Articolo da Transform! Italia
Per ben tre volte, in questa legislatura, il Governo Meloni ha provato a far passare alla chetichella un articoletto, inserito in alcune proposte di legge (dalla legge di bilancio al decreto PNRR per intenderci), che avrebbe impedito ai lavoratori di fare causa ai datori per ricevere le spettanze dovute.
Sono evidenti i legami tra Governo e settori padronali,
parliamo delle imprese che sottopagano i loro dipendenti aggirando
l’articolo 36 della Costituzionale.
Tra la fine del 2019 e il secondo trimestre del 2023 le
retribuzioni orarie nel privato, eccezion fatta per l’agricoltura, si
sono ridotte di oltre 10 punti percentuali per poi risalire di tre punti
fino al secondo trimestre del 2025. Il problema della perdita del
potere di acquisto c’è ma per Bankitalia la soluzione non dovrebbe
essere a carico dello Stato.
È paradossale assegnare
al bilancio pubblico la funzione di recuperare il potere di acquisto
quanto dovremmo invece attingere direttamente dalla redditività delle
imprese. Ma è questione di scelte politiche o forse solo di mera
sudditanza rispetto ai padroni, certo che la crescita dei salari reali, o
meglio adeguarli semplicemente al costo della vita. Per Banca Italia la
crescita delle buste paga andrebbe collegata all’aumento della
produttività del lavoro, ridottosi di oltre un punto percentuale dalla
fine del 2019, per noi tagliare le tasse alle imprese per poi ridurre
le prestazioni dello Stato sociale è una scelta operata solo per
favorire i processi di privatizzazione e di smantellamento del welfare.
Una volta tanto decisivo è stato l’intervento del
Presidente della Repubblica che ha fermato il Governo evidenziando
l’incostituzionalità dell’emendamento anche se sarebbero stati
necessari, e opportuni, interventi analoghi per evitarci l’ignominia dei
pacchetti sicurezza. Con questo emendamento sarebbero venuti meno i
presupposti giuridici per esigere le differenze retributive e
contributive tra il contratto nazionale applicato e quello invece
rivendicato e più attinente al settore di appartenenza (parliamo dei
contratti siglati da sindacati maggiormente rappresentativi).
La questione è nota, o dovrebbe esserlo se l’informazione
non venisse ridotta a una velina del Governo: l’emendamento avrebbe
annullato innumerevoli ricorsi dalla Magistratura di lavoratori che
rivendicano la applicazione di un contratto favorevole avvalendosi
dell’art. 36 della Costituzione.
Cosa dice questo articolo?
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione
proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso
sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e
dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita
dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie
annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Fonte: Transform! Italia
Autore: Federico Giusti
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