Il sole che sorge
Vecchio pazzo indaffarato, Sole ribelle,
Perché ci
chiami così, attraverso finestre e tende?
Devono seguire i tuoi movimenti le stagioni degli amanti?
Sfacciato pedante miserabile, vai a rimproverare
Ragazzi tardivi e apprendisti acidi,
Va' a dire ai cacciatori di corte che il re cavalcherà,
Chiama le formiche di campagna ai lavori di raccolta;
l'amore, tutto uguale, non conosce stagione né clima,
né ore, giorni, mesi, che sono gli stracci del tempo.
I tuoi raggi così riverenti e forti
Perché dovresti pensare che
potrei eclissarli e oscurarli con un battito di ciglia,
se non volessi perderla di vista così a lungo.
Se i suoi occhi non hanno accecato i tuoi,
Guarda, e domani tardi dimmi,
Sia le Indie delle spezie che quelle delle miniere
Resta dove li hai lasciati, oppure giaci qui con me.
Chiedi di quei re che hai visto ieri,
e sentirai: "Tutti qui giacciono in un letto".
Lei è tutti gli stati, e tutti i principi io;
Nient'altro è;
i principi non fanno altro che prenderci in giro; in confronto a questo,
ogni onore è una parodia, ogni ricchezza un'alchimia.
Tu, Sole, sei felice la metà di noi,
In quanto il mondo è contratto così;
La tua età chiede sollievo, e poiché i tuoi doveri sono
Per riscaldare il mondo, questo avviene riscaldando noi.
Splendi qui per noi, e sarai ovunque;
questo letto è il tuo centro, queste mura la tua sfera.
John Donne







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