Articolo da LifeGate
Mentre le istituzioni gestiscono l’emergenza e la magistratura indaga per disastro colposo, gli esperti avvisano: mancano gli strumenti per prevenire.
La terra intorno e sotto a Niscemi continua a franare ormai da dieci giorni, facendo del piccolo comune siciliano di quasi 25mila abitanti l’epicentro di un problema annoso per il fragile territorio italiano, piagato da incuria ed edilizia spinta: il dissesto idrogeologico. Il ciclone e pesanti alluvioni che hanno colpito il sud Italia negli ultimi giorni, infatti, hanno reso anche più evidente la fragilità del territorio. Nel comune della provincia di Caltanissetta, in particolare, le alluvioni iniziate a metà gennaio hanno innescato e riattivato frane di grandi dimensioni che sono tuttora in evoluzione, con effetti diretti sulla sicurezza delle persone, sulla viabilità e sui servizi essenziali. E la procura di Gela ha aperto un’indagine contro ignoti per disastro colposo e danneggiamento. Ma chi sono questi ignoti?
Come è stata affrontata l’emergenza a Niscemi
La prima criticità si è manifestata il 16 gennaio, quando un movimento franoso ha interessato il centro abitato di Niscemi. Ma è stato il 25 gennaio che la situazione è ulteriormente peggiorata: una seconda frana, di entità maggiore, ha riattivato un vecchio fronte a ridosso della parte sud dell’abitato, compromettendo strade, infrastrutture e la stabilità di numerosi edifici. Il sindaco ha disposto l’istituzione di una zona rossa e l’evacuazione di circa 1.500 persone. Le attività scolastiche sono state sospese “per valutare l’agibilità dei plessi e individuare soluzioni alternative che consentano agli studenti di proseguire l’anno scolastico”.
Sul territorio stanno tuttora operando squadre dei Vigili del fuoco e volontari appartenenti a diverse organizzazioni locali di protezione civile, impegnati nelle attività di logistica e assistenza alla popolazione, ed è stata istituita una zona rossa. “Continuiamo a operare in stretto coordinamento con le realtà territoriali per monitorare gli effetti dell’ondata di maltempo e garantire il supporto necessario alla popolazione”, fanno sapere dal Dipartimento. Nei prossimi giorni l’Università di Firenze, centro di competenza della Protezione civile, effettuerà i primi rilievi sul campo, mentre si valuta un rafforzamento del monitoraggio attraverso il coinvolgimento dell’Agenzia spaziale italiana. Sul fronte nazionale, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per Calabria, Sardegna e Sicilia. Per l’avvio dei primi interventi sono stati stanziati complessivamente 100 milioni di euro, a fronte di danni stimati per circa 2 miliardi, ripartiti tra le tre regioni. Le risorse serviranno a coprire le attività più urgenti di soccorso e assistenza, mentre la ricognizione complessiva dei danni è ancora in corso.
Che cosa è mancato nella prevenzione
Quando si verificano avvenimento di questo tipo, riparte puntuale il mantra del “quanto siamo bravi a gestire l’emergenza”. Ma si poteva fare qualcosa di più per prevenire? Dal punto di vista geologico, i tecnici spiegano che quanto sta avvenendo a Niscemi non rappresenta un’anomalia isolata. “Il territorio non è nuovo a questo tipo di fenomeni, strettamente legati alla conformazione geologica dell’area”, spiega Giovanna Pappalardo, ordinaria di Geologia applicata all’Università di Catania. “L’abitato sorge su una successione di sabbie sovrastanti livelli di argille e marne grigiastre, una stratigrafia che determina un forte contrasto nelle proprietà geotecniche e nella permeabilità”. Le sabbie favoriscono l’infiltrazione dell’acqua, mentre le argille ostacolano il drenaggio profondo, creando le condizioni per l’instabilità dei versanti. Un episodio simile per esempio si era già verificato nel 1997, quando una frana colpì la parte meridionale del centro abitato causando l’evacuazione di circa 400 persone.“Oggi la situazione si ripresenta con caratteristiche ancora più rilevanti”, osserva Pappalardo, “con un fronte di frana che si estende per circa quattro chilometri e mostra un’evoluzione verso il centro abitato. In questo scenario è indispensabile un monitoraggio costante e accurato”.
Anche la Società geologica italiana è intervenuta richiamando elementi già noti alla pianificazione del rischio. “Il dissesto avvenuto nel settore occidentale di Niscemi è una frana di tipo complesso già presente nella cartografia del Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico della Sicilia del 2006”, spiega Carmelo Monaco, docente di Geologia strutturale e rischi geologici all’Università di Catania. “L’area era classificata a pericolosità molto elevata e parte delle abitazioni risultava già a rischio elevato o molto elevato”.
La carta geologica e la mappatura dei rischi
Fonte: LifeGate
Autore: Simone Santi
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Articolo tratto interamente da LifeGate
Photo credit Gianfrancodp, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons







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