Articolo da Globo Channel
Lo Stretto di Messina, un’importante via d’acqua che separa la Sicilia dalla Penisola Italiana, è ora riconosciuto come l’area con la massima densità di rifiuti marini a livello globale. A confermarlo è l’esito di una ricerca scientifica, pubblicato nel 2021 nella rivista Environmental Research Letters. Stando a quanto si apprende, infatti, lo studio ha rivelato che alcune regioni di questo stretto presentano oltre un milione di oggetti per chilometro quadrato. Le proiezioni attuali indicano che il volume di detriti oceani potrebbe superare i tre miliardi di tonnellate metriche nei prossimi trent’anni, evidenziando una crescente crisi ambientale.
Risultati chiave dalla ricerca:
Guidato dalla Università di Barcellona, il recente studio raccoglie i risultati di un incontro scientifico sui rifiuti di grandi dimensioni tenutosi nel maggio 2018, il quale mirava a approfondire la comprensione dei rifiuti marini e delle loro implicazioni politiche. Tra i principali contributori ci sono esperti di diverse istituzioni prestigiose diffuse in Europa, America del Nord e Asia, a testimonianza della natura globale di questo sforzo di ricerca. Lo studio sottolinea l’esigenza di metodologie robuste per valutare e affrontare in modo efficace il problema dei rifiuti marini. Georg Hanke del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea (JRC) sottolinea che tecniche di imaging avanzate sono fondamentali per scoprire aree marine precedentemente non studiate. Tali progressi possono favorire valutazioni quantitative essenziali per la gestione ambientale, inclusa l’aderenza alla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (MSFD) dell’UE.
l Percorso dei rifiuti verso il fondale marino:
I rifiuti marini, composti principalmente da plastica, vetro e metallo, si stanno accumulando sempre di più sul fondo oceanico. I fattori che influenzano la distribuzione di questi detriti includono caratteristiche geomorfologiche e dinamiche oceaniche, come correnti d’acqua e tempeste. La ricerca evidenzia che, mentre i materiali leggeri come la plastica vengono dispersi su lunghe distanze, gli oggetti più pesanti tendono a rimanere nel punto in cui entrano inizialmente nell’ambiente marino. Il professor Miquel Canals, leader del Gruppo di Ricerca Consolidato sulle Geoscienze Marine, osserva che il trattamento dei rifiuti nei paesi costieri determina in larga misura quanti detriti finiscano negli oceani. I paesi con pratiche di gestione dei rifiuti scadenti contribuiscono in modo sproporzionato all’inquinamento oceanico, influenzando in particolare le nazioni in via di sviluppo.
Biodiversità a rischio:
Le implicazioni dei rifiuti marini vanno oltre le preoccupazioni estetiche, rappresentando gravi minacce per la biodiversità marina. Circa 700 specie marine, alcune delle quali classificate come in pericolo, affrontano rischi da intrappolamento e degrado dell’habitat causati dai rifiuti sul fondo marino. Questa “pesca fantasma” dovuta a reti abbandonate può avere impatti ecologici duraturi. Canals sottolinea la natura insidiosa di questo problema, con concentrazioni di rifiuti spesso paragonabili a quelle delle discariche. Nel Mar Mediterraneo, in particolare, i rifiuti sul fondale marino rappresentano una preoccupazione ecologica significativa, soprattutto dopo tempeste che lavano i detriti sulla costa.
Autore: redazione Globo Channel
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