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mercoledì 14 gennaio 2026

Rapporto 2026: perché la libertà di stampa in Italia resta un'emergenza



Articolo da CILD

Nella conferenza di inizio anno la Presidenza del Consiglio Giorgia Meloni ha riaffermato con forza che “la libertà di stampa è un presupposto fondamentale di qualsiasi democrazia e va difesa”.

 Parole importanti, che meritano di essere confrontate non solo con promesse e iniziative simboliche, ma anche con i dati reali sulla tutela dell’informazione e con le lacune normative che ancora segnano il nostro Paese. 

La Presidente del Consiglio ha ricordato norme su sicurezza e coperture assicurative per giornalisti inviati in zone di guerra e l’istituzione di una giornata nazionale in memoria di cronisti uccisi per il loro lavoro.

 Se queste iniziative hanno un valore simbolico e umano, è legittimo chiedersi se affrontino i nodi più strutturali che minacciano la libertà di espressione nel nostro ordinamento, anche a fronte dei dati riportati da “Ossigeno per l’Informazione” solo il giorno prima della conferenza stampa della Premier. Secondo l’osservatorio, infatti,  “nel 2025 in Italia sono stati minacciati 677 giornalisti, il 31% più dell’anno precedente. Le querele pretestuose (SLAPP) hanno continuato a colpire i giornalisti con grande frequenza, le azioni violente hanno colpito l’83,7% di loro (+13,4%)“.

 SLAPP: un vuoto normativo che pesa

 Nonostante ciò dichiarato da Meloni l’Italia, l’Italia non ha ancora una legge specifica contro le SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation) –  azioni legali civili o penali intentate non per ottenere giustizia, ma per intimidire, drenare tempo e risorse e zittire chi esercita critiche o si occupa di potere e interessi pubblici.

In un nostro recente Policy Brief SLAPP evidenziavamo come l’assenza di tutele preventive e strumenti processuali efficaci rappresenti una lacuna normativa significativa, lasciando operatori dell’informazione, attivisti e cittadini vulnerabili a meccanismi che possono limitare la loro libertà di espressione.

SLAPP non sono un problema astratto: querele temerarie e azioni legali intimidatorie ritardano e complicano l’azione giornalistica, producendo un effetto “gag” ben prima che si arrivi a una sentenza. È un fenomeno segnalato anche dai principali osservatori internazionali e inserito nei fattori che indeboliscono la stampa libera nel nostro Paese.

Nel mese di dicembre il Parlamento ha approvato una legge delega per il recepimento di alcune direttive europee, tra questa anche la cosiddetta direttiva Anti-Slapp. Tuttavia il campo di applicazione è ristretto alle azioni legali transfrontaliere, che ne rappresentano una minoranza e che generalmente sono quelle meno impattanti. Come abbiamo avuto modo di ricordare anche in questo articolo sull’Unità, si è trattata di un’occasione persa per approvare una legge quadro che affrontasse davvero questo grande e grave problema.

 I dati internazionali sulla libertà di stampa

 Le parole ufficiali sul “presupposto fondamentale” sono importanti, ma guardando alle classifiche globali emerge un quadro meno rassicurante.

Nel World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontières (RSF), l’Italia ha mostrato un arretramento negli ultimi anni: dopo essere stata 41ª nel 2023, è scivolata 46ª nel 2024 e successivamente 49ª nel 2025 su circa 180 paesi valutati.

 Questo trend di peggioramento è stato imputato da RSF a una serie di problematiche tra cui la persistenza di minacce alla stampa, l’uso sistematico di querele temerarie e preoccupazioni su possibili “leggi bavaglio” e interferenze politiche nel sistema dell’informazione.

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Fonte: CILD

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Articolo tratto interamente da Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD)


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