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venerdì 30 gennaio 2026

Una patrimoniale per la democrazia: perché serve ora



Articolo da Valori

Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale

La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.

Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.

Gli articoli che compongono il dossier:

È ora che tutti i soggetti che discutono di una maggiore progressività fiscale e dell’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze (e quindi anche di una imposta di successione che in Italia praticamente non esiste) si confrontino per predisporre un piano, una strategia e una proposta condivisa da sottoporre al mondo della politica e ai legislatori di oggi e di domani. Per dare il via a una campagna che sia finalmente comprensibile da parte dei cittadini in generale. 

Sulle tasse, oltre al fastidio che da sempre le accompagna, si sono attivati meccanismi autolesionistici, come se una grave forma di falsa coscienza quando non proprio una radicale espressione della servitù volontaria, avessero preso definitivamente il sopravvento. Persone che non hanno alcun patrimonio che si dicono spaventate da interventi che riguarderebbero solo i plurimilionari. Contribuenti che hanno redditi molto bassi che si dichiarano contrari all’introduzione di aliquote più alte per chi guadagna dieci volte più di loro e che nel frattempo si sentono ripetere che non si possono aumentare le retribuzioni e, figuriamoci, introdurre un salario minimo, giammai!

Più tasse a pochi per dare di più a tutti: una verità semplice

Dopo anni in cui le questioni fiscali sono state vissute più o meno da tutti all’insegna del berlusconiano «meno tasse per tutti» – nonostante la presenza di forze progressiste in quasi tutti i governi degli anni Dieci – in Italia finalmente si è tornati a parlare della leva fiscale come strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze sociali. Anche se puntualmente i passi in avanti sono frustrati dai distinguo e dalla mancanza di chiarezza. Eppure non sarebbe poi così difficile spiegare che ci vorrebbero più tasse per qualcuno, i pochi fortunati, per disporre di un dividendo sociale di cui tutti gli altri potrebbero finalmente giovarsi.

In questo contesto, va detto che anche tra i favorevoli c’è parecchia confusione. Ognuno ha la sua proposta con numeri e proporzioni diverse e invece di proposta ce ne vorrebbe una, sostenuta da tutti quanti – con la propria sensibilità e i propri argomenti, come è ovvio che sia – per togliere di mezzo equivoci, imprecisioni, contraddizioni che spesso caratterizzano, nel nostro Paese, le proposte politiche di carattere economico.

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Fonte: Valori

Autore: 
Giuseppe Civati


Licenza: Licenza Creative Commons
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Articolo tratto interamente da 
Valori


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