Articolo da World Politics Blog
Quando la sicurezza sul lavoro viene trattata come un costo da comprimere, gli infortuni e le morti non sono fatalità ma l’esito di scelte politiche e aziendali. Tra decreti celebrati, statistiche piegate e controlli ridotti, la tutela diventa un optional.
Da anni ripetiamo che le morti sul lavoro, le malattie professionali sono non un incidente di percorso ma conseguenza di scelte operate per salvaguardare gli interessi di impresa a discapito di quelli sociali. Il testo 81 che regola salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ogni anno viene cambiato, aggiornato se vogliamo ma fin dalla sua nascita, nel 2008, è partito un assalto alla diligenza per cancellare e/o cambiare qualche parte ritenuta troppo “vessatoria” nei confronti delle imprese.
Le ragioni del profitto hanno sempre la meglio sulle istanze sociali?
La ministra del Lavoro plaude alla definitiva approvazione del decreto sulla sicurezza sul lavoro, l’ennesimo decreto in un paese nel quale infortuni, morti sul lavoro ma le ombre sono assai più delle luci.
Qualcuno pensa che la soluzione sia inasprire il Codice penale per le morti sul lavoro, una soluzione comprensibile ma tale da inserirsi dentro logiche securitarie per le quali nuovi reati e inasprimento delle pene sono ben accette se equamente ripartite tra i dominanti e i dominati.
Perdonateci ma questa logica securitaria per noi resta assai discutibile, in un paese nel quale si riducono i fondi per gli usuranti o per i lavoratori precoci c’è solo da aspettarsi una normativa costruita sugli interessi di impresa.
È innegabile che le pene a carico dei responsabili di infortuni e morti sul lavoro siano del tutto inadeguate ma in certi casi basta pagare per avere cancellata una condanna, questa idea di giustizia censocratica è forse accettabile in termini sociali?
Prendiamo il caso delle statistiche, anche Inail, se assunte parzialmente possono essere ingannevoli e rigirare in sostanza la frittata, basta ricordare che da settori del Governo si parla di riduzione delle morti sul lavoro ma se guardiamo alle ore lavorate, al calo della forza lavoro nel settore manifatturiero e al numero degli infortuni la situazione è diametralmente opposta.
Assumere solo parzialmente le statistiche è funzionale a sottrarre il problema dalla attenzione mediatica, chiediamoci allora la ragione per la quale oggi non ci sia una medicina del lavoro funzionante, perché non si prende in esame il solo fatto che la Legge Fornero non è applicabile a certe categorie di lavori per i quali superare i 65 anni di età determina un rischio eccessivo per la loro salute e sicurezza
La cultura della sicurezza arriva solo a fatti compiuti e le responsabilità sono anche dei lavoratori che si sono fatti abbindolare dal sistema delle deroghe rispetto ai contratti nazionali che poi porta anche alla intensificazione dei ritmi, delle ore di lavoro in certi periodi dell’anno
Poi l’attuale Governo ha operato scelte inaccettabili come crescere il numero dei dirigenti dell’ispettorato nazionale del lavoro (Inail) mentre al contempo erano ridotte le assunzioni di ispettori addetti ai controlli sulle aziende che da 700 sono passate a 500 per poi, nel Consiglio dei ministri, scendere a 300. Quando si parla di depotenziamento del pubblico ricordiamoci questi numeri confrontandoli con le statistiche Inail su malattie professionali e infortuni.
Fonte: World Politics Blog
Autore: Federico Giusti
Articolo tratto interamente da World Politics Blog







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