Articolo da Codice Rosso
Il martello delle politiche imperiali
La cosiddetta politica del martello — intesa come accumulazione vorace di territori e risorse, accompagnata da immunità imperiali — rappresenta una regressione verso pratiche coloniali fondate sull’uso della forza militare per reprimere ogni limite all’affermazione di un’egemonia mondiale o regionale, a danno di popoli e nazioni.
Questa politica, spesso giustificata dalla retorica della sicurezza
nazionale e della ragion di Stato, si manifesta in una volontà di
potenza che prende di mira aree strategiche del mondo, come l’America
centrale e meridionale e, più recentemente, territori di rilevanza
geopolitica quali la Groenlandia. In tale prospettiva, il nuovo ordine
imperiale tende a svincolarsi da vincoli giuridici, trattati
internazionali e norme condivise, fino a mettere in discussione il
diritto internazionale e i diritti civili e umani, considerati ostacoli
all’espansione del proprio potere.
La costruzione di questo ordine si accompagna a un’intensa produzione di
narrazioni parziali, amplificate da ampi settori del sistema
informativo, che contribuiscono a legittimare l’azione imperiale e a
neutralizzare il dissenso. Ciò avviene in un contesto di crescente
difficoltà, da parte di ampie fasce della popolazione, nell’esercitare
un pensiero critico autonomo.
È qui che torna attuale l’eredità dell’Illuminismo, sintetizzata nel
celebre sapere aude: avere il coraggio di usare la propria intelligenza.
Libertà, autonomia di giudizio e uso della ragione critica sono
strumenti indispensabili per sottrarsi a narrazioni semplificatrici che,
per paura o pigrizia, inducono ad accettare passivamente logiche di
dominio. Recuperare tale eredità significa anche mettere in discussione
un modello economico fondato sulla violenza strutturale,
sull’ineguaglianza e sullo sfruttamento predatorio delle persone e delle
risorse naturali.
Assistiamo così a nuove forme di intervento armato e di pressione
politica in Medio Oriente e in America Latina, dove Stati che si
definiscono democratici violano principi fondamentali come la sovranità
nazionale e l’autodeterminazione dei popoli. In questo quadro, la lotta
al terrorismo viene spesso utilizzata come giustificazione per azioni
che colpiscono duramente le popolazioni civili, senza che i responsabili
siano chiamati a risponderne, protetti da privilegi e immunità di
fatto.
L’appropriazione delle risorse naturali — petrolifere, minerarie o
strategiche — viene presentata come una necessità di sicurezza, mentre
assume i tratti di una politica di potenza sostenuta da una
rappresentazione mediatica selettiva, che enfatizza alcuni aspetti e ne
oscura altri, come le conseguenze sociali ed economiche di lungo
periodo. La promessa di esportare democrazia e libertà si scontra spesso
con gli effetti destabilizzanti del mercato globale deregolamentato,
dello squilibrio finanziario e della mercificazione diffusa.
In questo contesto emerge anche la fragilità strutturale delle grandi potenze: debito elevato, disuguaglianze crescenti, instabilità finanziaria e progressiva erosione del ruolo di alcune valute come strumenti di scambio globale. L’attenzione verso paesi come il Venezuela va letta anche alla luce della competizione economica internazionale e della volontà di mantenere zone di influenza strategica, in particolare nel controllo delle materie prime.
La narrazione che oppone semplicisticamente il bene al male non regge di fronte alla complessità dei processi in atto. Anche l’Europa appare spesso incerta e priva di una posizione autonoma, mentre singoli Stati, come l’Italia, si allineano in modo acritico alle scelte delle potenze dominanti.
Ogni politica di tipo coloniale necessita di un apparato ideologico capace di ottenere consenso, offrendo spiegazioni semplici a problemi complessi e individuando nemici o capri espiatori. È proprio questo il terreno su cui occorre esercitare una maggiore vigilanza critica, per non cadere nelle trappole di una restaurazione coloniale mascherata da difesa dell’ordine e della sicurezza.
Preoccupa inoltre l’emergere di una nuova forma di autoritarismo, che utilizza il linguaggio della sicurezza nazionale per delegittimare chi rivendica libertà e autodeterminazione, associando ogni opposizione a una minaccia da reprimere. Questa dinamica richiama alla memoria il Martello delle streghe, un testo appartenente all’ampio dispositivo ideologico dell’Inquisizione, scritto nel 1487 da due domenicani. Il manuale fu utilizzato per colpire culture percepite come minacce e per giustificare la violenza in nome della salvaguardia di un ordine superiore. A farne le spese di questa follia misogina furono migliaia di donne, torturate e arse vive.
Immagine generata con intelligenza artificiale
In questo contesto emerge anche la fragilità strutturale delle grandi potenze: debito elevato, disuguaglianze crescenti, instabilità finanziaria e progressiva erosione del ruolo di alcune valute come strumenti di scambio globale. L’attenzione verso paesi come il Venezuela va letta anche alla luce della competizione economica internazionale e della volontà di mantenere zone di influenza strategica, in particolare nel controllo delle materie prime.
La narrazione che oppone semplicisticamente il bene al male non regge di fronte alla complessità dei processi in atto. Anche l’Europa appare spesso incerta e priva di una posizione autonoma, mentre singoli Stati, come l’Italia, si allineano in modo acritico alle scelte delle potenze dominanti.
Ogni politica di tipo coloniale necessita di un apparato ideologico capace di ottenere consenso, offrendo spiegazioni semplici a problemi complessi e individuando nemici o capri espiatori. È proprio questo il terreno su cui occorre esercitare una maggiore vigilanza critica, per non cadere nelle trappole di una restaurazione coloniale mascherata da difesa dell’ordine e della sicurezza.
Preoccupa inoltre l’emergere di una nuova forma di autoritarismo, che utilizza il linguaggio della sicurezza nazionale per delegittimare chi rivendica libertà e autodeterminazione, associando ogni opposizione a una minaccia da reprimere. Questa dinamica richiama alla memoria il Martello delle streghe, un testo appartenente all’ampio dispositivo ideologico dell’Inquisizione, scritto nel 1487 da due domenicani. Il manuale fu utilizzato per colpire culture percepite come minacce e per giustificare la violenza in nome della salvaguardia di un ordine superiore. A farne le spese di questa follia misogina furono migliaia di donne, torturate e arse vive.
Continua la lettura su Codice Rosso
Fonte: Codice Rosso
Autore:
Licenza: 
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.
Articolo tratto interamente da Codice Rosso







Nessun commento:
Posta un commento
I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione. Vi ricordo, prima di lasciare qualche commento, di leggere attentamente la privacy policy. Ricordatevi che lasciando un commento nel modulo, il vostro username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile, inoltre potrà portare al vostro profilo a seconda della impostazione che si è scelta.