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Il massacro di Tulle riguarda i crimini commessi nella città di Tulle dalla 2. SS-Panzerdivision "Das Reich" il 9 giugno 1944, 72 ore dopo lo sbarco in Normandia. A seguito di un'offensiva dei partigiani francesi (FTP), il 7 e 8 giugno 1944, l'arrivo di formazioni della «Das Reich» costringe i maquisards ad evacuare la città. Il 9 giugno 1944, dopo aver rastrellato gli uomini dai 16 ai 60 anni, le SS insieme a membri del Sipo-SD condannano all’impiccagione 120 abitanti di Tulle, dei quali 99 vengono effettivamente uccisi. Nei giorni seguenti, 149 uomini sono deportati a Dachau, dove 101 perderanno la vita. In totale, le vittime civili dei crimini della Wehrmacht, delle Waffen-SS e del Sipo-SD saranno 213.
La repressione tedesca nel Corrèze
Data la forte attività della Resistenza nella regione del Limousin[1], il dipartimento della Corrèze ed in particolare la città di Tulle con i suoi dintorni sono oggetto di attenzione particolare da parte dei servizi di sicurezza tedeschi.
Il 14 marzo 1944 un Kommando di dodici membri del Sipo-SD agli ordini del Kommandeur der Sicherheitspolizei und Siecherheitsdienst di Limoges, August Meier[2], arriva a Tulle. Al comando del Hauptsturmführer Friedrich Korten, questi uomini partecipano alla repressione dei maquis insieme ad elementi della Legione nord-africana al comando di Henri Lafont[3]. Per il prefetto Pierre Trouillé,
Questi uomini partecipano al rastrellamento sistematico effettuato nel mese di aprile dalla «divisione Brehmer». Questa non è in effetti una divisione vera e propria ma un raggruppamento temporaneo di unità composite, e precisamente del 1º reggimento della 325ª divisione di sicurezza e dei Georgiani del 799º battaglione di fanteria, reclutati tra i prigionieri dell’Armata Rossa. Dal 1° al 7 aprile la divisione del generale Brehmer arresta 3000 persone; nel villaggio di Lonzac, 17 abitanti sono uccisi e 24 case incendiate; a Brive, sono 300 gli arrestati, che poi saranno trasferiti ai campi di lavoro in Germania[5]. Il bilancio delle operazioni della divisione registra 1500 arresti confermati, 55 fucilati, 200 Ebrei assassinati, senza scontri diretti con i partigiani. La divisione Brehmer lascia la regione del Corrèze in maggio, dopo aver devastato i dipartimenti della Dordogna e la Haute-Vienne[6]. È proprio questa ondata di repressione che spiega almeno in parte l’assalto partigiano a Tulle, nella speranza di mettere un limite alle sofferenze della popolazione[5].
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