Articolo da Rivoluzione
La classe capitalista argentina, gravata da debiti elevati e scarsi investimenti, sta ricorrendo all’unica arma che le è rimasta: controriforme che allungano la giornata lavorativa, precarizzano sempre più il lavoro e attaccano il diritto di sciopero. Non accettando passivamente questa situazione, oltre un milione di persone hanno protestato in tutta l’Argentina, scontrandosi con la polizia in assetto antisommossa nelle strade.
Diverse centinaia di persone sono rimaste ferite e 71 sono state arrestate durante le proteste della scorsa settimana. Centinaia di migliaia di persone hanno circondato il Senato a Buenos Aires, dove il governo si era barricato come in una fortezza, al fine di nascondere ciò che stava discutendo e votando. Verso l’una di notte, dopo una sessione di 13 ore, il disegno di legge è stato approvato con 42 voti a favore e 30 contrari, con la coalizione di Javier Milei, La Libertad Avanza, PRO e Unión Cívica Radical che hanno votato a favore. Solo il blocco peronista Unión por la Patria ha votato contro.
Se la riforma sarà approvata dalla Camera dei deputati [approvazione avvenuta lo scorso 20 febbraio, ndt], si tratterà di una dei più gravi smantellamenti delle conquiste ottenute con grande fatica in una generazione. Questo si aggiunge ad altre controriforme realizzate da La Libertad Avanza (LLA) di Milei in materia di istruzione, sanità e servizi sociali. Milei ha definito la sua riforma una “svolta nella storia della legislazione sul lavoro in Argentina” e ha ripetutamente affermato che le attuali leggi sul lavoro “hanno impedito, ostacolato e fermato la crescita economica”.
Alcune delle riforme che elimineranno i fastidiosi diritti che “ostacolano” la crescita includono:
- L’estensione della giornata lavorativa standard da 8 a 12 ore. Qualsiasi ora di lavoro straordinario oltre le 12 ore può essere compensata con permessi di riposo futuri anziché con una retribuzione extra.
- Massicce restrizioni al diritto di sciopero, con l’introduzione di livelli minimi di presenza di personale al lavoro compresi tra il 50 e il 75% in quasi tutti i luoghi di lavoro chiave.
- Riduzione della contrattazione collettiva dal livello di categoria a quello del luogo di lavoro.
- Introduzione di “salari dinamici” basati sulla “produttività” (!), una misura soggettiva da utilizzare per punire e premiare i singoli lavoratori.
- Aumento del periodo di prova sul posto di lavoro da tre a sei mesi, con un massimo di un anno per le piccole imprese.
- Nuovi criteri per il licenziamento con “giusta causa” che includono la partecipazione a picchetti o blocchi sul posto di lavoro.
- Riduzione dell’indennità di malattia.
Questo è ciò a cui ricorre il capitalismo quando si trova in un vicolo cieco. L’Argentina è appesa a un filo e prova a evitare il default immediato e il crollo dell’economia solo con quella che gli analisti borghesi definiscono una fuga “alla Houdini” grazie a una massiccia austerità e a uno swap valutario [un paracadute finanziario, da restituire con interessi e scadenze precise, Ndt] da parte degli Usa da 20 miliardi di dollari.
L’Argentina è il maggiore debitore del FMI, con un debito pubblico totale di 450 miliardi di dollari e riserve quasi esaurite. L’inflazione è una delle più alte al mondo e ha raggiunto il 300% nel 2024, tra l’altro a causa della stampa di moneta per coprire i deficit.
Il default sul debito avrebbe conseguenze catastrofiche. L’inflazione non farebbe che aumentare con la fuga degli investitori e il crollo del valore del peso. Una corsa agli sportelli bancari, come si è visto nel 2001 con il Corralito, sarebbe molto probabilr e una recessione innescherebbe una spirale mortale per il capitalismo argentino.
La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che l’Argentina è un terreno di battaglia nella lotta per il controllo americano sull’America Latina nell’ambito della “Dottrina Donroe” di Trump. Il salvataggio multimiliardario di Trump è stato concesso con lo scopo di tenere gli investimenti cinesi fuori dalle miniere di litio e di convincere l’Argentina ad abbandonare la sua linea di swap valutario da 18 miliardi di dollari con la Banca popolare cinese. Ciononostante, Milei ha ribadito il suo impegno ad espandere il commercio con la Cina al Forum economico mondiale del 2026, sottolineando che l’Argentina “non può operare senza la Cina”.
Il costo di fare affari
Le conseguenze di questo disastro economico sono difficili da comprendere, poiché la crisi è già grave.
Un uomo che protestava contro la polizia la scorsa settimana era in lacrime mentre diceva: “Con lo stipendio non ci faccio nulla. Compro due chili di carne, due chili di pane e i miei soldi sono finiti. Due chili di carne e due chili di pane, tutto qui.”
“Qualunque cosa dica Milei, è la voce delle aziende che lo appoggiano”, ha aggiunto un altro manifestante nello stesso video.
Un’altra donna, urlando alla polizia in segno di sfida, ha detto: “Abbiamo fame, non abbiamo più soluzioni. E ora voi siete qui, picchiate gli anziani e anche i giovani… noi faremo lo stesso con voi. Quello che fate alla gente, lo faremo a voi.“
Questo è il quadro dei paesi dominati dal FMI e dall’imperialismo in tutto il mondo. La classe operaia è trattata come carne da macello mentre il paese fatica a pagare anche solo gli interessi sul proprio debito.
Le mobilitazioni di massa contro Milei sono all’ordine del giorno, ma il governo non cede. La CGT, il più grande sindacato argentino, ha temporeggiato, facendo poco per fermare la riforma proposta. Probabilmente perché ha condotto negoziati segreti con lo Stato per rimuovere dalla riforma la proposta di rendere facoltative le quote sindacali, che probabilmente lo porterebbero alla bancarotta.
La pressione dal basso è enorme e inequivocabile, eppure la CGT ha indetto uno sciopero generale di 24 ore solo quando la Camera bassa inizierà la discussione sul disegno di legge, alla fine di febbraio. È un passo positivo, ma troppo tardivo. Inoltre, secondo il classico stile della CGT, non prevede alcun corteo o manifestazione e ai lavoratori viene semplicemente detto di stare tranquillamente a casa. Con la maggioranza in Parlamento che sostiene Milei, l’approvazione della legge è certa, a meno che il governo non venga rovesciato o costretto a fare marcia indietro. Non dimentichiamo che una simile controriforma del lavoro del partito PRO di Mauricio Macri è stata sconfitta nel 2017 solo grazie alle mobilitazioni di massa nelle strade e agli scioperi.
Fonte: Rivoluzione
Autore: Ivan Serra

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