martedì 26 marzo 2019

Un regista spesso dimenticato: Elio Petri


Articolo da Fata Morgana Web

Tra gli anniversari recenti del cinema italiano – quello della nascita di Sergio Leone o di Marco Ferreri – ha avuto una certa risonanza la celebrazione dei novant’anni del regista Elio Petri, nato a Roma nel gennaio 1929 e purtroppo scomparso troppo presto, nel novembre 1982. Al di là della ricorrenza, e al di fuori di logiche meramente celebrative, l’occasione dell’anniversario può diventare strumento per tornare a ragionare, in prospettiva e a distanza, sul ruolo di un regista come Petri nel contesto della sua epoca, e più in generale nella cultura cinematografica italiana, e sugli echi del suo lavoro e della sua carriera.

L’opera di Elio Petri – fin dai primi cortometraggi, i documentari, l’attività inaugurale nel PCI e nei lungometraggi dall’inizio degli anni ’60 alla fine degli anni ’70 – risulta particolarmente indicativa per riflettere su un’epoca connotata del sistema cinematografico italiano, anche se a ben vedere essa è stata ed è tuttora talmente evocativa e d’impatto da essere in grado di porsi come stimolo anche al di fuori della propria epoca. L’opera di Petri, se riletta nella sua interezza e complessità, risulta testimonianza indelebile della stagione del cosiddetto cinema politico nel nostro Paese, ma è anche conferma di un’incessante sperimentazione e curiosità verso modalità differenti di racconto e di messa in scena.

Anche per questo il cinema petriano ha sovente innescato dibattiti e prodotto discorsi in seno alla società e alla cultura cinematografica (e cinefila) dell’epoca, non soltanto intorno a film “politici” come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, La proprietà non è più un furto o Todo modo, ma anche rispetto a pellicole come La decima vittima e A ciascuno il suo. Una concezione peculiare del cinema e dell’industria cinematografica, quella di Petri, capace di tenere insieme obiettivi ed aspetti molto diversi tra loro, dall’urgenza delle istanze civili a un’inedita forma di spettacolarizzazione ed entertainment, dalle eredità del neorealismo agli incroci con il popolare, da ardite scelte di casting al peculiare lavoro su specifici corpi attoriali, fino ad arrivare a vere e proprie innovazioni di carattere industriale e produttivo: basti pensare alla sola figura di Giuseppe Zaccariello, di professione piastrellista, chiamato nel ruolo di produttore per A ciascuno il suo, ruolo che aprirà una carriera di tutto rispetto nel contesto produttivo del cinema italiano.

In molte occasioni la critica, soprattutto militante, ha accolto e discusso negativamente i film di Petri, soprattutto quelli già citati della sua fase più politicizzata, anche se gli stessi A ciascuno il suo o La decima vittima sono stati attaccati violentemente per il loro eclettismo formale e per la commistione di pratiche autoriali e logiche di genere, fraintendendone di conseguenza gli obiettivi e le specificità. Anche per questi motivi Petri ha subìto alcune esperienze di isolamento lavorativo, di ostilità e incomprensioni culminati nei casi de La proprietà non è più un furto e Todo modo, accolti in modo feroce (il secondo anche per le evidenti connessioni con un quadro culturale di per sé complesso, e con il caso Moro) e per anni scomparsi dai circuiti di visione e diffusione. Questi sono alcuni degli elementi che hanno concorso a diffondere l’immagine di Petri come regista oscurato e dimenticato, inviso alla critica e a parte del pubblico.


A ben guardare, però, nel caso di un regista come Petri è sempre bene non affrettarsi a dare giudizi, così come a incasellare con facilità le opere, che nel corso del tempo sono state in grado di rivelare nuove particolarità e sempre più livelli di lettura. Pur fatte salve, dunque, le premesse sui fraintendimenti, gli oscuramenti e le polemiche intorno ai film petriani, oggi è utile muoversi in un panorama rinnovato, a partire dalla necessità di guardare criticamente all’isolamento occorso al lavoro di Petri, analizzandone motivazioni e conseguenze per collocarli in un orizzonte storiografico e interpretativo più pertinente.

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Articolo tratto interamente da Fata Morgana Web


4 commenti:

  1. Un grande del Cinema politico italiano!

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  2. Di Petri ricordo di aver visto all'epoca "Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto", però è vero...non ho visto passaggi in tv dei suoi film...ma forse me li sono persi.

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