Articolo da Comune-info
L’aquilone è quel un velo di carta colorata che magicamente vola al vento: basta un filo a congiungere il cielo con le mani di un bambino e di una bambina. Eppure, in questo fine agosto, Israel Katz, il ministro della difesa di Israele, ha vietato alle bambine e ai bambini di Gaza di giocare con aquiloni e palloncini, considerandoli atti di guerra.
Ogni scusa diventa un deterrente per colpire la popolazione palestinese nella striscia di Gaza, colpire l’infanzia e il diritto al gioco. La Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 all’articolo 31 riconosce ad ogni minore il diritto di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età. Per Israele a Gaza gli aquiloni sono dei droni.
In Palestina il gioco tradizionale dell’aquilone, chiamato tayiaran in arabo, è molto di più di un passatempo. È diventato da tempo un importante simbolo di resistenza, libertà e speranza, specialmente a Gaza dove realizzati a mano dalle bambine e dai bambini vengono fatti volare nei cieli segnati dagli attacchi aerei. Vengono costruiti artigianalmente con materiali semplici e di recupero e farli volare in alto rappresenta la voglia di superare confini e barriere fisiche e psicologiche. Proprio come è accaduto nei mesi scorsi nel percorso di gemellaggio tra una scuola romana e una scuola tenda di Gaza: il primo scambio è stato rappresentato proprio da un aquilone simbolico che da Roma volava verso Gaza e da Gaza faceva ritorno a Roma portando con sé i sogni e i desideri delle bambine e dei bambini oltrepassando ogni confine.
Un forte desiderio di libertà che altamente contrasta con il senso di conflitto e di guerra dato dal ministro israeliano.
Sami Alhaw, educatore della scuola tenda Adam Model di Al Zuweida, dopo aver assistito al bombardamento di un magazzino limitrofo ci scrive: ”Oggi sono state annunciate misure per colpire e punire gli aquiloni che volano nel cielo. Ciò che fa più male è che, per le bambine e i bambini di Gaza, un aquilone non è un’arma né una minaccia. È un semplice giocattolo che costruiscono con le proprie mani durante l’estate. Corrono dietro di esso e lo lanciano in aria alla ricerca di un piccolo momento di gioia nel mezzo di tanta sofferenza. Ma anche questa gioia innocente è stata loro sottratta. Persino i sogni dei bambini e delle bambine di Gaza che tendono di liberarsi nel cielo, sono diventati qualcosa da temere e da perseguitare. Eppure continueremo a insegnare ai nostri figli e alle nostre figlie che il cielo è più grande della paura e che hanno il diritto di sognare, giocare e sorridere, per quanto la guerra tenti di strappare loro l’infanzia”.
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Fonte: Comune-info
Autore: Roberta Parravano
Articolo tratto interamente da Comune-info







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