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venerdì 6 febbraio 2026

Un decreto per svuotare le piazze

 


Articolo da Comune-info

L’avevano annunciato ben prima del corteo di Torino ed è arrivato l’ennesimo decreto legge sulla “sicurezza”, capace di far impallidire la stessa Legge Reale. Le norme che contiene non ci parlano più solo di una violenta criminalizzazione del dissenso ma ci indicano la volontà di impedire del tutto la possibilità di manifestare. Un dispositivo liberticida, che espone chiunque all’arbitrio di polizia.

Nell’ambito dei servizi di polizia disposti in occasione di manifestazioni pubbliche, l’autorità di pubblica sicurezza è dotata del potere di trattenere fino a 12 ore chiunque abbia il “fondato motivo di ritenere” che possa porre in essere condotte di “concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”. Come lo deducono questo presunto pericolo? Qui la disposizione costruisce un meccanismo diabolico: dipende dalle “circostanze di tempo e di luogo” e dai (soliti) “elementi di fatto”, “anche desunti” (quindi non solo desunti!) dal possesso di determinati oggetti o da mere segnalazioni di polizia per reati commessi con violenza in occasione di manifestazioni pubbliche. La misura non ha bisogno per la sua legittimità della convalida da parte dell’autorità giudiziaria, che interviene solo per ordinare l’eventuale rilascio della persona trattenuta. Un chiaro tentativo di “trasformare il giudice in poliziotto” in forza dei parametri sui quali lo si chiama a giudicare, ossia in tema di sospetti.

È chiaro cosa significa? Capiamo l’arbitrio assoluto lasciato alle forze di polizia? Chiunque di noi potrebbe incorrere in questo vergognoso fermo preventivo. Ed è qui che il fine diventa chiarissimo: produrre paura, intimidire

È una tecnica di governo: trasformare la piazza in una zona dove la libertà dipende dall’arbitrio di chi la controlla, dove puoi essere prelevato e trattenuto non per ciò che hai fatto, ma per ciò che – secondo una valutazione discrezionale – potresti fare.

E dodici ore non sono un dettaglio. Dodici ore sono la manifestazione che salta. Sono il lavoro che perdi. Sono il treno che non prendi. È la punizione anticipata, senza processo, senza contraddittorio, senza garanzie effettive. Anche se poi ti rilasciano, l’effetto è già stato ottenuto: ti hanno tolto dalla piazza e hanno mandato un messaggio a tutti gli altri.

Non a caso gli “indici” sono elastici e opachi. Basta un casco (quello del tuo motorino) o degli occhiali troppo scuri. Basta una mera segnalazione di polizia. Tutto può diventare “elemento di fatto”, tutto può diventare “fondato motivo”.

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Fonte: Comune-info  

Autore: 
Federica Borlizzi

Licenza: Licenza Creative Commons
Quest' opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Italia

Articolo tratto interamente da 
Comune-info 

Immagine generata con intelligenza artificiale


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