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giovedì 29 gennaio 2026

Giovani e politica: un amore non corrisposto


Articolo da CILD

I giovani europei chiedono un cambiamento profondo dei modelli economici e sociali, ma convivono con un rischio crescente di contraccolpi politici regressivi. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Allianz Foundation Next Generations Study, una delle più ampie ricerche mai realizzate sulle nuove generazioni in Europa, condotta su oltre 8.500 giovani tra i 16 e i 39 anni in cinque Paesi UE: Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna.

Il dato più netto è europeo: il 65% dei giovani vuole una società che vada oltre la crescita economica tradizionale, dando priorità a sostenibilità ambientale, diritti, partecipazione democratica e qualità della vita, anche a costo di compromessi su consumi e velocità dello sviluppo. Allo stesso tempo, però, oltre un quarto dei giovani europei mostra aperture verso visioni politiche nostalgiche e regressive, che possono mettere sotto pressione i principi democratici.

Il caso italiano: meno nostalgia regressiva, più partecipazione

Nel quadro europeo, l’Italia si distingue per un profilo in controtendenza.
Secondo lo studio, i giovani italiani sono quelli che si sentono maggiormente marginalizzati dal punto di vista politico (53%), ma sono anche i meno nostalgici di un passato “migliore” in chiave regressiva (17%) e quelli che esprimono il più basso sostegno a tattiche radicali o violente (5%).

Accanto a questi dati, emerge un elemento particolarmente rilevante per la democrazia: l’elevato livello di impegno civico. Quasi un giovane su due (47%) in Italia ha già partecipato ad azioni collettive, con una crescita molto marcata rispetto al 2023. La partecipazione a proteste di piazza è passata dal 26% al 43%, mentre restano molto diffuse anche altre forme di azione, come il voto (77%), la firma di petizioni (64%) e le iniziative civiche (36%).

Le cause che mobilitano di più i giovani italiani sono diritti umani, clima e ambiente, istruzione, diritti civili e lotta alle discriminazioni, confermando una forte domanda di giustizia sociale e di rafforzamento dello Stato di diritto.

Backlash e democrazia: un rischio europeo da non sottovalutare

Lo studio introduce anche un nuovo strumento di analisi, il Backlash Barometer, che misura la diffusione di sentimenti di esclusione politica, nostalgia regressiva, valori discriminatori e apertura a tattiche straordinarie (come violenza o illegalità).
A livello europeo, l’11% dei giovani considera legittime forme di violenza politica, e il 25% accetta almeno alcune pratiche tipiche dei movimenti di backlash, un dato che rappresenta un serio campanello d’allarme per le democrazie europee.

Con il termine “backlash” viene individuata una strategia politica che strumentalizza la nostalgia per ripristinare condizioni sociali del passato, spesso idealizzate, anche a scapito dei principi democratici, come la non violenza o lo Stato di diritto. Backlash che oggi agitano provengono da movimenti principalmente di estrema destra che sono apertamente regressivi, populisti e talvolta autoritari.

In questo contesto, l’Italia mostra una maggiore resilienza democratica, anche grazie a livelli più bassi di polarizzazione percepita rispetto ad altri Paesi analizzati, lasciando intravedere maggiori spazi per il dialogo e il coinvolgimento costruttivo delle nuove generazioni.

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Fonte: CILD

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Articolo tratto interamente da Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD)


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