Articolo da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Fra pochi giorni saranno 40 anni dal 26 aprile 1986, giorno in cui esplodeva la centrale nucleare di Chernobyl
nel nord dell'Ucraina
allora parte dell'URSS
.
Per giorni il governo comunista non comunicò nulla, ma in breve fu
impossibile tenere nascosta l'enorme nube radioattiva che ricoprì quasi
tutta l'Europa. In ultima analisi, l'incidente fu dovuto alla
sistematica rimozione/disattivazione da parte degli operatori di tutti i
"freni" di sicurezza, portando l'impianto ad operare in una situazione
del tutto fuori dalle specifiche di progetto e che mai avrebbe dovuto
essere permessa. Le conseguenze furono catastrofiche e provocarono uno
dei più gravi incidenti della storia, confrontabile solo con quello di Fukushima
del 2011, con conseguenze tutt'ora percepibili in tutto il continente europeo nelle concentrazioni di Cesio-137
, Stronzio-90
ed altri isotopi radioattivi ancora ben rilevabili nelle zone più
colpite, compresa l'Italia. Ovviamente, i danni maggiori furono nelle
immediate vicinanze della centrale per via della ricaduta dei materiali
più radioattivi e pesanti (uranio, plutonio): tutt'ora è circondata da
decine di chilometri di zone altamente contaminate e città abbandonate
da un giorno all'altro. Oltre ciò, dal 2022 l'impianto è minacciato
dagli eventi bellici della guerra Russo-Ucraina
, così come la centrale di Zaporižžja
. Per non parlare degli impianti iraniani o israeliani minacciati da altri conflitti
.
Oggi i problemi degli impianti nucleari restano gli stessi e sono
amplificati dalle accresciute tensioni internazionali: costi e tempi di
costruzione sistematicamente maggiori dei preventivi di svariate volte
(fino a 5-8 volte maggiori), vulnerabilità ad attacchi esterni
(paradossalmente maggiori oggi che nel 1986), assenza di reali soluzioni
definitive per le scorie (che mantengono la loro pericolosità per
centinaia di migliaia di anni) nonostante quasi 70 anni dalla nascita
delle prime centrali, filiera del combustibile che produce comunque
quote significative di CO2
.
Neanche vengono in aiuto la 3° o 4° generazione o i cosiddetti Small Modular Reactor
,
che tanto piccoli in realtà non sono e di cui ad oggi non esistono
filiere produttive ma in grandissima parte solo studi e ipotesi.
Peraltro tali progetti, analizzati nel merito, non paiono neanche
mantenere le promesse della pubblicistica, richiedendo combustibile con uranio maggiormente arricchito (HALEU)
(fino al 20%, quando i reattori attuali possono funzionare con un
arricchimento dallo 0% al 3%), costi dell'elettricità prodotta
tutt'altro che inferiori, tecnologie non provate, identici o maggiori
pericoli per le scorie a causa del maggior arricchimento, totale e
inevitabile dipendenza per tecnologie e combustibile dall'estero (fra
cui anche la Russia). Insomma, nessuna effettiva indipendenza energetica
e nessun costo più basso dell'elettricità, oltre a tempi di implementazione ottimisticamente di almeno 10-15 anni.
Appaiono decisamente più immediate, economiche ed efficaci per la decarbonizzazione
e l'autonomia energetica le fonti rinnovabili
,
per quanto alcune tecnologie (ma solo quelle, essendo il "combustibile"
gratis) siano in parte di provenienza extra-europea. Inoltre, nello
scenario internazionale oggi politicamente instabile, la possibilità di
una produzione distribuita in migliaia di piccoli impianti anziché in
grandi centrali costituisce un elemento di essenziale resilienza e
sicurezza contro gli attacchi esterni che è tutt'altro che da
trascurare.
Fonte: Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
Autori: vari
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Articolo tratto interamente da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto







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