lunedì 24 marzo 2025

La repressione di Erdogan

Protests in Ankara over Imamoglu detention


Articolo da Altrenotizie

L'utilizzo della giustizia a scopi politici e la repressione somministrata ai propri rivali non è esattamente una novità per il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. L’incriminazione e l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, segnano però una netta accelerazione della strategia del leader del paese NATO, non a caso in un momento segnato dalla convergenza di una serie di dinamiche, ma anche di crisi, che lo hanno spinto a prendere iniziative audaci per prolungare la sua permanenza al potere e calibrare un certo riassestamento della posizione della Turchia nello scacchiere regionale.

L’attacco giudiziario a Imamoglu ha tutti i contorni di un’operazione attentamente preparata dal governo guidato da Erdogan e dal suo partito (AKP). Settimana scorsa, l’università di Istanbul aveva revocato la sua laurea ottenuta negli anni Novanta a seguito di una “indagine” su presunte irregolarità, già di dominio pubblico da mesi, nel trasferimento di Imamoglu a quest’ultimo istituto da uno di Cipro del Nord. Il possesso di un titolo di studio superiore è uno dei requisiti anti-democratici previsti dalla legge turca per candidarsi alla presidenza della repubblica e senza di esso Imamoglu sarebbe automaticamente escluso dalla competizione.

Com’è noto, Imamoglu era dato per favorito nelle elezioni presidenziali, la cui scadenza naturale sarebbe nel 2028 ma che in molti prevedono possano essere anticipate per permettere a Erdogan di candidarsi nuovamente. La costituzione turca prevede un massimo di due mandati di cinque anni ciascuno e Erdogan è in realtà già al terzo. Secondo la sua interpretazione, il primo non conterebbe perché iniziato prima della riforma costituzionale del 2017 che ha introdotto il sistema presidenziale in Turchia. Per candidarsi nuovamente, Erdogan dovrebbe ottenere una nuova modifica costituzionale, ma se non dovesse riuscire nel suo intento, è possibile che cerchi di aggirare nuovamente la legge indicendo elezioni anticipate, così da sostenere di avere il diritto a un altro mandato perché l’ultimo non è stato completato.

In ogni caso, Imamoglu era finito in stato di fermo con le accuse di corruzione e terrorismo, quest’ultima in relazione a legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Solo nella giornata di domenica è arrivata la ratifica dell’arresto e la sospensione di Imamoglu dal suo incarico di sindaco di Istanbul. Il giudice incaricato del caso ha formalizzato solo le accuse di corruzione, da collegare all’esistenza di una “rete criminale” che, tra l’altro, aggiustava appalti pubblici per ricavare vantaggi finanziari. Le accuse di terrorismo sono state invece per il momento messe da parte. Quest’ultimo particolare ha evitato la nomina di un sostituto alla carica di sindaco da parte del governo. A farlo, in via per ora temporanea, sarà nei prossimi giorni lo stesso consiglio comunale della metropoli sul Bosforo.

Assieme a Imamoglu sono stati arrestati e messi in stato d’accusa oltre 100 altri politici e funzionari del suo partito kemalista (Partito Popolare Repubblicano; CHP). Il sindaco del distretto di Sisli, parte della città metropolitana di Istanbul, è stato incriminato per terrorismo e rimpiazzato da un funzionario di nomina governativa. La vastità dell’operazione in corso serve anche ad assestare un colpo pesante al CHP dopo che nelle elezioni amministrative del 2019 e del 2024 aveva registrato netti successi a Istanbul, dove Erdogan era stato a sua volta sindaco a inizio carriera, costruendo una macchina di consenso cruciale per il successivo lancio a livello nazionale.

Imamoglu, come già accennato, è però anche una minaccia per l’attuale presidente, dopo che negli ultimi anni è diventato il leader più carismatico dell’opposizione, anche grazie al doppio successo a Istanbul nel 2019. In quell’occasione, una prima elezione, vinta sul candidato del AKP di Erdogan, era stata annullata per presunte irregolarità, ma la ripetizione qualche mese più tardi aveva confermato la vittoria di Imamoglu con un margine di oltre 800 mila voti.

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Fonte: Altrenotizie

Autore: 
Michele Paris

Licenza: Creative Commons (non specificata la versione

Articolo tratto interamente da Altrenotizie.org 

Photo credit Mocmuk, CC0, via Wikimedia Commons


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