Articolo da Valori
Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.
Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.
Gli articoli che compongono il dossier:
- Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessaria
Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale - Tassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)
Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezza - Tassare le eredità: quanto (e come) si paga in Europa
Dalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianze - Tassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianze
Il nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessaria - Tassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tutti
Un estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia sociale - Tassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»
Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in Francia
È ora che tutti i soggetti che discutono di una maggiore progressività fiscale e dell’introduzione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze (e quindi anche di una imposta di successione che in Italia praticamente non esiste) si confrontino per predisporre un piano, una strategia e una proposta condivisa da sottoporre al mondo della politica e ai legislatori di oggi e di domani. Per dare il via a una campagna che sia finalmente comprensibile da parte dei cittadini in generale.
Sulle tasse, oltre al fastidio che da sempre le accompagna, si sono attivati meccanismi autolesionistici, come se una grave forma di falsa coscienza quando non proprio una radicale espressione della servitù volontaria, avessero preso definitivamente il sopravvento. Persone che non hanno alcun patrimonio che si dicono spaventate da interventi che riguarderebbero solo i plurimilionari. Contribuenti che hanno redditi molto bassi che si dichiarano contrari all’introduzione di aliquote più alte per chi guadagna dieci volte più di loro e che nel frattempo si sentono ripetere che non si possono aumentare le retribuzioni e, figuriamoci, introdurre un salario minimo, giammai!
Più tasse a pochi per dare di più a tutti: una verità semplice
Dopo anni in cui le questioni fiscali sono state vissute più o meno da tutti all’insegna del berlusconiano «meno tasse per tutti» – nonostante la presenza di forze progressiste in quasi tutti i governi degli anni Dieci – in Italia finalmente si è tornati a parlare della leva fiscale come strumento fondamentale per ridurre le disuguaglianze sociali. Anche se puntualmente i passi in avanti sono frustrati dai distinguo e dalla mancanza di chiarezza. Eppure non sarebbe poi così difficile spiegare che ci vorrebbero più tasse per qualcuno, i pochi fortunati, per disporre di un dividendo sociale di cui tutti gli altri potrebbero finalmente giovarsi.
In questo contesto, va detto che anche tra i favorevoli c’è parecchia confusione. Ognuno ha la sua proposta con numeri e proporzioni diverse e invece di proposta ce ne vorrebbe una, sostenuta da tutti quanti – con la propria sensibilità e i propri argomenti, come è ovvio che sia – per togliere di mezzo equivoci, imprecisioni, contraddizioni che spesso caratterizzano, nel nostro Paese, le proposte politiche di carattere economico.
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Fonte: Valori
Autore: Giuseppe Civati
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Articolo tratto interamente da Valori







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