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venerdì 16 gennaio 2026

La vita sorprende chi non si arrende alle etichette



Articolo da NuovAtlantide.org

Circolano in rete delle perle di saggezza giapponese riferite all’ invecchiare. Sono tratte dal libro Le crepe sono fatte per l’oro, scritto da Elena Giappone, un libro che intreccia storie, filosofia giapponese e vita quotidiana per ricordarci che ciò che consideriamo “rotto e logoro” in noi può diventare la nostra parte più preziosa. E’ un invito a trasformare le proprie fragilità in forza, scoprendo che anche le crepe possono diventare luce.

Alla sola lettura degli aforismi, si percepisce quanto siamo distanti dalla saggezza spirituale del Sol levante. E’ letteralmente una capriola, un cambiamento e una svolta radicale.

Trovare la bellezza nell’ imperfezione? Le cicatrici non sono difetti da nascondere ma da valorizzare ? Ehhhh! E’ una parola! 

Ma vedo di avvicinarmi, misurare quanto distante sono da questo ideale. Vi sono alcuni aforismi quali pietre miliari.

Avevo anch’io sotto sotto il desiderio di non sentirmi un povero vecchio, ed ecco che uno dei primi suggerimenti incoraggianti insinua che sono addirittura un anziano prezioso! Udite! Udite! Mi soffermo sugli altri capovolgimenti di prospettiva, come quello che mi dice che invecchiare e’ continuare, non finire. Credo che continuare voglia dire contare sulle acquisizioni spirituali e farne tesoro, proiettarle in avanti lasciando indietro zavorre e abitudini. Rifuggire dall’ inerzia della ripetizione meccanica che e’ appunto la fine anticipata. Vivere fino alla fine va nella stessa direzione di approfittare ogni momento per la verifica di quanto appreso, è il compito e la prova di ogni giorno.

Poi si suggerisce di accogliere i segni del tempo perché sono bellezza. Questo non mi dispiace, anzi, forse perché già mi accetto con i capelli bianchi-li taglio corti senza lasciare chiome-e cammino col passo esperto dell’ anziano. Ma i segni dei tempi sono anche il pensiero depurato, sintetico, essenziale, come mi sta accadendo. I segni del tempo non sono riassumibili nel curricolo, nell’ autobiografia, nelle memorie. Sono, eventualmente, quel piccolo bagaglio di saggezza.

Più vecchio più vali e’ tutto da scoprire nel proprio intimo rispetto al proprio compito di vita, non significa affatto riconoscimenti, diplomi, elogi, citazioni. Generazioni insieme, questo si capiva bene nel passato, ma la nostra società è molto indietro sulla condivisione generazionale. Qua ho avuto esperienze molto intense nel volontariato, nell’ insegnamento dell’ italiano con giovani immigrati, e le rimpiango, C’era un vento di allegria rivitalizzante.

Le note dolenti vengono però alla luce quando si indaga sulle dicotomie tra visione orientale e occidentale. Più lento e’ meglio suona bene per me, ho appreso a difendermi dall’ ansia di prestazione, anche se i compiti materiali sono tanti ed esigenti. Richiedono mantenere il ritmo con costanza. E’ un ideale lontano per tanti, giovani; per noi anziani invece può significare trovare più tempo e fare spazio, spazio per riflettere, per stare con gli altri, per eliminare distrazioni.

Il corpo cambia, tu no. Qui è tutto da approfondire perché se è vero che l’individualità si conserva, il nostro sentire, pensare e volere cambiano col passar del tempo e nelle loro relazioni reciproche. Il sentimento pervade il pensiero nella terza età mentre la volontà si rende più autonoma.

Continua la lettura su NuovAtlantide.org


Autore: 
Filoteo Nicolini

Licenza: Copyleft 


Articolo tratto interamente da 
NuovAtlantide.org


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