menù

domenica 7 giugno 2026

7 giugno 1914 - È l’inizio della Settimana Rossa



Articolo da Wikipedia, l'enciclopedia libera

La Settimana rossa fu un'insurrezione popolare sviluppatasi ad Ancona e propagatasi dalle Marche alla Romagna, alla Toscana e ad altre parti d'Italia, tra il 7 e il 14 giugno 1914, come reazione all'uccisione di tre manifestanti avvenuto ad Ancona ad opera della forza pubblica.

Dopo un'iniziale fiammata rivoluzionaria, con la proclamazione dello sciopero generale in tutta Italia, la Confederazione Generale del Lavoro decise, dopo solo due giorni, la cessazione dello sciopero ed il ritorno al lavoro, il che, assieme ad una politica oculata da parte del governo Salandra del Regno d'Italia, che evitò l'intervento massiccio dei militari, come pure richiesto dalle forze più conservatrici, consentì il rientro dell'insurrezione nella normalità.

Il comizio a Villa Rossa

Domenica 7 giugno si celebrava in tutta Italia la "Festa dello Statuto" in occasione dell'anniversario della concessione dello Statuto Albertino da parte del monarca sabaudo Carlo Alberto. Le forze antimonarchiche decisero di indire per quella data manifestazioni di protesta, che rovinassero la festa a borghesi e militari.

Su «Volontà», giornale degli anarchici anconitani, si leggeva: "Il 7 giugno è la festa del militarismo imperante. Faccia il popolo che diventi giorno di protesta e di rivendicazione"[1]. L'opposizione alle politiche di guerra non era una lotta puramente ideologica. La campagna in Libia impegnava moltissimi lavoratori, che venivano chiamati alle armi e, dopo aver abbandonato casa e famiglia, subivano una formazione militare che significava, a loro dire, disciplinamento e repressione, in un momento in cui una profonda crisi economica attraversava il paese, costringendo la popolazione più povera ad emigrare.

Pertanto, ad Ancona, come in altre località delle Marche, furono convocati comizi antimilitaristi, per chiedere l'abolizione delle "Compagnie di Disciplina nell'Esercito", dove molti militanti rivoluzionari venivano inviati a scopo "rieducazionale", e per protestare contro il militarismo, contro la guerra di Libia e a favore di Augusto Masetti e Antonio Moroni, due militari di leva. Il primo era rinchiuso come pazzo in manicomio criminale per aver sparato al suo colonnello prima di partire per la guerra di Libia, l'altro invece era stato inviato in una Compagnia di Disciplina per le sue idee (era un socialista della linea sindacalista rivoluzionaria).

Il presidente del Consiglio Salandra, temendo che le varie manifestazioni programmate da anarchici, repubblicani e socialisti potessero degenerare in turbamenti dell'ordine pubblico, decise di proibirle.

Gli organizzatori dell'iniziativa di Ancona, l'allora socialista Benito Mussolini, l'allora repubblicano Pietro Nenni e l'anarchico Errico Malatesta, decisero quindi di spostare il comizio pubblico in una sede privata, nel circolo repubblicano anconitano "Gioventù Ribelle", meglio noto come "Villa Rossa"[2], alle ore 16.

Alla presenza di circa 500/600 persone, repubblicani, anarchici e socialisti, parlarono, sotto la presidenza del segretario della Lega muratori e della Camera del Lavoro Alfredo Pedrini, i dirigenti del Sindacato Ferrovieri Italiano[3] Livio Ciardi e Sigilfredo Pelizza, Ettore Ercoli per i socialisti, Oddo Marinelli per i giovani repubblicani, Pietro Nenni, che fece un vivace e applaudito discorso antimilitarista, ed Errico Malatesta che, tra l'altro, attaccò duramente i socialisti per lo scarso rilievo dato dal loro quotidiano, l'Avanti!, alla battaglia politica contro le compagnie di disciplina[4].

La maggior parte degli storici dà per presente all'evento, anzi fra gli oratori, il giovane esponente repubblicano Pietro Nenni. Di diverso avviso è la ricostruzione del prof. Gilberto Piccinini, secondo il quale il 7 giugno Nenni si trovava a Jesi, dove pure erano previste iniziative di protesta antimilitarista[5]. La questione può dirsi risolta dalla lettura dell'interrogatorio reso da Nenni in data 26 giugno 1914 dopo il suo arresto[6], nel corso del quale egli ammise di essere stato presente al "comizio privato a Villa Rossa".

Quando verso le ore 18,30 la riunione ebbe termine e i partecipanti cominciarono a lasciare l'edificio, furono circondati dalle forze dell'ordine, che volevano evitare che potessero spostarsi nella vicina piazza Roma, dove si stava tenendo un concerto della banda militare nell'ambito delle celebrazioni per la festa dello Statuto.

La forza pubblica, comandata dal commissario di pubblica sicurezza Vitaliano Mazza, volutamente distribuita su due ali in modo da bloccare l'accesso alla piazza e far defluire la folla in fila indiana verso la periferia della città, dopo aver avvisato i manifestanti con i classici tre squilli di tromba[7], iniziò a picchiare indiscriminatamente, mentre dai tetti e dalle finestre delle case furono lanciati pietre e mattoni.

Alcuni colpi di pistola vennero esplosi: secondo i dimostranti da una guardia di pubblica sicurezza, mentre i carabinieri sostennero che fossero partiti dalla folla. A seguito di questo, i carabinieri, comandati dal tenente Opezzi, aprirono il fuoco: spararono circa 70 colpi. Tre dimostranti furono mortalmente colpiti: il commesso Antonio Casaccia, di 28 anni[8], ed il facchino Nello Budini, di 17 anni, entrambi repubblicani, morirono in ospedale, mentre il tappezziere anarchico Attilio C(G)iambrignoni[9], di 22 anni, affacciato ad una finestra del circolo, morì sul colpo. Vi furono anche cinque feriti tra la folla e diciassette contusi tra i carabinieri[10].

Pietro Nenni, qualche tempo dopo, disse che a volere l'eccidio a tutti i costi era stata la polizia di Ancona, che lo aveva provocato e premeditato in combutta con le forze reazionarie.

Continua la lettura su Wikipedia, l'enciclopedia libera

Questo articolo è pubblicato nei termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo. Esso utilizza materiale tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Nessun commento:

Posta un commento

I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione. Vi ricordo, prima di lasciare qualche commento, di leggere attentamente la privacy policy. Ricordatevi che lasciando un commento nel modulo, il vostro username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile, inoltre potrà portare al vostro profilo a seconda della impostazione che si è scelta.