Articolo da Agenzia DIRE
FIRENZE – “Picchiato per aver chiesto il pagamento dello stipendio”. Lo racconta un lavoratore 49enne impiegato in una ditta dell’indotto nautico di Massa, come denuncia la Cgil. “Il primo giugno il lavoratore avrebbe dovuto ricevere il pagamento dello stipendio di aprile e maggio“.
Il titolare, invece, prima avrebbe proposto di versare 300 euro in contanti dei 2.200 spettanti; poi, di fronte alle proteste dell’operaio, “lo avrebbe letteralmente aggredito con calci e pugni. Fortunatamente sul posto c’erano altri due operai di un’altra ditta che hanno placato l’ira del titolare in attesa dell’arrivo della polizia”, racconta il sindacato. Il lavoratore, quindi, dopo aver denunciato l’imprenditore “è stato trasferito al pronto soccorso dove gli sono state diagnosticate contusioni multiple per sette giorni di prognosi”.
La situazione negli appalti e nei subappalti del comparto nautico “è fuori controllo”, evidenzia il segretario della Cgil di Massa-Carrara, Nicola Del Vecchio, al quale si è rivolto il lavoratore. “Già lo scorso settembre sono andato personalmente alla Guardia di Finanza per denunciare quanto accaduto a due lavoratori che si erano rivolti a noi dopo una grave situazione di sfruttamento lavorativo“. In quel caso erano “giovani stranieri fuggiti dalla fame e dalla povertà dei paesi di origine. Migranti che si sono indebitati per poter raggiungere l’Italia e che, una volta giunti in Toscana, hanno dovuto accettare condizioni di lavoro inique e degradanti per ripagare i debiti contratti con gli intermediari e per riuscire a mantenere le famiglie rimaste in patria”.
Contrattualizzati come resinatori o apprendisti, continua Del Vecchio, “dopo pochi mesi hanno iniziato a subire le pressioni e le minacce del datore di lavoro, che pretendeva, ottenendolo, la restituzione di parte dello stipendio”, In questi cantieri, del resto, “pare non sia permesso neppure denunciare l’infortunio sul lavoro o assentarsi in caso di malattia”. Dopo quell’esposto “abbiamo avviato un’interlocuzione con la prefettura per giungere ad un protocollo da sottoporre alle imprese committenti, affinché siano loro stesse responsabili delle condizioni di lavoro di coloro che operano all’interno della filiera. Siamo in attesa del nullaosta da parte di alcuni enti per la firma”.
Nel frattempo, però, “continuano ad accadere fatti inquietanti. Queste ditte che operano nel comparto nautico e che lavorano per i grandi player della nautica adottano sistemi che rasentano l’illegalità. Assistiamo a ditte che aprono e chiudono con una velocità sospetta, dove spesso il titolare è il solito o un prestanome o addirittura la moglie, come abbiamo verificato in un ultimo caso”, conclude il sindacalista.
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Fonte: Agenzia DIRE
Autore: Diego Giorgi e Carlandrea Poli
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