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sabato 21 febbraio 2026

Uno Bianca: omissioni, depistaggi e vite spezzate che si potevano salvare



Articolo da Zero in condotta

L’amara denuncia dell’Associazione delle vittime: mentre la banda era in attività mancati riscontri sulle armi, identikit ignorati e poi ben tre “processi sbagliati” ritardarono l’identificazione dei veri responsabili.

Tante delle morti che hanno segnato la sanguinaria storia della Uno Bianca si sarebbero potute evitare. Ne è certa l’Associazione delle vittime, che muove così un’accusa pesantissima: “Se ci fossero stati dei riscontri ai fucili che stavano ricercando gli inquirenti, si sarebbero potute fermare già nel ’91, forse, le loro azioni; se dopo la morte di mio padre all’armeria di via Volturno, quando fu ricostruito un identikit che fu una vera e propria fotografia di Roberto Savi, si fosse riconosciuto in questo, allora bravo, tra virgolette, poliziotto, un criminale incallito e sanguinario, non si sarebbero avuti forse altri morti“, ha affermato il presidente dell’Associazione, Alberto Capolungo, in occasione della cerimonia che si è svolta ieri a Casalecchio a 38 anni dall’uccisione di Carlo Beccari, una delle vittime della banda costituita perlopiù da poliziotti, vicini ad ambienti di destra. Aggiunge Capolungo: “Se non ci fossero stati tre processi sbagliati prima di trovare i veri responsabili, perché furono condannate alcune persone per le rapine ai caselli, altre per le rapine alle Coop, altri per il Pilastro… se tutto questo non fosse avvenuto, per esempio, non dovrei andare domenica prossima alla commemorazione di Massimiliano Valenti, che fu invece una delle ultime vittime. Un altro ragazzo”.

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Fonte: 
Zero in condotta

Autore: redazione 
Zero in condotta


Articolo tratto interamente da Zero in condotta

Immagine generata con intelligenza artificiale


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