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giovedì 27 agosto 2026

La voce di Cesare Pavese



La voce

Ogni giorno il silenzio della camera sola

si richiude sul lieve sciacquìo d’ogni gesto

come l'aria. Ogni giorno la breve finestra

s’apre immobile all’aria che tace. La voce

rauca e dolce non torna nel fresco silenzio.


S’apre come il respiro di chi sia per parlare

l'aria immobile, e tace. Ogni giorno è la stessa.

E la voce è la stessa, che non rompe il silenzio,

rauca e uguale per sempre nell’immobilità

del ricordo. La chiara finestra accompagna

col suo palpito breve la calma d’allora.


Ogni gesto percuote la calma d’allora.

Se suonasse la voce, tornerebbe il dolore.

Tornerebbero i gesti nell’aria stupita

e parole parole alla voce sommessa.

Se suonasse la voce anche il palpito breve

del silenzio che dura, si farebbe dolore.


Tornerebbero i gesti del vano dolore,

percuotendo le cose nel rombo del tempo.

Ma la voce non torna, e il susurro remoto

non increspa il ricordo. L’immobile luce

dà il suo palpito fresco. Per sempre il silenzio

tace rauco e sommesso nel ricordo d’allora. 

Cesare Pavese


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