Angolo curato e gestito da Mary B.
Cry Baby di Janis Joplin è uno di quei brani che ti arrivano dritti allo stomaco, senza chiedere permesso. È una canzone che vive tutta sulla voce: ruvida, graffiata, piena di ferite ma anche di una forza quasi animale. Janis non canta, implora, accarezza, urla. Ogni parola sembra uscire da un punto diverso del suo corpo, come se stesse rivivendo in tempo reale tutto quello che racconta.
Il pezzo parte piano, quasi come una confessione sussurrata, e poi esplode in un crescendo emotivo che ti travolge. La sua interpretazione è così intensa che anche chi non ha mai vissuto un amore tormentato finisce per sentirsi coinvolto. È il classico blues-soul alla Joplin: sporco, viscerale, autentico. Nessuna perfezione tecnica, solo verità.
La band la sostiene con un groove caldo e solido, ma resta sempre un passo indietro, lasciando spazio a quella voce che sembra sul punto di spezzarsi e invece si rialza ogni volta più potente. È questo il miracolo di Janis: trasformare la fragilità in un grido di libertà.
Cry Baby non è solo una canzone d’amore. È un invito a lasciarsi andare, a piangere quando serve, a non vergognarsi delle proprie emozioni. È un pezzo che continua a parlare anche oggi, perché la sua sincerità non invecchia.
Ascoltala su YouTube
Questo post, fa parte dell'iniziativa gli angoli. Se anche tu, vuoi avere uno spazio fisso in questo blog, clicca qui.







Nessun commento:
Posta un commento
I commenti sono in moderazione e sono pubblicati prima possibile. Si prega di non inserire collegamenti attivi, altrimenti saranno eliminati. L'opinione dei lettori è l'anima dei blog e ringrazio tutti per la partecipazione. Vi ricordo, prima di lasciare qualche commento, di leggere attentamente la privacy policy. Ricordatevi che lasciando un commento nel modulo, il vostro username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile, inoltre potrà portare al vostro profilo a seconda della impostazione che si è scelta.