Angolo curato e gestito da Mary B.
Ci sono canzoni che ti arrivano addosso anche a distanza di anni, come se qualcuno ti bussasse alla porta per ricordarti chi sei.
“Mercanti e servi” dei Nomadi fa esattamente questo: non consola, non accarezza. Ti guarda dritto negli occhi.
Da una parte ci sono i mercanti, quelli che comprano e vendono tutto, anche ciò che non dovrebbe avere prezzo.
Dall’altra i servi, quelli che si lasciano trascinare, che tacciono, che si adattano per paura di perdere qualcosa.
È un’immagine dura, ma tremendamente vera.
E la cosa più scomoda è che non parla “degli altri”: parla di noi.
Di tutte le volte in cui scegliamo la strada più semplice, o ci convinciamo che non valga la pena alzare la testa.
E allora questa canzone diventa un invito, quasi una scossa: non essere merce, non essere ingranaggio. Non diventare ciò che gli altri decidono per te. Scegli di restare libero, anche quando costa fatica.
I Nomadi, ancora una volta, ci ricordano che la musica può essere un pugno sul tavolo. E che certe verità, per quanto facciano male, servono.
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Immagine generata con intelligenza artificiale







Grandiosi come sempre!
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