giovedì 30 marzo 2023

2022: l'anno dei superprofitti



Articolo da Sbilanciamoci.info 

Le notizie recenti sui grandi gruppi industriali del mondo sono sconcertanti. I profitti sono saliti a livello stellare e soprattutto nei settori più inquinanti: energia fossile, trasporto marittimo e lusso. Il caso della Francia, dove ci si accanisce sulla riforma delle pensioni, è forse il più eclatante.

A leggere le notizie di stampa e a scorrere gli ultimi bilanci ed i recenti comunicati di stampa dei grandi gruppi internazionali si possono rilevare degli sviluppi interessanti e per molti versi inquietanti, sviluppi da mettere in relazione in particolare alle conseguenze portate dallo scoppio del Covid, dalla guerra in Ucraina, dalla legislazione protezionista varata di recente da Biden negli Stati Uniti. Ci concentriamo nel testo soltanto su due di tali conseguenze.  

I profitti dei gruppi multinazionali nel 2022

I risultati economici ottenuti dai grandi gruppi internazionali nel 2022 si sono rivelati, in molti casi, clamorosi. Vediamo di seguito le vicende relative ad un Paese abbastanza rappresentativo, nonché soprattutto ad alcuni settori di attività che sembrano particolarmente benedetti dalla sorte. 

Il caso della Francia

Prendiamo il caso della Francia. Sono stati pubblicati i bilanci relativi al 2022 delle 40 società che compongono il principale indice di borsa francese, il CAC 40, e le cifre economiche e finanziarie appaiono senza precedenti (Bezat, 2023, a). Mentre tutte le imprese citate hanno aumentato, spesso in misura rilevante, le loro vendite nell’anno, 38 tra le 40 società elencate hanno realizzato un utile compressivo di 152 miliardi di euro, l’11% in più dell’anno precedente, mentre viene annunciata una ricchissima distribuzione di dividendi, superiore del 29% a quella del 2021. Chi ha battuto il primato dei profitti è una società non quotata, la CMACGM, di cui parleremo più avanti e che ha guadagnato nell’anno 23,5 miliardi di euro, quasi il 40% in più rispetto al 2021. 

I risultati confermano l’aumento del potere delle grandi famiglie che controllano molti dei grandi gruppi, con molti dei migliori risultati ottenuti dalla stessa CMACGM, dalla LVMH – il cui arrogante proprietario, Bernard Arnault, è ormai l’uomo più ricco del mondo – e poi dall’Oreal, da Hermés, da Bouygues, da Michelin, da Dassault.

A questo proposito si può ricordare un’analisi del premio Nobel Thomas Piketty di qualche tempo fa che mostrava come le prime 500 famiglie francesi abbiano visto il loro patrimonio passare negli ultimi dieci anni da 200 a 1.000 miliardi di euro. Intanto il governo, con il suo progetto di riforma delle pensioni, mira a togliere risorse alle classi meno agiate. 

Incidentalmente, il successo delle grandi famiglie in Francia come in gran parte nel resto del mondo smentisce ancora una volta il vecchio dogma anglosassone della superiorità di prestazioni economiche dell’impresa ad azionariato diffuso e a controllo manageriale.  

Il caso dei tre settori 

Al di là della Francia, grazie al Covid e alla guerra in Ucraina, i grandi gruppi, in particolare in alcuni settori, hanno guadagnato tanti soldi come non era mai successo nel mondo. Nella gara ai profitti si sono distinte tre attività: quelle dell’energia fossile, del trasporto marittimo di merci, infine del lusso.

Per quanto riguarda l’energia, veniamo informati che la Exxon ha ottenuto nel 2022 profitti netti per 56 miliardi di dollari; la Shell per 39,9; la Chevron per 36,5; la Bp per 27,7 ed infine la Total per 21. Questi risultati, che ammontano in totale a 181 miliardi di dollari, appaiono in forte crescita rispetto all’anno precedente. Nel suo piccolo, anche Eni ha compiuto il miracolo, guadagnando nell’anno 13,3 miliardi di euro, 9 in più rispetto al 2021. Comunque tali cifre, che sembrano enormi, impallidiscono rispetto a quelle della saudita Aramco, che ha guadagnato 161 miliardi di dollari nell’ultimo anno, cifra mai vista, con una crescita del 46% rispetto al 2021. Tale risultato appare equivalente a quello delle prime quattro imprese occidentali dell’energia messe insieme.   

Anche i profitti dei tre più grandi gruppi del trasporto marittimo hanno raggiunto livelli record di profitti nel 2022. Così la Maersk, la compagnia danese, ha registrato un utile netto di 27,2 miliardi di euro nel 2022, con un aumento del 62% rispetto all’anno precedente; la francese CMACGM, dal canto suo, ha ottenuto, come già accennato, un profitto di 23,5 miliardi, il più alto risultato dell’anno tra tutte le compagnie francesi, rispetto ai circa 17 miliardi del 2021 (Bezat, 2023, b). Risultati eccezionalmente alti sembra aver raggiunto anche la italo-svizzera MSC del finanziere Aponte, la più grande società del settore, che però non pubblica i bilanci. E’ stato calcolato che nell’esercizio 2021-2022 la compagnia marittima abbia guadagnato intorno ai 25 miliardi di euro, circa il doppio che nell’esercizio precedente allo scoppio del Covid.

I tre gruppi stanno utilizzando tali somme anche in un grande sforzo di diversificazione (Bouissou, 2023), per investire nei servizi ad alti margini nella catena di fornitura globale, penetrando in forze nel settore della logistica, con la presenza tra l’altro nel trasporto ferroviario, stradale, aereo, prevedendo così di diventare degli integratori, piuttosto che dei semplici trasportatori di container. Inoltre, in particolare la MSC sta impiegando molte risorse nell’accrescimento della sua flotta di circa un terzo; negli ultimi due anni ha ordinato 287 nuove navi e tra l’altro ha firmato dei contratti con i cantieri cinesi per la costruzione di un rilevante numero di navi porta-container ciascuna con un capacità di trasporto di più di 24.000 teu, le più grandi del mondo, seguendo una strategia di abbattimento dei costi attraverso economie di scala, per ridurre così i prezzi e guadagnare quote di mercato, attualmente al 18% del totale mondiale.

Anche il settore del lusso, sia pure con risultati quantitativamente inferiori in valori assoluti rispetto a quelli degli altri due settori – e nonostante che la Cina, causa Covid, nel 2022 non abbia risposto troppo bene -, ha raggiunto traguardi molto interessanti. I profitti del gruppo più importante, la LVMH, hanno raggiunto i 14,1 miliardi di euro, con un incremento di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Le prospettive per il 2023 – vista anche la ripresa cinese, il mercato più importante del mondo insieme a quello degli Stati Uniti- si presentano ancora più rosee.

Merita una breve nota anche il settore delle grandi imprese digitali, che presenta di recente grandi complessità. Segnaliamo qui che la Apple ha registrato nel 2022 utili netti per 99,8 miliardi di dollari, risultato non molto distante dalla saudita Aramco; mentre la Microsoft, dal canto suo, annuncia per lo stesso anno una cifra di 72,7 miliardi, che è comunque il doppio della Chevron.  

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Articolo tratto interamente da Sbilanciamoci.info 


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