Articolo da Storie in Movimento
Zoe Battagliarin, A ognuna la sua stagione. Il lavoro delle donne negli alberghi a gestione familiare del riminese dagli anni Ottanta a oggi, Editpress, 2025, 236 pp.
Overtourism e impatti sulla qualità della vita di cittadine e cittadini, lavoratrici e lavoratori sono temi all’ordine del giorno negli ultimi anni.
Proviamo a mettere in circolazione alcuni stimoli, guardando al passato e alle storie di vita.
Editpress ha recentemente pubblicato la ricerca di Zoe Battagliarin sul modello turistico di Rimini che negli anni cinquata rese la città famosa a livello nazionale e internazionale e che cosa ne è rimasto oggi.Abbiamo chiesto a Costanza Gasparo di leggerlo per noi/voi.
Il libro A ognuna la sua stagione. Il lavoro delle donne negli alberghi a gestione familiare del riminese dagli anni Ottanta a oggi di Zoe Battagliarin è pubblicato da Editpress, nella collana Storia orale, ed è uscito nel 2025.
Il testo ricostruisce la storia e le condizioni di lavoro delle donne negli alberghi a gestione familiare del riminese dagli anni ottanta a oggi, offrendo una lettura critica del cosiddetto “modello Rimini” e delle sue conseguenze sociali. La ricerca si fonda sul metodo della storia orale, attraverso la raccolta di testimonianze di albergatrici, lavoratrici dipendenti, sindacalisti e attivisti, restituendo una pluralità di punti di vista che permettono di interrogare il turismo non solo come motore economico, ma come dispositivo sociale e culturale. La scelta della storia orale non è solo metodologica, ma epistemologica: emerge come l’unica via realmente praticabile per indagare un settore caratterizzato da trasformazioni lente, progressive e spesso informali, difficilmente rintracciabili nelle fonti ufficiali. Raccontare la storia attraverso le voci di chi l’ha vissuta consente di cogliere la dimensione soggettiva e quotidiana del cambiamento, mostrando come le riorganizzazioni del lavoro alberghiero abbiano inciso concretamente sulle traiettorie di vita, sulle aspettative e sulle percezioni delle donne coinvolte. Le narrazioni raccolte permettono di osservare in presa diretta l’intreccio tra lavoro, relazioni familiari e dimensione affettiva, tipico degli alberghi a gestione familiare, facendo emergere ambivalenze profonde: da un lato il senso di appartenenza e continuità, dall’altro la normalizzazione della precarietà e dello sfruttamento. Attraverso lunghi stralci di intervista, il testo produce un forte effetto immersivo: il lettore ha la sensazione di “tornare indietro nel tempo”, di trovarsi dentro uno di quegli alberghi, ascoltando voci che ricostruiscono ritmi, gesti, gerarchie e conflitti spesso rimossi dalla narrazione pubblica del turismo riminese. In questo modo, Battagliarin non si limita a documentare il passato, ma utilizza la memoria come strumento analitico per mettere in discussione l’immagine egemonica del turismo come ricchezza diffusa. La storia orale diventa così una pratica critica, capace di rendere visibili le disuguaglianze di genere, le asimmetrie di potere e i costi sociali che hanno sostenuto – e continuano a sostenere – il successo del modello turistico locale.
Il testo però non narra le storie solo di albergatrici e lavoratrici ma anche la storia del cambiamento di un territorio: negli anni ’60 il passaggio tumultuoso da un’economia prevalentemente agricola a un’economia industriale cambiò radicalmente e rapidamente aspetto del territorio e lo stile di vita delle persone. Un turismo accessibile, popolare, di massa che porta all’instaurarsi di abitudini (dove andare in vacanza) che possono durare anche cinquanta anni e creando un sistema di lavoro intenso e spesso sfruttato, anche in ambito familiare.
Il cuore dello studio si articola attorno a due narrazioni opposte della storia del turismo riminese: quella dominante, che esalta il turismo come fonte di benessere e coesione sociale, e una contro-narrazione che denuncia i danni sociali ed economici prodotti dalla monocultura turistica.
Tra le narrazioni dominanti emergono in particolare i racconti delle albergatrici e delle dipendenti. Le narrazioni delle albergatrici mettono in luce il mito fondativo di un modello basato sulla lungimiranza dei genitori di origini popolari, l’identificazione quasi totale tra impresa e famiglia – spesso nella forma della casa-albergo. In questo quadro si evidenzia anche l’intensificazione del carico di lavoro femminile, legato tanto alla gestione dell’impresa quanto al lavoro di cura. Particolarmente significativo è il ruolo del saper fare pratico nella costruzione della professionalità. Le lavoratrici più esperte non solo competenze tecniche, ma sviluppano una capacità di adattamento e negoziazione continua, che consente di gestire la pressione e le irregolarità del lavoro quotidiano. Questo sapere non è formalmente riconosciuto, ma si trasmette attraverso l’esperienza e l’osservazione diretta, creando una sorta di professionalità informale, che funziona sia come strumento di resistenza alle condizioni di lavoro sfavorevoli, sia come forma di distinzione tra chi ha esperienza consolidata e chi è più vulnerabile. In questo senso, il saper fare diventa una risorsa fondamentale per navigare un contesto lavorativo caratterizzato da sfruttamento e precarietà quotidiana.
Protagonista indiscussa di tutto il libro è, infatti, la vita quotidiana, che durante i cinque mesi della stagione estiva viene sospesa e profondamente riorganizzata. Il tempo ordinario lascia spazio a un tempo eccezionale, scandito dai ritmi del lavoro alberghiero, che permea ogni aspetto dell’esistenza individuale e familiare. La gestione dell’albergo si fonda sull’attivazione dell’intero nucleo familiare, all’interno del quale ciascun membro assume ruoli e funzioni specifiche, spesso rigidamente definite, determinando una ristrutturazione complessiva delle routine quotidiane. L’inizio della stagione segna una cesura netta rispetto alla vita “normale”: gli spazi domestici si ibridano con quelli lavorativi, i tempi di riposo si comprimono e la distinzione tra tempo di lavoro e tempo libero tende a dissolversi, fino a configurare una temporanea sospensione della vita privata.
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Autore: Costanza Gasparo
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Articolo tratto interamente da Storie in Movimento







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