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sabato 28 febbraio 2026

Silenzio di Arturo Graf



Silenzio

Dio, che silenzio! Intorno,
sull'arìose alture,
selve d'abeti, scure
entro il fulgor del giorno.

E qua, dove la piargia 

digradando s'allenta , 
cespi di folle menta
e d'erica selvaggia.

Passa la nube estiva 

che nel seren si perde, 
e vela il muto verde 
d'un'ombra fuggitiva ...

Dio, che silenzio! Il core 

par che mi svenga in petto 
mentre, sedendo, aspetto 
ciò che non giunge, e l'ore

dileguan lente. - Ascolta!...
Che orribil pace è questa? 
Non un sospiro desta
la solitudin folta ..
.

È imagin vera o sogno 

ciò che apparisce in giro? 
Questo che scemo e miro 
è quel di là che agogno?

Com'ogni cosa è lieve, 

com'ogni cosa è muta, 
presso e lontan, perduta 
in questa cerchia breve!

Che m'avvenne? Da quando, 

perché son qua? Salvato 
da un'insidia? Cacciato 
da qualche ignoto bando? 

Che m'occorse? M'occorse 

veramente qualcosa? - 
Dna silenziosa
voce risponde: Forse!. ..

Forse? Non altro? Dio, 
che soliloquio vano,
che guazzabuglio strano!. .. 
Sogni, ricordi, oblio!. ..

Qual è il nome ch'io porto, 

là tra gli umani greggi ? 
Terra che mi sorreggi,
 io vivo o son morto?

Ah, che silenzio atroce! 

ah, che funerea pace! 
Tace ogni cosa; tace 
la stremata mia voce.

Arturo Graf 


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