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La strage di Niccioleta è stato un eccidio nazifascista occorso a Niccioleta, frazione del comune di Massa Marittima, e Castelnuovo Val di Cecina tra il 13 ed il 14 giugno 1944 e durante il quale furono massacrati 83 uomini.
Il 9 giugno una squadra partigiana entrò nella frazione di Niccioleta. Gli antifascisti del luogo, pensando che il fatto costituisse l'avvisaglia di un'imminente liberazione da parte degli Alleati, scesero in strada festeggiando. Poco dopo i pochi fascisti locali furono rinchiusi agli arresti domiciliari mentre veniva costituita una sorte di milizia locale di autodifesa antifascista. Poche ore dopo i partigiani ripresero la loro marcia lasciando Niccioleta, mentre gli antifascisti locali compilavano delle liste per stabilire i turni di guardia alle case dei repubblichini e agli accessi al paese. Alcune delle mogli dei fascisti riuscirono però ad eludere i controlli dei partigiani e a fuggire verso un vicino presidio nazifascista e ad avvisare di quanto stava avvenendo a Niccioleta[1].
Il 13 giugno 1944, il 3. Polizei-Freiwilligen-Bataillon Italien, un reparto di polizia militare composto da ufficiali tedeschi e soldati italiani, giunse a Niccioleta per punire i suoi abitanti che, come in molte zone del grossetano, avevano rifiutato di presentarsi ai posti di polizia fascisti e tedeschi di Massa Marittima, in seguito ad un manifesto affisso in tutti i comuni della provincia di Grosseto, firmato da Giorgio Almirante. Sei minatori (Ettore Sargentoni, con i figli Aldo e Alizzardo, Rinaldo Baffetti, Bruno Barabissi e Antimo Ghigi) vennero fucilati subito nel piccolo cortile dietro il forno della dispensa, largo non più di tre metri[1]. Il minatore Giovanni Gai riuscì a fuggire nella macchia, grazie ad un attimo di distrazione di un fascista di Porto Santo Stefano, Aurelio Picchianti, che si stava arrotolando una sigaretta.
Successivamente i nazisti trovarono le liste con i nomi di quanti avrebbero partecipato alle ronde e così circa 150 minatori furono portati a Castelnuovo di Val di Cecina. Qui il gruppo dei prigionieri fu rinchiuso nel locale cinema mentre gli ufficiali nazisti e fascisti ne decretavano la sorte: chi era sulla lista sarebbe stato fucilato, i giovani deportati in Germania e gli anziani rimandati a casa[2].
Quella stessa notte, mentre gli uomini di Niccioleta continuavano a rimanere rinchiusi nel cinema, i nazisti fucilarono nei pressi di Castelnuovo Val di Cecina un gruppo di partigiani, noti come la "banda di Ariano", attivi nella zona di Volterra: Gianluca Spinola, Vittorio Vargiu, Franco Stucchi Prinetti e Francesco Piredda.
La sera del 14 giugno 77 minatori vennero giustiziati a colpi di mitragliatrice sulla strada per Larderello, nei pressi della centrale elettrica[2].
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