L'uomo che verrà è un film del 2009 diretto da Giorgio Diritti; è stato distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 22 gennaio 2010.
Attenzione: il seguente articolo contiene spoiler del film!
Trama
Nell'inverno 1943-1944 sull'Appennino emiliano, la piccola Martina, di otto anni, vive con i genitori e con la numerosa famiglia contadina, che fatica ogni giorno per sopravvivere. Dalla morte del fratello più piccolo durante il conflitto Martina ha smesso di parlare, e questo la rende oggetto di scherno da parte dei coetanei, tuttavia il suo sguardo sul mondo che la circonda è molto profondo. La seconda guerra mondiale arriva anche sulle sue colline ricoperte di neve, con la presenza sempre più invadente di soldati tedeschi e squadre di partigiani. Lena, la madre della bambina, resta nuovamente incinta e Martina segue con attenzione i nove mesi della gestazione, mentre le complesse vicende della guerra si intersecano con la quotidianità della vita contadina: il bucato, le ceste intrecciate nella stalla, la macellazione del maiale, gli amoreggiamenti dei giovani, la Prima comunione.
Il fratellino di Martina nasce in casa, a fine settembre del 1944. Allo spuntar del giorno le SS, appoggiate da reparti di soldati dell'esercito fascista, arrivano sulle colline bolognesi, mettendo in atto un feroce rastrellamento, che verrà ricordato come strage di Marzabotto: vecchi, uomini, donne e bambini vengono trucidati, dopo esser stati raccolti nei cimiteri, nelle chiese e nei casolari. Martina, che era riuscita a fuggire, viene scoperta e rinchiusa nella piccola chiesa di Cerpiano insieme a decine di altre persone e, dopo avere chiuso le porte, attraverso le finestre i soldati lanciano all'interno delle granate che fanno strage. La bambina resta miracolosamente illesa e torna a casa, trovando solo stanze vuote e silenzio: prende la cesta con il fratellino, che aveva nascosto all'interno di un rifugio dentro il bosco prima di essere trovata, e si rifugia nella canonica di don Fornasini, uno dei parroci della zona. Dopo che la strage si è compiuta, è l'unica a far ritorno al casolare di famiglia, dove si prende cura del fratellino intonando per lui una ninna nanna, riacquistando l'uso della parola.
Curiosità sul film
Nella versione originale il film è in dialetto bolognese con sottotitoli in italiano.
Ambientato nel 1944, racconta gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto visti attraverso gli occhi di una bambina di otto anni. Il film è stato girato a Radicondoli, in provincia di Siena, e a Monte San Pietro, in provincia di Bologna, con un budget di 3 milioni di euro[1] e con il supporto di Rai Cinema e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il regista si è lungamente documentato prima di realizzare il film, soprattutto presso l'Istituto Parri (Istituto per la storia e le memorie del '900, Bologna). Anche la vita contadina di quegli anni è ripresa con realismo e ricchezza di dettagli. Nei titoli di coda si dichiara che i personaggi e le vicende del film sono frutto di finzione, mentre lo sfondo storico (la strage di Monte Sole, più nota come strage di Marzabotto) è reale.
La mia opinione
“L’uomo che verrà” colpisce perché racconta l’orrore della guerra senza urlare, con lo sguardo silenzioso e ostinato di una bambina. È un film che ti entra dentro piano, come il freddo dell’inverno appenninico. È un film che parla di memoria e di dignità, e lo fa con una delicatezza rara. In poche parole: un’opera semplice, umana e profondamente toccante.








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