martedì 3 dicembre 2019

Basta salari da fame, il nuovo libro di Marta e Simone Fana



Articolo da Il Becco

Ogni giorno milioni di italiane e di italiani vivono difficoltà e speranze del mondo del lavoro; spesso sono costretti a subire precarietà, instabilità economica e, per questo motivo, sono colpiti a volte da forme di vera e propria depressione. Avrebbero voglia di costruirsi una vita dignitosa con i propri familiari e amici, ma tutto ciò, spesso, si rivela solo un lontano miraggio. Il libro di Simone e Marta Fana Basta salari da fame! Laterza 2019, si rivolge a loro, attori e produttori del tessuto economico italiano che vivono spesso fuori dai riflettori. L’opera si pone come obiettivo manifesto quello di rimettere al centro la dignità del lavoro e dei lavoratori, utilizzando la lente indagatrice della grande questione salariale.

Da oltre trent’anni, infatti, è in corso un gigantesco smottamento di risorse dai salari ai profitti: rispetto alla fine degli anni Ottanta, infatti, si guadagna meno a parità di professione, di livello e di carriera. Il lavoro in Italia è diventato terreno sempre più complicato e difficile; la situazione attuale, tuttavia, non è caduta dall’alto ma è stata una precisa volontà politica. Gli autori, a tal proposito, richiamano il grande contributo dell’economista Augusto Graziani: egli, infatti, diceva che fu effettuata una scelta a favore di un modello produttivo fondato sulle esportazioni. Perché esse ci siano è tuttavia necessaria una notevole competitività del sistema paese che in Italia si regge, purtroppo, su un’accoppiata avvelenata: bassi salari e un’alta offerta di lavoratori, costretti ad accettare quasi tutto.

Ai due autori va dato il merito di ricostruire correttamente le vicende storiche riguardanti le condizioni lavorative degli italiani; ciò ci aiuta anche perché permette di afferrare alcune delle analogie che si ripetono anche a distanza di decenni. Significativa, ad esempio, è la trattazione della storia del cottimo: sembrava relegata al lavoro domestico (prevalentemente femminile) manifatturiero degli anni ’60 e ’70, invece riemerge oggi prepotentemente attraverso l’utilizzo dei ciclo fattorini (riders) che vengono pagati esattamente nelle stesse forme di quei tempi: a consegna. Questo gigantesco ritorno a forme arretrate e avare di diritti (nessuna maternità, ferie non previste, tfr assente, malattia non pervenuta) sono utilizzate per nascondere una situazione di forte subordinazione dei lavoratori (si pensi, a tal proposito, se non è una forma di subordinazione quella di poter essere geolocalizzati anche quando non si è al lavoro). Inoltre si riscontrano, anche per la magistratura spesso coinvolta, grandi difficoltà a individuare e applicare un adeguato contratto collettivo nazionale, ma anche e, soprattutto, l’estrema problematicità, per i lavoratori, di associarsi in sindacato e fare coalizione sociale. L’intento, da tempo non più nascosto, è quello di dividere e rendere pulviscolare il mondo del lavoro.

Il libro si dimostra efficace, inoltre, perché svela l’utilizzo ciclico delle crisi economiche e finanziarie per demolire diritti acquisiti e tra questi, appunto, quelli salariali: si parte da quella del biennio ‘75/’76 ossia il punto più alto per le conquiste dei lavoratori, per arrivare fino alla crisi del 2008 che condiziona ancor oggi la qualità e la quantità del lavoro in Italia.
Per comprendere le dinamiche salariali italiane è importante non perdere di vista la storia della scala mobile, ovvero lo strumento utilizzato per indicizzare i salari collegandoli al costo della vita. Essa viene inserita nell’immediato dopoguerra ma entra in crisi negli anni ’70 a causa dell’aumento abnorme dell’inflazione. Simone e Marta Fana riescono a smontare un falso mito ormai consolidato da tempo: non corrisponde a verità il fatto che l’impennata dell’inflazione a quei tempi fosse legata esclusivamente all’aumento dei salari, viceversa ci sono altre ragioni indotte volontariamente e dirette a favorire la crescita dell’inflazione stessa.

Di certo, oggi, si può ormai affermare che tutti i lavoratori italiani vivono in condizioni assai peggiori rispetto a quando c’era la scala mobile. Gli autori ricordano il decreto di San Valentino del 1984 che tagliò di ben quattro punti percentuali la scala mobile, praticamente rendendola ininfluente. Ben fece la Cgil a non firmare quell’accordo con Confindustria (a differenza di Cisl e Uil), così come coraggioso e significativo fu il referendum abrogativo proposto e poi, purtroppo, perso dal Pci dell’ultimo generoso e energico Enrico Berlinguer. A seguito di ciò, calerà una lunga notte sui lavoratori italiani, che, tra l’altro, non è ancora passata. A distanza di pochi anni, comunque, seguirà la firma del trattato di Maastricht che segnerà il momento in cui “la moderazione salariale diventa pilastro di una strategia di controllo politico delle rivendicazioni di classe”. Si arriva, quindi, al 31 luglio 1992, data in cui viene abolita definitivamente l’indennità di contingenza.

Il biennio ‘92/’93 sarà un vero spartiacque per i redditi da lavoro. Quest’ultimi continueranno a perdere valore ininterrottamente e ciò sarà connesso all’esplodere di acute disuguaglianze che ci riportano ai tempi in cui viviamo. È il trionfo della lotta di classe dall’alto, come già aveva anticipato il grande Luciano Gallino prendendo spunto anche dalle considerazioni di Warren Buffet, terzo uomo più ricco al mondo, che affermò che “la lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l’ha vinta”. Gli autori richiamano Leonello Tronti per accendere una preziosa luce sulla quota dei profitti che aumenta di ben 10 punti percentuali tra il 1992 e il 2001, rivelando un nuovo scambio politico, a favore dei profitti, che si fonda sulla compressione dei salari.

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Fonte: 
Il Becco

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Articolo tratto interamente da 
Il Becco



6 commenti:

  1. Oramai complice anche una insana globalizzazione i diritti dei lavoratori sono sempre più cancellati e si stanno compiendo profondi passi indietro come i gamberi, passi profondi e preoccupanti.

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  2. Quante ingiustizie in questo nostro mondo e quante persone, troppe, ne fanno le spese. Grazie per questa condivisione. Ciao Cavaliere.
    sinforosa

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  3. Caro Vincenzo, non so se debbo dirmi fortunato, essendo rimasto per sempre in Svizzera, noto che certi grandi problemi qui non esistono!!!
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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