaia.

Quest'anno, gli organizzatori sperano di ampliare la portata della giornata di mobilitazione, trasformandola in un movimento più ampio contro il potere delle multinazionali e nell'inizio di un processo organizzativo di più lungo termine.

Inequality.org ha parlato con Jackson Potter, vicepresidente del sindacato degli insegnanti di Chicago, riguardo ai loro progetti e alle loro speranze per la Festa dei Lavoratori di quest'anno.

Cosa vorresti che le persone che non seguono da vicino il mondo del lavoro o la politica capissero di quello che sta succedendo in questo Primo Maggio?

Il Primo Maggio è sempre stata la Giornata Internazionale dei Lavoratori, e quest'anno ha un significato ancora più profondo. Il 1° maggio, lavoratori, studenti e famiglie di tutto il Paese scenderanno in piazza, manifesteranno e, in molte città, si rifiuteranno categoricamente di andare e tornare dalla routine quotidiana: niente lavoro, niente scuola, niente shopping, per mostrare a questo Paese cosa succede quando i lavoratori decidono di non presentarsi al lavoro per difendere chi trae profitto dalla nostra fatica.

Il motivo è semplice. I lavoratori sono già costretti a scegliere tra il cibo in tavola e le medicine in dispensa, tra pagare l'affitto e non pagare le bollette. Allo stesso tempo, le risorse che dovrebbero essere destinate a scuole, alloggi e assistenza sanitaria vengono dirottate per arricchire i miliardari e armare gli agenti federali affinché attacchino i nostri vicini. La gente ne ha abbastanza, e ne ha tutto il diritto. Il Primo Maggio è il momento in cui questa esasperazione si concretizza in una manifestazione coordinata.

Il sindacato degli insegnanti di Chicago (Chicago Teachers Union, CTU) ha votato per proclamare il Primo Maggio giornata di mobilitazione civica. Cosa significa e perché il CTU ha preso questa decisione?

Significa che il 1° maggio, nelle scuole pubbliche di Chicago, l'orario scolastico sarà dedicato all'impegno civico, con autobus a disposizione degli studenti che desiderano partecipare alla manifestazione, discussioni in classe e la partecipazione attiva di insegnanti e studenti a quel tipo di azione collettiva che per tutto l'anno cerchiamo di insegnare ai giovani solo in teoria.

Insegnare agli studenti cosa significhi l'impegno civico richiede più dei libri di testo. Richiede educatori disposti a dare l'esempio, a mostrare cosa significhi farsi avanti quando la posta in gioco è alta. Insegniamo la storia della giornata lavorativa di otto ore, del movimento operaio, della storia di persone che si sono organizzate per cambiare ciò che era considerato politicamente impossibile, inclusa la Crociata dei Bambini di Birmingham, quando il 2 maggio 1963 i giovani lasciarono le loro classi e contribuirono a costringere il Paese a confrontarsi con l'ingiustizia.

Questa non è un'idea nuova per il CTU. Quando Rahm Emanuel cercò di ridurre il nostro contratto di 300 pagine a un documento di 50 pagine e di chiudere 50 scuole nelle comunità afroamericane, non ci limitammo a presentare reclami. Organizzammo genitori, studenti e membri della comunità e reagimmo. Il Primo Maggio rappresenta la stessa tradizione applicata a questo momento.

Negli ultimi mesi avete assistito allo smantellamento sistematico del Ministero dell'Istruzione. Cosa significa concretamente questo per gli studenti e gli insegnanti delle scuole pubbliche?

Abbiamo già visto tutto questo. A Chicago, abbiamo visto il Civic Committee del Commercial Club pubblicare un rapporto che chiedeva la creazione di 100 scuole charter nelle comunità afroamericane della città, e abbiamo visto sindaci sia democratici che repubblicani attuarlo. Chiudere 200 scuole in due decenni. La ricerca dimostra chiaramente da anni che la chiusura delle scuole destabilizza le comunità, aumenta la violenza e non produce alcun beneficio in termini di istruzione. Nulla di tutto ciò ha fermato il fenomeno. Ciò che lo ha fermato, alla fine, è stato il potere organizzato. Sono stati i genitori, gli insegnanti e i membri della comunità che si sono rifiutati di accettare che le loro scuole fossero sacrificabili.

Lo smantellamento del Ministero dell'Istruzione rientra nello stesso obiettivo, esteso a livello nazionale. Non si tratta di migliorare l'istruzione, bensì di trasferire risorse pubbliche a operatori privati. E la risposta non può che essere la stessa: un'azione di potere organizzata a tutti i livelli.

Qual è il legame tra gli attacchi all'istruzione pubblica, la minaccia di minare le elezioni e la guerra illegale in Iran? Si tratta di lotte separate o della stessa lotta?

Sono la stessa battaglia, e comprenderlo è fondamentale per costruire il tipo di coalizione che può davvero vincere.

Pensiamo a chi trae vantaggio dalla guerra in Iran. Le compagnie petrolifere che hanno investito 75 milioni di dollari nella rielezione di Trump stanno incassando decine di miliardi di dollari in entrate extra grazie all'impennata dei prezzi. Questi soldi non vanno alle scuole, alla sanità o agli alloggi. Vanno ai dirigenti e agli azionisti. Nel frattempo, le famiglie lavoratrici pagano di più per benzina e generi alimentari, e il servizio postale statunitense ha proposto un supplemento carburante per le consegne dei pacchi a causa dei prezzi del petrolio gonfiati dalla guerra. La guerra non è separata dalla crisi del costo della vita, ne è una delle cause.

L'attacco alle elezioni segue la stessa logica. Quando le comunità della classe lavoratrice non possono votare, chi prende decisioni sui finanziamenti scolastici, sulle operazioni dell'ICE, sulla guerra, non deve rispondere a loro. L'oligarchia aziendale non è nata con Trump. Si è costruita nel corso dei decenni, per mano di democratici e repubblicani che hanno anteposto gli interessi dei miliardari a quelli dei lavoratori. Proteggere elezioni libere ed eque non è una questione procedurale. È una questione di chi ha il potere di decidere se le famiglie lavoratrici possono sopravvivere.

I lavoratori sono già messi a dura prova dalla crisi del costo della vita. In che modo la guerra in Iran peggiora ulteriormente la situazione?

Il collegamento è diretto e non è complicato. Quando le compagnie petrolifere statunitensi generano 63 miliardi di dollari di entrate extra grazie ai prezzi del petrolio gonfiati dalla guerra, quei soldi provengono da qualche parte. Provengono da ogni famiglia lavoratrice che fa il pieno di benzina, da ogni piccola impresa che paga di più per le consegne, da ogni distretto scolastico che spende di più per i trasporti. La guerra è un trasferimento di ricchezza dai lavoratori alla fascia più alta della distribuzione del reddito, e sta avvenendo in tempo reale.

Le tre rivendicazioni di May Day Strong non sono casuali: tassare i ricchi, niente ICE e niente guerra, espandere la democrazia. Sono collegate tra loro perché gli stessi miliardari che alimentano l'autoritarismo sono quelli che traggono profitto dagli appalti federali, dalle spese militari e dalla repressione dei salari e dei sindacati. Non si può affrontare la crisi del costo della vita senza confrontarsi con la concentrazione di ricchezza e potere che la genera.

Cosa state osservando sul campo in vista del 1° maggio? Che aspetto ha la mobilitazione congiunta di sindacati e organizzazioni di comunità?

Il distretto scolastico ha ufficialmente proclamato il Primo Maggio giornata di mobilitazione civica. Il movimento sindacale ha indetto uno sciopero generale. Un simile allineamento non si crea automaticamente. Si costruisce nel corso degli anni, attraverso il sostegno reciproco nelle rispettive lotte. A Chicago, il sindacato degli insegnanti di Chicago (CTU) collabora da tempo con organizzazioni per i diritti degli immigrati, con gruppi di inquilini e con associazioni di quartiere afroamericani e latinoamericani. Sono proprio queste relazioni che rendono possibile un'azione congiunta su larga scala.

A livello nazionale, oltre 500 organizzazioni sindacali e di comunità si sono unite nella coalizione May Day Strong. Tra queste figurano National Nurses United, SEIU, UNITE HERE e centinaia di altre. Si prevedono fino a 3.000 eventi in tutti i 50 stati. Non si tratta di un evento isolato, ma di un movimento che si è consolidato nel tempo.

Cosa vorresti che facesse chi legge questo articolo il Primo Maggio e nei giorni successivi?

Presentatevi il 1° maggio. Trovate una marcia o una manifestazione nella vostra città. Se non ce n'è una, organizzatene una. Il sito web May Day Strong ha una mappa.

Ma la risposta più importante è ciò che viene dopo. Il Primo Maggio non è la meta, è una prova per le infrastrutture che stiamo costruendo. Dopo il Primo Maggio, tornate al vostro posto di lavoro e organizzate il vostro sindacato. Entrate in contatto con le organizzazioni della comunità nel vostro quartiere. Scoprite cosa sta facendo il vostro consiglio scolastico locale in merito ai finanziamenti, alla presenza dell'ICE nelle scuole, alle risorse di cui i vostri studenti hanno bisogno. Candidatevi. Sostenete qualcuno che si candida.

L'oligarchia aziendale non è nata dall'oggi al domani e non verrà smantellata dall'oggi al domani. Ciò che ha sempre cambiato gli equilibri di potere è stata la mobilitazione congiunta dei lavoratori e delle comunità nel corso del tempo. Questo è ciò che stiamo costruendo. Il Primo Maggio è il giorno in cui mostriamo cosa significa questo tipo di potere.

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Fonte: Inequality

Autore: Inequality.org

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.

Articolo tratto interamente da Inequality.org


La Global Sumud Flotilla fermata in alto mare


Le forze navali israeliane hanno intercettato e abbordato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla mentre si trovavano ancora in acque internazionali. La missione, partita nei giorni scorsi dalla Sicilia con l’obiettivo dichiarato di rompere il blocco di Gaza e consegnare aiuti umanitari, è stata fermata a circa 500 miglia nautiche dalla costa, in un’area vicina alla Grecia.

Secondo gli attivisti, i militari israeliani avrebbero utilizzato droni, jammer per interrompere le comunicazioni e imbarcazioni veloci dei commando. Una volta saliti a bordo, i soldati avrebbero ordinato ai partecipanti di spostarsi a prua e restare in ginocchio, sotto la minaccia di armi semiautomatiche e puntatori laser. Al momento si parla di almeno ventidue imbarcazioni intercettate, su un totale di circa 57 che compongono la flotta.

La flotta trasporta oltre 3.000 volontari provenienti da 100 paesi, tra cui centinaia di medici e operatori sanitari.

Un’operazione che, per modalità e distanza dalla costa, gli organizzatori definiscono senza esitazioni un vero e proprio atto di pirateria in acque internazionali. Resta ora da capire cosa stia accadendo a bordo e quale sia la sorte dei volontari e dei giornalisti di cui, al momento, non arrivano più notizie.


Il Vietnam ricorda la fine del conflitto

Articolo da World Politics Blog

Nel 51° anniversario della liberazione del Vietnam meridionale e della riunificazione nazionale, il 30 aprile resta la festa della vittoria, dell’indipendenza e dell’unità. Dalla Grande Vittoria di Primavera del 1975 nasce il Vietnam moderno, sovrano, socialista e proiettato verso una nuova fase di sviluppo.

Il 30 aprile 1975 rappresenta una delle date più luminose della storia contemporanea del Việt Nam e, al tempo stesso, una delle più grandi sconfitte subite dall’imperialismo statunitense nel XX secolo. In quel giorno, con la vittoria della Campagna Hồ Chí Minh, il Việt Nam meridionale fu completamente liberato, il Paese venne riunificato dopo decenni di divisione imposta dalla guerra e si aprì una nuova era: quella dell’indipendenza nazionale, dell’unità territoriale e dell’avanzamento verso il socialismo. Cinquantuno anni dopo, il 30 aprile continua a essere celebrato in tutto il Paese non come una semplice ricorrenza storica, ma come una festa nazionale che rinnova la coscienza collettiva del popolo vietnamita, il legame tra Nord e Sud, e la gratitudine verso coloro che sacrificarono la propria vita per la liberazione della Patria.

La grandezza di quella vittoria risiede anzitutto nel suo significato storico. Il Segretario Generale Tô Lâm, nel discorso pronunciato lo scorso anno in occasione del 50° anniversario della liberazione del Sud e della riunificazione nazionale, ha definito il 30 aprile “la più brillante pietra miliare” nella storia della costruzione e della difesa del Paese, sottolineando che essa segnò la conclusione gloriosa di trent’anni di lotta per l’indipendenza, la libertà e la riunificazione della Patria, pose fine a oltre un secolo di dominio colonialista vecchio e nuovo, e introdusse il Paese in una nuova era di indipendenza nazionale e socialismo. Questa formulazione coglie l’essenza politica del 30 aprile: non si trattò soltanto della fine di un conflitto militare, ma della restaurazione piena della sovranità vietnamita contro ogni forma di dominazione straniera.

Per questo, ricordare il 30 aprile significa anche ricordare il prezzo umano e morale della vittoria. La riunificazione non fu concessa, né fu il risultato di compromessi imposti dall’esterno: fu conquistata attraverso la resistenza di un intero popolo, attraverso il sacrificio dei combattenti, dei quadri rivoluzionari, dei volontari, dei martiri, delle madri eroiche vietnamite, delle famiglie che diedero i propri figli alla causa nazionale e delle generazioni che vissero nella convinzione che il Việt Nam non potesse restare diviso. Nel medesimo discorso, Tô Lâm ha reso omaggio al Presidente Hồ Chí Minh, ricordando la sua incrollabile fede nella riunificazione del Paese e il suo desiderio ardente di liberare il Sud. La citazione del pensiero di Hồ Chí Minh secondo cui la Patria sarebbe certamente stata riunificata e i compatrioti del Nord e del Sud sarebbero tornati sotto lo stesso tetto conserva ancora oggi un valore profondo, perché lega la vittoria del 1975 alla visione originaria della rivoluzione vietnamita.

La liberazione del Việt Nam meridionale ebbe inoltre una portata mondiale. La vittoria del 30 aprile 1975 risuonò ben oltre i confini nazionali, divenendo simbolo del trionfo dell’unità nazionale, della resilienza e dell’autodeterminazione contro la dominazione straniera. Quel momento rappresentò non soltanto la realizzazione del sogno di Hồ Chí Minh, ma anche la prova che un popolo unito, determinato e patriottico può sconfiggere anche potenze apparentemente invincibili. In questo senso, la vittoria vietnamita non appartiene soltanto alla storia nazionale, ma anche alla memoria dei popoli che lottarono e continuano a lottare contro ogni forma di colonialismo, imperialismo e dominio esterno.

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Articolo tratto interamente da World Politics Blog


25 aprile sotto attacco: arrestato il giovane che ha sparato ai manifestanti ANPI



Articolo da Radio Onda d’Urto

C’è un fermo per i colpi di pistola ad aria compressa sparati il 25 aprile nei pressi di Parco Schuster a Roma, dove sono rimasti feriti due esponenti dell’Anpi.

Si tratta di un 21enne suprematista, Eithan Bondi, autodefinitosi “esponente della Brigata Ebraica”.

È a Regina Coeli, accusato di tentato omicidio, porto e detenzione di armi illegale. Nelle prossime ore è attesa la richiesta di convalida del fermo e nei prossimi giorni comparirà davanti al gip.

Nel corso della perquisizione in casa gli investigatori hanno trovato anche dei coltelli ma non la pistola ad aria compressa con cui avrebbe sparato.

Eithan Bondi ha ammesso di essersi disfatto dell’arma ma non ha spiegato i motivi del gesto.

Il 21enne, a bordo di uno scooter, nella giornata del 25 Aprile con indosso giacca mimetica e casco integrale aveva sparato almeno tre colpi – piombini compatibili con armi ad aria compressa tipo soft air – contro due manifestanti che avevano al collo il fazzoletto rosso dell’Anpi: l’uomo, 65 anni, è stato ferito vicino al collo e alla guancia. La donna, invece, alla spalla. Entrambi erano stati medicati dal personale del 118 sul posto.

Pee l’Anpi Roma “Il 25 aprile il 21enne si è presentato alla grande e popolare manifestazione, che celebrava l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, coperto da un casco integrale e armato di pistola a piombini con cui ha sparato contro una compagna e un compagno dell’Anpi (“rei” di indossare il fazzoletto della nostra associazione partigiana) ferendoli.

Il fermo operato questa notte dalle forze dell’ordine del 21enne indicato da tutta la stampa nazionale come “appartenente della comunità ebraica”, evidenzia come retoriche vittimistiche e deformazioni a mezzo stampa crollino davanti ai fatti”.

L’episodio, prosegue l’Anpi Roma, “non è isolato e si colloca all’interno di una lunga serie di raid nelle scuole e intimidazioni di varia natura ad opera di sedicenti gruppi sionisti contro l’Anpi e contro professori, studenti, spazi sociali e lavoratori. La violenza usata per colpire la coppia di compagni e con loro l’Anpi e tutta intera la grande comunità antifascista di Roma conferma come la memoria storica della Resistenza e la mobilitazione popolare che tutt’oggi sa suscitare rappresenti il nemico di coloro che non solo sostengono guerre di aggressione coloniali e genocidi come quelli che da anni sono perpetrati dal governo Netanyahu (su cui pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra) contro il popolo palestinese, che lotta e resiste per la sua autodeterminazione e libertà, ma che non esitano ad usare direttamente la violenza contro chi, fedele agli ideali della lotta partigiana, sostiene la causa di tutti i popoli oppressi (dal Venezuela e Cuba sottoposte alla morsa economica e militare degli Usa fino al popolo kurdo) e lotta al loro fianco”.

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Il 30 aprile 1982, a Palermo, la mafia uccide Pio La Torre

 


Articolo da WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie

Pio La Torre (Palermo, 24 dicembre 1927 – Palermo, 30 aprile 1982) è stato un politico e sindacalista italiano, deputato del Partito Comunista Italiano e Segretario regionale del partito in Sicilia, ucciso da Cosa Nostra per il disegno di legge depositato in Parlamento che voleva istituire il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Proprio per questo la legge 646/1982 istitutiva del reato, anche se approvata dopo la sua morte, è ancora nota oggi come Legge Rognoni - La Torre.  

Infanzia e adolescenza

Nato a Palermo, nella frazione di Altarello di Baida, in una famiglia di contadini molto povera, si impegnò sin da giovane nella lotta per la liberazione della terra. Studente precoce, a nemmeno 18 anni si iscrisse alla facoltà di ragioneria e cominciò la sua attività di sindacalista prima come funzionario della Ferderterra, poi come responsabile giovanile della CGIL e infine responsabile della commissione giovanile regionale del PCI.

Durante la sua attività di militante del partito, aprì diverse sezioni nella zona, cosa che infastidì i mafiosi locali, che incendiarono la porta della stalla di casa: suo padre tentò di "far ragionare" il figlio e dissuaderlo dalla lotta politica, ma questi per tutta risposta abbandonò la casa paterna e andò a vivere a casa di compagni di partito.

La battaglia per la terra e l'arresto

Nel luglio 1949 divenne membro del Consiglio Federale del PCI che diede l'inizio ufficiale all'occupazione delle terre con lo slogan "la terra a tutti"[1]. Il 23 ottobre dello stesso anno venne organizzato il primo Festival provinciale de l'Unità a Palermo, al Giardino Inglese, per sensibilizzare l'opinione pubblica. Il 29 ottobre la festa venne però interrotta alla notizia della Strage di Melissa, in Calabria, dove le forze dell'ordine avevano sparato sui contadini in manifestazione, uccidendo tre persone, tra cui un bambino e una donna, oltre a ferirne altre quindici. Quel giorno La Torre sposò anche Giuseppina Zacco, figlia di Francesco, barone repubblicano reduce di guerra come medico militare e filo-comunista che dopo il conflitto mise a disposizione del partito la sua casa per riunioni e non solo. I novelli sposi andarono a vivere a casa sua.

Il 13 novembre dello stesso anno i contadini di Corleone, Campofiorito, Contessa Entellina, Valledolmo, Castellanza Sicula, Polizzi, per un totale di 12 paesi di provincia sulle Madonie, si erano mossi insieme in marcia all'alba verso i feudi, tra questi quello di Strasatto, dove comandava Luciano Leggio. Il governo rispose con diciotto arresti e la repressione armata. Il 10 marzo 1950 a Bisciacquino, centro agricolo in provincia di Palermo, quasi seimila contadini andarono a misurare e a lottizzare i terreni incolti, un ettaro a testa. L'allora prefetto di Palermo Vicari inviò polizia e carabinieri e, al tentativo di rimozione delle barriere, i contadini reagirono e le forze dell'ordine risposero alla sassaiola sparando. Un proiettile colpì il bracciante Salvatore Catalano, che rimase dopo quell'incidente su una sedia a rotelle per tutta la vita. Pio La Torre fu fondamentale per evitare che le cose degenerassero ulteriormente, arringando la folla sul fatto che fossero i padroni e non le forze dell'ordine i veri nemici da abbattere. Nonostante il suo ruolo, fu arrestato e accusato di tentato omicidio e l'indomani, l'11 marzo, venne tradotto nel carcere dell'Ucciardone, dove scontò 17 mesi di carcere.

L'ascesa politica

Uscito dal carcere, La Torre tornò ad occuparsi delle lotte contadine, impegnandosi nel sindacato. Nel 1952 venne eletto segretario della Camera del Lavoro di palermo e promosse un'imponente raccolta firme di adesione alla campagna universale a favore dell'appello di Stoccolma che chiedeva la messa al bando delle armi nucleari. Pochi mesi dopo venne eletto anche in Consiglio Comunale, dove rimase fino al 1966. In quegli anni condusse le sue battaglie contro l'intreccio di potere politico-mafioso che poi avrebbero portato al c.d. Sacco di Palermo. Nel frattempo frequentava i corsi del partito alle Frattocchie, a Roma. Nel 1962 concluse la sua carriera nel sindacato, dove aveva ricoperto anche la carica di segretario regionale, per diventare segretario regionale del PCI, carica che mantenne fino al 1967. Nel 1963 venne eletto deputato all'Assemblea Regionale Siciliana, dove restò per due legislature.

L'attività parlamentare e la relazione di minoranza della Commissione Antimafia

Nel 1969 si trasferì a Roma per dirigere prima la Commissione agraria e poi quella meridionale del partito; al XII Congresso del partito, tenutosi a Bologna quell'anno tra l'8 e il 15 febbraio, entrò nella segreteria del partito. Tre anni dopo venne eletto alla Camera dei Deputati nel collegio della Sicilia Occidentale, dove si occupò delle battaglie di sempre: agricoltura e mafia. Entrò nella Commissione Parlamentare Antimafia. A fine legislatura, il 4 febbraio 1976, firmò insieme a Cesare Terranova la relazione di minoranza in cui venivano evidenziati i rapporti tra mafia, politica e imprenditoria, in particolare con esponenti di spicco della Democrazia Cristiana, come Giovanni Gioia, Vito Ciancimino e Salvo Lima. Alla relazione aggiunse la proposta di legge "Disposizioni contro la mafia" tesa a integrare la legge 575/1965 con l'introduzione di un nuovo articolo del codice penale, il 416 bis, che avrebbe previsto il reato di associazione di stampo mafioso.

Il ritorno in Sicilia

Nel 1981 La Torre decise di tornare a Palermo, in piena Seconda Guerra di Mafia, dopo una serie impressionante di omicidi eccellenti: il tenente colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo (20 agosto 1977), il segretario provinciale della DC Michele Reina (9 marzo 1979), il capo della squadra mobile Boris Giuliano (21 luglio 1979), il giudice Cesare Terranova (25 settembre 1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980), il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile (4 maggio 1980) e il procuratore della Repubblica Gaetano Costa (6 agosto 1980).

La Torre assunse la carica di segretario regionale e si impegnò in prima fila non solo contro la mafia, ma anche a favore della pace, con la battaglia contro gli euromissili a Comiso, in provincia di Ragusa.

Il movimento pacifista

La prima grande manifestazione a Comiso si tenne l'11 ottobre 1981, con oltre 30mila partecipanti. Era stata preceduta da quella di Palermo, che non era stata un gran successo, e dalla marcia per la pace Perugia-Assisi, alla quale avevano partecipato 60mila persone e anche il segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer. Il giorno prima il movimento pacifista europeo si era dato appuntamento a Bonn, dove avevano sfilato in 300mila. Il 17 ottobre avrebbero sfilato invece in 50mila a Torino. La mobilitazione continuò fino al 24 ottobre quando, a Roma, si svolse la prima grande manifestazione nazionale alla quale parteciparono 300mila persone, mentre in contemporanea si svolgevano quelle oceaniche di Londra ed Helsinki. Il giorno dopo a Milano furono in 100mila a scendere in piazza, contemporaneamente a Oslo, Bruxelles e Parigi. Il 28 ottobre si svolsero due manifestazioni di piazza in Veneto, la prima a Venezia (50mila persone) e la seconda a Vicenza (20mila persone).

Il 15 novembre in 300mila sfilarono a Madrid e in 500mila ad Atene, mentre furono 400mila ad Amsterdam il 21 novembre. Una settimana dopo oltre 150mila persone parteciparono alla manifestazione nazionale organizzata da CGIL, CISL e UIL a Firenze per la "sospensione della costruzione della base di Comiso". E le manifestazioni continuarono per tutta la prima parte del 1982, quando il 16 aprile La Torre lanciò dal Circolo della Stampa di Palermo una petizione, nell'ambito di un convegno trasversale a diversi soggetti politici, culturali e religiosi, indirizzata al Governo italiano per "la sospensione dei lavori della base di Comiso": il successo dell'iniziativa fu enorme e l'obiettivo di un milione di firme fu subito raggiunto.

In un articolo pubblicato postumo su Rinascita il 14 maggio La Torre spiegava che le ragioni dell'opposizione ai missili erano dovute all'assoluta contrarietà alla "trasformazione della sicilia in un avamposto di guerra in un mare Mediterraneo già profondamente segnato da pericolose tensioni e conflitti. Noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l'obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace".

L'omicidio

Venerdì 30 aprile 1982 Pio La Torre si trovava in macchina con il suo autista e compagno di partito Rosario Di Salvo, quando alle 9:20, in via Vincenzo Li Muli, una moto di grossa cilindrata sbarrò la strada alla Fiat 132, obbligandola a fermarsi. Gli uomini a bordo cominciarono a crivellare l'auto di colpi, tutti in direzione di La Torre. Da un'altra auto scesero altri killer per completare l'opera: La Torre morì sul colpo, Di Salvo ebbe invece il tempo di estrarre una pistola e sparare alcuni colpi andati a vuoto. In totale vennero ritrovati 40 bossoli a terra[2].

Ai funerali in piazza Politeama a Palermo di domenica 2 maggio parteciparono oltre 100mila persone, nonché uomini delle istituzioni, e l'orazione funebre fu tenuta da Enrico Berlinguer, che denunciò la matrice mafiosa dell'attentato, benché subito dopo l'omicidio vi fosse stata la rivendicazione da parte dei Gruppi proletari organizzati.  

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Fonte: WikiMafia - Libera Enciclopedia sulle Mafie

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