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martedì 16 giugno 2026

Lo Slow Travel fa bene al cuore e ai legami



Articolo da GG Giovani Genitori
Sperimentiamo in famiglia nuove modalità di viaggiare, a contatto con i territori e le comunità, alla ricerca di un rapporto diretto e partecipativo con le comunità locali

Di questi tempi, e non è una bella cosa, l’umoralità di alcuni capi di Stato sta incidendo notevolmente sulle nostre vite e anche su un altro aspetto, forse meno centrale, che è quello dei viaggi per vacanza. Notizie di compagnie aeree che cancellano voli, di agenzie viaggio che ricevono disdette e l’invito degli esperti a pensare a vacanze diverse. Ad aprile Papa Leone XIV ha fatto un importante viaggio apostolico in Africa partendo dai luoghi di Sant’Agostino. Questo mi ha fatto venire in mente una celebre frase del santo: “Il mondo è un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina“. Non voglio entrare nel merito dell’affascinante pensiero agostiniano, ma mi ha suggerito una domanda: quante volte viaggiamo, anche intraprendendo lunghi percorsi, senza aprire nemmeno una pagina? Spesso il viaggio è solo uno spostamento fisico, passivo, senza un arricchimento del corpo e tanto meno dell’anima.

Un rapporto diretto e partecipativo con le comunità locali

Complice la congiuntura internazionale poco favorevole a grandi spostamenti e ispirati anche dalla frase di Sant’Agostino, possiamo spendere il nostro tempo per un turismo diverso, più intimista e lento. Un turismo che ci veda protagonisti e non merce in spostamento, che ci porti a contatto con le comunità che visitiamo. Perché se le realtà locali sono valorizzate, i residenti sono parte attiva nella gestione e promozione del territorio e i benefici economici sono diffusi, il visitatore vivrà esperienze vere, più umane e autentiche. Il turismo non deve crescere di più ma meglio, puntando a qualità e diversificazione dell’offerta. Se il visitatore avrà un rapporto diretto e partecipativo con la cultura locale, si costruirà un modello di viaggio più consapevole che garantisce il benessere della popolazione e riduce al minimo l’impatto ambientale. Abbiamo ancora nei nostri occhi il canale della Giudecca di Venezia attraversato da colossi galleggianti, o spiagge e montagne piene di detriti, o gli obbrobri edilizi costruiti in nome del turismo.

Circuiti slow

Partendo da queste premesse, ecco alcune proposte care a Slow Food.

Un soggiorno in malga offre la possibilità di vivere in modo diverso la montagna e di assistere alla mungitura, alla cura degli animali e alla caseificazione, conoscendo tradizioni e mestieri. Le malghe che mettono insieme ospitalità e didattica sono, per fortuna, numerose e sparse in tutto l’arco alpino, in particolare in Alto Adige e in Trentino.

Dal formaggio passiamo all’olio. Un altro prodotto identitario della nostra gastronomia che grazie a oliveti curati con dedizione e alcuni di questi addirittura secolari (Slow Food ne ha fatto un Presidio) hanno modellato parte del nostro paesaggio, da Sud a Nord (con l’alzarsi delle temperature si trovano ulivi in tutta la penisola). Scopriamo un patrimonio di biodiversità, agricoltura e identità. L’Italia, con le oltre 500 cultivar, è un mosaico olivicolo unico che vale la pena di vivere e scoprire grazie alle interessanti proposte di ospitalità che arrivano dagli olivicoltori (segnalate dalla Guida agli Extravergini) che permettono di visitare frantoi, fare degustazioni, corsi di assaggio e cucina e passeggiare tra gli ulivi. Poi c’è l’enoturismo che in Italia ha preso piede in alcune zone, ma ve ne sono ancora molte da scoprire.

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Fonte: GG Giovani Genitori

Autore: 
Redazione - Valter Musso

Licenza: 

Quest'opera è distribuita con Licenza  Creative Commons Attribution NonCommercial ShareAlike 2.0 Italy 

 
Articolo tratto interamente da 
GG Giovani Genitori

Immagine generata con intelligenza artificiale


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